Cresce il sexting tra i ragazzi

Secondo una ricerca del Cremit, su quasi 900 studenti tra i 14 e i 18 anni della Brianza, il 20% posta contenuti a sfondo sessuale sui social network.

Lo fanno soprattutto per divertimento e “per scherzo”. Sono i nuovi adolescenti a cavalcare la moda del “sexting”, il fenomeno che si sta diffondendo in Italia e all’estero e che interroga le agenzie educative. Lo scambio di contenuti espliciti di carattere sessuale (testi, immagini, video) attraverso i media digitalipreoccupa famiglie ed educatori di fronte all’ipotesi di eventuali sviluppi patologici del problema.

Il Centro di ricerca sull’Educazione ai media all’informazione e alla tecnologia (Cremit) dell’Università Cattolica di Milano e Pepita Onlushanno coinvolto 1800 ragazzi e ragazze tra i 14 e i 18 anni per mettere a fuoco cause e conseguenze dell’ultimo segno della società digitale.

Cremit ha somministrato i questionari in 20 scuole superiori tra licei, istituti tecnici e professionali della provincia di Monza Brianza, a cui hanno risposto 889 studentiequamente divisi tra maschi e femmine. Ne risulta che il 20% posta messaggi a contenuto sessuale per divertimento, il 12,6% per “fare colpo”, l’11,6% per “essere popolare” e solo l’8,7% per “prendere in giro qualcuno”.

L’indagine ha l’obiettivo di evidenziare il punto di vista degli adolescenti rispetto all’uso dei social network, alle loro preferenze, al tipo di comunicazione di sé che veicolano. Le immagini del profilo, quelle che postano o si scambiano insieme a testi e video, raccontano della vita sociale dei ragazzi, le modalità nuove con cui si rapportano, i valori che mettono al centro delle relazioni.

Pepita Onlus ha organizzato focus group in diverse città d’Italia rilevando tra le motivazioni principali: “per ricevere attenzione” con un 25% nelle ragazze contro un 15% nei ragazzi, “per ricevere commenti positivi” con un 23% nei ragazzi e un 19% nelle ragazze.

Image.ME. Corpi, consumi e trasformazioni dei giovani nello specchio dei nuovi media” del Cremit e “Ne hai condivisi tanti, condividi anche questo” di Pepita Onlus, sono i titoli delle due ricerche.

La giornata di studio promossa dal Cremit, dalle cooperative sociali Pepita Onlus e Industria Scenica insieme all’associazione Contorno Viola, sarà l’occasione anche per annunciare la nascita di “Decidi” (Definirsi Cittadini Digitali), il gruppo permanente su “Educazione e cyberbullying” che unisce le diverse competenze e i differenti modelli di intervento. L’obiettivo del gruppo è quello di promuovere azioni mirate e concrete destinate ai diversi contesti educativi: dalla scuola agli oratori, alle società sportive.

Passando in rassegna i diversi comportamenti “a rischio” messi in atto dagli adolescenti e registrati sui diversi social network il gruppo vuole promuovere una duplice riflessione: da un lato con l’obiettivo di studiare i comportamenti non conformi agiti da minori nell’ambito e attraverso i media digitali – in particolare nei social network – e, dall’altro, per fornire percorsi concreti ed efficaci di educazione preventiva con metodologie integrate.

Informazioni e dettagli si possono trovare sul sito www.cremit.it

4 cose che voglio che mia figlia sappia prima di sposarsi

Articolo di Dr. Lisa Kaplin – pubblicato su HuffingtonPost.it

Mia figlia sta attraversando l’adolescenza e si avvicina all’età adulta. Ci sono alcune cose che voglio che sappia sul matrimonio. Anche se desidero che trovi il vero amore, non posso “venderle” sogni di storie da favola, di meravigliosi abiti bianchi e di Principi Azzurri.

Sposare la persona sbagliata può essere devastante, soprattutto per le donne. La verità è che il matrimonio non è sempre la scelta giusta per tutti. In origine, il matrimonio celava dei lati oscuri. Anche se i tempi sono cambiati, le ricerche ci dicono che il divorzio colpisce le donne sul lato economico molto di più di quanto faccia per gli uomini. È tempo che i genitori parlino ai figli (alle figlie, in particolare) di come deve essere un matrimonio sano, oggi.

Ecco quattro lezioni fondamentali che cerco di insegnare a mia figlia, prima che prenda in considerazione il matrimonio.

