Senza prospettive e pronti a scappare: ecco gli adolescenti italiani del 2015

Aspettative? Zero. E dubbi su tutto. Tranne che sulla famiglia: il primo valore. Quando era il sesto trent’anni fa. Sono le risposte dei giovanissimi italiani a un sondaggio realizzato in esclusiva per “l’Espresso” dall’istituto Demopolis. Messo a confronto con un’identica indagine del 1983. Da cui emerge il futuro strappato ai millenials

Vogliono andarsene dall’Italia, pensano che in futuro saranno meno felici dei loro genitori, snobbano completamente i partiti. E indicano la famiglia come il valore più importante. Sono i giovanissimi dai 14 ai 18 anni, protagonisti del sondaggio realizzato dall’istituto Demopolis in esclusiva per l’Espresso in edicola.

Nell’inchiesta l’Espresso racconta i sogni, la morale, le idee, le speranze e le paure dei teenager del 2015, mettendoli a confronto con quelli del 1983 . Attraverso un sondaggio statistico realizzato nell’aprile di allora, e riproposto con poche modifiche ai ragazzi di oggi.

Il volto della generazione che emerge dall’indagine è una sorpresa amara. Per l’Italia. Perché da qui 4 teenager su 10 vorrebbero fuggire: erano soltanto l’11 per cento trent’anni fa. Per gli adolescenti del duemila sembra finito il futuro, qui: non lo vedono all’orizzonte né nel lavoro né negli ideali. Resta solo il presente. Un presente spalancato dalla globalizzazione e dalla voglia di viaggiare, ma in cui loro preferiscono non perdersi, rifugiandosi piuttosto nel proprio, nella casa, nelle coordinate del privato-sopra-tutto. Famiglia, matrimonio, fedeltà e verginità ricompaiono infatti come parole di riferimento. La cultura perde punti. Ne guadagna il sesso.

Dal sipario esce invece del tutto la politica, affossata nel disinteresse con la sola eccezione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Le personalità a cui guardano i ragazzi arrivano piuttosto dal mondo dello sport e dello spettacolo, con Maria de Filippi, Valentino Rossi e Fedez sul podio dei volti noti che ispirano più fiducia fra i teen.

In questo magma di infelicità, disillusione e sete di fuga emerge però anche un nucleo di domande grezze, una spinta al cambiamento ancora irrisolta: dalla voglia di “riformare in molti aspetti la società italiana” assai maggiore adesso rispetto a quella fotografata nel 1983, alla multiculturalità di fatto (il 62 per cento dei ragazzi ha amici sia italiani che stranieri) che non trova spazio nelle istituzioni.

di Francesca Sironi  espresso.repubblica.it/senza-prospettive-e-pronti-a-scappare-ecco-gli-adolescenti-italiani

 

OMS E UNAIDS : NUOVE POLITICHE PER GLI ADOLESCENTI A RISCHIO (e non solo di hamburger…)

articolo pubblicato da CE.S.D.A. http://www.cesda.net

I principali problemi tra i 10 e i 19 anni riguardano alimentazione, malattie croniche e disturbi psichiatrici. Tuttavia spesso mancano adeguati servizi proprio in questi ambiti. Per implementarli e svilupparli sono stati elaborati otto standard di riferimento: dal miglioramento delle competenze degli operatori al rafforzamento della gestione dei dati, passando per un maggior coinvolgimento dei giovani nei processi decisionali.

Oms e Unaids lanciano nuovi standard con l’obiettivo di aiutare gli Stati a migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria per gli adolescenti. Numerosi giovani tra i 10 e i 19 anni che soffrono di disturbi psichiatrici, abuso di sostanze, cattiva alimentazione, incidenti e malattie croniche non hanno accesso a percorsi di prevenzione e a servizi di cura. E molti comportamenti che eserciteranno un impatto sulla salute per tutta la vita si manifestano proprio in adolescenza.

