Cibo Adolescenti Genitori – prima parte

“ASSAGGIARE E’ LA PAROLA MAGICA,
INSISTERE QUELLA CHE L’ACCOMPAGNA”

GIC intervista Francesca Denoth, nutrizionista, ricercatrice presso il CNR di Pisa, sul rapporto CIBO ADOLESCENTI GENITORI

1. Una recente indagine della società italiana di medicina dell’adolescenza “Adolescenti Alimenti per Crescere” fotografa un quadro abbastanza sconsolante sintetizzabile in: adolescenti a tavola, menù poco variati. Nei piatti abbondano pasta e carne, ma sono nettamente insufficienti verdura, legume e pesce. E’ d’accordo con questi dati?
Sì. Oggi sono molti gli studi epidemiologici confermano questi dati sia a livello regionale sia nazionale. La tendenza alla dieta poco variata inizia molto prima dell’adolescenza, infatti molti bambini in età prescolare attraversano un periodo di selezione alimentare. È in questa fase che assume particolare importanza educare al gusto e i genitori sono i primi a dover compiere “quest’ardua impresa”. Direi che ASSAGGIARE è la parola magica, INSISTERE quella che la accompagna. È molto più semplice accogliere le richieste dei bambini piuttosto che insegnare loro ad apprezzare gusti nuovi e diversi ma, come per ogni altro processo cognitivo, è lo stimolo che conta. Senz’altro la disponibilità degli alimenti sul mercato influenza moltissimo le scelte, non solo quelle degli adolescenti, ma anche quelle dei genitori: il cibo già pronto o la carne da scaldare sono di veloce preparazione e nei ritmi cadenzati della vita di oggi rappresentano una scelta facile ma non sempre salutare e soprattutto poco variata. Quando si parla di adolescenti, inoltre, la propensione all’iperproteico può essere dettata da altre mode, basti pensare all’ambiente delle palestre dove persone non propriamente preparate consigliano, oltre che mangiare molte proteine, di assumere integratori ad alto contenuto proteico. Se è vero che l’atleta ha un aumentato fabbisogno proteico bisognerebbe capire quanti giovani frequentatori di palestre hanno questa reale necessità e, una volta appurato, solo personale esperto dovrebbe consigliare il piano alimentare più adatto. Oltre al menù poco variato il frequente ricorso a fuoripasto ipercalorici e il rilevante consumo di bevande gassate e zuccherate, contribuiscono ad una dieta sbilanciata soprattutto in giovane età. In sintesi si può definire questo contesto ‘ambiente obesogenico’ che porta sia all’incredibile diffusione del sovrappeso ma, cosa ancora più grave, ad una crescente epidemia di Diabete di tipo II fra bambini e adolescenti, facile intuire quali saranno le conseguenze sulla salute in età adulta.

2. Ma quanto sanno i nostri ragazzi relativamente a valori nutritivi, importanza di un cibo rispetto ad un altro, proteine e vitamine contenute in un cibo piuttosto che in un’altro?
Nella maggior parte dei casi sono piuttosto preparati. Spesso mi è capitato di tenere seminari nelle scuole e la stragrande maggioranza della platea ha dimostrato una buona conoscenza rispetto al contenuto in macronutrienti (proteine, carboidrati e grassi). Più difficile riscontrare una preparazione su alternative proteiche non animali come ad esempio i legumi che di fatto sono poco presenti nella dieta degli adolescenti. Piuttosto direi che manca l’abitudine a consumare alimenti di qualità, infatti le conoscenze su cosa significhi realmente cibo di qualità sono scarse. I ragazzi sanno cosa significa ‘biologico’, ma pochi conoscono la definizione ‘alimenti a filiera corta’. Ancora scarse le conoscenze sulla biodisponibilità dei nutrienti da parte dei diversi alimenti, ovvero la capacità dell’organismo di assorbirli in base a come un determinato alimento viene consumato: stagionalità, maturazione, cottura e molti altri elementi possono variarne l’assorbimento e quindi le reali capacità di nutrire.
D’altra parte non si può pretendere da parte degli adolescenti una preparazione così approfondita, ma sono convinta che la scuola può fare molto e di fatto sono molti i progetti attivi in questo senso.