1. Non accontentarti.

Davvero, non farlo. Magari tutte le tue amiche si sposeranno e tu vorrai fare lo stesso. Ma non avrai ancora trovato qualcuno con cui vuoi davvero passare il resto della tua vita, quindi ti accontenterai di un ragazzo che ti vuole, insicura dei tuoi veri sentimenti. Te ne pentirai, stanne certa.
Accontentati di un paio di scarpe, di un’auto, ma non del compagno della tua vita. Questa decisione è la più importante che prenderai. Il partner influenzerà l’educazione dei figli, la tua condizione economica, la carriera e il modo in cui vi godrete semplicemente la vita. Come accontentarsi in vista di una decisione così importante? La direttrice operativa di Facebook, Sheryl Sandberg, ha spesso sottolineato quanto sia importante trovare la persona giusta, quanto questa scelta sia fondamentale per il successo personale e professionale. Accetta il suo consiglio e scegli in modo saggio.

2. Non cambiare per lui.

Molti dei miei clienti stanno affrontando il divorzio e spesso il loro rimorso più bruciante è aver finto di essere qualcun altro per trovare un compagno. Una volta sposati, hanno provato a ritrovare sé stessi e questo ha pesato sulla relazione. Se cambi per il tuo uomo, quando riuscirai a sentirti bene con te stessa? La risposta è… mai. Cerca un partner che ti ami per ciò che sei. I piccoli cambiamenti per andare d’accordo sono accettabili, ma fingere di essere ciò che non siamo per ottenere l’amore non è pensabile. Sii te stessa, esprimiti e lascia che le persone a cui non piaci se ne vadano. In ogni caso, non facevano per te.

3. Ricorda che ” I segnali d’allarme che si attivano quando lo incontri, diventano dei veri e propri ostacoli quando lo sposi”.

Una citazione di una cliente molto saggia. Morale dalla favola: se intravedi guai già quando inizi a frequentare qualcuno, non credere che quei problemi svaniranno nel nulla quando vi sposerete. Non succederà! Se non riesci a convivere con un problema, una situazione che il partner ti sottopone, metti fine alla relazione. Fallo ora, sul serio. Tutti noi ci portiamo dietro un carico pesante, ma non prenderti in giro pensando che “il tuo amore lo salverà”. Non può farlo e non dovresti neanche provarci. Amalo per ciò che è oppure lascialo andare.

4. Non accettare i tradizionali ruoli di genere a meno che non siate entrambi d’accordo.

La tua carriera conta quanto la sua. Il suo impegno con i figli deve essere pari al tuo. Gli studi mostrano che le coppie sono più felici quando hanno dei ruoli più fluidi, meno tradizionali. Pensa attentamente a come vuoi che la tua vita vada avanti, all’interno del matrimonio. L’indipendenza economica è fondamentale se il matrimonio finisce o se il coniuge muore. Troppe donne rinunciano alle loro possibilità di guadagno e questo porta a conseguenze devastanti.
D’altro canto, gli uomini hanno spesso bisogno di supporto nel crescere i figli. Aiutarsi l’un l’altro, sia ad essere economicamente indipendenti che a diventare dei bravi genitori, è un bene per la relazione e per la famiglia. Non opprimerà ingiustamente nessuno di voi, ma vi consentirà di condividere tutto quello che la vita ha da offrire.

La cosa positiva del matrimonio moderno è che possiamo adattarlo ai nostri desideri.

Noi donne abbiamo il controllo sul nostro destino e le nostre figlie possono imparare molto fin da giovanissime, se diamo loro il giusto esempio. Sapere che tipo di persona vogliono accanto è uno dei principali obiettivi della vita. Il matrimonio non è più una sorta di obbligo. È una scelta e, in quanto tale, consente alle donne di decidere attentamente, perfino di rinunciare completamente a sposarsi. Le nostre figlie hanno bisogno di tutto l’aiuto che possiamo offrire loro per comprendere le loro opzioni e decidere con saggezza.

Venezia, nei libri all’Indice per il gender anche i capolavori per l’infanzia

I lupi intelligenti di Mario Ramos ai figli dell’adozione di Amaltea, e altri cult della letteratura da zero a sei anni, da “Orecchie di farfalla” al “Pentolino di Antonino” di Isabel Carrer, delicata storia di un bambino disabile, da oggi sono accomunati dallo stesso destino. Quello di essere stati messi all’indice dal Comune di Venezia in quanto libri che parlano di “gender, o di genitore 1 e genitore 2”.

