TALK IN DIRETTA

Buongiorno,
vi scrivo dalla redazione di Siamo noi, talk in diretta di Tv2000, dal 5 giugno andiamo in diretta alle 13:50, e per i primi 20 minuti parleremo di tematiche legate alla famiglia, e in particolare ci occupiamo di ragazzi e adolescenti, su sollecitazione dei nostri telespettatori.
Vi contatto perché venerdì 30 giugno, avremo in Studio uno psicologo familiare, specializzato in problematiche adolescenziali, in particolare vorremmo parlare di droghe leggere, vorremmo avere un genitore che ci porti la propria esperienza personale, sperando di poter dare utili consigli a che vive questa problematica.
I nostri studi a Roma, sono in via Aurelia, 796, e sarebbe nostra cura occuparci di tutti gli spostamenti.

Vi ringrazio per la sua gentile attenzione.
Cordiali saluti
Loredana Giglia

Redazione 06.66508586
Siamo Noi
Tv2000
Via Aurelia, 796, Roma

Buonasera,
la ringrazio per l’attenzione al nostro progetto e la conseguente richiesta di una possibile partecipazione alla vostra trasmissione.

Non siamo in grado di fornirvi un eventuale contatto in quanto i nostri lettori comunicano con il nostro sito in
modalità rigorosamente anonima.

Pubblicheremo però la vostra richiesta anche sulla nostra pagina FB, invitando i lettori, se ne avessero voglia, a
contattarvi personalmente, ai numeri che riportate, per partecipare alla vostra trasmissione.

Un saluto
Stefano Alemanno
Redazione GentiroInCorso

D come DIALOGO

Permettere ai figli di fare le proprie esperienze di crescita, di divertirsi con i coetanei secondo gli appuntamenti classici dell’eta adolescenziale, restando dei punti di riferimento stabili.

Il percorso di autonomia dei figli va favorito e costruito gradualmente, delimitandone man mano i giusti confini, senza essere né troppo permissivi né autoritari. Fondamentale il dialogo.

 Ecco qualche consiglio per i genitori  che riprendiamo un’articolo di  Adolescienza.it

I figli crescono e iniziano a fare richieste per stare più tempo fuori di casa, soprattutto in estate, rivendicando la propria autonomia.I genitori devono cercare di ammorbidire un po’ alla volta la presa, mantenendo sempre un occhio vigile, lasciandogli spazio per sperimentare, ma nei momenti opportuni essere in grado di recuperare la presa.

  1. STABILITE LE REGOLE INSIEME le regole devono essere chiare e definite in modo fermo e coerente. È importante anche che siano discusse e decise in maniera equilibrata per far sì che siano interiorizzate e comprese dal ragazzo.
  1. LE REGOLE VANNO RISPETTATE. Bisogna, specialmente all’inizio, monitorare le prime uscite e i comportamenti del figlio. È importante mantenere sempre una coerenza con quanto concordato ed essere un punto di riferimento stabile. Se il ragazzo infrange le regole, parlatene e confrontatevi con lui, cercate di capire le sue ragioni e ridefinite gli accordi.
  2. VALUTATE LE DIVERSE RICHIESTE. Le regole non devono essere assolute, vanno anche tarate in base al tipo di attività che chiede di fare il ragazzo. Ad esempio, mangiare una pizza con gli amici è diverso dal fare una festa in casa o andare in discoteca. Ricordate che, se da un lato le feste in casa con gli amici possano sembrare più innocue delle uscite fuori, dall’altro è bene non lasciare completamente carta bianca ai ragazzi e far sì che ci sia un adulto nei paraggi che possa monitorare la situazione.
  3. DATE SEMPRE DELLE SPIEGAZIONI. Piuttosto che vietare o punire, spiegate il motivo per cui vi aspettate un certo comportamento: le regole sono date per tutelare la crescita dei figli ed evitare che possano mettersi nei guai. È importante che non ci sia rigidità nel darle e che il ragazzo comprenda realmente il motivo per cui prendete delle decisioni, parlando anche dei rischi che si possono correre nelle diverse situazioni.
  4. FIDUCIA RECIPROCA. Spiegate la necessità di definire gli orari, di conoscere i luoghi frequentati e di essere avvertiti in caso di imprevisto o problema. Le concessioni devono essere graduali, con il tempo le regole possono essere ridefinite ma, se la fiducia si incrina, è possibile anche fare dei passi indietro rispetto a quanto previsto inizialmente.
  5. NO AL CONTROLLO ECCESSIVO. Se si dà fiducia, si deve dare la possibilità al ragazzo di sperimentare l’autonomia. Evitate di attaccarvi al telefono e chiamarlo ogni 10 minuti durante la serata o ad andare in ansia se ritarda qualche minuto. Rischiate in questo modo di ottenere il risultato opposto. Definite le regole con chiarezza e fidatevi di loro, se dimostrano di essere in grado di rispettare gli accordi.
  6. MANTENETE APERTA LA COMUNICAZIONE. Solitamente a quest’età, i ragazzi si chiudono nel silenzio e comunicano per lo più con i gesti. È importante cogliere i segnali e mantenere aperto il dialogo rispetto a ciò che vive il figlio: evitate il terzo grado e fate domande che mostrino un reale interesse per le loro esperienze. I ragazzi hanno bisogno di allontanarsi ma di essere certi che, quando hanno bisogno, voi sarete lì ad ascoltarli.

