Hanno bisogno di adulti che combattano l’assenza di futuro

Le prospettive della vita e della morte, nella mente dei ragazzi, sono entrate fortemente in crisi, il loro è un gioco alla roulette russa.

Non hanno paura i ragazzi che decidono di sballarsi con la droga e l?alcol. Non basta sapere che di droga si può pure morire, nonostante i genitori lo dicano da sempre, nonostante a scuola vengano fatte campagne informative e preventive. Non basta sapere che esiste una variabilità soggettiva nelle reazioni di chi assume, né essere informati che oltre ad essere pericolose e dannose di per sé, le droghe vengono sintetizzate in luoghi clandestini, tagliate con sostanze potenzialmente letali. Non basta essere consapevoli, dunque, dei rischi che ci si assume insieme alle droghe, perché le prospettive della vita e della morte nella mente dei ragazzi sono entrate fortemente in crisi. Proprio in adolescenza si intraprendono le sfide per mettere alla prova la propria condizione di «esseri finiti» e «non infiniti», mortali e non onnipotenti, ma oggi i ragazzi che decidono di ingerire pasticche dalla composizione ignota, decidono di fatto di giocare alla roulette russa. Nella società dell?immagine e del narcisismo, non c?è rabbia, spirito di contestazione ma solo voglia di divertirsi, di apparire agli occhi degli altri come i padroni della festa, di spiccare nella mischia di una serata a tutto volume. La droga è ricercata per nutrire e realizzare il desiderio di prestazione del corpo e dello spirito: apparire scatenati, simpatici e disinvolti anziché spenti, tristi e senza prospettive per il domani. Tutti ridono dalle pagine dei profili social, tutti appaiono allegri e senza pensieri sulla rete che connette il mondo globalizzato, in crisi generale di speranza e di futuro. Il senso della vita rischia di essere imprigionato nell?istantanea di un sorriso mascherato, di una serata da brivido, non importa che sarà domani, perché l?alba del giorno che verrà non ha granché da offrire. Alcuni ragazzi vivono in questa condizione di assenza di speranza, di progettualità per il futuro, abitati dalla paura di vedere i propri sogni e speranze infranti dalle intemperie della contemporaneità. È così che lo spaccio di anestesia e di divertimento dissennato raccoglie proseliti e riscuote successo, perché combatte lo spaccio di paura e di assenza di futuro su cui si è molto concentrato il mondo adulto negli ultimi anni. Solo coltivando la speranza e la fiducia nella ricostruzione dopo il fallimento si potrà contrastareil bisogno di anestesia delle nuove generazioni. Non si scherza con il futuro degli adolescenti. L?assenza del domani lascia spazioagli spacciatori del presente, dello stordimento fine a se stesso.In adolescenza servono invece adulti competenti che preparino e spaccino futuro.

di Matteo Lancini Psicologo, psicoterapeuta pubblicato su corriere della sera.it

Cremona – “YOUNGLE CONTEXT: GLI ADOLESCENTI, LE COMPETENZE, LE RISORSE E LE NUOVE FRAGILITÀ” 8-9 ottobre 2015

8 ottobre 2015 “LA PAURA DI ESSERE BRUTTI IN ADOLESCENZA”

A cura del Consultorio Gratuito per adolescenti e genitori della Cooperativa Sociale Minotauro

Prof. Gustavo Pietropolli Charmet – Direttore Scientifico Consultorio Gratuito Minotauro

“La complicata relazione col corpo in adolescenza”: sempre più adolescenti si sentono brutti, temono che il proprio corpo sia inadeguato per la ricerca del successo sentimentale e sociale. Il corpo che cambia e si trasforma deve fare “bella figura” davanti alla platea dei coetanei.

Dott. Davide Comazzi – Coordinatore Consultorio Gratuito Minotauro
“Genitori e realizzazione del sé adolescenziale”: verranno portate alla luce alcune esperienze di sostegno al ruolo genitoriale per trasformare ostacoli evolutivi in eventi promotori dello sviluppo e della realizzazione del se.