di MARIA NOVELLA DE LUCA, http://www.repubblica.it/cronaca

I LIBRI proibiti adesso sono chiusi in scatoloni sigillati e pronti per essere nascosti chissà dove. Così come aveva ordinato il nuovo sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, non appena insediato. La censura ha colpito con solerzia. Via dalle scuole della laguna tutti i libri che parlano di “gender, o di genitore 1 e genitore 2” diceva frettolosamente la breve circolare inviata ai dirigenti scolastici. Strana definizione per albi illustrati destinati ai bambini dei nidi e delle materne, liberamente in vendita in tutte le librerie italiane, e dove i protagonisti sono oche, orsi, topi, principesse, elefanti, gatti, famiglie, madri e padri. Ma il risultato, grottesco, e già finito sui giornali stranieri, è che sotto la scure del presunto “gender” sono finiti ben 49 titoli delle migliori case editrici per ragazzi.
Capolavori per l’infanzia come “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni, scrittore e illustratore celebre e amatissimo, dove due colori tanto diversi sono così profondamente amici, da mescolarsi per creare il verde… Difficile comprendere il messaggio eversivo di questo abbraccio cromatico. Tanto che contro la “lista di proscrizione”, dove si narra anche di (pericolose) ninne nanne per far addormentare i bebè, si sono mobilitati autori, editori, cittadini, librai, bibliotecari, con letture in piazza, flash mob, e campagne via Facebook dal titolo “Liberiamo i libri”. Durissima l’Associazione Italiana Scrittori per l’Infanzia, che parla di “prassi autoritaria che ha visto luce soltanto nei periodi più bui della storia delle dittature”. Sottolineando come nella caccia al libro pericoloso ordinata dal nuovo sindaco di centrodestra, siano rimasti intrappolati volumi di ogni tipo, e assi poco “gender”. Dai lupi intelligenti di Mario Ramos ai figli dell’adozione di Amaltea, e altri cult della letteratura da zero a sei anni, da “Orecchie di farfalla” al “Pentolino di Antonino” di Isabel Carrer, delicata storia di un bambino disabile.
“Mi ha chiamato da New York Annie, la nipote di Leo Lionni, per chiedermi sbalordita come mai fossero stati censurati in Italia i libri del nonno”, racconta Francesca Archinto, direttrice editoriale di “BabaLibri”, che ha diversi titoli “all’indice” nella lista veneziana. “È incredibile che la politica cerchi di controllare la cultura, in quegli albi illustrati c’è la vita reale, i bambini non possono ignorare che esistono diversi tipi di famiglie, e nelle scuole c’è il bullismo, e il razzismo esiste “, incalza Francesca Archinto. “Che senso ha censurare una storia come “Il segreto di Lu”, dove si parla di soprusi a scuola? Francamente penso che il sindaco di Venezia non conosca i libri per bambini, e soprattutto la lista di titoli che ha messo al bando”. Difficile ad esempio rintracciare il fantasma del “gender” nel “I papà bis”, storia di una famiglia ricomposta dopo un divorzio. Come accade in Italia a 174 coppie ogni mille matrimoni.

Però è vero, in questa lista di libri si parla molto di “famiglie” al plurale, raccontando, ad esempio nel famoso “Piccolo uovo” edito da Stampatello e disegnato da Altan, di tutte le forme di genitorialità attuali, comprese quelle “omo” e arcobaleno. Ideatrice del progetto “Leggere senza stereotipi”, è Camilla Seibezzi, già delegata ai Diritti Civili del Comune di Venezia. “Ma quei titoli furono scelti da una équipe di pedagogisti e psicologi e consegnati alle scuole dopo un corso di formazione per gli insegnanti. Dunque con estrema cautela”. Sommerso dalle critiche Brugnaro ha adesso annunciato che sui libri proibiti verrà fatta un’analisi ulteriore, e forse alcuni saranno “liberati”.

Replica Camilla Seibezzi: “Se accettiamo che anche solo uno dei 49 libri di favole venga censurato la battaglia è giá persa e la democrazia è venuta meno, perché la scuola pubblica ha il dovere di rappresentare e tutelare tutti i bambini e non una sola parte”.

 

DIAGNO-CLICK. Quattro adolescenti su 5 cercano informazioni di salute su internet.

A 15 anni le ragazze cercano soprattutto notizie sull’alimentazione, mentre i maschi sono più interessati alla sessualità. Dopo la ricerca solo il 45% dei giovani sente il bisogno di confrontarsi con i genitori, nonostante il 91% si dica ansioso perché non sa come gestire le informazioni. I risultati del progetto Diagno//Clickpatrocinato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e promosso dall’associazione FamilySmile.

CLICCA PER SCARICARE L’INDAGINE

Il 77% degli adolescenti italiani cerca in rete notizie sul proprio benessere. E non c’è distinzione tra maschi e femmine. Tra quelli che navigano su internet in cerca di notizie di salute, il 33% è infatti composto da ragazzi e il 34% da ragazze. Ma se i maschi cercano soprattutto notizie sulla sessualità, le femmine sono più interessate all’alimentazione. In entrambi i casi, internet ha, in molti casi, sostituito la richiesta di aiuto a mamma e papà e, di conseguenza, anche il consulto medico. Dopo la ricerca, infatti, solo il 45% dei ragazzi sente il bisogno di confrontarsi con i genitori, nonostante il 91% si senta ansioso perché non sa come gestire queste informazioni e l’82% confuso perché non sono riusciti a comprendere tutte le informazioni ricevute. L’88% si dice però rassicurato perché comunque hanno ottenuto delle risposte.

Sono questi i principali risultati di Diagno//Click: quando i giovani interrogano il web per rispondere ai problemi di salute, il  primo studio europeo che analizza il rapporto tra i giovani, la salute e il web patrocinato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e promosso dall’associazione FamilySmile.

