Come parlare di sesso ai tuoi figli

Mentre in tv arriva un docu-reality dedicato agli adolescenti, l’85% dei genitori arretra davanti ad argomenti hot. Risultato: i bambini cercano risposte su YouPorn già a 10 anni. E i ragazzi, appagati dai video hard, non hanno rapporti veri fino a 17. La scuola? Tace. Ma superare i tabù si può. Parola degli esperti

articolo di Ilaria Amato, pubblicato su DONNAMONDERNA.it  https://bit.ly/2K5kLqe

Un nuovo programma tv aiuta a entrare nel mondo della sessualità dei figli, misterioso e ansiogeno per la maggior parte dei genitori. Si intitolaSe dici sesso, va in onda su Mtv dal lunedì al venerdì alle 14.10 ed è un docu-reality in cui 6 adolescenti si confrontano sulle loro esperienze senza tabù. E senza la mediazione di madri e padri, paludati nel loro imbarazzo, convinti di essere genitori amiconi, genitori social, genitori smart… Fino a quando in casa non entra l’argomento sesso. Perché in quel momento si alza un muro davanti al quale si arretra o, peggio, si delega, sperando che qualcun altro se ne occupi. Spesso quel qualcun altro non è nemmeno la scuola. In Germania l’educazione sessuale è materia obbligatoria da 50 anni, in Svezia da 60. In Italia, come in pochissimi altri Paesi europei, non è prevista per legge, quindi entra nelle classi solo di pochi, virtuosi, istituti che la inseriscono nell’offerta formativa.

Anche se una recente sentenza della Corte europea dei diritti umani parla chiaro: gli insegnanti sono tenuti a rispondere alle domande degli allievi sulla sessualità in modo adeguato alla situazione e all’età. Ma quante volte avviene? E come? Intanto, il vuoto educativo si fa sentire: secondo una ricerca Eu Kids online, già a 9 anni i ragazzini entrano in contatto con immagini porno, a 11 ricevono messaggi sessuali sullo smartphone. Mentre Internet si conferma l’unica, incontrollata, fonte di informazione per oltre il 60% dei teenager. Ma esiste un modo giusto per parlare di sesso con i figli? Quattro esperti dicono di sì. E spiegano come.

«Bisogna vincere il pregiudizio nelle aule: educare al sesso non significa istigare a farlo»

Claudio Foti psicoterapeuta, direttore dell’Istituto Hansel e Gretel di Torino «Da 60 anni in Italia si cerca di fare una legge sull’educazione sessuale a scuola, ma il pregiudizio per cui parlare di sesso ai ragazzi significa istigarli a farlo lo impedisce. C’è un modo per superarlo: affrontare il tema della sessualità attraverso le emozioni e l’affettività. Certo, i giovani hanno bisogno di informazioni pratiche e sanitarie, ma è dimostrato che queste servono a poco se non si abbinano a un approccio emotivo: le campagne sugli anticoncezionali hanno un’efficacia 20 volte superiore se le ragazze possono parlare, per esempio, della vergogna di portare con sé il preservativo. Le paure e le ansie legate al sesso di bambini e adolescenti non vanno trascurate: i nostri figli sono iperstimolati da immagini erotiche, e in età sempre più precoce: già alle elementari conoscono YouPorn. I messaggi fuorvianti a cui sono sottoposti li disorientano e spaventano. Nei miei laboratori vengono fuori anche situazioni difficili: in genere emerge un caso di abuso sessuale per ogni classe. È urgente che la sessualità entri nei programmi scolastici al più presto».

«Vanno smitizzati i filmati porno: danno un’idea distorta dei rapporti»

Roberto Bernorio ginecologo di Aispa (Associazione italana sessuologia psicologia) «I ragazzi di oggi fanno un consumo smodato di filmati porno gratuiti sul web già a 10 anni. Succede soprattutto ai maschi: le femmine sono più lontane dalla pornografia, perché per natura la sessualità della donna è meno visiva. L’80% dei filmati hard è mirato a un pubblico maschile, proponendo una figura femminile succube e passiva. Inoltre, l’abitudine di usare immagini hard per provare piacere porta gli adolescenti a evitare i rapporti sessuali reali con le ragazze, perché più complessi. Perciò la prima volta, quella vera, oggi non è così precoce: 17 anni in media. Evitare che un adolescente acceda al porno è un’utopia, ma insegnargli un approccio critico è possibile. Ci stanno pensando in Francia, dove il ministro delle Pari Opportunità Marlene Schiappa ha proposto di istituire “l’ora di pornografia” alle medie per aiutare i ragazzi a decodificare i video hard, a capire che sono finzione e non realtà. Nella stessa direzione vanno progetti come Thepornconversation.org, creato dalla regista erotica Erika Lust per aiutare i genitori a svelare i trucchi dietro ai filmati. Alcuni tutorial sono in forma di cartoon e si riesce a guardarli con un figlio senza troppi imbarazzi».

«Molti ragazzi fanno sexting ma ne ignorano i pericoli: serve un patentino per i social»

Loredana Cirillo psicoterapeuta del centro Minotauro, autrice diAdoleScienza Manuale per genitori e figli sull’orlo di una crisi di nervi(Edizioni San Paolo) «A scuola andrebbe introdotta l’educazione alla tecnologia, più che al sesso, a visto che ormai tutti i rapporti dei nostri ragazzi passano da lì. Penso a lezioni che spieghino con chiarezza quali sono i rischi di fare sexting, per esempio: è la pratica – sempre più diffusa – di scambiarsi foto con parti del corpo nude. I tentativi di controllo da parte dei genitori sono spesso vani. I dati lo dimostrano: il 60% di mamme e papà spia i profili social e la cronologia Internet dei figli, il 50% sbircia nel loro smartphone. Ma questo atteggiamento “poliziesco” non funziona, come sono poco efficaci prediche e ammonimenti. Serve una formazione specifica. È come quando si impara a guidare la macchina: un genitore può darti una mano, ma non basta, serve la scuola guida. Occorre prendere un “patentino” per la tecnologia, prima di usarla. E deve pensarci la scuola con figure ad hoc».