Sono otto gli standard individuati:
♦ Alfabetizzazione sanitaria: le strutture devono implementare percorsi che consentano agli adolescenti di essere costantemente informati sul proprio stato di salute e di sapere dove accedere a determinati servizi;
♦ Supporto da parte tutti gli attori del sistema: le strutture sanitarie devono mettere a punto sistemi affinché tutti i membri e le organizzazioni della società diventino consapevoli dell’importanza di fornire specifici e adeguati servizi agli adolescenti;
♦ Appropriata rete di servizi: le strutture devono assicurare informazioni, consulenze, diagnosi, cure e trattamenti in grado di soddisfare tutte le specifiche esigenze dei giovani;
♦ Garantire adeguate competenze agli operatori: è un requisito fondamentale per erogare prestazioni efficaci. In questo senso è fondamentale anche rispettare il diritto alla privacy, evitare discriminazioni, mostrare atteggiamenti rispettosi e mai giudicanti;
♦ Facilitare l’erogazione degli appositi servizi: le strutture devono garantire orari accessibili, un ambiente comodi e pulito, mettendo a disposizione le apparecchiature dotate di tutta la tecnologia necessaria;
♦ Inclusione e lotta alle discriminazioni: le strutture devono erogare servizi e prestazioni a tutti gli adolescenti, a prescindere dalla loro possibilità di pagare, dall’età, dal sesso, dallo stato civile, dal livello di istruzione, dall’orientamento sessuale e dall’origine etnica.
♦ Miglioramento dell’analisi dei dati: tutte le strutture sanitarie devono essere in grado di raccogliere, utilizzare e analizzare i dati disaggregati per sesso e per età. E il personale deve essere costantemente coinvolto nel miglioramento di questi processi.
♦ Inclusione dei giovani nei processi di pianificazione e monitoraggio: gli adolescenti devono essere pienamente coinvolti in tutti i processi relativi alle cure che li riguardano, nonchè in tutti gli aspetti decisionali.

“I nuovi standard forniscono indicazioni semplici ma efficaci che, sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri, possono attecchire immediatamente per migliorare la salute degli adolescenti poiché ricalcano la nuova Strategia globale per donne, bambini e adolescenti che fu lanciata a New York a settembre”, commenta Anthony Costello, responsabile del settore per l’Organizzazione mondiale della salute. Oms e Unaids suggeriscono quindi di fornire servizi più “a misura di adolescente”, erogando prestazioni gratuite oppure a basso costo e rendendo le informazioni fruibili in base alla fascia di età di appartenenza. Viene inoltre affermata la necessità che i giovani possano accedere alle prestazioni senza obbligatoriamente prendere un appuntamento o ricevere il consenso dei genitori.
“Se vogliamo mantenere gli adolescenti sani, dobbiamo trattarli con rispetto – afferma Costello – Sono particolarmente vulnerabili a certi problemi di salute. Le tre principali cause di morte tra gli adolescenti sono incidenti stradali, le malattie legate all’Aids e suicidi. Una delle mission principali del settore sanitario deve essere promuovere sane abitudini sin dall’adolescenza”.
I nuovi standard globali richiedono ai vari Stati di sviluppare pacchetti che includano una solida informazione, consulenza, diagnosi, trattamento e cura che vadano oltre ai tradizionali percorsi legati all’educazione sessuale. Gli adolescenti devono essere inoltre pienamente coinvolti nella fasi di pianificazione e di monitoraggio, fornendo costantemente feedback sui servizi sanitari che li riguardano.

Adolescenti, la grande «potatura»: come (e perché) la mente cambia

Nel cervello, all’uscita dall’infanzia, avviene uno sfoltimento delle connessioni «inutili» e un riassetto dei sistemi di neurotrasmissione. Per affrontare il mondo (pericoli inclusi)
di Danilo di Diodoro su Corriere Salute 