Dott.ssa Roberta Spiniello – Consulente Consultorio Gratuito Minotauro
“Risultati di tre anni di attività del Consultorio Gratuito per adolescenti e genitori del Minotauro”

Dott.ssa Anna Arcari – Vice Presidente Cooperativa Minotauro
“L’utilità dei laboratori nella presa in carico dell’adolescente”

Dott. Matteo Lancini – Presidente Fondazione Minotauro
“Rischi e risorse delle relazioni virtuali in adolescenza”: diffusione delle “relazioni senza corpo”

9 ottobre 2015 “GIOVANI 3.0: STAY TUNED”

A cura di Comune di Cremona, ASL della Provincia di Cremona e Prefettura

Dott. Calderoni – Psicologo clinico, ipnologo esperto in psicologia digitale

“☺):Faccia o faccina?Nellaretedelleemozioni”: a partire dalle nuove modalità di relazione on line i cambiamenti intervenuti nei giovani adolescenti da un punto di vista cerebrale e neurologico, necessario per permetterne la comprensione e favorire nuove modalità di contatto;

Dott.Scarcelli – Dottore di ricerca in Scienze Sociali e ricercatore presso l’Università di Padova: nuovi modelli comunicativi e i cambiamenti avvenuti tra le generazioni attraverso un punto di vista “sociologico” dello stato attuale delle interazioni, della comunicazione e delle costruzioni culturali.

Dott. Libanti – Psicologo e Coordinatore per il Progetto Nazionale CCM – “Social Net Skills”
Il progetto “Youngle” – il primo servizio pubblico nazionale di ascolto e counseling su Facebook, rivolto ad adolescenti e gestito da adolescenti con il supporto di psicologi, educatori ed esperti di comunicazione.

scarica il programma Depliant-Cremona1.pdf

 

 

Alba (CN) BLACK MIRROR LO SPECCHIO OSCURO – 9/10 ottobre 2015

Le nuove tecnologie come ci stanno cambiando? Come realizzare comunicazione efficace su temi di salute? Come intercettare il pubblico? E’ possibile utilizzare questi ambienti per potenziare gli interventi socio-sanitari? Esistono le dipendenze da internet? Come prevenire? Come curare? Quali interventi possibili?

Da diversi anni il Centro Steadycam è impegnato in interventi ed attività di formazione sui temi della media education, in particolare per favorire l’utilizzo dei media come strumento integrale per la formazione e come metodologia di intervento socio sanitario. Nel corso delle varie attività è emersa da parte di operatori dei servizi, insegnanti e genitori l’esigenza di comprendere meglio come gli ambienti digitali stiano modificando le nostre vite e quelle dei cittadini che siamo chiamati a formare, aiutare, curare. Inoltre, dalle esperienze operative, si rafforza l’efficacia e la novità di un approccio metodologico che integri gli interventi (sociali e formativi) in presenza con l’utilizzo delle rete, delle App e di altri ambienti digitali.

Ecco allora l’idea di dedicare un momento alla riflessione e al confronto metodologico su un mondo spesso dipinto nelle cronache come uno specchio oscuro (cyberbullismo, videogiochi violenti, dipendenza, …), ma che invece fa parte delle nostre vite e che rappresenta una risorsa professionale potentissima.

Pertanto, l’evento si propone di lavorare sui nuovi ambienti e strumenti digitali in un’ottica di possibili interventi scolastici, educativi e di salute. Tre giorni per stare di fronte a uno specchio, per guardarci e rimettere in discussione il nostro lavoro, per passarci attraverso e scoprire nuove prospettive e acquisire altre competenze.

Proveremo ad aprire un confronto su questi interrogativi con l’aiuto di esperti di media e del mondo della comunicazione e proponendo workshop di esplorazione metodologica.

Interventi di Marangi, Fattori, De Baggis, Tonioni, Tisseron, Rivoltella, Youngle, Croce, Floris

scarica il programma del convegno black-mirror-definitivo.pdf

Black Mirror è rivolto a Dirigenti e Operatori sanitari delle Aziende Sanitarie. Dirigenti Scolastici e docenti delle Scuole di ogni ordine e grado Dirigenti e operatori degli enti del privato e del privato sociale (cooperative, associazioni, …) Liberi professionisti operanti nel settore sociale.Amministratori locali e Associazioni di genitori interessate.

Sede: Alba (CN) località Altavilla

L’evento prevede un costo per i partecipanti accreditamento ECM

Firenze, discoteca vietata ai minori di 16 anni

I locali saranno off limits anche per chi è già alticcio. Bevande alcoliche bandite per gli under 18. Il sindaco propone il decalogo anti alcol

di MASSIMO VANNI La Repubblica.it
Discoteche off-limits per chi si presenta all’ingresso già alticcio o sbronzo: a decidere sarà l’alcol-test distribuito dagli steward e chi supera la  soglia massima di 0,5 grammi/litro resterà fuori. Non solo. I gestori fiorentini s’impegnano a limitare l’ingresso agli over 16. Chi entra invece troverà il divieto di consumo di bevande alcoliche sotto i 18 anni e anche un paio di operatori sanitari, ‘armati’ di depliant e banchini, spiegheranno i rischi dell’alcol, delle droghe sintetiche e dell’uso combinato di entrambi. Ma solo per cominciare. Perché dopo il caso della 16enne in coma etilico per aver comprato una bottiglia di vodka in un minimarket di via delle Oche, Palazzo Vecchio lancia adesso il decalogo anti-alcol e anti-droghe.

