#NONSAIDICHETIFAI

Corriere della Sera lancia l’iniziativa #nonsaidichetifai
Un numero speciale di Corriere Salute in edicola domenica,
un approfondimento web e una campagna social
sensibilizzano sul problema delle droghe sintetiche in continua trasformazione

Milano, 19 giugno 2016 – Migliaia di droghe sintetiche che cambiano ogni giorno e hanno effetti imprevedibili, tanto che spesso neanche al Pronto Soccorso sanno come aiutare i ragazzi, nuovi mix con sostanze che costano sempre meno e che producono effetti a dosi sempre più basse, sono alcune coordinate dell’allarme lanciato da Corriere Salute che al problema dedica un numero speciale, in edicola domenica, un approfondimento sul web e la campagna social #nonsaidichetifai online da lunedì, per essere informati di ciò che si sta assumendo e avere degli strumenti per arginare i rischi.

In occasione della Giornata internazionale contro il consumo e il traffico illecito di droga del 26 giugno, Corriere Salutepubblica un quadro della situazione che incrocia gli ultimi dati dell’ESPAD (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs), indagini e interviste: fra i 15 e i 19 anni sta crescendo il numero di chi consuma abitualmente allucinogeni e stimolanti e soprattutto quello di chi assume sostanze psicoattive senza sapere che cosa siano. Droghe che agiscono sul sistema nervoso ma sono tossiche anche per gli altri organi. Miscugli che spesso restano sul mercato pochi mesi, il tempo di sperimentarle direttamente sui ragazzi.

Nello speciale cartaceo: il web e le smart drugs; il ritorno delle vecchie droghe ma con sostanze da taglio che ne potenziano l’azione assicurando guadagni stratosferici ai trafficanti, sulla pelle dei consumatori; le difficoltà per i medici di “prima linea” di soccorrere gli intossicati; le strategie da usare se si hanno dubbi sui figli; l’offerta di servizi pubblici e comunità terapeutiche; gli indirizzi certificati dove trovare informazioni sicure; un piccolo dossier con le schede di alcune tra le più comuni e pericolose droghe sintetiche dai nomi riconoscibili e accattivanti per i ragazzi come la pillola di Facebook, Superman, Batman.

#nonsaidichetifai è anche uno speciale multimediale: su corriere.it/salute saranno disponibili, oltre a tutti gli articoli pubblicati nel numero cartaceo, approfondimenti scientifici, schede sulle singole sostanze d’abuso più diffuse con la descrizione dei possibili effetti collaterali immediati e di quelli sul medio-lungo periodo, e anche una selezione di video di alcune delle principali campagne di sensibilizzazione italiane e straniere, sui danni fisici e psichici delle droghe. Con il proposito di allargare il più possibile la consapevolezza sui rischi che si corrono con l’uso di queste sostanze Corriere Salute lancia sui suoi social la campagna social #nonsaidichetifai per condividere esperienze e opinioni.

clicca qua il sito con le schede sulle nuove sostanze

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MATTEO LANCINI: Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali

Proseguono le interviste di GIC con operatori e professionisti che si occupano di adolescenza. In occasione dell’uscita del suo nuovo libro  “Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali”, Centro Studi Erickson, ne parliamo con Matteo Lancini, psicologo psicoterapeuta, membro e presidente del Centro di Consultazione e Psicoterapia della Fondazione Minotauro di Milano.

“Adolescenti navigati”, nato dalla lunga esperienza dell’autore come psicoterapeuta di numerosi ragazzi e delle loro famiglie, suggerisce, attraverso esempi e indicazioni estremamente pratiche, strategie educative autorevoli ed efficaci per rispondere alle esigenze evolutive dei nativi digitali. Rivolto a genitori, insegnanti, educatori e counselor, il libro aiuta a comprendere e sostenere preadolescenti e adolescenti nella fase più delicata della loro crescita, trovando soluzioni alle difficoltà più comuni e insegnando come: capire chi è, e come interagire con, un nativo digitale; rivedere le funzioni paterne e materne nell’era di internet; gestire i rapporti scolastici con insegnanti e dirigenti; trovare il giusto equilibrio tra l’esigenza di controllo e il bisogno di fiducia.

