Alba (CN) BLACK MIRROR LO SPECCHIO OSCURO – 9/10 ottobre 2015

Le nuove tecnologie come ci stanno cambiando? Come realizzare comunicazione efficace su temi di salute? Come intercettare il pubblico? E’ possibile utilizzare questi ambienti per potenziare gli interventi socio-sanitari? Esistono le dipendenze da internet? Come prevenire? Come curare? Quali interventi possibili?

Da diversi anni il Centro Steadycam è impegnato in interventi ed attività di formazione sui temi della media education, in particolare per favorire l’utilizzo dei media come strumento integrale per la formazione e come metodologia di intervento socio sanitario. Nel corso delle varie attività è emersa da parte di operatori dei servizi, insegnanti e genitori l’esigenza di comprendere meglio come gli ambienti digitali stiano modificando le nostre vite e quelle dei cittadini che siamo chiamati a formare, aiutare, curare. Inoltre, dalle esperienze operative, si rafforza l’efficacia e la novità di un approccio metodologico che integri gli interventi (sociali e formativi) in presenza con l’utilizzo delle rete, delle App e di altri ambienti digitali.

Ecco allora l’idea di dedicare un momento alla riflessione e al confronto metodologico su un mondo spesso dipinto nelle cronache come uno specchio oscuro (cyberbullismo, videogiochi violenti, dipendenza, …), ma che invece fa parte delle nostre vite e che rappresenta una risorsa professionale potentissima.

Pertanto, l’evento si propone di lavorare sui nuovi ambienti e strumenti digitali in un’ottica di possibili interventi scolastici, educativi e di salute. Tre giorni per stare di fronte a uno specchio, per guardarci e rimettere in discussione il nostro lavoro, per passarci attraverso e scoprire nuove prospettive e acquisire altre competenze.

Proveremo ad aprire un confronto su questi interrogativi con l’aiuto di esperti di media e del mondo della comunicazione e proponendo workshop di esplorazione metodologica.

Interventi di Marangi, Fattori, De Baggis, Tonioni, Tisseron, Rivoltella, Youngle, Croce, Floris

scarica il programma del convegno black-mirror-definitivo.pdf

Black Mirror è rivolto a Dirigenti e Operatori sanitari delle Aziende Sanitarie. Dirigenti Scolastici e docenti delle Scuole di ogni ordine e grado Dirigenti e operatori degli enti del privato e del privato sociale (cooperative, associazioni, …) Liberi professionisti operanti nel settore sociale.Amministratori locali e Associazioni di genitori interessate.

Sede: Alba (CN) località Altavilla

L’evento prevede un costo per i partecipanti accreditamento ECM

Cresce il sexting tra i ragazzi

Secondo una ricerca del Cremit, su quasi 900 studenti tra i 14 e i 18 anni della Brianza, il 20% posta contenuti a sfondo sessuale sui social network.

Lo fanno soprattutto per divertimento e “per scherzo”. Sono i nuovi adolescenti a cavalcare la moda del “sexting”, il fenomeno che si sta diffondendo in Italia e all’estero e che interroga le agenzie educative. Lo scambio di contenuti espliciti di carattere sessuale (testi, immagini, video) attraverso i media digitalipreoccupa famiglie ed educatori di fronte all’ipotesi di eventuali sviluppi patologici del problema.

Il Centro di ricerca sull’Educazione ai media all’informazione e alla tecnologia (Cremit) dell’Università Cattolica di Milano e Pepita Onlushanno coinvolto 1800 ragazzi e ragazze tra i 14 e i 18 anni per mettere a fuoco cause e conseguenze dell’ultimo segno della società digitale.

Cremit ha somministrato i questionari in 20 scuole superiori tra licei, istituti tecnici e professionali della provincia di Monza Brianza, a cui hanno risposto 889 studentiequamente divisi tra maschi e femmine. Ne risulta che il 20% posta messaggi a contenuto sessuale per divertimento, il 12,6% per “fare colpo”, l’11,6% per “essere popolare” e solo l’8,7% per “prendere in giro qualcuno”.

L’indagine ha l’obiettivo di evidenziare il punto di vista degli adolescenti rispetto all’uso dei social network, alle loro preferenze, al tipo di comunicazione di sé che veicolano. Le immagini del profilo, quelle che postano o si scambiano insieme a testi e video, raccontano della vita sociale dei ragazzi, le modalità nuove con cui si rapportano, i valori che mettono al centro delle relazioni.

Pepita Onlus ha organizzato focus group in diverse città d’Italia rilevando tra le motivazioni principali: “per ricevere attenzione” con un 25% nelle ragazze contro un 15% nei ragazzi, “per ricevere commenti positivi” con un 23% nei ragazzi e un 19% nelle ragazze.

Image.ME. Corpi, consumi e trasformazioni dei giovani nello specchio dei nuovi media” del Cremit e “Ne hai condivisi tanti, condividi anche questo” di Pepita Onlus, sono i titoli delle due ricerche.

