Le fantasie erotiche dei millennials italiani: una ricerca svela cosa guardano i giovani su Pornhub

Una ricerca esclusiva per Cosmopolitan svela che cosa cercano su Pornhub i ragazzi e le ragazze italiani dai 18 ai 34 anni rispetto al mondo e all’Europa. Le ragazze amano il lesbian, le milf e le gangbang. I ragazzi? Tutti feticisti dei piedi (e un po’ sottomessi)

Quali sono le fantasie erotiche dei millennials italianiCosmopolitan Italia ha commissionato una ricerca esclusiva a Pornhub (fratello di YouPorn e RedTube) ovvero la più grande piattaforma online porno al mondo, per scoprire quali sono i video hard più cliccati dai 18-34enni italiani in tutto il 2015. I risultati? Tirando le somme eccoli: le ragazze amano molto il lesbian ma anche le scene hard come le gangbang e l’anal, e hanno una grande curiosità verso le milf e il porno gay. I maschi? Adorano le milf e le donne mature in generale, figure accoglienti e autonome, spesso sognano di farsi sottomettere e soprattutto sono dei gran feticisti dei piedi.

di Maria Elena Barbi http://www.cosmopolitan.it/sesso-amore/news/

«L’orizzonte delle fantasie erotiche sta davvero cambiando», afferma Emmanuele A. Jannini, docente di Endocrinologia e Sessuologia Medica all’università Tor Vergata di Roma. «Che le ragazze amassero il porno lesbo era risaputo, ma che avessero preferenze per i video con alcune pratiche a prima vista cruente (come le gangbang e l’anal) è una novità. Le millennials probabilmente le vivono come fantasie da “ape regina”, di conferma del proprio fascino». E i giovani uomini? «Cresciuti in un’epoca in cui possono permettersi di strizzare l’occhio al lato femminile senza sentirsi meno uomini, vanno matti per le milf, figure accoglienti e sapienti, cui è facile abbandonarsi o a volte sottomettersi».E poi, confrontando i dati di ragazzi e ragazze rispetto a quelli europei e mondiali, abbiamo scoperto che noi italiani (di entrambi i sessi), siamo un popolo di feticisti. Un popolo di feticisti dei piedi, come già avevamo scritto in questo articolo qualche mese fa.

Qui sotto, troverai un estratto delle scoperte più interessanti della ricerca fatta da Pornhub in esclusiva per Cosmopolitan Italia sulle fantasie erotiche dei millennials italiani. Più sotto ancora, tutti i grafici nel dettaglio. Una premessa che vale per tutte le tabelle: la prima categoria e la prima parola chiave ricercata è sempre italian, (o spesso una parola italiana come mamma) ma si tratta di un “falso positivo”, visto che in ogni nazione la categoria più scelta è quella nella lingua madre.

Le fantasie erotiche delle ragazze millennials italiane

  • Guardano il Lesbian e il Female Friendly. Che il Lesbian sia la categoria più cliccata in assoluto su Pornhub dalle ragazze italiane e che il Female Friendly sia la parola chiave più cercata dalle millennials rispetto ai ragazzi (+987%) non è una sorpresa: ovviamente agli uomini del porno fatto con un’ottica femminile non frega nulla. Mentre per quanto riguarda il Lesbianda sempre si sa che una delle fantasie più diffuse tra le donne sia appunto il sesso lesbico. Tanto che la scienza ipotizza una quasi naturale bisessualità nell’universo femminile (ne abbiamo in Siamo tutte bisessuali noi donne?).
  • Adorano le milf.  Sorpresa! Le milf non sono una fantasia erotica solo dei ragazzi italiani: anche le millennials ne vanno pazze. Secondo la ricerca di Pornhub, la parola Milf è al terzo posto sia come categoria che come parola chiave più cliccata dalle 18-34enni italiane (da segnalare un +24% a livello europeo e un +84% rispetto al mondo). «La pornografia non è soltanto un modo per eccitarsi, le implicazioni psicologiche sono molto più profonde. Spesso è un esorcismo», spiega il professor Jannini. «In questo caso le ragazze usano la pornografia per esorcizzare la paura di invecchiare: guardano le milf per avere la conferma che nel giro di qualche anno saranno comunque donne desiderabili, piacenti e che faranno sesso in modo ancora soddisfacente».

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Finalmente soli

Ragazzi con gli amici davanti alla playstation, ragazze in serate a sessualità fluida. La separazione fra i sessi ha sempre più fan