  • Quali sono le difficoltà che padri e madri incontrano oggi nell’esercitare la funzione paterna e materna?

Il passaggio a un nuovo modello educativo familiare, che ho chiamato “dal padre simbolico alla madre virtuale”, richiede una continua reinterpretazione dei ruoli genitoriali per nulla semplice nella complessità sociale odierna. Tra le tante difficoltà ci sono la necessità materna di coniugare distanza corporea e vicinanza emotiva e la difficile declinazione di una paternità che ha rinunciato alla violenza ma che fatica ad individuare una nuova e riconosciuta forma di autorevolezza. Madri e padri devono inoltre fare i conti con un contesto, come quello attuale, dove è aumentata la forza orientativa dei coetanei e l’influenza della cultura massmediatica e di internet. I genitori si costituiscono come modelli di identificazione sempre meno esclusivi, rispetto al passato, e già da piccolissimi i figli crescono immersi nelle relazioni con i propri coetanei e nelle animazioni televisive e in rete che scandiscono la quotidianità. Tra i tanti esempi possibili, si pensi al modello di padre evocato da Papà Pig, in uno dei format animati di maggior successo in Italia e nel mondo.

  • Nel suo libro, occupandosi del ruolo del padre di fronte ai compiti evolutivi del figlio adolescente, scrive che l’adolescenza è “l’epoca della funzione paterna per eccellenza”.

Prima delle ridistribuzione e ricontrattazione dei ruoli familiari, l’infanzia era scandita dall’appartenenza materna ed era con l’arrivo delle trasformazioni adolescenziali che entrava simbolicamente in scena il padre. Il padre sanciva la fine dell’infanzia e si faceva garante della nascita sociale dell’adolescente. Oggi viviamo in un contesto familiare e sociale molto diverso, frutto di conquiste e trasformazioni culturali oramai irrinunciabili, chiamato ad integrare altre straordinarie novità rese possibili dalle innovazioni tecnologiche. Tutto questo non deve farci dimenticare che i compiti evolutivi dell’adolescenza sono invarianti. La separazione dai miti dell’infanzia, la mentalizzazione del corpo naturale, la formazione di un sistema di valori e la propria nascita come soggetto sociale trovano nello sguardo di ritorno paterno e nella capacità del padre di non rinunciare alla propria funzione un riferimento importante. Il padre è chiamato a sostenere la realizzazione dei compiti evolutivi dell’adolescente e a offrire uno spiraglio sul futuro possibile per il figlio o la figlia. Un compito ancor più importante in una società che comunica alle nuove generazioni molta crisi e poca speranza. Il padre sostiene il futuro, anche nei momenti difficili.

  • Cosa rappresentano il web, i social, i videogiochi per gli adolescenti di oggi, in termini di rischi e opportunità, e qual è una possibile “strategia di accompagnamento” più adeguata per i genitori?

Gli adolescenti odierni sono cresciuti sin da piccolissimi in una condizione caratterizzata dalla distanza corporea e dalla vicinanza relazionale, in quella che è stata definita la società del “spesso distanti ma mai soli”. Inseriti all’asilo e in altri contesti organizzati hanno sperimentato, su mandato genitoriale, cosa significasse trascorrere la quotidianità distante da mamma e papà ma mai veramente soli. La diffusione delle “relazioni senza corpo” origina in ambito familiare e si trasferisce successivamente nelle relazioni con i coetanei. Se a questo aggiungiamo la chiusura degli spazi di socializzazione e gioco spontaneo, dovuta anche all’aumentata percezione di pericoli esterni, possiamo dare un nuovo significato alla diffusione delle “piazze e battaglie virtuali” in preadolescenza e adolescenza. Può sembrare un controsenso, ma nella società odierna, se le cose procedono bene, l’adolescente si allena attraverso il virtuale, sperimenta nuove parti di sé in un contesto meno rischioso della strada, dove il corpo dei figli è percepito come in balia dei malintenzionati. Quando il virtuale da “palestra sociale” diventa luogo di rifugio, dell’immersione quotidiana e della ripetizione dell’identico, le cose non procedono bene. Inoltre, ritengo siano auspicabili delle politiche educative e sociali che rimettano il corpo naturale, e le sue esigenze, al centro dello sviluppo adolescenziale. Riaprire, prima nella nostra mente e poi nelle nostre città, spazi di socializzazione spontanea e luoghi dove le pari opportunità possano essere sempre più affermate, senza negare le differenze di genere, ritengo sia l’operazione più utile per contrastare lo strapotere del marketing della virtualità.