La giornata di studio promossa dal Cremit, dalle cooperative sociali Pepita Onlus e Industria Scenica insieme all’associazione Contorno Viola, sarà l’occasione anche per annunciare la nascita di “Decidi” (Definirsi Cittadini Digitali), il gruppo permanente su “Educazione e cyberbullying” che unisce le diverse competenze e i differenti modelli di intervento. L’obiettivo del gruppo è quello di promuovere azioni mirate e concrete destinate ai diversi contesti educativi: dalla scuola agli oratori, alle società sportive.

Passando in rassegna i diversi comportamenti “a rischio” messi in atto dagli adolescenti e registrati sui diversi social network il gruppo vuole promuovere una duplice riflessione: da un lato con l’obiettivo di studiare i comportamenti non conformi agiti da minori nell’ambito e attraverso i media digitali – in particolare nei social network – e, dall’altro, per fornire percorsi concreti ed efficaci di educazione preventiva con metodologie integrate.

Informazioni e dettagli si possono trovare sul sito www.cremit.it

Sostanze nuove e più pure, così cambia il mercato delle droghe

Lidia Baratta su Linkiesta

Sempre più pure, più forti e soprattutto nuove. L’aumento della concorrenza nel mercato degli stupefacenti sta affinando le tecniche di produzione di droga per aumentarne la purezza e la qualità. La cannabis in circolazione ha un contenuto di Thc (il principio attivo della marijuana) sempre più alto, l’hashish è sempre più potente, eroina ed ecstasy sono sempre più pure. Anche in questo settore, come viene fuori dallo European Drug Report 2015 dello European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (Emcdda), l’innovazione è il cuore del business: entrano in campo nuovi precursori chimici per “cucinare” e i processi di sintesi sono sempre più specializzati. E la distribuzione non è più la stessa: Internet, app e deep web sono una nuova vetrina per gli spacciatori, oltre che un canale di diffusione di nuove sostanze psicoattive più attrattive per i clienti e difficili da identificare per le autorità. Solo nel 2014 in Europa sono state individuate 101 nuove droghe.

L’aumento della concorrenza nel mercato degli stupefacenti sta affinando le tecniche di produzione di droga per aumentarne la purezza e la qualità

Le nuove droghe

Sul fronte della cannabis, aumenta la diffusione dei cannabinoidi sintetici, prodotti soprattutto in Cina. Una volta spedite in Europa sotto forma di polvere, queste sostanze chimiche vengono solitamente aggiunte a materiale vegetale e imballate per essere vendute come “droghe legali”. Cambia la produzione di marijuana, con l’introduzione di tecniche di produzione intensiva in Europa, e la coltivazione di nuove piante ad alta concentrazione di Thc in Marocco. Anche sul fronte degli oppiacei le autorità hanno segnalato la diffusione di nuovi prodotti sintetici. Mentre nel settore delle metamfetamine, sono i precursori chimici necessari per la produzione a fare la differenza, facendo registrare un aumento della purezza dei cristalli sequestrati.

È il mercato dell’Mdma, meglio nota come ecstasy, a puntare su una maggiore garanzia di purezza, soprattutto dopo la “cattiva pubblicità” della diffusione di prodotti di scarsa qualità con un basso contenuto di principio attivo. Dopo un periodo di segnalazioni in base a cui la maggioranza delle compresse vendute come ecstasy in Europa conteneva dosi ridotte di Mdma o non ne conteneva affatto, i dati riportati dallo European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction suggeriscono un aumento della disponibilità di compresse ad alto contenuto di Mdma. In Europa la produzione di questa sostanza è concentrata nei Paesi Bassi e in Belgio, Paesi che hanno storicamente denunciato il maggior numero di siti di produzione di sostanze stupefacenti.

Difficilmente tracciabile è invece il mercato delle nuove sostanze psicoattive, non controllate dalle leggi sugli stupefacenti: catinoni sintetici come mefedrone, pentedrone e Mdpv sono diventati una costante sul mercato delle sostanze illecite. I catinoni vengono usati in modo simile o intercambiabile rispetto ad altri stimolanti come l’anfetamina e l’Mdma. Nella maggior parte dei casi sono disponibili in polvere o in compresse, e la produzione è concentrata principalmente in Cina e in India. Il sistema di allerta Ue ha identificato più di 70 nuovi catinoni in Europa e nel 2013 sono stati segnalati oltre 10mila sequestri di catinoni sintetici.

Negli ultimi dieci anni la disponibilità di nuove sostanze psicoattive sul mercato europeo delle droghe è rapidamente aumentata. Nel 2014, gli Stati membri hanno segnalato al sistema di allerta rapido dell’Ue 101 nuove sostanze psicoattive

Le nuove droghe includono sostanze, sintetiche e naturali, che non sono controllate dal diritto internazionale e spesso vengono prodotte con l’intento di imitare gli effetti delle droghe controllate. Solitamente le sostanze chimiche vengono importate da fornitori extraeuropei e poi preparate, imballate e commercializzate in Europa. Ma sono sempre più diffusi i laboratori clandestini europei, dove si producono nuove droghe vendute direttamente sul mercato interno.

Per evitare i controlli, i prodotti sono spesso muniti di un’etichetta contenente informazioni ingannevoli, come “sostanze chimiche destinate alla ricerca”, con clausole di esclusione della responsabilità in cui si afferma che il prodotto non è destinato al consumo umano. Queste sostanze sono vendute da siti online e negozi specializzati, ma sempre più spesso vengono spacciate come le altre sostanze illecite.