di Roselina Salemi su http://d.repubblica.it/lifestyle/

Gli inglesi l’hanno battezzato con il loro solito umorismo Sexodus. Una tendenza inarrestabile allontana gli uomini dalle donne, maschi con maschi e, forse per reazione, femmine con femmine (l’ultima novità è lo Skirt Club londinese). Entrambi chiusi nei loro mondi. A rivendicare la separazione dei maschi è un movimento impetuoso molto anglosassone, raccolto sotto l’acronimo Mgtow, Men going their own way: ovvero uomini che vanno per la loro strada. Ma dove vanno? Nessuna entusiasmante destinazione. Stanno davanti al computer, giocano con la Playstation, viaggiano, frequentano bar, birrerie e discoteche. Hanno simpaticissime “scopamiche” per un po’ di sano sesso, rifiutano matrimonio e famiglia. Stanno bene, dicono. In realtà proprio benissimo non stanno. Anche se hanno conquistato qualche conduttore di talk show e la copertina del Sunday Times, la community presenta un variegato arcobaleno di ansie da frustrazione, abbandono, rabbia che sarebbe troppo semplice etichettare come antifemminismo viscerale. Dentro c’è di tutto: “erbivori” (nel senso di per nulla carnali) stile giapponese, under 30 passivi, asessuati, votati al lavoro, purché non troppo stressante, misogini classici pronti a vedere in ogni legge un complotto femminista, sostenitori del celibato monk mode, considerato una buona opzione, un affrancamento dal desiderio, possibilisti che concedono qualcosa sul piano della relazione, ma sono irremovibili sulla paternità. No child, please. Nessuno si sarebbe interessato a loro se non fossero diventati così tanti. Se il movimento non fosse intergenerazionale e internazionale dai Millennials (LEGGI: CHI SONO I MILLENNIALS) in su, dal Canada all’Australia, dagli Usa all’Italia. La homepage del sito mgtow.com, ambiziosa, si apre con una citazione di Albert Camus sulla libertà e la ribellione. Ma i soci volano più basso.

«Le donne sono pericolose!», dichiara David Sherrat, 19 anni, studente di chimica a Cardiff fieramente Mgtow, intervistato dal giornale universitario. «Non dico che non avrò mai una ragazza. Un giorno farò un’eccezione, ma una sola. Non avrò più di un’esperienza, ma per il momento non ne ho intenzione. Uscire con le ragazze è un rischio. Soprattutto nelle relazioni occasionali. Potresti svegliarti una mattina e trovarti falsamente accusato di stupro». La sua missione? Combattere «le ingiustizie che le donne commettono ai danni di noi uomini fingendosi deboli e discriminate». L’impalcatura teorica è semplice. Prendendo spunto da Matrix (il fim), puoi scegliere la Pillola Blu e illuderti di vivere nel migliore dei mondi o avere il coraggio di mandar giù la Pillola Rossa e aprire gli occhi sulla dura realtà: donne avide che pretendono cura, attenzione, soldi, romanticismo e abito bianco, che ti sposano, ti mollano per uno più giovane (come se non succedesse anche il contrario) ti portano via la casa e i figli, ti usano come banca e come zerbino. La reazione è quindi un gigantesco basta. Condiviso questo punto di vista, si entra nel Manosphere, raccolta di blog e siti web che sarebbe, nelle intenzioni, la nebulosa del Big Bang maschile, l’inizio di una nuova era: dal caos alla libertà. Manifesto: «Mgtow è una dichiarazione di auto-appartenenza, per cui l’uomo moderno preserva e protegge la propria sovranità sopra ogni cosa. Rifiuta d’inginocchiarsi per avere l’opportunità di essere trattato come un servizio disponibile. Vive secondo i propri interessi in un mondo che preferirebbe non lo facesse».

Uno degli youtuber Mgtow più popolari è l’inglese Carl Benjamin, 36 anni, che ha dato al suo canale il nome del primo grande imperatore della storia, Sargon di Akkad, leggendario re dei Sumeri (siamo nel 2150 a.C., le femministe non esistevano ancora) del quale conosciamo la scarna biografia grazie ad alcune tavole paleo-babilonesi. Escludendo che il popolo Mgtow padroneggi la scrittura cuneiforme, Carl-Sargon si propone come simbolo di un nuovo orgoglio di genere, proprio quando i generi stanno diventando sempre meno definiti, e forse proprio per questo. Nato nel 2013, Sargon of Akkad offre video kitsch e trash, parodie e fumetti che hanno in media 100mila visualizzazioni ciascuno (il totale è 44 milioni) a fronte di 216mila iscritti. Chi ha pensato di fargli le pulci, ha scoperto che dietro i proclami c’è un ragazzo che aveva problemi al liceo, non ha frequentato il college e ha trovato una legittimazione come youtuber. Ma non importa. «Ciò che conta è l’espressione di un disagio esistenziale tutt’altro che passeggero, tutt’altro che sottovalutabile», spiega lo psichiatra Michele Cucchi, direttore sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano, esperto di ansia in tutte le sue forme. «Le cause sono diverse, individuali e sociali. Frustrazione per problemi personali a livello relazionale che diventa rabbia. Bassa autostima, paura di essere giudicati, perciò la conclusione è: stai da solo, stai meglio, rispettati. Difficoltà a trovare un equilibrio: oggi, il mondo dei giovani adulti ha progetti “attenuati” e si sente perdente nei confronti delle donne. Misoginia estrema, ai confini del sadismo, che rifiuta di affrontare i cambiamenti.

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Primo amore molesto

Umiliazioni. Controllo dell’altro, dal telefonino al look. A volte schiaffi. I ragazzini di oggi, dicono gli esperti, sono spesso analfabeti sentimentali. E i loro genitori incapaci di insegnare.