3. Genitori, qual è il loro ruolo a tavola ma soprattutto prima, quando si devono fare anche scelte alimentari adeguate a tutta la famiglia?
Come condividerle con i propri figli?
Come accennato prima, il ruolo dei genitori è determinante. Come evidenziato dall’indagine “Adolescenti Alimenti per Crescere”, pochi ragazzi e ragazze accompagnano i genitori a fare la spesa. Del resto fra impegni di studio, sport e altri hobby, come dare loro torto se riescono a passare un’ora del loro tempo con gli amici piuttosto che a studiare etichette degli alimenti? Si perché la buona alimentazione parte soprattutto dal fare la spesa. Non a caso ho parlato di studio, poiché il diritto agroalimentare e di conseguenza l’etichettatura degli alimenti si aggiornano di continuo. Ma per rendere la spesa più semplice basta tenere presenti pochi accorgimenti, fra questi: comprare frutta e verdura di stagione e maturi, possibilmente a ‘chilometri zero’ o scegliere i mercati rionali. Si possono trovare buoni prodotti ortofrutticoli anche nella grande distribuzione, ma bisogna dare uno sguardo in più alle etichette. Inoltre si osservano differenze sostanziali nelle diverse regioni italiane e fra zone rurali e urbane. Ancora, le famiglie in cui i genitori hanno un lavoro che li vede impegnati per tutta la giornata, dedicheranno 1 al massimo 2 ore, prevalentemente nel fine settimana agli acquisti alimentari, vedendosi costretti ad un maggior consumo di alimenti a lunga conservazione. Parlando mi viene in mente che potrebbe essere una buona idea proporre alle scuole di portare i ragazzi al supermercato all’interno del percorso formativo di scienze, alcuni ipermercati già propongono percorsi didattici specifici.

4. Gli adolescenti, a differenza di quanto avviene nell’infanzia, iniziano ad avere una loro autonomia decisionale e comportamentale nei confronti del cibo. Iniziano inoltre a diventare “consumatori” nel senso adulto del termine ed è quindi importantissimo che questo passaggio si sviluppi nei modi più corretti possibili. Cosa può consigliare?
Come per qualsiasi altro prodotto di acquisto, la cosa più scontata è dire: “Rendere il consumatore informato”. Questo come ho già detto si può fare sia con l’educazione in famiglia sia affrontando l’argomento nelle scuole. La scuola è il luogo dove gli adolescenti trascorrono buona parte della giornata mentre, almeno in apparenza, prestano poca attenzione alle raccomandazioni dei genitori. Ecco perché la scuola potrebbe avere un ruolo determinante, non mi riferisco a progetti spot, ma all’introduzione dello specifico argomento nel percorso delle materie scientifiche. Inoltre potrebbe essere utile sostituire buona parte dei prodotti acquistabili dai distributori automatici, con prodotti freschi, piccole confezioni di frutta e verdura e lasciare che l’influenza fra pari faccia il suo gioco nella scelta della merenda. Infatti, anche tutta la conoscenza possibile sull’argomento nutrizione e il consumatore più aggiornato possono ben poco se la disponibilità sul mercato di prodotti salutari resta limitata. In attesa che il mercato si proponga in maniera più consistente, consiglio ai ragazzi di prepararsi a casa snack a base di verdure o frutta per saziare quella ‘smania’ allo stomaco che può sopraggiungere anche dopo la merenda. Anche quest’ultima può essere preparata a casa impiegando ingredienti base scelti accuratamente per qualità, in questo modo si può preparare un ottimo panino farcito, magari utilizzando pane di grani antichi e affettato, così da rendere la merenda gustosa ma anche con un buon valore nutrizionale. Saltare la merenda è assolutamente sbagliato.

(intervista a cura di Stefano Alemanno)