«Facciamo da guida fin da quando sono piccoli: rispondiamo ai loro dubbi invece di ignorarli»

Caterina Di Chio psicologa, autrice di Laboratorio di educazione sessuale e affettiva (Erickson) «Anche per i genitori amiconi e moderni parlare di sesso con i figli rimane un tabù (nell’85% dei casi, secondo Scuola.net, ndr). È normale: l’imbarazzo su questi argomenti è un fatto naturale che segna il distacco tra 2 generazioni. Ma serve trovare il modo di superarlo per prendersi in carico l’educazione sessuale dei propri bambini e ragazzi, prima che sia la Rete a farlo. Quando iniziare? Presto: parlare di sessualità in casa deve essere percepito come qualcosa di possibile, da affrontare con serenità e disponibilità, prima in termini semplici e poi adeguando il linguaggio e i contenuti a seconda dell’età del ragazzino. I bambini fanno domande sul sesso fin da molto piccoli: rispondiamo, invece di ignorarle. Più tardi si affronta l’argomento, più è difficile superare gli imbarazzi. Si può prendere spunto dall’attualità, magari iniziando a cena tra genitori, e coinvolgendo il figlio nel discorso».

GENITORI-FIGLI. Strumenti pratici per migliorare la relazione

L’ Associazione IL CERCHIO presenta

7 incontri ogni giovedì a partire da giovedì 5 aprile 17.30-19,30

presso CIRCOLO SMS RIFREDI, via Vittorio Emanuele, Firenze

INTRODUZIONE e FINALITA’ DEGLI INCONTRI

Si dà la colpa ai genitori, ma non ci si cura di   promuovere strumenti pratici per migliorare.

Si sentono pronunciare tanti slogan-educativi come “rispettate il bambino come persona”, “siate risoluti, ma giusti”, “usare bastone e carota…”, “cercate di comprendere il vostro bambino”, “dategli il vostro amore”, “non siate troppo severi nè troppo permessivi” etc.

Sì, ma poi? In termini pratici cosa vogliono dire tutti questi buoni consigli? In che modo ci possono davvero aiutare concretamente?

Nella nostra società l’”essere genitore” è considerato più un modo per determinare la crescita e lo sviluppo dei figli, piuttosto che la crescita e lo sviluppo dei genitori.

Purtroppo non è sufficiente mettere al mondo dei figli per diventare automaticamente genitore.

Senza dubbio il miglior strumento efficace per una crescita armoniosa dei figli è rappresentato dal genitore stesso, al quale quindi deve essere data la possibilità di poter apprendere competenze per poter svolgere il delicato e difficile compito del genitore.

Questo perchè si ritiene che il miglior terapeuta sia il genitore stesso.

E’ importante che i genitori conoscano e apprendano alcune cose ed è importante che i figli apprendano altre cose attraverso i genitori stessi.

La finalità di questi incontri è quella di offrire spunti non solo teorici ma anche pratici per promuovere una migliore qualità del rapporto genitori-figli attraverso un modo di comunicare piu’ efficace:

alla base di una relazione efficace c’è una comunicazione efficace.

Ed essere-genitore s’impara, è una professione.

Gli incontri sono finalizzati a migliorare la qualità della relazione genitori-figli, attraverso la promozione e lo sviluppo di capacità relazionali che permettano una più efficace comunicazione.

RIFERIMENTI TEORICI

Si farà riferimento ad alcuni presupposti teorici dalla psicologia umanistica di Carl Rogers e Abraham Maslow e dalle metodologie di Thomas Gordon seguendo un approccio umanistico-esistenziale.

GLI INCONTRI

1° INCONTRO – ASCOLTO DI SE’

ASCOLTARSI PER POTER ASCOLTARE: RESPIRO, CONSAPEVOLEZZA

2° INCONTRO –  ASCOLTO DEL FIGLIO/DELL’ALTRO: OSSERVAZIONE

DEFINIRE LO STATO D’ANIMO E IL BISOGNO

OSSERVARE VUOL DIRE ASCOLTARE: COME OSSERVARE E CHE COSA

COMUNICAZIONE VERBALE E NON VERBALE – BREVE INTRODUZIONE

IL LINGUAGGIO CHE BLOCCA LA COMUNICAZIONE

3° INCONTROCOME COMUNICARE QUANDO IL FIGLIO HA UN BISOGNO O UN PROBLEMA:

4° INCONTROASCOLTO ATTIVO: PRATICA, ESEMPI, ESERCIZI

L’ADOLESCENZA NON E’ RIBELLIONE PER FORZA

5° INCONTROCOME FARSI ASCOLTARE DAI FIGLI

6° INCONTRO – IL CONFLITTO: SEME DELLA DISTRUZIONE O SEME DELL’UNITA’?