di Elisabetta Muritti  http://d.repubblica.it/lifestyle/ Foto di Michal Solarski 

Come da manuale, lei aveva 16 anni, era carina, introversa, inesperta. Il fidanzatino l’aveva lasciata, succede, no? E non si era più ripresa. A scuola andava male, preda di crisi d’ansia e attacchi di panico. «Quand’è arrivata era ormai maggiorenne, i sintomi erano conclamati, l’area familiare compromessa, e l’ho aiutata a elaborare il “tradimento” subìto. Sì, l’aveva tradita la persona di cui si fidava. Lei, però, credeva di stare male semplicemente perché il ragazzo se l’era data a gambe», racconta Cecilia Sterpa, giovane psicologa e psicoterapeuta in forza presso l’SVSeD, Soccorso violenza sessuale e domesticadella Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, alla Clinica Mangiagalli di Milano. Sterpa sorride amaramente. La storia dell’ex 16enne, spiega, esemplifica più di molte parole il fenomeno allarmante della Teen Dating Violence, la “violenza dei primi amori”. «In questo caso la vessazione era stata sessuale. Il ragazzino l’aveva convinta a fare ciò per cui lei non era pronta, in modo sottile e subdolo, giocando a suo vantaggio il divario di potere nella coppia (un partner furbo, l’altro insicuro). Prima l’aveva fatta sentire bellissima, fascinosa, in gamba, poi l’aveva umiliata nel gruppo di amici e diffamata sui social network». Di giovani storie malsane ormai è zeppo l’Occidente, di qua e di là dell’Oceano. Tanto da aver spinto Obama (gli Usa ne sperimentano la virulenza già da anni) a proclamare dal 2010 ogni febbraio come mese della prevenzione, National Teen Dating Violence Awareness and Prevention Month. Sulla spinta del fatto che i minorenni abusati/abusanti diventano più facilmente adulti problematici (depressioni, pensieri suicidari, crimini, gravidanze indesiderate, malattie sessuali, disturbi alimentari, dispersione scolastica, marginalità, tossicodipendenze).

Qualche dato? Telefono Azzurro e Doxa hanno intervistato 1.500 adolescenti italiani, ricavandone che il 10% ha amici ricattati da “morosi” in possesso di loro foto o video compromettenti(cybermobbing). Un sondaggio Istat ci dice che 5 maschi su 10 non vedono problemi ad alzare le mani sulla fidanzata, e che 2 femmine su 5 sono sicure che certi ceffoni siano un gesto d’amore e virilità. È ancora l’Istat a dirci che il 10,6% delle italiane ha subìto violenze sessuali prima dei 16 anni. Uno studio del Center for Disease Control and Prevention svela che un terzo degli americani ambosessi tra i 14 e i 20 anni passa sotto le forche caudine della Teen Dating Violence e che l’età in cui rischiano di patirla si è abbassata a

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Sesso: 7 difficoltà che hai incontrato anche tu

Dal dolore durante il rapporto al peso della performance, passando per le dimensioni. L’Istituto di sessuologia clinica di Roma ci racconta quali sono le difficoltà che gli adolescenti incontrano più spesso quando parliamo di sesso.

Candele, luci soffuse, una bella canzone di sottofondo e tanto amore. Ma anche no. Perchè non sempre il sesso è come ve lo siete immaginato. Può capitare che il pessimo rapporto che abbiamo con il nostro corpo influisca sulla performance sessuale e che pure questa abbia il suo peso. Aspettative, sogni e sì, anche i falsi miti sul sesso, possono rivelarsi un mix letale. Le difficoltà sessuali sono dietro l’angoloDon’t worry, è tutto normale, soprattutto se queste sono le vostre “prime volte”. L’equipe educazione sessuale dell’Istituto di sessuologia clinica di Roma ne ha individuate ben 7 per Skuola.net, le più diffuse tra gli adolescenti. Ci siete passati anche voi?

#7 Dolore durante il rapporto
Spesso le ragazze si domandano quanto sarà doloroso il primo rapporto sessuale. In realtà, non solo il primo, ma anche quelli che lo seguono possono risultare spiacevoli o addirittura dolorosi. Meno si conosce, invece, sul dolore che possono provare i ragazzi. Niente panico: spesso è facile risolvere il problema, talvolta è sufficiente rilassarsi maggiormente e facilitare la penetrazione con l’utilizzo di un lubrificante. L’importante è che sia maschi che femmine, se il dolore persiste, si rivolgano prima di tutto a un andrologo e a un ginecologo. Una volta accertato che non ci siano cause fisiologiche, diamoci il tempo per scoprire il piacere: maggiori preliminari aiutano a rilassarsi, ad entrare in intimità con il/la partner e aumentano la lubrificazione vaginale, così da permettere una penetrazione più semplice. Se ancora il dolore non lascia spazio al piacere, parlare con un esperto può aiutare a superare la difficoltà.

#6 Difficoltà con l’erezione
Se proprio sul più bello non riesco ad avere e/o mantenere un’erezione, come mi comporto? Questa è una situazione molto comune, soprattutto le prime volte. Di solito non dipende da qualche problema fisico, ma può voler dire che corpo ed emozioni non sono in sintonia. Più pensiamo al problema e meno riusciremo a “goderci il momento“. Meglio fermarsi un po’ e concedersi uno spazio rilassante. Parlare accoccolati tirando fuori le proprie emozioni potrebbe aiutarci molto. Forse non siamo gli unici ad essere agitati e intimoriti in un momento così intimo. Se non riusciamo a sentirci meglio, magari parlarne con un esperto potrebbe essere il passo successivo.

#5 Difficoltà con la durata del rapporto
Quante volte abbiamo riso davanti alla scena di American Pie? Magari non sappiamo che è una situazione molto frequente tra i ragazzi e può farci soffrire. Complice la poca esperienza, la grande curiosità e l’ancor più grande eccitazione, il corpo può sfuggire al controllo e fare “da solo”… Più cerchiamo di trattenerci e più tutto sembra sfuggirci dalle mani. Il consiglio rimane quello di viversi il momento concentrandosi sulle emozioni e sul piacere piuttosto che sul “tenere il controllo”. In fondo la sessualità non serve a lasciarsi andare e divertirsi un po’? Se poi la situazione diventa insostenibile, chiedere aiuto è sintomo di forza e maturità.

