Estate in adolescenza, il periodo delle sfide

Per i genitori di adolescenti l’estate è un periodo dell’anno difficile da gestire. È il momento in cui incontrano più difficoltà soprattutto a proporre e stabilire regole e far sì che i figli le rispettino.

È il periodo degli amori, degli incontri, delle nuove emozioni ma anche dei pericoli . Lontano dall’influenza degli adulti, l’adolescente ha voglia di dimostrare le proprie capacità, di esplorare, di sfidare i limiti e i rischi, e cogliere le opportunità per allontanarsi dall’infanzia troppo lunga e ormai troppo stretta, è lo spazio dove si cercano risposte.

Spesso trovano risposte di tipo evasivo o di fuga dalla realtà attraverso l’uso di sostanze che sembrano offrire loro una risposta ai propri bisogni , sostanze che producono euforia ma anche depressione, stordimento, calo dell’attenzione e della vigilanza. Facilitano la disinibizione sociale anche se generalmente finiscono per aumentare il senso di  isolamento

Eccessi dunque, specie durante le vacanze, quando è più facile andare oltre i propri limiti. E’ quanto emerge anche da uno studio recente condotto su un campione di 8.000 adolescenti italiani.

Secondo l’indagine dell”Osservatorio nazionale adolescenza su 8.000 giovani italiani il 36% dei ragazzini tra gli 11 e i 13 anni dichiara di bere bevande alcoliche e uno su 10 si è già ubriacato. Fra  gli adolescenti la percentuale sale notevolmente: il 55% dei 14-19enni  beve alcolici e il 24% anche fino a stare male. L’uso di bevande alcoliche è quindi diffuso e il rischio di abusi  nel periodo estivo diventa ancora più grave perché i ragazzi sono più predisposti all’evasione, trascorrono più tempo in gruppo e in compagnia degli amici sentono meno il peso delle regole e dei doveri scolastici . Questa condizione facilita per alcuni ragazzi  la messa in atto di  comportamenti  che possono mettere a rischio la salute dei ragazzi stessi, come ad esempio i giochi e sfide a base di alcol,  con lo slogan “lo faccio perché lo fanno gli altri’. Circa un quarto del campione (2000 adolescenti) ha infatti dichiarato di aver bevuto, in genere nel fine settimana, più di 5 drink di seguito con l’intento di ubriacarsi.

Esistono anche delle mode selfie in cui l’alcol è protagonista, come per esempio il beer selfie che consiste nel fotografarsi da soli o in compagnia di amici, con in mano un bicchiere o una bottiglia di birra. Esistono però le varianti e una di quelle è il ‘Drelfie’ (da drunk e selfie), che consiste nel farsi fotografare ubriachi, mentre si vomita, sdraiati per terra in uno stato di semi incoscienza, nei bagni e in qualsiasi altra posizione. I rischi di questi selfie e di questa ricerca di approvazione e condivisione social sono l’intossicazione alcolica e in svariati casi anche il coma etilico.

Gli adolescenti non rinunciano poi a mettersi alla guida anche quando sono in una condizione di alterazione mettondo inevitabilmente a rischio la propria vita e quella degli altri. In più, oggi, oltre a guidare in stato di ebbrezza, riprendono con lo smartphone le bravate in auto o in moto, si scattano selfie mentre fanno le loro ‘prodezze’ per immortalare un momento che, a volte, li ha letteralmente immortalati per sempre. Si chiamano ‘kilfie’ o killer selfie, e sono quelle foto in cui si mette a rischio la propria vita.

Ma il dato allarmante è che l’80% di coloro che hanno abusato di alcol hanno dichiarato anche di aver fatto sesso promiscuo e con più persone nell’arco della stessa sera. In questo modo aumenta notevolmente il rischio di incorrere in malattie sessualmente trasmissibili dall’Hiv, sempre più diffuso tra i ragazzi, all’Hpv e tutte le varie infezioni batteriche e virali,  possibili gravidanze precoci e indesiderate, oltre a rapporti sessuali forzati e vere e proprie violenze.

Esiste quindi un’emergenza edicativa per contenere questi comportamenti a rischio . Gli adolescenti devono essere informati  sulla pericolosità e sulle conseguenze gravi che l’uso/abuso di bevande alcoliche può portare. Prevenzione quindi la parola d’ordine , insieme ad Educazione, in primis da parte dei genitori.

Ai genitori di adolescenti si consiglia di non perdere mai di vista l’importanza di dare i limiti, di insegnare le norme e stabilire le regole che i ragazzi devono seguire proprio per il bene e l’equilibrio psichico dell’adolescente stesso. I ragazzi chiedono ai genitori sempre più libertà, più spazio, più autonomia e più distanza. A tanti genitori capita di confondersi tra il ruolo di adulti autorevoli, adulti autoritari e adulti permissivi.

Durante il periodo della pre-adolescenza e dell’adolescenza figli e genitori dovrebbero imparare a stabilire un nuovo rapporto tra loro. Da una parte i genitori dovrebbero riconoscere di più il bisogno di autonomia dei figli, dall’altra necessario  insegnare loto i limiti e il rispetto delle regole perché questo vuol dire anche rispettare se stessi e il proprio ruolo.