  • Come si svolge la consultazione con i genitori e con gli adolescenti all’interno della Fondazione Minotauro di cui è membro e Presidente?

Il Centro di Consultazione e Psicoterapia della Fondazione Minotauro si occupa di soggetti di tutte le età. E’ comunque vero che la storia del nostro Istituto è caratterizzata da una particolare attenzione all’adolescenza, fase dello sviluppo che richiede un dispositivo di intervento specifico. Il nostro approccio alla crisi adolescenziale si muove in una prospettiva evolutiva, in cui ampio spazio è dato alla voce dei ragazzi e delle ragazze ma anche a quella dei genitori. La nostra metodologia prevede dunque anche il coinvolgimento della madre e del padre, considerati come degli importanti collaboratori, dei co-terapeuti, dell’intero percorso di consultazione e psicoterapia. Questo perché riteniamo che la crisi adolescenziale dipenda da una situazione di stallo, da un blocco nella realizzazione dei compiti evolutivi propri di questa fase dello sviluppo e che la ripresa evolutiva possa avvenire attraverso il lavoro sul sistema di rappresentazioni dell’adolescente ma anche dei suoi genitori. Pur utilizzando un dispositivo flessibile, calibrato sulle singole richieste, il nostro modello di consultazione prevede dunque colloqui separati con l’adolescente, la madre e il padre, fino alla restituzione di quanto emerso nel lavoro della nostra équipe.

W L’AMORE

Materiale

Il Progetto della Regione Emilia-Romagna W l’amore vuole offrire ai ragazzi e alle ragazze delle scuole secondarie di primo grado la possibilità di affrontare con gli adulti di riferimento i temi legati alla crescita, alle relazioni, all’affettività e alla sessualità.

W l’amore prende ispirazione da Long live love, a cura di Soa Aids Nederland e Rutger WFP, attivo già da 20 anni nelle scuole dei Paesi Bassi. Il progetto, monitorato e valutato nella sua efficacia, propone un ruolo attivo dei docenti nella trattazione di questi temi con le classi. Il percorso formativo con adulti e ragazzi/e e i materiali del progetto olandese (rivista per studenti e manuale per insegnanti) sono stati rivisti e adattati al contesto localee sperimentati nell’anno scolastico 2013-2014 in tre scuole di Bologna, Forlì e Reggio Emilia. Il lavoro di sperimentazionevalutazione e revisione effettuato con i docenti, i genitori e i ragazzi e le ragazze delle scuole coinvolte ha portato all’attuale formulazione del progetto, che nell’anno scolastico 2014-2015 si sta realizzando in 17 Distretti della Regione, con un coordinamento e monitoraggio regionale.

L’obiettivo di W l’amore è quello di promuovere la salute e il benessere psicologico e relazionale dei preadolescenti, per aiutarli a vivere in modo consapevole e rispettoso di sé e degli altri le proprie emozioni e relazioni, favorendo l’espressione dell’affettività nelle relazioni interpersonali. Ponendosi in un’ottica formativa, il progetto vuole fornire informazioni corrette sui temi della sessualità per incoraggiare comportamenti preventivi, attraverso il potenziamento delle competenze relazionali ed emotive (life skills) quali l’autoconsapevolezza, l’empatia, la capacità di prendere decisioni, fattori determinanti per il benessere e la salute.

Seguendo le indicazioni di documenti e linee guida nazionali e internazionali (OMS 2010UNESCO 2009Guadagnare salute in Adolescenza 2010), ci si rivolge ai preadolescenti in quanto un percorso di informazione e riflessione su queste tematiche è utile a partire dalla pubertà , periodo di profondi cambiamenti nel corpo, nella mente e nelle relazioni. La sessualità a questa età diventa una componente centrale dell’identità personale e del rapporto con gli altri. Inoltre, una percentuale sempre più significativa di preadolescenti inizia ad avere i primi rapporti sessuali, spesso vissuti con scarsa consapevolezza e insufficienti informazioni. Le conseguenze di comportamenti sessuali non protetti, quali gravidanze indesiderate o infezioni sessualmente trasmissibili, sono fenomeni abbastanza diffusi in adolescenza e spesso sottovalutati nel loro possibile impatto nella vita dei più giovani.