 

 

 

 

V come VACCINI

Dal 14 giugno il Ministero alla Salute ha attivato un numero di pubblica utilità, il 1500 per rispondere  ai dubbi dei genitori riguardo al nuovo decreto legge e alla circolare appena pubblicata  sulle vaccinazioni obbligatorie da 0 a 16 anni (nati dal 2001 al 2017) per frequentare la scuola.

Il numero 1500 è  attivo dalle 10 alle 16 dal lunedì al venerdì.

La circolare riassume le dodici vaccinazioni obbligatorie per i minori di età compresa tra zero e sedici anni (ovvero 16 anni e 364 giorni), in base alle specifiche indicazioni contenute nel Calendario vaccinale nazionale vigente nel proprio anno di nascita:
– anti-poliomielitica
– anti-difterica
– anti-tetanica
– anti-epatite B
– anti-pertosse
– anti-Haemophilus influenzae tipo b
– anti-meningococcica B
– anti-meningococcica C
– anti-morbillo
– anti-rosolia
– anti-parotite
– anti-varicella

Le vaccinazioni per le quali è introdotto l’obbligo sono gratuite in quanto già incluse nei Livelli Essenziali di Assistenza, si sottolinea inoltre che l’obbligo riguarda anche i richiami.

Cosa prevede la nuova normativa:

Obbligo di presentare il certificato vaccinale o l’attestato di esonero o differimento per l’iscrizione a scuola
Il certificato vaccinale, o la documentazione per l’esonero o il differimento rilasciate dal medico di famiglia o dal pediatra di libera scelta, dovrà essere presentata all’atto di iscrizione alle scuole del sistema nazionale di istruzione e ai servizi educativi per l’infanzia, ai centri di formazione professionale regionale e alle scuole private non paritarie.
La semplice presentazione alla Asl della richiesta di vaccinazione consente l’iscrizione a scuola, in attesa che la Asl provveda ad eseguire la vaccinazione (o a iniziarne il ciclo, nel caso questo preveda più dosi) entro la fine dell’anno scolastico.

Si parte a settembre. Tutti a scuola con il libretto vaccinale
Per l’Aa 2017/2018 il termine per la presentazione della documentazione è fissato al 10 settembre 2017. Il genitore può anche autocertificare l’avvenuta vaccinazione. In tal caso  ha tempo per presentare copia del libretto vaccinale sino al 10 marzo 2018. Per gli anni successivi il termine sarà il 10 luglio di ogni anno.
I dirigenti scolastici comunicano all’Asl competente, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi nelle quali sono presenti più di due alunni non vaccinati.

Cosa accade se il genitore non presenta la documentazione a scuola
Ai bambini da 0 a 6 anni non sarà permesso frequentare gli asili nido e le scuole dell’infanzia.
Nella fascia di età dai 6 ai 16 anni si potrà comunque accedere a scuola.

Il dirigente scolastico segnalerà alla Asl i genitori che non vaccinano i figli
In caso di violazione dell’obbligo vaccinale da parte dei genitori, sia nel caso di figli nella fascia di età 0-6 anni che nel caso di figli nella fascia di etò 6-16 anni, il dirigente scolastico o il responsabile dei servizi educativi è tenuto a segnalare la violazione alla Asl. La Asl contatta i genitori/tutori per un appuntamento e un eventuale colloquio informativo indicando le modalità e i tempi nei quali effettuare le vaccinazioni prescritte
Se i genitori/tutori non si presentano all’appuntamento oppure, a seguito del colloquio informativo, non provvedano a far somministrare il vaccino al bambino, l’Asl contesta formalmente l’inadempimento dell’obbligo.

Sanzioni fino a 7.500 euro per i genitori che non vaccinano
Ai genitori e tutori segnalati dalla Asl per la mancata vaccinazione per i proprio figli sarà applicata una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a 7.500 euro, proporzionata alla gravità dell’inadempimento (ad esempio: al numero di vaccinazioni omesse). Le sanzioni saranno comminate ogni anno di mancata vaccinazione.
Non incorrono in sanzione quando provvedono a far somministrare al minore il vaccino o la prima dose del ciclo vaccinale nel termine indicato dalla Asl nell’atto di contestazione, a condizione che completino il ciclo vaccinale nel rispetto delle tempistiche stabilite dalla Asl.