 

Figli adolescenti e amicizie : fiducia e dialogo

Quando i ragazzi entrano nell’adolescenza, le amicizie diventano per loro sempre più importanti. In questa fase i genitori a volte si sentono ignorati o abbandonati dai figli a favore degli amici.

Le relazioni sociali, come l’amicizia adolescenziale, a detta degli studiosi, generano una serie di benefici positivi, tra i quali un sistema immunitario più efficiente, una migliore autostima, bassi livelli di ansia e depressione, un atteggiamento più felice e ottimista, una maggiore aspettativa di vita, più forti competenze di controllo emotivo, miglioramento delle funzioni cognitive, maggiore empatia e sentimenti di fiducia verso gli altri, migliore capacità di far fronte a un evento stressante.

Gli adolescenti oggi stringono amicizie con l’aiuto di social media, app di messaggistica e sms scambiati quotidianamente. Tuttavia, la condivisione sui social media può avere conseguenze negative per il benessere dei ragazzi: gli adolescenti vengono a sapere di eventi e attività a cui non sono stati invitati o confrontano se stessi sfavorevolmente con le immagini che vedono sui social media. Le amicizie migliori sono quelle che consentono agli adolescenti di parlare onestamente e apertamente di come si sentono, senza timore di essere giudicati o insultati.

I genitori non possono scegliere gli amici dei loro ragazzi e non possono (e non dovrebbero) controllare le loro amicizie. Altresì i genitori possono e dovrebbero parlare con i figli  su come dovrebbe essere una vera amicizia, e aiutarli a capire come essere un buon amico. Le amicizie vere si fondano sull’ascolto e sulla condivisione e “rispondono” con compassione, incoraggiamento e rimandi positivi. I genitori possono incoraggiare gli adolescenti a pensare alle qualità che sono importanti per loro in una relazione. Le amicizie hanno più probabilità di durare quando gli adolescenti hanno valori e priorità simili e quando aspirano alle stesse cose al di fuori dalla relazione.

Ma è anche utile che gli adolescenti  sappiano che non tutte le amicizie durano per sempre. Le persone cambiano via via che si matura e quindi possono anche finire.

Inoltre, le amicizie aiutano gli adolescenti a imparare ad affrontare i conflitti, dando loro l’opportunità di guardare se stessi e comprendere cosa potrebbero fare in alternativa. In questo, i ragazzi imparano quanto sia importante dire “mi dispiace” e anche quanto sia importante perdonare.

La priorità per i genitori è riuscire a mantenere la vicinanza e la comunicazione con i figli, e questo significa anche rispettare le sue amicizie, insieme alle altre scelte che sta facendo mentre sta crescendo e avviandosi all’età adulta. Quanto più i genitori riescono ad accettare gli amici dei loro figli adolescenti, tanto meglio sarà, a patto che tali relazioni non minaccino la loro sicurezza e benessere.

Esplosioni di rabbia dei figli adolescenti: cosa fare

L’adolescenza è nota per essere un periodo di maggiore irritabilità per i ragazzi. Questo non è un pretesto per un comportamento negativo, ma può spiegare perché “cose da niente” sembrano più irritanti o insopportabili per loro in certi momenti. C’è spesso  un’altra emozione sotto la rabbia. Imparare a riconoscere le emozioni sottostanti è uno strumento potente che il ragazzo potrà usare per tutta la vita.
Tuttavia molti ragazzi  non sono disposti o non si fidano abbastanza da esplorare questo terreno con un genitore o con un terapeuta. Se si prova, in questo caso, a fare del brainstorming e il giovane resiste, meglio lasciar perdere e vedere se si può tornare a farlo in un altro momento.

Alcuni genitori si preoccupano perché la rabbia di un figlio è al di là di ciò che considerano “tipico” o comprensibile. Gli esperti sottolineano che l’emozione è diversa dal comportamento. Il problema non è la rabbia; è il comportamento che ne segue.
Anche se è vero che alcuni ragazzi mostrano una rabbia esplosiva, si può cercare di ridimensionarla. Se la rabbia di un ragazzo è estrema, sarebbe meglio rivolgersi a un professionista per consigli a lui e alla famiglia. Indipendentemente dal grado di rabbia mostrato da un figlio, di fatto è ancora e sempre lui il responsabile della gestione di quell’emozione. Occorre ricordare che anche questo è un processo di apprendimento. Non se ne esce da un giorno all’altro ma, con l’adeguato supporto e incoraggiamento, si può aiutare un ragazzo a perseverare nel rafforzare le sue capacità di coping.

Ma cosa è consigliabile secondo gli esperti  di fronte ad una esplosione di rabbia dei figli? e cosa è meglio non  fare?