Un essere umano adulto ha nel suo cervello circa 85 miliardi di neuroni, ma all’interno della scatola cranica, in realtà, queste cellule si formano e si disfano continuamente, così come anche le connessioni fra di esse, le cosiddette sinapsi. Dunque il cervello non è affatto un organo immutevole, fissato una volta per tutte, come si credeva in passato, anzi, la ricerca più recente ha dimostrato che, soprattutto in certi periodi dell’esistenza, è tutto un fare e disfare. Specie durante l’adolescenza, quando avvengono cambiamenti epocali, come il misterioso pruning, la potatura di una gran quantità di sinapsi. Sembrerebbe un controsenso, perché proprio nel momento in cui la persona esce dall’età infantile e deve affrontare problemi più complessi e avrebbe bisogno del massimo della sua potenza cerebrale, avviene la drastica riduzione delle connessioni nervose. Ma in realtà è un fenomeno che serve a migliorare l’efficienza, a sfoltire quello che non serve. Così il cervello si prepara a una rivoluzione, cambia gli equilibri che avevano retto per anni e anni. Il nuovo assetto adolescenziale modifica i rapporti tra i principali sistemi neurali e i loro differenti neurotrasmettitori, le sostanze che in quantità infinitesimali regolano gli scambi fra le sinapsi.

Sesso, droghe: emozioni e piaceri immediati

«Si ha uno squilibrio nell’integrazione fra i principali sistemi neurali fortemente associati ai comportamenti a rischio» spiega André Luiz Monezi Andrade del Dipartimento di Psicobiologia dell’Università Federale di San Paolo, in Brasile, in uno dei capitoli del libro “Drug Abuse in Adolescence” (Springer, 2015). Fra questi il sistema dopaminergico, un insieme di circuiti neuronali che utilizzano la dopamina come mediatore chimico, e che è coinvolto nella percezione del piacere e della gratificazione, nelle emozioni (attraverso l’amigdala) e nei processi decisionali (mediante la corteccia prefrontale). «La maturazione della corteccia prefrontale e delle sue aree mediale e ventrale è ritardata negli adolescenti» specifica Monezi Andrade. «Questo fenomeno influenza il comportamento dei ragazzi, rendendoli più vulnerabili alle scelte che hanno maggior valore nel breve tempo». Dunque c’è una causa neurobiologica che giustifica l’attrazione degli adolescenti verso la scoperta di emozioni e piaceri immediati. È, non a caso, il momento in cui si è attratti dalle passioni, dal sesso, dall’alcol e dalle droghe, dalle nuove esperienze. «La vulnerabilità degli adolescenti alle sostanze psicotrope è supportata non solo dai cambiamenti nella loro struttura cerebrale, ma anche dal mutamento di diversi sistemi di neurotrasmissione, tra i quali spiccano il sistema dopaminergico, quello serotoninergico, noradrenergico e glutammaergico». Ad esempio, l’aumento di attività del sistema dopaminergico tende a inibire l’attività della corteccia prefrontale, così che si riducono le capacità critiche di valutazione dei rischi e si è più esposti a comportamenti impulsivi, allo sperimentare droghe.

«Scrivi come un bullo, ripensaci» La ragazza che frena l’odio in Rete

Trisha, 15 anni, da vittima a creatrice di un software per prevenire la violenza. Il 93% di adolescenti su cui è stato testato hanno deciso di non inviare il messaggio

di Serena Danna su corriere.it

Non bastano una passione precoce per le neuroscienze e l’attitudine da vincente per convincere aziende e istituzioni a investire nel tuo progetto. Soprattutto se hai 15 anni, età in cui su Internet si diventa ricchi con videogiochi e canzoni pop. Serve uno scopo. Quello di Trisha Prabhu, la quindicenne dell’Illinois che ha inventato ReThink – un software contro il cyberbullismo -, è evitare che si ripeta quello che è accaduto a Rebecca Sedwick, una studentessa di 12 anni, che nel settembre del 2013 si è tolta la vita dopo mesi di offese e minacce online da parte di coetanei.

Figlia di informatici indiani emigrati in Usa

Trisha, figlia di informatici indiani emigrati negli Stati Uniti, legge la storia di Rebecca sette mesi dopo l’accaduto: «Ero scioccata, arrabbiata e con il cuore spezzato», racconta via mail al Corriere della Sera dalla sua casa di Naperville.
Come è possibile che la promessa di libertà di internet si sia trasformata in una minaccia per i più indifesi? I social media, scrive la studiosa Dana Boyd in It’s Complicated (Castelvecchi), «non hanno alterato radicalmente le dinamiche del bullismo ma le hanno rese visibili a più persone». Eppure, secondo Trisha, il cyberbullismo «è una pandemia silente»: «L’ha subito il 50% degli adolescenti americani», spiega. «E nove vittime su dieci non hanno il coraggio di parlarne».