Shopping compulsivo: le personalità più a rischio

Anche fare acquisti può trasformarsi in una malattia.
Carte di credito e siti di ecommerce che rendono uno scherzo fare acquisti, campagne pubblicitarie virali, e il confronto su Facebook che ci spinge ad apparire sempre al meglio. Insomma, mai come oggi è stato facile sviluppare l’ossessione per lo shopping. Come tutte le abitudini però, anche comprare vestiti e suppellettili può trasformarsi in un comportamento patologico: la sindrome da acquisto compulsivo, un’autentica dipendenza dallo shopping che può rovinare la vita di chi ne soffre. A differenza di altre dipendenze, come quella da droghe o alcol, l’acquisto compulsivo non è facile da diagnosticare.
Per questo, un team di ricercatori della University of Bergen (Norvegia) ha messo a punto la Bergen Shopping Addiction Scale, sperimentata su oltre 23mila persone.
L’utilizzo del nuovo strumento di diagnosi ha permesso di osservare come riportato neu i risultati dello studio pubblicati sulla rivista Frontiers in Psychology una serie di caratteristiche comuni tra le persone che soffrono di dipendenza dallo shopping.
Come spiega Cecilie Schou Andreassen, ricercatrice che ha coordinato la ricerca, “La dipendenza da shopping è chiaramente più comune all’interno di determinati gruppi demografici: è predominante tra le donne, tipicamente emerge nella tarda adolescenza o nella prima età adulta, e sembra in qualche modo diminuire andando avanti negli anni..La nostra ricerca indica inoltre che le persone estremamente estroverse e chi ha tratti nevrotici sono più a rischio di sviluppare queste dipendenza”.
Gli estroversi utilizzerebbero lo shopping per esprimere la propria individualità e aumentare il proprio status sociale e la propria avvenenza. I nevrotici, che soffrono più facilmente di ansia e depressione, ricorrono agli acquisti per ridurre i propri sentimenti negativi. In entrambi i casi comunque c’è un maggiore rischio che la cosa sfugga di mano, e lo shopping si faccia patologico.
Dall’altro lato dello spettro invece, tratti della personalità come la scrupolosità, la coscienziosità, l’amore per stimoli intellettuali e le novità sembrano caratterizzare chi ha un bassissimo rischio di sviluppare dipendenza.
Se vi interessa mettervi alla prova, la scala di misurazioner messa a punto dai ricercatori  prevede la risposta alle seguenti sette affermazioni, a ognuna delle quali va assegnato un numero da 0 (completamente in disaccordo) a 4 (completamente d’accordo).
I risultati dello studio, spiega Andreassen, indicano che assegnare 3 o 4 ad almeno 4 delle domande assicura una diagnosi di dipendenza.
Eccole:
– Pensi allo shopping ogni momento
– Fai shopping per cambiare il tuo umore
– Fai così tanto shopping che questo ha un effetto negativo sui tuoi impegni (scuola, lavoro…)
– Ti sembra di dover comprare sempre più oggetti per avere la stessa soddisfazione di una volta
– Hai deciso di fare meno shopping, ma non ci riesci
– Sei a disagio se per qualche motivo non riesce a fare shopping
– Fai talmente tanto shopping che questo ha compromesso il tuo benessere

La Repubblica.it – Scienze

AstroSamantha a Palazzo Vecchio

Lo spettacolo delle luci di F-Light – il festival di eventi e manifestazioni che parte dalla luce per raccontare l’uomo e l’arte in corso a Firenze – si arricchisce martedì 22 dicembre della presenza di Samantha Cristoforetti; la prima donna italiana in missione sulla Iss sarà infatti la protagonista di un incontro che, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a partire dalle 10:00, approfondirà ulteriormente il tema di questa edizione della manifestazione, “in viaggio con la luce”.

Un’occasione davvero importante per riparlare degli esperimenti scientifici e delle operazioni condotte durante il corso della missione Futura e più in generale per parlare del concetto del viaggio e dei limiti da poter superare nell’esplorazione; un appuntamento che sarà coniugato anche con un momento musicale dedicato alla missione, allo spazio e alla luce. A moderare l’incontro, il direttore di WiredFederico Ferrazza: Wired è media partner del festival fiorentino.

Un evento, quello con Samantha Cristoforetti, che sarà possibile seguire anche live, in Sala d’Arme o nel Cortile della Dogana grazie a un collegamento video in diretta.

Gli eventi di F-light continuano fino al 27 dicembre, ma per chi si fosse perso i primi giorni di installazioni luminose e videomapping è possibile recuperare la magia del tutto con la gallery di wired

http://www.wired.it/play/cultura/2015/12/18/f-light-firenze-spettacolo-luce/

“Facciamo votare i giovani già dai 16 anni” 

In Austria, in alcune regioni della Germania e in Scozia per il referendum sull’indipendenza è stato allargato il voto ai giovanissimi. In Italia se ne parla da anni ma senza risultati. “Sarebbe una riforma a costo zero che aggiunge diritti senza toglierne”. Parla Alessandro Rosina, docente di Demografia della Cattolica di Milano

Siamo uno dei paesi con meno investimento sociale sulle nuove generazioni ed è necessario dare più peso a chi in futuro pagherà le scelte fatte oggi”. E’ un convinto sostenitore della necessità di estendere il diritto di voto anche ai ragazzi di sedici e diciassette anni Alessandro Rosina, docente di Demografia e Statistica sociale dell’Università Cattolica di Milano. Un allargamento del diritto di censo di cui in Italia si discute da anni senza grosse evoluzioni, ma che potrebbe contribuire ad arginare il disinteresse dei giovani verso la politica. Intervista a cura di Mauro Munafò su L’Espresso

