ITCS GIUSEPPE PEANO

Novità e tradizione

L ’Istituto, nel corso di studi, conferisce agli allievi una preparazione solida che consente loro di affrontare sia l’Università (ad esempio, senza alcun problema nel superamento dei test di accesso, ove previsti), sia il mondo del lavoro; ogni anno, nel mese di luglio, l’Istituto riceve oltre 80 richieste di elenchi di nuovi diplomati da parte di società, studi, enti e tutti coloro che non si iscrivono all’Università trovano un’occupazione entro pochi mesi dal conseguimento del diploma.

L’Istituto sperimenta alcune azioni che consentano di arricchire la preparazione culturale degli studenti, senza rinunciare alle loro ampie competenze specifiche, soprattutto dando strutturazione e diffusione a molte iniziative già presenti nelle discipline e nei percorsi di studio.L’Istituto, infatti, è stato sempre all’avanguardia in Firenze, pronto ad accogliere le iniziative di sperimentazione e le novità nel sistema dell’istruzione.

Oggi punta molto sui nuovi caratteri del processo di apprendimento/insegnamento:

  • La laboratorialità
  • La costruzione di un portfolio
  • L’apprendimento in alternanza scuola-lavoro
  • La centralità della lingua e dei linguaggi
  • La promozione della pluridisciplinarità

Via A. del Sarto 6/a 50135 FIRENZE 055 679018 – 661628 055 678041

Web: http://www.itcpeano.it Email: posta@itcpeano.it

S C U O L A    A P E R T A

Genitori e studenti di terza media potranno visitare l’Istituto con il Dirigente Scolastico, i docenti e gli allievi della scuola nelle seguenti  giornate di OPEN DAY

28 novembre dalle 15 alle 18

durante il quale sarà svolto anche un workshop IN LINGUA TEDESCA per la realizzazione di un calendario dell’Avvento

5 dicembre dalle 15 alle 18

19 dicembre dalle 15 alle 18

4 gennaio dalle 9:30 alle 12:30

23 gennaio dalle 15 alle 18

Saranno inoltre svolte lezioni aperte in cui si faranno WORKSHOP in laboratorio nelle date

16 gennaio dalle 9 alle 11

30 gennaio dalle 9 alle 11

6 febbraio dalle 9 alle 11

13 febbraio dalle 9 alle 11

 

La violenza nelle coppie adolescenti 

Nel nostro Paese il 14% degli ragazzi ha ricevuto insulti verbali dal partner, l’8% minacce (soprattutto online, postando foto o video privati) e il 6% violenze fisiche. Le conseguenze di rapporti di coppia malsani, abusanti o violenti possono lasciare cicatrici profonde sull’adolescente che può a sua volta sviluppare atteggiamenti violenti. Dopo gli ultimi sviluppi del duplice omicidio di Ancona per mano di due ragazzi invitiamo tutti a una riflessione