Come Autorità di garanzia non abbiamo mai pensato di demonizzare l’utilizzo di internet – ha dichiarato Vincenzo Spadafora, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, commentando i risultati dell’indagine – piuttosto bisogna imparare a farne un uso consapevole. Gli adolescenti cercano sulla Rete cose molto importanti, non solo sulla salute ma anche sulla loro identità personale”.
“Dalla nostra ricerca emerge quanto i ragazzi siano straordinari e quanto, in realtà, cerchino di essere autonomi rispetto alle informazioni di cui hanno bisogno”, sottolinea l’avvocato Andrea Catizone Presidente dell’associazione FamilySmile, puntualizzando anche che “è fondamentale il sostegno che gli adulti devono riuscire a dare ai ragazzi:  il web è il luogo in cui riescono a trovare delle risposte su temi che spesso non riescono ad affrontare con gli adulti”.

Lo studio è l’inizio di un percorso che ha come obiettivo quello di rendere i ragazzi sempre più consapevoli rispetto alla propria salute, e a fornirgli gli strumenti critici per selezionare le notizie meno affidabili che circolano su internet. A tal proposito è stata annunciata la possibile realizzazione di un’App, la cui funzione è quella di fornire risposte chiare alle domande sulla salute fatte dai ragazzi, utilizzando un linguaggio che sia meno istituzionale e rigido, e attraverso il quale gli adolescenti possano riconoscersi con il massimo della serenità e della sicurezza.

Tornando ai risultati, l’indagine, condotta su un campione di 1713 adolescenti dai 14 ai 19 anni delle scuole superiori in 10 Regioni Italiane attraverso un questionario anonimo di 12 domande a risposta multipla di cui 10 a risposta chiusa e due a risposta aperta, seguito da una fase di formazione attiva, degli studenti, dei genitori e degli insegnanti avvenuto all’interno delle scuole, ha consentito di mettere in luce quanto forte sia il legame tra i giovani e il web quando si tratta di salute. Alla domanda che cosa è per loro la salute, gli adolescenti rispondono in modo assai differente alle aspettative avendo per loro un senso molto diverso dal concetto sanitario ed essendo per lo più legato ad una visione per lo più soggettiva. Per alcuni è un corpo scolpito, per altri, la morte, per altri ancora la materialità del possesso. La salute è, dunque, la rappresentazione ideale di ciò che i giovani vogliono essere o tendono a divenire. Ed è per questo che i giovani cercano prima di tutto notizie relative al benessere, allo “stare in buona salute” intesa come necessità prevalente di possedere un corpo in forma e di controllare l’alimentazione, anche se la materia della ricerca cambia nel corso degli anni. A 20 anni l’argomento più cercato tra le donne (il 75%) è quello relativo alle malattie sessualmente trasmissibili, argomento che a 17 anni interessa solo il 35% delle ragazze, molto più concentrate, tra i 14 e i 16 anni, alla forma fisica e all’alimentazione. Va al contrario per i maschi, dove la sessualità è di maggiore interesse nella prima fase venendo poi sostituita dai consigli su forma fisica e alimentazione dai 19 anni in poi.

Il tema delle droghe e dell’alcool riguarda in modo quasi omogeneo i ragazzi e le ragazze, anche se le differenze aumentano con il variare dell’età : infatti mentre tra i giovani di 15 anni, il 43% delle femmine ed il 57% dei maschi si informa sulle droghe e sull’alcool, quando si indaga sullo stesso argomento con i più grandi emerge che il 66% dei maschi di 17 anni continua a ricercare notizie relative all’alcool, mentre solo il 34% delle femmine diciassettenni si interessa a questo tema.

Il 33% dei maschi e il 34% delle femmine naviga in siti di tutti i tipi per cercare informazioni relative alle malattie soprattutto per risalire dai sintomi all’identificazione di una malattia. Questa percentuale cresce con l’età, infatti il 43% delle femmine di 17 anni e il 41% di quelle di 19 anni hanno interesse a conoscere cosa siano determinate malattie e analizzarne i sintomi.

Ma perché i giovani su temi delicati come la salute cercano informazioni sul web? Il 92% del campione ha risposto che lo fa per la possibilità di accedere alle informazioni 24h/24h e per la velocità con la quale possono ottenere tali risposte. Solo il 2% riconosce alle notizie su internet una maggiore affidabilità.

Quanto ai sentimenti che provano i ragazzi dopo la loro ricerca sul web, il 91% si dice ansioso perché non sa come gestire queste informazioni e l’82% Confuso perché non sono riusciti a comprendere tutte le informazioni ricevute. L’ 88% si sente comunque rassicurato perché comunque hanno ottenuto delle risposte. Il 10% è incuriosito e va a ricercare altre malattie.