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ISTAT: PIÙ DELLA METÀ DEI RAGAZZI È VITTIMA DI BULLISMO

Nel 2014, poco più del 50% degli 11-17enni è rimasta vittima di episodi di bullismo. Lo rivela uno studio dell’Istat che analizza i comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi. Gli episodi di cyberbullismo sono meno frequenti ma ad essere più colpite sono le ragazze

articolo pubblicato da http://www.rainews.it/

Nel 2014 poco più del 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ha subito qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti. Il 19,8% è stato vittima assidua di azioni di bullismo, cioè le ha subite più volte al mese, e per il 9,1% gli atti di prepotenza si sono ripetuti con cadenza settimanale. E’ quanto rileva l’Istat in un rapporto, sottolineando che le ragazze sono più soggette dei maschi a vessazioni (oltre il 55% contro il 49,9%) e il Nord registra un numero maggiore di vittime, più del 57%.

Le prepotenze più comuni consistono in offese con brutti soprannomi, parolacce o insulti (12,1%), derisione per l’aspetto fisico e/o il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%), aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni (3,8%).

La percentuale di soggetti che dichiara di avere subito prepotenze diminuisce al crescere dell’età. Il 22,5% dei ragazzi 11-13enni dichiara di essere rimasto vittima di vessazioni continue (una o più volte nel corso del mese) da parte di altri coetanei, rispetto al 17,9% degli adolescenti 14-17enni. Le differenze tra i ragazzi più piccoli e gli adolescenti si riducono se si considerano quanti hanno subito prepotenze e/o vessazioni più raramente (qualche volta nell’anno): rispettivamente il 53,3% dei più piccoli e il 52,2% dei 14-17enni.

Cyberbullismo e ragazze

Il fenomeno del bullismo è in continua evoluzione e le nuove tecnologie a disposizione, internet e telefoni cellulari, sono diventati ulteriori potenziali mezzi attraverso cui compiere e subire prepotenze o soprusi, sottolinea l’istituto. In generale, osserva l’Istat, il cyberbullismo è comunque molto meno frequente di altre forme di bullismo perpetrate “offline”.

Tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e/o internet, il 5,9% denuncia di avere subìto ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Sono soprattutto le ragazze, più dei ragazzi, a essere vittime di cyberbullismo, cioè del bullismo perpetrato attraverso la Rete. Tra le 11-17enni si registra, infatti, una quota più elevata di vittime: il 7,1% delle ragazze che si collegano a internet o dispongono di un telefono cellulare sono state oggetto di vessazioni, contro il 4,6% dei ragazzi, rileva l’Istat nel report.

Rischiano di più anche i ragazzi più giovani rispetto agli adolescenti: circa il 7% degli 11-13enni dichiara di essere stato vittima una o più volte al mese di prepotenze tramite cellulare o internet nell’ultimo anno, mentre la quota scende al 5,2% se la vittima ha un’età compresa tra 14 e 17 anni. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/dati-istat-2014-un-ragazzo-su-due-vittima-di-bullismo-in-particolare-donne-residenti-nel-nord-italia-a9b0b09f-fdcd-4dca-9925-79657e820ed9.html

Le abitudini sessuali delle giovani italiane sono disastrose

Per un periodo della mia vita ho creduto che i peli crescessero solo durante la notte e che il petting fosse un’invenzione delle lettere a Top Girl. Ma non ho mai pensato di risolvere il rischio di gravidanza proveniente da un rapporto non protetto facendomi un bagno caldo—senza per questo considerarmi particolarmente sveglia.

di Flavia Guidi pubblicato su www.vice.it

A quanto emerge da una recente indagine della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) invece, se mi fossi affidata a questo metodo non rappresenterei un’eccezione, ma solo una delle tante giovani donne italiane che basano la loro educazione sessuale su informazioni ottenute in maniera piuttosto casuale, principalmente da internet o dagli amici.

“Si tratta di un problema trasversale, che colpisce il Nord come il Sud: l’Italia, quando si tratta di sesso, è il regno della disinformazione, delle bufale,” mi spiega il dottor Marco Rossi, Presidente dell’Associazione Italiana di Sessuologia ed Educazione Sessuale. “I ragazzi hanno informazioni sulla sessualità che derivano prevalentemente dei propri coetanei, e che i loro coetanei prendono da internet, senza gli strumenti per discernere il falso dal vero. Le bufale, sul campo sessuale, si sviluppano per questo.”

Ciò che mi ha portato a contattare un sessuologo è la sopracitata ricerca della SIGO presentata a Milano, quella che, a partire da uno studio internazionale condotto in 12 Paesi su oltre 5.900 donne d’età compresa tra i 20 e i 30 anni (di cui 500 italiane), indaga sulla disinformazione delle giovani in materia di sesso.

Secondo l’indagine più del 20 percento del campione italiano ha appreso su internet “informazioni false o non esatte sulla sessualità,” e il 56 percento non conoscerebbe la posizione esatta della vagina. Se uniti ai dati di una precedente indagine SIGO—che nel 2013 aveva rilevato come, nelle italiane tra i 14 e i 25 anni, il 42 percento delle donne non utilizzi nessun metodo durante il primo rapporto, e più del 60 percento di chi assume la pillola non usi il preservativo nei rapporti occasionali—la situazione non è esattamente confortante.