di Brunella Gasperini, pubblicato su http://d.repubblica.it

Di violenza nella coppia si parla poco, talvolta in modo distorto e soprattutto riferendosi a relazioni tra adulti. Sembra invece sottovalutata l’idea dell’aggressività tra giovanissimi, perché si preferisce sminuirla interpretandola come impulsività o immaturità. Per esempio, si tende a scusare urla e insulti tra giovani innamorati. Gli adolescenti stessi spesso pensano che minacciare per ottenere ciò che si desidera, esprimere rancore, controllare l’altro in modo ossessivo oppure darsi schiaffi, sia “normale” in un rapporto. Che tormentare, molestare o danneggiare sia comunque spiegabile in una logica di innamoramento. E infatti la violenza di solito inizia proprio con l’abuso emotivo o psicologico, con il maltrattare, offendere, vessare l’altro, atteggiamenti che in alcuni casi cronicizzano, si allargano e scivolano in forme incontrollate. L’aggressività all’interno delle prime esperienze sentimentali è un fenomeno che sta affiorando nella sua complessità solo negli ultimi tempi. La letteratura nordamericana lo ha definito “dating aggression” e “dating violence”, termini che fanno riferimento a forme di violenza psicologica, emotiva, fisica e sessuale.
Secondo i dati 2014 dell’Osservatorio adolescenti di Telefono Azzurro e Doxa Kids, nel nostro Paese il 14% degli adolescenti ha ricevuto insulti verbali dal partner. L’8% minacce, in prevalenza riguardanti la vita online, come il postare in Rete foto o video privati. Le violenze fisiche, come essere picchiato dal partner, riguardano il 6% delle giovani coppie e sono soprattutto i maschi a denunciarle, l’8% contro il 3 delle femmine. L’aggressività nei rapporti adolescenziali coinvolge anche le ragazze, ma si notano comunque differenze di genere. Le femmine sono più propense a dare schiaffi, calci e urlare soprattutto per rabbia, autodifesa o gelosia. I maschi più facilmente danno spintoni, colpiscono e commettono abusi sessuali per controllare la partner o rispondere agli attacchi subiti.
Gli studi dicono che le conseguenze di rapporti malsani, abusanti o violenti possono trascinarsi a lungo, lasciando cicatrici profonde sull’adolescente in crescita. Le vittime rischiano di sviluppare a loro volta atteggiamenti violenti, anche al di fuori della coppia, e hanno una altissima probabilità di ritrovarsi nelle stesse condizioni in età adulta. In particolare le femmine rischiano in misura maggiore di andare incontro a disturbi del comportamento alimentare e depressione, sviluppare dipendenza affettiva mentre nei maschi prevalgano reazioni di rabbia e comportamenti antisociali. In questo senso l’abuso nelle relazioni adolescenziali  sembra essere predittivo di violenza domestica, propria di relazioni “mature”.
Ma alla fine, di questi modi disadattivi di interagire sono vittime entrambi i partner. Comunque viene danneggiata l’idea di cosa significhi stare in una relazione, come sia un rapporto stabile e duraturo. Si sperimentano paura, instabilità e abuso oppure mancanza di controllo sui propri impulsi e su se stessi in una dimensione che dovrebbe dare sicurezza e protezione. Si impara che l’intimità può far male, è un posto dove non siamo sicuri. Che la violenza è un mezzo per esprimersi e comunicare. Che se l’altro ci tratta male forse lo meritiamo, ne siamo la causa. In modo ancora più rischioso si può credere di trovarsi  in una relazione travolgente, essere oggetto di “vero amore”, quello che ci rende gelosi e possessivi, per il quale si perde la testa e si possono fare cose crudeli. Anche questo può essere il pensiero di un adolescente. Complici alcuni messaggi che arrivano dai media, dalle pubblicità, dalle narrazioni popolari. Che non di rado ammiccano pericolosamente al tipo di “amore violento” e  parlano di passione, violenza e crimine in modo promiscuo.
Invece, in un rapporto sano si comunica in modo efficace, ci si ascolta e si lavora insieme per risolvere i conflitti. Non ci si offende, minaccia o percuote. E riusciamo a farlo se siamo provvisti di competenze emotive e relazionali,  quelle preziose capacità che ci rendono in grado di reagire al fallimento, tollerare le frustrazioni, controllare la rabbia, gestire le liti, far fronte alle difficoltà. Mettersi nei panni dell’altro, comprenderlo. Aspetti straordinari di intelligenza emotiva, preventivi di frustrazione e violenza dei quali soprattutto i giovani possono essere carenti. Che assumiamo dalle nostre relazioni precoci di attaccamento, dal modo di stare con le persone significative nella nostra vita ma che nessuno poi ci insegna. In questo senso l’educazione affettiva dovrebbe far parte di un progetto più ampio di educazione alla salute. Per dare l’opportunità ai più giovani di comprendere e identificare modelli relazionali sani, modi efficaci di comunicare, imparare strategie per evitare o chiudere un rapporto malsano. Per offrire loro strumenti, supporto e spazi necessari per il benessere fisico, emotivo e sentirsi al sicuro nelle relazioni. Cose a cui hanno diritto.