Diagno\\click ha anche indagato il comportamento dei giovani rispetto agli adulti di riferimento dopo la ricerca e solo il 45% tra di loro ha dichiarato di sentire il bisogno di confrontarsi con i genitori dopo aver navigato su internet. “Ciò dimostra – secondo i ricercatori – come il percorso di autonomia e di autoaffermazione dei ragazzi in verità presenta aspetti di fragilità che non possono essere ignorati e che talvolta costituiscono un humus fertile nel quale affondano le radici successive patologie di natura psicologica difficili da controllare”.

FONTE http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=29108

MATTEO LANCINI: Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali

Proseguono le interviste di GIC con operatori e professionisti che si occupano di adolescenza. In occasione dell’uscita del suo nuovo libro  “Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali”, Centro Studi Erickson, ne parliamo con Matteo Lancini, psicologo psicoterapeuta, membro e presidente del Centro di Consultazione e Psicoterapia della Fondazione Minotauro di Milano.

“Adolescenti navigati”, nato dalla lunga esperienza dell’autore come psicoterapeuta di numerosi ragazzi e delle loro famiglie, suggerisce, attraverso esempi e indicazioni estremamente pratiche, strategie educative autorevoli ed efficaci per rispondere alle esigenze evolutive dei nativi digitali. Rivolto a genitori, insegnanti, educatori e counselor, il libro aiuta a comprendere e sostenere preadolescenti e adolescenti nella fase più delicata della loro crescita, trovando soluzioni alle difficoltà più comuni e insegnando come: capire chi è, e come interagire con, un nativo digitale; rivedere le funzioni paterne e materne nell’era di internet; gestire i rapporti scolastici con insegnanti e dirigenti; trovare il giusto equilibrio tra l’esigenza di controllo e il bisogno di fiducia.

  • Quali sono le difficoltà che padri e madri incontrano oggi nell’esercitare la funzione paterna e materna?

Il passaggio a un nuovo modello educativo familiare, che ho chiamato “dal padre simbolico alla madre virtuale”, richiede una continua reinterpretazione dei ruoli genitoriali per nulla semplice nella complessità sociale odierna. Tra le tante difficoltà ci sono la necessità materna di coniugare distanza corporea e vicinanza emotiva e la difficile declinazione di una paternità che ha rinunciato alla violenza ma che fatica ad individuare una nuova e riconosciuta forma di autorevolezza. Madri e padri devono inoltre fare i conti con un contesto, come quello attuale, dove è aumentata la forza orientativa dei coetanei e l’influenza della cultura massmediatica e di internet. I genitori si costituiscono come modelli di identificazione sempre meno esclusivi, rispetto al passato, e già da piccolissimi i figli crescono immersi nelle relazioni con i propri coetanei e nelle animazioni televisive e in rete che scandiscono la quotidianità. Tra i tanti esempi possibili, si pensi al modello di padre evocato da Papà Pig, in uno dei format animati di maggior successo in Italia e nel mondo.

  • Nel suo libro, occupandosi del ruolo del padre di fronte ai compiti evolutivi del figlio adolescente, scrive che l’adolescenza è “l’epoca della funzione paterna per eccellenza”.

Prima delle ridistribuzione e ricontrattazione dei ruoli familiari, l’infanzia era scandita dall’appartenenza materna ed era con l’arrivo delle trasformazioni adolescenziali che entrava simbolicamente in scena il padre. Il padre sanciva la fine dell’infanzia e si faceva garante della nascita sociale dell’adolescente. Oggi viviamo in un contesto familiare e sociale molto diverso, frutto di conquiste e trasformazioni culturali oramai irrinunciabili, chiamato ad integrare altre straordinarie novità rese possibili dalle innovazioni tecnologiche. Tutto questo non deve farci dimenticare che i compiti evolutivi dell’adolescenza sono invarianti. La separazione dai miti dell’infanzia, la mentalizzazione del corpo naturale, la formazione di un sistema di valori e la propria nascita come soggetto sociale trovano nello sguardo di ritorno paterno e nella capacità del padre di non rinunciare alla propria funzione un riferimento importante. Il padre è chiamato a sostenere la realizzazione dei compiti evolutivi dell’adolescente e a offrire uno spiraglio sul futuro possibile per il figlio o la figlia. Un compito ancor più importante in una società che comunica alle nuove generazioni molta crisi e poca speranza. Il padre sostiene il futuro, anche nei momenti difficili.

  • Cosa rappresentano il web, i social, i videogiochi per gli adolescenti di oggi, in termini di rischi e opportunità, e qual è una possibile “strategia di accompagnamento” più adeguata per i genitori?