Un vero e proprio decalogo saltato fuori alla vigilia di Ferragosto. Quando, con i turisti che assaltano il museo e gli uffici deserti, il sindaco Dario Nardella  decide di convocare i gestori dei principali locali notturni della città, assieme a Confesercenti e Confcommercio: «Dobbiamo controllare la vendita e la somministrazione degli alcolici, oltreché combattere l’uso delle droghe sintetiche. Perché questo è la piaga più seria per i nostri giovani», dice Nardella.

Deciso a lanciare, da Firenze, una campagna nazionale per la reintroduzione delle licenze per la vendita degli alcolici: «La totale liberalizzazione e la proliferazione di minimarket hanno un effetto devastante, mai come oggi l’approvvigionamento di alcol è diventato così facile», sostiene ilo sindaco. Deciso adesso, con l’aiuto delle categorie, a coinvolgere i parlamentari fiorentini per mettere all’ordine del giorno dell’assemblea legislativa il ripristino della licenza: «Non è possibile che per vendere un pacchetto di sigarette serva la licenza mentre per l’alcol non è richiesto niente», insiste il sindaco. Che a partire da settembre, assicura si getterà in tour tra le scuole superiori della città, per una campagna contro l’abuso dell’alcol e l’utilizzo delle droghe: «Una campagna che faremo con gli esperti, perché solo l’educazione e il comportamento consapevole può diventare un freno».
Ecco dunque il decalogo. Primo punto la campagna nelle scuole. Secondo, operatori sanitari nei locali che spieghino i rischi che si corrono. Terzo, il defribillatore in ogni locale e la formazione agli steward per usarlo.  Quarto, ingresso vietato ai minori di 16 anni e somministrazione di bevande alcoliche vietata ai minori di 18. Quinto, alcol-test a chi entra, perché chi è già alticcio deve star fuori. Sesto, una campagna nazionale per il ripristino della licenza per la vendita di alcol. Settimo, l’ordinanza che era stata bocciata dal Tar verrà riproposta a settembre con una delibera del consiglio comunale Questa volta anticipando però alle 21 il divieto di vendita all’alcol (finora il divieto scattava alle 22). Ottavo, si chiede al prefetto di vietare il consumo di alcol per strada, al di fuori degli spazi adibiti dei locali. Nono, queste misure dovranno valere per tutta la Città metropolitana fiorentina e si chiede ai 42 sindaci di approvare il pacchetto nei rispettivi consigli comunali. Decimo ed ultimo punto, i locali organizzeranno eventi alcol-free la domenica pomeriggio dedicati ai minori di 16 anni. “Firenze non è Rimini”, dice il sindaco Nardella.

Dieci regole per evitare le morti in discoteca

Il decalogo di Leopoldo Grosso, presidente onorario del Gruppo Abele di Torino per prevenire le overdose o i malori. A costo quasi zero. Applicarlo sarebbe semplice. Bisogna solo insistere
di Francesca Sironi pubblicato su L’Espresso

1. Idratazione
«In questi locali notturni, discoteche, feste, una bottiglietta d’acqua può costare due, tre euro, fino a cinqu. E i ragazzi così spendono i pochi soldi che hanno per bere alcolici. Non per idratarsi. Quando invece è fondamentale per evitare i malori», spiega Grosso: «Mettere distributori di acqua potabile, almeno in bagno, costerebbe poco o nulla ai gestori. E permetterebbe di salvare i ragazzi dall’ipertermia, i colpi di calore. È una cosa semplice. Significa forse rinunciare a quei relativi introiti per le bottigliette. Ma salvare la salute di chi ha preso stupefacenti».