Nuove droghe, un progetto per riconoscerle. E salvare molte vite

Una rete di laboratori super-specializzati per individuare le nuove sostanze e aumentare i monitoraggi in tutta Italia, migliorando la sicurezza sulle strade

Le nuove sostanze psicoattive o NPS sono sempre più diffuse e pericolose, ma sono difficili da individuare e «schedare» perché quasi ogni giorno se ne aggiunge un’altra e la fantasia degli «architetti di droga», come li chiama la tossicologa forense dell’Università di Firenze Elisabetta Bertol, non sembra conoscere limiti. Ma più nuovi stupefacenti si identificano, più vite si possono salvare: così Bertol ha messo in piedi una task force di sette università italiane che, in collaborazione con la Polizia di Stato, ha dato vita al progetto «Life street, No drugs». Una risposta concreta per prevenire le morti su strada dovute alla guida sotto l’effetto di stupefacenti.

di Elena Meli http://www.corriere.it/salute/

Molti purtroppo si mettono al volante dopo aver assunto droghe di vecchia o nuova generazione. E se da una parte in Italia i controlli con l’etilometro sono ormai una procedura ben rodata, dall’altra molto meno si riesce a fare per riconoscere chi guida sotto l’effetto di droghe: pochissimi vengono identificati, anche perché le nuove sostanze sono spesso sconosciute e non esistono kit semplici per individuarle in chi viene fermato dalla Polizia. «Oggi i monitoraggi antidroga sui guidatori vengono fatti a macchia di leopardo: il rapporto con i test per la guida in stato di ebbrezza è di uno a dieci, per di più si utilizzano kit che non riescono a riconoscere le NPS – spiega Bertol –. Per questo abbiamo pensato a un progetto che mettesse in rete sette università sparse su tutto il territorio, ciascuna in grado di eseguire indagini di secondo livello in laboratori ad alta tecnologia: in questo modo si potrebbe superare una delle maggiori difficoltà nella “caccia” alle droghe e a chi le consuma, ovvero la necessità di mandare i campioni a un laboratorio unico centralizzato che ovviamente non può gestire una mole di dati enorme come quella che sarebbe necessaria per un monitoraggio concreto dei guidatori». Oltre all’università di Firenze fanno parte del progetto anche quelle di Pavia, Verona, la Cattolica di Roma, Napoli, Catania e Sassari: ognuna potrà occuparsi dei campioni che arriveranno dalle Regioni limitrofe e nessuna area del territorio, isole comprese, resterà fuori dalla rete.

Sostanze molto pericolose

Sono oltre 1000 le nuove droghe sintetiche identificate dalle Nazioni Unite: chiunque, anche un minorenne, può comprarle per pochi euro online e vedersele recapitate a domicilio con garanzia di anonimato. Si tratta di sostanze con effetti decine di volte più forti e pericolosi di quelli delle “vecchie” droghe e i tossicologi lavorano a pieno ritmo per riconoscerle: «Nei nostri laboratori studiamo questi composti in una corsa contro chi li produce e li modifica per renderli “introvabili” – dice Bertol –. La nostra esperienza può essere perciò preziosa per individuare le NPS: i kit possono servire come screening di massa, ma per avere un quadro realistico occorrono test più specifici come quelli che possono essere condotti nei laboratori del network, sul sangue o la saliva dei soggetti fermati. Oltre ad avere una fotografia più accurata dei consumi degli italiani, questo progetto potrà aiutare a identificare chi si è messo alla guida poco dopo aver assunto sostanze stupefacenti: un dato non irrilevante perché per condannare i guidatori sulla base dell’articolo 187 del Codice della strada (quello che si riferisce alla guida sotto l’effetto di stupefacenti, ndr) servono prove certe e schiaccianti come solo i test specifici di laboratorio possono essere, a maggior ragione se sarà introdotto il reato di omicidio stradale o saranno inasprite le pene per chi è trovato alla guida in stato alterato».

Prove certe per i reati

Non a caso il progetto è sostenuto dalle Associazioni che si battono per rendere le strade più sicure, come l’Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale il Movimento Italiano Genitori, l’Associazione Guarnieri e l’Associazione Borgogni. Il progetto è stato presentato al Ministero degli Interni e, nell’arco di tre anni, si pone diversi obiettivi concreti fra cui aumentare il numero di esami tossicologici sulle strade italiane, avviare ricerche innovative per nuove metodologie preventive, attivare una campagna informativa/educativa per i giovani e creare finalmente un osservatorio nazionale permanente sull’incidentalità stradale correlata all’uso di droghe per avere dati affidabili e aggiornati. «Dobbiamo ancora avere il via libera, ma le coperture finanziarie ci sono: grazie al Fondo contro l’incidentalità notturna, che raccoglie le sanzioni pecuniarie comminate a chi commette violazioni alla guida durante la notte (la multa è più salata come in caso di incidenti provocati da neopatentati, ndr), già oggi avremmo a disposizione 21 milioni di euro per partire con controlli più capillari e attivare i laboratori di secondo livello nelle sette università che partecipano al progetto», conclude Bertol.