  • Non cercare di controllare le emozioni del ragazzo. Non si può – e va bene così. Non ci si può aspettare che qualcuno riesca a eliminare le sue emozioni – si può solo chiedere di controllare il suo comportamento. Va bene che un ragazzo si arrabbi, purché quella rabbia sia espressa in modo appropriato. È un indizio per lui stesso, e per il genitore, che non si sente a suo agio in una certa situazione.
  • Controllare le proprie emozioni. La rabbia di un ragazzo scatena le emozioni di un genitore. Come ci si comporta di solito con le persone arrabbiate? Alcuni sono molto a disagio con la rabbia – li rende ansiosi o spaventati. Se si è cresciuti in una casa in cui la rabbia significava urla e pericolo, la rabbia di un figlio potrebbe spingere alcuni “pulsanti emotivi” del genitore. Se un adulto inizia a provare emozioni intense, deve fare un respiro e un passo indietro mentale. Uno stratagemma per calmarsi è quello di immaginare il proprio ragazzo come figlio del vicino. Questo può creare una piccola distanza emotiva.
  • Assicurarsi che le proprie risposte non aggravino la situazione. Solo perché si è scelto di non litigare con il ragazzo questo non significa che si stia cedendo. Se un figlio ha bisogno di spazio per calmarsi, bisogna darglielo. Se sta urlando, è bene aspettare prima di trarne delle conseguenze o di ammonirlo. Il momento di dire: “Questo è irrispettoso! Sei in punizione!” non è nel mezzo di una bufera emotiva. Si può sempre richiamare il ragazzo alla responsabilità di quanto ha fatto più tardi, quando le cose sono più tranquille.
  • Aiutare il ragazzo a riconoscere quando la rabbia sta montando. Ci sono segni fisici della rabbia che il ragazzo può iniziare a comprendere: lo stomaco serrato, una sensazione di tensione, arrossamento, denti stretti, ecc. . Se un figlio riesce a intercettare questi segni nella loro fase iniziale, può impedire all’irritazione di trasformarsi in rabbia. Un niente di prevenzione può davvero valere una gran quantità di cura.
  • Fare brainstorming con il ragazzo. Molti ragazzi fanno esperienza e esprimono il loro sincero rimorso dopo aver avuto un “crollo” emotivo. Se è disponibile a parlarne e vuole imparare le abilità che gli consentano di gestire la rabbia, si può aiutarlo a lavorare in modo retroattivo dopo l’incidente: cosa è successo prima che la rabbia venisse attivata? Cosa è stato detto? Cosa sentiva (imbarazzo, frustrazione, delusione, paura, ansia).

Adolescenti e denaro: educazione in famiglia

Il denaro occupa un posto importante nella vita di ciascuno di noi,  e dovrebbe  essere considerato dai genitori parte integrante e fondamentale per la crescita e la formazione dei propri figli.
Il rapporto degli adolescenti con il denaro evoca temi cruciali: la dipendenza e l’autonomia, la separazione, il rapporto con la famiglia, con il gruppo, con l’infanzia e il futuro. I soldi giocano un ruolo chiave nel processo di crescita e accesso ai ruoli adulti, sono uno strumento di negoziazione dell’immagine di sé e della formazione della propria personalità.
Le abitudini economiche si consolidano già a partire dall’infanzia, per definirsi nell’adolescenza e stabilizzarsi poi nella prima giovinezza e nell’età adulta. Meglio dunque agire precocemente per insegnare ai propri figli l’importanza di gestire responsabilmente il denaro. Per educare ad un uso consapevole e responsabile dei soldi, occorre prima di tutto superare la credenza di molti adulti, secondo la quale è importante tenere il più possibile fuori i ragazzi, da questioni considerate troppo “complicate e gravose” come quelle relative ai soldi e alla loro gestione. Dar vita ad argomenti “tabù” di questo tipo, infatti, non solo può rendere eventi di vita quali licenziamenti, crisi economiche (peraltro oggi molto diffuse), carichi di tensioni familiari e stress ma, può anche condurre ad un utilizzo del denaro incontrollato e irresponsabile. Bisogna, poi, tener presente la profonda influenza esercitata dai mass media, che nell’adolescente suscita spesso l’impulso al consumo. Gli esperti di pubblicità giocano, infatti, molto sulla predisposizione adolescenziale al consumo e alla novità trasmettendo il messaggio che per essere parte della comunità bisogna “possedere” qualcosa. Sovraesposti alla pubblicità in rete, i ragazzi sviluppano desideri da soddisfare interamente legati alle merci ed è sviluppando un’educazione all’uso responsabile dei soldi tali stili di consumo possono essere prevenuti ed arginati.
Rendere gradualmente i giovani partecipi dell’economia domestica, offre loro l’occasione di capire quale posto occupano i soldi nella vita e di attribuirgli il giusto valore e significato. Spesso, infatti, i genitori non sono in grado di contenere e tollerare la sofferenza dei propri figli derivante dal non ottenere una soddisfazione immediata del desiderio espresso (condizionati anche dai loro coetanei a seguire le novità del momento) per cui tendono a cedere anche per alleviare i propri sensi di colpa nei confronti dei figli. Il messaggio che in questi casi viene trasmesso è che i valori, gli affetti, la felicità hanno un prezzo

Perché il denaro non diventi il “termometro” dei propri stati d’animo (sono triste e arrabbiato se ho pochi soldi e non compro, sono felice e soddisfatto se ho tanto denaro e posso acquistare tutto quello che voglio) saper  dire “no” a fronte di continue richieste di acquisti  si può mostrare molto educativo.