Secondo il dottor Rossi—ma anche secondo gli altri esperti che commentano questo tipo di dati da anni, e in buona parte secondo il senso comune—a portare l’Italia in fondo alla classifica è principalmente una cosa: “Non si fa educazione sessuale. L’educazione sessuale, che principalmente dovrebbe essere svolta nelle scuole, non si fa perché in Italia si vuole ancora evitare di affrontare questo tema. Oltre a essere all’ultimo posto nella prevenzione sessuale sia di gravidanze che di malattie sessualmente trasmesse, siamo all’ultimo posto nell’educazione sessuale.”

Sebbene con pochissime eccezioni quali Italia, Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania e Regno Unito—dove però la situazione sembra destinata a cambiare a breve—l’educazione sessuale è obbligatoria in tutta Europa, e parte integrante del curriculum scolastico ai vari livelli dell’istruzione.

In Italia, nonostante il discorso torni a ogni riforma della scuola, non esiste ancora una chiara normativa a riguardo. Le poche eccezioni per cui qualche studente si è trovato ad affrontare qualche ora di educazione sessuale alle scuole medie o alle scuole superiori, mi spiega Rossi, “si devono all’iniziativa locale di qualche dirigente scolastico o qualche consultorio, ma non a ordini ministeriali.”

Anche oggi, solo di fronte alla parola educazione sessuale c’è il rischio di scatenare l’isteria di massa—come nel caso del “dibattito sul gender”, i cui principali animatori fanno risalire la questione a un opuscolo OMS del 2010 in cui la Comunità Europea si proponeva di porre degli standard sull’educazione sessuale scolastica degli stati membri.

“Il fatto che l’Italia sia così arretrata su temi come diritti gay, o anche che si parli della teoria gender, che è partita dai genitori, non da ragazzi […] è parte dell’assoluta mancanza di educazione degli italiani, che non riescono a parlare della sessualità in modo maturo,” mi dice Rossi.

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“Essere ragazze e ragazzi in Toscana”: i primi dati dell’indagine Regione-Innocenti

“Essere ragazze e ragazzi in Toscana” è la ricerca campionaria, promossa dalla Regione Toscana in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale, che il Centro regionale di documentazione per l’infanzia e l’adolescenza, le cui attività sono gestite dall’Istituto degli Innocenti, ha realizzato nella seconda metà del 2015, intervistando oltre 10mila preadolescenti e adolescenti con il coinvolgimento di circa 250 scuole tra secondarie di primo e secondo grado.

“Un lavoro – afferma Alessandra Maggi, presidente dell’Istituto degli Innocenti – che è frutto dell’impegno che ci siamo assunti l’anno scorso, insieme alla Regione Toscana, in occasione della Prima Conferenza regionale sull’infanzia e l’adolescenza. L’attività di ricerca e monitoraggio dell’Istituto degli Innocenti contribuisce alla individuazione degli interventi e delle politiche regionali in tema di minori”.

La mole di interviste realizzate e la loro ripartizione sul territorio regionale ha permesso al Centro regionale da un lato di disporre di un significativo patrimonio informativo per tutti i trentaquattro ambiti di programmazione territoriale su tematiche fino ad oggi poco conosciute su cui costruire indicatori sulla qualità della vita e sul benessere per la fascia d’età adolescenziale di 11-17 anni. I ragazzi intervistati hanno per lo più compilato il questionario online. Solo una piccola parte ha compilato il questionario cartaceo, con l’assistenza degli insegnanti o degli stessi ricercatori del Centro regionale.

articolo pubblicato su TOSCANA.IT

Le relazioni familiari e tra pari. Una base sicura
I primi risultati della ricerca sugli stili di vita degli adolescenti in Toscana tratteggiano il profilo di ragazzi inseriti in reti relazionali estese e rassicuranti. Circa l’80% dei ragazzi ci parla di una rete composta da vari amici, senza differenze tra preadolescenti e adolescenti, né tra maschi e femmine. Una qualche differenza, invece, la rileviamo quando distinguiamo tra gli adolescenti nati in Italia e nati all’estero. Qui la percentuale di ragazzi che dichiara di avere diversi amici a cui si sente vicino scende dal 82% di quelli nati in Italia al 70% dei nati all’estero. Probabilmente più importante è che il 6% di essi dichiara di non avere alcun amico (gli adolescenti nati in Italia che non hanno amici sono l’1,3%), lasciando intravedere, specie per i più grandi, una maggiore difficoltà di inserimento e un lavoro ancora da svolgere per assicurare una più completa inclusione nelle diverse sfere. Ad ogni modo, che siano diversi amici, pochi o anche uno solo, tutti i ragazzi (con una percentuale pari al 95%) dichiarano di essere ampiamente soddisfatti di questi rapporti.

Anche per quanto riguarda le relazioni familiari, gli studenti intervistati si dichiarano globalmente soddisfatti, con un lieve peggioramento per gli adolescenti, ma che comunque hanno in larga parte (intorno al 90%) un rapporto positivo con i genitori. Quando vivono delle preoccupazioni importanti, i ragazzi toscani parlano più volentieri con la madre che con il padre. Questo è vero soprattutto per le ragazze che trovano difficile parlare di alcune questioni con il padre nel 48% dei casi contro il 29% dei ragazzi.

Chiaramente, anche qui, la difficoltà nell’affrontare con il padre specifici discorsi aumenta con l’ingresso nell’adolescenza, quando anche la differenza tra maschi e femmine si contrae pur rimanendo importante (trovano difficile o molto difficile parlare con il padre il 35% degli adolescenti versus il 50% delle adolescenti). Le risposte configurano tendenze che confermano che c’è una maggiore vicinanza con i genitori dello stesso sesso, soprattutto quando si tratti di affrontare tematiche sessuali.