ANALISI DEL PERCORSO FATTO E SEMPLICE VERIFICA

7° INCONTRO – IL CONFLITTO PARTE SECONDA

APPLICAZIONE PRATICA E CONFRONTO

SCENARI POSSIBILI: METODOLOGIA DI GRUPPO

CONDUTTORE DEGLI INCONTRI

  • Edoardo Mughini, psicologo iscritto all’Albo degli Psicologi della Toscana, e counselor per l’età evolutiva. Da 20 anni si relazione con bambini e ragazzi in vari contesti (comunità per minori, servizi sociali, doposcuola, centri estivi, esperienze di viaggi con i ragazzi/e etc.).

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONE

328.1099891 – associazioneilcerchio@hotmail.com

Sito: www.associazioneilcerchio.com

 

 

 

Adolescenti: circa 1 su 5 ha difficoltà relazionali in famiglia

ARTICOLO PUBBLICATO IN TUTTOSCUOLA

Il 18-20% degli adolescenti ha difficoltà relazionali in famiglia.Spesso i genitori, proprio per le difficoltà a confrontarsi con i figli, gestiscono il problema quando “ormai esplode”. A evidenziarlo – secondo quanto riporta Ansa – è Fulvio Giardina, presidente del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, in occasione della presentazione del documento “La salute mentale degli adolescenti“. E proprio questi ragazzi sarebbero quelli maggiormente esposti al rischio delle malattie mentali. A causare maggior rischio di psicosi? Il fumo.

“Sono in aumento le richieste di consulenza su questi aspetti – evidenzia Giardina – stiamo studiando una modifica del codice deontologico che attualmente prevede che l’adolescente, essendo minorenne, abbia il consenso di entrambi i genitori. Noi riteniamo che il ragazzo dai 16 anni in poi possa accedere individualmente almeno a un primo colloquio con uno psicologo“.

Stiamo cercando anche di collaborare col Miur – conclude Giardina – per avere una presenza dello psicologo a scuola che faccia da filtro, si abbia un codice di lettura non patologico. Parliamo di benessere e qualità della vita“.

Per non parlare del fatto che i ragazzi di oggi pare siano maggiormente esposti al rischio di sviluppare malattie mentali. Più vulnerabili sono i giovani autori di reato, con problemi di dipendenza, adottati con adozioni internazionali o minori stranieri non accompagnati per i quali il viaggio è una concausa dello stato di disturbo fortissimo psicologico.

Ma in senso generale un rischio di disagio riguarda ad esempio proprio i ragazzi che spesso hanno forti problemi relazionali in famiglia. Lo studio al centro de “La salute mentale degli adolescenti”, presentato dall’Autorità garante dell’infanzia a adolescenza, ha permesso comunque di registrare  buone pratiche e criticità, come la mancanza di integrazione e comunicazione tra gli operatori, carenza di servizi e strutture dedicati.

Dallo studio emerge, inoltre, la solitudine delle famiglie con adolescenti con disagio ed è stata manifestata l’esigenza di interventi tempestivi, di continuità nel passaggio dai percorsi residenziali a quelli territoriali e in quello alla maggiore età. Tra le raccomandazioni l’esigenza di una congrua assegnazione di risorse per la salute mentale in adolescenza, dell’attivazione di un raccordo tra istituzioni e professionisti coinvolti, della continuità dei percorsi dell’avvio un sistema di monitoraggio.

Abbiamo fiducia di poter di contribuire al miglioramento del sistema” spiega Filomena Albano, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, mentre Pietro Ferrara della Sip, Società italiana di pediatria, evidenzia che serve formazione dei pediatri, perché  “insieme ad altre categorie che hanno a che fare con l’universo di bambini e adolescenti sono quelli che hanno un primo contatto e possono capire i segnali che i ragazzi lanciano di disagio“.

Ad aumentare il rischio di psicosi e disagi mentali giovanili? Il fumo. Se si fumano almeno 10 sigarette al giorno aumenta infatti nei ragazzi il rischio di psicosi rispetto ai non fumatori. E il pericolo cresce se si inizia con il fumo prima dei 13 anni. È questa la conclusione di un altro studio, stavolta di matrice finlandese, svolto dalla Academy Research Fellow e pubblicato sulla rivista Acta Psychiatrica Scandinavica.

l’articolo continua su TUTTOSCUOLA

Si abbassa l’età e aumentano le femmine: il nuovo bullismo

di JESSICA CHIA, La Lettura – Corriere della Sera. Copyright immagine Adobe Stock

Quando ha aperto, dieci anni fa, nel 2008, è stato il primo Centro multidisciplinare sul disagio adolescenziale dedicato alle vittime di bullismo, all’interno del reparto di Pediatria dell’Azienda ospedaliera Fatebenefratelli, oggi «Casa Pediatrica» dell’Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano. All’epoca, il centro diretto dal pediatra Luca Bernardo, è frequentato da poco più di un centinaio di giovani pazienti, soprattutto maschi adolescenti. Per la prima volta in Italia si cerca di dare una risposta a un fenomeno non nuovo, ma dal profilo allarmante perché in crescita. E, per la prima volta, si prova a intervenire su vittima e su bullo, entrambi accomunati dallo stesso disagio: fragilità emotiva e debolezza.

«Il bullo c’è sempre stato — spiega a “la Lettura” Luca Bernardo — ma negli ultimi cinque anni abbiamo riscontrato nei ragazzi maggiore rabbia, aggressività, mancanza di empatia. Prima il bullo aveva dai 14 ai 16 anni; oggi è un bambino tra i 7 e gli 8 anni». Il fenomeno si affaccia dunque su un nuovo contesto sociale, in cui dilaga un malessere diffuso dovuto alla crisi dei ruoli e alla caduta dei modelli di riferimento, oltre al rifiuto delle autorità e delle istituzioni. E poi ci sono il web e le tecnologie che là dove non sono utilizzate correttamente hanno amplificato il problema.