 Scrive codici dall’età di 10 anni

La studentessa, che scrive codici dall’età di dieci anni, ne è stata a sua volta vittima: «Ma io sono una di quelle con la scorza dura, quindi mi sono lasciata scivolare addosso le offese», puntualizza. Senza abbandonare l’hobby della corsa e la passione per il canto, inizia a studiare le strategie messe in campo dalle compagnie tecnologiche per contrastare il bullismo online, scoprendone in fretta i limiti: non è lasciando alla vittima la responsabilità di denunciare il carnefice – come accade su Twitter – che si ferma la violenza. Occorre agire «prima che il danno avvenga», sostiene Trisha. È nello spazio tra l’impulso incosciente e l’invio del messaggio che bisogna intervenire.

Neuroscienza

La ragione sta nei manuali di neuroscienza che la studentessa consulta: studiando il rapporto tra età e «hate speech» sui social, ha scoperto che gli adolescenti tra i 12 e i 18 anni sono molto più inclini a scrivere messaggi violenti online rispetto agli adulti. Fino all’età di 25 anni, infatti, la corteccia pre-frontale – quella in cui risiede l’autocontrollo – non è completamente sviluppata. «Un adolescente è come un’automobile senza freni», dice Trisha.

«Trigger warning»

Nell’America ossessionata dai «trigger warning» – gli avvisi che riguardano contenuti pericolosi – la quindicenne scorge la strada per la prevenzione del cyberbullismo. Progetta un software che riconosce i messaggi a rischio e che invia all’autore un allarme per avvisarlo sull’effetto devastante che potrebbe avere il suo testo. Trisha è convinta che il sistema potrebbe ridurre notevolmente i casi, e i primi risultati di ReThink sembrano darle ragione: nel 93% dei casi gli adolescenti su cui è stato testato il software hanno scelto di non inviare più il messaggio. L’obiettivo adesso è migliorare il sistema e convincere le scuole e i siti ad adottarlo: «Tra dieci anni», confessa, «mi immagino come una donna che, grazie alle sue competenze tecnologiche e scientifiche, sta cambiando il mondo, attraverso piccole o grandi imprese».

Nostro figlio. Dal concepimento all’adolescenza come aiutarlo a crescere con il metodo dell’educazione emotiva

Il primo manuale per genitori che spiega come applicare il metodo dell’educazione emotiva per crescere bene i figli. ispirato ai principi dell’intelligenza emotiva, il libro è rivolto a chi sta per avere un bambino e a chi già ne ha, a chi ha figli piccoli o già adolescenti. Ulisse Mariani e Rosanna Schiralli offrono alle mamme e ai papà un vero e proprio vademecum, uno strumento pratico per crescere bene un figlio giorno dopo giorno, anno dopo anno, dal concepimento all’adolescenza. Spiegati in modo semplice, dettagliato e concreto per ogni fase di età, tutti i suggerimenti, le avvertenze e le informazioni presenti in questo libro si ispirano ai più avanzati studi neurofisiologici nell’ambito della psicologia dello sviluppo e al metodo dell’Educazione Emotiva, introdotto in Italia dagli stessi autori. È ormai scientificamente dimostrato che tale metodo, se applicato con convinzione e continuità, garantisce da subito bambini meno capricciosi, adolescenti senza disagi, genitori meno stanchi e più soddisfatti. Un manuale da leggere dall’inizio alla fine, ma anche da consultare all’occorrenza, quando cercate le opportune risposte sul parto e sull’alimentazione, sul sonno e sull’asilo nido, sulla questione dei compiti a casa e sull’importanza delle regole, sui primi amori, sugli orari da rispettare e su tanto altro. E se avrete ancora qualche dubbio, potrete contattare direttamente gli autori.

Mondadori Editore.