2. Cibo
«Bisogna mangiare. Spesso i nostri operatori vanno nelle discoteche portandosi dietro patatine, noccioline, alimenti che consentano di avere più energia. I ragazzi bevono, ballano, consumano, e non aiutano così il corpo a sopportare le conseguenze dei veleni, se non mangiano qualcosa»

3. Pause
«Le discoteche, soprattutto quelle più grandi e rumorose»- (come il Cocoricò) – «dovrebbero disporre di “sale di decompressione”: luoghi in cui il rumore sia meno assordante e non si vada a ballare ma a conversare, per ristabilire una certa normalità. Questi luoghi non devono essere al freddo ma all’interno dei locali, appartati. Permetterebbero ai ragazzi di sottrarsi anche solo brevemente all’esposizione sfrenata al rumore, per riprendere fiato»

4. Temperature
«Bisogna evitare il passaggio diretto dal caldo al freddo. Spesso gli adolescenti cercano una pausa, e non avendo luoghi adeguati all’interno dei locali, escono. Di solito senza prendere il giubbotto perché significherebbe pagare di nuovo il guardaroba o fare una fila. Al mare, poi, bisogna assolutamente evitare di buttarsi subito a fare un bagno fuori dalla discoteca o dalla festa: chi ha assunto chetamina, ad esempio, non ha la percezione del movimento, per cui rischia di annegare, o di stare male»

5. Osservazione
«È molto importante il ruolo che svolge il personale “standard” di un locale notturno: dai buttafuori ai barman, ai dj. I buttafuori devono essere formati per comprendere i segni di un malore. I barman dovrebbero capire a chi è meglio non servire più alcolici. E entrambi dovrebbero essere coordinati con gli operatori sanitari presenti (se presenti) per inviare loro chi sta male»

6. Verso casa
«All’uscita dei locali devono esserci unità mobili che facciano almeno gli etilometri per mostrare a chi supera la soglia quello che rischia – o fa rischiare agli amici»

7. Strade
«I controlli sulle strade disincentivano dalla guida in condizioni pericolose»

8. Discobus
«Sono fondamentali per evitare incidenti»

9. Presenza
«La presenza di operatori specializzati, che sappiano fornire risposte a chi consuma abitualmente, oppure riferimenti a chi è alla prima esperienza (le due categorie più a rischio), è fondamentale per ridurre i danni degli stupefacenti. Questo senza dimenticare mai, ovviamente, che l’orizzonte dovrebbe essere quello di debellare l’uso di droga. Ma intanto, dando strumenti per limitarne i danni. Come i più gravi: le morti per overdose».

10. Analisi
«L’analisi delle sostanze che circolano è sempre più importante. Perché le polveri che si trovano oggi ad una festa possono essere mix complessi di principi attivi. Nemmeno chi si droga sa esattamente cosa sta assumendo. E così non lo sa chi deve intervenire d’urgenza, come il pronto soccorso. Con la conseguenza che si perde molto tempo – prezioso – solo per capire quali veleni siano in circolo. I test permetterebbero di accorciare i tempi in tutto questo e dare consigli più precisi. Avviene, in Spagna, in Austria: ci stanno provando. In Italia è ancora una zona legalmente grigia».
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Riduzione del danno. La strategia di Firenze e Torino

