Adolescenti, contro l’angoscia e la violenza serve più fiducia nel futuro

Anna Maria Nicolò (*) su Sanità24 http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/medicina-e-ricerca/

L’adolescenza sembra essere diventata una delle emergenze prioritarie in tutti i paesi occidentali e questo avviene anche perché questa età è la cartina di tornasole della società e in essa è depositato il nostro futuro. I sociologi dicono che questa è la prima generazione di giovani ad avere condizioni economiche inferiori a quelle dei genitori, ma guardando l’accesso ai beni di consumo, ai cellulari, ai tablet, ai molti strumenti tecnologici che i ragazzi hanno oggi, potremmo piuttosto dire che sono cambiati i loro bisogni e i loro ideali. Quello di cui sono stati derubati non è solo la loro pensione futura, ma piuttosto la speranza di costruire un mondo migliore, la fiducia che l’impegno possa produrre risultati efficaci e che valga la pena di sacrificarsi per gli ideali. In cambio gli è stata data l’illusione che tutto è possibile.

I processi di idealizzazione dell’adolescente
L’adolescente fisiologicamente ha bisogno di usare processi di idealizzazione che lo aiutano a credere nella vita e ad investire in essa. Piano piano, dopo l’avvento della pubertà gli ideali dell’Io cambiano. Se prima per il bambino era il genitore al centro dei suoi ideali, successivamente tutto questo muta . L’idealizzazione cerca nuovi differenti oggetti a cui riferirsi che possono essere trovati in figure politiche o sociali , filosofie o religioni, attori , cantanti o scienziati .Uno dei problemi che esiste in questa età fa riferimento proprio a quanto l’adolescente sia capace di modificare i suoi investimenti, mantenendo un’idealizzazione modulata e accettando i limiti che la realtà impone. L’elemento dirimente è la capacità di tollerare le frustrazioni del fallimento senza esagerare narcisisticamente i risultati positivi. Talvolta questo confronto diventa traumatico. La critica e la persecuzione , se gli ideali sono diventati prescrittivi , possono essere difficili da sopportare. Nei casi peggiori ,si assumono come ideali , modelli negativi a causa dell’irraggiungibilità di standard elevati. E’ la crisi di originalità negativa di cui parlava Erikson. Il ragazzo allora avrà comportamenti antisociali o perversi senza alcun senso di colpa o proibizione. Il confronto con il mondo sociale, familiare o personale diventa così traumatico che il ricorso a figure mitiche o sette religiose può diventare una soluzione tragica ad un vuoto del sé difficile da colmare. Si rimette cosi in discussione lo stesso meccanismo dell’idealizzazione. Tutto diventa cinico, opportunistico e alla fine senza significato.

Il confronto con i bulli e l’esperienza della sessualità
“E’capace di un confronto con la realtà?” Questa è la domanda che ci dobbiamo porre quando ci confrontiamo con i nostri adolescenti, tossicofilici, violenti, bulli o annoiati o che sperimentano una sessualità staccata, scissa, lontana dalle emozioni, agita talvolta come una bravata.
L’esperienza della sessualità testimonia di un ragazzo capace di usare di un corpo che gli fornisce nuove sensazioni mai esperimentate prima nell’infanzia , ma anche mostra che è possibile un’integrazione tra la sessualità e il grande universo delle emozioni. Talvolta questo si traduce nell’esperienza dell’innamoramento che certo facilita l’iniziazione sessuale, talvolta invece ha le caratteristiche di uno scambio giocoso, sempre affettuoso, ma mai sadico e crudele . E’ quello che i ragazzi chiamano scherzosamente “ lo scopamico”, diverso dal partner , ma sempre una figura in genere benevola e protettiva.
Ci sono però situazioni più gravi e penose dove c’è un pericoloso distacco da se stessi e dall’altro. La sessualità in questi casi è uno sforzo ginnico che lascia soli, è basata sull’affermazione , sul potere , sul controllo, può essere gestita nel gruppo e talora serve ad affermare un’identità di genere di cui inconsciamente il ragazzo ha invece molti dubbi . L’adolescente non sa ancora se sarà omosessuale, eterosessuale o semplicemente ancora confuso e incerto tra le sue posizioni. Un conflitto interno in questa età è indice spesso di un dubbio che riguarda l’identità di genere. La confusione bisessuale onnipotente può essere facilmente presente e si diventerà adulti solo quando si accetterà il senso del limite imposto dalla realtà, anzitutto da quello che sei nel tuo corpo. Certo i modelli che oggi abbiamo non ci aiutano molto nella certezza della nostra identità. Siamo davanti ad una grande rivoluzione antropologica ?

Internet fa credere all’adolescente che tutto è possibile
Un’altra espressione di questo distacco tra la sessualità e le emozioni è quanto avviene in internet. Gli adulti hanno veramente poca consapevolezza di quanto sia vasto ,articolato e complesso il mondo della sessualità giovanile in internet, gestita sui grandi social o nelle chat deputate a questo. La rete fa credere all’adolescente che tutto è possibile. Con un semplice click puoi trovare di tutto, puoi essere tutto e il contrario di tutto: puoi nasconderti dietro un’identità segreta, essere vecchio o bambino, maschio o femmina, transgender , omosessuale o etero sessuale . La rete è un grande miraggio per i giovani, evita loro la frustrazione del confronto vero e concreto con l’altro, esclude il corpo fisico, insegue l’onnipotenza delle fantasie e -cosa importante per l’adolescente terrorizzato dalla passività, ti dà l’illusione di una relazione senza dipendenza. L’effetto alla lunga è il paradosso della distruzione del desiderio reale. Il desiderio nasce dalla mancanza , da quello che potresti perdere o hai perduto. Potere tutto è l’altra faccia del non potere niente. E’ questo il dramma di una nuova forma tossicomania che è l’internet-mania.