Bambini, leggete quello che volete. Così ho vinto il Nobel dei maestri

Metodo (classi piccole, approccio uno a uno) e progetti (comprare altri volumi, rifare il tetto) di Nancie Atwell, americana, 63 anni, miglior docente del mondo. Che insegna in un centro rurale di 1.200 abitanti
di Antonella De Gregorio http://www.corriere.it/

Di ragazzi che abbandonano la scuola e smettono di studiare non ce ne sono a Edgecomb, piccolo centro del Maine, dove un’insegnante appassionata, Nancie Atwell, ha avviato nel 1990 una demonstration school, scuola laboratorio che serve da modello e caso di studio per altri insegnanti. Accoglie un centinaio di bambini tra i 5 e i 12 anni e si sperimentano metodologie innovative. Nulla a che vedere con le tecnologie digitali, per una volta, ma pareti tappezzate di libri in ogni classe, decine di migliaia, a disposizione dei ragazzi. La novità, rivoluzionaria, è che dalla prima elementare alla fine delle medie, gli alunni della scuola (il Center for Teaching and Learning) leggono in media 40 libri a testa all’anno (contro i 5 della media Usa); scrivono ognuno una ventina di racconti, poesie, recensioni, che vengono pubblicati su riviste o sul sito del Centro; e soprattutto diventano presto autonomi nell’apprendimento. Con risultati scolastici molto alti. Il 97%, poi, prosegue gli studi e si iscrive a college e università anche eccellenti, come Harvard o Chicago.

Edgecomb è un paese rurale di 1.200 abitanti. Il Ctl è una scuola hands on, con laboratori di storia, arte, musica e scienze. E Nancie Atwell, 63 anni, è la prima vincitrice di quello che è stato definito il «Premio Nobel degli insegnanti», messo in palio dalla Varkey Foundation e conferito in marzo a Dubai, nel corso di una sontuosa cerimonia, alla presenza di capi di Stato e di docenti fuori dall’ordinario, di tutto il mondo. Un premio nato per far finire sotto i riflettori un insegnante eccezionale, che abbia offerto un contributo speciale alla professione. La luce su uno, per migliorare la reputazione dell’intera categoria e «far sì che riceva il rispetto che merita», ha spiegato l’ideatore, Sunny Varkey, imprenditore di origini indiane. Un modo, anche, per far conoscere le migliaia di storie di «eroi» che hanno trasformato la vita dei giovani.
«Ho saputo solo all’ultimo di aver vinto: quando, sul palco a Dubai, hanno letto il mio nome», dice a «la Lettura» tra un appuntamento e l’altro di un tour europeo per raccontare la sua esperienza ed esercitare il ruolo di ambasciatrice della Fondazione: eventi, forum, interviste.

Oltre alla meraviglia e alla gratificazione, un assegno da dirigente d’azienda, da calciatore, star della tv: un milione di dollari che le verranno corrisposti a rate, in dieci anni. Che cosa ne farà?
«Investirò tutto nel Centro: prima di marzo ero preoccupata di come andare avanti. Abbiamo bisogno urgente di rifare il tetto, sostituire i caloriferi e soprattutto acquistare libri: non sono mai abbastanza. Abbiamo deciso dall’inizio di sostenerci con raccolte fondi e con il provento delle royalty dei libri che scriviamo (una trentina all’attivo, su diversi aspetti della didattica, ndr). La nostra è una scuola privata, ma ha rette pari a un terzo delle altre e offriamo molte borse di studio: meno del 20% degli studenti paga la quota intera».

l’intervista prosegue su http://www.corriere.it/scuola/primaria/

OPEN DAY Liceo ANTONIO GRAMSCI

Il Liceo “A. Gramsci” presenta l’indirizzo di Liceo Scientifico istituito con la riforma della scuola secondaria di secondo grado (D.P.R. n.89, 15 marzo 2010), arricchito con l’opzione Scienze Applicate.