Ancora utile è concordare insieme ai figli una “paghetta” settimanale o mensile (che cresca parallelamente con l’età) e sviluppare un piano di spese , comiciando a  introdurre i concetti di risparmio e investimento a lungo termine.
Si possono inoltre indivuduare alcuni bonus o paghetta extra affidando ai figli  alcuni lavoretti , cioè concordare un corrispettivo in denaro per collaborazione ad attività domestiche non routinarie, affidando  cioè incombenze specifiche e ricorrenti. Affidare ad un adolescente compiti  non immediatamente svolgibili cioè che comportano al ragazzo  un qualche apprendimento e pratica e per cui sarà compensato con denaro sviluppa il senso di autonomia e lo introduce nel significato di esperienza lavorativa.
Avere un conto corrente personale per imparare e toccare con mano, supportati sempre dai genitori, cosa vuol dire risparmiare e autogestire il denaro stesso può permettere di apprendere in adolescenza una modalità equilibrata di controllo del denaro e dei desideri impellenti di comprare tutto e subito. In questa situazione  diviene più ponderato il momento dell’acquisto vero e proprio, perché il denaro acquista maggiore valore im quanto gestito come risorsa individuale .

Ancora, può essere molto importante creare momenti nel corso dei quali condividere e parlare ai ragazzi delle proprie esperienze personali, dei propri successi e dei fallimenti, dell’entusiasmo con cui i genitori hanno raggiunto i propri obiettivi anche per ottenere dei guadagni.

Cuore e cervello in subbuglio…l’abc con i figli adolescenti

Qualcuno paragona l’adolescenza alla nascita. Tutto è nuovo e si modifica: il corpo, le relazioni, lo sguardo sul mondo. Ecco alcuni segnali che i ragazzi mostrano in questo passaggio: difficoltà a gestire i cambiamenti, cuore e cervello in subbuglio, il disagio che a volte  prevale in famiglia o in classe. I ragazzi temono il giudizio degli altri: deludere i propri genitori, non essere all’altezza a scuola, nel gruppo di amici e nello sport; la fragilità e l’insicurezza derivano anche dalla nuova immagine che lo specchio restituisce a ogni adolescente che vede un sé in trasformazione

Possono essere ribelli, talvolta con comportamenti aggressivi, oppure confusi. Alcuni si  isolano, almeno in famiglia.  Sono tutte situazioni possibili:  il passaggio dall’infanzia all’età adulta è uno snodo delicato e cruciale, che modifica gli equilibri tra genitori e figli e costringe tutti, in famiglia, ad affrontare situazioni inedite, che possono diventare critiche.

Per le ragazze  il cambiamento biologico inizia attorno ai 12 anni con le mestruazioni e si rivela attraverso la crescita del seno e dei fianchi. Per i maschi arriva dopo, ao 13-14 anni, con la barba e il timbro di voce che si scurisce. Prendono forma sentimenti legati alla sessualità molto intensi.  La trasgressione maschile si rivela di più a livello fisico, quella femminile a livello verbale. Da una figlia puoi quindi aspettarti forse più litigate; al contempo, le ragazze sono più vulnerabili e rischiano di avere un cattivo rapporto con il cibo (anoressia, bulimia ma anche obesità). I maschi possono incappare invece nell’ansia da prestazione, per esempio sportiva.

Gli adolescenti spesso non possono fare a meno di comportarsi come fanno, perché ragionano non con il cervello ma con le emozioni, come se guidassero una fuoriserie a tutta velocità senza avere la minima idea di come si fa. Sono quindi i genitori che dovrebbero essere capaci di gestire la nuova relazione con i figli non piu bambini , ma come ?

E’ importante mettere a fuoco le caratteristiche dell’adolescenza per non essere travolti dai cambiamenti  che investono come uno tsunami le relazioni familiari e per sentirsi genitori meno soli e incompresi

Per non vivere con ansia continua le tensioni inevitabili con i figli che crescono alcuni atteggiamenti sono inutili o dannosi :

– irrigidirsi ed essere più autoritari ( non rifugiarsi nelle modalità che precedentemente sembravano funzionare: ordini, paletti e regole) creando un circolo vizioso di ostilità, sensi di colpa e frustrazioni: più si accumulano tensioni, meno si ritrova la via del confronto pacato;

– preoccuparsi continuamente; piuttosto occuparsi attivamente di quello che sta accadendo affrontando le singole situazioni (accettare la sfida: mettersi in gioco insieme a un figlio che cresce.

Invece è consigliabile mettere in atto questi comportamenti:

– cercare di capirli (come si sente,  cosa gli fa paura, cosa vorrebbe) dimostrando interesse e curiosità per quello che ama e lo coinvolge.