Oggi il centro, che dopo due protocolli d’intesa con il Miur diventa il primo Centro di Coordinamento nazionale cyberbullismo (Conacy), ha cambiato volto: i pazienti superano il migliaio e si è pericolosamente abbassata la fascia d’età di vittime e di bulli (l’età prescolare nel 2008 non era quasi contemplata). Il fenomeno dei baby bulli è piuttosto recente. «Al centro stiamo iniziando a ricevere bimbi di 4-5 anni che non sanno di essere bulli ma stanno utilizzando gli stessi metodi che produrranno bullismo e successivamente cyberbullismo», afferma Bernardo. Da un convegno sul bullismo tenuto a Milano nel novembre 2017 ( Hot Topics in Pediatria e Neonatologia) è emerso un altro dato inquietante: nella scuola dell’infanzia, è vittima di bullismo un bimbo su due e l’età non supera i 5 anni. Luca Bernardo e Francesca Maisano in L’età dei bulli (Sperling & Kupfer) spiegano così il fenomeno: tra i 3 e i 5 anni il bambino è già in grado di fronteggiare diverse situazioni relazionali. Ma se nei primi anni di vita non è stato sostenuto dai genitori nel processo di regolazione delle emozioni, può sviluppare un bullismo precoce: non prova empatia, non sa chiedere aiuto e un’emotività incontrollata può sfociare in dinamiche offensive.

C’è poi un altro aspetto su cui riflettere: il bullo si sta trasformando in una bulla (il 55% delle femmine rispetto al 45% dei maschi; mentre dieci anni fa le ragazze erano solo il 25%, come indicato nel grafico accanto).

«L’aumento di bulle è legato soprattutto all’aspetto virtuale delle violenze — spiega Francesca Maisano, psicoterapeuta dell’età evolutiva e referente al Conacy della prevenzione e del contrasto sul bullismo e cyberbullismo e di tutti i fenomeni illegali in rete sul disagio adolescenziale — perché sul web le offese sono verbali, e questo tipo di attacco è tipico delle ragazze». Mentre le aggressioni del bullo sono soprattutto dirette, sia fisiche che verbali, la bulla «tende ad agire con modalità più subdole». Ma anche la violenza fisica è aumentata tra le ragazze, perché legata a modelli violenti (come situazioni familiari che tendono a imitare)». Oggi una ragazza su tre è presa di mira da una coetanea, che subisce una violenza psicologica molto più devastante di quella fisica. «Il cyberbullismo passa attraverso lo smartphone — aggiunge Maisano — che agisce su visioni e immagini. Anche le vittime sono in prevalenza femmine: siamo in una società narcisista dove conta l’aspetto esteriore e i corpi delle ragazze sono messi più alla berlina (basti pensare al fenomeno del sexting, la condivisione di contenuti a sfondo sessuale)».

Tra i tipi di violenza, è sicuramente il cyberbullismo a essere in crescita: «Il bullo ha capito che la piazza del paese, la palestra o la classe, è una piazza molto modesta — prosegue Bernardo — e la persecuzione in rete ora avviene 24 ore su 24. Ma chi dà a questi ragazzi la patente per navigare?». Questo è il bullismo, non ci sono vincitori: perde la vittima, il bullo, perdono i genitori e la scuola. Per questo la prevenzione è fondamentale, «ma non solo» — conclude Bernardo — «ci sono delle responsabilità che nessuno vuole prendere. Sono due anni che abbiamo intrapreso una battaglia per ottenere una corresponsabilità da parte di chi gestisce i social. Qualcosa deve cambiare».

Adulti che gridano… e l’educazione scompare

Genitori che appoggiano in tutto e per tutto i figli , dicono sempre di sì e mai più no, fanno tutto ciò che i figli vogliono, e soprattutto li difendono anche quando sono indifendibili , arrivando in taluni casi all’aggressione anche fisica di insegnati .  Le aggressioni spesso restano insulti o molestie senza conseguenze penali ma  sono motivo di sempre maggiore tensione, come sostengono tutti coloro che hanno a che fare con il mondo della scuola.

“La famiglia è proprio un disastro”, dice lo psichiatra Paolo Crepet : i genitori non educano più, ma svolgono soltanto la funzione di sindacalisti dei figli con un atto di accusa contro la famiglia, ormai incapace di far rispettare le regole. Il nodo centrale è l’incapacità di educare e la conseguente difficoltà di gestire situazioni di conflitto con i figli e di ammettere anche   le proprie responsabilità come genitori .

Lo scrittore Antonio Scurati su La Stampa.it  ha di recente bene analizzato questo fenomeno comunitario parlando di “eclissi del maestro”, di sconfitta dell’educazione dal momento che quello che spesso succede  a partire dagli adulti è la rinuncia al dialogo e l’innalzamento dei toni fino all’aggressione verbale e non solo, comportamenti che ovviamente hanno conseguenze diseducative sui figli

“Gli scolaretti disobbediscono alle loro maestre. Gli adolescenti aggrediscono i loro insegnanti. I genitori di quegli adolescenti si precipitano a scuola per picchiare gli insegnanti già aggrediti dai propri figli. Una brillante invenzione di una delle tante narrazioni distopiche che proliferano di questi tempi sugli schermi domestici delle nostre serie tv preferite? No. La realtà sociale delle nostre scuole raccontata dalla cronaca di questi giorni. Ma non ci si può arrendere alla cronaca. La verità che promana dagli ultimi casi estremi narrati dalle cronache ha una portata storica, ben più vasta e terribile: la nostra epoca si sta avviando al tramonto della pedagogia. Dopo l’evaporazione del Padre, ora assistiamo all’eclissi del Maestro.