Al termine dei corsi, che si articoleranno in un primo biennio propedeutico, un secondo biennio di approfondimento ed un quinto anno conclusivo del percorso di studi superiori, verrà rilasciato il “Diploma di Liceo Scientifico” o “Diploma di Liceo Scientifico – Opzione Scienze Applicate”, che permetterà l’accesso a tutte le facoltà, nonché a corsi di formazione professionale post-secondaria. Alla fine del primo biennio, inoltre, saranno certificate le competenze acquisite, in linea con quanto richiesto dalla normativa vigente ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione.

Tutte le classi V del Liceo (Scientifico e opzione Scienze applicate) svolgeranno un modulo didattico di una disciplina non linguistica in Inglese (modalità CLIL) così come previsto dalla riforma del Liceo Scientifico secondo il DPR 89/2010

Via del Mezzetta, 7, Firenze 055/610.281

http://www.liceogramsci.gov.it

OPEN DAY   15.00-16.00: lezioni-incontro

su prenotazione

(055/610.281, max 25 studenti):

15.00-18.00: visita guidata  della scuola. Interventi musicali:

“Solisti e Orchestra

del Gramsci”.

sabato 05 dicembre Scienze o Latino
sabato 19 dicembre Fisica, Informatica o Latino
sabato 16 gennaio Scienze o Latino
sabato 30 gennaio Fisica, Informatica o Latino

MATERIALE INFORMATIVO.

I nostri docenti distribuiranno e illustreranno i piani di studio, i quadri orari e le attività progettuali della scuola. Studenti e genitori potranno dialogare e porre domande a docenti ed alunni del Liceo.

PARTECIPAZIONE ALLE LEZIONI.

Durante il mese di gennaio e fino alla data di scadenza delle iscrizioni, gli studenti che ne faranno richiesta saranno inseriti nelle nostre classi per una intera mattinata. Sarà sufficiente prenotarsi almeno una settimana prima scrivendo all’indirizzo vicedirigenza@liceogramsci.gov.it .

INCONTRI PERSONALIZZATI.

I genitori che desiderano una consulenza individuale potranno incontrare la nostra referente all’orientamento prof.ssa Carpini il lunedì e il martedì dalle 13.20 alle 14.00. Sarà sufficiente prenotarsi almeno una settimana prima scrivendo all’indirizzo vicedirigenza@liceogramsci.gov.it .

http://www.liceogramsci.gov.it/index.php?option=com_content&view=featured&Itemid=101

Sempre in tema di orientamento, segnaliamo anche il sito del MIUR (MInistero dell’ Istruzione, dell’ Università e della Ricerca)

“IO SCELGO IO STUDIO” http://www.istruzione.it/orientamento/

che offre agli studenti e alle loro famiglie un dettagliato percorso interattivo per capire e scegliere cosa fare dopo le Medie.

Da scaricare la brochure “MIUR Scuola Secondaria-superiore” con una descrizione sintetica della struttura dei Licei, degli istituti Tecnici e degli istituti Professionali e tutti i profili e i quadri orari aggiornati (secondo i Regolamenti entrati in vigore il 16 giugno 2010), utili per un confronto più agevole e immediato delle diverse tipologie di istruzione secondaria superiore.

 

OPEN DAY Istituto GALLEO GALILEI

Un nome di prestigio: quello del grande ricercatore toscano che ha rivoluzionato il pensiero scientifico dando origine alla scienza moderna; e quello di una scuola che esiste da oltre 150 anni e che ha formato generazioni di giovani, essendo sempre al passo coi tempi. Una scelta sicura sia per l’inserimento immediato nel mondo del lavoro, sia per la prosecuzione degli studi universitari, questa è la caratteristica fondamentale del Galilei non ti precludere nessuna scelta futura: sia che vorrai intraprendere una attività da libero imprenditore, o che vorrai inserirti in aziende, banche, enti pubblici o altri impieghi nei settori più avanzati dell’economia sia che vorrai proseguire gli studi iscrivendoti a qualunque facoltà universitaria.

