Le recenti normative europee in tema di protezione dei dati personali hanno innalzato le tutele per i minori e, in Italia, i ragazzi under 14 non potrebbero fornire il consenso al trattamento dei propri dati personali senza un’autorizzazione esplicita dei genitori. Eppure… quasi 1 su 3 si è iscritto ad un social in questa fascia d’età nonostante il diniego dei genitori (segno che chi dovrebbe educare le nuove generazioni all’uso consapevole di Internet avrebbe lui stesso bisogno di qualche ripetizione).

Dovrebbe poi far riflettere  il dato della recente  indagine commissionata dal Ministero dell’Istruzione per il Safer Internet Day 2019 su un campione di 6000 ragazzi under 20 che rivela che 1 adolescente su 4  non si è mai preoccupato della privacy dei suoi dati online e  quasi altrettanti se ne interessano solo saltuariamente. Del resto quando si parla di “consenso al trattamento dei dati personali” neppure  un terzo degli intervistati  risultano conoscere il corretto significato e i comportamenti conseguenti.

Ma è ancora piu preoccupante che  quasi 4 intervistati su 10 – il 38,5% – dichiarino di non conoscere personalmente almeno la metà dei propri ‘amici o follower social’: l’12% dice di aver avuto veri contatti con circa un quarto, il 6 % con pochissimi di loro. Tra l’altro, in mezzo ai quei nominativi, si nasconde molta gente che neanche esiste: il 68% del campione almeno una volta si è imbattuto in un profilo falso. E anche ben il 43%  degli intervistati dice di aver utilizzato una finta identità per iscriversi a un social network. la maggior parte (35%) lo avrebbe fatto per controllare qualcun altro, il 21% per fare uno scherzo, il 19,5% per difendere la propria privacy.

Anche le relazioni familiari  degli adolescenti  passano per gli strumenti digitali, trasformandone profondamente le dinamiche.  La tecnologia risulta piuttosto ingombrante: solo la metà dei ragazzi (50,4%), dichiara di lasciare da parte gli smartphone a casa quando è insieme alla famiglia, e di usarlo per varie motivazioni : distrarsi dalle chiacchiere degli adulti (9%), aggiornarsi su ciò che avviene online (4%) Circa un quarto del campione, nonostante ceda spesso alla tentazione, giudica questo un comportamento fonte di incomunicabilità.

E i social utilizzati in famiglia? Otto intervistati  su 10 dicono che in famiglia esiste una chat WhatsApp e la anche se la  maggioranza  la valuta utile per le quotidiane comunicazioni di servizio circa il 15%  si è espresso negativamente con due motivazioni molto diverse:  la chat rischia di sostituire il parlarsi a voce in famiglia per alcuni (4,5%) ma per altri è uno stumento  di controllo da parte della famiglia (6%).

Dall’ultima ricerca di Telefono Azzurro e Doxa, pubblicata anche questa i occasione del Safer Internet Day, il 43% dei ragazzi fra i 12 e i 18 anni e il 53 % delle ragazze si sentirebbe agitato o perso se fosse privato per una settimana dell’accesso a Facebook o Instagram. Eppure … uno su tre ritiene che distraggano dallo studio e dalla vita reale e il 28 % ritiene che causino dipendenza. Ancora più numerosi (46%) risultano i consapevoli che i social hanno  utilizzi  negativi quali facilitare il bullismo, diffondere contenuti violenti o produrre discriminazione.  Non mancano poi preoccupazioni per la privacy e per il rischio di avere una visione distorta della realtà e nell’esperienza di tutti i giorni . Tanti lamentano di aver incrociato contenuti negativi come video violenti, incentivi al gioco d’azzardo e video sessualmente espliciti, e uno su cinque teme gli adescatori.

In conclusione quale quadro  emerge da queste due recenti indagini riguardo comportamenti e percezioni degli adolescenti riguardo i social network ?  Si potrebbe riassumere con una frase  “Poco sicuri da usare, ma impossibili da evitare” . Necessario quindi attrezzarsi per diffondere un’efficace educazione all’uso consapevole e corretto dei social in modo che l’agire quotidiano degli adolescenti in rete risulti più positivo e al riparo dai rischi.