Nel 2014, gli Stati membri hanno segnalato al sistema di allerta rapido dell’Ue 101 nuove sostanze psicoattive che non erano state denunciate in precedenza (un aumento del 25% rispetto al dato del 2013). Trentuno di queste sostanze sono catinoni sintetici, che costituiscono la categoria più vasta di nuove droghe identificate in Europa nel 2014, seguita da trenta cannabinoidi sintetici. Altri 13 composti, invece, non sono facilmente classificabili in alcuno dei gruppi di sostanze monitorati. Quattro delle nuove sostanze psicoattive segnalate nel 2014 vengono usate come principi attivi in ambito medico.

nuove droghe

La piazza di spaccio virtuale 

Internet e social network rappresentano una piazza importante per lo spaccio delle nuove sostanze psicoattive. Nel 2013, uno studio dell’Emcdda ha individuato 651 siti web che vendevano “droghe legali” agli europei, e le ricerche condotte nel 2014 hanno identificato siti che commerciavano droghe specifiche come l’oppiaceo sintetico MT-45, a volte in partite da un chilogrammo.

Cocaina, ecstasy e cannabinoidi sintetici si possono pagare comodamente con una ricarica su Postepay o con un accredito di Bitcoin. È come comprare un libro su Amazon o un paio di scarpe su Ebay

Cocaina, ecstasy e cannabinoidi sintetici si possono pagare comodamente con una ricarica su Postepay o con un accredito di Bitcoin. È come comprare un libro su Amazon o un paio di scarpe su Ebay. Puoi ordinare cristalli di metanfetamina che si trovano in New Mexico e riceverli comodamente a Milano sotto forma di droga legale. A fare da tramite è un mercato grigio di siti online che operano sia sul web di superficie che nel deep web. Criptomercati della droga come Silk Road (oggi chiuso), Evolution e Agora, allo stesso modo dei mercati online come eBay, forniscono a venditori e acquirenti un’infrastruttura per effettuare transazioni e servizi come la valutazione del venditore e dell’acquirente e l’hosting di forum di discussione. Si utilizzano criptovalute (come i Bitcoin) per facilitare transazioni anonime e si ricorre a imballaggi discreti per agevolare il trasporto di piccole quantità di droghe attraverso canali commerciali consolidati.

Ma anche i social network facilitano gli scambi sul mercato. Ilpusher 2.0 usa la messaggistica di Facebook, o anche quella di WhatsApp. Così si concordano prezzo e luogo di scambio. E la bustina, a volte, viene consegnata a domicilio. Un servizio completo e meno rischioso rispetto allo spaccio di strada.

Generazione 2.0, Paolo Ferri – FESTIVAL DELLA MENTE Sarzana, 4-5-6 settembre 2015

I videogiochi sono il peggiore intrattenimento per i nostri figli? No, basta scegliere quelli giusti. Vietare Internet ai bambini? È una battaglia senza senso, meglio educare i più piccoli a sfruttarne le potenzialità e a evitarne i rischi. La tecnologia è un danno per l’apprendimento? Al contrario, se usata correttamente può diventare una grande risorsa. Oggi pregiudizi e paure circondano il mondo digitale — da ≪i videogame rendono stupidi≫ a ≪per colpa del web i giovani non hanno più relazioni vere≫. È  invece necessario comprendere cosa significhi nascere e crescere in una realtà permeata dalla tecnologia: dai videogiochi a Internet, dai social network agli smartphone. L’obiettivo è quello di fornire una guida che permetta a genitori e insegnanti di risolvere i più comuni dubbi digitali e offrire consigli e indicazioni pratiche per muoversi insieme ai figli tra rischi e potenzialità dell’universo tecnologico, senza ansie e preoccupazioni.

Paolo Ferri professore ordinario di Teorie e tecniche dei nuovi media e Tecnologie didattiche presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università degli Studi Milano-Bicocca, dirige il LISP (Laboratorio informatico di sperimentazione pedagogica) e l’Osservatorio nuovi media NuMediaBios.  È autore di numerose pubblicazioni sul rapporto tra media e società, tra cui ricordiamo, Nativi digitali (Bruno Mondadori, 2011), Digital Kids, con Susanna Mantovani (Rizzoli Etas, 2012), La scuola 2.0. Verso una didattica aumentata dalle tecnologie (Spaggiari, 2013), I nuovi bambini. Come educare i figli all’uso della tecnologia, senza diffidenze e paure (BUR, 2014)

il programma del festival

Droghe. Genitori, ecco che cosa fare se avete dubbi sui vostri figli

Non serve «spiare» o sottoporre di nascosto a test e controlli i ragazzi. Piuttosto vanno ascoltati. E bisogna parlare, per far capire che è in gioco la loro salute e il loro futuro
di Daniela Natali #nonsaidicosatifai

Consulta o scarica i test

«Già rispetto a dieci anni fa il mondo della droga è cambiato, figuriamoci rispetto a 40 e più anni fa, quando i genitori degli adolescenti di oggi erano ragazzi. Esistono stupefacenti molto più potenti capaci di mettere insieme, per esempio, gli effetti di ketamina, Lsd e cannabinoidi e per di più “conditi” con sostanze che permettono di passare meglio la barriera ematoencefalica e anche con molecole lipofile che rendono le droghe meglio assimilabili».