Segnalazione al Tribunale dei minori
La Asl sarà chiamata anche a segnalare alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni l’inadempimento dell’obbligo vaccinale da parte dei genitori. A seguito della segnalazione, sarà il magistrato a valutare se sussistono i presupposti per l’eventuale apertura di un procedimento.

Chi è esonerato dai vaccini
Sono esonerati dall’obbligo di vaccinazione i minori già immunizzati per effetto della malattia naturale. Ad esempio i bambini che hanno già contratto la varicella non dovranno vaccinarsi contro tale malattia. L’immunizzazione dovrà essere comprovata dalla notifica effettuata dal medico curante o dagli esiti dell’analisi sierologica.
Sono esonerati anche i soggetti che si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Ad esempio per i soggetti che abbiano avuto pregresse gravi reazioni allergiche al vaccino o ad uno dei suoi componenti.
In questo caso i minori saranno inseriti in classi nelle quali sono presenti solo minori vaccinati o immunizzati.
Quando si può posticipare il vaccino
I soggetti possono ritardare di sottoporsi a vaccinazione in caso si trovino in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Ad esempio, quando versino in una malattia acuta, grave o moderata, con o senza febbre.

T come Tormentoni

La pizzata di fine anno con i compagni di scuola. Cui si aggiunge il saggio di musica, la partita di fine corso della squadra di calcio… Accompagnare i figli agli eventi di fine scuola , un tormentone che si ripete ogni anno .. I genitori devono sempre partecipare?

Vi proponiamo un articolo apparso su La Stampa in cui si propongono ” buone regole per evitare stress inutili e mettere d’accordo tutta la famiglia”

«L’affetto non si sviluppa con una performance: il saggio è una prova di un’abilità, non una prova d’amore. Si può essere un ottimo genitore anche saltando la recita di fine anno».

Sì, tiriamo un sospiro di sollievo: ai saggi di fine anno si può sopravvivere. Anche non andandoci! Parola di Luigi Ballerini, psicanalista e scrittore, vincitore del Premio Bancarellino 2015, con il libro «Io sono zero». Quattro figli e un lungo curriculum di presenze ai saggi alle spalle. «E pure di assenze. Senza drammi: in questi casi è fondamentale la chiarezza e il dialogo. E una premessa: non caricare di significati eccessivi queste esibizioni. Nessuno dei nostri figli è Mozart: crederlo, o farglielo, credere crea solo angoscia». Incubo. Tormento. Ultima fatica prima dell’arrivo delle vacanze.

Che sia di musica o di danza, di teatro o di nuoto sincronizzato non fa nulla: ogni scuola ha il suo appuntamento, ogni corso ha il suo show finale. Con un’ansia da prestazione che, con facce diverse, avvolge tutti gli attori di questa messa in scena: figli, genitori, docenti e istruttori vari. «Ai bambini piace essere guardati nel loro diventare capaci – spiega Ballerini -. Quando imparano ad andare in bicicletta chiedono subito di essere osservati. Non basta dirci da soli che siamo bravi, serve un riconoscimento, vogliamo che qualcun altro ce lo verbalizzi. Se il saggio aiuta a dimostrare cosa ho appreso e a trarre soddisfazione dal “bravo” detto dagli adulti di riferimento, siamo in una dinamica positiva. Quando, invece, la prestazione è un mezzo per dimostrare quello che valgo, perché questo è l’unica via praticabile per conquistare l’orgoglio dei genitori, la dinamica è scorretta. Esporre il figlio come un trofeo o provare vergogna in caso di errore fa diventare il saggio sinonimo di frustrazione e insicurezza».

Macchine parcheggiate in seconda e terza fila, appuntamenti saltati all’ultimo istante per sfrecciare (in ritardo) verso palestre scolastiche trasformate in improbabili teatrini, cellulari che suonano nel bel mezzo dell’«Inno alla gioia» faticosamente intonato da un quartetto di flauti, spartiti sgualciti usati per coprire lo smartphone con cui mandare mail di lavoro o continuare una riunione via Whatsapp. E poi lo sguardo, inconfondibile, dei papà che entrano di soppiatto in sala con tre domande stampate a caratteri cubitali in fronte: «Sono un po’ in ritardo: mio figlio si sarà già esibito? Se dopo l’esibizione di mio figlio me ne vado, pare brutto? Siamo sicuri che sia lo spettacolo di mio figlio o, come l’ultima volta, ho sbagliato classe?».

La stagione dei saggi non lascia scampo: arriva, travolge e se ne va. Come un monsone che spariglia agende, calendari, ritmi. Imperterrita, ciclica e inevitabile. «Se un genitore non può presentarsi all’appuntamento deve dirlo, spiegarlo, far capire al figlio che non è disinteresse il suo. Il genitore deve percepire quanto il figlio davvero ci tiene a quell’evento. In assoluta serenità. La mamma o il papà non sono cattivi, se non possono essere nel pubblico, proprio perché è “solo” un saggio, non la prova della vita. E l’assenza può diventare l’occasione per riscoprire il valore del racconto: meglio di una foto, meglio di un video. Le parole di un bambino che esternano una trama di azioni ed emozioni. Per narrare, e far rivivere, un proprio vissuto».