– essere un appoggio costante e sicuro per lui. Anche se non sembra, l’incoraggiamento dei genitori è importante (ricordati anche di dire bravo!)

– sapere essere elastici:  le giornate e le situazioni non sono tutte uguali. A volte bisogna lasciare morbido l’elastico, altre volte bisogna tenderlo, stando attenti a non mollare troppo e subito. Dire sì a ogni richiesta è sbagliato, perché nella vita  riceveranno anche molti no e rischiano di non saper impegnarsi per ottenere quello che vogliono.

– occuparsi del senso di responsabilità dei ragazzi trovando situazioni  in cui aiutarli a sperimentare: piccoli compiti in casa con scadenze da rispettare,  concedendo loro gradualmente autonomia: andare da soli a casa di un amico, prendere il bus, fare commissioni , fino ad esperienze più svincolate dalla famiglia (vacanze e viaggi).

Purtroppo non esistono formule risolutive o istruzioni per l’uso, ma negoziare con i figli è il  must. Non  mostrarsi rigidi o eccessivamente permissivi ma disponibili al dialogo.  Mantenere l’equilibrio soprattutto in alcune  situazioni critiche:

– le uscite: trovare un compromesso tra le sue richieste e i tuoi divieti, educandolo a rispettare gli impegni;

-la tecnologia: non abbassare mai la guardia. Cellulare e pc sono strumenti, né buoni né cattivi, tutto dipende dall’uso che se ne fa. Limitare e dare regole chiare aiutando tuo figlio a capire che, dietro ai rapporti virtuali, è la realtà a essere determinante;

– la scuola: lo studio è il suo “lavoro”, quindi è indispensabile far capire a un ragazzo che deve mettere almeno un po’impegno in quello che fa, anche al di là dei risultati.;

– la sessualità: è terreno di sperimentazione di sé e dei propri limiti. L’educazione inizia in famiglia: se tuo figlio non avrà risposte da te, le cercherà altrove. Fare in modo che il sesso non sia un tabù: parlandone con serenità cercando di aiutarli  a conoscere per ponderare meglio i comportamenti .

Un genitore deve imparare a sapersi giostrare tra atteggiamenti diversi in base alle situazioni che ti si pongono, assumendo i diversi ruoli chiave:

-bussola. Cioè essere guida pronunciando quei famosi “no” che aiutano a crescere quando riconosci un pericolo o una situazione rischiosa

– compagno di viaggio. Essere empatico e complice, senza troppi pensieri. Ricordarsi sempre che  sei il genitore e non un amico: le regole sono il fondamento su cui continuare a gestire la relazione per non essere travolti dalle tempeste quotidiane;

-pungolo. Spesso ai giovani serve un’iniezione di fiducia, una spinta e motivazione da parte della famiglia. I genitori devono far sentire che ci sono e che hanno le redini della situazione e che solo progressivamente cedono il comando al proprio figlio, accertandosi di volta in volta che sia pronto per provare a condurre la propria vita;

-filtro: come adulto della situazione, mostrare di essere capace di valutare e distinguere;

-esempio : nolente o volente  i genitori cono il primo modello di riferimento per i figli adolescenti .

 

Adolescenti e social network: cosa fanno e cosa pensano

Le recenti normative europee in tema di protezione dei dati personali hanno innalzato le tutele per i minori e, in Italia, i ragazzi under 14 non potrebbero fornire il consenso al trattamento dei propri dati personali senza un’autorizzazione esplicita dei genitori. Eppure… quasi 1 su 3 si è iscritto ad un social in questa fascia d’età nonostante il diniego dei genitori (segno che chi dovrebbe educare le nuove generazioni all’uso consapevole di Internet avrebbe lui stesso bisogno di qualche ripetizione).

Dovrebbe poi far riflettere  il dato della recente  indagine commissionata dal Ministero dell’Istruzione per il Safer Internet Day 2019 su un campione di 6000 ragazzi under 20 che rivela che 1 adolescente su 4  non si è mai preoccupato della privacy dei suoi dati online e  quasi altrettanti se ne interessano solo saltuariamente. Del resto quando si parla di “consenso al trattamento dei dati personali” neppure  un terzo degli intervistati  risultano conoscere il corretto significato e i comportamenti conseguenti.

Ma è ancora piu preoccupante che  quasi 4 intervistati su 10 – il 38,5% – dichiarino di non conoscere personalmente almeno la metà dei propri ‘amici o follower social’: l’12% dice di aver avuto veri contatti con circa un quarto, il 6 % con pochissimi di loro. Tra l’altro, in mezzo ai quei nominativi, si nasconde molta gente che neanche esiste: il 68% del campione almeno una volta si è imbattuto in un profilo falso. E anche ben il 43%  degli intervistati dice di aver utilizzato una finta identità per iscriversi a un social network. la maggior parte (35%) lo avrebbe fatto per controllare qualcun altro, il 21% per fare uno scherzo, il 19,5% per difendere la propria privacy.