Il sito degli autori http://www.educazioneemotiva.it/chi-siamo/

LA SESSUALIZZAZIONE PRECOCE DELLE RAGAZZE di Alberto Pellai

Una delle cose che le nostre figlie imparano fin da piccole è che mostrarsi sexy, ammiccanti, puntare sul proprio aspetto fisico e sulla propria immagine è la chiave di successo per garantirsi un futuro in tutti i settori della vita: amore, amicizia e professione.  Del resto, anche le statistiche parlano chiaro in questo senso: negli ultimi 50 anni i comportamenti dei giovani in ambito sessuale sono notevolmente cambiati. L’inizio dell’attività sessuale si è spostata verso età sempre più precoci, si è verificato in età minorile un incremento di gravidanze indesiderate e di infezioni sessualmente trasmesse ed è aumentato l’uso di alcol e droghe, congiuntamente all’attività sessuale. Tra i fattori di natura psicologica ed educativa che hanno contribuito al fenomeno, i media occupano invece una posizione predominante. Infatti, l’accumulo di immagini e contenuti a tema sessuale ha normalizzato nella vita dei giovanissimi una percezione francamente sessualizzata dell’esistenza, agendo anche a livello cerebrale, attraverso la stimolazione e il rilascio di gonadotropine da parte di ipotalamo e ipofisi, con conseguente attivazione dei circuiti neuroendocrini deputati alla secrezione di ormoni che stimolano gli organi sessuali ad iniziare la loro attività anticipatamente rispetto a quanto dovrebbe avvenire per programmazione naturale.

Sono proprio questi aspetti problematici di sessualizzazione precoce che portano ad una particolare forma di adultizzazione del minore, che passa attraverso la sua “erotizzazione”, fenomeno che secondo quanto dichiarato dall’American Psychological Association, si basa su quattro elementi in base ai quali:

l’articolo prosegue sul blog del suo autore ALBERTO PELLAI TUTTO TROPPO PRESTO

GHB la droga dello stupro

Il gamma-idrossibutirrico, più comunemente denominato GHB, è un acido presente nel nostro organismo, sintetizzato dal biologo francese Henry Laborit nei primi anni sessanta ed utilizzato inizialmente come farmaco per il trattamento dell’insonnia e per facilitare la disintossicazione da alcol. A causa dei suoi effetti secondari, oggi è nota sul mercato illegale come una tra le “droghe da stupro”, perché associata a numerosi casi di violenza carnale. Il Ministero della Salute, per tale motivo, ha deliberato l’iscrizione del GHB nella tabella  delle sostanze stupefacenti. La sostanza si presenta come incolore ed insapore e può essere  facilmente sciolta in una bevanda senza che la vittima se ne accorga. Dosi elevate, combinate con l’alcol, a distanza di circa 5-20 minuti dall’assunzione, possono causare effetti quali la perdita del senso della realtà e delle capacità di coordinamento, nausea, problemi respiratori e disturbi della memoria.

Si evidenzia che, nonostante sia difficile rilevare la presenza di GHB nell’organismo, poiché rapidamente metabolizzata ed eliminata dal corpo, numerosi sono stati i casi di stupro associati a tale sostanza, in America, Inghilterra, Italia e Giappone. Nella nostra nazione a lanciare l’allarme è stata la clinica Mangiagalli di Milano, primo centro antistupro sorto in Italia. Negli anni, molteplici sono state le battaglie per arginare il fenomeno delle droghe da stupro. Una delle più rilevanti, ampliamente diffusa sui social network, è stata quella ideata dall’azienda americana, Drinksavvy, pubblicata su Indiegogo, noto sito internazionale di crowfunding (finanziamento collettivo). La campagna ha portato alla realizzazione di bicchieri e cannucce, distribuiti gratuitamente nelle discoteche, che cambiano colore a contatto con drink contenenti GHB, ketamina e Rohypnol. Un team di ricercatori dell’Università di Singapore ha inoltre sviluppato un sensore fluorescente per identificare la presenza di GHB. Tale sensore se miscelato con una bevanda contenente droga, cambia colore in meno di 30 secondi, rendendone facile e veloce l’individuazione. Per questa ricerca sono stati analizzati 5.500 coloranti da cui, successivamente, ne sono stati selezionati 17 per testarli con diverse concentrazioni di GHB. Il risultato ha portato alla scoperta di un colorante, ribattezzato “GHB Orange”, che ha mostrato un rapido cambiamento di colore della bevanda in caso di presenza di GHB.