Una «fotografia» del ragazzo e della famiglia

Non è certo rassicurante il quadro che fa ai genitori Fabrizio Schifano, psichiatra e farmacologo, da quindici anni in Inghilterra, all’Università di Hertfordshire, dove si occupa, come faceva in Italia, di nuove droghe. «E come se non bastassero queste nuove “offerte” facilmente accessibili, e neanche tanto costose, siamo di fronte, almeno in Italia, a un calo di interesse per il problema droga: si parla solo di dipendenza dal gioco d’azzardo» aggiunge Riccardo Gatti, psichiatria e psicoterapeuta, responsabile del Dipartimento Dipendenze della Asl di Milano. E i genitori, anche loro si preoccupano d’altro? «Dal mio osservatorio di psicologo responsabile del progetto “Obiettivo giovani consumatori” alla Ausl di Bologna — dice Luca Ghedini —, quindi da un osservatorio che guarda a ragazzi e famiglie già coinvolte nel problema della droga, parlerei piuttosto di genitori alle prese con sensi di colpa, di inadeguatezza. Ma tutti sbagliano, genitori compresi. Quello che noi facciamo per aiutare queste famiglie è scattare una “fotografia” che a volte fa vedere qualcosa che prima non era chiaro. Poi se ne discute insieme, magari si decide di fare altre fotografie o di coinvolgere la famiglia».

Il dialogo è sempre «l’arma» migliore

È possibile accorgersi che un figlio fa uso di sostanze? «Ci sono segnali: improvvisi cambi dell’umore, comportamenti inusuali, calo del rendimento scolastico, insonnia, estrema irritabilità, ma è difficile capire se la causa sia una droga o l’età» risponde Gatti. I test delle urine o dei capelli fatti di nascosto o imposti sono, certamente, l’ultima spiaggia, il segno di un dialogo con i figli già interrotto. Ma almeno servono? «In queste circostanze, la loro utilità è relativa: non solo con i campioni i ragazzi possono facilmente “ingannarci”, per esempio scambiandoli, ma i test comunque scoprono sei, sette sostanze note, mentre oggi sono innumerevoli quelle che si possono usare» risponde Schifano. Ma allora, ci si può solo arrendere? «No, anzi. Non bisogna far finta di niente, sperare che passi; se si hanno dei valori bisogna testimoniarli e “urlarli” ai figli. Ma chi ha la responsabilità di educare deve anche tenere sempre gli occhi aperti, ricordando che i problemi non nascono in un giorno» risponde Ghidini. «Bisogna ascoltare i figli, e parlare con loro — chiarisce Gatti —. Bisogna far capire che le nuove droghe sono droghe “vere”. Anche se chi le usa non si sente un drogato perché conduce una vita “normale”, il rischio è altissimo. Non solo si può passare da un uso “una volta ogni tanto” a uno sempre più frequente fino alla dipendenza, ma si rischia di non aver neppure il tempo di diventare dipendenti: queste droghe possono causare un infarto, una crisi psicotica, distruggere i reni, il fegato e, nel caso degli adolescenti, fare danni cerebrali provocando un precoce invecchiamento. E rovinano la sessualità». «Comunque, — conclude Gatti — nessuno deve pensare di poter fare tutto da solo. C’è chi sta lontano dai Servizi pubblici per le dipendenze perché teme di essere “schedato” o “segnalato” a qualche autorità. Non è vero, non succede. Abbiamo le porte sempre aperte, anche per i genitori che vogliono chiedere consigli. Basta bussare».

Ti “seguo” il paziente su Twitter. Psicoanalisti alla prova dei social

Dalle sedute su Skype alle app per registrare i sogni. Una professione che accetta le sfide del web e si interroga sul rapporto che avrebbe Freud con Facebook. Foto del passato e confessioni sui social possono aiutare le terapie ma c’è il confine della privacy. E quando a twittare è il dottore? Violazione dell’etica professionale o opportunità per una diagnosi migliore?

di Cesare Buquicchio, Repubblica.it

INVIDIE, nevrosi, amori, rabbie, gioie, gelosie, sospetti, paure. Abbiamo imparato che questo, e molto altro, può suscitare una assidua frequentazione dei social network. È inevitabile, dunque, che anche una disciplina come la psicoanalisi si trovi a misurarsi ogni giorno con il web e con i suoi luoghi di socializzazione.