Gli obiettivi di salute riguardano non solo questi contenuti, ma un benessere psicologico e relazionale più complessivo, che si potenzia attraverso il confrontoe la riflessione su modelli, valori e scelte che hanno a che fare con le relazioni, l’affettività e la sessualità affinché ciascuno/a possa avere maggior consapevolezza della propria identità e dimensione personale e di genere. W l’amore vuole tutelare e valorizzare la pluralità delle scelte e dei modelli identitari e di comportamento, in modo da prevenire discriminazioni, pregiudizi e violenze che riguardano il genere, l’orientamento sessuale, i riferimenti socio-culturali di ciascuno. Intende inoltre aiutare i ragazzi e le ragazze ad acquisire informazioni e competenze per evitare comportamenti sessuali a rischio. Riteniamo che fenomeni come l’omonegatività o la violenza di genere possano essere contrastati attraverso percorsi formativi realizzati all’interno della scuola, che ha fra i suoi compiti anche educare alla legalità, al rispetto e alla convivenza civile.

È fondamentale quindi che siano gli adulti di riferimento (famiglie, insegnanti, operatori) ad affrontare con i ragazzi e le ragazze questi temi, per affiancarli nella comprensione e gestione di una realtà che si presenta più complessa e diversificata rispetto al passato. La famiglia rappresenta la prima e fondamentale realtà in cui vengono trasmessi, sia con le parole che attraverso l’esempio, valori e modelli di comportamento. La scuola affronta, all’interno delle diverse materie, contenuti inerenti l’affettività, le relazioni, l’adolescenza, la sessualità. I servizi socio-sanitari hanno fra i loro obiettivi la tutela e la promozione della salute e del benessere delle nuove generazioni, mentre associazioni ed enti del privato sociale svolgono diverse attività in queste aree.

In questa pluralità di voci e di presenze si ritiene che la scuola possa essere un punto fondamentale di questo percorso formativo: gli insegnanti, dopo una fase di formazione relativa ai contenuti e alle metodologie di W l’amore, realizzano in classe le prime quattro unità inerenti i cambiamenti nell’adolescenza, i modelli maschili e femminili, le relazioni affettive e amorose, l’autodeterminazione, l’assertività e il rispetto nelle relazioni. L’ultima unità didattica viene realizzata dagli operatori degli Spazi Giovani o dei Consultori, per affrontare gli argomenti legati a sessualità, contraccezione e prevenzione di infezioni sessualmente trasmissibili. Si ritiene che la collaborazione fra scuola e servizi socio-sanitari, comprendendo anche gli educatori che affiancano i ragazzi in attività socio-educative pomeridiane, rappresenti uno dei punti forti del progetto e offra ai preadolescenti e agli adulti la possibilità di conoscere gli Spazi Giovani a loro dedicati, a cui rivolgersi in caso di bisogno di informazioni o consulenze.

L’altra componente fondamentale e imprescindibile è rappresentata dai genitori, ai quali viene presentato il progetto a inizio anno scolastico, affinché ne conoscano i principi e i contenuti e possano esprimere valutazioni e domande. Questi incontri sono spesso occasione di confronto sui temi della crescita e dei cambiamenti dei figli e del ruolo educativo della famiglia in questa fase di vita, con la possibilità, su richiesta, di approfondire tali tematiche con ulteriori incontri.

W l’amore ritiene quindi indispensabile ed efficace la realizzazione di una rete fra i diversi soggetti che sono a contatto con i giovani al fine di promuovere una sinergia e un confronto, pur nei differenti ruoli e competenze, fornendo informazioni corrette e aiutando tutti e tutte a crescere con maggior consapevolezza, rispettando scelte, orientamenti e valori, nella loro pluralità. È una sfida importante che richiede apertura e disponibilità al confronto, per costruire una realtà dove possano coesistere esperienze, percorsi e scelte personali diversificate.

http://www.wlamore.it

RAPPORTO GIOVANI CNR-IFC: 600mila adolescenti fumano, quasi 60mila sniffano coca

La ricerca del  CNR-IFC di Pisa, svolta su un campione di 30.000 studenti italiani, parla  di oltre 600.00 adolescenti che consumano cannabis. Ma colpisce anche un altro dato: circa 50.000 giovani tra i 15 e i 19 anni provano sostanze psicotrope senza neppure conoscerle.

L’indagine, condotta dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr), Espad Italia (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs,), nel 2014 come ogni anno dal 1999, riporta anche che sono 60mila i consumatori di cocaina, 27mila di eroina e circa 60mila di allucinogeni e stimolanti.

“La novità dello studio, che ha coinvolto 30mila studenti di 405 istituti scolastici superiori italiani, riguarda proprio il numero significativo di ragazzi che utilizzano sostanze senza conoscerle né sapere quali effetti procurano”, ha spiegato Sabrina Molinaro, ricercatrice dell’Ifc-Cnr e responsabile del progetto, in una intervista dello scorso marzo a “La Nazione”. Il 56 per cento circa di questi 54mila ha assunto senza sapere cosa fossero sostanze per non più di 2 volte, ma il 23 per cento di essi ha ripetuto l’esperienza piu’ di 10 volte. Il 53 per cento di questi studenti – ha continuato – ha utilizzato un miscuglio di erbe sconosciute, che si presentavano per il 47 per cento in forma liquida e per il 43 per cento sotto forma di pasticche o pillole. Questo consumo ‘alla cieca’ coinvolge il 3 per cento dei maschi e poco meno del 2 per cento delle ragazze, soprattutto tra coloro che hanno utilizzato anche altre sostanze illecite diverse”.

In qualche modo legato a questo fenomeno c’è quello degli psicofarmaci. “Sono quasi 400mila gli studenti che almeno una volta nella vita – ha detto Molinaro – li hanno utilizzati senza prescrizione e poco più di 200mila quelli che lo hanno fatto nell’ultimo anno. Si tratta prevalentemente di farmaci per dormire, utilizzati soprattutto dalla ragazze (8 per cento contro 4 per cento dei maschi). Minori prevalenze risultano per farmaci per l’attenzione/iperattività (quasi il 3 per cento), per regolarizzare l’umore e per le diete (2,4 per cento ciascuno)”.

Passando alle sostanze tradizionali, è aumentato il consumo di cannabis. “Il 26 per cento degli studenti, oltre 600mila, ne ha utilizzata nel 2014, secondo una tendenza che parte dal 22 per cento degli anni 2009-2012 e passa per il 25 per cento del 2013”, ha detto la ricercatrice Ifc-Cnr. “In questo caso i ragazzi sono più coinvolti delle coetanee (31% contro 21%) e i consumatori aumentano in corrispondenza della età: tra i 15enni la percentuale risulta dell’11 per cento, tra i 18enni raggiunge il 32 per cento e tra i 19enni il 36. Per la maggior parte si tratta ancora di consumatori occasionali, quasi la metà l’ha utilizzata non più di 5 volte nell’anno e l’86 per cento non l’ha associata ad altre sostanze illegali”, ha aggiunto.

Per quanto riguarda la cocaina, ne ha fatto uso almeno una volta nella vita il 4 per cento degli studenti italiani, cioè circa 90mila 15-19enni, mentre il 2,6 per cento la ha utilizzata nei dodici mesi precedenti lo studio, ossia poco più di 60mila studenti. Tornando alle sostanze di sintesi, le “smart drugs” “sono utilizzate da circa 40mila studenti, 26mila dei quali ne hanno fatto uso nel 2014). Circa 90mila hanno provato allucinogeni (LSD, francobolli, funghi allucinogeni) nella vita e 60mila nell’ultimo anno.

http://www.lanazione.it/cnr-droga-giovani-rapporto-2014-1.788386

Dipendenze ansia attacchi di panico adolescenza sballo. GenitoriInCorso ne parla con il neuropsichiatra Gilberto Di Petta

GENITORINCORSO intervista Gilberto Di Petta. Dirigente medico-neuropsichiatra, attivo presso il reparto di psichiatria (SPDC) dell’Ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, nel Carcere femminile di Pozzuoli (Dipartimento di Salute Mentale ASL NA 2 nord) e consulente psichiatra nel SerT di Pozzuoli, già Responsabile dell’ UO Comorbilità Psichiatrica e del Centro Diurno “Giano”, Dipartimento Dipendenze Patologiche ASL NA 2 Nord. Di Petta è autore di numerose pubblicazioni scientifiche in forma di articoli e di monografie su temi inerenti la psicopatologia e la psicoterapia fenomenologica. Relatore a congressi nazionali ed internazionali sul tema della psicopatologia delle tossicomanie, e’ vice-presidente della Società Italiana per la Psicopatologia Fenomenologica, socio fondatore e membro del CDA della Scuola di Psicoterapia Fenomenologico-dinamica di Firenze. E’ anche supervisore e formatore di equipe multidisciplinari attive nell’ ambito della salute mentale e delle dipendenze patologiche.

Oggi possiamo parlare di tossicodipendenza o è più corretto parlare di dipendenze?

R.: Effettivamente il discorso primitivo sulla farmacotossicodipendenza (nato negli anni Settanta del secolo scorso) si è allargato oggi a macchia d’olio. Sono comparse le cosiddette dipendenze comportamentali, ovvero quelle dipendenze con non passano per i farmaci o per le droghe, cionondimeno condizionando pesantemente la vita dei soggetti coinvolti. Quindi sembra essersi azzerata la differenza tra dipendenza farmacotossicologica e dipendenza comportamentale, ripetto agli esiti, che sono entrambi catastrofici, nel senso che entrambe le forme di dipendenza conducono la persona all’isolamento e alla deriva sociale. Tuttavia questo equiparamento delle dipendenze farmacotossicologiche e delle dipendenze comportamentali sotto il comune ombrello delle Dipendenze Patologiche ad esito infausto rappresenta anche il pericolo di una diluizione dell’attenzione e di un abbassamento della guardia. Le dipendenze comportamentali in linea di massima sembrano essere maggiormente accettate socialmente, prova ne è il fatto che l’oggetto della dipendenza, come il gioco d’azzardo, di fatto è legale. Ad ogni modo le dipendenze comportamentali non producono alterazioni cerebrali con esiti psichiatrici. Una grossa spinta alla legalizzazione oggi, grazie alla”normalizzazione” del costrutto “Dipendenze” è in atto anche nei confronti delle sostanze d’abuso. Allo stato attuale, anche se non sono ancora legalizzate, comunque le sostanze stupefacenti seguono un percorso quasi alla luce del sole, tanto e vero che è facilissimo acquistarne dappertutto. I servizi per le tossicodipendenze (SERT-SERD), d’altro canto, e il sistema delle comunità terapeutiche, non si sono adeguati alle nuove dipendenze, spesso non offrono risposte idonee, e sono rimasti stigmatizzati come servizi deputati al contrasto e alla cura delle dipendenze da eroina, tuttalpiù da cocaina. Il discorso delle dipendenze comportamentali (da internet, da shopping, da sesso, affettive, da cibo, da gioco d’azzardo) sta prendendo molto spazio sui media e nell’opinione pubblica. Questo sta togliendo attenzione al fenomeno della dipendenza da sostanze, che subdolamente muta di segno. L’eroina da tempo non è più la principale sostanza d’abuso. Le nuove droghe sono di matrice chimica, difficilmente individuabili, spesso non ancora tabellate, non dosabili, e, utilizzate nei contesti del divertimento, finiscono per essere sdoganate come necessari coadiuvanti del divertimento organizzato di massa, soprattutto musicale. Queste sostanze sono invece proprio quelle che hanno maggiore impatto sulla sfera neuropsichiatrica.

Influenza e effetti dell’uso di sostanze sul percorso evolutivo in adolescenza. Può delinearci alcuni aspetti?

R.: E’ noto che l’encefalo umano completa la sua maturazione nel corso di tutta la vita. Quello adolescenziale in particolare è un periodo critico. Si struttura la personalità come schema abbastanza stabile di relazione con il mondo, si definiscono progetti di vita, si canalizzano gli interessi. Quando la sostanza occupa lo spazio del mondo, il soggetto si distacca e diventa apatico e indifferente, il tempo e lo spazio gli scivolano, accede ad una sorta di atemporalità, di eterno presente senza cura, senza memoria e senza progetto, sostenuto da un tipo di umore che sempre più ha bisogno delle sostanze per mantenersi euforico e positivo. Questo atteggiamento sprezzante e disingaggiato non consente al giovane di appropriarsi della propria vita e si porre in essere delle scelte fondamentali. Pertanto è possibile che l’impatto in adolescenza delle sostanze, anche quando non provoca effetti psichiatrici distinti, sia responsabile di modificare l’organizzazione personologica del soggetto. Spesso il tossicodipendente o l’utilizzatore problematico di sostanze finisce per essere, anche da adulto, una persona senza età, senza storia, poiché rimane in qualche modo fissato ad una dimensione atemporale, che è quella di quando ha incontrato la sostanza

Secondo lei quali bisogni gli adolescenti oggi cercano di soddisfare attraverso il consumo di sostanze?

R.: Uno dei bisogni fondamentali è rappresentato dalla necessità di colmare il senso di vuoto. Vuoto di identità o vuoto di essere. All’uscita dall’infanzia, quando il mondo perde il suo incantamento, il soggetto non trova più strutture portanti di ordine socioculturale o affettivo. Allora il senso di vuoto è bruciante. Le sostanze hanno la capacità di riempire immediatamente il vuoto. Poi, come effetto collaterale, comportano un incremento nella percezione di questo vuoto, per cui il soggetto è costretto a riempirsi ancora più di sostanze. La dipendeza si instaura non solo in base a meccanismi biologici che regolano il piacere e la gratificazione, ma anche in base alla fame semantica, ovvero alla fame di senso che prova chi ha un vuoto da riempire. E non può quindi lasciare che questo vuoto lo divori in assenza della sostanza, pertanto altra sostanza è chiamata a riempire il vuoto allargato dalla sostanza stessa. Un altro aspetto è caratterizzato dal fatto che le sostanze si prestano bene, con il loro carico di trasgressività e di ritualità, a fare da iniziazione per chi, come i ragazzi, ha bisogno di segnare il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Da questo punto di vista la nostra società ha progressivamente abolito ogni cerimoniale che abbia valore iniziatico, pertanto per sentirsi adulti e fare cose da adulti entrare nel gruppo di quelli che usano le sostanze è un appeal molto forte.

Può darci una definizione dello “sballo”?

R.: Lo sballo equivale ad una modificazione dello stato di coscienza, di tipo crepuscolare. La coscienza si restringe e si focalizza su pochi contenuti, lasciando fuori fuoco tutto ciò che è al margine del suo ristretto campo. Lo sballo si differenzia dal flash da oppiacei per via endovenosa, che coincide con unasensazione viscerale di piacere e di fusione con l’universo. Allo sballo si può arrivare utilizzando varie sostanze in combinazione. Ad esempio cannabinoidi più alcol, alcol più cocaina, cannabinoidi, pasticche ed alcol. Lo sballo è percepito come piacevole, poiché tutto il peso della cura, delle preoccupazioni, della responsabilità, svapora, si allontana. Lo stato d’animo di euforia (highness) riempie il campo di coscienza. Il soggetto si sente risucchiato in un istante eterno, atemporale, destinato dunque a durare all’infinito, in cui tutto è sfumato, onirico, soffice, possibile.

Esiste una correlazione fra l’età di inizio del consumo di sostanze e l’insorgenza di disturbi?

R.:Nei soggetti con una vulnerabilità, ovvero con una predisposizione verso i disturbi mentali, l’utilizzo di sostanze anticipa di molto l’esordio di una condizione psicotica. Ovvero la slatentizza. Anche in soggetti non predisposti, tuttavia, la precocità dell’inizio può andare a turbare il neurosviluppo e provocare una serie di disturbi. L’adolescenza è una fase molto delicata sotto il profilo neurobiologico. La strutturazione di un assetto encefalico definitivo è anche influenzata dai flussi ormonali. I recettori per i cannabinoidi sono diffusi in maniera abbastanza ubiquitaria, quindi non è da escludere che l’utilizzo di cannabinoidi ad alte concentrazioni possa interferire con lo sviluppo armonico. Generalmente, al di là dei casi di psicosi acute paranoidi, con sintomi allucinatori e deliranti, che per fortuna concernono una stretta minoranza di situazioni, in clinica si osservano sintomi caratterizzati da irritabilità e apatia. I ragazzi perdono la motivazione e la capacità di progettare. In linea di massima più è bassa l’età del consumo di sostanze e più è alta la possibilità di incorrere in disturbi mentali.