Si tratta, per l’appunto, di una morte lenta, di un evento in cammino da decenni, una trasformazione profonda che dischiude un inaudito avvenire davanti a sé. Ciò che sta accadendo, infatti, non è il legittimo rifiuto delle pedagogie tradizionali, conservatrici o reazionarie ma l’abbandono stesso dell’idea che il bambino debba essere in qualche modo – e da qualcuno – accompagnato, guidato, condotto per mano a una destinazione a lui ignota.  E che questa conduzione presupponga una subordinazione dell’educando all’educatore, implichi una disciplina, mobiliti un sapere da trasmettere e apprendere, preluda a una formazione che prosegue per tutta la vita dell’uomo senza la quale l’uomo non viene al mondo, non esiste, senza la quale l’uomo non è nulla.

Il secondo dopoguerra europeo si è progressivamente sbarazzato di tutte le tradizionali istituzioni pedagogiche: esercito, scuola, famiglia, istituzioni pubbliche, grandi partiti politici di massa. Si è sbarazzato, in altre parole, della modernità, l’epoca che aveva creduto che non soltanto il soldato, lo scolaro e il figlio andassero educati ma anche il cittadino e il militante. La liquidazione della scuola è solo l’ultima tessera di un domino al termine del quale l’educazione stessa scompare dall’orizzonte della nostra esperienza umana. E non ci inganni il fatto che la scuola italiana da decenni è ostaggio di pedagogisti e pedagogismi. Il burocratico dominio di questi specialisti segna proprio l’eclissi della funzione educativa dell’insegnamento. E’ proprio in questi decenni di pedagogismi proliferanti che l’insegnamento viene espropriato del suo tratto magistrale, che i programmi scolastici vengono privati dei loro contenuti fondamentali, che gli insegnanti stessi vengono sviliti a categoria sociale derelitta, malpagata, screditata, emarginata, a un branco di vecchi «sfigati». Non ci si deve, perciò, stupire che i genitori prendano sempre più spesso partito per i figli nei conflitti con gli insegnati. La rottura dell’alleanza scuola famiglia è il prodotto della distruzione storica di entrambe. Il padre che abbia perso il rispetto per l’insegnante del proprio figlio è, infatti, con tutta evidenza, un genitore che ha già perso il rispetto di se stesso.

E non ci si illuda che basti alzare la voce per ritrovare la magnifica speranza progressista di una educazione dell’uomo per l’uomo. Forze storiche potenti le si oppongono. Innanzitutto il trionfo autocratico del mercato. Abbiamo smesso di credere, di sperare di potere e di dovere educare i nostri figli da quando la società dei consumi ha individuato in loro i clienti più appetibili. E’ stato allora che abbiamo abbandonato l’onere e l’onore di formare i loro gusti e abbiamo incominciato a inseguirli. Similmente, ciò che resta della cosiddetta leadership politica ha abdicato alla conduzione del proprio elettorato per accodarsi ai suoi umori momentanei. Le tecnologie della comunicazione digitale stanno facendo il resto. Il magnifico universo del world wide web è un cosmo ottuso in cui non ci sono sapienti e alunni, maestri e allievi, ma solo guru chiassosi e adepti ignoranti. Il suo orizzonte è l’orizzontalità immobile del tramonto di ogni pedagogia. Su questo impero dell’immoralità dilagante l’astro del pedagogo tramonta inesorabilmente, cedendo il passo a quello del libertino.

Resta da capire se riteniamo di avere ancora qualcosa da insegnare ai nostri figli”.

L’educazione scompare dall’orizzonte – La Stampa.it

Capire e gestire le emozioni nell’incontro con gli adolescenti

Le emozioni e la consapevolezza emotiva nella relazione. Questo il tema del secondo appuntamento del ciclo di quattro incontri di formazione dal titolo “Fragile come la bellezza”  che coinvolge genitori e insegnanti di alcune classi degli istituti secondati superiori  Peano e Castelnuovo di Firenze in un progetto educativo  finalizzato alla prevenzione della dispersione scolastica.

Dopo l’esplorazione del concetto di adolescenza e degli aspetti tipici e atipici del percorso di sviluppo adolescenziale svolto nel primo incontro, i formatori esperti coinvolti in questa azione del Progetto “Partire Uguali” di Oxfam Firenze (con Comune di Firenze e UslCentro e il supporto di Fondazione CR Firenze)  hanno concentrato  l’attenzione sul tema delle emozioni.

La gestione delle emozioni è una delle  life skills, cioè le abilità per la vita che l’Organizzazione Mondiale della Sanità individua come “competenze sociali e relazionali che permettono ai ragazzi di affrontare in modo efficace le varie situazioni; di rapportarsi con autostima a se stessi, con fiducia agli altri e alla più ampia comunità (dalla famiglia, alla scuola, al gruppo degli amici e conoscenti, alla società di appartenenza, etc). La mancanza di tali abilità socio-emotive può causare in particolare nei ragazzi e nei giovani, l’instaurarsi di comportamenti negativi e a rischio in risposta a stress”.

Le abilità per la vita sono raggruppabili in tre macro aree: l’area cognitiva, quella su cui si lavora a scuola, che  comprende l’abilità di risolvere problemi, di prendere decisioni, il pensiero critico e la creatività;  l’area sociale, cioè quella che ha che fare con i rapporti con gli altri e che comprende: l’empatia, la comunicazione efficace e le relazioni efficaci; infine l’area emotiva, che comprende l’autoconsapevolezza, la gestione delle emozioni e la gestione dello stress.