“Non sa quante volte, aprendo una pagina Facebook, ho avuto la tentazione di accettare i suggerimenti che mi indicavano i miei pazienti come possibili ‘amici’ da seguire”, confessa la dottoressa Jones De Luca, segretario della Società Psicoanalitica Italiana. “Mi sono sempre fermata per una questione etica, ma soprattutto metodologica. Il paziente deve essere sempre libero di decidere cosa racconta e mostra al suo analista. Decide consapevolmente o meno cosa occultare e cosa svelare e questo fa parte del gioco, è essenziale nella terapia ed è irrinunciabile per la sua libertà. Andare a vedere la pagina Facebook di un paziente sarebbe come ‘spiarlo’ per strada quando non pensa di essere visto, ascoltare le telefonate che fa con un amico, oppure farsi raccontare delle cose su di lui da qualcun altro”. Nonostante le precauzioni etiche, web e social hanno comunque rotto gli argini di una disciplina che indaga così intimamente i comportamenti umani. E così, tra favorevoli e contrari, ecco fiorire i casi di sedute di terapia svolte su Skype, decine di applicazioni per smartphone che aiutano a segnare i sogni appena fatti per raccontarli sul lettino e soluzioni per tablet a disposizione degli analisti per appuntare e archiviare online tutti i dettagli degli incontri.

“Ma non solo”, continua De Luca, “le sedute da anni ormai sono piene dei racconti di quello che succede ai pazienti su Facebook e Twitter: la foto condivisa, l’abbattimento per non essere abbastanza ‘popolari’. Tutto un versante di narcisismo e insicurezze, sicuramente preesistente e rintracciabile nel rapporto con i genitori nella prima infanzia, ma che i social hanno la tendenza a far emergere ed enfatizzare”.

Sembra concordare con questo punto di vista anche Jeffrey E. Barnett, psicoanalista e responsabile del comitato etico dell’American Psychological Association: “Anche se le informazioni sono a portata di clic con Google o Facebook non è giusto assecondare la curiosità. Foto e confessioni social dei pazienti possono essere utili nella diagnosi ma solo se vengono condivise durante la seduta”.

“Se arriva poi la richiesta di amicizia da parte di un paziente è bene non ignorarla, rischiando di urtare la sua sensibilità, ma bisogna pensarci bene prima di accettarla. Io consiglio di discutere insieme l’argomento in una seduta e valutare se la condivisione sui social può aiutare o complicare la terapia”, continua Barnett.

Secondo gli studiosi nella nostra presenza sui social si tende a creare un sé simbolico che mescola un sé reale e un sé idealizzato. Il web, soprattutto per gli adolescenti, diventa uno spazio transizionale nel quale sperimentare sé stessi ed “esercitarsi a essere”. Ma in realtà non c’è nulla di nuovo. Anche in passato l’approvazione e l’accettazione degli altri e del gruppo era fondamentale. Siamo esseri relazionali che imparano a conoscersi e guardarsi attraverso gli altri. Ora questa approvazione passa dallo streaming di commenti, like e retweet degli altri.

Ma quando è il dottore a lasciarsi sedurre dai social? Un altro articolo della American Psychological Association mette in guardia anche da tweet che sembrerebbero innocenti come “ho avuto un buon pomeriggio” o “che giornata d’inferno al lavoro” ma che in realtà nascondono profonde violazioni della privacy. “Pensate a come potrebbero essere influenzati e a cosa potrebbero pensare i pazienti che sanno di essere stati in terapia in quel giorno”.

Molti psicoanalisti hanno adottato una “social media policy” che condividono con i pazienti già dai primi incontri. Keely Kolmes, terapista di San Francisco e assidua twittatrice da quasi 90mila follower non accetta inviti a seguire i suoi pazienti e li scoraggia dal rispondere ai suoi tweet, ma ammette: “La mia più grande preoccupazione su Twitter è pensare che, senza che io ne sia cosciente, sto comunque interagendo con i miei pazienti”.

Più indulgente su questo aspetto la dottoressa De Luca che è anche responsabile del rinnovato sito della Società Psicoanalitica Italiana ora molto più vivace e aperto anche ai non esperti, con sezioni sul cinema e sulla letteratura: “Utilizzare Twitter o il web come elemento divulgativo non mi sembra molto diverso dalle attività pubbliche e dagli interventi sui mezzi di comunicazione che facevano grandi psicoanalisti del passato come Donald Winnicott o Cesare Musatti. E lo stesso Freud, ne sono convinta, avrebbe indagato con grandissima curiosità le dinamiche di Facebook”.

Anche la possibilità di condurre sedute su Skype divide la dottrina. Alcuni studiosi ritengono essenziale nella terapia analizzare il linguaggio non verbale. Per altri incontrarsi “in remoto” è una preziosa possibilità. Per il nuovo presidente della Società Psicoanalitica Italiana, Antonio Ferro, questa possibilità può anche essere un modo per abbassare i costi dei trattamenti e renderli alla portata di più persone.

“Ho fatto sedute Skype con pazienti che erano al supermercato, all’estero per lavoro o a casa malati. Io preferisco il lettino anche perché oggi la comunicazione è così veloce che solo rallentando un po’ il ritmo si riescono a far emergere gli aspetti più importanti”, racconta De Luca. “Ma ci sono casi drammatici, dolorosi, in cui non perdere il contatto con l’analista è fondamentale. E allora ben venga la webcam”.

GENGLE, il sito che aiuta i genitori single

Spesso i genitori single fanno fatica a organizzarsi e a conciliare lavoro e vita privata. In loro soccorso Giuditta Pasotto, 34 anni e due figli, ha creato il sito Gengle che mette in contatto i genitori soli.
Eventi, sport, attività in compagnia per il bene dei figli. E per combattere la solitudine.

articolo ripreso da vanity fair.it

Ce ne sono già diversi, di servizi dedicati ai genitori single. Gengle, però, negli ultimi giorni sta raccogliendo particolare attenzione. Già quattromila iscritti, destinati probabilmente ad aumentare di giorno in giorno, un po’ in tutta Italia. Da Arezzo a Treviso passando ovviamente per Roma, Milano e Napoli.