«Vanno aiutati e informati Non sanno che cosa prendono»
I servizi di riduzione del danno sulle droghe sono ancora pochi in Italia: tra i Comuni che li hanno sperimentati più a lungo c’è Venezia. Regioni come Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio hanno 10-20 presidi mobili
Articolo pubblicato su Diritti Globali
Accanto ai controlli anti-spaccio e al lavoro di prevenzione sul territorio, c’è un’altra strategia adottata in alcune regioni italiane per prevenire tragedie come quelle che a Riccione e Gallipoli hanno portato alla morte di due ragazzi. Si chiama «riduzione del danno»: non potendo eliminare del tutto l’uso di stupefacenti, si cerca di limitarne il più possibile i danni alla salute.
«Con l’ecstasy il problema è il colpo di calore, bisogna bere molta acqua, fare pause mentre si balla, cercare di non accaldarsi troppo. Con la ketamina — un anestetico veterinario che dà dissociazione — è che ti fa sentire leggero ma nel frattempo ti immobilizza. Quindi devi evitare bagni in mare, perché rischi di affogare, e stare lontano dai luoghi da cui si può cadere. Le feniletilammine invece spesso vengono vendute come ecstasy, ma sembra che non producano effetti perché hanno tempi di attivazione più lunghi. Così è facile assumerne troppe e il sovradosaggio può causare paralisi».
Stefano Bertoletti, psicologo della Cooperativa Cat di Firenze, elenca come ha fatto innumerevoli volte nelle discoteche e nei rave party toscani gli effetti delle più diffuse droghe sintetiche che popolano le notti italiane. E le conseguenze in cui incorre chi, nonostante tutto, decide di consumarle.
«A Firenze offriamo assistenza nei luoghi di consumo, feste e discoteche, e poi abbiamo uno spazio in una delle zone della movida nel centro storico, attivo dall’una di notte durante il fine settimana. In entrambi i casi diamo infor-mazioni sugli effetti delle sostanze e poi uno spazio di “chill out”, cioè di depressurizzazione, con divanetti, acqua e operatori addestrati al primo soccorso che possono allertare il personale medico in caso di bisogno. Le persone possono aspettare di smaltire gli effetti di alcol e droga in un ambiente controllato e sicuro» dice Bertoletti. Non significa aiutare le persone a drogarsi: «Tutt’altro: questo approccio permette un primo contatto con i consumatori per iniziare a ragionare sugli aspetti più critici dei loro comportamenti. Se ti poni con atteggiamenti moralistici non ti ascoltano neppure».
Spesso si associa il consumo più pericoloso di droga ai rave party illegali, ma rischiano molto anche i consumatori occasionali, soprattutto ragazzi molto giovani che vanno nelle discoteche «normali». Con le cosiddette sostanze sintetiche basta una volta per subire conseguenze molto pesanti.
«Sono fatte in strutture clandestini che certo non misurano i componenti come in un laboratorio medico — avverte Riccardo Gatti, direttore del Di-partimento dipendenze delle Asl di Milano —. Ci può finire dentro di tutto».
«La cosa più pericolosa è che i ragazzi spesso non sanno cosa consumano» conferma il torinese Lorenzo Camoletto, operatore del coordinamento Itardd (Rete italiana riduzione del danno). La maggior parte delle sostanze vengono vendute sotto forma di polvere bianca. Se uno spacciatore ha del Mefedrone (uno stimolante conosciuto anche come «4MMC» o « meow-meow ») e tutti gli chiedono l’ecstasy, non ha nessuna difficoltà a dire che quella polvere è proprio ecstasy. Ma i rischi sono molto diversi.
«In Spagna, Svizzera e in Nord Europa si fa il “drug checking”: nelle discoteche ci sono presidi mobili che permettono di analizzare quello che si prende». Il consumatore può far testare le pasticche e sapere quale principio attivo contengono. «Da un punto di vista legale è una zona grigia. Noi dell’Itardd abbiamo chiesto di autorizzarlo a livello formale, stiamo aspettando una risposta», aggiunge Camoletto. «Ma l’aspetto più complicato è convincere i ragazzi a fidarsi di noi: sono abituati a un sistema di assistenza che li criminalizza. I 17enni non vengono a dire a un adulto “io mi drogo” e quindi non chiedono aiuto».
I servizi di riduzione del danno sulle droghe sono ancora pochi in Italia: tra i Comuni che li hanno sperimentati più a lungo c’è Venezia. Regioni come Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio hanno 10-20 presidi mobili. «Così in una città come Torino si riesce a presidiare un locale a settimana — calcola Camoletto —. Ne servirebbe uno per ogni zona del divertimento».
Elena Tebano

Effetti tossici dell’ ecstasy (MDMA)

ripubblichiamo dal sito InSostanza questo intervento del dr. Renato Urso

L’ecstasy (3,4 metilen-diossimetamfetamina o MDMA)  viene  generalmente consumata nelle discoteche  per  i suoi  effetti  energizzanti  accompagnati  da distorsioni temporali e percettive. Ciò, assieme tutti gli altri effetti, sono dovuti al fatto che l’ecstasy è una sostanza costruita per una parte come una metamfetamina e per un’altra come un allucinogeno.

methylenedioxymethamphetami

 

 

 

Ecstasy; 3,4 metilen-diossimetamfetamina o MDMA

I suoi  effetti hanno una durata che va dalle 3 alle 6 ore circa.
La dose orale media  riferita è di 1-2  pastiglie contenenti  solitamente dai  60 ai 120 mg di MDMA.  Non di rado chi ne fa uso assume una seconda  dose nel momento in cui incominciano a svanire gli effetti della prima.
Si ritiene che la dose ottimale sia circa 120 – 130 mg (che equivale a circa 2 mg/kg se rapportata al peso corporeo), ma è possibile che questo intervallo sia molto più esteso e che possa variare addirittura da 75 a 250 mg.
Le donne risultano normalmente più sensibili dell’uomo sia agli effetti acuti che a quelli a lungo termine, quindi la dose pro chilo ottimale per loro è inferiore.
Dopo l’ingestione l’assorbimento di MDMA è abbastanza rapido e gli effetti iniziano a manifestarsi entro 20-60 minuti. Molto raramente questa droga viene assunta per vie diverse da quella orale (via nasale, endovenosa o fumo).
L’eliminazione avviene per via metabolica e, in misura minore, per via renale.

La cinetica di eliminazione dall’organismo di MDMA, e in particolare il suo metabolismo (demetilazione), ha delle caratteristiche che rendono particolarmente pericoloso l’uso non controllato di  questa sostanza per 2 diversi motivi:

  • il primo motivo è dovuto al fatto che l’MDMA viene prevalentemente metabolizzata in vivo da un isoenzima appartenente alla superfamiglia del citocromo P450 che viene indicato con la sigla CYP2D6. E’ noto che circa il 10% di soggetti di razza caucasica (noi europei) è deficitario di questo isoenzima, quindi, essendo l’eliminazione di MDMA rallentata, è possibile che in questa sottopopolazione i livelli tossici di ecstasy possano essere raggiunti anche dopo le dosi comunemente utilizzate;
  • il secondo motivo è dovuto alla particolare “non-linearità” della cinetica di MDMA che si differenzia così dalla cinetica della maggior parte dei farmaci che è lineare alle usuali dosi terapeutiche. In questo contesto linearità vuol dire che aumentando la dose, le concentrazioni di farmaco nel sangue e nei tessuti aumentano proporzionalmente senza avere un accumulo sproporzionato di sostanza in circolo.  Per cinetica non-lineare si intende che questo principio non è rispettato e ciò può manifestarsi in due modi opposti: aumentando la dose o le concentrazioni plasmatiche aumentano meno di quanto atteso sulla base della linearità, o aumentano di più. Il primo caso è abbastanza raro e può verificarsi a causa della saturazione del legame reversibile del farmaco alle proteine plasmatiche, mentre il secondo caso può verificarsi perché l’eliminazione del farmaco è non-lineare, cioè la clearance (che è la velocità di eliminazione  del farmaco diviso la concentrazione plasmatica) non è più costante e diminuisce all’aumentare della dose. Ciò si verifica quando l’enzima deputato alla metabolizzazione viene saturato per cui, non riuscendo ad eliminare più di tanto, le quantità di farmaco in eccesso si accumulano e permangono in circolo per molto più tempo. Questa situazione è particolarmente pericolosa soprattutto durante i trattamenti con dosi ripetute; infatti, se la velocità di somministrazione supera addirittura la capacità di smaltimento, allora è evidente che la quantità di sostanza in circolo continua ad aumentare fino a superare la soglia di tossicità con gravi conseguenze.

Nel caso dell’ecstasy, alcuni studi indicano che la non linearità della cinetica è dovuta o alla saturazione dell’isoenzima CYP2D6, che si può avere anche alle dosi usuali di MDMA, o, ipotesi alternativa, al fatto che lo stesso MDMA o alcuni suoi metaboliti siano in grado di inibire il CYP2D6  riducendo la sua capacità di metabolizzazione.
Comunque sia, il risultato è che ad un certo punto più di tanto il CYP2D6 non è in grado di metabolizzare il farmaco per cui anche modesti aumenti di una singola dose di ecstasy, e a maggior ragione anche una eventuale seconda dose, possono produrre delle concentrazioni plasmatiche di MDMA molto elevate con effetti tossici molto gravi:
– sindrome serotoninergica
– epatite
– coagulazione intravasale disseminata
– iponatriemia
– decesso

 Dott. Renato Urso

Bibliografia

Aitchison KJ, Tsapakis EM, Huezo-Diaz P, Kerwin RW, Forsling ML, Wolff K. Ecstasy (MDMA)-induced hyponatraemia is associated with genetic variants in CYP2D6 and COMT. J Psychopharmacol. Mar 2012;26(3):408-18.

Geetruida D. van Dijken et al., High Incidence of Mild Hyponatraemia in Females Using Ecstasy at a Rave Party, Nephrol. Dial. Transplant., 2013, 28, 2277-2283.

– See more at: http://www.insostanza.it/effetti-tossici-dellecstasy-mdma-cause/#sthash.sbMiPPL1.dpuf

Generazione 2.0, Paolo Ferri – FESTIVAL DELLA MENTE Sarzana, 4-5-6 settembre 2015

I videogiochi sono il peggiore intrattenimento per i nostri figli? No, basta scegliere quelli giusti. Vietare Internet ai bambini? È una battaglia senza senso, meglio educare i più piccoli a sfruttarne le potenzialità e a evitarne i rischi. La tecnologia è un danno per l’apprendimento? Al contrario, se usata correttamente può diventare una grande risorsa. Oggi pregiudizi e paure circondano il mondo digitale — da ≪i videogame rendono stupidi≫ a ≪per colpa del web i giovani non hanno più relazioni vere≫. È  invece necessario comprendere cosa significhi nascere e crescere in una realtà permeata dalla tecnologia: dai videogiochi a Internet, dai social network agli smartphone. L’obiettivo è quello di fornire una guida che permetta a genitori e insegnanti di risolvere i più comuni dubbi digitali e offrire consigli e indicazioni pratiche per muoversi insieme ai figli tra rischi e potenzialità dell’universo tecnologico, senza ansie e preoccupazioni.

Paolo Ferri professore ordinario di Teorie e tecniche dei nuovi media e Tecnologie didattiche presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università degli Studi Milano-Bicocca, dirige il LISP (Laboratorio informatico di sperimentazione pedagogica) e l’Osservatorio nuovi media NuMediaBios.  È autore di numerose pubblicazioni sul rapporto tra media e società, tra cui ricordiamo, Nativi digitali (Bruno Mondadori, 2011), Digital Kids, con Susanna Mantovani (Rizzoli Etas, 2012), La scuola 2.0. Verso una didattica aumentata dalle tecnologie (Spaggiari, 2013), I nuovi bambini. Come educare i figli all’uso della tecnologia, senza diffidenze e paure (BUR, 2014)

il programma del festival

Venezia, nei libri all’Indice per il gender anche i capolavori per l’infanzia

I lupi intelligenti di Mario Ramos ai figli dell’adozione di Amaltea, e altri cult della letteratura da zero a sei anni, da “Orecchie di farfalla” al “Pentolino di Antonino” di Isabel Carrer, delicata storia di un bambino disabile, da oggi sono accomunati dallo stesso destino. Quello di essere stati messi all’indice dal Comune di Venezia in quanto libri che parlano di “gender, o di genitore 1 e genitore 2”.

di MARIA NOVELLA DE LUCA, http://www.repubblica.it/cronaca

I LIBRI proibiti adesso sono chiusi in scatoloni sigillati e pronti per essere nascosti chissà dove. Così come aveva ordinato il nuovo sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, non appena insediato. La censura ha colpito con solerzia. Via dalle scuole della laguna tutti i libri che parlano di “gender, o di genitore 1 e genitore 2” diceva frettolosamente la breve circolare inviata ai dirigenti scolastici. Strana definizione per albi illustrati destinati ai bambini dei nidi e delle materne, liberamente in vendita in tutte le librerie italiane, e dove i protagonisti sono oche, orsi, topi, principesse, elefanti, gatti, famiglie, madri e padri. Ma il risultato, grottesco, e già finito sui giornali stranieri, è che sotto la scure del presunto “gender” sono finiti ben 49 titoli delle migliori case editrici per ragazzi.
Capolavori per l’infanzia come “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni, scrittore e illustratore celebre e amatissimo, dove due colori tanto diversi sono così profondamente amici, da mescolarsi per creare il verde… Difficile comprendere il messaggio eversivo di questo abbraccio cromatico. Tanto che contro la “lista di proscrizione”, dove si narra anche di (pericolose) ninne nanne per far addormentare i bebè, si sono mobilitati autori, editori, cittadini, librai, bibliotecari, con letture in piazza, flash mob, e campagne via Facebook dal titolo “Liberiamo i libri”. Durissima l’Associazione Italiana Scrittori per l’Infanzia, che parla di “prassi autoritaria che ha visto luce soltanto nei periodi più bui della storia delle dittature”. Sottolineando come nella caccia al libro pericoloso ordinata dal nuovo sindaco di centrodestra, siano rimasti intrappolati volumi di ogni tipo, e assi poco “gender”. Dai lupi intelligenti di Mario Ramos ai figli dell’adozione di Amaltea, e altri cult della letteratura da zero a sei anni, da “Orecchie di farfalla” al “Pentolino di Antonino” di Isabel Carrer, delicata storia di un bambino disabile.
“Mi ha chiamato da New York Annie, la nipote di Leo Lionni, per chiedermi sbalordita come mai fossero stati censurati in Italia i libri del nonno”, racconta Francesca Archinto, direttrice editoriale di “BabaLibri”, che ha diversi titoli “all’indice” nella lista veneziana. “È incredibile che la politica cerchi di controllare la cultura, in quegli albi illustrati c’è la vita reale, i bambini non possono ignorare che esistono diversi tipi di famiglie, e nelle scuole c’è il bullismo, e il razzismo esiste “, incalza Francesca Archinto. “Che senso ha censurare una storia come “Il segreto di Lu”, dove si parla di soprusi a scuola? Francamente penso che il sindaco di Venezia non conosca i libri per bambini, e soprattutto la lista di titoli che ha messo al bando”. Difficile ad esempio rintracciare il fantasma del “gender” nel “I papà bis”, storia di una famiglia ricomposta dopo un divorzio. Come accade in Italia a 174 coppie ogni mille matrimoni.