Il “lutto evolutivo” e l’aggressività
Accanto alla sessualità, le cui modificazioni saltano all’occhio di chiunque ,è necessario integrare l’aggressività.
Il ragazzo comune, sufficientemente normale, ha bisogno di usare l’aggressività per tante ragioni: Grazie all’aggressività si autoafferma in un contesto nuovo, nega la passività che lo spaventa; si separa dai genitori e dal passato infantile attraversando quello che gli psicologi dell’età evolutiva chiamano “lutto evolutivo”. È questa un’aggressività sana che resta sempre un po’ al limite producendo, nei casi problematici, dei passaggi all’atto che stanno al posto del pensare. E l’aggressività sfiora, e a volte tocca, la morte. Pochi sanno che il suicidio è la causa di morte più frequente in questa età e se non è espressione di gravi patologie, come la psicosi o la depressione, può nascere da una sfida nel tentativo di andare oltre il limite consentito. A volte la sfida non è consapevole, come quando sul motorino si va zigzagando a folle velocità o quando non si usa il preservativo in rapporti non protetti.
«Io sono un debole, non lo sa nessuno. […] Io sono un mediocre, e non c’è prova. […] Io sono un fallito: posso ammetterlo? […] Io sono anormale, e, saperlo, non devo. […] Io sono un mite: ma ne ho pudore. […] Io sono un povero, e ne sono umiliato […]». Così il violento per Pasolini si nasconde dalla sua fragilità.

In una città italiana un gruppo di allievi di una scuola media superiore circondano l’insegnante, lo insultano e lo malmenano. Il suo errore è quello di aver messo un’insufficienza. In molti istituti scolastici d’Italia, dal Nord al Sud, piccoli gruppi di bulli si esercitano. Spiegazioni sociologiche o politiche si alternano a commenti psicologici: certo il senso di pericolo generalizzato e la violenza incrementano il disagio e la fantasia che bisogna aggredire per sopravvivere.(*)Presidente della Società Psicoanalitica Italiana

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Giornata mondiale senza tabacco: in Italia quasi uno su quattro fuma

Un minore su 10 è consumatore abituale di sigarette. Fra loro più della metà fuma anche cannabis

di VALERIA PINI http://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2018/05/30/news/

SIGARETTE spente per 24 ore. Un gesto simbolico per salvare la salute visto che il tabagismo coinvolge quasi una persona su 4 e rappresenta una delle principali cause di morte nel nostro Paese: si contano ogni anno da 70.000 a 83.000 decessi e oltre il 25% avviene tra i 35 e i 65 anni di età. La Giornata mondiale senza tabacco, proclamata dall’Organizzazione mondiale della sanità, che quest’anno affronta il rapporto fra Tabacco e malattie cardiache, è l’occasione per fare il punto su questo tema.

Nel mondo il tabagismo è infatti la seconda causa principale di malattie cardiovascolari e l’uso di tabacco e l’esposizione al fumo passivo contribuiscono a circa il 12% di tutte le morti per malattie cardiache. Secondo l’Oms, inoltre, il consumo di tabacco rappresenta la seconda causa in generale di morte nel mondo e la principale causa di morte evitabile; quasi 6 milioni di persone perdono la vita ogni anno per i danni da tabagismo e fra le vittime oltre 600.000 sono non fumatori esposti al fumo passivo.

Nel nostro paese i fumatori sono il 22,3% della popolazione, in tutto 11,7 milioni di persone. Una dipendenza che riguarda anche i ragazzi: il numero di minori che fumano. Uno su dieci è consumatore abituale di sigarette, quasi il 50% lo ha fatto in passato o lo fa occasionalmente. Tra i fumatori abituali più della metà fuma anche cannabis. Non accenna a diminuire invece il numero totale dei tabagisti nel nostro paese che appare in leggero aumento. Questo ci dicono i dati presentati dall’Ossfad- Centro nazionale dipendenza e doping dell’Iss in occasione della Giornata Mondiale senza tabacco, che si tiene oggi il 31 maggio. I ragazzi tra i 14 e i 17 anni, infatti, accendono la prima sigaretta alle scuole secondarie di secondo grado e una piccola percentuale inizia addirittura alle elementari.

• IL RAGAZZO CON LA SIGARETTA
“E’ necessario potenziare sistemi di prevenzione primaria per scongiurare questa nuova linea di tendenza che vede il consumo di tabacco anche tra i giovanissimi – spiega Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità – prima che a questa dipendenza se ne associno altre altrettanto o più pericolose”. Secondo l’indagine Explora, che ha realizzato l’identikit “del ragazzo con la sigaretta” su un campione di 15.000 ragazzi tra i 14 e i 17 anni, riguarda soprattutto i maschi. In genere frequentano istituti professionali e licei artistici, i genitori hanno un livello di istruzione medio-basso e non controllano le spese dei figli, risultano propensi al rischio e hanno una percezione del proprio rendimento scolastico mediocre o appena sufficiente. I giovani tabagisti abituali, inoltre, sono quelli che fanno meno sport e che bevono più energy drink. Il dato preoccupante, inoltre, fotografa un maggiore consumo di alcolici tra loro, fino a quattro consumazioni di birra e super alcolici a settimana. Addirittura un 12% dichiara di aver avuto episodi di binge drinking 3 o più volte nell’ultimo mese. Il dato cresce a dismisura sul consumo di droghe: più della metà dei fumatori abituali (il 65,6%) ha fumato almeno una volta anche cannabis nell’ultimo anno rispetto al 2% dei non fumatori.

• GLI ADULTI
Stabile il numero di fumatori tra gli adulti: sono 12,2 milioni (dati Doxa), il 23% della popolazione, in leggero aumento rispetto al 2017 (11,7 milioni). Si fumano in media 12,3 sigarette al giorno. Mentre aumenta invece il rispetto del divieto di fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro, anzi il rispetto a 15 anni dalla Legge Sirchia è quasi totale. “La situazione generale sulla prevalenza dei fumatori si è cristallizzata – spiega Roberta Pacifici, direttore dell’Ossfad e del Centro Nazionale Dipendenze e Doping – abbiamo registrato gli stessi dati del 2007, segno evidente che non si vede alcuna inversione di tendenza, anzi si registra un lieve incremento nella popolazione maschile. Per questo abbiamo acceso i riflettori sui giovani che rappresentano il serbatoio di riserva dei tabagisti, sono quelli cioè che continuano ad alimentare la popolazione dei fumatori che non accenna a diminuire”.