Epicentro a Firenze, da cui tutto è partito grazie a Giuditta Pasotto, una mamma fiorentina di 34 anni: “C’è chi propone la gita allo zoo, chi apre la propria a casa per la festa di compleanno del figlio – ha spiegato la fondatrice alla Stampa – Gengle vive di appuntamenti quotidiani: un pomeriggio di compiti, una serata al cinema”. Nulla di troppo complicato: i piccoli-grandi momenti della giornata in compagnia dei bambini.

Più una community organizzata per città che un social network in senso stretto. La logica dell’evento ricorda infatti quella di altre piattaforme tipo Gnammo: tutt’altro argomento (in quel caso si mangia) ma meccanismo simile. Chi vuole si aggreghi a un determinato appuntamento. A spulciare nel sito salta fuori un po’ di tutto: escursioni, attività, passeggiate, cene (stanno già prendendo forma i primi raduni cittadini), sport, vacanze o mamme e papà separati, divorziati o vedovi che vogliono semplicemente fare amicizia. Anche e soprattutto per i propri bambini.

Iscriversi non costa nulla e non ci sono vincoli di età o status. Se non, appunto, quello di ritrovarsi nella condizione di genitore single. L’idea è insomma fare in compagnia ciò che spesso si rischierebbe di fare da soli. Non sempre parenti e amici, per quanto premurosi, si dimostrano infatti così comprensivi con i tempi e le necessità di chi cresce uno o più figli in autonomia. Fra le altre possibilità, anche quella di dividere qualche spesa e magari risparmiare qualcosa.

L’idea? È nata da una piccola difficoltà. “La scorsa estate ero all’acquapark, con i miei figli di 8 e 3 anni – ha aggiunto Pasotto – il più grande voleva che lo accompagnassi sugli scivoli. Non sapevo come fare con il piccolo, così chiesi aiuto a un’altra mamma sola”.

Il sito http://www.gengle.it

ANSIA: stare tanto seduti davanti a un pc o sul divano la fa aumentare

La sedentarietà fa venire l’ansia: è questa la conclusione scientifica della ricerca sulla relazione tra attività a basso consumo energetico, che svolgiamo mentre siamo seduti, e stato emotivo, legato in particolare al rischio d’ansia.
corriere.it/salute
La seggiola e la salute mentale

Passare ore e ore, per non dire tutta la giornata, seduti, non è affatto buono per la nostra salute fisica: è intuitivo, provato, e sotto gli occhi di tutti. Dall’obesità ai problemi di cuore, dal diabete all’osteoporosi, stare piantati su una seggiola o su un divano non aiuta nessuno. La ricerca scientifica va concentrandosi ora su cosa provoca il «comportamento sedentario» a livello di salute mentale. Un nuovo studio, appena pubblicato su BMC Public Health, ci rivela che il rischio di essere ansiosi aumenta con l’aumentare del tempo che passiamo fermi e seduti, davanti a un computer piuttosto che alla televisione o al tavolo di lavoro.

Un male moderno

L’ansia è un vero disturbo mentale, di cui nel mondo soffrono 27 milioni di persone – e ancor più se si contano disordini ad essa legati, come le fobie. Le persone con disturbi d’ansia passano la vita a preoccuparsi troppo, il che abbatte in modo più o meno importante la qualità della loro esistenza quotidiana. L’ansia spesso si somatizza, e si manifesta dunque con sintomi fisici, che vanno dalla sensazione di stanchezza perenne alle difficoltà respiratorie, dalle tensioni muscolari ai mal di testa. «Nella nostra società moderna vediamo un aumento dei sintomi dell’ansia, che sembrano andare in parallelo con l’aumento del comportamento sedentario – spiega Megan Teychenne, autrice principale dello studio, della Deakin University in Australia – Abbiamo quindi voluto verificare se i due fattori sono in effetti legati. Inoltre, la ricerca scientifica precedente ha messo in luce una correlazione tra il comportamento sedentario e i sintomi depressivi, e abbiamo voluto investigare quella eventuale con i sintomi dell’ansia».

Cause vaghe, soluzioni a portata

I ricercatori hanno analizzato e messo insieme 9 studi precedenti: la maggioranza di essi ha portato alla conclusione attuale. Tra le attività sedentarie, sono state prese in considerazione anche quelle davanti a un monitor e, anche se la correlazione tra ansia e schermo sono risultate meno solide, uno studio ha mostrato che in effetti il 36 percento di studenti di scuola superiore che passano più di due ore al giorno davanti ad esso sono più a rischio d’ansia di quelli che ne passano meno. Ma come si spiega questa correlazione? Al momento, la squadra di ricerca ipotizza tra le cause il fatto che stare molto seduti disturba il ciclo del sonno, che peggiora lo stato del nostro metabolismo e menziona la teoria psicologica secondo cui un comportamento sedentario a oltranza conduce al ritiro dell’individuo dalle relazioni sociali, la cui perdita a sua volta provoca ansia. Tutto ciò andrà ancora esplorato e analizzato. Intanto è importante essere consapevoli che aumentare l’attività fisica può metterci in uno stato psico-emotivo più sereno e, come suggeriscono molti psicologici, una bella camminata o una nuotata, non fa bene solo al corpo ma anche alla mente.