 

Tuttavia, i risultati ci raccontano di ragazze generalmente più conflittuali nel rapporto con entrambi i genitori, dichiarando in misura maggiore occasioni di disaccordo, ma, come contraltare, asseriscono che i genitori, specie la madre, le sostengono e confortano nelle diverse situazioni – questo vale anche per i ragazzi ma in misura più contenuta. Infine, la netta maggioranza dei ragazzi, indipendentemente dal sesso e con alcune differenze dovute all’età, dichiarano che i genitori lasciano loro la possibilità di scegliere la propria strada.

La fiducia nelle istituzioni. Più si cresce più aumenta la distanza
Per quanto riguarda la fiducia nelle istituzioni, si riscontra un clima generale di sfiducia, accentuato nelle fasce adolescenziali e tra gli adolescenti nati all’estero. Questi ultimi, infatti, su tutti gli aspetti si mostrano più critici dei ragazzi nati in Italia.

In generale, le istituzioni che soffrono maggiormente sono i politici e i partiti che, tra gli adolescenti, non raggiungono nemmeno il 10% dei consensi, seguiti da magistrati e sindacalisti. Qualche spiraglio si intravvede quando parliamo di istituzioni che in qualche modo riguardano la vita quotidiana di questi ragazzi e dunque, ad esempio, gli insegnanti che superano quote del 70% di fiducia tra i preadolescenti per scendere a poco oltre il 50% negli adolescenti – quota che comunque è al secondo posto, dopo gli scienziati e al pari delle forze dell’ordine.

 

Lievemente diversa è la “classifica” stilata dai preadolescenti che rimangono piuttosto critici rispetto a partiti, politici, magistrati, sindacalisti, ma si mostrano più ottimisti rispetto ad esempio alla Regione Toscana, alla Chiesa, ai giornali e alla televisione. Rimane forte e indiscussa la fiducia negli scienziati, che rinvia da un lato, a un percorso di miglioramento delle condizioni di vita sotto tutti i punti di vista, dall’altro a una istituzione dove i margini di manovra sono incanalati nelle regole e nei canoni della scienza che nell’immaginario collettivo sono prefissati e oggettivi e dove è concesso minore spazio alla discrezionalità dei singoli.

Le opportunità di accesso a beni e servizi. Bene per i ragazzi e le ragazze nati in Toscana, maggiori difficoltà per i nati all’estero
Una sezione specifica dell’indagine è mirata a rilevare la fruizione da parte dei  preadolescenti e dei ragazzi di una batteria di beni e servizi ritenuti essenziali alla loro crescita e al loro sviluppo armonioso, oltre che ad evitare i rischi di marginalizzazione ed esclusione sociale.

Le corrette abitudine alimentari, tre pasti al giorno e una dieta adeguatamente variata, sono più diffuse tra i ragazzi delle secondarie di secondo grado rispetto ai ragazzi più piccoli che frequentano le secondarie di primo grado. Particolarmente penalizzati nel consumo di tre pasti al giorno risultano i preadolescenti nati all’estero: il 15% a fronte del 7% dei nati in Italia alla secondaria di primo grado; il 16% a fronte del 5% dei nati in Italia alla secondaria di secondo grado. Nessuna significativa differenza si rileva tra i generi.

La disponibilità di quanto necessario per fruire di un tempo di gioco e svago di qualità risulta su incidenze analoghe tra i preadolescenti e i ragazzi delle secondarie di secondo grado. Tra i generi emerge un forte squilibrio nell’accesso ai libri adatti all’età, ne restano esclusi poco meno del 30% dei maschi a fronte di poco più del 15% delle femmine. Anche in questo ambito i nati all’estero sono svantaggiati, con un picco nella frequenza di attività ricreative regolari precluse al 40% degli stessi contro il 20% dei nati in Italia.

Le condizioni per studiare con profitto, un posto tranquillo dove studiare e l’accesso a internet, riguardano oltre il 90% dei preadolescenti e degli adolescenti senza distinzione di genere. Ancora una volta incidenze doppie di mancato accesso alla fruizione si rilevano tra i preadolescenti e gli adolescenti nati all’estero.

Non emergono differenze tra i ragazzi frequentanti il primo e il secondo grado nella disponibilità di beni di uso personale quali indumenti nuovi e scarpe della giusta misura, con un valore complessivo del 5%. Incidenze che anche in questo caso si collocano tra il 15 e il 20% tra i nati all’estero.

Infine, rispetto all’opportunità di vivere eventi più o meno quotidiani, quali invitare amici a casa, celebrare occasioni speciali, fare una settimana di vacanza all’anno riguardano proporzioni analoghe di preadolescenti e adolescenti, sebbene sull’ultima voce l’incidenza di mancato accesso risulti doppia e prossima al 20% degli stessi. Anche in questo caso, non rilevando sostanziali differenze di genere, le principali si concentrano sui nati all’estero, in particolar modo sulla impossibilità di invitare amici a casa con valori del 20% a fronte del 5% dei nati in Italia alle secondarie di primo grado e del 25% a fronte del 5% dei nati in Italia alle secondarie di secondo grado.

I dati sin qui visionati sulle opportunità di fruizione di beni e servizi da parte dei preadolescenti e adolescenti che vivono in Toscana collimano perfettamente con quanto rilevato sull’incidenza di povertà minorile che, per quanto in crescita, risulta nella nostra regione (12%) decisamente più basso del valore medio nazionale pari al 19%.