• IN CALO LE DONNE

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Come parlare di sesso ai tuoi figli

Mentre in tv arriva un docu-reality dedicato agli adolescenti, l’85% dei genitori arretra davanti ad argomenti hot. Risultato: i bambini cercano risposte su YouPorn già a 10 anni. E i ragazzi, appagati dai video hard, non hanno rapporti veri fino a 17. La scuola? Tace. Ma superare i tabù si può. Parola degli esperti

articolo di Ilaria Amato, pubblicato su DONNAMONDERNA.it  https://bit.ly/2K5kLqe

Un nuovo programma tv aiuta a entrare nel mondo della sessualità dei figli, misterioso e ansiogeno per la maggior parte dei genitori. Si intitolaSe dici sesso, va in onda su Mtv dal lunedì al venerdì alle 14.10 ed è un docu-reality in cui 6 adolescenti si confrontano sulle loro esperienze senza tabù. E senza la mediazione di madri e padri, paludati nel loro imbarazzo, convinti di essere genitori amiconi, genitori social, genitori smart… Fino a quando in casa non entra l’argomento sesso. Perché in quel momento si alza un muro davanti al quale si arretra o, peggio, si delega, sperando che qualcun altro se ne occupi. Spesso quel qualcun altro non è nemmeno la scuola. In Germania l’educazione sessuale è materia obbligatoria da 50 anni, in Svezia da 60. In Italia, come in pochissimi altri Paesi europei, non è prevista per legge, quindi entra nelle classi solo di pochi, virtuosi, istituti che la inseriscono nell’offerta formativa.

Anche se una recente sentenza della Corte europea dei diritti umani parla chiaro: gli insegnanti sono tenuti a rispondere alle domande degli allievi sulla sessualità in modo adeguato alla situazione e all’età. Ma quante volte avviene? E come? Intanto, il vuoto educativo si fa sentire: secondo una ricerca Eu Kids online, già a 9 anni i ragazzini entrano in contatto con immagini porno, a 11 ricevono messaggi sessuali sullo smartphone. Mentre Internet si conferma l’unica, incontrollata, fonte di informazione per oltre il 60% dei teenager. Ma esiste un modo giusto per parlare di sesso con i figli? Quattro esperti dicono di sì. E spiegano come.

«Bisogna vincere il pregiudizio nelle aule: educare al sesso non significa istigare a farlo»

Claudio Foti psicoterapeuta, direttore dell’Istituto Hansel e Gretel di Torino «Da 60 anni in Italia si cerca di fare una legge sull’educazione sessuale a scuola, ma il pregiudizio per cui parlare di sesso ai ragazzi significa istigarli a farlo lo impedisce. C’è un modo per superarlo: affrontare il tema della sessualità attraverso le emozioni e l’affettività. Certo, i giovani hanno bisogno di informazioni pratiche e sanitarie, ma è dimostrato che queste servono a poco se non si abbinano a un approccio emotivo: le campagne sugli anticoncezionali hanno un’efficacia 20 volte superiore se le ragazze possono parlare, per esempio, della vergogna di portare con sé il preservativo. Le paure e le ansie legate al sesso di bambini e adolescenti non vanno trascurate: i nostri figli sono iperstimolati da immagini erotiche, e in età sempre più precoce: già alle elementari conoscono YouPorn. I messaggi fuorvianti a cui sono sottoposti li disorientano e spaventano. Nei miei laboratori vengono fuori anche situazioni difficili: in genere emerge un caso di abuso sessuale per ogni classe. È urgente che la sessualità entri nei programmi scolastici al più presto».

«Vanno smitizzati i filmati porno: danno un’idea distorta dei rapporti»

Roberto Bernorio ginecologo di Aispa (Associazione italana sessuologia psicologia) «I ragazzi di oggi fanno un consumo smodato di filmati porno gratuiti sul web già a 10 anni. Succede soprattutto ai maschi: le femmine sono più lontane dalla pornografia, perché per natura la sessualità della donna è meno visiva. L’80% dei filmati hard è mirato a un pubblico maschile, proponendo una figura femminile succube e passiva. Inoltre, l’abitudine di usare immagini hard per provare piacere porta gli adolescenti a evitare i rapporti sessuali reali con le ragazze, perché più complessi. Perciò la prima volta, quella vera, oggi non è così precoce: 17 anni in media. Evitare che un adolescente acceda al porno è un’utopia, ma insegnargli un approccio critico è possibile. Ci stanno pensando in Francia, dove il ministro delle Pari Opportunità Marlene Schiappa ha proposto di istituire “l’ora di pornografia” alle medie per aiutare i ragazzi a decodificare i video hard, a capire che sono finzione e non realtà. Nella stessa direzione vanno progetti come Thepornconversation.org, creato dalla regista erotica Erika Lust per aiutare i genitori a svelare i trucchi dietro ai filmati. Alcuni tutorial sono in forma di cartoon e si riesce a guardarli con un figlio senza troppi imbarazzi».

«Molti ragazzi fanno sexting ma ne ignorano i pericoli: serve un patentino per i social»

Loredana Cirillo psicoterapeuta del centro Minotauro, autrice diAdoleScienza Manuale per genitori e figli sull’orlo di una crisi di nervi(Edizioni San Paolo) «A scuola andrebbe introdotta l’educazione alla tecnologia, più che al sesso, a visto che ormai tutti i rapporti dei nostri ragazzi passano da lì. Penso a lezioni che spieghino con chiarezza quali sono i rischi di fare sexting, per esempio: è la pratica – sempre più diffusa – di scambiarsi foto con parti del corpo nude. I tentativi di controllo da parte dei genitori sono spesso vani. I dati lo dimostrano: il 60% di mamme e papà spia i profili social e la cronologia Internet dei figli, il 50% sbircia nel loro smartphone. Ma questo atteggiamento “poliziesco” non funziona, come sono poco efficaci prediche e ammonimenti. Serve una formazione specifica. È come quando si impara a guidare la macchina: un genitore può darti una mano, ma non basta, serve la scuola guida. Occorre prendere un “patentino” per la tecnologia, prima di usarla. E deve pensarci la scuola con figure ad hoc».