Gli adolescenti odierni sono cresciuti sin da piccolissimi in una condizione caratterizzata dalla distanza corporea e dalla vicinanza relazionale, in quella che è stata definita la società del “spesso distanti ma mai soli”. Inseriti all’asilo e in altri contesti organizzati hanno sperimentato, su mandato genitoriale, cosa significasse trascorrere la quotidianità distante da mamma e papà ma mai veramente soli. La diffusione delle “relazioni senza corpo” origina in ambito familiare e si trasferisce successivamente nelle relazioni con i coetanei. Se a questo aggiungiamo la chiusura degli spazi di socializzazione e gioco spontaneo, dovuta anche all’aumentata percezione di pericoli esterni, possiamo dare un nuovo significato alla diffusione delle “piazze e battaglie virtuali” in preadolescenza e adolescenza. Può sembrare un controsenso, ma nella società odierna, se le cose procedono bene, l’adolescente si allena attraverso il virtuale, sperimenta nuove parti di sé in un contesto meno rischioso della strada, dove il corpo dei figli è percepito come in balia dei malintenzionati. Quando il virtuale da “palestra sociale” diventa luogo di rifugio, dell’immersione quotidiana e della ripetizione dell’identico, le cose non procedono bene. Inoltre, ritengo siano auspicabili delle politiche educative e sociali che rimettano il corpo naturale, e le sue esigenze, al centro dello sviluppo adolescenziale. Riaprire, prima nella nostra mente e poi nelle nostre città, spazi di socializzazione spontanea e luoghi dove le pari opportunità possano essere sempre più affermate, senza negare le differenze di genere, ritengo sia l’operazione più utile per contrastare lo strapotere del marketing della virtualità.

  • Come si svolge la consultazione con i genitori e con gli adolescenti all’interno della Fondazione Minotauro di cui è membro e Presidente?

Il Centro di Consultazione e Psicoterapia della Fondazione Minotauro si occupa di soggetti di tutte le età. E’ comunque vero che la storia del nostro Istituto è caratterizzata da una particolare attenzione all’adolescenza, fase dello sviluppo che richiede un dispositivo di intervento specifico. Il nostro approccio alla crisi adolescenziale si muove in una prospettiva evolutiva, in cui ampio spazio è dato alla voce dei ragazzi e delle ragazze ma anche a quella dei genitori. La nostra metodologia prevede dunque anche il coinvolgimento della madre e del padre, considerati come degli importanti collaboratori, dei co-terapeuti, dell’intero percorso di consultazione e psicoterapia. Questo perché riteniamo che la crisi adolescenziale dipenda da una situazione di stallo, da un blocco nella realizzazione dei compiti evolutivi propri di questa fase dello sviluppo e che la ripresa evolutiva possa avvenire attraverso il lavoro sul sistema di rappresentazioni dell’adolescente ma anche dei suoi genitori. Pur utilizzando un dispositivo flessibile, calibrato sulle singole richieste, il nostro modello di consultazione prevede dunque colloqui separati con l’adolescente, la madre e il padre, fino alla restituzione di quanto emerso nel lavoro della nostra équipe.

W L’AMORE

Materiale

Il Progetto della Regione Emilia-Romagna W l’amore vuole offrire ai ragazzi e alle ragazze delle scuole secondarie di primo grado la possibilità di affrontare con gli adulti di riferimento i temi legati alla crescita, alle relazioni, all’affettività e alla sessualità.

W l’amore prende ispirazione da Long live love, a cura di Soa Aids Nederland e Rutger WFP, attivo già da 20 anni nelle scuole dei Paesi Bassi. Il progetto, monitorato e valutato nella sua efficacia, propone un ruolo attivo dei docenti nella trattazione di questi temi con le classi. Il percorso formativo con adulti e ragazzi/e e i materiali del progetto olandese (rivista per studenti e manuale per insegnanti) sono stati rivisti e adattati al contesto localee sperimentati nell’anno scolastico 2013-2014 in tre scuole di Bologna, Forlì e Reggio Emilia. Il lavoro di sperimentazionevalutazione e revisione effettuato con i docenti, i genitori e i ragazzi e le ragazze delle scuole coinvolte ha portato all’attuale formulazione del progetto, che nell’anno scolastico 2014-2015 si sta realizzando in 17 Distretti della Regione, con un coordinamento e monitoraggio regionale.

L’obiettivo di W l’amore è quello di promuovere la salute e il benessere psicologico e relazionale dei preadolescenti, per aiutarli a vivere in modo consapevole e rispettoso di sé e degli altri le proprie emozioni e relazioni, favorendo l’espressione dell’affettività nelle relazioni interpersonali. Ponendosi in un’ottica formativa, il progetto vuole fornire informazioni corrette sui temi della sessualità per incoraggiare comportamenti preventivi, attraverso il potenziamento delle competenze relazionali ed emotive (life skills) quali l’autoconsapevolezza, l’empatia, la capacità di prendere decisioni, fattori determinanti per il benessere e la salute.