Anche le relazioni familiari  degli adolescenti  passano per gli strumenti digitali, trasformandone profondamente le dinamiche.  La tecnologia risulta piuttosto ingombrante: solo la metà dei ragazzi (50,4%), dichiara di lasciare da parte gli smartphone a casa quando è insieme alla famiglia, e di usarlo per varie motivazioni : distrarsi dalle chiacchiere degli adulti (9%), aggiornarsi su ciò che avviene online (4%) Circa un quarto del campione, nonostante ceda spesso alla tentazione, giudica questo un comportamento fonte di incomunicabilità.

E i social utilizzati in famiglia? Otto intervistati  su 10 dicono che in famiglia esiste una chat WhatsApp e la anche se la  maggioranza  la valuta utile per le quotidiane comunicazioni di servizio circa il 15%  si è espresso negativamente con due motivazioni molto diverse:  la chat rischia di sostituire il parlarsi a voce in famiglia per alcuni (4,5%) ma per altri è uno stumento  di controllo da parte della famiglia (6%).

Dall’ultima ricerca di Telefono Azzurro e Doxa, pubblicata anche questa i occasione del Safer Internet Day, il 43% dei ragazzi fra i 12 e i 18 anni e il 53 % delle ragazze si sentirebbe agitato o perso se fosse privato per una settimana dell’accesso a Facebook o Instagram. Eppure … uno su tre ritiene che distraggano dallo studio e dalla vita reale e il 28 % ritiene che causino dipendenza. Ancora più numerosi (46%) risultano i consapevoli che i social hanno  utilizzi  negativi quali facilitare il bullismo, diffondere contenuti violenti o produrre discriminazione.  Non mancano poi preoccupazioni per la privacy e per il rischio di avere una visione distorta della realtà e nell’esperienza di tutti i giorni . Tanti lamentano di aver incrociato contenuti negativi come video violenti, incentivi al gioco d’azzardo e video sessualmente espliciti, e uno su cinque teme gli adescatori.

In conclusione quale quadro  emerge da queste due recenti indagini riguardo comportamenti e percezioni degli adolescenti riguardo i social network ?  Si potrebbe riassumere con una frase  “Poco sicuri da usare, ma impossibili da evitare” . Necessario quindi attrezzarsi per diffondere un’efficace educazione all’uso consapevole e corretto dei social in modo che l’agire quotidiano degli adolescenti in rete risulti più positivo e al riparo dai rischi.

FLORENCE TEEN il primo sito per turisti rigorosamente under21

https://www.florenceteen.it/ 

“Firenze, una città che solo nel 2017 ha superato i 10 milioni di pernottamenti  (15 considerando l’intera città metropolitana).

Una città nella quale il turismo è un mercato che non conosce crisi e con un’offerta turistica per tutte le tasche e per tutte le età.

Ma è proprio pensando ad un pubblico che spesso sfugge alle statistiche o al quale difficilmente si pensa in termini di offerta turistica, nasce “Florence Teen”, il primo blog interamente pensato da ragazzi under21 e rivolto a soddisfare curiosità, passioni ed esigenze dei loro coetanei.

Il blog è frutto dall’incontro fra operatori e professionisti della comunicazione web&social con uno degli Istituti fiorentini più attento ed aperto alle esigenze formative e di crescita degli adolescenti: l’ Istituto Tecnico per il Turismo “Marco Polo”.

Dentro al blog una redazione composta dai ragazzi che hanno iniziato a lavorare al progetto tramite un percorso di alternanza scuola/lavoro, per poi sviluppare ed approfondire specifiche competenze in ambito giornalistico, web marketing, fotografia e videoreportage.

Un mix di competenze oggi fondamentale per rendere efficace la propria comunicazione sul web e per raggiungere un pubblico esigente come quello dei giovani under21.

Buona visione”

Il canale YouTube https://www.youtube.com/channel/UCR9puhOydNTJx27SFTaAGuw

Mamma, che fame

adolescenti: dall’acne al peso i consigli pratici (e le ricette) della nutrizionista Stefania Ruggeri

http://www.sonzognoeditori.it/

“Diciamoci la verità: quando i figli diventano adolescenti, loro scoprono la vita da adulti, ma per i genitori cominciano i guai. Non basta la contestazione dell’autorità, o i segreti da cui i genitori sono esclusi: i nostri ragazzi devono costruire la propria identità, che passa attraverso l’accettazione di sé e del proprio corpo – e quindi anche del modo in cui lo curano e lo nutrono. L’alimentazione degli adolescenti, però, è un campo pieno di insidie e “mode” pericolose: dai cibi spazzatura alle diete vegane fai da te, dalle ragazze che vogliono pance piatte e cosce da Barbie ai maschietti che si imbottiscono di carne e proteine per mettere su massa muscolare, fino alle colazioni saltate e alle bevande gassate. Alla luce di tutto ciò, come possiamo nutrire correttamente i nostri ragazzi? Questo libro ci aiuta a fare chiarezza su molti dubbi che attanagliano i genitori. E lo fa con l’empatia di una madre alle prese con due figlie adolescenti, e il rigore di una nutrizionista affermata esperta in scienza degli alimenti. Grazie alle sue storie e ai suoi consigli, scopriremo come combattere l’acne con una sana alimentazione, o come organizzare colazioni salate che contrastino l’eccesso di zuccheri, o ancora come preparare merende che evitino l’abuso di salumi dopo l’attività fisica. Scopriremo quali sono i piani nutrizionali più equilibrati per figli ipersportivi, o come evitare le diete stop and go che le ragazze copiano dal web. Ma soprattutto capiremo che nutrirsi non è solo un atto biologico, ma il veicolo attraverso cui passa il legame familiare, l’impronta dell’amore materno al quale tutti noi torniamo, anche da adulti. Ed è questo il segreto più importante.”