Cosa sono le emozioni ?  perché è così importante parlare di emozioni e saperle gestire? Quale spazio viene dato alle emozioni nella relazione genitoriale ed educativa?

Sono questi gli interrogativi che insegnanti e docenti hanno affrontato nei gruppi di lavoro , concentrandosi sulle dinamiche che “bloccano” l’adulto nel rapporto con l’adolescente attraverso un lavoro di consapevolezza  incentrato sul funzionamento emotivo e cognitivo dell’adolescente e sul vissuto dell’adulto in relazione all’adolescente.

La metodologia del percorso formativo congiunto contribuisce a  rafforzare per il bene dei ragazzi , – ma anche delle scuole e delle famiglie –  l’alleanza tra genitori e insegnanti  mediante le due attività proposte negli incontri :  riflessione congiunta sugli stimoli proposti dai formatori per potenziare le proprie competenze di adulti nella  relazione con gli adolescenti e condivisione delle esperienze  per migliorare la reciproca comprensione dei vissuti.

Il prossimo appuntamento sarà dedicato a Disciplina e ascolto attivo: strategie di sintonizzazione.

Genitori e insegnanti insieme contro l’abbandono scolastico

Circa ottanta persone tra  insegnanti e genitori hanno partecipato martedì 13 febbraio presso l’Istituto Peano di Firenze al primo appuntamento del ciclo di quattro incontri dal titolo Fragile come la bellezza” e che vede coinvolte l’I.I.S.S. Peano e il Liceo Castelnuovo e di Firenze nell’ambito del progetto Partire Uguali di Oxfam Firenze finalizzato alla prevenzione dell’abbandono scolastico in collaborazione con UslToscanaCentro e Comune di Firenze sostenuto dalla Fondazione CR Firenze . Il progetto prevede anche momenti formativi in 13 classi con i ragazzi e il coinvolgimento degli insegnanti .

Il primo incontro “Adolescenza: caratteristiche, bisogni e obiettivi” è stato dedicato alla esplorazione del concetto di adolescenza in letteratura scientifica, e del confronto di questa con l’adolescente reale che genitori e insegnanti sperimentano ogni giorno. Uno spazio di esplorazione e di presa di contatto in modo nuovo con l’adolescente che vive con gli adulti partecipanti, ma anche di esplorazione dell’adolescente che ogni adulto porta nella propria storia di vita.

“Tra presenza e assenza”, l’adolescenza è una porta chiusa contro cui sbattiamo contro. Devo punire o dialogare? Ho paura delle scelte che fa! E quando rifiuta il mio aiuto? Devo lasciarlo sbagliare? Bisogna tenere duro, passerà! Non lo riconosco più….

E’ proprio a partire da questi interrogativi che insegnanti e genitori, prima insieme e poi separatamente, si sono messi in gioco in un percorso pratico e laboratoriale per prendere consapevolezza degli aspetti tipici e atipici del percorso di sviluppo adolescenziale e far emergere in modo chiaro ed efficace i propri bisogni relativi al rapporto con l’adolescente.

Le aspettative di questa esperienza di formazione per gli adulti di riferimento dei ragazzi condotta da esperte formatrici della azienda sanitaria in educazione alla salute nelle scuole e da un consulente psicologo esperto in adolescenza sono molte: ottenere strumenti per capire meglio e prima ancora saper entrare in comunicazione con i ragazzi , intercettare i segnali di disagio, riuscire a decifrare i loro messaggi, aiutarli nella comprensione della loro individualità e nell’affrontare i problemi e le situazioni di difficoltà anche a scuola.

Per questi obiettivi è sicuramente importante l’alleanza tra genitori e insegnanti;  per questo è stato messo a punto un percorso formativo pratico-esperienziale congiunto volto a rafforzare le life skills e le capacità di  confronto per comprendere i segnali di allarme del rischio di abbandono scolastico da parte dei ragazzi.

Il primo incontro ha visto una sorprendente partecipazione che dà la misura di come il tema dell’adolescenza, della sua fragilità, e di come poterla affrontare, sia fortemente sentito sia dai genitori che dagli insegnanti.

L’intervento educativo  “Fragile come la Bellezza” prosegue tra febbraio e marzo con altri 3 incontri con genitori e insegnanti delle due scuole. I temi in programma : Le emozioni e la consapevolezza emotiva nella relazione; Disciplina e ascolto attivo: strategie di sintonizzazione; Insegnanti e genitori: una collaborazione necessaria.

Famiglie mediattive, restrittive, luddiste, …relazioni familiari e digitale

Come amarsi ed educare i figli nella nuova era digitale? In che modo Internet e social cambiano la vita delle famiglie e le relazioni tra i loro componenti? Dal Rapporto Cisf 2017, l’indagine empirica curata dal Centro internazionale studi sulla famiglia  con   interviste a quasi 4mila soggetti, emerge la fotografia di una famiglia in divenire, in cui l’assimilazione della tecnologia più lenta che in altri Paesi non è meno potente nell’inesorabile cambiamento delle abitudini: dai profili sui social network che forgiano nuove identità, al tempo trascorso davanti allo schermo, dalle fake news “più reali del reale”, alle relazioni esclusivamente virtuali, diventati “i tanti piccoli focolari silenziosi in cui si trasforma il salotto di casa

Se da una parte essere costantemente connessi non sempre significa ‘essere in relazione’, dall’altro l’uso delle tecnologie digitali in famiglia può rivelarsi un valido supporto per coltivare le relazioni familiari: ad esempio, per il 60% dei casi presi in esame dalla ricerca, le chat e i social network sono ormai diventati canali privilegiati di comunicazione quando un figlio, per un certo periodo, si trova lontano da casa.