Seguendo le indicazioni di documenti e linee guida nazionali e internazionali (OMS 2010UNESCO 2009Guadagnare salute in Adolescenza 2010), ci si rivolge ai preadolescenti in quanto un percorso di informazione e riflessione su queste tematiche è utile a partire dalla pubertà , periodo di profondi cambiamenti nel corpo, nella mente e nelle relazioni. La sessualità a questa età diventa una componente centrale dell’identità personale e del rapporto con gli altri. Inoltre, una percentuale sempre più significativa di preadolescenti inizia ad avere i primi rapporti sessuali, spesso vissuti con scarsa consapevolezza e insufficienti informazioni. Le conseguenze di comportamenti sessuali non protetti, quali gravidanze indesiderate o infezioni sessualmente trasmissibili, sono fenomeni abbastanza diffusi in adolescenza e spesso sottovalutati nel loro possibile impatto nella vita dei più giovani.

Gli obiettivi di salute riguardano non solo questi contenuti, ma un benessere psicologico e relazionale più complessivo, che si potenzia attraverso il confrontoe la riflessione su modelli, valori e scelte che hanno a che fare con le relazioni, l’affettività e la sessualità affinché ciascuno/a possa avere maggior consapevolezza della propria identità e dimensione personale e di genere. W l’amore vuole tutelare e valorizzare la pluralità delle scelte e dei modelli identitari e di comportamento, in modo da prevenire discriminazioni, pregiudizi e violenze che riguardano il genere, l’orientamento sessuale, i riferimenti socio-culturali di ciascuno. Intende inoltre aiutare i ragazzi e le ragazze ad acquisire informazioni e competenze per evitare comportamenti sessuali a rischio. Riteniamo che fenomeni come l’omonegatività o la violenza di genere possano essere contrastati attraverso percorsi formativi realizzati all’interno della scuola, che ha fra i suoi compiti anche educare alla legalità, al rispetto e alla convivenza civile.

È fondamentale quindi che siano gli adulti di riferimento (famiglie, insegnanti, operatori) ad affrontare con i ragazzi e le ragazze questi temi, per affiancarli nella comprensione e gestione di una realtà che si presenta più complessa e diversificata rispetto al passato. La famiglia rappresenta la prima e fondamentale realtà in cui vengono trasmessi, sia con le parole che attraverso l’esempio, valori e modelli di comportamento. La scuola affronta, all’interno delle diverse materie, contenuti inerenti l’affettività, le relazioni, l’adolescenza, la sessualità. I servizi socio-sanitari hanno fra i loro obiettivi la tutela e la promozione della salute e del benessere delle nuove generazioni, mentre associazioni ed enti del privato sociale svolgono diverse attività in queste aree.

In questa pluralità di voci e di presenze si ritiene che la scuola possa essere un punto fondamentale di questo percorso formativo: gli insegnanti, dopo una fase di formazione relativa ai contenuti e alle metodologie di W l’amore, realizzano in classe le prime quattro unità inerenti i cambiamenti nell’adolescenza, i modelli maschili e femminili, le relazioni affettive e amorose, l’autodeterminazione, l’assertività e il rispetto nelle relazioni. L’ultima unità didattica viene realizzata dagli operatori degli Spazi Giovani o dei Consultori, per affrontare gli argomenti legati a sessualità, contraccezione e prevenzione di infezioni sessualmente trasmissibili. Si ritiene che la collaborazione fra scuola e servizi socio-sanitari, comprendendo anche gli educatori che affiancano i ragazzi in attività socio-educative pomeridiane, rappresenti uno dei punti forti del progetto e offra ai preadolescenti e agli adulti la possibilità di conoscere gli Spazi Giovani a loro dedicati, a cui rivolgersi in caso di bisogno di informazioni o consulenze.

L’altra componente fondamentale e imprescindibile è rappresentata dai genitori, ai quali viene presentato il progetto a inizio anno scolastico, affinché ne conoscano i principi e i contenuti e possano esprimere valutazioni e domande. Questi incontri sono spesso occasione di confronto sui temi della crescita e dei cambiamenti dei figli e del ruolo educativo della famiglia in questa fase di vita, con la possibilità, su richiesta, di approfondire tali tematiche con ulteriori incontri.

W l’amore ritiene quindi indispensabile ed efficace la realizzazione di una rete fra i diversi soggetti che sono a contatto con i giovani al fine di promuovere una sinergia e un confronto, pur nei differenti ruoli e competenze, fornendo informazioni corrette e aiutando tutti e tutte a crescere con maggior consapevolezza, rispettando scelte, orientamenti e valori, nella loro pluralità. È una sfida importante che richiede apertura e disponibilità al confronto, per costruire una realtà dove possano coesistere esperienze, percorsi e scelte personali diversificate.

http://www.wlamore.it

UNFRIENDED, come un horror scoperchia il tombino del cyberbullismo

Un film realizzato interamente con la videocamera del PC affronta un tema ancora poco esplorato come il cyberbullismo

Ne parla WIRED dopo il trailer del film in uscita il 18 giugno in Italia http://www.wired.it/play/cinema/2015/06/08/unfriended-horror-cyberbullismo-2/

“E’ mai possibile che una notifica sonora di Skype incuta più timore di una presenza demoniaca, di un’armata zombie o dell’inossidabile pagliaccio delle fogne? È la domanda che viene da farsi guardando il trailer di Unfriended – l’ultimo lavoro del regista russo-georgiano Levan Gabriadze, in uscita nei cinema italiani il prossimo 18 giugno. Per molti tra quelli che hanno già visto il film (negli States è uscito due mesi fa) la risposta sembra essere affermativa: sì, il trillo di una notifica social può metterti addosso una paura immonda.