Sono gelosa di mia figlia

Il rapporto madre-figlia non è sempre facile e può capitare che sia caratterizzato da rivalità e conflitti. Come rivela anche uno studio secondo cui le madri si sentono orgogliose se i figli maschi raggiungono risultati superiori ai loro, ma per le figlie vale il contrario. La psicologa ci spiega come fare i conti con questi sentimenti non detti e rompere l’incantesimo partendo innanzitutto con l’essere sincere

Stefania Medetti D Repubblica.it

Nelle fiabe, la matrigna prova sentimenti malevoli nei confronti della protagonista, mentre la madre, fatta scomparire dalla scena dal narratore, rappresenta l’amore incondizionato. Nella vita reale, le cose sono un po’ più complicate di così e non è raro che la madre senta nei confronti della figlia un mix di sentimenti contrastanti. “La gelosia è una fra le risposte più disturbanti”, conferma Terri Apter, autrice del saggio “Difficult mothers” e senior tutor presso il Newnham College della Cambridge University (www.newn.cam.ac.uk/). Il lato oscuro delle madri, infatti, ipoteca l’esistenza delle due parti. “Della mia infanzia, ricordo una madre poco paziente, mentre l’adolescenza e l’età adulta sono state costellate da critiche e scontri. Solo recentemente ho capito che il problema non ero io”, racconta Stella T. 36 anni, imprenditrice. Nonostante i segnali, infatti, identificare una madre gelosa non è né semplice né immediato. In Italia, in particolare, è un argomento di cui si parla ancora poco. “Viviamo in una società in cui è difficile ammettere, innanzitutto con se stessi, di provare sentimenti spiacevoli, avversivi, ‘non giusti’ verso un’altra persona, specie se tale persona è nostra figlia”, osserva Milena Masciarri, psicologa e psicoterapeuta rogersiana, docente dell’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona (www.iacplog.it) e formatrice del metodo Gordon. In realtà, l’ambivalenza dei sentimenti è una presenza naturale di ogni relazione, anche di quella più intima e ancestrale tra genitori e figli. Gli effetti della gelosia materna, però, possono essere devastanti. “Una mia cliente ha descritto la gelosia materna come un’impronta profonda che neanche l’onda più forte e avvolgente riesce a cancellare”. La gelosia, infatti, segna, condiziona e macchia un po’ tutti i rapporti. “Una parte di sè resterà sempre arida, perché mai nutrita, nonostante il bisogno e l’attesa, proprio dall’amore materno”.

Cosa scatena la gelosia
Ma cosa scatena la gelosia delle madri? “Il successo è pericoloso”, risponde Apter. In certi casi, infatti, la gioia o il piacere dei figli possono accendere il risentimento della madre che può reagire con pensieri che danno forma alla gelosia, tipo: “Perché mia figlia può essere così felice, mentre io no?” oppure “Perché tutta la sua vita sarà un successo, mentre la mia è una delusione?”. Non tutte le madre, infatti, amano in maniera incondizionata i loro figli, ma mentre molte di loro sono orgogliose dei successi ottenuti dai figli maschi, riversano sulle figlie il loro malanimo, come ha evidenziato Carol Ryff, professoressa di psicologia all’University of Winsconsin-Madison. “L’invidia è sempre diretta verso qualcuno con cui ci mettiamo a confronto, dunque le femmine più dei figli maschi sono il destinatario ‘ideale’ dei sentimenti materni”, spiega Apter. Generalmente, il tipo di madre che soffre di gelosia è una donna che ha visto frustrate le proprie ambizioni e, per questa ragione, prova del risentimento nei confronti del successo della figlia. Ma non solo: “Si tratta di persone che hanno costruito la propria identità intorno a un nucleo narcisistico, per le quali i traguardi, i successi e l’apparire diventano più vitali dell’essere”, aggiunge Masciarri. La figlia, dunque, viene “vissuta” come un prolungamento di se stesse e non come un individuo a sè, con proprie caratteristiche, sentimenti, personalità, scelte e realizzazioni. Addirittura, per le madri che soffrono di gelosia, la naturale differenziazione e autonomia della prole è spesso intollerabile: “Le figlie cercano di avere successo per compensare l’insoddisfazione della propria madre, ma se hanno successo, la madre diventa sempre più ansiosa e piena di risentimento, come se fosse stata lasciata indietro”, fa notare Apter.