Figli minori in rete: educare e controllare

Già dall’età pre-adolescenziale i giovani si approcciano agli strumenti tecnologici e trascorrono la maggior parte del tempo a chattare e a condividere foto e video sui principali social network.  L’interazione quotidiana con Internet da parte dei minori dovrebbe essere monitorato costantemente dai genitori per evitare la violazione del diritto della privacy e per inibire l’insorgenza di problematiche legate al cyberbullismo e alla pedopornografia.

Tutelare la privacy dei minori, ma come comportarsi?

Con l’entrata in vigore del GDPR (General Data Protection Regulation), il tema dei minori e della tutela della loro privacy ha assunto un’importanza sempre più rlevante. La stessa la piattaforma di messaggistica istantanea Whatsapp ha alzato da 13 a 16 anni l’età minima per l’utilizzo del suo servizio all’interno dell’Unione europea.

Questo non significa che gli under 16 non possono utilizzare la piattaforma, ma i genitori devono supervisionare le conversazioni Whatsapp. Infatti  si legge all’art. 8 del Regolamento che: “per quanto riguarda l’offerta diretta di servizi della società dell’informazione ai minori, il trattamento di dati personali del minore è lecito ove il minore abbia almeno 16 anni. Ove il minore abbia un’età inferiore ai 16, tale trattamento è lecito soltanto se e nella misura in cui tale consenso è prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale”. Questa disposizione regolamentare avrebbe l’ l’obiettivo di ridurre i rischi derivanti dal costante e quotidiano utilizzo dei social tramite smartphone e dalla conseguente circolazione di informazioni e di contenuti postati dagli utenti, in particolare dai nativi digitali.

Il problema principale  rimane  quello della consapevolezza dei ragazzi: i loro diritti devono essere tutelati ad hoc, alla luce del nuovo modo di vivere e di interagire con il web e, in particolare, con i social. Dinanzi a questo nuovo modo di raccontarsi e di instaurare una relazione con altri  è necessario educarli a capire come, attraverso il digitale, possono influenzare il mondo che li circonda.

Quindi assecondarli nell’utilizzo dei social  spiegando loro i rischi insiti e derivanti dallo stare troppe ore connessi . Far comprendere ai ragazzi che esistono dei livelli di privacy da attivare per evitare  seri rischi legati alla diffusione ed alla condivisione delle immagini e dei video. Una volta in rete questi materiali sono di dominio pubblico ed è facile che la privacy sia violata da qualche malintenzionato.

Educare, ma anche controllare.  La vigilanza rimane nelle mani dei genitori insieme  al compito di  spiegare ai propri figli che c’è una differenza tra vita privata e quella pubblica.

E’ possibile un controllo sistematico attraverso appositi “software spia” (si tratta di  applicazioni  concepite per un utilizzo legale e per tale motivo sarà responsabilità dell’utente utilizzarle in modo legale). Sono disponibili moltissime app (alcune gratutite altre a pagamento)  eccone alcune segnalate  ai genitori dagli addetti ai lavori:

Phone Tracker: app gratuita per Android che consente di monitorare i dati di localizzazione GPS, il registro delle chiamate in entrata e in uscita, i messaggi in entrata e in uscita e la cronologia dei siti web visitati. I dati raccolti possono essere controllati andando sul sito PhoneTracker.com.

Family Link: app di Google e che permette di controllare l’utilizzo dello smartphone dei figli (fino ai tredici anni). scaricare l’app e iscriversi al servizio. L’e-mail utilizzata dall’adolescente deve essere collegata a quella del proprio genitore: in questo modo ogni volta che vorrà scaricare una nuova app dovrà avere il permesso. Inoltre, il genitore può controllare anche l’utilizzo dello smartphone e quanto tempo ha passato sulle applicazioni. Si potrà impostare anche il parental control.

TheOneSpy: disponibile sia sul Google Play Store sia sull’App Store permette l’accesso alle informazioni che sono inviate a un portale dove gli unici ad avere l’accesso sono i genitori. Oltre ad ascoltare le chiamate effettuate, è possibile controllare la cronologia del browser. 10 euro al mese

MSpy:  compatibile sia con Android che con iPhone è in grado di monitorare anche le attività su applicazioni come SnapChat e WhatsApp. I dati raccolti possono essere controllati da un portale Web cui è possibile accedere con un qualsiasi browser. Il pacchetto base, adatto al monitoraggio delle attività dei figli minorenni, parte da circa 20 euro al mese.