Tecnico Economico e Liceo delle Scienze Umane

Liceo delle Scienze Umane

  • Opzionebase, asse psicopedagogico
  • Opzionee conomico-sociale LES

Istituto Tecnico – economico

  • Amministrazione, finanza e marketing (1° biennio comune)
  • Sistemi informativi  aziendali
  • Relazioni internazionali per il marketing

http://www.isis-galilei.fi.it

ISIS Galileo Galilei – Via di Scandicci, 151 – 50143 Firenze (FI) –

Tel: 055 704569, 055 710428

OPEN DAY GALILEI

A partire dal 5 dicembre sarà possibile visitare la nostra scuola, per vedere gli ambienti e le attrezzature che l’istituto mette a disposizione dei ragazzi e del loro percorso di studio. Sarà anche possibile parlare con docenti e studenti, per essere informati ……

sugli indirizzi di studio che il nostro istituto offre e sui loro possibili sbocchi, sulle attività proposte, su come si svolge la vita quotidiana nel nostro istituto. Il calendario è il seguente.

IN SEDE  (Via di Scandicci, 151)

SABATO 05/12/2015 ORE 15.00-19.00

DOMENICA 13/12/2015 ORE 9.00-12.00

SABATO 19/12/2015 ORE 18.00-21.00*

DOMENICA 17/01/2016 ORE 9.00-12.00

SABATO 23/01/2016 ORE 15.00-19.00

SABATO 30/01/2016 ORE 15.00-19.00

DOMENICA 31/01/2016 ORE 9.00-12.00

* OPEN DAY CON APERITIVO

 

IN SUCCURSALE  (Via San Bartolo a Cintoia, 19/A)

 

 SABATO 30/01/2016 ORE 10.00-12.00

OPEN DAY Liceo PASCOLI

Liceo Linguistico-Scienze Umane GIOVANNI PASCOLI

Viale Don Minzoni 58, Firenze

http://nuke.liceopascoli.it

LICEO LINGUISTICO

Il percorso del liceo linguistico è indirizzato allo studio di più sistemi linguistici e culturali. Guida lo studente ad approfondire e a sviluppare le conoscenze e le abilità, a maturare le competenze necessarie per acquisire la padronanza comunicativa di tre lingue, oltre l’italiano, e per comprendere criticamente l’identità storica e culturale di tradizioni e civiltà diverse.

Il Liceo delle Scienze Umane sorge dalla necessità di riunire e consolidare le sperimentazioni del Liceo Psico-pedagogico e del Liceo delle Scienze Sociali.

Si rivolge a studenti che presentano particolare interesse per le discipline umanistiche, ma è in grado di offrire una formazione completa e di preparare a tutte le facoltà universitarie.

Il piano di studi risponde, infatti, ai nuovi bisogni di promozione culturale in quanto è caratterizzato da una buona base di cultura generale integrata da conoscenze specifiche relative ai diversi campi di indagine della ricerca psicologica, pedagogica, sociologica, antropologica e storica.

Completano l’offerta formativa la matematica, la fisica e le scienze naturali che, interagendo con quelle socio-umane, contribuiscono alla formazione di una professionalità di base che coniuga gli aspetti comunicativo-relazionali con la logica e il rigore della scienza.

Questo Liceo offre una formazione attenta ad unire teoria e pratica mediante insegnamenti laboratoriali e stage formativi finalizzati all’acquisizione di competenze relazionali, comunicative, organizzative e progettuali nei confronti dei fenomeni educativi e sociali.

OPEN DAY del Liceo Pascoli

Sabato 5 dicembre 2015

Sabato 16 gennaio 2016 dalle ore 15.00 alle ore 18.00

Orientamento e visite guidate. Visite ai Laboratori

Presentazione degli indirizzi liceali:

LINGUISTICO SCIENZE UMANE

ECONOMICO SOCIALE

SEDE – Viale Don Minzoni, 58 SUCCURSALE Via Cocchi, 15 SUCCURSALE Via del Bersaglio, 4

 

“Facciamo votare i giovani già dai 16 anni” 

In Austria, in alcune regioni della Germania e in Scozia per il referendum sull’indipendenza è stato allargato il voto ai giovanissimi. In Italia se ne parla da anni ma senza risultati. “Sarebbe una riforma a costo zero che aggiunge diritti senza toglierne”. Parla Alessandro Rosina, docente di Demografia della Cattolica di Milano