“Le famiglie tendono spesso a sovrarappresentare i rischi del web. Hanno molta paura, sono timorose di quello che potrebbero fare i ragazzi online” dice Pier Cesare Rivoltella, docente di Tecnologie dell’educazione all’Università Cattolica e curatore del rapporto. Il quale però sottolinea come a questo non sempre corrisponda una capacità educativa altrettanto elevata.

Emerge una particolare attenzione da parte delle famiglie, dove più della metà (il 54,1%) parla con i figli di ciò che si fa sul web, e il 53,2% ha disposto delle regole sui tempi di utilizzo.

L’ibridazione delle relazioni interpersonali con la rete sembra avere più effetti positivi che negativi a riguardo di quasi tutti gli indicatori della coesione familiare e, in parte, anche rispetto alla partecipazione civica nella sfera pubblica”.

La ricerca classifica sei tipi di famiglia contraddistinte da maggiore o minore capacità di tenuta educativa:

La famiglia lassista è una famiglia che lascia fare, confida che i propri ragazzi abbiano strumenti sufficienti per cavarsela, rinunciando così a mediare il rapporto dei figli con le tecnologie digitali che secondo loro non rappresenterebbero un problema educativo;

la famiglia permissiva è caratterizzata da un basso livello di educazione e da un basso livello di controllo;

la famiglia restrittiva, al contrario, si caratterizza per un alto livello di controllo da parte dei genitori, che leggono mail e messaggi dei figli, controllano la navigazione sul web (il che però non si traduce in un alto livello di educazione) ;

la famiglia luddista, poco frequente, è quella che elimina i media dall’universo familiare (pensando così di non dover più esercitare alcuna mediazione), cerca di rimandare al più tardi possibile l’acquisto del primo smartphone ai figli e il suo atteggiamento di controllo in questo caso è spinto alle estreme conseguenze;

la famiglia affettiva, in cui i genitori controllano poco quello che fanno i figli nel digitale ma hanno un alto livello di presenza educativa, che si manifesta attraverso l’aiuto costante nei confronti del figlio, la condivisione del consumo, la forte convivialità;

la famiglia mediattiva  simile a quella affettiva ma molto più attenta alle pratiche mediali dei figli, fornendo loro strumenti per diventare fruitori critici. Ed è proprio quest’ultima che, secondo gli autori della ricerca, sembrerebbe centrare gli obiettivi educativi in maniera efficace.

Meno Facebook per sfuggire ai genitori. I social piu amati dagli adolescenti

Meglio trasmettere immagini che le parole quindi  tutti su Instagram, Snapchat, e la “bomba” ThisCrush. Scende Facebook.

in un articolo su Il Messaggero si legge “Troppi adulti sul social network. Gli adolescenti preferiscono le nuove app”.  Le ragioni sembrano essere social-familiari. La prima è che su Fb, o anche su Twitter, ci sono gli adulti. Tanti adulti e, dunque, tanti genitori che “spiano” e controllano quello che fanno i propri figli. La seconda è che, stando agli esperti, il messaggio preferito dai giovanissimi è far circolare la loro immagine piuttosto che il loro pensiero, perché a differenza dei “grandi” non hanno messaggi che vogliono veicolare.
Il panorama cambia, così come gli interessi delle nuove generazioni. Ed è il momento dei cosiddetti “Founders”, appena identificati ed etichettati da Mtv: 14-15 anni, più pragmatici e indipendenti dei Millenials. A Fb preferiscono WhatsApp per comunicare tra loro. Alle parole preferiscono le immagini: selfie, video. Da qui l’enorme successo di Instangram, così come di Snapchat, il servizio che consente di inviare agli utenti della propria rete messaggi di testo, foto e video visualizzabili solo per 24 ore. 0 anche di Hunt e We heart it, social commerce site in cui si comunica con tag e immagini

Snapchat ultimamente è arrivata a superare Fb anche nella fascia di età tra i 13 e i 24 anni, dove il sistema di messaggistica che scompare, raggiunge quotidianamente un pubblico maggiore in termini di pubblicità con più di 26 milioni di utenti, a fronte dei 25-26 di Facebook. E per gli analisti, questo sorpasso mostra la crescente pressione su Fb che a breve registrerà il suo primo calo tra tutti i gruppi di età.”

La vera novità che preoccupa gli esperti è però  la diffusione e  di ThisCrush, una piattaforma che permette di spedire messaggi del tutto anonimi, e che ha finito per il favorire episodi di cyberbullismo.

ThisCrush è infatti un social che permette di postare, anche in forma anonima, messaggi con contenuti prevalentemente di insulti, violenze e sfera sessuale in forma molto volgare.

Una volta creato l’account su ‘ThisCrush’ gli adolescenti inseriscono il link nella loro biografia di Instagram E così ha inizio una vera e propria ‘gogna’ mediatica, gli adolescenti ricevono centinaia e centinaia di insulti, quasi sempre in forma anonima. Utilizzando il social ThisCrush i ragazzi possono anche rispondere agli insulti pubblicando sulle loro storie di Instagram sia lo screenshot dei post offensivi letti sul proprio profilo ThisCrush e sia le loro repliche ai messaggi diffamatori.