L’ultima raccomandazione, invece, riguarda il giudizio. «I ragazzi soffrono sia dell’eccesso di critica che dell’eccesso di elogio: se vengono sottolineati solo gli sbagli o le imprecisioni la prossima volta la paura prenderà il sopravvento su tutto il resto. I troppi elogi, e l’esagerazione di complimenti, generano invece fastidio e imbarazzo. Quasi una vergogna nei confronti delle proprie capacità».

La Stampa – autore Federico Taddia

S come SALUTE

Secondo il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) più di 3.000 adolescenti muoiono ogni giorno per cause prevenibili ed evitabili. Gli incidenti stradali, le infezioni respiratorie e il suicidio sono tra le principali cause di morte; più di due terzi di questi decessi, nel 2015, si sono verificati nei paesi a basso e medio reddito – Africa e Sud-Est asiatico.

I dati del rapporto Global Accelerated Action for the Health of Adolescents (AA-HA!) rilevano nette differenze nelle cause di morte soprattutto se si separa il gruppo di adolescenti in base all’età (tra i 10 e i 14 anni e tra i 15 ei 19 anni) e al sesso. Ad esempio mentre gli incidenti stradali rappresentano la causa principale di morte degli adolescenti tra i 10 e i 19 anni, soprattutto di sesso maschile, nella popolazione femminile tra i 10-14 anni le principali cause sono le infezioni respiratorie inferiori; distinguendole ulteriormente dal gruppo di ragazze tra i 15-19 anni i cui decessi sono associati maggiormente a gravidanze complicate.

Il rapporto AA-HA! porta un cambiamento di paradigma su come pensare e pianificare la salute degli adolescenti. Emerge come sia indispensabile fare prevenzione attraverso servizi sanitari adeguati, istruzione e sostegno sociale. Si raccomandano interventi in settori diversi, tra cui l’educazione sessuale nelle scuole, l’aumento dei limiti di età per il consumo di alcol, l’obbligatorietà dell’utilizzo delle cinture di sicurezza e dei caschi, la riduzione dell’inquinamento atmosferico e un migliorato accesso all’acqua e servizi igienici.

Viene sottolineato inoltre che molti dei fattori di rischio di malattie che si sviluppano in età adulta iniziano, o si consolidano, proprio nell’età giovanile. Da qui la necessità di educare, sin dall’adolescenza, ad assumere comportamenti che influenzeranno la salute e la qualità della vita a lungo termine.

Inoltre secondo i dati diffusi dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità sulla salute degli adolescenti in occasione del Forum Internazionale Starting from girls tenutosi ad aprile a Roma altro grave problema è la depressione “minaccia sottovalutata nel mondo moderno, soprattutto verso le fasce più deboli della popolazione, fra cui donne dopo la gravidanza e gli adolescenti”

La depressione colpisce ogni anno 300 milioni di persone in tutto il mondo, con un incremento del 18% registrato tra il 2005 e il 2015. Secondo le stime dell’Oms, meno della metà delle persone ha accesso alle cure psicoterapiche e farmacologiche per la depressione, che rappresenta una delle principali cause prevenibili di morte tra gli adolescenti.

La metà di tutti i disordini mentali di cui soffrono gli adulti cominciano intorno ai 14 anni di età, ma nella maggior parte dei casi non vengono riconosciuti e trattati. Gli effetti della depressione sono devastanti anche come conseguenza di guerre e conflitti: al gravissimo impatto immediato delle bombe vanno aggiunti i danni che colpiscono i sistemi sanitari, il maggior rischio di contrarre malattie infettive e, nel lungo periodo, la depressione, che procura ferite profonde per la società che necessitano anni per essere risolte”.

“Gli adolescenti sono stati completamente assenti dai piani sanitari nazionali per decenni”, afferma Flavia Bustreo, vicedirettore generale dell’OMS per la salute della famiglia, della donna e dei bambini. “Investire sugli adolescenti non solo porterà ad avere degli adulti sani ed in grado di contribuire positivamente nelle loro comunità, ma determinerà anche la creazione di generazioni future più sane, producendo ritorni ingenti”.Quindi, gli investimenti nella salute e nell’istruzione non solo trasformeranno la vita degli adolescenti in ambienti poveri di risorse, ma genereranno anche elevati rendimenti economici e sociali.

La discriminazione nell’assistenza sanitaria è ancora diffusa nei confronti delle donne e della adolescenti, in particolare a quelle appartenenti a gruppi emarginati, impedendo loro di ricevere trattamenti e cure essenziali. Inoltre a molti giovani – soprattutto ragazze adolescenti – sono ancora negati gli investimenti finanziari per l’istruzione e altre opportunità necessarie per il loro pieno potenziale da realizzare. I dati dimostrano che le ragazze adolescenti, in particolare, affrontano ostacoli specifici sotto forma di bassi livelli di istruzione, minor accesso alle cure e a un minor numero di diritti tutelati.

 

BLUE WHALE – I CONSIGLI DELLA POLIZIA POSTALE

 dal sito web della Polizia Postale

BLUE WHALE – CONSIGLI

Il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni sta coordinando gli interventi attivati a seguito delle numerose segnalazioni pervenute ed in trattazione degli Uffici territoriali della Polizia Postale al fine di individuare la presenza di eventuali soggetti che si dedicano ad indurre minorenni ad atti di autolesionismo ed al suicidio attraverso l’uso di canali social e app ovvero di intercettare fenomeni di emulazione nei quali pericolosamente possono incorrere i più giovani in Rete in preda alle mode del momento o guidati da un’improvvida fragilità magari condivisa con un gruppo di coetanei.

Stiamo parlando del blue whale challenge, una discussa pratica che sembrerebbe provenire dalla Russia che viene proposta come una sfida in cui un così detto “curatore” manipola la volontà e suggestiona i ragazzi sino ad indurli, attraverso una serie di 50 azioni, al suicidio.

CONSIGLI PRATICI PER I GENITORI:

• Il Blue Whale è una pratica che può suggestionare i ragazzi ed indurli progressivamente a compiere atti di autolesionismo, azioni pericolose (sporgersi da palazzi, cornicioni, finestre etc) sino ad arrivare al suicidio. Questa suggestione può essere operata dalla volontà di un adulto che aggancia via web e induce la vittima alla progressione nelle 50 tappe della pratica oppure da gruppi whatsapp o sui social nei quali i ragazzi si confrontano sulle varie tappe, si fomentano reciprocamente, si incitano a progredire nelle azioni pericolose previste dalla pratica, mantenendo gli adulti significativi ostinatamente all’oscuro;
• Aumentate il dialogo sui temi della sicurezza in rete: parlate con i ragazzi di quello che i media dicono e cercate di far esprimere loro un’opinione su questo fenomeno;
• Prestate attenzione a cambiamenti repentini di rendimento scolastico, socializzazione, ritmo sonno veglia: alcuni passi prevedono di autoinfliggersi ferite, di svegliarsi alle 4,20 del mattino per vedere video horror, ascoltare musica triste.
• Se avete il sospetto che vostro figlio frequenti spazi web sulla Balena Blu-Blue Whale parlatene senza esprimere giudizi, senza drammatizzare né sminuire: può capitare che quello che agli adulti sembra “roba da ragazzi” per i ragazzi sia determinante;
• Se vostro figlio/a vi racconta che c’è un compagno/a che partecipa alla sfida Balena Blue-Blue-Whale, non esitate a comunicarlo ai genitori del ragazzo se avete un rapporto confidenziale, o alla scuola se non conoscete la famiglia; se non siete in grado di identificare con certezza il ragazzo/a in pericolo recatevi presso un ufficio di Polizia o segnalate i fatti a www.commissariatodips.it;

AI RAGAZZI:

• Nessuna sfida con uno sconosciuto può mettere in discussione il valore della tua vita: segnala chi cerca di indurti a farti del male, a compiere autolesionismo, ad uccidere animali, a rinunciare alla vita su www.commissariatodips.it;

• Ricorda che anche se ti sei lasciato convincere a compiere alcuni passi della pratica Blue Whale non sei obbligato a proseguire: parlane con qualcuno, chiedi aiuto, chi ti chiede ulteriori prove cerca solo di dimostrare che ha potere su di te;
• Se conosci un coetaneo che dice di essere una balena Blu-blue whale parlane con un adulto: potrebbe essere vittima di una manipolazione psicologica e il tuo aiuto potrebbe farlo uscire dalla solitudine e dalla sofferenza;
• Se qualcuno ti ha detto di essere un “curatore” per la sfida Blue Whales-Balena Blu sappi che potrebbe averlo proposto ad altri bambini e ragazzi: parlane con qualcuno di cui ti fidi e segnala subito chi cerca di manipolare e indurre dolore e sofferenza ai più piccoli a www.commissariatodips.it;
• Se sei stato aggiunto a gruppi whatsapp, Facebook, Istagram, Twitter o altri social che parlano delle azioni della Balena Blu-Blue Whale parlane con i tuoi genitori o segnalalo subito su www.commissariatodips.it;

G come GENITORI

Gli adolescenti di oggi sono nati e cresciuti in un ambiente molto differente da quello dei loro padri e delle loro madri. È mutato lo scenario sociale in cui viviamo, ma è cambiato anche lo scenario privato: dalla famiglia delle regole si è passati a quella che promuove la creatività e la capacità relazionale dei figli, favorendo talvolta in loro il narcisismo e un’intrinseca fragilità, pur sotto i modi apparentemente spavaldi, sprezzanti e spregiudicati, e innescando una crisi adolescenziale di difficile soluzione.

Ecco allora che i genitori spesso tentano di stabilire un tardivo «governo del no», rieditando modelli educativi che non condividono veramente.

Forte della sua lunga esperienza a contatto con i ragazzi, Matteo Lancini nel suo nuovo libro Abbiamo bisogno di genitori autorevoli. Aiutare gli adolescenti a diventare adulti (2017) traccia un quadro esaustivo dei problemi legati alle crisi adolescenziali e, grazie anche al racconto di casi esemplari, suggerisce a genitori, insegnanti e educatori come prestare ascolto alle esigenze e ai pensieri dei ragazzi senza pregiudizio :«Si è passati da una famiglia “normativa”, improntata sul senso di colpa e sulle regole, ad una “affettiva”, che spinge all’adultizzazione del bambino, assecondando i suoi talenti e promuovendone gli aspetti più espressivi e creativi»
Un nuovo modello che talvolta favorisce il narcisismo e un’intrinseca fragilità dei ragazzi, anche se mascherata da modi in apparenza spavaldi e spregiudicati, innescando così una crisi adolescenziale di difficile soluzione.

«Di fronte a questi cambiamenti cresce l’angoscia dei genitori – prosegue l’esperto –. Un disagio che li porta a rinnegare tutto ciò che hanno sostenuto fino a quel momento, operando un’infantilizzazione dell’adolescenza».

Il tentativo è quello di rieditare il loro ruolo educativo riportandolo ai limiti e ai sensi di colpa propri della famiglia “normativa”. In questa situazione, i ragazzi finiscono per sentirsi molto più soli e si consegnano al marketing, alla televisione e all’influenza dei coetanei. «I divieti degli adulti vengono vissuti come dei gesti sadici: un tentativo di bloccare il loro sviluppo e la loro autonomia. La reazione non è più quella oppositiva, come accadeva in passato. Per ribellarsi oggi i giovani si orientano alla delusione del genitore, non corrispondendo più alle sue aspettative. Finiscono così per usare sostanze stupefacenti, andare male a scuola, soffrire di disturbi alimentari o ritirarsi dal mondo chiudendosi nella loro stanza o all’interno degli schermi, lontani dalla vita reale».

Che cosa fare quindi?

SUPERARE IL CORTOCIRCUITO: Genitori autorevoli 

1- Continuare a parlare e ad ascoltare i figli

«Il modo per farlo è mantenere la relazione con i propri figli, continuando a parlargli e ascoltandoli, in modo da essere in grado di avvicinare le risorse utili per superare le loro angosce in questo momento così delicato» sottolinea Lancini.

2 – Non dare punizioni privative

È sconsigliato, invece, rispondere in modo autoritario attuando punizioni privative, come ad esempio minacciare di togliere lo smartphone se non si fanno i compiti o di non far uscire il ragazzo di casa. Queste misure, infatti, verrebbero intese dal ragazzo come gesti ritorsivi: tentativi di rallentare la sua autonomia e la sua crescita, portando a situazioni ancora peggiori, come l’abuso di sostanze o il ritiro nella propria stanza.

3 – Puntare su altri castighi, spiegando il perché
«Meglio puntare su altri tipi di castighi, come chiedere di aiutare nei lavori di casa se il ragazzo non fa i compiti, di aiutare un cugino a svolgere i suoi, o di fare un lavoro estivo se è stato bocciato. È poi importante spiegare perché si stanno attuando questi interventi, dicendo che siamo preoccupati per lui e che stiamo facendo tutto questo nel suo interesse: se non porterà a termine ciò che gli abbiamo chiesto, le conseguenze saranno solo sue e a noi dispiacerà». In questo modo, gli faremo capire che ci siamo, che gli vogliamo bene e vogliamo aiutarlo in questo periodo difficile.

 

 

Vorrei ascoltarti ancora

Che cosa accade quando la morte di una persona che amiamo arriva nella nostra vita?

Che cosa succede quando questo accade a un bambino o a un adolescente?

GIC ha scelto di affrontare questo argomento con chi lo ha vissuto sulla propria pelle e ha visto sconvolgere la propria esistenza in pochi minuti.
Riuscendo però a farne un punto fermo dal quale ripartire ed offrendo la propria esperienza ad altri.

Incontriamo Flavia Buzzonetti, che ha contribuito alla progettazione e realizzazione di “Soli ma insieme”, un sito interattivo che aiuta bambini e ragazzi ad affrontare l’esperienza della perdita di una persona cara.

Vuoi presentarti ai nostri lettori e spiegare da chi e perché nasce l’iniziativa di “Soli ma insieme?

“Soli ma insieme” nasce dal lavoro di due enti non profit: “FILE- Fondazione Italiana di Leniterapia Onlus” di Firenze e “Gruppo Eventi – Formazione e Sostegno” di Roma, entrambe impegnate in attività di supporto alle famiglie nell’elaborazione delle perdite.
Il mio desiderio di collaborare a questo progetto, voluto fortemente da FILE, nasce dal mio vissuto personale…sei anni fa ho perso improvvisamente mio marito in un ‘incidente stradale e mi sono trovata con i miei due figli (all’epoca di sei e nove anni) a dovere gestire un terremoto emotivo che ha sconvolto le nostre vite nelle “fondamenta”.
L’amore per i figli dà molto coraggio ma “stare” nello stesso dolore può anche farti sentire fragile…perchè come genitore ti trovi, solo, ad avere la responsabilità di riuscire a trasmettere “comunque” fiducia, coraggio, fede nella vita.
Nella mia esperienza ho capito che molto poco si sa di quello che sentono dentro i bambini quando vivono una perdita e poche sono anche le “opportunità” che hanno per esprimere i loro sentimenti..
Da qui è nato il nostro desiderio di fare qualcosa per i bambini e i ragazzi, per farli sentire meno soli.

A chi si rivolge la vostra Fondazione?

FILE si occupa di cure palliative, o leniterapia, ossia le cure nate con lo scopo di lenire il dolore dei malati alla fine della loro vita e delle loro famiglie.
FILE si rivolge a chi ha bisogno di lenire il proprio dolore, del fisico e dell’anima.
Nel suo percorso accanto a coloro che vivono la fine della propria vita, FILE si è trovata a confrontarsi con le difficoltà che si vengono a creare in una famiglia quando una persona muore, lasciando i propri cari nel disorientamento, nella solitudine, nell’angoscia dell’assenza.

Cosa offrite?

Offriamo gratuitamente assistenza medica ed infermieristica specialistica in Cure Palliative sia a domicilio che in hospice.
Offriamo interventi di psicologi, consulenze, Gruppi di auto mutuo aiuto, ed una serie di strumenti ed iniziative volti ad alleviare le sofferenze dei più giovani.

Abbiamo realizzato il libro “Si Può” edito da Carthusia Edizioni, la storia di una perdita raccontata ai bambini, per farli sentire meno soli, per aiutare grandi e piccini a parlarne, a non temere di ascoltare. E poi il sito, per “stare accanto” ai bambini e ragazzi in lutto e per dare una mano agli adulti che sono loro vicini.
Su richiesta delle scuole lavoriamo con i docenti e i genitori per aiutarli ad affrontare il tema della malattia, del dolore, della morte.

Pochi mesi fa la decisione di aprire un sito web http://solimainsieme.it/ e quindi sperimentare anche la rete ed i social, perché e con quali risultati?

La rete oggi è uno dei punti di riferimento più forti per bambini e ragazzi…inutile negare, al di là delle varie considerazioni che si possono fare al riguardo, questa “realtà”.

Abbiamo pensato al sito (primo portale interattivo di questo tipo in Italia) come un luogo dove i bambini e i ragazzi possono navigare con i tempi e le modalità che preferiscono, uno spazio dove confrontarsi con testimonianze di coetanei che hanno vissuto la loro stessa esperienza di perdita, dove possono esplorare le emozioni (ad esempio anche tramite la musica), informarsi, chiedere un aiuto se lo vogliono, condividere un dubbio, un pensiero, il ricordo di chi amano e non c’è più.
Il sito, lo dico per i genitori, è comunque un luogo “protetto”, controllato ecc..

Spesso si pensa che per i più piccoli sia più facile dimenticare e rimuovere un lutto. Cosa ne pensi?

Ognuno ha la propria storia e quindi è difficile generalizzare…Io penso che le ferite subite nell’infanzia te le porti dietro tutta la vita se non ti è stata data la possibilità di elaborarle…con i tuoi tempi.

I bambini rispetto a noi adulti nel vivere una perdita hanno dalla loro parte il futuro l’energia una certa incoscienza ma non basta…fanno più “fatica” a stare dentro un dolore e per questo hanno bisogno di tempo, di dolcezza e di profondo rispetto.

Qual è stato per i tuoi figli il momento più difficile?

E’ una domanda terribile per me…perché i momenti duri sono stati tanti.
Ricordo l’ espressione di quello più grande quando gli ho detto che il suo babbo aveva avuto un’incidente e che era grave, gravissimo..non ha detto niente, ho visto nel suo sguardo che qualcosa dentro di lui cedeva e ha fatto con il corpo un movimento all’indietro come se gli fosse stato lanciato addosso un’enorme pietra…ecco credo che in quel momento una parte di lui si è spezzata per sempre. E ora che è “grande”, un ragazzo ormai (16 anni), mi ha confessato che nella nuova scuola dove va e dove nessuno sa niente prova un senso di “vergogna” e timore che qualcuno possa scoprire il suo segreto..essere senza padre.