Può il THC scatenare negli adolescenti crisi di ansia e attacchi di panico che si ripresentano anche una volta interrotto l’uso?

R. Si. Il fenomeno del flashback, ovvero del ritorno di fiamma, non è esclusivamente tipico delle sostanze allucinogene. Il tetraidrocannabinolo (THC), se eccessivamente concentrato, può produrre dispercezioni. Le dispercezioni sono caratterizzate da sensazioni spesso sgradevoli, di tipo visivo, acustico o tattile, come l’impressione di essere toccati, o l’impressione che ci sia qualcuno, o che ci sia una voce che parli a noi. Queste sensazioni cacofoniche o egodistoniche, cioè che impattano negativamente sulla cenestesi, che è il senso di essere in equilibrio rispetto a se stessi, incrementano l’ansia fino a scatenare attacchi di ansia parossistica o di angoscia, che comunemente vengono definiti attacchi di panico. Un altro motivo per cui il THC può causare panico è il cosiddetto effetto boomerang, o rebound. In pratica accade che in una prima fase l’effetto della sostanza è ritenuto piacevole e rilassante, quindi antiansia, in una seconda fase invece subentra l’ansia, in proporzioni maggiori, poiché tutta l’ansia che è stata cacciata via dall’effetto della cannabis ritorna in maniera violenta. Il cervello funziona con un sistema di memorie molto articolate. Abbiamo non solo memorie cognitive, o affettive, ma anche memorie olfattive o memorie muscolari. La memoria di una attacco di angoscia è qualcosa che tende a non passare. Pertanto il soggetto può riviverla anche ad anni di distanza dall’interruzione dell’abitudine al fumo di cannabis. In alcuni casi, quando il fumo di cannabis provoca nel soggetto delle alterazioni mentali, queste possono non del tutto scomparire con la cessazione dell’abitudine al fumo. In altri termini possono essere proprio queste alterazioni basali o elementari che permangono ad innescare perodicamente dei vortici di ansia o di angoscia anche in assenza di cannabinoidi.

Quali sono il ruolo e l’efficacia della terapia di gruppo all’interno di un percorso di cura dei disturbi arrecati dal consumo di sostanze.

R.: Le sostanze appartengono a rituali perlopiù collettivi, e dunque il gruppo sembra possedere la chiave di volta del trattamento di questi disturbi. Nella tradizione fenomenologica il concetto di reciprocità, quello di intersoggettività e di intercorporeità sono stati molto enfatizzati. Ovvero l’idea che il ripristino, nel paziente, di una costituzione o di una considerazione dell’altro come soggetto vivo, cosciente, senziente, si associa ad un miglioramento delle condizioni patologiche, rappresenta l’architrave della terapia di gruppo. Esistono vari modelli di terapia di gruppo. Quella sviluppata in ambito fenomenologico si chiama Gruppoanalisi dell’Esserci. I soggetti coinvolti sono invitati ad esprimere lapropria esperienza emotiva. Viene favorito l’incontro diretto, all’interno del gruppo, tra due soggetti che di volta involta, alla presenza degli altri, cercano di stabilire un contatto tra di loro, anche toccandosi fisicamente. Le sostanza aboliscono la percezione dell’altro e, di riflesso, aboliscono la percezione di sé. Spesso gli abusatori di sostanze, dopo una fase calda, bruciante, irruenta e impulsiva, arrivano ad una fase fredda, ghiacciata, nella quale si percepisce il congelamento della loro esistenza svuotata di intenzionalità e di progetto. In questa fase il lavoro fenomenologico di gruppo, focalizzato sul pathos residuo, è utile a rivitalizzare i soggetti, a risvegliare dentro di loro l’intenzionalità di esistere.

 

 

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