Perché si dovrebbe allargare il diritto di voto ai 16 e 17 enni?
I 16 e 17enni sono poco più di un milione e 100 mila. Controbilanciano attualmente la popolazione over 87. La loro aggiunta all’elettorato consentirebbe ai giovani fino ai 35 anni di avere un peso analogo agli elettori anziani (i 65 anni e più), mentre attualmente i primi sono sotto di oltre un milione di potenziali voti rispetto ai secondi.

Ci sono varie proposte di legge abbandonate in Commissione affari costituzionali sull’estensione del voto ai 16enni: due progetti sono stati presentati nella XV legislatura, cinque nella XVI e altri cinque in quella in corso. Ma esiste una volontà politica di portare avanti questo tema? 
La volontà politica è debole, nonostante sia una riforma a costo zero e che aggiunge diritti senza toglierne ad altri. In un paese che invecchia è importante dar oggi più peso a chi in futuro pagherà o beneficerà di più delle scelte fatte oggi. Non è un caso che siamo uno dei paesi con meno investimento sociale sulle nuove generazioni.

Gli scettici sostengono che a quell’età si è troppo giovani per votare…
Se a 16 anni si è considerati idonei per lavorare e pagare le tasse, non si vede perché non si può esprimere un voto su come poi il bene pubblico che si contribuisce a produrre viene amministrato. Inoltre avrebbe un effetto di incentivo per i giovani ad essere più informati e consapevoli rispetto alla società in cui vivono, aumentano quindi la partecipazione e la cittadinanza attiva. Ma questa estensione del voto non è sostenuto da alcun potere forte e attualmente i giovani stessi sono distratti da altre preoccupazioni legate al lavoro. Eppure è proprio attraverso il voto e la politica che si cambia il paese.

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Dai “CONVEGNI IN FUMERIE” ai provvedimenti del Questore, la legislazione sull’ uso personale di sostanze stupefacenti.

Cosa succede se si viene trovati con una canna o alcuni grammi di sostanze stupefacenti.
Una intervista di GenitoriInCorso al Nucleo Operativo Tossicodipendenze della Prefettura di Firenze.

Il primo intervento legislativo italiano in materia di stupefacenti fu la legge n.396/1923Provvedimenti per la repressione dell’abusivo commercio di sostanze velenose aventi azione stupefacente” che puniva, con pene detentive brevi, la vendita, la somministrazione e la detenzione di tali sostanze da parte di persone non autorizzate nonché, con una multa, la partecipazione “a convegni in fumerie” adibite all’uso di stupefacenti. Successivamente, la legge n.1145/1934 contenente “Nuove norme sugli stupefacenti” introdusse il “ricovero coatto” dei tossicomani in “case di salute”. Novità rilevanti furono apportate dalla legge n.1041/1954Disciplina della produzione del commercio e dell’impiego degli stupefacenti” che prevedeva un inasprimento delle sanzioni penali per chiunque detenesse sostanze stupefacenti, senza alcuna distinzione tra commercio e mero uso personale. Il ricorso al ricovero coatto in ospedali psichiatrici fu mantenuto nei confronti “di chi, a causa di grave alterazione psichica per abituale abuso di stupefacenti, si rende comunque pericoloso a sé e agli altri o riesce di pubblico scandalo”. A partire dalla fine degli anni ‘60 vi fu una rapida diffusione delle droghe nel mondo giovanile, alimentata sia da motivi culturali e ideologici che da logiche di mercato particolarmente allettanti per i narcotrafficanti, e apparve sempre più inadeguata una legge che poneva sullo stesso livello spacciatori e consumatori.

 

IERI: non punibilità, uso personale e modica quantità

La svolta decisiva si ebbe con la legge n.685 /1975Disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope. Prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza” che, pur vietando la detenzione di sostanze stupefacenti, prevedeva una causa di “non punibilità” se la sostanza era destinata al proprio uso personale e se si trattava di una “modica quantità”, introducendo quindi una distinzione tra spacciatore e consumatore. Accanto agli strumenti repressivi, furono introdotti una serie di interventi di prevenzione sociale e di assistenza socio-sanitaria: chiunque poteva chiedere di sottoporsi volontariamente ad interventi riabilitativi presso presidi ospedalieri, ambulatoriali, medici e sociali localizzati nella regione, mentre permaneva il ricovero coatto nei casi in cui l’autorità giudiziaria ravvisasse la necessità del trattamento medico e assistenziale. La legge del 1975 non fu però in grado di contrastare efficacemente la diffusione del fenomeno e da più parti si reclamarono interventi maggiormente repressivi sia contro gli spacciatori che contro i consumatori di sostanze stupefacenti.