Il controllo dei genitori per vedere se effettivamente il ragazzo divenga oggetto di bersaglio “facile” da parte del social è essenziale. Il consiglio è di vigilare, con il monito «per educare è necessario controllare, non è sufficiente comunicare»: al netto di qualche dubbio a livello personale sulla forma “adatta” di educazione è certo che con ThisCrush il pericolo dell’insulto e della presa di mira e quindi della vittimizzazione è assai presente.

La nuova missione per i genitori …. diventare detective su ThisCrush …..  ??

FRAGILE COME LA BELLEZZA un percorso formativo per genitori e insegnanti. Firenze febbraio/marzo 2018

In Italia il fenomeno della dispersione scolastica interessa oggi più del 17% (OCSE 2015) dei giovani mentre in Europa la media è circa del 12%. Il tasso di dispersione non è uniforme nel paese; il tasso in Toscana è uno dei più alti in Italia (17%).

FRAGILE COME LA BELLEZZA

un percorso formativo per genitori e insegnanti in collaborazione con I.I.S.S. PEANO e Liceo CASTELNUOVO, promosso da OXFAM Italia in collaborazione con GENITORI IN CORSO – Comune di Firenze  e Azienda USL Toscana Centro.

Il Progetto coinvolge due scuole di Firenze, che pur nelle loro differenze, vivono situazioni simili in termini di rischio di dispersione. Sia il liceo Castelnuovo che l’Istituto Peano rilevano una richiesta di trasferimento da parte degli studenti verso un altro istituto. Tale indicatore, più evidente presso il liceo Castelnuovo, nella letteratura sul tema è notoriamente un preoccupante segnale. I ragazzi che cambiano scuola o indirizzo sono spesso a rischio di dispersione, sia in termini di possibile bocciatura che di abbandono.

Le richieste di trasferimento sono spesso giustificate per motivi familiari, disagio ed errata scelta del corso di studi, ma si ritiene fondamentale approfondire queste informazioni per acquisire consapevolezza e dare risposte concrete ed efficaci.

Le due scuole hanno sviluppato progetti ad hoc, come percorsi di formazione per insegnanti centrati sul fenomeno, ma attualmente entrambe le scuole e i partner ritengono che sia importante ripartire dalla voce degli studenti, attori chiave poco coinvolti nella riflessione, per acquisire consapevolezza e trovare soluzioni, massimizzando e diffondendo le loro raccomandazioni attraverso la produzione di una ricerca di un video in modalità story telling..

Da queste riflessioni nasce FRAGILE COME LA BELLEZZA un percorso formativo pratico-esperienziale con genitori e insegnanti per rafforzare capacitàe life skills, prevenire la dispersione scolastica e comprendere i bisogni degli adolescenti.

GLI APPUNTAMENTI 

Martedì 13 febbraio, ore 17.30-20.30, I.I.S.S. Peano via Andrea del Sarto, 6/a  L’adolescenza: caratteristiche, bisogni e obiettivi

Lunedì 19 febbraio, ore 18.00-20.00, I.I.S.S. Peano via Andrea del Sarto, 6/a  Le emozioni e la consapevolezza emotiva nella relazione

Martedì 27 febbraio, ore 18.00-20.00, Liceo Castelnuovo via della Colonna, 10 Disciplina e ascolto attivo: strategie di sintonizzazione

Lunedì 5 marzo, ore 18.00-20.00, Liceo Castelnuovo via della Colonna, 10 Insegnanti e genitori: una collaborazione necessaria

Gli incontri saranno condotti dalle Dott.sse Elena Pierozzi e Monica Rosselli, Promozione della Salute USL Toscana Centro e dallo psicologo Dott. Alessandro Garuglieri.

IL PERCORSO

Il percorso offre a genitori e insegnanti uno spazio di riflessione sul proprio ruolo di adulti che hanno in carico la crescita di un giovane adolescente. Sarà uno spazio condiviso e costruito insieme, per entrare in contatto con i bisogni profondi dei nostri ragazzi e poterli così accompagnare nella fragilità di questo momento di vita, cercando di capire quando quest’ultima è troppo pesante per le loro spalle.

Questa formazione ha l’obiettivo di rafforzare capacità e life skills di insegnanti e genitori per prevenire il fenomeno della dispersione scolastica, cogliere indicatori che possano preludere a situazioni a rischio per intervenire tempestivamente e adeguatamente in caso si manifestino segnali di allarme.

LA METODOLOGIA

Gli argomenti che verranno affrontati saranno coerentemente riproposti attraverso una modalità esperienziale: il contenuto illustrato e il processo di apprendimento diventano così coerenti e la loro efficacia è reale e potente. Il percorso utilizzerà il coinvolgimento in prima persona dei partecipanti, confrontando esperienze reali e concrete. Ogni partecipante sarà libero di condividere quello che desidera della propria esperienza all’interno di uno spazio accogliente e riservato.

Durante il percorso di 9 ore (il primo incontro sarà di 3 ore), verranno affrontati aspetti teorici e pratici e verranno offerti a noi che siamo gli adulti di riferimento, strumenti per saper riconoscere le fragilità e attivare le risorse dei nostri ragazzi.

INFO 

Costanza Mattesini – Oxfam Italia costanza.mattesini@oxfam.it/Prof.ssa Anna Pentimone – I.I.S.S. Peano annapentimone@hotmail.it/Prof. Stefano Guigli – Liceo Castelnuovo       stefano.guigli@hotmail.it

 Con il contributo di Fondazione CR Firenze

 

1 2 3 27

Clicca su "Accetto" per consentire l'utilizzo dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi