Adulti che gridano… e l’educazione scompare

Genitori che appoggiano in tutto e per tutto i figli , dicono sempre di sì e mai più no, fanno tutto ciò che i figli vogliono, e soprattutto li difendono anche quando sono indifendibili , arrivando in taluni casi all’aggressione anche fisica di insegnati .  Le aggressioni spesso restano insulti o molestie senza conseguenze penali ma  sono motivo di sempre maggiore tensione, come sostengono tutti coloro che hanno a che fare con il mondo della scuola.

“La famiglia è proprio un disastro”, dice lo psichiatra Paolo Crepet : i genitori non educano più, ma svolgono soltanto la funzione di sindacalisti dei figli con un atto di accusa contro la famiglia, ormai incapace di far rispettare le regole. Il nodo centrale è l’incapacità di educare e la conseguente difficoltà di gestire situazioni di conflitto con i figli e di ammettere anche   le proprie responsabilità come genitori .

Lo scrittore Antonio Scurati su La Stampa.it  ha di recente bene analizzato questo fenomeno comunitario parlando di “eclissi del maestro”, di sconfitta dell’educazione dal momento che quello che spesso succede  a partire dagli adulti è la rinuncia al dialogo e l’innalzamento dei toni fino all’aggressione verbale e non solo, comportamenti che ovviamente hanno conseguenze diseducative sui figli

“Gli scolaretti disobbediscono alle loro maestre. Gli adolescenti aggrediscono i loro insegnanti. I genitori di quegli adolescenti si precipitano a scuola per picchiare gli insegnanti già aggrediti dai propri figli. Una brillante invenzione di una delle tante narrazioni distopiche che proliferano di questi tempi sugli schermi domestici delle nostre serie tv preferite? No. La realtà sociale delle nostre scuole raccontata dalla cronaca di questi giorni. Ma non ci si può arrendere alla cronaca. La verità che promana dagli ultimi casi estremi narrati dalle cronache ha una portata storica, ben più vasta e terribile: la nostra epoca si sta avviando al tramonto della pedagogia. Dopo l’evaporazione del Padre, ora assistiamo all’eclissi del Maestro.

Si tratta, per l’appunto, di una morte lenta, di un evento in cammino da decenni, una trasformazione profonda che dischiude un inaudito avvenire davanti a sé. Ciò che sta accadendo, infatti, non è il legittimo rifiuto delle pedagogie tradizionali, conservatrici o reazionarie ma l’abbandono stesso dell’idea che il bambino debba essere in qualche modo – e da qualcuno – accompagnato, guidato, condotto per mano a una destinazione a lui ignota.  E che questa conduzione presupponga una subordinazione dell’educando all’educatore, implichi una disciplina, mobiliti un sapere da trasmettere e apprendere, preluda a una formazione che prosegue per tutta la vita dell’uomo senza la quale l’uomo non viene al mondo, non esiste, senza la quale l’uomo non è nulla.

Il secondo dopoguerra europeo si è progressivamente sbarazzato di tutte le tradizionali istituzioni pedagogiche: esercito, scuola, famiglia, istituzioni pubbliche, grandi partiti politici di massa. Si è sbarazzato, in altre parole, della modernità, l’epoca che aveva creduto che non soltanto il soldato, lo scolaro e il figlio andassero educati ma anche il cittadino e il militante. La liquidazione della scuola è solo l’ultima tessera di un domino al termine del quale l’educazione stessa scompare dall’orizzonte della nostra esperienza umana. E non ci inganni il fatto che la scuola italiana da decenni è ostaggio di pedagogisti e pedagogismi. Il burocratico dominio di questi specialisti segna proprio l’eclissi della funzione educativa dell’insegnamento. E’ proprio in questi decenni di pedagogismi proliferanti che l’insegnamento viene espropriato del suo tratto magistrale, che i programmi scolastici vengono privati dei loro contenuti fondamentali, che gli insegnanti stessi vengono sviliti a categoria sociale derelitta, malpagata, screditata, emarginata, a un branco di vecchi «sfigati». Non ci si deve, perciò, stupire che i genitori prendano sempre più spesso partito per i figli nei conflitti con gli insegnati. La rottura dell’alleanza scuola famiglia è il prodotto della distruzione storica di entrambe. Il padre che abbia perso il rispetto per l’insegnante del proprio figlio è, infatti, con tutta evidenza, un genitore che ha già perso il rispetto di se stesso.

E non ci si illuda che basti alzare la voce per ritrovare la magnifica speranza progressista di una educazione dell’uomo per l’uomo. Forze storiche potenti le si oppongono. Innanzitutto il trionfo autocratico del mercato. Abbiamo smesso di credere, di sperare di potere e di dovere educare i nostri figli da quando la società dei consumi ha individuato in loro i clienti più appetibili. E’ stato allora che abbiamo abbandonato l’onere e l’onore di formare i loro gusti e abbiamo incominciato a inseguirli. Similmente, ciò che resta della cosiddetta leadership politica ha abdicato alla conduzione del proprio elettorato per accodarsi ai suoi umori momentanei. Le tecnologie della comunicazione digitale stanno facendo il resto. Il magnifico universo del world wide web è un cosmo ottuso in cui non ci sono sapienti e alunni, maestri e allievi, ma solo guru chiassosi e adepti ignoranti. Il suo orizzonte è l’orizzontalità immobile del tramonto di ogni pedagogia. Su questo impero dell’immoralità dilagante l’astro del pedagogo tramonta inesorabilmente, cedendo il passo a quello del libertino.

Resta da capire se riteniamo di avere ancora qualcosa da insegnare ai nostri figli”.

L’educazione scompare dall’orizzonte – La Stampa.it

Capire e gestire le emozioni nell’incontro con gli adolescenti

Le emozioni e la consapevolezza emotiva nella relazione. Questo il tema del secondo appuntamento del ciclo di quattro incontri di formazione dal titolo “Fragile come la bellezza”  che coinvolge genitori e insegnanti di alcune classi degli istituti secondati superiori  Peano e Castelnuovo di Firenze in un progetto educativo  finalizzato alla prevenzione della dispersione scolastica.

Dopo l’esplorazione del concetto di adolescenza e degli aspetti tipici e atipici del percorso di sviluppo adolescenziale svolto nel primo incontro, i formatori esperti coinvolti in questa azione del Progetto “Partire Uguali” di Oxfam Firenze (con Comune di Firenze e UslCentro e il supporto di Fondazione CR Firenze)  hanno concentrato  l’attenzione sul tema delle emozioni.

La gestione delle emozioni è una delle  life skills, cioè le abilità per la vita che l’Organizzazione Mondiale della Sanità individua come “competenze sociali e relazionali che permettono ai ragazzi di affrontare in modo efficace le varie situazioni; di rapportarsi con autostima a se stessi, con fiducia agli altri e alla più ampia comunità (dalla famiglia, alla scuola, al gruppo degli amici e conoscenti, alla società di appartenenza, etc). La mancanza di tali abilità socio-emotive può causare in particolare nei ragazzi e nei giovani, l’instaurarsi di comportamenti negativi e a rischio in risposta a stress”.

Le abilità per la vita sono raggruppabili in tre macro aree: l’area cognitiva, quella su cui si lavora a scuola, che  comprende l’abilità di risolvere problemi, di prendere decisioni, il pensiero critico e la creatività;  l’area sociale, cioè quella che ha che fare con i rapporti con gli altri e che comprende: l’empatia, la comunicazione efficace e le relazioni efficaci; infine l’area emotiva, che comprende l’autoconsapevolezza, la gestione delle emozioni e la gestione dello stress.

Cosa sono le emozioni ?  perché è così importante parlare di emozioni e saperle gestire? Quale spazio viene dato alle emozioni nella relazione genitoriale ed educativa?

Sono questi gli interrogativi che insegnanti e docenti hanno affrontato nei gruppi di lavoro , concentrandosi sulle dinamiche che “bloccano” l’adulto nel rapporto con l’adolescente attraverso un lavoro di consapevolezza  incentrato sul funzionamento emotivo e cognitivo dell’adolescente e sul vissuto dell’adulto in relazione all’adolescente.

La metodologia del percorso formativo congiunto contribuisce a  rafforzare per il bene dei ragazzi , – ma anche delle scuole e delle famiglie –  l’alleanza tra genitori e insegnanti  mediante le due attività proposte negli incontri :  riflessione congiunta sugli stimoli proposti dai formatori per potenziare le proprie competenze di adulti nella  relazione con gli adolescenti e condivisione delle esperienze  per migliorare la reciproca comprensione dei vissuti.

Il prossimo appuntamento sarà dedicato a Disciplina e ascolto attivo: strategie di sintonizzazione.

Genitori e insegnanti insieme contro l’abbandono scolastico

Circa ottanta persone tra  insegnanti e genitori hanno partecipato martedì 13 febbraio presso l’Istituto Peano di Firenze al primo appuntamento del ciclo di quattro incontri dal titolo Fragile come la bellezza” e che vede coinvolte l’I.I.S.S. Peano e il Liceo Castelnuovo e di Firenze nell’ambito del progetto Partire Uguali di Oxfam Firenze finalizzato alla prevenzione dell’abbandono scolastico in collaborazione con UslToscanaCentro e Comune di Firenze sostenuto dalla Fondazione CR Firenze . Il progetto prevede anche momenti formativi in 13 classi con i ragazzi e il coinvolgimento degli insegnanti .

Il primo incontro “Adolescenza: caratteristiche, bisogni e obiettivi” è stato dedicato alla esplorazione del concetto di adolescenza in letteratura scientifica, e del confronto di questa con l’adolescente reale che genitori e insegnanti sperimentano ogni giorno. Uno spazio di esplorazione e di presa di contatto in modo nuovo con l’adolescente che vive con gli adulti partecipanti, ma anche di esplorazione dell’adolescente che ogni adulto porta nella propria storia di vita.

“Tra presenza e assenza”, l’adolescenza è una porta chiusa contro cui sbattiamo contro. Devo punire o dialogare? Ho paura delle scelte che fa! E quando rifiuta il mio aiuto? Devo lasciarlo sbagliare? Bisogna tenere duro, passerà! Non lo riconosco più….

E’ proprio a partire da questi interrogativi che insegnanti e genitori, prima insieme e poi separatamente, si sono messi in gioco in un percorso pratico e laboratoriale per prendere consapevolezza degli aspetti tipici e atipici del percorso di sviluppo adolescenziale e far emergere in modo chiaro ed efficace i propri bisogni relativi al rapporto con l’adolescente.

Le aspettative di questa esperienza di formazione per gli adulti di riferimento dei ragazzi condotta da esperte formatrici della azienda sanitaria in educazione alla salute nelle scuole e da un consulente psicologo esperto in adolescenza sono molte: ottenere strumenti per capire meglio e prima ancora saper entrare in comunicazione con i ragazzi , intercettare i segnali di disagio, riuscire a decifrare i loro messaggi, aiutarli nella comprensione della loro individualità e nell’affrontare i problemi e le situazioni di difficoltà anche a scuola.

Per questi obiettivi è sicuramente importante l’alleanza tra genitori e insegnanti;  per questo è stato messo a punto un percorso formativo pratico-esperienziale congiunto volto a rafforzare le life skills e le capacità di  confronto per comprendere i segnali di allarme del rischio di abbandono scolastico da parte dei ragazzi.

Il primo incontro ha visto una sorprendente partecipazione che dà la misura di come il tema dell’adolescenza, della sua fragilità, e di come poterla affrontare, sia fortemente sentito sia dai genitori che dagli insegnanti.

L’intervento educativo  “Fragile come la Bellezza” prosegue tra febbraio e marzo con altri 3 incontri con genitori e insegnanti delle due scuole. I temi in programma : Le emozioni e la consapevolezza emotiva nella relazione; Disciplina e ascolto attivo: strategie di sintonizzazione; Insegnanti e genitori: una collaborazione necessaria.

FRAGILE COME LA BELLEZZA un percorso formativo per genitori e insegnanti. Firenze febbraio/marzo 2018

In Italia il fenomeno della dispersione scolastica interessa oggi più del 17% (OCSE 2015) dei giovani mentre in Europa la media è circa del 12%. Il tasso di dispersione non è uniforme nel paese; il tasso in Toscana è uno dei più alti in Italia (17%).

FRAGILE COME LA BELLEZZA

un percorso formativo per genitori e insegnanti in collaborazione con I.I.S.S. PEANO e Liceo CASTELNUOVO, promosso da OXFAM Italia in collaborazione con GENITORI IN CORSO – Comune di Firenze  e Azienda USL Toscana Centro.

Il Progetto coinvolge due scuole di Firenze, che pur nelle loro differenze, vivono situazioni simili in termini di rischio di dispersione. Sia il liceo Castelnuovo che l’Istituto Peano rilevano una richiesta di trasferimento da parte degli studenti verso un altro istituto. Tale indicatore, più evidente presso il liceo Castelnuovo, nella letteratura sul tema è notoriamente un preoccupante segnale. I ragazzi che cambiano scuola o indirizzo sono spesso a rischio di dispersione, sia in termini di possibile bocciatura che di abbandono.

Le richieste di trasferimento sono spesso giustificate per motivi familiari, disagio ed errata scelta del corso di studi, ma si ritiene fondamentale approfondire queste informazioni per acquisire consapevolezza e dare risposte concrete ed efficaci.

Le due scuole hanno sviluppato progetti ad hoc, come percorsi di formazione per insegnanti centrati sul fenomeno, ma attualmente entrambe le scuole e i partner ritengono che sia importante ripartire dalla voce degli studenti, attori chiave poco coinvolti nella riflessione, per acquisire consapevolezza e trovare soluzioni, massimizzando e diffondendo le loro raccomandazioni attraverso la produzione di una ricerca di un video in modalità story telling..

Da queste riflessioni nasce FRAGILE COME LA BELLEZZA un percorso formativo pratico-esperienziale con genitori e insegnanti per rafforzare capacitàe life skills, prevenire la dispersione scolastica e comprendere i bisogni degli adolescenti.

GLI APPUNTAMENTI 

Martedì 13 febbraio, ore 17.30-20.30, I.I.S.S. Peano via Andrea del Sarto, 6/a  L’adolescenza: caratteristiche, bisogni e obiettivi

Lunedì 19 febbraio, ore 18.00-20.00, I.I.S.S. Peano via Andrea del Sarto, 6/a  Le emozioni e la consapevolezza emotiva nella relazione

Martedì 27 febbraio, ore 18.00-20.00, Liceo Castelnuovo via della Colonna, 10 Disciplina e ascolto attivo: strategie di sintonizzazione

Lunedì 5 marzo, ore 18.00-20.00, Liceo Castelnuovo via della Colonna, 10 Insegnanti e genitori: una collaborazione necessaria

Gli incontri saranno condotti dalle Dott.sse Elena Pierozzi e Monica Rosselli, Promozione della Salute USL Toscana Centro e dallo psicologo Dott. Alessandro Garuglieri.

IL PERCORSO

Il percorso offre a genitori e insegnanti uno spazio di riflessione sul proprio ruolo di adulti che hanno in carico la crescita di un giovane adolescente. Sarà uno spazio condiviso e costruito insieme, per entrare in contatto con i bisogni profondi dei nostri ragazzi e poterli così accompagnare nella fragilità di questo momento di vita, cercando di capire quando quest’ultima è troppo pesante per le loro spalle.

Questa formazione ha l’obiettivo di rafforzare capacità e life skills di insegnanti e genitori per prevenire il fenomeno della dispersione scolastica, cogliere indicatori che possano preludere a situazioni a rischio per intervenire tempestivamente e adeguatamente in caso si manifestino segnali di allarme.

LA METODOLOGIA

Gli argomenti che verranno affrontati saranno coerentemente riproposti attraverso una modalità esperienziale: il contenuto illustrato e il processo di apprendimento diventano così coerenti e la loro efficacia è reale e potente. Il percorso utilizzerà il coinvolgimento in prima persona dei partecipanti, confrontando esperienze reali e concrete. Ogni partecipante sarà libero di condividere quello che desidera della propria esperienza all’interno di uno spazio accogliente e riservato.

Durante il percorso di 9 ore (il primo incontro sarà di 3 ore), verranno affrontati aspetti teorici e pratici e verranno offerti a noi che siamo gli adulti di riferimento, strumenti per saper riconoscere le fragilità e attivare le risorse dei nostri ragazzi.

INFO 

Costanza Mattesini – Oxfam Italia costanza.mattesini@oxfam.it/Prof.ssa Anna Pentimone – I.I.S.S. Peano annapentimone@hotmail.it/Prof. Stefano Guigli – Liceo Castelnuovo       stefano.guigli@hotmail.it

 Con il contributo di Fondazione CR Firenze

 

Cattive ragazze. L’esclusione sociale tra coetanee

Un dato che emerge nei tanti studi sul bullismo riguarda il fatto che tra i ragazzi sono piuttosto frequenti le aggressioni fisiche mentre tra le ragazze la violenza è meno evidente e molto spesso le vittime sono oggetto di pettegolezzi e derisioni con l’obiettivo di  escluderle dal gruppo. Tutto ciò ha un impatto molto negativo in questa fase di crescita, quando la cosa più importante è la creazione di relazioni sociali.

Un interessante approfondimento sulle ragioni e le modalità di questi comportamenti è proposto in un articolo apparso in Ubiminor che vi proponiamo:

Chi ha una figlia può facilmente osservare, tra le ragazze della sua scuola, manifestazioni di esclusione sociale. Può anche scoprire che, nonostante l’educazione in famiglia sia di segno contrario, lei stessa metta in atto comportamenti tesi ad escludere socialmente alcune compagne.

Perché le giovani adolescenti, in particolare, adottano questo comportamento da “cattiva ragazza”?

L’esclusione sociale è una manifestazione di aggressività relazionale, una modalità sottile e indiretta di esercitare il bullismo, spesso utilizzata dalle ragazze contro altre ragazze.

L’esclusione sociale è l’atto di “scartare” qualcuno dalle proprie interazioni interpersonali. La vittima può essere esclusa dagli inviti alle feste, può non esserle permesso di unirsi alle compagne durante il pranzo, o anche completamente evitata in ogni situazione sociale.

L’esclusione sociale può anche avvenire in forme più subdole, ad esempio quando si diffondono voci spiacevoli sulla vittima, cosa che può essere fatta sia attraverso il cyberbullismo che nella vita reale. Mentre le voci circolano, la vittima perde sempre di più gli amici e tutti gli altri la evitano. La vittima, inoltre, potrebbe essere stata in precedenza amica delle ragazze che ora la escludono dalle loro interazioni, o potrebbe essere stata esclusa fin dall’inizio.

L’esclusione sociale è una propensione innata? Secondo una ricerca, le ragazze potrebbero semplicemente agire “naturalmente” quando escludono socialmente altre compagne. La ricerca, pubblicata dalla rivista Psychological Science, ha dimostrato che quando le ragazze si sentivano minacciate da una possibile esclusione sociale, tendevano ad escludere qualcun altro prima che potessero loro stesse essere lasciate da parte.

I maschi, d’altra parte, non hanno la stessa propensione a farlo. La ricerca è stata condotta tra studenti universitari, ma siccome i picchi di aggressività relazionale si manifestano tra i teenagers, i risultati sarebbero stati probabilmente solo più marcati se questi comportamenti fossero stati esaminati tra gli adolescenti. Occorre comunque tenere presente che questa ricerca non prova che l’esclusione sociale sia una tendenza “innata”, piuttosto che culturale o appresa nel corso della crescita. Le ragazze escludono socialmente più dei ragazzi

Perché le ragazze ricorrono all’esclusione sociale quando si sentono minacciate mentre i ragazzi non lo fanno? Probabilmente questo ha a che fare con le differenze esistenti tra scene sociali maschili e femminili, dicono i ricercatori. I maschi tendono ad avere gruppi di amici, mentre le femmine tendono a favorire l’amicizia una a una.

Quando un maschio viene socialmente escluso, ha ancora molti altri amici nel suo gruppo su cui contare. Una ragazza, invece, potenzialmente, perde il suo grande alleato quando viene socialmente esclusa da un’amica. Gli studi poi dimostrano che le ragazze sono davvero più gelose quando le loro pari fanno nuove amicizie rispetto a quanto non accada ai ragazzi. Perdere un amico cui si è molto vicini è non solo doloroso, ma può anche impattare con le paure evolutive di essere lasciati indifesi e vulnerabili. Piuttosto che essere escluse, allora, le ragazze attaccano e escludono gli altri in modo preventivo. Dato questo, non c’è da meravigliarsi che l’esclusione sociale sia parte integrante della scena sociale nelle scuole superiori femminili.

L’esclusione sociale può essere devastante per le ragazze. Se una giovane si trova in questa situazione, occorre aiutarla e sostenerla in modo che riesca ad affrontarla, portandola a comprendere che anche questa è una forma di bullismo, un comportamento socialmente inaccettabile.

Perché alcune ragazze usano l’esclusione sociale? www.ubiminor.org 27 ottobre 2017

Da scuola a casa da soli : cosa pensano i fiorentini?

Al sondaggio svolto online da La Nazione  (si può ancora votare su www.lanazione.it)  hanno risposto per ora un migliaio di persone. Prevale l’opinione secondo cui gli studenti delle scuole medie (e le loro famiglie) possano continuare come previsto fino ad ora ad  optare per l’autonomo riento a casa, previa autorizzazione dei genitori.

`La strada? Palestra di vita. No agli eterni bamboccioni’  Nazione.it

«In alcuni quartieri ci vogliono gli adulti». «Macchè. I ragazzi vanno responsabilizzati. Se li facciamo crescere sotto una campana di vetro non facciamo il loro bene».
Il popolo della rete si divide tra chi pensa che alle medie sia giusto che i ragazzini tornino a casa da soli e chi invece, «visti i tempi che corrono», è dalla parte di quei presidi che hanno emanato circolari per imporre la presenza dei genitori all’uscita.

E oltre  il 70% dei lettori ha detto che no, alle medie gli studenti devono poter tornare a casa in autonomia. Il 24% appoggia invece i dirigenti più inflessibili.
«Sarebbe un disastro – digita più di una mamma, inorridita -. Se così fosse, dovrei lasciare il lavoro». Già, perché un conto è arrivare, col fiatone, alle 16,30 di fronte alla scuola elementare. Un altro correre a perdifiato per essere, alle 14, puntuali di fronte ai cancelli della scuola media. Sui social, il dibattito si amplia. E le posizioni contrapposte si sfidano a colpi di like e di commenti su commenti.
«IL MONDO che circonda i nostri ragazzi non è certo semplice – osserva Tiziana -. Proviamo però a dar loro gli strumenti per cavarsela da soli, altrimenti saranno sempre degli eterni bambini».
Immancabile il fascino dell’amarcord: «Se penso a quando ero piccola…», scrive Franca. «Già alle
elementari si andava a scuola da soli. Mi vengono i brividi nel pensare a quanto sia peggiorata l’Italia». Ecco che i più timorosi tirano subito in ballo bullismo e pedofilia. «Meglio andare a riprendere i nostri figli», la posizione di chi vive il presente con una massiccia dose d’ansia.

«BULLISMO, pedofili e spacciatori c’erano anche prima – ribatte Leonardo -. Facciamo camminare i ragazzi sulle proprie gambe. Sennò tireremo su una generazione di bambocci che, lontana dalle gonne della mamma, non saprà fare niente». Parola d’ordine: «Responsabilizzare». Più pratica Annalisa: «Mi pare una proposta assurda. Pensiamo a chi ha due o tre figli, divisi tra elementari e medie».

GIÀ, anche i nonni finora hanno tirato un sospiro di sollievo. Appena il nipote arriva in prima media, è sufficiente aspettarlo a casa per accoglierlo con una bella pastasciutta fumante. Adesso, invece? «Ci manca solo che mi obblighino ad andare a prendere mio figlio – si sfoga Roberta -. Non ho più l’aiuto dei nonni. Dovrei prendere il part-time».

Nubi nerissime si addensano sulle famiglie, già costrette a mille equilibrismi. «Via, ragazzi – tranquillizza tutti Simone -. Siamo in Italia: non cambierà mai nulla. Possibile che ci cascate sempre?».

H come HIKIKOMORI

“Il problema dei NEEts e degli hikikomori ha, originariamente, una stessa radice: troppa protezione dei figli da parte dei genitori, mancanza di rapporti sociali, troppa pressione a livello della comunicazione. Questi tre fattori sono alla base della reazione di soggetti come i NEETs e gli hikikomori” (Linkiesta.it -intervista al Prof. Yuji Genda, sociologo Università di Tokyo. ” NEETs e hikikomori: cosa lega queste due fasce problematiche di giovani?”)

Chiudono le porte al mondo, sempre di più e sempre più giovani. Sono gli “hikikomori” italiani, detti anche “eremiti sociali”: preadolescenti – il rapporto tra maschi e femmine è 5 a 1 – che decidono di chiudersi in casa, spesso davanti al computer, e rifiutare ogni relazione, in primis la scuola. I motivi sono diversi: non si sentono all’altezza degli standard fisici, delle prestazioni e dei modelli imposti dai media, sono vittime di bullismo o percepiscono la mancanza di opportunità sociali. Il fenomeno è nato in Giappone nella seconda metà degli anni ‘80 (“hikikomori” significa “rifiuto, isolarsi”, un termine riferito sia ai soggetti, sia alla scelta), dove coinvolge oggi circa 1 milione di giovani, che praticano una volontaria esclusione sociale. Non escono di casa, a volte nemmeno dalla propria camera, e rimangono isolati anche per mesi o anni. In Italia assume caratteristiche meno estreme con alcuni tratti simili, come l’allungarsi dell’età di permanenza dei figli nelle abitazioni dei genitori: fino a 28/30 anni secondo Eurostat. Da noi vivono soprattutto nelle grandi città del nord e sono stimati dai 30 ai 50mila (dati: Istituto Minotauro Milano), ma in trattamento sono ancora pochi. La dipendenza dal web, in questi casi, assume paradossalmente aspetti positivi, perché le relazioni virtuali diventano l’unica finestra sul mondo.

Sono dai 30 ai 50mila i giovani “hikikomori” italiani: iniziano già dalla preadolescenza a chiudersi in casa, spesso davanti al computer, rifiutando la scuola e le relazioni reali, perchè non si sentono all’altezza degli standard sociali, per mancanza di opportunità lavorative o per sfuggire al bullismo. In aumento le famiglie che chiedono aiuto agli esperti.

Gli “hikikomori” italiani. “In Italia per fortuna abbiamo forme più blande rispetto al Giappone – spiega Leopoldo Grosso, psicologo e psicoterapeuta, presidente onorario dell’associazione Gruppo Abele -: sono connesse sia ad una fobia scolare, dovuta all’angoscia di relazione rispetto ai compagni, sia a fenomeni strutturali, come la mancanza di opportunità di lavoro. L’Italia è inoltre fanalino di coda in Europa rispetto al tempo in cui i figli rimangono in casa”. I fattori psicologici sono dovuti principalmente, secondo Grosso, al “prevalere di una cultura narcisistica che ha alimentato la vulnerabilità individuale dei maschi rispetto alla definizione di sé e alla capacità di affrontare la competizione”. Ovunque, a livello scolastico, lavorativo, nei rapporti di amicizia, i ragazzi percepiscono un’ansia da prestazione che li fa sentire inadeguati. “Piuttosto di una brutta figura, preferiscono il ritiro”.

Tutto inizia nella pre-adolescenza, quando i ragazzi, spesso iper-protetti, lasciano i caldi nidi familiari e cominciano ad incontrare le prime difficoltà nel mondo dei pari. “Il debutto può essere fallimentare – spiega lo psicoterapeuta -: il proprio aspetto, modo di essere o comportamento, è oggetto di denigrazione, con quella crudeltà tipica che sanno usare i coetanei. Ogni piccolo o grande stigma viene ingigantito dallo sguardo dei compagni, che diventa giudicante”. Il bullismo diventa spesso l’episodio scatenante, i ragazzi non vogliono più andare a scuola. Quello però è solo il pretesto: “il testo si tesse molto prima ed è dovuto alla fragilità nel rapporto con gli altri, ai timori, alle timidezze”. Chiudersi in camera o in casa è una scelta difensiva: piuttosto che sentirsi denigrati ci si ritira e si compensa con internet, che permette di costruire altri mondi. “Il virtuale accusato di creare dipendenza – osserva l’esperto -, in queste situazioni invece aiuta molto. E’ l’unico modo per entrare in contatto con altri ragazzi, ad esempio attraverso i giochi di ruolo”.

Le strategie d’accompagnamento e di prevenzione. In Giappone, dove l’isolamento può durare in media anche sei anni, ci sono già tanti centri di recupero: prima si incontrano i genitori, poi si cerca un approccio con il ragazzo. Se non si riesce si utilizzano “finte sorelle o fratelli maggiori” che stazionano in casa e cercano di agganciare il ragazzo su qualche interesse comune. In Italia, ammette Grosso, “sono sempre di più i genitori che vengono a chiedere aiuto”. La strategia è quella “di aiutarli a capire gli atteggiamenti del figlio e non lottare contro il computer, altrimenti l’aggressività viene spostata verso di loro”. Al contrario è importante cercare di mantenere in casa, per quanto possibile, una comunicazione, per facilitare l’ingresso di un giovane terapeuta o la ripresa di qualche attività a scuola e nel mondo. Strategie che richiedono però “un buon investimento di energie e almeno tre persone che si occupino dei genitori e del figlio; risorse che oggi i servizi pubblici non sono in grado di sorreggere”. La prevenzione invece si fa invitando i ragazzi a coltivare interessi e passioni, educandoli ad usare strumenti critici per non fondare la propria identità su modelli troppi alti e distanti. “Altrimenti diventano inevitabilmente perdenti”.(http://www.hikikomoriitalia.it/)

Cara figlia che vai a Parigi per l’Erasmus continua a non avere paura del mondo

di MASSIMO GIANNINI Repubblica.it http://www.repubblica.it/politica/2017/08/21/news/cara_figlia

Da padre, sognavo questo giorno: il coronamento delle tue fatiche universitarie, il tuo biglietto d’ingresso nella grande Madre Europa senza frontiere

Ci siamo: la valigia è pronta. Manca giusto il beauty, con i tuoi mascara e i tuoi rossetti. Il volo è domani da Fiumicino: EasyJet con destinazione Parigi. Da padre, sognavo questo giorno: il coronamento delle tue fatiche universitarie, il tuo biglietto d’ingresso nella grande Madre Europa senza frontiere, che cresce e istruisce i suoi figli ai valori eterni dei Lumi: libertà, uguaglianza, fraternità.

Ma c’è una cosa che non avevo previsto, prima della strage delle Ramblas: c’è inquietudine, in questa vigilia del tuo primo Erasmus. Vai sei mesi a studiare a Science Politique. E dentro di noi ci sentiamo come se invece tu stessi partendo per un fronte militare, esposto alla minaccia di un “nemico” invisibile e irriducibile.

Le parole d’ordine che ripetiamo in queste ore sono sempre le stesse. Le nostre democrazie sono più forti. Stiamo distruggendo i tagliagole del Califfo Nero negli avamposti dove la guerra si combatte sul serio, da Mosul ad Aleppo. E le cellule impazzite dell’Isis, così come i terroristi in franchising arruolati su Internet o i disperati kamikaze fai-da-te, non cambieranno il nostro stile di vita. Continueremo a viaggiare e a studiare, a uscire la sera e ad ascoltare concerti, a mangiare nei ristoranti e a bere nei bar, a visitare musei e a fare shopping. Perché noi siamo tutto questo, perché questa è la straordinaria “normalità occidentale” che abbiamo conquistato e che abbiamo insegnato a voi, i nostri ragazzi.

Ti ho sempre detto: qualunque cosa accada, continua a essere cittadina del mondo, nessun criminale fondamentalista, abusando del nome di Allah, potrà farti cambiare idea. Possiamo gridarlo in piazza, nelle 35 lingue parlate da tutte le vittime della mattanza di Barcellona: non ho paura, no fear, no tiengo miedo, no tinc por. Ma dentro di noi, purtroppo, sappiamo che non è così. Io ho paura, mentre osservo già pronto all’ingresso di casa il bagaglio che ti accompagnerà nella Villa Lumière.

Pensando ai tanti padri che soffrono la mia stessa ansia, mi chiedo: posso fermarti, mentre ti accingi a prendere in mano il tuo destino e a condividerlo con quelli della tua generazione, abituata molto più della mia a mettersi in gioco valicando confini e buttando giù muri? Mi sfiora la tentazione di dirti «resta qui, è più sicuro». Dall’Apocalisse dell’11 settembre 2001, sotto i colpi degli assassini di Daesh sono “cadute” New York e Londra, Bruxelles e Parigi, Berlino e Manchester, Madrid e Barcellona, Stoccolma e Turku. L’Italia è stata risparmiata. Il perché resta un virtuoso mistero. Si dice: la nostra intelligence è la migliore, la mafia e la camorra controllano il territorio. In realtà io ho sempre pensato che questo Paese è una perfetta “base logistica” per trafficare in uomini e armi utili a organizzare attentati altrove. Gli strateghi del terrore non hanno interesse ad “esporsi” qui. E dunque dovrei dirti: sì, resta a Roma perché è meno rischiosa di Parigi.

Poi ragiono, e mi rendo conto che anche questa certezza non c’è più. Non tanto per le minacce islamiste sulla chat di Telegram («ora tocca all’Italia»). Non solo perché anche nelle nostre città tutto sta cambiando (la polizia di Roma già invita a «evitare gli assembramenti della movida»). Il “nuovo” terrorismo dei lupi solitari, ai quali basta un’automobile per fare una strage, sfugge a ogni previsione e quindi a ogni prevenzione. Non c’è Grande Vecchio che possa dirigerli, da una grotta di Raqqa o una madrassa di Riyad.

Quindi il mio “consiglio” non serve. Fermarti è una sciocchezza. Ma se parti, da cosa dovrai guardarti, nella metropoli dell’assimilazionismo e delle banlieue? Dovrei dirti «guardati dai ragazzi come te», perché questa è la tragica novità rivelata dal sangue versato sulle Ramblas. Stavolta gli attentatori non sono consumati professionisti della jihad e dell’odio anti-occidentale, già inutilmente noti alle “intelligence”, né vittime inferocite della ghettizzazione razziale e dell’esclusione sociale. Hanno le facce giovani e sorridenti della Generazione Jihad, uguale e contraria alla nostra Generazione Erasmus.
I “ragazzi di Ripoll” che hanno annientato quindici vite sul marciapiede più multietnico di Spagna studiavano in buone scuole e con ottimi voti, come i nostri. Giocavano nelle squadre di calcetto del loro paese, come i nostri. Tifavano il Marsiglia, come i nostri tifano la Juventus. Si guadagnavano qualche soldo come babysitter o baristi, come i nostri. È la loro “normalità”, e stavolta è sorprendentemente simile alla nostra. E allora, come possiamo disarmare questi “bravi ragazzi” del ceto medio, che non incubano la loro rabbia nelle periferie degradate? Come li riconoscerai, figlia mia, tra le migliaia di ragazzi che come te frequenteranno i corsi a Rue de l’Université, a due passi dalla Sorbonne? Un altro “consiglio” inutile, che tengo per me.

l’articolo continua su http://www.repubblica.it/politica/2017/08/21/news/cara_figlia

Q come Quindicenni

Quindici anni, un’età  se non problematica, complessa, spesso resa più difficile dall’atteggiamento educativo e relazionale degli adulti che non riescono a comprenderne le dinamiche.

Ansiosi e iperconnessi …un po’ mammoni . L’ultimo studio dell’Ocse ha tracciato questo l’identikit dei quindicenni italiani. Rispetto ai coetanei degli altri Paesi, sono meno soddisfatti della propria vita quotidiana e soffrono di più lo stress. Con i compagni di classe fanno amicizia facilmente, ma la maggioranza soffre di ansia scolastica per compiti in classe e voti Tra i passatempo ovviamente spicca il web. Circa uno su quattro naviga oltre 6 ore al giorno, in un normale giorno della settimana, ed è pertanto ritenuto “consumatore estremo di internet” e quasi la metà dichiara di “sentirsi proprio male se non c’è una connessione a internet”.

I genitori risultano molto presenti nella vita dei figli. Gli studenti italiani componenti del campione intervistato, dichiarano nella stragrande maggioranza  di ricevere un grado elevato di sostegno da parte della famiglia: per il  96%  mamma e papà sono interessati alle loro attività scolastiche , anche se nelle difficoltà questo supporto familiare vacilla un po’.

Tutta l’adolescenza è un’età disturbata da grandi cambiamenti – e anche disturbante, spesso, il clima e le relazioni familiari  –  durante la quale vengono fatti gli sforzi psicologici più azzardati per affrontare le tante novità in corso, riguardanti corpo, pensieri, passioni, istinti. Una rivoluzione interiore espressa anche dall’instabilità e incoerenza, dal vacillare e ciondolare tra posizioni estreme. Del resto ci vuole tempo prima che si strutturi una personalità adulta. Sensazioni, sentimenti e stati d’animo ingarbugliati che, forse, i genitori tendono a enfatizzare o banalizzare, dimenticando come si sentivano loro, all’età dei figli. Possiamo dire che in adolescenza la normalità (per quanto risulti stretta come parola) è definita da uno stato di disarmonia.

Ecco un decalogo di cose che possono apparire strane a un adulto ma che in realtà rassicurano del fatto che il proprio figlio 15enne è “del tutto normale” (tratti dal libro Distacchi di Judith Viorst, Ed. Frassinelli) :

1. Un adolescente normale è così inquieto e distratto da riuscire a farsi male alle ginocchia non giocando a pallone ma cadendo dalla sedia nel mezzo di una lezione di francese.

2. Un adolescente normale ha il sesso nella testa e spesso in mano.

3. Un adolescente normale elenca come obiettivi principali della sua vita: 1) porre fine alla minaccia dell’olocausto nucleare; 2) possedere cinque camicie firmate.

4. Un adolescente normale passa dall’agonia all’estasi e ritorno in meno di trenta secondi.

5. Un adolescente normale può utilizzare cognizioni per meditare su profondi temi filosofici ma può dimenticare regolarmente di vuotare la spazzatura.

6. Un adolescente normale pensa che i propri genitori abbiano sempre torto oppure che non abbiano mai ragione.

7. Un adolescente normale è imbarazzato nel salutare la madre poi però ha bisogno di parlare con lei a cuore aperto.

8. Un adolescente normale imita gli altri, si identifica con i coetanei, desidera, ad esempio, vestirsi come loro ma contemporaneamente cerca la propria identità, vuole essere originale e unico.

9. Un adolescente normale è egocentrico, egoista, calcolatore e allo stesso tempo generoso, idealista e altruista.

10. Un adolescente normale non è un adolescente normale se agisce in modo normale.

V come VACCINI

Dal 14 giugno il Ministero alla Salute ha attivato un numero di pubblica utilità, il 1500 per rispondere  ai dubbi dei genitori riguardo al nuovo decreto legge e alla circolare appena pubblicata  sulle vaccinazioni obbligatorie da 0 a 16 anni (nati dal 2001 al 2017) per frequentare la scuola.

Il numero 1500 è  attivo dalle 10 alle 16 dal lunedì al venerdì.

La circolare riassume le dodici vaccinazioni obbligatorie per i minori di età compresa tra zero e sedici anni (ovvero 16 anni e 364 giorni), in base alle specifiche indicazioni contenute nel Calendario vaccinale nazionale vigente nel proprio anno di nascita:
– anti-poliomielitica
– anti-difterica
– anti-tetanica
– anti-epatite B
– anti-pertosse
– anti-Haemophilus influenzae tipo b
– anti-meningococcica B
– anti-meningococcica C
– anti-morbillo
– anti-rosolia
– anti-parotite
– anti-varicella

Le vaccinazioni per le quali è introdotto l’obbligo sono gratuite in quanto già incluse nei Livelli Essenziali di Assistenza, si sottolinea inoltre che l’obbligo riguarda anche i richiami.

Cosa prevede la nuova normativa:

Obbligo di presentare il certificato vaccinale o l’attestato di esonero o differimento per l’iscrizione a scuola
Il certificato vaccinale, o la documentazione per l’esonero o il differimento rilasciate dal medico di famiglia o dal pediatra di libera scelta, dovrà essere presentata all’atto di iscrizione alle scuole del sistema nazionale di istruzione e ai servizi educativi per l’infanzia, ai centri di formazione professionale regionale e alle scuole private non paritarie.
La semplice presentazione alla Asl della richiesta di vaccinazione consente l’iscrizione a scuola, in attesa che la Asl provveda ad eseguire la vaccinazione (o a iniziarne il ciclo, nel caso questo preveda più dosi) entro la fine dell’anno scolastico.

Si parte a settembre. Tutti a scuola con il libretto vaccinale
Per l’Aa 2017/2018 il termine per la presentazione della documentazione è fissato al 10 settembre 2017. Il genitore può anche autocertificare l’avvenuta vaccinazione. In tal caso  ha tempo per presentare copia del libretto vaccinale sino al 10 marzo 2018. Per gli anni successivi il termine sarà il 10 luglio di ogni anno.
I dirigenti scolastici comunicano all’Asl competente, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi nelle quali sono presenti più di due alunni non vaccinati.

Cosa accade se il genitore non presenta la documentazione a scuola
Ai bambini da 0 a 6 anni non sarà permesso frequentare gli asili nido e le scuole dell’infanzia.
Nella fascia di età dai 6 ai 16 anni si potrà comunque accedere a scuola.

Il dirigente scolastico segnalerà alla Asl i genitori che non vaccinano i figli
In caso di violazione dell’obbligo vaccinale da parte dei genitori, sia nel caso di figli nella fascia di età 0-6 anni che nel caso di figli nella fascia di etò 6-16 anni, il dirigente scolastico o il responsabile dei servizi educativi è tenuto a segnalare la violazione alla Asl. La Asl contatta i genitori/tutori per un appuntamento e un eventuale colloquio informativo indicando le modalità e i tempi nei quali effettuare le vaccinazioni prescritte
Se i genitori/tutori non si presentano all’appuntamento oppure, a seguito del colloquio informativo, non provvedano a far somministrare il vaccino al bambino, l’Asl contesta formalmente l’inadempimento dell’obbligo.

Sanzioni fino a 7.500 euro per i genitori che non vaccinano
Ai genitori e tutori segnalati dalla Asl per la mancata vaccinazione per i proprio figli sarà applicata una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a 7.500 euro, proporzionata alla gravità dell’inadempimento (ad esempio: al numero di vaccinazioni omesse). Le sanzioni saranno comminate ogni anno di mancata vaccinazione.
Non incorrono in sanzione quando provvedono a far somministrare al minore il vaccino o la prima dose del ciclo vaccinale nel termine indicato dalla Asl nell’atto di contestazione, a condizione che completino il ciclo vaccinale nel rispetto delle tempistiche stabilite dalla Asl.

Segnalazione al Tribunale dei minori
La Asl sarà chiamata anche a segnalare alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni l’inadempimento dell’obbligo vaccinale da parte dei genitori. A seguito della segnalazione, sarà il magistrato a valutare se sussistono i presupposti per l’eventuale apertura di un procedimento.

Chi è esonerato dai vaccini
Sono esonerati dall’obbligo di vaccinazione i minori già immunizzati per effetto della malattia naturale. Ad esempio i bambini che hanno già contratto la varicella non dovranno vaccinarsi contro tale malattia. L’immunizzazione dovrà essere comprovata dalla notifica effettuata dal medico curante o dagli esiti dell’analisi sierologica.
Sono esonerati anche i soggetti che si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Ad esempio per i soggetti che abbiano avuto pregresse gravi reazioni allergiche al vaccino o ad uno dei suoi componenti.
In questo caso i minori saranno inseriti in classi nelle quali sono presenti solo minori vaccinati o immunizzati.
Quando si può posticipare il vaccino
I soggetti possono ritardare di sottoporsi a vaccinazione in caso si trovino in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Ad esempio, quando versino in una malattia acuta, grave o moderata, con o senza febbre.

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