«Facciamo da guida fin da quando sono piccoli: rispondiamo ai loro dubbi invece di ignorarli»

Caterina Di Chio psicologa, autrice di Laboratorio di educazione sessuale e affettiva (Erickson) «Anche per i genitori amiconi e moderni parlare di sesso con i figli rimane un tabù (nell’85% dei casi, secondo Scuola.net, ndr). È normale: l’imbarazzo su questi argomenti è un fatto naturale che segna il distacco tra 2 generazioni. Ma serve trovare il modo di superarlo per prendersi in carico l’educazione sessuale dei propri bambini e ragazzi, prima che sia la Rete a farlo. Quando iniziare? Presto: parlare di sessualità in casa deve essere percepito come qualcosa di possibile, da affrontare con serenità e disponibilità, prima in termini semplici e poi adeguando il linguaggio e i contenuti a seconda dell’età del ragazzino. I bambini fanno domande sul sesso fin da molto piccoli: rispondiamo, invece di ignorarle. Più tardi si affronta l’argomento, più è difficile superare gli imbarazzi. Si può prendere spunto dall’attualità, magari iniziando a cena tra genitori, e coinvolgendo il figlio nel discorso».

Adolescenti che non si piacciono e si mettono a dieta: come reagire?

Il 42% degli adolescenti dichiara di aver seguito una dieta almeno una volta nella vita, il 35% segue una dieta ‘fai da te’ e circa 1 su 10 si affida a quelle trovate in rete o ai consigli delle app

La fase dell’adolescenza è un momento della vita di ognuno di noi bello e importante: ci porta progressivamente alla maturità fisica e psicologica. Tuttavia si sa quanto sia anche problematico questo periodo per via delle insicurezze che il giovane ragazzo vive e che deve saper affrontare per crescere. Insomma: se poco prima eravamo pressoché in armonia col mondo attorno a noi e con noi stessi, in questa fase invece vediamo difetti a non finire. Ma da dove nascono se prima non esistevano? Il nostro corpo è soggetto a un cambiamento di grande portata e molto veloce: ciò induce nel ragazzo preoccupazioni e ansie, in quanto non si riconosce più e teme di non piacere agli altri.

Uno degli aspetti da curare in questo periodo è la relazione che ha il ragazzo col cibo e con il modo di mangiare perché è risaputo che un modo erroneo per superare la crisi dell’adolescente verso il proprio aspetto fisico è l’affidamento a diete, fai da te o prese dal web, o anche solamente la rassicurazione che viene da consigli su come perdere peso, diventare più muscolosi, ridurre la circonferenza vita o avere gambe più magre.
I dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza parlano chiaro: del 42% degli adolescenti che dichiara di aver seguito una dieta almeno una volta nella vita, il 35% segue una dieta ‘fai da te’ e circa 1 su 10 si affida a quelle trovate in rete o ai consigli delle app.

La dottoressa Maura Manca ci aiuta a capire come i genitori dei ragazzi devono comportarsi per aiutarli a ritrovare fiducia in sé stessi, ed eliminare poco alla volta quella loro fissa, tenendo in considerazione il fatto che “il cibo e il modo di mangiare dei figli è un importante veicolo di comunicazione di significati e messaggi che i genitori devono saper cogliere e decifrare per farli sentire compresi e aiutarli in caso di bisogno.”

Questi sono i consigli:

1. NON SMINUIRE E ATTENZIONE AL SARCASMO.

Di fronte ad un figlio che inizia a ridurre le porzioni e a non piacersi, può venire automatico rispondergli“Non sei grasso/a, sei tu che ti vedi così”, “Dai mangia, ti stai fissando”, “Stai esagerando, sei bello/a così”. Non ascoltare le sue parole, non comprendere il suo disagio, lo fa sentire incompreso, non riconosciuto e lo porta a chiudersi maggiormente in se stesso. Le prediche non portano a nulla, bisogna prima di tutto ascoltare e rispettare il suo vissuto per creare vicinanza e non alzare un muro tra voi.

2. NON INCORAGGIARE LE DIETE.

Fate attenzione a non assecondare subito le sue richieste, trasmettendogli il messaggio che, in effetti, deve perdere peso o che dovrebbe migliorare il fisico. Si rischia di favorire l’insoddisfazione corporea e rinforzare condotte sbagliate, diete “fai da te” e metodi pericolosi per perdere peso. Una famiglia in cui si dà molta importanza alla perfezione fisica e alle diete, non fa altro che favorire comportamenti di controllo del peso. È importante piuttosto crescere i figli puntando sulle abitudini sane, dieta equilibrata e attività fisica, aiutandoli a crearsi un’immagine salutare del corpo.

3. NON ANDARE SU TUTTE LE FURIE.

Cercate di mantenere la calma e di non arrabbiarvi ogni volta che lascia qualcosa nel piatto o non mangia un alimento. Se lo rimproverate o assumete un atteggiamento controllante e invadente, sortite l’effetto contrario, entrate in opposizione col rischio che vostro figlio si chiuda ancora più in se stesso o che non mangi più insieme a voi. L’ultima cosa che si deve fare è creare un clima di ostilità a tavola, una distanza tra voi e inutili bracci di ferro incentrati solo sul cibo.

4. METTERSI NEI SUOI PANNI.

Mostrate un atteggiamento di apertura e di comprensione del problema, ascoltate e accogliete le sue difficoltà per farlo sentire sostenuto e amato. Portate anche la vostra esperienza di quando eravate adolescenti, del disagio che si può provare nel non piacersi e di come nel tempo si impara ad accettarsi per come si è. Create vicinanza e dialogo su questo, facendo anche la spesa e cucinando insieme, così che possiate anche accettare che preferiscano alcuni cibi rispetto ad altri, a patto però che sia un’alimentazione sana e completa.
5. VALORIZZARE E RINFORZARE LA SUA PERSONA. I ragazzi si trovano in una fase piena di insicurezze, in cui hanno bisogno di essere rinforzati e valorizzati. Fate attenzione a non fare commenti sempre incentrati sull’estetica, facendo confronti e paragoni con gli altri. Aiutate vostro figlio a non focalizzarsi solamente sulle parti che non accetta di lui, altrimenti rischia di vedere solo i difetti, perdendo la visione di insieme. Cercate di parlare, anche a tavola, di aspetti che non riguardano il corpo o il cibo, come i suoi interessi, le sue passioni e rinforzatelo su questi campi: ha bisogno di essere rinforzato, di sentire che lui è importante e valorizzato nella sua unicità.
Tuttavia se l’atteggiamento nei confronti del cibo non è transitorio, ma dura nel tempo allora ci si deve insospettire ed è necessario indagare meglio. Bisogna drizzare le antenne quando i figli perdono troppo peso, riducono sempre più alimenti, sono silenziosi, irritabili, hanno sbalzi d’umore, i loro pensieri rispetto al non piacersi o ai difetti fisici diventano troppo ossessivi, c’è un vissuto di ansia e preoccupazione e continue lamentele sul fisico.