Rompere l’incantesimo
La chiave per rompere l’incantesimo è la consapevolezza, ma da parte della madre occorre innanzitutto un atto di sincerità: “Ammettere di provare sentimenti avversivi verso la propria figlia, riconoscere di non riuscire a godere di lei e per lei, ma anche scoprire un senso quasi di piacere davanti ai suoi fallimenti sono campanelli d’allarme che devono essere presi in considerazione, anche con l’aiuto di un professionista”, suggerisce Masciarri. Anche le figlie, per quanto non abbiano responsabilità nei confronti dei sentimenti materni, sono chiamate in causa: la realizzazione che un genitore possa non godere di ciò che fa felice i figli è una scoperta amara per il destinatario. “Se parlarne apertamente con la propria madre non è sempre una strada percorribile, la consapevolezza di quello che ci succede ci ridà potere sulle nostre azioni e sui nostri sentimenti e ci restituisce la possibilità di un cambiamento”, conclude Masciarri.

Il Festival della Salute torna a Viareggio dal 25 al 28 settembre

Viareggio ospiterà dal 25 al 28 settembre la VII edizione del Festival della salute.
Unico nel suo genere, il Festival è realizzato in stretta collaborazione con la Regione Toscana e l’Asl 12 di Viareggio.
Sarà aperto, giovedì 25 settembre, dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin che interverrà ad un incontro dedicato all’Innovazione in sanità e sarà concluso domenica 28 settembre dal Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.

IL PROGRAMMA

Saranno quattro giorni intensi di discussione e confronto, con tanti altri ospiti che animeranno incontri, dibatti, workshop. E poi ancora spettacolo, sport e attività specifiche per le scuole e i bambini che avranno a loro disposizione un’apposita ludoteca.
Il Festival della Salute si pone come veicolo di partecipazione, promozione e confronto sui temi della salute, tra i decisori politici e gli operatori del settore, aziende e associazionismo. Si comincerà parlando della digitalizzazione della sanità, trasferimento tecnologico e ricerca e si terminerà danzando al ritmo della WellDance®, ballo ufficiale del Festival.
Nel frattempo la Cittadella del Festival – oltre 2000 metri mq di tensostrutture allestite tutt’attorno al Centro Congressi – si animerà, mettendo insieme divulgazione e intrattenimento. Si discuterà di sport e salute, diabete, malattie rare, medicina di genere, alimentazione giovanile, psicologia del lavoro, realizzando le condizioni di incontro e confronto tra politica, aziende, volontariato e no profit , sanità pubblica e privata, mondo della ricerca e accademico e soprattutto con i cittadini.
La Cittadella del Festival sarà completata da una zona riservata a laboratori e screening in in cui i visitatori potranno sottoporsi a check up gratuiti, grazie alla collaborazione di associazioni, volontari e medici che si impegnano da anni per diffondere la pratica della prevenzione e promuovere un approccio consapevole alla propria salute.

Infine segnaliamo Programma educational: una programmazione interamente rivolta alle scuole, dedicata a sviluppare la promozione della salute nei contesti di vita degli adolescenti e di favorire il coordinamento delle varie competenze e professionalità sociali, educative e sanitarie per favorire il passaggio dalla cultura dell’emergenza alla cultura della prevenzione, come proposta pedagogica stabile

Parliamo di sesso alle nostre figlie. E’ l’unico modo per evitare gravidanze precoci!