#NONSAIDICHETIFAI

Corriere della Sera lancia l’iniziativa #nonsaidichetifai
Un numero speciale di Corriere Salute in edicola domenica,
un approfondimento web e una campagna social
sensibilizzano sul problema delle droghe sintetiche in continua trasformazione

Milano, 19 giugno 2016 – Migliaia di droghe sintetiche che cambiano ogni giorno e hanno effetti imprevedibili, tanto che spesso neanche al Pronto Soccorso sanno come aiutare i ragazzi, nuovi mix con sostanze che costano sempre meno e che producono effetti a dosi sempre più basse, sono alcune coordinate dell’allarme lanciato da Corriere Salute che al problema dedica un numero speciale, in edicola domenica, un approfondimento sul web e la campagna social #nonsaidichetifai online da lunedì, per essere informati di ciò che si sta assumendo e avere degli strumenti per arginare i rischi.

In occasione della Giornata internazionale contro il consumo e il traffico illecito di droga del 26 giugno, Corriere Salutepubblica un quadro della situazione che incrocia gli ultimi dati dell’ESPAD (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs), indagini e interviste: fra i 15 e i 19 anni sta crescendo il numero di chi consuma abitualmente allucinogeni e stimolanti e soprattutto quello di chi assume sostanze psicoattive senza sapere che cosa siano. Droghe che agiscono sul sistema nervoso ma sono tossiche anche per gli altri organi. Miscugli che spesso restano sul mercato pochi mesi, il tempo di sperimentarle direttamente sui ragazzi.

Nello speciale cartaceo: il web e le smart drugs; il ritorno delle vecchie droghe ma con sostanze da taglio che ne potenziano l’azione assicurando guadagni stratosferici ai trafficanti, sulla pelle dei consumatori; le difficoltà per i medici di “prima linea” di soccorrere gli intossicati; le strategie da usare se si hanno dubbi sui figli; l’offerta di servizi pubblici e comunità terapeutiche; gli indirizzi certificati dove trovare informazioni sicure; un piccolo dossier con le schede di alcune tra le più comuni e pericolose droghe sintetiche dai nomi riconoscibili e accattivanti per i ragazzi come la pillola di Facebook, Superman, Batman.

#nonsaidichetifai è anche uno speciale multimediale: su corriere.it/salute saranno disponibili, oltre a tutti gli articoli pubblicati nel numero cartaceo, approfondimenti scientifici, schede sulle singole sostanze d’abuso più diffuse con la descrizione dei possibili effetti collaterali immediati e di quelli sul medio-lungo periodo, e anche una selezione di video di alcune delle principali campagne di sensibilizzazione italiane e straniere, sui danni fisici e psichici delle droghe. Con il proposito di allargare il più possibile la consapevolezza sui rischi che si corrono con l’uso di queste sostanze Corriere Salute lancia sui suoi social la campagna social #nonsaidichetifai per condividere esperienze e opinioni.

clicca qua il sito con le schede sulle nuove sostanze

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Twitter: twitter.com/Corriere_Salute

DIAGNO-CLICK. Quattro adolescenti su 5 cercano informazioni di salute su internet.

A 15 anni le ragazze cercano soprattutto notizie sull’alimentazione, mentre i maschi sono più interessati alla sessualità. Dopo la ricerca solo il 45% dei giovani sente il bisogno di confrontarsi con i genitori, nonostante il 91% si dica ansioso perché non sa come gestire le informazioni. I risultati del progetto Diagno//Clickpatrocinato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e promosso dall’associazione FamilySmile.

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Il 77% degli adolescenti italiani cerca in rete notizie sul proprio benessere. E non c’è distinzione tra maschi e femmine. Tra quelli che navigano su internet in cerca di notizie di salute, il 33% è infatti composto da ragazzi e il 34% da ragazze. Ma se i maschi cercano soprattutto notizie sulla sessualità, le femmine sono più interessate all’alimentazione. In entrambi i casi, internet ha, in molti casi, sostituito la richiesta di aiuto a mamma e papà e, di conseguenza, anche il consulto medico. Dopo la ricerca, infatti, solo il 45% dei ragazzi sente il bisogno di confrontarsi con i genitori, nonostante il 91% si senta ansioso perché non sa come gestire queste informazioni e l’82% confuso perché non sono riusciti a comprendere tutte le informazioni ricevute. L’88% si dice però rassicurato perché comunque hanno ottenuto delle risposte.

Sono questi i principali risultati di Diagno//Click: quando i giovani interrogano il web per rispondere ai problemi di salute, il  primo studio europeo che analizza il rapporto tra i giovani, la salute e il web patrocinato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e promosso dall’associazione FamilySmile.