Vuoi dire qualcosa ai nostri lettori in chiusura di questa intervista?

So che la morte è un’ argomento che istintivamente provoca una chiusura, un senso di angoscia tale che tanto vale…non parlarne. E non serve dire che fa parte della vita…fa tanta paura lo stesso!

Ed è naturale che sia così…ma i “nostri” bambini , i “nostri” ragazzi hanno bisogno di noi quando si trovano a vivere una perdita…di noi che pure con le nostre fragilità e le nostre insicurezze possiamo aiutarli condividendo le emozioni, lasciandoli liberi di esprimere le loro paure, i loro pensieri, lo smarrimento.

L’esperienza del dolore è “un viaggio” molto faticoso ma che dà anche la possibilità di scoprire nuove risorse dentro e fuori di noi e di rimettere al centro quel sentimento aggrovigliato misterioso e grandissimo che è l’amore.

Potresti essere vittima di cyberstalking e non saperlo

Il cyberstalking consiste nel molestare una vittima mediante comunicazione elettronica, tramite e-mail o messaggi diretti. Un cyberstalker si basa sull’anonimato offerto da Internet per vessare le vittime senza essere scoperto. I messaggi di cyberstalking si distinguono dallo spam ordinario perché il cyberstalker attacca una vittima specifica con messaggi spesso minacciosi, mentre lo spammer si rivolge a un gran numero di destinatari con messaggi semplicemente fastidiosi. Questo non vuol dire però necessariamente che il cyberstalker debba conoscere la sua vittima. Può contattare casualmente persone online e poi iniziare a fare stalking. “Il cyberstalker opera attraverso una scrematura”, spiega a TPI il professor Vincenzo Mastronardi, psichiatra e criminologo clinico, responsabile di un corso online sull’argomento. “Contatta online più persone e quando una di queste risponde lui inizia la vessazione”. Lo stalker online vede la vittima solo come un oggetto da denigrare. “La sua attenzione è puntata solo su se stesso e sull’interrogativo ‘qual è la prossima mossa che posso fare’?”, spiega il professore. Il desiderio è quello di essere visibile anche senza mostrare la propria vera identità”. “Si tratta di un narcisismo perverso”, dice Mastronardi. “È tipico di una persona caratterizzata da pochezza esistenziale e da un comportamento avulso da agili contatti sociali. Lo scopo è ottenere attenzione”. Nell’ordinamento italiano lo stalking è punito perché integra il delitto di atti persecutori previsto all’art. 612-bis del codice penale. La soglia oltre la quale questo comportamento diventa punibile è il danno provocato alla vittima. Se la condotta provoca un “perdurante e grave stato di ansia o di paura”, “un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto”, o costringe la persona ad alterare le proprie abitudini di vita, allora lo stalking è punibile. Quali sono i tipi di cyberstalker e come ci si può difendere In base alla tipologia di messaggi con cui si aggancia la vittima online possono essere distinti diversi tipi di stalker. Si può trattare di un troll, cioè di chi mira a provocare la vittima prescelta e ingaggia una sfida con se stesso per suscitare reazioni nella vittima prescelta. Il twink vuole solo infastidire. Per questo mira a creare situazioni di tensione che poi allenta e sminuisce dopo averle create. Il cheese player è quello che aggancia la vittima sfruttando i bug dei videogiochi e la invita a giocare in maniera seriale. Tra i cyberstalker può essere inserito anche lo snert, acronimo per “snot-nosed egoistical rude teenager”, cioè l’adolescente maleducato ed egoista. Infine c’è il griefer, il guastafeste maleducato e offensivo che prova piacere nel causare problemi agli altri. Per evitare che messaggi indesiderati online si trasformino in vero e proprio cyberstalking, è fondamentare riconoscere le tecniche utilizzate per agganciare le vittime. “Chi è ben informato su queste strategie di ‘uncinamento’ è immune, perché riesce a denudare i comportamenti altrui prima ancora che siano messi in funzione”, dice il professor Mastronardi. “Se non offre risposta a questi atteggiamenti interrompe la comunicazione, e questo smonta l’intento dello stalker online”. Un altro scudo importante è quello costituito dal medico e dalle persone che stanno vicino alla vittima. “Quando una persona, soprattutto un adolescente, comincia a soffrire di depressione, è giusto sospettare di possibili nemici virtuali che possono inficiare l’equilibrio della vittima”, spiega Mastronardi. “In altri casi, ai genitori può capitare di accorgersi che sono proprio i figli a fare stalking online. In questi casi va fatta una distinzione per chiarire se si tratta di una persona con una semplice immaturità emotivo-affettiva o se occorre fare valutazioni psicopatologiche”. TPI

fonte http://www.cesdop.it/news.php?cod=2073

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