Adulti che gridano… e l’educazione scompare

Genitori che appoggiano in tutto e per tutto i figli , dicono sempre di sì e mai più no, fanno tutto ciò che i figli vogliono, e soprattutto li difendono anche quando sono indifendibili , arrivando in taluni casi all’aggressione anche fisica di insegnati .  Le aggressioni spesso restano insulti o molestie senza conseguenze penali ma  sono motivo di sempre maggiore tensione, come sostengono tutti coloro che hanno a che fare con il mondo della scuola.

“La famiglia è proprio un disastro”, dice lo psichiatra Paolo Crepet : i genitori non educano più, ma svolgono soltanto la funzione di sindacalisti dei figli con un atto di accusa contro la famiglia, ormai incapace di far rispettare le regole. Il nodo centrale è l’incapacità di educare e la conseguente difficoltà di gestire situazioni di conflitto con i figli e di ammettere anche   le proprie responsabilità come genitori .

Lo scrittore Antonio Scurati su La Stampa.it  ha di recente bene analizzato questo fenomeno comunitario parlando di “eclissi del maestro”, di sconfitta dell’educazione dal momento che quello che spesso succede  a partire dagli adulti è la rinuncia al dialogo e l’innalzamento dei toni fino all’aggressione verbale e non solo, comportamenti che ovviamente hanno conseguenze diseducative sui figli

“Gli scolaretti disobbediscono alle loro maestre. Gli adolescenti aggrediscono i loro insegnanti. I genitori di quegli adolescenti si precipitano a scuola per picchiare gli insegnanti già aggrediti dai propri figli. Una brillante invenzione di una delle tante narrazioni distopiche che proliferano di questi tempi sugli schermi domestici delle nostre serie tv preferite? No. La realtà sociale delle nostre scuole raccontata dalla cronaca di questi giorni. Ma non ci si può arrendere alla cronaca. La verità che promana dagli ultimi casi estremi narrati dalle cronache ha una portata storica, ben più vasta e terribile: la nostra epoca si sta avviando al tramonto della pedagogia. Dopo l’evaporazione del Padre, ora assistiamo all’eclissi del Maestro.

Si tratta, per l’appunto, di una morte lenta, di un evento in cammino da decenni, una trasformazione profonda che dischiude un inaudito avvenire davanti a sé. Ciò che sta accadendo, infatti, non è il legittimo rifiuto delle pedagogie tradizionali, conservatrici o reazionarie ma l’abbandono stesso dell’idea che il bambino debba essere in qualche modo – e da qualcuno – accompagnato, guidato, condotto per mano a una destinazione a lui ignota.  E che questa conduzione presupponga una subordinazione dell’educando all’educatore, implichi una disciplina, mobiliti un sapere da trasmettere e apprendere, preluda a una formazione che prosegue per tutta la vita dell’uomo senza la quale l’uomo non viene al mondo, non esiste, senza la quale l’uomo non è nulla.

Il secondo dopoguerra europeo si è progressivamente sbarazzato di tutte le tradizionali istituzioni pedagogiche: esercito, scuola, famiglia, istituzioni pubbliche, grandi partiti politici di massa. Si è sbarazzato, in altre parole, della modernità, l’epoca che aveva creduto che non soltanto il soldato, lo scolaro e il figlio andassero educati ma anche il cittadino e il militante. La liquidazione della scuola è solo l’ultima tessera di un domino al termine del quale l’educazione stessa scompare dall’orizzonte della nostra esperienza umana. E non ci inganni il fatto che la scuola italiana da decenni è ostaggio di pedagogisti e pedagogismi. Il burocratico dominio di questi specialisti segna proprio l’eclissi della funzione educativa dell’insegnamento. E’ proprio in questi decenni di pedagogismi proliferanti che l’insegnamento viene espropriato del suo tratto magistrale, che i programmi scolastici vengono privati dei loro contenuti fondamentali, che gli insegnanti stessi vengono sviliti a categoria sociale derelitta, malpagata, screditata, emarginata, a un branco di vecchi «sfigati». Non ci si deve, perciò, stupire che i genitori prendano sempre più spesso partito per i figli nei conflitti con gli insegnati. La rottura dell’alleanza scuola famiglia è il prodotto della distruzione storica di entrambe. Il padre che abbia perso il rispetto per l’insegnante del proprio figlio è, infatti, con tutta evidenza, un genitore che ha già perso il rispetto di se stesso.

E non ci si illuda che basti alzare la voce per ritrovare la magnifica speranza progressista di una educazione dell’uomo per l’uomo. Forze storiche potenti le si oppongono. Innanzitutto il trionfo autocratico del mercato. Abbiamo smesso di credere, di sperare di potere e di dovere educare i nostri figli da quando la società dei consumi ha individuato in loro i clienti più appetibili. E’ stato allora che abbiamo abbandonato l’onere e l’onore di formare i loro gusti e abbiamo incominciato a inseguirli. Similmente, ciò che resta della cosiddetta leadership politica ha abdicato alla conduzione del proprio elettorato per accodarsi ai suoi umori momentanei. Le tecnologie della comunicazione digitale stanno facendo il resto. Il magnifico universo del world wide web è un cosmo ottuso in cui non ci sono sapienti e alunni, maestri e allievi, ma solo guru chiassosi e adepti ignoranti. Il suo orizzonte è l’orizzontalità immobile del tramonto di ogni pedagogia. Su questo impero dell’immoralità dilagante l’astro del pedagogo tramonta inesorabilmente, cedendo il passo a quello del libertino.

Resta da capire se riteniamo di avere ancora qualcosa da insegnare ai nostri figli”.

L’educazione scompare dall’orizzonte – La Stampa.it

Capire e gestire le emozioni nell’incontro con gli adolescenti

Le emozioni e la consapevolezza emotiva nella relazione. Questo il tema del secondo appuntamento del ciclo di quattro incontri di formazione dal titolo “Fragile come la bellezza”  che coinvolge genitori e insegnanti di alcune classi degli istituti secondati superiori  Peano e Castelnuovo di Firenze in un progetto educativo  finalizzato alla prevenzione della dispersione scolastica.

Dopo l’esplorazione del concetto di adolescenza e degli aspetti tipici e atipici del percorso di sviluppo adolescenziale svolto nel primo incontro, i formatori esperti coinvolti in questa azione del Progetto “Partire Uguali” di Oxfam Firenze (con Comune di Firenze e UslCentro e il supporto di Fondazione CR Firenze)  hanno concentrato  l’attenzione sul tema delle emozioni.

La gestione delle emozioni è una delle  life skills, cioè le abilità per la vita che l’Organizzazione Mondiale della Sanità individua come “competenze sociali e relazionali che permettono ai ragazzi di affrontare in modo efficace le varie situazioni; di rapportarsi con autostima a se stessi, con fiducia agli altri e alla più ampia comunità (dalla famiglia, alla scuola, al gruppo degli amici e conoscenti, alla società di appartenenza, etc). La mancanza di tali abilità socio-emotive può causare in particolare nei ragazzi e nei giovani, l’instaurarsi di comportamenti negativi e a rischio in risposta a stress”.

Le abilità per la vita sono raggruppabili in tre macro aree: l’area cognitiva, quella su cui si lavora a scuola, che  comprende l’abilità di risolvere problemi, di prendere decisioni, il pensiero critico e la creatività;  l’area sociale, cioè quella che ha che fare con i rapporti con gli altri e che comprende: l’empatia, la comunicazione efficace e le relazioni efficaci; infine l’area emotiva, che comprende l’autoconsapevolezza, la gestione delle emozioni e la gestione dello stress.

Cosa sono le emozioni ?  perché è così importante parlare di emozioni e saperle gestire? Quale spazio viene dato alle emozioni nella relazione genitoriale ed educativa?

Sono questi gli interrogativi che insegnanti e docenti hanno affrontato nei gruppi di lavoro , concentrandosi sulle dinamiche che “bloccano” l’adulto nel rapporto con l’adolescente attraverso un lavoro di consapevolezza  incentrato sul funzionamento emotivo e cognitivo dell’adolescente e sul vissuto dell’adulto in relazione all’adolescente.

La metodologia del percorso formativo congiunto contribuisce a  rafforzare per il bene dei ragazzi , – ma anche delle scuole e delle famiglie –  l’alleanza tra genitori e insegnanti  mediante le due attività proposte negli incontri :  riflessione congiunta sugli stimoli proposti dai formatori per potenziare le proprie competenze di adulti nella  relazione con gli adolescenti e condivisione delle esperienze  per migliorare la reciproca comprensione dei vissuti.

Il prossimo appuntamento sarà dedicato a Disciplina e ascolto attivo: strategie di sintonizzazione.

Genitori e insegnanti insieme contro l’abbandono scolastico

Circa ottanta persone tra  insegnanti e genitori hanno partecipato martedì 13 febbraio presso l’Istituto Peano di Firenze al primo appuntamento del ciclo di quattro incontri dal titolo Fragile come la bellezza” e che vede coinvolte l’I.I.S.S. Peano e il Liceo Castelnuovo e di Firenze nell’ambito del progetto Partire Uguali di Oxfam Firenze finalizzato alla prevenzione dell’abbandono scolastico in collaborazione con UslToscanaCentro e Comune di Firenze sostenuto dalla Fondazione CR Firenze . Il progetto prevede anche momenti formativi in 13 classi con i ragazzi e il coinvolgimento degli insegnanti .

Il primo incontro “Adolescenza: caratteristiche, bisogni e obiettivi” è stato dedicato alla esplorazione del concetto di adolescenza in letteratura scientifica, e del confronto di questa con l’adolescente reale che genitori e insegnanti sperimentano ogni giorno. Uno spazio di esplorazione e di presa di contatto in modo nuovo con l’adolescente che vive con gli adulti partecipanti, ma anche di esplorazione dell’adolescente che ogni adulto porta nella propria storia di vita.

“Tra presenza e assenza”, l’adolescenza è una porta chiusa contro cui sbattiamo contro. Devo punire o dialogare? Ho paura delle scelte che fa! E quando rifiuta il mio aiuto? Devo lasciarlo sbagliare? Bisogna tenere duro, passerà! Non lo riconosco più….

E’ proprio a partire da questi interrogativi che insegnanti e genitori, prima insieme e poi separatamente, si sono messi in gioco in un percorso pratico e laboratoriale per prendere consapevolezza degli aspetti tipici e atipici del percorso di sviluppo adolescenziale e far emergere in modo chiaro ed efficace i propri bisogni relativi al rapporto con l’adolescente.

Le aspettative di questa esperienza di formazione per gli adulti di riferimento dei ragazzi condotta da esperte formatrici della azienda sanitaria in educazione alla salute nelle scuole e da un consulente psicologo esperto in adolescenza sono molte: ottenere strumenti per capire meglio e prima ancora saper entrare in comunicazione con i ragazzi , intercettare i segnali di disagio, riuscire a decifrare i loro messaggi, aiutarli nella comprensione della loro individualità e nell’affrontare i problemi e le situazioni di difficoltà anche a scuola.

Per questi obiettivi è sicuramente importante l’alleanza tra genitori e insegnanti;  per questo è stato messo a punto un percorso formativo pratico-esperienziale congiunto volto a rafforzare le life skills e le capacità di  confronto per comprendere i segnali di allarme del rischio di abbandono scolastico da parte dei ragazzi.

Il primo incontro ha visto una sorprendente partecipazione che dà la misura di come il tema dell’adolescenza, della sua fragilità, e di come poterla affrontare, sia fortemente sentito sia dai genitori che dagli insegnanti.

L’intervento educativo  “Fragile come la Bellezza” prosegue tra febbraio e marzo con altri 3 incontri con genitori e insegnanti delle due scuole. I temi in programma : Le emozioni e la consapevolezza emotiva nella relazione; Disciplina e ascolto attivo: strategie di sintonizzazione; Insegnanti e genitori: una collaborazione necessaria.

Famiglie mediattive, restrittive, luddiste, …relazioni familiari e digitale

Come amarsi ed educare i figli nella nuova era digitale? In che modo Internet e social cambiano la vita delle famiglie e le relazioni tra i loro componenti? Dal Rapporto Cisf 2017, l’indagine empirica curata dal Centro internazionale studi sulla famiglia  con   interviste a quasi 4mila soggetti, emerge la fotografia di una famiglia in divenire, in cui l’assimilazione della tecnologia più lenta che in altri Paesi non è meno potente nell’inesorabile cambiamento delle abitudini: dai profili sui social network che forgiano nuove identità, al tempo trascorso davanti allo schermo, dalle fake news “più reali del reale”, alle relazioni esclusivamente virtuali, diventati “i tanti piccoli focolari silenziosi in cui si trasforma il salotto di casa

Se da una parte essere costantemente connessi non sempre significa ‘essere in relazione’, dall’altro l’uso delle tecnologie digitali in famiglia può rivelarsi un valido supporto per coltivare le relazioni familiari: ad esempio, per il 60% dei casi presi in esame dalla ricerca, le chat e i social network sono ormai diventati canali privilegiati di comunicazione quando un figlio, per un certo periodo, si trova lontano da casa.

“Le famiglie tendono spesso a sovrarappresentare i rischi del web. Hanno molta paura, sono timorose di quello che potrebbero fare i ragazzi online” dice Pier Cesare Rivoltella, docente di Tecnologie dell’educazione all’Università Cattolica e curatore del rapporto. Il quale però sottolinea come a questo non sempre corrisponda una capacità educativa altrettanto elevata.

Emerge una particolare attenzione da parte delle famiglie, dove più della metà (il 54,1%) parla con i figli di ciò che si fa sul web, e il 53,2% ha disposto delle regole sui tempi di utilizzo.

L’ibridazione delle relazioni interpersonali con la rete sembra avere più effetti positivi che negativi a riguardo di quasi tutti gli indicatori della coesione familiare e, in parte, anche rispetto alla partecipazione civica nella sfera pubblica”.

La ricerca classifica sei tipi di famiglia contraddistinte da maggiore o minore capacità di tenuta educativa:

La famiglia lassista è una famiglia che lascia fare, confida che i propri ragazzi abbiano strumenti sufficienti per cavarsela, rinunciando così a mediare il rapporto dei figli con le tecnologie digitali che secondo loro non rappresenterebbero un problema educativo;

la famiglia permissiva è caratterizzata da un basso livello di educazione e da un basso livello di controllo;

la famiglia restrittiva, al contrario, si caratterizza per un alto livello di controllo da parte dei genitori, che leggono mail e messaggi dei figli, controllano la navigazione sul web (il che però non si traduce in un alto livello di educazione) ;

la famiglia luddista, poco frequente, è quella che elimina i media dall’universo familiare (pensando così di non dover più esercitare alcuna mediazione), cerca di rimandare al più tardi possibile l’acquisto del primo smartphone ai figli e il suo atteggiamento di controllo in questo caso è spinto alle estreme conseguenze;

la famiglia affettiva, in cui i genitori controllano poco quello che fanno i figli nel digitale ma hanno un alto livello di presenza educativa, che si manifesta attraverso l’aiuto costante nei confronti del figlio, la condivisione del consumo, la forte convivialità;

la famiglia mediattiva  simile a quella affettiva ma molto più attenta alle pratiche mediali dei figli, fornendo loro strumenti per diventare fruitori critici. Ed è proprio quest’ultima che, secondo gli autori della ricerca, sembrerebbe centrare gli obiettivi educativi in maniera efficace.

Meno Facebook per sfuggire ai genitori. I social piu amati dagli adolescenti

Meglio trasmettere immagini che le parole quindi  tutti su Instagram, Snapchat, e la “bomba” ThisCrush. Scende Facebook.

in un articolo su Il Messaggero si legge “Troppi adulti sul social network. Gli adolescenti preferiscono le nuove app”.  Le ragioni sembrano essere social-familiari. La prima è che su Fb, o anche su Twitter, ci sono gli adulti. Tanti adulti e, dunque, tanti genitori che “spiano” e controllano quello che fanno i propri figli. La seconda è che, stando agli esperti, il messaggio preferito dai giovanissimi è far circolare la loro immagine piuttosto che il loro pensiero, perché a differenza dei “grandi” non hanno messaggi che vogliono veicolare.
Il panorama cambia, così come gli interessi delle nuove generazioni. Ed è il momento dei cosiddetti “Founders”, appena identificati ed etichettati da Mtv: 14-15 anni, più pragmatici e indipendenti dei Millenials. A Fb preferiscono WhatsApp per comunicare tra loro. Alle parole preferiscono le immagini: selfie, video. Da qui l’enorme successo di Instangram, così come di Snapchat, il servizio che consente di inviare agli utenti della propria rete messaggi di testo, foto e video visualizzabili solo per 24 ore. 0 anche di Hunt e We heart it, social commerce site in cui si comunica con tag e immagini

Snapchat ultimamente è arrivata a superare Fb anche nella fascia di età tra i 13 e i 24 anni, dove il sistema di messaggistica che scompare, raggiunge quotidianamente un pubblico maggiore in termini di pubblicità con più di 26 milioni di utenti, a fronte dei 25-26 di Facebook. E per gli analisti, questo sorpasso mostra la crescente pressione su Fb che a breve registrerà il suo primo calo tra tutti i gruppi di età.”

La vera novità che preoccupa gli esperti è però  la diffusione e  di ThisCrush, una piattaforma che permette di spedire messaggi del tutto anonimi, e che ha finito per il favorire episodi di cyberbullismo.