 

Senza prospettive e pronti a scappare: ecco gli adolescenti italiani del 2015

Aspettative? Zero. E dubbi su tutto. Tranne che sulla famiglia: il primo valore. Quando era il sesto trent’anni fa. Sono le risposte dei giovanissimi italiani a un sondaggio realizzato in esclusiva per “l’Espresso” dall’istituto Demopolis. Messo a confronto con un’identica indagine del 1983. Da cui emerge il futuro strappato ai millenials

Vogliono andarsene dall’Italia, pensano che in futuro saranno meno felici dei loro genitori, snobbano completamente i partiti. E indicano la famiglia come il valore più importante. Sono i giovanissimi dai 14 ai 18 anni, protagonisti del sondaggio realizzato dall’istituto Demopolis in esclusiva per l’Espresso in edicola.

Nell’inchiesta l’Espresso racconta i sogni, la morale, le idee, le speranze e le paure dei teenager del 2015, mettendoli a confronto con quelli del 1983 . Attraverso un sondaggio statistico realizzato nell’aprile di allora, e riproposto con poche modifiche ai ragazzi di oggi.

Il volto della generazione che emerge dall’indagine è una sorpresa amara. Per l’Italia. Perché da qui 4 teenager su 10 vorrebbero fuggire: erano soltanto l’11 per cento trent’anni fa. Per gli adolescenti del duemila sembra finito il futuro, qui: non lo vedono all’orizzonte né nel lavoro né negli ideali. Resta solo il presente. Un presente spalancato dalla globalizzazione e dalla voglia di viaggiare, ma in cui loro preferiscono non perdersi, rifugiandosi piuttosto nel proprio, nella casa, nelle coordinate del privato-sopra-tutto. Famiglia, matrimonio, fedeltà e verginità ricompaiono infatti come parole di riferimento. La cultura perde punti. Ne guadagna il sesso.

Dal sipario esce invece del tutto la politica, affossata nel disinteresse con la sola eccezione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Le personalità a cui guardano i ragazzi arrivano piuttosto dal mondo dello sport e dello spettacolo, con Maria de Filippi, Valentino Rossi e Fedez sul podio dei volti noti che ispirano più fiducia fra i teen.

In questo magma di infelicità, disillusione e sete di fuga emerge però anche un nucleo di domande grezze, una spinta al cambiamento ancora irrisolta: dalla voglia di “riformare in molti aspetti la società italiana” assai maggiore adesso rispetto a quella fotografata nel 1983, alla multiculturalità di fatto (il 62 per cento dei ragazzi ha amici sia italiani che stranieri) che non trova spazio nelle istituzioni.

di Francesca Sironi  espresso.repubblica.it/senza-prospettive-e-pronti-a-scappare-ecco-gli-adolescenti-italiani

 

OMS E UNAIDS : NUOVE POLITICHE PER GLI ADOLESCENTI A RISCHIO (e non solo di hamburger…)

articolo pubblicato da CE.S.D.A. http://www.cesda.net

I principali problemi tra i 10 e i 19 anni riguardano alimentazione, malattie croniche e disturbi psichiatrici. Tuttavia spesso mancano adeguati servizi proprio in questi ambiti. Per implementarli e svilupparli sono stati elaborati otto standard di riferimento: dal miglioramento delle competenze degli operatori al rafforzamento della gestione dei dati, passando per un maggior coinvolgimento dei giovani nei processi decisionali.

Oms e Unaids lanciano nuovi standard con l’obiettivo di aiutare gli Stati a migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria per gli adolescenti. Numerosi giovani tra i 10 e i 19 anni che soffrono di disturbi psichiatrici, abuso di sostanze, cattiva alimentazione, incidenti e malattie croniche non hanno accesso a percorsi di prevenzione e a servizi di cura. E molti comportamenti che eserciteranno un impatto sulla salute per tutta la vita si manifestano proprio in adolescenza.

Sono otto gli standard individuati:
♦ Alfabetizzazione sanitaria: le strutture devono implementare percorsi che consentano agli adolescenti di essere costantemente informati sul proprio stato di salute e di sapere dove accedere a determinati servizi;
♦ Supporto da parte tutti gli attori del sistema: le strutture sanitarie devono mettere a punto sistemi affinché tutti i membri e le organizzazioni della società diventino consapevoli dell’importanza di fornire specifici e adeguati servizi agli adolescenti;
♦ Appropriata rete di servizi: le strutture devono assicurare informazioni, consulenze, diagnosi, cure e trattamenti in grado di soddisfare tutte le specifiche esigenze dei giovani;
♦ Garantire adeguate competenze agli operatori: è un requisito fondamentale per erogare prestazioni efficaci. In questo senso è fondamentale anche rispettare il diritto alla privacy, evitare discriminazioni, mostrare atteggiamenti rispettosi e mai giudicanti;
♦ Facilitare l’erogazione degli appositi servizi: le strutture devono garantire orari accessibili, un ambiente comodi e pulito, mettendo a disposizione le apparecchiature dotate di tutta la tecnologia necessaria;
♦ Inclusione e lotta alle discriminazioni: le strutture devono erogare servizi e prestazioni a tutti gli adolescenti, a prescindere dalla loro possibilità di pagare, dall’età, dal sesso, dallo stato civile, dal livello di istruzione, dall’orientamento sessuale e dall’origine etnica.
♦ Miglioramento dell’analisi dei dati: tutte le strutture sanitarie devono essere in grado di raccogliere, utilizzare e analizzare i dati disaggregati per sesso e per età. E il personale deve essere costantemente coinvolto nel miglioramento di questi processi.
♦ Inclusione dei giovani nei processi di pianificazione e monitoraggio: gli adolescenti devono essere pienamente coinvolti in tutti i processi relativi alle cure che li riguardano, nonchè in tutti gli aspetti decisionali.