Johann Rossi Mason, huffington post

Come madre di un’adolescente sono sempre stata molto attenta a veicolare informazioni corrette su sesso e contraccezione perché ritengo che sapere renda liberi ma anche sicuri. A maggior ragione perché ritengo che una gravidanza troppo precoce sia un evento che può pregiudicare il futuro dei ragazzi, assolutamente impreparati a crescere un bambino. Fortunatamente alcune ricerche recenti mi hanno consolata del fatto di essere sulla strada giusta: una indagine americana infatti ha rivelato che il 68% dei ragazzi intervistati non usano metodi contraccettivi per paura che i genitori lo scoprano.

Sembra assurdo ma sette adolescenti su 10 non usano alcun metodo per evitare una gravidanza (per non parlare delle malattie sessualmente trasmesse) proprio nelle famiglie in cui parlare di sesso è considerato un tabù, una vergogna e viene stigmatizzato. Il numero delle gravidanze precoci è più elevato proprio nelle ragazze che in famiglia non hanno mai parlato di argomenti ”intimi” e temono la riprovazione dei genitori nel caso in cui venissero scoperti profilattici o pillole. Il dato è affidabile giacché proviene dalla National Campaign to Prevent Teen and Unplanned Pregnancyche ha individuato come l’obiettivo di comunicazione non siano i ragazzi ma proprio le famiglie che non affrontando l’argomento credono che la cosa, semplicemente, non accada. La famiglia invece, con il proprio atteggiamento, influenza profondamente il comportamento dei figli: credono che parlare di questioni legate al sesso venga percepito dai giovani come un’approvazione e in parte madri e padri, sbagliando, non credono di avere influenza su questo genere di decisioni.

C’è da dire che gli americani hanno buoni motivi per preoccuparsi, nel 2014 le gravidanze di ragazze con meno di 19 anni sono state 250mila, il 24 per mille della popolazione adolescente, mentre in Italia ce la caviamo con un dignitoso 7 per mille (circa 2500 gravidanze l’anno) anche se siamo ultimi nelle classifiche europee per l’uso dei contraccettivi ormonali: li usano il 16% delle italiane contro il 30% delle tedesche, il 35% delle inglesi e il 50% delle olandesi. Mentre le giovanissime connazionali sono poco informate e in caso di rapporti a rischio ricorrono alla contraccezione di emergenza. Secondo Eurisko 7 su 10 delle under 19 non sanno nemmeno quali siano i giorni del ciclo più fertili. C’è da mettersi le mani nei capelli.

Questione non semplice che prevede un certo grado di reciproco imbarazzo, ma la chiave è essere chiari, la vita sessuale riguarda loro e alla fine faranno quello che vogliono, l’importante è che sappiano come la pensiamo. Possiamo anche dichiarare che riteniamo che 14, 15 o 16 anni siano pochi per avere rapporti sessuali o che vorremmo che aspettassero il matrimonio (ognuno ha le sue opinioni) ma che se stanno pianificando di fare sesso che almeno lo facciano in sicurezza.

Le occasioni per parlarne sono numerosissime, una serie tv, un articolo di giornale, basta affrontare la cosa con semplicità e tatto: i nostri figli non hanno alcuna intenzione di confidarsi con noi (tranne rare eccezioni) quindi non facciamo domande, limitiamoci a dare informazioni e dichiararci a disposizione per chiarimenti. Non vogliono parlare con noi? Offriamoci di portarli in un consultorio o dal medico di famiglia dove potranno entrare da soli. Dietro quella porta c’è una vita privata che è giusto rimanga tale. Non ne sapete abbastanza? Offrite loro un libro, purché l’informazione sia qualificata.

L’importante è farli sentire supportati e far sentire loro che è una decisione libera. Aiutate i vostri figli a prendersi cura della loro salute sessuale, maschietti compresi, che dopo la fine del servizio militare obbligatorio con la famosa visita di leva hanno perso una grande occasione di prevenzione e monitoraggio della salute. E se non dispongono di denaro, be’, potete far scivolare una scatola di preservativi nel carrello della spesa e fargliela avere perché è meglio un imbarazzo in più oggi che un nipotino troppo presto domani.

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