Si arrivò così all’emanazione del D. P. R. 309/90Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza” che, introducendo il principio dell’illiceità della detenzione di sostanze stupefacenti, anche per uso personale, prevedeva, in questi casi, l’attivazione di un particolare procedimento amministrativo di competenza del Prefetto. La sostanza detenuta, per l’attivazione di un procedimento amministrativo (art.75) e non penale (art.73), non doveva essere superiore alla dose media giornaliera, determinata da un apposito decreto del Ministero della Sanità che raggruppava le sostanze stupefacenti in diverse tabelle, a seconda delle loro caratteristiche, ed indicava, per ogni sostanza, i limiti quantitativi massimi di principio attivo per le dosi medie giornaliere. Il D. P. R. 309/90 prevedeva inoltre l’istituzione dei servizi pubblici per le tossicodipendenze (Ser.T) presso le unità sanitarie locali, con compiti di prevenzione, cura e riabilitazione delle tossicodipendenze, ed aboliva il ricovero coatto disposto dall’autorità giudiziaria. Il referendum del 1993 modificò in parte questa norma, eliminando la dose media giornaliera ed abolendo la competenza dell’autorità giudiziaria nei casi di recidiva nella detenzione di sostanze stupefacenti per il proprio uso personale, che permaneva quindi di esclusiva pertinenza prefettizia.

 

OGGI: durata delle sanzioni e provvedimenti a tutela della sicurezza pubblica

La L.49/2006, attualmente in vigore, ha apportato sostanziali cambiamenti al procedimento amministrativo previsto dall’art.75 D.P.R.309/90, introducendo ulteriori conseguenze. Per una maggiore comprensione delle modifiche introdotte dalla nuova legge riportiamo gli aspetti maggiormente rilevanti delle conseguenze previste per i casi di detenzione per uso personale di sostanze stupefacenti.

 

Art.75 L.49/2006

Chiunque illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze stupefacenti o psicotrope fuori dalle ipotesi di cui all’articolo 73 e 72, è sottoposto, per un periodo non inferiore a un mese e non superiore a un anno, a una o più delle seguenti sanzioni amministrative:

  1. a) sospensione della patente di guida o divieto di conseguirla;
  2. b) sospensione della licenza di porto d’armi o divieto di conseguirla;
  3. c) sospensione del passaporto e di ogni altro documento equipollente o divieto di conseguirli;
  4. d) sospensione del permesso di soggiorno per motivi di turismo o divieto di conseguirlo se cittadino extracomunitario.”

E’ dunque sempre prevista una sanzione amministrativa per chi detiene sostanze stupefacenti per uso personale, ma le sostanze non sono più suddivise in tabelle ed è aumentata la durata delle sanzioni. Vengono nuovamente introdotti dei limiti quantitativi per distinguere la detenzione per uso personale da quella finalizzata allo spaccio.

 

“Art.75 L.49/2006

Se al momento dell’accertamento la persona ha la diretta ed immediata disponibilità di veicoli a motore, gli organi di polizia procedono anche all’immediato ritiro della patente di guida. In caso di ciclomotore gli organi di polizia ritirano anche il certificato di idoneità tecnica e sottopongono il veicolo al fermo.

Il ritiro della patente e del certificato di idoneità ed il fermo del ciclomotore hanno la durata di 30 giorni.”

Viene introdotto il ritiro immediato della patente di guida, non prevista dalla precedente normativa, nei casi di detenzione di sostanze stupefacenti e di disponibilità di un veicolo.

 

“Art.75 L.49/2006.

Se per i fatti previsti in precedenza, in caso di particolare tenuità della violazione, ricorrono elementi tali da far presumere che la persona si asterrà per il futuro dal commetterli nuovamente, in luogo della sanzione e una volta sola, il prefetto può definire il provvedimento con il formale invito a non fare più uso delle sostanze stesse, avvertendo l’interessato delle conseguenze.”

Tale possibilità non è più limitata ai casi di detenzione di sostanze leggere, ma è estesa a tutti i casi di prima segnalazione.