Siamo uno dei paesi con meno investimento sociale sulle nuove generazioni ed è necessario dare più peso a chi in futuro pagherà le scelte fatte oggi”. E’ un convinto sostenitore della necessità di estendere il diritto di voto anche ai ragazzi di sedici e diciassette anni Alessandro Rosina, docente di Demografia e Statistica sociale dell’Università Cattolica di Milano. Un allargamento del diritto di censo di cui in Italia si discute da anni senza grosse evoluzioni, ma che potrebbe contribuire ad arginare il disinteresse dei giovani verso la politica. Intervista a cura di Mauro Munafò su L’Espresso

Perché si dovrebbe allargare il diritto di voto ai 16 e 17 enni?
I 16 e 17enni sono poco più di un milione e 100 mila. Controbilanciano attualmente la popolazione over 87. La loro aggiunta all’elettorato consentirebbe ai giovani fino ai 35 anni di avere un peso analogo agli elettori anziani (i 65 anni e più), mentre attualmente i primi sono sotto di oltre un milione di potenziali voti rispetto ai secondi.

Ci sono varie proposte di legge abbandonate in Commissione affari costituzionali sull’estensione del voto ai 16enni: due progetti sono stati presentati nella XV legislatura, cinque nella XVI e altri cinque in quella in corso. Ma esiste una volontà politica di portare avanti questo tema? 
La volontà politica è debole, nonostante sia una riforma a costo zero e che aggiunge diritti senza toglierne ad altri. In un paese che invecchia è importante dar oggi più peso a chi in futuro pagherà o beneficerà di più delle scelte fatte oggi. Non è un caso che siamo uno dei paesi con meno investimento sociale sulle nuove generazioni.

Gli scettici sostengono che a quell’età si è troppo giovani per votare…
Se a 16 anni si è considerati idonei per lavorare e pagare le tasse, non si vede perché non si può esprimere un voto su come poi il bene pubblico che si contribuisce a produrre viene amministrato. Inoltre avrebbe un effetto di incentivo per i giovani ad essere più informati e consapevoli rispetto alla società in cui vivono, aumentano quindi la partecipazione e la cittadinanza attiva. Ma questa estensione del voto non è sostenuto da alcun potere forte e attualmente i giovani stessi sono distratti da altre preoccupazioni legate al lavoro. Eppure è proprio attraverso il voto e la politica che si cambia il paese.

continua la lettura su L’ESPRESSO

L’Erasmus dei liceali. Raddoppiano gli studenti ma i prof frenano

C’è Daria, 17 anni, che è partita a metà luglio e frequenta il «grade 10» a Puerto Princesa, nell’isola di Palawan, una delle più belle delle Filippine. E Arianna, arrivata in piena estate a Baltimora, nel Maryland, Stati Uniti. A scuola studierà teatro e matematica, inglese, anatomia e latino. C’è Lorenzo, appena rientrato dal Brasile, dopo un anno in una scuola all’avanguardia, per didattica e tecnologie, della periferia di San Paolo. Sonia, che ha passato l’estate in Kenya. Marta, un anno a Popoyan, Colombia.

Moderni chierici vaganti, come quegli studenti girovaghi del Medioevo, che si spostavano in tutta Europa per inseguire insegnanti e saperi. Così la Ue vorrebbe i nostri 17-18enni: per migliorare la propria formazione dovrebbero fare esperienze all’estero. Seguire lezioni, conoscere scuole e famiglie, apprezzare stili di vita e differenze. È scritto nel piano Europa 2020. E i teenager di oggi di voglia di abitare il mondo ne hanno da vendere.

articolo di Antonella De Gregorio su corrieredellasera.it

Le famiglie appoggiano il loro desiderio di apertura. È vero, ancora non sono tanti: rappresentano poco più dell’1% della popolazione scolastica di terza e quarta superiore. Ma è un tragitto che fanno di corsa: erano 3.500 nel 2009, 7.300 lo scorso anno: più che raddoppiati in un lustro.