ThisCrush è infatti un social che permette di postare, anche in forma anonima, messaggi con contenuti prevalentemente di insulti, violenze e sfera sessuale in forma molto volgare.

Una volta creato l’account su ‘ThisCrush’ gli adolescenti inseriscono il link nella loro biografia di Instagram E così ha inizio una vera e propria ‘gogna’ mediatica, gli adolescenti ricevono centinaia e centinaia di insulti, quasi sempre in forma anonima. Utilizzando il social ThisCrush i ragazzi possono anche rispondere agli insulti pubblicando sulle loro storie di Instagram sia lo screenshot dei post offensivi letti sul proprio profilo ThisCrush e sia le loro repliche ai messaggi diffamatori.

Il controllo dei genitori per vedere se effettivamente il ragazzo divenga oggetto di bersaglio “facile” da parte del social è essenziale. Il consiglio è di vigilare, con il monito «per educare è necessario controllare, non è sufficiente comunicare»: al netto di qualche dubbio a livello personale sulla forma “adatta” di educazione è certo che con ThisCrush il pericolo dell’insulto e della presa di mira e quindi della vittimizzazione è assai presente.

La nuova missione per i genitori …. diventare detective su ThisCrush …..  ??

FRAGILE COME LA BELLEZZA un percorso formativo per genitori e insegnanti. Firenze febbraio/marzo 2018

In Italia il fenomeno della dispersione scolastica interessa oggi più del 17% (OCSE 2015) dei giovani mentre in Europa la media è circa del 12%. Il tasso di dispersione non è uniforme nel paese; il tasso in Toscana è uno dei più alti in Italia (17%).

FRAGILE COME LA BELLEZZA

un percorso formativo per genitori e insegnanti in collaborazione con I.I.S.S. PEANO e Liceo CASTELNUOVO, promosso da OXFAM Italia in collaborazione con GENITORI IN CORSO – Comune di Firenze  e Azienda USL Toscana Centro.

Il Progetto coinvolge due scuole di Firenze, che pur nelle loro differenze, vivono situazioni simili in termini di rischio di dispersione. Sia il liceo Castelnuovo che l’Istituto Peano rilevano una richiesta di trasferimento da parte degli studenti verso un altro istituto. Tale indicatore, più evidente presso il liceo Castelnuovo, nella letteratura sul tema è notoriamente un preoccupante segnale. I ragazzi che cambiano scuola o indirizzo sono spesso a rischio di dispersione, sia in termini di possibile bocciatura che di abbandono.

Le richieste di trasferimento sono spesso giustificate per motivi familiari, disagio ed errata scelta del corso di studi, ma si ritiene fondamentale approfondire queste informazioni per acquisire consapevolezza e dare risposte concrete ed efficaci.

Le due scuole hanno sviluppato progetti ad hoc, come percorsi di formazione per insegnanti centrati sul fenomeno, ma attualmente entrambe le scuole e i partner ritengono che sia importante ripartire dalla voce degli studenti, attori chiave poco coinvolti nella riflessione, per acquisire consapevolezza e trovare soluzioni, massimizzando e diffondendo le loro raccomandazioni attraverso la produzione di una ricerca di un video in modalità story telling..

Da queste riflessioni nasce FRAGILE COME LA BELLEZZA un percorso formativo pratico-esperienziale con genitori e insegnanti per rafforzare capacitàe life skills, prevenire la dispersione scolastica e comprendere i bisogni degli adolescenti.

GLI APPUNTAMENTI 

Martedì 13 febbraio, ore 17.30-20.30, I.I.S.S. Peano via Andrea del Sarto, 6/a  L’adolescenza: caratteristiche, bisogni e obiettivi

Lunedì 19 febbraio, ore 18.00-20.00, I.I.S.S. Peano via Andrea del Sarto, 6/a  Le emozioni e la consapevolezza emotiva nella relazione

Martedì 27 febbraio, ore 18.00-20.00, Liceo Castelnuovo via della Colonna, 10 Disciplina e ascolto attivo: strategie di sintonizzazione

Lunedì 5 marzo, ore 18.00-20.00, Liceo Castelnuovo via della Colonna, 10 Insegnanti e genitori: una collaborazione necessaria

Gli incontri saranno condotti dalle Dott.sse Elena Pierozzi e Monica Rosselli, Promozione della Salute USL Toscana Centro e dallo psicologo Dott. Alessandro Garuglieri.

IL PERCORSO

Il percorso offre a genitori e insegnanti uno spazio di riflessione sul proprio ruolo di adulti che hanno in carico la crescita di un giovane adolescente. Sarà uno spazio condiviso e costruito insieme, per entrare in contatto con i bisogni profondi dei nostri ragazzi e poterli così accompagnare nella fragilità di questo momento di vita, cercando di capire quando quest’ultima è troppo pesante per le loro spalle.

Questa formazione ha l’obiettivo di rafforzare capacità e life skills di insegnanti e genitori per prevenire il fenomeno della dispersione scolastica, cogliere indicatori che possano preludere a situazioni a rischio per intervenire tempestivamente e adeguatamente in caso si manifestino segnali di allarme.

LA METODOLOGIA

Gli argomenti che verranno affrontati saranno coerentemente riproposti attraverso una modalità esperienziale: il contenuto illustrato e il processo di apprendimento diventano così coerenti e la loro efficacia è reale e potente. Il percorso utilizzerà il coinvolgimento in prima persona dei partecipanti, confrontando esperienze reali e concrete. Ogni partecipante sarà libero di condividere quello che desidera della propria esperienza all’interno di uno spazio accogliente e riservato.

Durante il percorso di 9 ore (il primo incontro sarà di 3 ore), verranno affrontati aspetti teorici e pratici e verranno offerti a noi che siamo gli adulti di riferimento, strumenti per saper riconoscere le fragilità e attivare le risorse dei nostri ragazzi.

INFO 

Costanza Mattesini – Oxfam Italia costanza.mattesini@oxfam.it/Prof.ssa Anna Pentimone – I.I.S.S. Peano annapentimone@hotmail.it/Prof. Stefano Guigli – Liceo Castelnuovo       stefano.guigli@hotmail.it

 Con il contributo di Fondazione CR Firenze

 

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