 

“Art.75 L.49/2006

Il prefetto convoca dinanzi a sé o a un suo delegato, la persona segnalata per valutare, a seguito di colloquio, le sanzioni amministrative da irrogare e la loro durata nonché, eventualmente, per formulare l’invito a seguire il programma terapeutico e socio-riabilitativo.

Se risulta che l’interessato si sia sottoposto, con esito positivo, al programma terapeutico, il prefetto revoca le sanzioni, dandone comunicazione al questore.”

Con la nuova legge il programma terapeutico non è più alternativo alle sanzioni, che vengono comunque irrogate, ma è oggetto di un semplice invito rivolto alla persona convocata.

Nel caso la persona intraprenda e concluda un percorso riabilitativo potrà ottenere la revoca della sanzione che, considerati i tempi di svolgimento del programma, potrebbe già essere stata eseguita.

Si può inoltre supporre che, dovendo comunque scontare la sanzione, non saranno molte le persone che decideranno di intraprendere anche un percorso terapeutico.

 

“Art.75 bis L.49/2006

Il prefetto trasmette copia del decreto con il quale è stata applicata la sanzione amministrativa al questore che può sottoporre l’interessato, che risulti già condannato per alcuni reati o per violazione delle norme sulla circolazione stradale, o già sanzionato ai sensi di questa legge, a una o più delle seguenti misure:

  1. a) obbligo di presentarsi almeno due volte a settimana presso il locale ufficio della Polizia di Stato o presso il comando dell’Arma dei Carabinieri territorialmente competente;
  2. b) obbligo di rientrare nella propria abitazione, o in altro luogo di privata dimora, entro una determinata ora e di non uscirne prima di altra ora prefissata;
  3. c) divieto di frequentare determinati locali pubblici;
  4. d) divieto di allontanarsi dal comune di residenza;
  5. e) obbligo di comparire in un ufficio o comando di polizia specificamente indicato, negli orari di entrata ed uscita dagli istituti scolastici;
  6. f) divieto di condurre qualsiasi veicolo a motore.

Tali provvedimenti a tutela della sicurezza pubblica possono avere la durata massima di due anni e possono essere revocati dal questore sulla base del decreto di revoca emesso dal prefetto quando l’interessato risulta essersi sottoposto con esito positivo al programma terapeutico.”

I provvedimenti a tutela della sicurezza pubblica emessi dal questore sono un’altra novità introdotta dalla L.49/2006 nei confronti dei consumatori di sostanze stupefacenti. Si tratta di provvedimenti restrittivi della libertà della persona e che possono avere ripercussioni negative sulla sua vita lavorativa e sociale. Anche in questo caso una loro eventuale revoca potrebbe giungere tardiva rispetto alla loro esecuzione.

 

ULTERIORE MODIFICA INTRODOTTA CON L. 79/2014:

L’art. 75 viene così modificato:

Chiunque, per farne uso personale, illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze stupefacenti o psicotrope è sottoposto, per un periodo da due mesi a un anno, se si tratta di sostanze stupefacenti o psicotrope comprese nelle Tab. I e III previste dall’art. 14, e per un periodo da uno a tre mesi se si tratta di sostanze stupefacenti o psicotrope comprese nelle Tab. II e IV previste dallo stesso art. a una o più delle seguenti sanzioni amministrative.”

 

Le sostanze tornano ad essere distinte in quattro Tabelle, prevedendo periodi di sanzione differenziati a seconda che si venga trovati in possesso di una sostanza c.d. ”leggera” o di una sostanza c.d. “pesante”. Inoltre questa modifica di legge non ripropone i limiti quantitativi già introdotti.

 

Articolo realizzato da A. Righini, C. Marzocchini, E. Masini Assistenti Sociali N.O.T. Prefettura di Firenze, redazione GenitoriInCorso

“Bevono per sfida. Ma i genitori non si preoccupano”

“La donna ha una capacità di metabolizzare l’alcol molto inferiore a quella dell’uomo.
E un adolescente le ha molto meno di un adulto. Per una ragazzina la tolleranza all’alcol è doppiamente bassa”. Laura Calviani è medico alcologo del SerT fiorentino di Piazza del Carmine e fa parte della redazione di Genitori in Corso, il sito del Comune di Firenze che si occupa di rispondere agli adulti in cerca di aiuto per i propri figli.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, spiega la dottoressa, consiglia a un uomo adulto (tra i 25 e i 60 anni) di non andare oltre le due unità e mezzo di alcol al giorno, cioè un bicchiere e mezzo di vino. Per le donne la quota si dimezza.
E per i ragazzi? “Secondo l’OMS sotto i 25 anni non si dovrebbe bere affatto”.

Dottoressa Calviani, quanto è pericoloso l’alcol nello sviluppo degli adolescenti?
“Si tratta di una sostanza tossica a tutti gli effetti. Che, su sistemi nervosi ancora in fase di sviluppo, può avere conseguenze molto più gravi che su un adulto. Insomma, nel corpo di un’adolescente è come se ci fossero i lavori in corso.
Sarebbe bene astenersi dal bere.”

Ma non sembra che ci sia la percezione della gravità del problema?
“E’ vero, noi riceviamo molte lettere di genitori preoccupati, ma riguardano quasi tutte l’uso di sostanze vietate da parte dei loro figli. Insomma sono preoccupati per la cannabis e non per l’alcol. Eppure se a livello neurologico fanno danni simili, l’alcol fa danno anche a livello fisico. Ma su questo fronte non scattano campanelli d’allarme”.

Gli adulti non si accorgono, così gli adolescenti cominciano a bere presto.
“Mi sono capitati ragazzi che hanno cominciato a bere anche a 12-13 anni.
Ma quel che mi stupisce di più è che oggi i giovani non bevono per piacere, ma per sfida: fanno a gara per vedere chi si ubriaca di più, c’è una continua ricerca del limite.
Per primeggiare sugli altri, forse per credersi grandi.”

E come bevono adesso i ragazzi, le abitudini sono cambiate?
“Negli ultimi anni in Italia il consumo complessivo di alcol è calato. Ma semplicemente perché si beve meno a tavola. Si beve fuori dai pasti, ed è peggio. Oggi i giovani non escono e magari bevono, e se escono si ritrovano assieme soltanto con l’obiettivo di bere. Tutto è programmato in funzione dell’alcol. Si programma, si compra la bottiglia del superalcolico, magari nel minimarket, dove è più facile, si sceglie il posto in cui ritrovarsi…”

Tra loro la percezione del rischio è assente?
Si. E non si cerca il piacere ma l’effetto. E l’effetto spesso aumenta perché si consuma a digiuno. Soprattutto le ragazzine, che magari saltano il pasto pensando alla linea, per entrare nel vestito.”

Ma l’alcol fa ingrassare.
“Eccome, un superalcolico ha sette calorie per grammo. Un cocktail grosso modo ha le calorie di un piatto di pasta. Con l’aggravante che non sfama, che lascia una sensazione d’appetito esattamente identica a prima di aver bevuto.”

Capitano spesso casi di coma etilico?
Non siamo noi al sert a occuparcene, ma, si, i casi di intossicazione acuta tra i ragazzi non sono affatto rari.

Giulio Gori, Corriere della Sera edizione di Firenze

Tito Baldini Ragazzi “al limite” e mondo adulto: l’incontro

Essere ragazzi “al limite” è come vivere stabilmente in una terra di frontiera. Una zona di confine dove non si sente dolore e dove il tempo, lo spazio e i legami non hanno significato. Statisticamente i ragazzi “al limite” hanno un destino a rischio e una vita breve: che fare per loro? La soppressione dell’esperienza del dolore, la mancanza del confronto generazionale, la perdita di autorità delle istituzioni sociali (Stato, scuola, politica) e degli stessi padri creano generazioni di ragazzi non più inclini al pensiero e alla tolleranza della frustrazione, e un indebolimento complessivo della civiltà. Non bisogna però lasciare spazio al pessimismo: esistono cure e rimedi efficaci in grado di rimettere in sicurezza il percorso degli esseri umani.
http://www.festivaldellamente.it/it/?p=2984#sthash.i83iGuRE.dpuf
Tito Baldini
è membro ordinario della Società psicoanalitica italiana (SPI) e dell’Associazione romana psicoterapia per l’adolescenza e per il giovane adulto (ARPAd), docente presso ARPAd di Roma e ARPAd-Minotauro di Milano; caporedattore della Rivista AeP. Adolescenza e Psicoanalisi; co-responsabile del Comitato scientifico – Coordinamento nazionale comunità minori (CNCM); autore dei libri Il Corpo rubato. Storie nel mondo dei bambini disabili (Armando, 1995), Ragazzi ‘al limite’. Seminari per conoscerli e aiutarli (Franco Angeli, 2011), Dal respiro al mondo interno. Psicomotricità psicoanalitica: diario clinico di un trattamento in supervisione (MaGi, 2015).

Generazione 2.0, Paolo Ferri – FESTIVAL DELLA MENTE Sarzana, 4-5-6 settembre 2015

I videogiochi sono il peggiore intrattenimento per i nostri figli? No, basta scegliere quelli giusti. Vietare Internet ai bambini? È una battaglia senza senso, meglio educare i più piccoli a sfruttarne le potenzialità e a evitarne i rischi. La tecnologia è un danno per l’apprendimento? Al contrario, se usata correttamente può diventare una grande risorsa. Oggi pregiudizi e paure circondano il mondo digitale — da ≪i videogame rendono stupidi≫ a ≪per colpa del web i giovani non hanno più relazioni vere≫. È  invece necessario comprendere cosa significhi nascere e crescere in una realtà permeata dalla tecnologia: dai videogiochi a Internet, dai social network agli smartphone. L’obiettivo è quello di fornire una guida che permetta a genitori e insegnanti di risolvere i più comuni dubbi digitali e offrire consigli e indicazioni pratiche per muoversi insieme ai figli tra rischi e potenzialità dell’universo tecnologico, senza ansie e preoccupazioni.

Paolo Ferri professore ordinario di Teorie e tecniche dei nuovi media e Tecnologie didattiche presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università degli Studi Milano-Bicocca, dirige il LISP (Laboratorio informatico di sperimentazione pedagogica) e l’Osservatorio nuovi media NuMediaBios.  È autore di numerose pubblicazioni sul rapporto tra media e società, tra cui ricordiamo, Nativi digitali (Bruno Mondadori, 2011), Digital Kids, con Susanna Mantovani (Rizzoli Etas, 2012), La scuola 2.0. Verso una didattica aumentata dalle tecnologie (Spaggiari, 2013), I nuovi bambini. Come educare i figli all’uso della tecnologia, senza diffidenze e paure (BUR, 2014)

il programma del festival

Niente slot machine nel mio bar, al suo posto, una libreria

«Si parla tanto di lotta alla ludopatia – dice Azzurra Cerri titolare del Why Not Cafè di Viareggio – ma se poi qualcuno prova a far seguire i fatti alle parole, ecco che gli vengono messi i bastoni fra le ruote. E pensare che a breve distanza dal mio bar c’è pure un asilo: dovrebbe esserci una legge che vieta l’utilizzo di slot entro una certa distanza da una scuola, ma nel mio caso sembrava non valere neppure questo, perché le macchinette erano state messe prima dell’apertura della scuola».
articolo di Simona Dinelli per corriere.it
VIAREGGIO – Le slot machine nel suo bar? Meglio una bella libreria. Questa la scelta in controtendenza di Azzurra. Una donna coraggiosa: intanto perché di questi tempi di crisi non è facile lanciarsi da sola in una attività imprenditoriale; e poi perché per arrivare al suo scopo – far rimuovere le macchinette – ha dovuto lottare per ben due anni contro il gestore nazionale di questi apparecchi, che a toglierli dal suo bar non ci pensava affatto.

La battaglia
La querelle per Azzurra inizia nel 2013, anno in cui – una volta diventata proprietaria unica del bar – decide di far togliere le due slot poste in un angolino alla sinistra del locale. Una scelta nobile: rinunciare a un guadagno sicuro, pur di non veder più gente che si rovinava con le sue mani. «Non ne potevo più – racconta la barista -: persone che mi chiedevano soldi, che se ne andavano furibonde per aver perso tutto il loro denaro, che perdevano il controllo. Per me era diventata una situazione insostenibile». A quel punto la ragazza chiede al gestore di venirsi a riprendere le slot, ma trova resistenza e opposizione. «Telefonavo – aggiunge Azzurra – ma dall’altra parte mi ripetevano che c’era un contratto da rispettare, che gli apparecchi dovevano restare al loro posto e in funzione. E che se non avessi eseguito, mi avrebbero applicato pure una penale. Alla fine, stufa, li ho spenti. Fino a che non sono venuti a riprenderseli, all’inizio del 2015».
La libreria
Una liberazione, per la giovane barista, che ha riempito quell’angolo rimasto vuoto con una piccola libreria. I clienti, se lo desiderano, possono usufruirne. «Addirittura – sorride Azzurra – qualcuno di loro mi ha portato dei volumi per arricchirla. A me piace molto leggere, mi è sembrata la scelta più logica».

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