Come Autorità di garanzia non abbiamo mai pensato di demonizzare l’utilizzo di internet – ha dichiarato Vincenzo Spadafora, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, commentando i risultati dell’indagine – piuttosto bisogna imparare a farne un uso consapevole. Gli adolescenti cercano sulla Rete cose molto importanti, non solo sulla salute ma anche sulla loro identità personale”.
“Dalla nostra ricerca emerge quanto i ragazzi siano straordinari e quanto, in realtà, cerchino di essere autonomi rispetto alle informazioni di cui hanno bisogno”, sottolinea l’avvocato Andrea Catizone Presidente dell’associazione FamilySmile, puntualizzando anche che “è fondamentale il sostegno che gli adulti devono riuscire a dare ai ragazzi:  il web è il luogo in cui riescono a trovare delle risposte su temi che spesso non riescono ad affrontare con gli adulti”.

Lo studio è l’inizio di un percorso che ha come obiettivo quello di rendere i ragazzi sempre più consapevoli rispetto alla propria salute, e a fornirgli gli strumenti critici per selezionare le notizie meno affidabili che circolano su internet. A tal proposito è stata annunciata la possibile realizzazione di un’App, la cui funzione è quella di fornire risposte chiare alle domande sulla salute fatte dai ragazzi, utilizzando un linguaggio che sia meno istituzionale e rigido, e attraverso il quale gli adolescenti possano riconoscersi con il massimo della serenità e della sicurezza.

Tornando ai risultati, l’indagine, condotta su un campione di 1713 adolescenti dai 14 ai 19 anni delle scuole superiori in 10 Regioni Italiane attraverso un questionario anonimo di 12 domande a risposta multipla di cui 10 a risposta chiusa e due a risposta aperta, seguito da una fase di formazione attiva, degli studenti, dei genitori e degli insegnanti avvenuto all’interno delle scuole, ha consentito di mettere in luce quanto forte sia il legame tra i giovani e il web quando si tratta di salute. Alla domanda che cosa è per loro la salute, gli adolescenti rispondono in modo assai differente alle aspettative avendo per loro un senso molto diverso dal concetto sanitario ed essendo per lo più legato ad una visione per lo più soggettiva. Per alcuni è un corpo scolpito, per altri, la morte, per altri ancora la materialità del possesso. La salute è, dunque, la rappresentazione ideale di ciò che i giovani vogliono essere o tendono a divenire. Ed è per questo che i giovani cercano prima di tutto notizie relative al benessere, allo “stare in buona salute” intesa come necessità prevalente di possedere un corpo in forma e di controllare l’alimentazione, anche se la materia della ricerca cambia nel corso degli anni. A 20 anni l’argomento più cercato tra le donne (il 75%) è quello relativo alle malattie sessualmente trasmissibili, argomento che a 17 anni interessa solo il 35% delle ragazze, molto più concentrate, tra i 14 e i 16 anni, alla forma fisica e all’alimentazione. Va al contrario per i maschi, dove la sessualità è di maggiore interesse nella prima fase venendo poi sostituita dai consigli su forma fisica e alimentazione dai 19 anni in poi.

Il tema delle droghe e dell’alcool riguarda in modo quasi omogeneo i ragazzi e le ragazze, anche se le differenze aumentano con il variare dell’età : infatti mentre tra i giovani di 15 anni, il 43% delle femmine ed il 57% dei maschi si informa sulle droghe e sull’alcool, quando si indaga sullo stesso argomento con i più grandi emerge che il 66% dei maschi di 17 anni continua a ricercare notizie relative all’alcool, mentre solo il 34% delle femmine diciassettenni si interessa a questo tema.

Il 33% dei maschi e il 34% delle femmine naviga in siti di tutti i tipi per cercare informazioni relative alle malattie soprattutto per risalire dai sintomi all’identificazione di una malattia. Questa percentuale cresce con l’età, infatti il 43% delle femmine di 17 anni e il 41% di quelle di 19 anni hanno interesse a conoscere cosa siano determinate malattie e analizzarne i sintomi.

Ma perché i giovani su temi delicati come la salute cercano informazioni sul web? Il 92% del campione ha risposto che lo fa per la possibilità di accedere alle informazioni 24h/24h e per la velocità con la quale possono ottenere tali risposte. Solo il 2% riconosce alle notizie su internet una maggiore affidabilità.

Quanto ai sentimenti che provano i ragazzi dopo la loro ricerca sul web, il 91% si dice ansioso perché non sa come gestire queste informazioni e l’82% Confuso perché non sono riusciti a comprendere tutte le informazioni ricevute. L’ 88% si sente comunque rassicurato perché comunque hanno ottenuto delle risposte. Il 10% è incuriosito e va a ricercare altre malattie.

Diagno\\click ha anche indagato il comportamento dei giovani rispetto agli adulti di riferimento dopo la ricerca e solo il 45% tra di loro ha dichiarato di sentire il bisogno di confrontarsi con i genitori dopo aver navigato su internet. “Ciò dimostra – secondo i ricercatori – come il percorso di autonomia e di autoaffermazione dei ragazzi in verità presenta aspetti di fragilità che non possono essere ignorati e che talvolta costituiscono un humus fertile nel quale affondano le radici successive patologie di natura psicologica difficili da controllare”.

FONTE http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=29108

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