Flexispy:  intercetta i messaggi delle conversazioni di Whatsapp e consente  di visualizzare alcune informazioni degli utenti che stanno parlando in quel momento con vostro figlio. Permette inoltre  di monitorare i movimenti attraverso il GPS. costo mensile superiore ai 50 euro

Compiti scolastici in vacanza…. consigli ai genitori

C’è chi li considera utili e chi invece non li sopporta: in entrambi i casi per i genitori è importante evitare alcuni errori per sostenere i ragazzi nello svolgimento dei compiti scolastici estivi. Soprattutto se i figli  stanno attraversando il periodo dell’adolescenza, convincerli a fare i compiti può trasformarsi in una vera impresa. Troppe distrazioni e la voglia di riposarsi dopo un anno di studio, interrogazioni e compiti in classe. Cosa fare?

Per prima cosa cercate di non riversare un’eccessiva ansia sui vostri figli. In fondo è estate e hanno tutto il diritto di godersi le vacanze, prendendosi un po’ di tempo per divertirsi e – perché no – oziare. Evitate di spronarli a fare i compiti il giorno dopo la fine della scuola, ma lasciate passare qualche settimana, durante la quale i ragazzi potranno liberarsi dalle tensioni e vivere serenamente le giornate lontano dalle aule scolastiche.

Iniziare con una pausa.  Se anche durante il primo periodo i ragazzi non toccano i libri di scuola, non è un dramma. Anzi, in questo modo, possono riappropriarsi del proprio tempo libero, uno spazio (temporale) vuoto che devono imparare a riempire da sé, con la propria creatività e i propr interessi. Il primo periodo che segue l’ultimo giorno di scuola, così come quei giorni di vacanza destinati a un viaggio  deve rappresentare una zona franca, senza compiti, durante il quale godere del riposo. Questo periodo deve rappresentare per loro una parentesi dell’anno.

Quando poi arriva il momento di iniziare a studiare, cercate di non fare troppa pressione,  ma soprattutto non fate “terrorismo psicologico”. Frasi come “fra poco inizia la scuola e non hai fatto nulla”, “ti sei ridotto all’ultimo e ora dovrai fare tutto insieme”, non spingeranno magicamente i vostri figli a prendere in mano i libri e completare i compiti, ma accresceranno solamente l’ansia e il nervosismo, due sentimenti che non dovrebbero esistere nel corso delle vacanze estive, quando l’obiettivo è rilassarsi e rigenerarsi.

Al contrario, incoraggiate i ragazzi, proponendo qualche soluzione per svolgere più serenamente i compiti, ma senza invadere i loro spazi e facendo in modo che siano autonomi. Provate a non fare pressione, ma fidatevi dei vostri figli: se li responsabilizzate è più probabile che cerchino di impegnarsi per portare  a termine tutti gli esercizi assegnati dagli insegnanti senza lamentarsi e da soli. Infine cercate sempre di creare un ambiente piacevole, che possa aiutare i ragazzi a sentirsi rilassati e a liberare la mente, per concentrarsi sui libri di scuola.

Evitate posti come la spiaggia, dove avrebbero troppe distrazioni, ma cercate comunque di proporgli qualcosa che sia più allettante della classica scrivania, soprattutto quando fa caldo, creando una postazione studio in giardino o in balcone e magari invitando anche qualche compagno di classe.

I genitori devono aiutare i  figli a fare i compiti da soli, confinando il loro ruolo alla sola supervisione, in modo tale da renderli più autonomi.

Può essere utile programmare  insieme un piano strategico per suddividere appropriatamente il tempo da dedicare ai compiti estivi. Si può procedere con un approccio ‘giorno per giorno’, stabilendo il numero di pagine da studiare quotidianamente oppure, per stimolare  l’autonomia, si può ricorrere a un piano settimanale, stabilendo il tetto massimo di pagine da fare durante la settimana.

Se  i figli chiedono aiuto occorre distinguere: se  si tratta di qualcosa che non hanno capito, aiutarli se possibile spiegandogli l’argomento, ma lasciando che facciano da soli il compito assegnato. Se, invece, la richiesta è proprio quella di fare i compiti al loro posto non bisogna aiutarli ma spronarli a fare da soli. Quindi  non correggere i loro compiti: è più utile  lasciarli così come li hanno  svolti, anche se ci sono errori. Insomma  come durante l’anno scolastico è consigliabile che i genitori affianchino  i ragazzi nello studio estivo, limitandosi a un supporto motivazionale ed organizzativo.

Ma non è certo sostituendosi a loro che gli si insegna la responsabilità. Anzi. Con le parole dello psicoterapeuta Alberto Pellai “Se siamo troppo presenti non li aiutiamo ad allenare le loro capacità di apprendimento e di concentrazione. Per esempio, una volta stabilite  due sessioni di studio da 20 minuti ciascuna il  ruolo del genitore  deve essere solo quello di regolare il tempo comportandosi  come l’allenatore che resta a bordo pista”.

1 2 3 23

Clicca su "Accetto" per consentire l'utilizzo dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi