La regola del 3-6-9-12 di Serge Tisseron

Per anni abbiamo parlato della mediazione dei genitori, dell’ orientamento, dell’ accompagnamento, dell’esempio e altro ancora. Tuttavia, per attuare queste strategie ci deve essere collaborazione e la comprensione dei genitori circa l’impatto dei media, vecchi e nuovi, nella mente dei più piccoli.

Abitudini. Questa è la soluzione. Ma non solo per i genitori. E ‘essenziale che i bambini sin da molto piccoli siano educati a utilizzare i media. Ma come dovrebbero fare i genitori?

Secondo Serge Tisseron, psichiatra infantile, psicoanalista e direttore della ricerca presso l’Università Paris Ouest-Nanterre, c’è un modo per farlo. Come risultato della sua esperienza e delle sue indagini, Tisseron propone “3-6-9-12 Rule”, la regola del 3-6-9-12 ,una guida per genitori circa l’età appropriata per l’utilizzo di ciascuna delle tecnologie, ed è stata diffusa dall’ Associazione Francese per l’Asssistenza Ambulatoria Infantile(AFPA). Le cinque regole sono:

1) Evitare gli schermi prima dei 3 anni. Numerosi studi dimostrano che il bambino sotto i tre anni non ha nulla da guadagnare esponendosi allo schermo frequentemente. Allo stesso modo, diversi studi suggeriscono che il gioco è molto più edificante per il bambino che sedersi e guardare la TV .

2) Non usare console di gioco portatili prima di 6 anni. Non appena i videogiochi vengono introdotti nella vita del bambino ne ottengono tutta l’ attenzione a scapito di altre attività.

3) Niente Internet prima di 9 anni e quando naviga il bambino deve farlo con l’ausilio di un insegnante o un genitore, che deve spiegare le tre regole di base di utilizzo di Internet. Tutto ciò che viene pubblicato può divenire di pubblico dominio, tutto ciò che viene caricato su Internet ci resterà sempre, e non tutto ciò che vi si trova è vero o legittimo, quindi si devono consultare altre fonti perché non sempre le informazioni pubblicate sul Web sono veritiere.

4) Internet solo da 12 anni. I bambini possono entrare e navigare da soli dopo tale età, ma il loro uso dovrebbe essere cauto, i genitori dovrebbero accompagnare e definire le regole di utilizzo, orari e utilizzare i mezzi di controllo parentale offerti dal computer stesso o dai fornitori.

La regola del 3-6-9-12 è necessaria ma non sufficiente. È inoltre importante controllare il tempo della loro permanenza davanti allo schermo a tutte le età. Tuttavia, va notato che, se come genitori non facciamo il nostro lavoro qualcun altro lo farà …

Il discorso non cambia. La regola fondamentale che deve essere mantenuta: i genitori hanno la responsabilità primaria per l’istruzione e la formazione dei propri figli sotto tutti gli aspetti. E questa la responsabilità è inevitabile.

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«Ma io sono più una mamma coccodrillo o una mamma narcisista?»

La redazione di Firenze Genitori In Corso al Festival della mente di Sarzana.

«Ma io sono più una mamma coccodrillo o una mamma narcisista ?». Questa è l’angosciante domanda che ti risuona in mente subito dopo aver assistito ad una delle due affollatissime conferenze tenute da Massimo Recalcati al Festival della Mente sul tema ‘Madri’.

Oltre a lui tanti pensatori, scrittori, pedagogisti, insegnanti, artisti, filosofi che per tre giorni si sono incontrati e confrontati come ogni anno nella cittadina di Sarzana dall’atmosfera un po’ speciale, per il consueto appuntamento del Festival della Mente giunto quest’anno alla sua dodicesima edizione

ll Festival della Mente è il primo festival europeo dedicato alla creatività e ai processi creativi.
La direzione scientifica è di Gustavo Pietropolli Charmet e la direzione artistica di Benedetta Marietti.
Consiste in tre giornate in cui relatori italiani e internazionali propongono incontri, letture, spettacoli, laboratori e momenti di approfondimento culturale, indagando i cambiamenti, le energie e le speranze della società di oggi, rivolgendosi con un linguaggio accessibile al pubblico ampio e intergenerazionale che è la vera anima del festival.

Il programma prevede una sezione per bambini e ragazzi sui temi della creatività.

Insostituibile è l’apporto dei giovani volontari – ogni anno oltre cinquecento – che contribuiscono a creare il clima di accoglienza e condivisione che da sempre contraddistingue il Festival della Mente: è fantastico vedere questi giovanissimi studenti delle scuole secondarie aprire i dibattiti, introdurre nomi prestigiosi degli svariati ambienti della cultura italiana.

il programma del festival

L’interessante intervento di Massimo Recalcati come sempre continua a stupire per la lucidità, profondità e semplicità con cui affronta temi a noi cari come la scuola, l’insegnamento, la paternità, la maternità, offrendo un ampio ventaglio di riferimenti teorici di per sé anche ostici ai più ‘porgendoli’ all’uditorio in maniera chiara e comprensibile densi di richiami culturali che spaziano da Lacan al cinema di Moretti e di Clint Eastwood, dal Vangelo a Freud, a Françoise Dolto.

Quella che, riprendendo Lacan, chiama ‘madre coccodrillo’, è l’idea di madre frutto dell’ideologia patriarcale, è la madre che sacrifica tutto per il figlio, anche il proprio essere donna, e che tende a fagocitare il figlio come un coccodrillo appunto, e a non lasciarlo crescere, andare. Al tempo stesso la madre ‘ipermoderna’ vive il figlio e la maternità come ‘un ingombro’ di cui liberarsi. Non bisogna invece mai dimenticare la centralità nel processo di umanizzazione della vita delle cure materne: esse sono cure particolareggiate, sanno offrirsi non alla vita in generale, ma a quella del figlio e del suo nome proprio.

Oltre a Recalcati, come redazione di Firenze Genitori in Corso, abbiamo partecipato all’incontro Generazione 2.0 tenuto da Paolo Ferri, professore ordinario di Teorie e Tecniche dei nuovi media e tecnologie didattiche presso l’Università di Milano Bicocca.

Secondo Ferri “non ci dobbiamo scandalizzare della presenza forte dei videogiochi nella vita dei nostri figli che, di per sé, non sono il peggiore degli intrattenimenti (…). Basta scegliere quelli giusti e lasciare che questi si integrino comunque con le altre attività del quotidiano. Vietare internet ai bambini sarebbe una battaglia senza senso, meglio educare i più piccoli a sfruttarne le potenzialità: teniamo conto delle differenze fra noi adulti che siamo ‘digital immigrants’ e i nostri figli che sono ‘digital natives’ – per cui le loro capacità e potenzialità di apprendimento, attenzione, comprensione, sono forgiate in modo totalmente diverso.

Un altro intervento molto interessante, dal titolo Elogio del primo della classe, quello tenuto da Edoardo Albinati, scrittore che da anni lavora come insegnante nel carcere di Rebibbia: Per Albinati “le vittime dell’attuale sistema scolastico non sono solamente gli studenti più scarsi o con maggiori difficoltà psicologiche o economiche o familiari”, ma anche quelli più bravi, i più dotati, talvolta persino più fragili dei primi. La scuola di oggi non sa dare loro la possibilità di trarre il meglio dalle loro potenzialità.

Eppure noi sappiamo – le neuroscienze ce lo confermano – che dai 12 anni ai 20 il cervello umano opera le sue più importanti e ampie trasformazioni, si creano le sinapsi di ogni forma di apprendimento: “un tempo che dovrebbe dunque essere dedicato a ‘pompare’ il muscolo cerebrale di questi bravi, predisposti, atleti dimenticati”.

Elena Pierozzi, Genitorincorso, Sarzana

Il Modafinil è la smart drug che ti fa studiare per cinque ore di fila senza la minima distrazione

di Sydney Lupkin, Vice.it

Molte persone su internet stanno parlando di un farmaco soprannominato “Moda”—ma non lo prendono per divertirsi. Lo prendono per lavorare meglio, per essere più concentrate, e per rimanere sveglie.

“Mi aiuta a scrivere velocissimooooooo sulla tastiera, oh mio dio sono così veloce così veloce così veloce così veloce così veloce così veloce così veloce,” ha commentato un utente su una pagina Facebook dedicata al farmaco.

“Il mio cervello ha raggiunto il livello ninja,” ha scritto un altro.

Moda è l’abbraviazione di Modafinil, farmaco approvato dalla Food and Drug Administration, l’agenzia americana che si occupa dei farmaci, come trattamento della narcolessia, ed è venduto con il nome commerciale di Provigil. Alcune persone lo prendono senza prescrizione medica—dopo averlo comprato sul mercato nero—nella speranza di migliorare le loro capacità cognitive.

Una revisione di 24 studi ha fatto finire il farmaco sotto i riflettori negli ultimi tempi, perché è giunta alla conclusione che il Modafinil sia in grado di migliorare le capacità cognitive—ma i ricercatori sostengono che i risultati ottenuti siano in realtà molto ambigui.

Il Modafinil è paragonabile al Ritalin, un farmaco anfetaminico per il trattamento della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e della narcolessia e altri disturbi del sonno. Questi tre farmaci sono molto popolari anche fra le persone che non presentano questi disturbi, che li assumono per studiare o lavorare.

Nonostante le ricerche approfondite, non è ancora del tutto chiaro come il Modafinil agisca sul cervello. È considerato uno stimolante, ma invece di aumentare il rilascio di dopamina e noradrenalina—che stimolano il sistema nervoso—si ritiene che riduca la presenza di una sostanza chimica chiamata acido gamma-aminobutirrico, che rallenta il funzionamento del cervello. Amy Potts del dipartimento di Farmacologia dell’ospedale pediatrico Monroe Carell Jr. a Vanderbilt ha detto a VICE che questo “effetto negativo doppio” fa sì che il Modafinil abbia gli stessi effetti di uno stimolante, pur funzionando con meccanismi diversi.

A differenza dell’Adderall e del Ritalin, il Modafinil non dà un senso di euforia. La Drug Enforcement Administration americana ritiene che non porti alla dipendenza, ed è per questo che non è una sostanza sotto stretto controllo. VICE ha intervistato diversi utilizzatori del “Moda” che hanno acquistato il farmaco illegalmente per farne un uso diverso da quello per cui è stato creato.

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Violenza sui social: per il 44% dei ragazzi non è un problema

L’indagine di Skuola.net: molti dicono che è solo con certi contenuti che ci si rende conto di cosa sono capaci gli uomini

Tratto da Skuola.net

Il male non fa più paura, la violenza e la morte possono essere regine di like. Così un gruppo di ragazzi in vacanza a Sorrento posta un selfie di vittoria dopo lo stupro di un’americana nei bagni di un locale, mentre un giornalista uccide in diretta una giovane reporter e il suo cameraman in Virginia. Subito dopo si toglie la vita, ma non prima di aver caricato il video sui social, divenuto virale in pochi attimi. Tutti scandalizzati? Per niente: il 44% dei ragazzi è a favore della socializzazione della violenza. O almeno è quanto hanno risposto a un’indagine di Skuola.net.

LA MORTE SOCIAL – I social diventano quindi un palcoscenico dove niente va nascosto. Tutti possono dire la loro su tutto in virtù di principi quali la libertà di informazione e la voglia di conoscenza propria dell’essere umano. Ed ecco che se i media pubblicano il video che riprende in diretta la morte della giornalista Alison Parker e del suo cameraman Adam Ward lo fanno perché questo è il loro lavoro. E anche perché «tutti abbiamo il diritto di vedere senza sentirci colpevoli», come afferma il direttore de Linkiesta, Francesco Cancellato. E i ragazzi sono d’accordo: il 56% di chi è a favore delle socializzazione della violenza ritiene che l’informazione è libera e che non può essere censurata. Addirittura, un altro 37% difende la sua posizione affermando che sono questi tipi di contenuti che aiutano a rendersi conto di cosa è capace l’essere umano.

NO ALLA SPETTACOLARIZZAZIONE – Non è della stessa opinione il 56% del campione complessivo che ritiene invece profondamente sbagliato ritrovarsi contenuti di questo tipo sulla propria bacheca. Tra questi, più di 1 su 2 li crede solo un modo per spettacolarizzare la violenza, per portare alla luce qualcosa che dovrebbe rimanere nell’ombra. Il 22%, invece, pensa che la continua socializzazione della violenza o, peggio, della morte, possa urtare la sensibilità di molti mentre il 12% la ritiene diseducativa per il pubblico più giovane.

DOPO IL LIKE CONDIVIDO – Eppure 1 su 2 si è fermato almeno una volta a guardare qualcuno subire violenza sui social, se non addirittura esaurire i suoi ultimi minuti di vita. E tra questi il 44% ha poi condiviso il contenuto con tutti i suoi contatti.

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Parliamo di sesso alle nostre figlie. E’ l’unico modo per evitare gravidanze precoci!

Johann Rossi Mason, huffington post

Come madre di un’adolescente sono sempre stata molto attenta a veicolare informazioni corrette su sesso e contraccezione perché ritengo che sapere renda liberi ma anche sicuri. A maggior ragione perché ritengo che una gravidanza troppo precoce sia un evento che può pregiudicare il futuro dei ragazzi, assolutamente impreparati a crescere un bambino. Fortunatamente alcune ricerche recenti mi hanno consolata del fatto di essere sulla strada giusta: una indagine americana infatti ha rivelato che il 68% dei ragazzi intervistati non usano metodi contraccettivi per paura che i genitori lo scoprano.

Sembra assurdo ma sette adolescenti su 10 non usano alcun metodo per evitare una gravidanza (per non parlare delle malattie sessualmente trasmesse) proprio nelle famiglie in cui parlare di sesso è considerato un tabù, una vergogna e viene stigmatizzato. Il numero delle gravidanze precoci è più elevato proprio nelle ragazze che in famiglia non hanno mai parlato di argomenti ”intimi” e temono la riprovazione dei genitori nel caso in cui venissero scoperti profilattici o pillole. Il dato è affidabile giacché proviene dalla National Campaign to Prevent Teen and Unplanned Pregnancyche ha individuato come l’obiettivo di comunicazione non siano i ragazzi ma proprio le famiglie che non affrontando l’argomento credono che la cosa, semplicemente, non accada. La famiglia invece, con il proprio atteggiamento, influenza profondamente il comportamento dei figli: credono che parlare di questioni legate al sesso venga percepito dai giovani come un’approvazione e in parte madri e padri, sbagliando, non credono di avere influenza su questo genere di decisioni.

C’è da dire che gli americani hanno buoni motivi per preoccuparsi, nel 2014 le gravidanze di ragazze con meno di 19 anni sono state 250mila, il 24 per mille della popolazione adolescente, mentre in Italia ce la caviamo con un dignitoso 7 per mille (circa 2500 gravidanze l’anno) anche se siamo ultimi nelle classifiche europee per l’uso dei contraccettivi ormonali: li usano il 16% delle italiane contro il 30% delle tedesche, il 35% delle inglesi e il 50% delle olandesi. Mentre le giovanissime connazionali sono poco informate e in caso di rapporti a rischio ricorrono alla contraccezione di emergenza. Secondo Eurisko 7 su 10 delle under 19 non sanno nemmeno quali siano i giorni del ciclo più fertili. C’è da mettersi le mani nei capelli.

Questione non semplice che prevede un certo grado di reciproco imbarazzo, ma la chiave è essere chiari, la vita sessuale riguarda loro e alla fine faranno quello che vogliono, l’importante è che sappiano come la pensiamo. Possiamo anche dichiarare che riteniamo che 14, 15 o 16 anni siano pochi per avere rapporti sessuali o che vorremmo che aspettassero il matrimonio (ognuno ha le sue opinioni) ma che se stanno pianificando di fare sesso che almeno lo facciano in sicurezza.

Le occasioni per parlarne sono numerosissime, una serie tv, un articolo di giornale, basta affrontare la cosa con semplicità e tatto: i nostri figli non hanno alcuna intenzione di confidarsi con noi (tranne rare eccezioni) quindi non facciamo domande, limitiamoci a dare informazioni e dichiararci a disposizione per chiarimenti. Non vogliono parlare con noi? Offriamoci di portarli in un consultorio o dal medico di famiglia dove potranno entrare da soli. Dietro quella porta c’è una vita privata che è giusto rimanga tale. Non ne sapete abbastanza? Offrite loro un libro, purché l’informazione sia qualificata.

L’importante è farli sentire supportati e far sentire loro che è una decisione libera. Aiutate i vostri figli a prendersi cura della loro salute sessuale, maschietti compresi, che dopo la fine del servizio militare obbligatorio con la famosa visita di leva hanno perso una grande occasione di prevenzione e monitoraggio della salute. E se non dispongono di denaro, be’, potete far scivolare una scatola di preservativi nel carrello della spesa e fargliela avere perché è meglio un imbarazzo in più oggi che un nipotino troppo presto domani.

La storia di Johanna, bambina dislessica che legge al suo cane

In alcuni istituti inglesi i «cane dal lettura» aiutano i bambini con problemi di dislessia Gli psicologi: « I piccoli studenti si rilassano perché davanti all’animale spariscono le inibizioni»
di Caterina Belloni copyright corriere.it/salute/pediatria
Per aiutare un bambino dislessico ad affrontare più serenamente la lettura di un libro può bastare un cane. Parola di Johanna, un bambina di nove anni, che dallo scorso settembre è stata affiancata da uno splendido esemplare di Golden Retriever nelle ore di lettura alla Saint Joseph Primary School di Poole, uno degli istituti britannici dove è stato avviato un programma di sperimentazione sui cani da lettura per affrontare i problemi di dislessia.

Golden retriever in classe

I risultati, dopo un anno di intervento, sono già positivi. I bambini hanno maggiore confidenza con i libri, li cercano, si dedicano alla loro scoperta. Come appunto Johanna, che durante le ore scolastiche, quando è il momento di fare grammatica, viene invitata ad andare in un’altra classe insieme a un’insegnante e a Monty, il cane della scuola. Si siedono uno vicino all’altro e Johanna legge delle storie ad alta voce. Monty si accuccia accanto a lei e la osserva, soprattutto la ascolta. Johanna lo sa, quindi si sforza di non sbagliare, di unire un vocabolo all’altro in una frase, di dare delle intonazioni, aiutata dall’insegnante che le spiega come fare ogni volta che ha dei dubbi. E la gioia di riuscire a raccontare al cane delle storie, magari di altri cani coraggiosi o avventurosi, è tale che Johanna, che un paio di mesi fa ha avuto un cucciolo come regalo di compleanno, ha cominciato a leggere anche a lui, la sera a casa, prima di andare a dormire.

 Il meccanismo di rilassamento

La mamma lo racconta con entusiasmo. Perché prima della sperimentazione e dell’incontro con i cani di lettura, Johanna non aveva mai preso in mano un libro prima di addormentarsi. Potrebbe sembrare una follia, ma per gli psicologi che hanno messo a fuoco questo programma il meccanismo è evidente. Per un bambino dislessico è rilassante leggere ad un cane, perché davanti all’animale accucciato scompaiono le inibizioni che può avere di fronte ai suoi pari. Monty non ride per gli errori, non prende in giro per le incertezze, all’intervallo non canzona i bambini solo perché, arrivati in quarta elementare, fanno ancora confusione con lettere e accenti. Accanto al bimbo dislessico, che «combatte» per dare alle parole l’ordine giusto, ci sono l’insegnante, che ha la pazienza del suo mestiere, e il cane, che segue ogni parola.

I cani da lettura

I cani da lettura sono calmi e tranquilli, hanno solide competenze di obbedienza, non si agitano negli ambienti caotici o per rumori improvvisi, come le grida dei bambini o il trillo di una campanella, accettano coccole e piccoli dispetti , non si avventano sui lunch box o su cartelloni e colori lasciati in giro per i tavoli. Cani speciali per bisogni speciali, potremmo dire, che in Gran Bretagna stanno portando a risultati importanti. Anche se l’idea dei cani da lettura non è nata nel Regno Unito. La R.E.A.D, Reading Education Assistance Dogs (associazione che si occupa dei cani d’assistenza per la lettura) ha mosso i suoi primi passi negli Stati Uniti, più precisamente in Utah. Da lì si è diffusa per il mondo e qualche anno fa è arrivata anche in Italia. Dove non esistono, però, ancora programmi specifici nelle scuole come in Inghilterra. I cani addestrati si trovano insieme ai loro conduttori in alcune biblioteche e possono andare occasionalmente in visita nelle classi. Un primo passo, in attesa che la storia di Johanna si possa ripetere, in futuro, anche con bambini che si chiamano Mario, Riccardo o Sofia.

Hanno bisogno di adulti che combattano l’assenza di futuro

Le prospettive della vita e della morte, nella mente dei ragazzi, sono entrate fortemente in crisi, il loro è un gioco alla roulette russa.

Non hanno paura i ragazzi che decidono di sballarsi con la droga e l?alcol. Non basta sapere che di droga si può pure morire, nonostante i genitori lo dicano da sempre, nonostante a scuola vengano fatte campagne informative e preventive. Non basta sapere che esiste una variabilità soggettiva nelle reazioni di chi assume, né essere informati che oltre ad essere pericolose e dannose di per sé, le droghe vengono sintetizzate in luoghi clandestini, tagliate con sostanze potenzialmente letali. Non basta essere consapevoli, dunque, dei rischi che ci si assume insieme alle droghe, perché le prospettive della vita e della morte nella mente dei ragazzi sono entrate fortemente in crisi. Proprio in adolescenza si intraprendono le sfide per mettere alla prova la propria condizione di «esseri finiti» e «non infiniti», mortali e non onnipotenti, ma oggi i ragazzi che decidono di ingerire pasticche dalla composizione ignota, decidono di fatto di giocare alla roulette russa. Nella società dell?immagine e del narcisismo, non c?è rabbia, spirito di contestazione ma solo voglia di divertirsi, di apparire agli occhi degli altri come i padroni della festa, di spiccare nella mischia di una serata a tutto volume. La droga è ricercata per nutrire e realizzare il desiderio di prestazione del corpo e dello spirito: apparire scatenati, simpatici e disinvolti anziché spenti, tristi e senza prospettive per il domani. Tutti ridono dalle pagine dei profili social, tutti appaiono allegri e senza pensieri sulla rete che connette il mondo globalizzato, in crisi generale di speranza e di futuro. Il senso della vita rischia di essere imprigionato nell?istantanea di un sorriso mascherato, di una serata da brivido, non importa che sarà domani, perché l?alba del giorno che verrà non ha granché da offrire. Alcuni ragazzi vivono in questa condizione di assenza di speranza, di progettualità per il futuro, abitati dalla paura di vedere i propri sogni e speranze infranti dalle intemperie della contemporaneità. È così che lo spaccio di anestesia e di divertimento dissennato raccoglie proseliti e riscuote successo, perché combatte lo spaccio di paura e di assenza di futuro su cui si è molto concentrato il mondo adulto negli ultimi anni. Solo coltivando la speranza e la fiducia nella ricostruzione dopo il fallimento si potrà contrastareil bisogno di anestesia delle nuove generazioni. Non si scherza con il futuro degli adolescenti. L?assenza del domani lascia spazioagli spacciatori del presente, dello stordimento fine a se stesso.In adolescenza servono invece adulti competenti che preparino e spaccino futuro.

di Matteo Lancini Psicologo, psicoterapeuta pubblicato su corriere della sera.it

Monselice (PD) LE DIPENDENZE COMPORTAMENTALI NELL’ERA DIGITALE 9 ottobre 2015

Tra i disturbi mentali che si stanno diffondendo con maggiore rapidità ci sono le dipendenze comportamentali. In questi ultimi anni se da una parte si coltiva il mito dell’indipendenza e dell’autonomia, dall’altra le persone diventano sempre più dipendenti; in questo spaccato la penetrazione profonda delle nuove tecnologie nella vita di tutti i giorni e l’aumento vertiginoso delle offerte di gioco d’azzardo, specie on line, hanno modificato il profilo della società.

Pur rimanendo consapevoli che ogni epoca ha portato con sé anche inaspettate trasformazioni antropologiche, oggi la sfida terapeutica sembra giocarsi lungo una linea sottile che discerne tra comportamento normale e patologico.
In questa giornata rifletteremo su quanto il cambiamento dei nostri comportamenti, con l’avvento delle nuove tecnologie, ci stia segnando la strada verso nuove forme di dipendenza e nuovi scenari di cura.

Interventi di Zecchinato, Lancini, Alemanno, Marangi, Jarre, Camporese, Dal Piaz

scarica il programma Monselice definitivo.pdf

Cremona – “YOUNGLE CONTEXT: GLI ADOLESCENTI, LE COMPETENZE, LE RISORSE E LE NUOVE FRAGILITÀ” 8-9 ottobre 2015

8 ottobre 2015 “LA PAURA DI ESSERE BRUTTI IN ADOLESCENZA”

A cura del Consultorio Gratuito per adolescenti e genitori della Cooperativa Sociale Minotauro

Prof. Gustavo Pietropolli Charmet – Direttore Scientifico Consultorio Gratuito Minotauro

“La complicata relazione col corpo in adolescenza”: sempre più adolescenti si sentono brutti, temono che il proprio corpo sia inadeguato per la ricerca del successo sentimentale e sociale. Il corpo che cambia e si trasforma deve fare “bella figura” davanti alla platea dei coetanei.

Dott. Davide Comazzi – Coordinatore Consultorio Gratuito Minotauro
“Genitori e realizzazione del sé adolescenziale”: verranno portate alla luce alcune esperienze di sostegno al ruolo genitoriale per trasformare ostacoli evolutivi in eventi promotori dello sviluppo e della realizzazione del se.

Dott.ssa Roberta Spiniello – Consulente Consultorio Gratuito Minotauro
“Risultati di tre anni di attività del Consultorio Gratuito per adolescenti e genitori del Minotauro”

Dott.ssa Anna Arcari – Vice Presidente Cooperativa Minotauro
“L’utilità dei laboratori nella presa in carico dell’adolescente”

Dott. Matteo Lancini – Presidente Fondazione Minotauro
“Rischi e risorse delle relazioni virtuali in adolescenza”: diffusione delle “relazioni senza corpo”

9 ottobre 2015 “GIOVANI 3.0: STAY TUNED”

A cura di Comune di Cremona, ASL della Provincia di Cremona e Prefettura

Dott. Calderoni – Psicologo clinico, ipnologo esperto in psicologia digitale

“☺):Faccia o faccina?Nellaretedelleemozioni”: a partire dalle nuove modalità di relazione on line i cambiamenti intervenuti nei giovani adolescenti da un punto di vista cerebrale e neurologico, necessario per permetterne la comprensione e favorire nuove modalità di contatto;

Dott.Scarcelli – Dottore di ricerca in Scienze Sociali e ricercatore presso l’Università di Padova: nuovi modelli comunicativi e i cambiamenti avvenuti tra le generazioni attraverso un punto di vista “sociologico” dello stato attuale delle interazioni, della comunicazione e delle costruzioni culturali.

Dott. Libanti – Psicologo e Coordinatore per il Progetto Nazionale CCM – “Social Net Skills”
Il progetto “Youngle” – il primo servizio pubblico nazionale di ascolto e counseling su Facebook, rivolto ad adolescenti e gestito da adolescenti con il supporto di psicologi, educatori ed esperti di comunicazione.

scarica il programma Depliant-Cremona1.pdf

 

 

Alba (CN) BLACK MIRROR LO SPECCHIO OSCURO – 9/10 ottobre 2015

Le nuove tecnologie come ci stanno cambiando? Come realizzare comunicazione efficace su temi di salute? Come intercettare il pubblico? E’ possibile utilizzare questi ambienti per potenziare gli interventi socio-sanitari? Esistono le dipendenze da internet? Come prevenire? Come curare? Quali interventi possibili?

Da diversi anni il Centro Steadycam è impegnato in interventi ed attività di formazione sui temi della media education, in particolare per favorire l’utilizzo dei media come strumento integrale per la formazione e come metodologia di intervento socio sanitario. Nel corso delle varie attività è emersa da parte di operatori dei servizi, insegnanti e genitori l’esigenza di comprendere meglio come gli ambienti digitali stiano modificando le nostre vite e quelle dei cittadini che siamo chiamati a formare, aiutare, curare. Inoltre, dalle esperienze operative, si rafforza l’efficacia e la novità di un approccio metodologico che integri gli interventi (sociali e formativi) in presenza con l’utilizzo delle rete, delle App e di altri ambienti digitali.

Ecco allora l’idea di dedicare un momento alla riflessione e al confronto metodologico su un mondo spesso dipinto nelle cronache come uno specchio oscuro (cyberbullismo, videogiochi violenti, dipendenza, …), ma che invece fa parte delle nostre vite e che rappresenta una risorsa professionale potentissima.

Pertanto, l’evento si propone di lavorare sui nuovi ambienti e strumenti digitali in un’ottica di possibili interventi scolastici, educativi e di salute. Tre giorni per stare di fronte a uno specchio, per guardarci e rimettere in discussione il nostro lavoro, per passarci attraverso e scoprire nuove prospettive e acquisire altre competenze.

Proveremo ad aprire un confronto su questi interrogativi con l’aiuto di esperti di media e del mondo della comunicazione e proponendo workshop di esplorazione metodologica.

Interventi di Marangi, Fattori, De Baggis, Tonioni, Tisseron, Rivoltella, Youngle, Croce, Floris

scarica il programma del convegno black-mirror-definitivo.pdf

Black Mirror è rivolto a Dirigenti e Operatori sanitari delle Aziende Sanitarie. Dirigenti Scolastici e docenti delle Scuole di ogni ordine e grado Dirigenti e operatori degli enti del privato e del privato sociale (cooperative, associazioni, …) Liberi professionisti operanti nel settore sociale.Amministratori locali e Associazioni di genitori interessate.

Sede: Alba (CN) località Altavilla

L’evento prevede un costo per i partecipanti accreditamento ECM

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