Però è vero, in questa lista di libri si parla molto di “famiglie” al plurale, raccontando, ad esempio nel famoso “Piccolo uovo” edito da Stampatello e disegnato da Altan, di tutte le forme di genitorialità attuali, comprese quelle “omo” e arcobaleno. Ideatrice del progetto “Leggere senza stereotipi”, è Camilla Seibezzi, già delegata ai Diritti Civili del Comune di Venezia. “Ma quei titoli furono scelti da una équipe di pedagogisti e psicologi e consegnati alle scuole dopo un corso di formazione per gli insegnanti. Dunque con estrema cautela”. Sommerso dalle critiche Brugnaro ha adesso annunciato che sui libri proibiti verrà fatta un’analisi ulteriore, e forse alcuni saranno “liberati”.

Replica Camilla Seibezzi: “Se accettiamo che anche solo uno dei 49 libri di favole venga censurato la battaglia è giá persa e la democrazia è venuta meno, perché la scuola pubblica ha il dovere di rappresentare e tutelare tutti i bambini e non una sola parte”.

 

#NONSAIDICHETIFAI

Corriere della Sera lancia l’iniziativa #nonsaidichetifai
Un numero speciale di Corriere Salute in edicola domenica,
un approfondimento web e una campagna social
sensibilizzano sul problema delle droghe sintetiche in continua trasformazione

Milano, 19 giugno 2016 – Migliaia di droghe sintetiche che cambiano ogni giorno e hanno effetti imprevedibili, tanto che spesso neanche al Pronto Soccorso sanno come aiutare i ragazzi, nuovi mix con sostanze che costano sempre meno e che producono effetti a dosi sempre più basse, sono alcune coordinate dell’allarme lanciato da Corriere Salute che al problema dedica un numero speciale, in edicola domenica, un approfondimento sul web e la campagna social #nonsaidichetifai online da lunedì, per essere informati di ciò che si sta assumendo e avere degli strumenti per arginare i rischi.

In occasione della Giornata internazionale contro il consumo e il traffico illecito di droga del 26 giugno, Corriere Salutepubblica un quadro della situazione che incrocia gli ultimi dati dell’ESPAD (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs), indagini e interviste: fra i 15 e i 19 anni sta crescendo il numero di chi consuma abitualmente allucinogeni e stimolanti e soprattutto quello di chi assume sostanze psicoattive senza sapere che cosa siano. Droghe che agiscono sul sistema nervoso ma sono tossiche anche per gli altri organi. Miscugli che spesso restano sul mercato pochi mesi, il tempo di sperimentarle direttamente sui ragazzi.

Nello speciale cartaceo: il web e le smart drugs; il ritorno delle vecchie droghe ma con sostanze da taglio che ne potenziano l’azione assicurando guadagni stratosferici ai trafficanti, sulla pelle dei consumatori; le difficoltà per i medici di “prima linea” di soccorrere gli intossicati; le strategie da usare se si hanno dubbi sui figli; l’offerta di servizi pubblici e comunità terapeutiche; gli indirizzi certificati dove trovare informazioni sicure; un piccolo dossier con le schede di alcune tra le più comuni e pericolose droghe sintetiche dai nomi riconoscibili e accattivanti per i ragazzi come la pillola di Facebook, Superman, Batman.

#nonsaidichetifai è anche uno speciale multimediale: su corriere.it/salute saranno disponibili, oltre a tutti gli articoli pubblicati nel numero cartaceo, approfondimenti scientifici, schede sulle singole sostanze d’abuso più diffuse con la descrizione dei possibili effetti collaterali immediati e di quelli sul medio-lungo periodo, e anche una selezione di video di alcune delle principali campagne di sensibilizzazione italiane e straniere, sui danni fisici e psichici delle droghe. Con il proposito di allargare il più possibile la consapevolezza sui rischi che si corrono con l’uso di queste sostanze Corriere Salute lancia sui suoi social la campagna social #nonsaidichetifai per condividere esperienze e opinioni.

clicca qua il sito con le schede sulle nuove sostanze

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