Il loro cammino però procede zoppo. «Con una gamba (quella degli studenti e dei loro genitori) che vuole correre e quella dei docenti che tengono il freno a mano tirato», riassume Roberto Ruffino, segretario generale di Intercultura, onlus che dal 1955 promuove scambi in sessanta Paesi. Perché mentre chi parte si dimostra sempre più curioso e attratto anche da mete insolite, come Perù, Bolivia, Filippine (ma la parte del leone la fanno sempre l’Europa, scelta dal 35,6% e il Nord America, 22%), i prof che dovrebbero accompagnarli — con l’insegnamento delle lingue, la collaborazione con scuole estere, il sostegno a programmi di mobilità — segnano il passo.

Una ricerca commissionata da Intercultura a Ipsos rivela che solo il 18% degli insegnanti si può definire «internazionale». Metro di misura, un periodo di almeno un anno trascorso all’estero. I prof «aperti» — che cioè hanno seguito un percorso di formazione anche più ridotto — fino a quattro mesi —, o coinvolto gli studenti in scambi di classe o gemellaggi — sono il 22%. Due terzi sono «local»: mai stati all’estero per motivi professionali, o solo per accompagnare i ragazzi in gita. Persino tra i prof di lingue, i più votati all’internazionalizzazione, la maggior parte non ha mai partecipato a progetti all’estero.

Una grande immobilità. Che rispecchia anche stili diversi di insegnamento: più aperti, aggiornati, appassionati gli «internazionali». Stimolanti, ma esigenti, poco innovativi, i «local». Intanto gli studenti non hanno un sostegno adeguato quando decidono di partire. E al rientro non vengono riconosciute le competenze acquisite.

«La sfida che si pone — sostiene Ruffino — è quella di innescare un processo virtuoso per sostenere i docenti nella loro formazione internazionale». A partire dalla conoscenza delle lingue straniere: solo un insegnante su quattro dichiara di conoscerne molto bene almeno una. Se si esclude l’inglese, la percentuale scende a 12 su cento. Solo l’1% ha qualche nozione di lingue extraeuropee, come russo, arabo o cinese.

UNO STUDIO SULL’USO DI CANNABIS E LA PARANOIA

Una ricerca britannica condotta dall’Università di Oxford, dall’Istituto di Psichiatria del King College di Londra e dall’Università di Manchester ha recentemente identificato i fattori psicologici che possono condurre i consumatori di cannabis a stati paranoici. Lo studio, pubblicato sulla rivista Bullettin Schizofrenia, ha avuto il duplice obiettivo di determinare se il principale componente psicoattivo della cannabis, il tetraidrocannabinolo (THC), possa causare disturbi psicotici e paranoici e di identificarne i meccanismi cognitivi alla base, utilizzando tale sostanza come indicatore.

Lo studio è stato effettuato su un campione di 121 persone, di età compresa tra i 20 e i 50 anni, con livelli simili di THC nel sangue, che avevano manifestato episodi paranoici nel mese precedente al test ma ai quali non era stata diagnostica alcuna malattia mentale. I volontari si sono prestati a ricevere una dose, per via endovenosa, di 1,5 mg. di THC (l’equivalente di una dose comune) o un placebo (soluzione fisiologica). I ricercatori riferiscono che gli effetti del THC sui partecipanti è durato per circa 90 minuti. Per monitorare gli effetti di queste sostanze, sono state utilizzate diverse forme di valutazione, tra cui uno scenario di realtà virtuale, una situazione di vita reale, questionari di autovalutazione e interviste con personale esperto.

I risultati hanno dimostrato che l’assunzione di THC aumenta sensibilmente gli episodi paranoici e che la condizione di consapevolezza circa il contenuto della sostanza somministrata può aumentarne l’insorgere. Una persona su cinque, tra quelle cui è stato somministrato THC, ha avuto un aumento di paranoia, direttamente attribuibile al principio attivo. Il team di ricerca ha affermato che il THC ha anche indotto altri effetti psicologici come ansia, preoccupazione, bassa autostima, sbalzi di umore, cambiamenti nella percezione visiva e sonora e alterazioni della percezione temporale. I ricercatori fanno notare come i sentimenti di paranoia si siano semplificati ad una corrispettiva riduzione dei livelli di THC nel sangue.

Usando l’analisi statistica, il National Institute for Health Research (NIHR) di Londra, che ha parzialmente finanziato la ricerca, è giunto alla conclusione che tutti questi elementi negativi concorrono a provocare stati di paranoia tra i consumatori di cannabis.

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