“I nuovi standard forniscono indicazioni semplici ma efficaci che, sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri, possono attecchire immediatamente per migliorare la salute degli adolescenti poiché ricalcano la nuova Strategia globale per donne, bambini e adolescenti che fu lanciata a New York a settembre”, commenta Anthony Costello, responsabile del settore per l’Organizzazione mondiale della salute. Oms e Unaids suggeriscono quindi di fornire servizi più “a misura di adolescente”, erogando prestazioni gratuite oppure a basso costo e rendendo le informazioni fruibili in base alla fascia di età di appartenenza. Viene inoltre affermata la necessità che i giovani possano accedere alle prestazioni senza obbligatoriamente prendere un appuntamento o ricevere il consenso dei genitori.
“Se vogliamo mantenere gli adolescenti sani, dobbiamo trattarli con rispetto – afferma Costello – Sono particolarmente vulnerabili a certi problemi di salute. Le tre principali cause di morte tra gli adolescenti sono incidenti stradali, le malattie legate all’Aids e suicidi. Una delle mission principali del settore sanitario deve essere promuovere sane abitudini sin dall’adolescenza”.
I nuovi standard globali richiedono ai vari Stati di sviluppare pacchetti che includano una solida informazione, consulenza, diagnosi, trattamento e cura che vadano oltre ai tradizionali percorsi legati all’educazione sessuale. Gli adolescenti devono essere inoltre pienamente coinvolti nella fasi di pianificazione e di monitoraggio, fornendo costantemente feedback sui servizi sanitari che li riguardano.

Adolescenti, la grande «potatura»: come (e perché) la mente cambia

Nel cervello, all’uscita dall’infanzia, avviene uno sfoltimento delle connessioni «inutili» e un riassetto dei sistemi di neurotrasmissione. Per affrontare il mondo (pericoli inclusi)
di Danilo di Diodoro su Corriere Salute 

Un essere umano adulto ha nel suo cervello circa 85 miliardi di neuroni, ma all’interno della scatola cranica, in realtà, queste cellule si formano e si disfano continuamente, così come anche le connessioni fra di esse, le cosiddette sinapsi. Dunque il cervello non è affatto un organo immutevole, fissato una volta per tutte, come si credeva in passato, anzi, la ricerca più recente ha dimostrato che, soprattutto in certi periodi dell’esistenza, è tutto un fare e disfare. Specie durante l’adolescenza, quando avvengono cambiamenti epocali, come il misterioso pruning, la potatura di una gran quantità di sinapsi. Sembrerebbe un controsenso, perché proprio nel momento in cui la persona esce dall’età infantile e deve affrontare problemi più complessi e avrebbe bisogno del massimo della sua potenza cerebrale, avviene la drastica riduzione delle connessioni nervose. Ma in realtà è un fenomeno che serve a migliorare l’efficienza, a sfoltire quello che non serve. Così il cervello si prepara a una rivoluzione, cambia gli equilibri che avevano retto per anni e anni. Il nuovo assetto adolescenziale modifica i rapporti tra i principali sistemi neurali e i loro differenti neurotrasmettitori, le sostanze che in quantità infinitesimali regolano gli scambi fra le sinapsi.

Sesso, droghe: emozioni e piaceri immediati

«Si ha uno squilibrio nell’integrazione fra i principali sistemi neurali fortemente associati ai comportamenti a rischio» spiega André Luiz Monezi Andrade del Dipartimento di Psicobiologia dell’Università Federale di San Paolo, in Brasile, in uno dei capitoli del libro “Drug Abuse in Adolescence” (Springer, 2015). Fra questi il sistema dopaminergico, un insieme di circuiti neuronali che utilizzano la dopamina come mediatore chimico, e che è coinvolto nella percezione del piacere e della gratificazione, nelle emozioni (attraverso l’amigdala) e nei processi decisionali (mediante la corteccia prefrontale). «La maturazione della corteccia prefrontale e delle sue aree mediale e ventrale è ritardata negli adolescenti» specifica Monezi Andrade. «Questo fenomeno influenza il comportamento dei ragazzi, rendendoli più vulnerabili alle scelte che hanno maggior valore nel breve tempo». Dunque c’è una causa neurobiologica che giustifica l’attrazione degli adolescenti verso la scoperta di emozioni e piaceri immediati. È, non a caso, il momento in cui si è attratti dalle passioni, dal sesso, dall’alcol e dalle droghe, dalle nuove esperienze. «La vulnerabilità degli adolescenti alle sostanze psicotrope è supportata non solo dai cambiamenti nella loro struttura cerebrale, ma anche dal mutamento di diversi sistemi di neurotrasmissione, tra i quali spiccano il sistema dopaminergico, quello serotoninergico, noradrenergico e glutammaergico». Ad esempio, l’aumento di attività del sistema dopaminergico tende a inibire l’attività della corteccia prefrontale, così che si riducono le capacità critiche di valutazione dei rischi e si è più esposti a comportamenti impulsivi, allo sperimentare droghe.

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