A differenza di tanti altri horror sovrannaturali, Unfriended utilizza come elemento chiave i social media e la vita online in generale. È sostanzialmente la storia di un gruppo di liceali attivo in rete che ha la pessima idea di girare un video in cui Laura Barns, una loro amica, è sbronza fradicia (sbronza fradicia è un eufemismo, per capirci), per poi farlo circolare online trasformando la poveretta in una freak. La ragazza regge qualche giorno alla tempesta di fango, poi si suicida. Un anno dopo, mentre il gruppetto di fenomeni è in videoconferenza via Skype, alla conversazione si aggiunge un contatto sconosciuto che, in breve, dimostra di sapere tutto di loro e di volersi vendicare usando semplicemente una tastiera.

L’impostazione e la trama non si discostano da tanti altri horror che, da The Blair Witch Project in avanti, hanno fatto uso del found-footage come se non ci fosse un domani. Ma ormai il domani è arrivato, il found-footage esiste ancora, e per ovvie ragioni ha subito un pesante lavoro di ristrutturazione. Così, praticamente, l’unica telecamera accesa in Unfriended è quella del laptop della protagonista e l’intero film non è altro che un lungo screencast incorniciato in un display da 15 pollici.

Questa scelta, oltre a produrre tensione e a rendere l’atmosfera claustrofobica, permette al regista di utilizzare i vari strumenti social per allestire una sorta di multitasking narrativo, piazzando su schermo riferimenti visivi e sonori che qualunque spettatore sotto i quaranta riconoscerà come familiari,: c’è Facebook, ci sono le foto di Instagram e le videoconferenze su Skype, c’è persino Chatroulette e, naturalmente, c’è YouTube. Qualcuno ha chiamato in causa Black Mirror, ma in realtà il paragone calza poco: la serie di Charlie Brooker proietta la speculazione sulle nuove tecnologie in un futuro prossimo, mentre Unfriended è palesemente ambientato ai giorni nostri.

Se il film ha già conquistato pubblico e critica non è tanto merito di un’intuizione relativamente nuova, quanto del fatto che quell’intuizione va a disseppellire un contesto di inquietudini che appartengono unicamente ai giorni nostri. Parlo in particolare di fenomeni come il cyberbullismo e la cyberdiffamazione che, per quanto diffusi, sono ancora poco esplorati a livello cinematografico.

Del resto, tracciare una panoramica chiara sull’incidenza del cyberbullismo non è facile: il confine tra lo scherzo di cattivo gusto e la vera e propria persecuzione è spesso difficile da individuare, ma le ricerche condotte negli ultimi anni rivelano un marcato aumento dei casi di molestie online.

Lo scorso ottobre, uno studio pubblicato da Pew Research, ha rivelato che il 75% degli americani adulti afferma di essere stato vittima di stalking e diffamazione online. Per gli uomini questo significa soprattutto essere insultati, messi pubblicamente in imbarazzo e minacciati fisicamente; mentre per le donne prevalgono lo stalking e le molestie a sfondo sessuale. Il dato interessante mostrato dall’indagine Pew è che questi attacchi, lungi dall’avvenire in forma privata e nascosta, sono sotto gli occhi di gran parte dell’utenza social. Basti pensare che il 24% degli intervistati ammette di essere stato testimone di minacce fisiche a danno di altri utenti, mentre il 19% ha assistito a casi di molestie in forma di sexting.

Dunque il cyberbullismo è sotto gli occhi di tutti, eppure ben pochi intervengono in difesa delle vittime. Questo perché spesso e volentieri la Rete viene considerata come un territorio franco in cui vige una soglia del dolore più alta che nel mondo reale. Uno studio pubblicato in questi giorni sulla rivista Psychology of Violence rivela come il bullismo in Rete sarebbe meno emotivamente traumatico rispetto a quello tradizionale, in quanto le intimidazioni online sono meno soggette ad essere iterate ed è meno probabile che sfocino in atti violenti veri e propri.

Questi risultati entrano però in conflitto con quelli di altri studi che dimostrerebbero, invece, come il bullismo online comporti rischi maggiori di quello tradizionale, questo perché li pubblico potenziale di un episodio di cyberbullismo si allarga ben oltre la cerchia dei propri compagni di classe o di scuola, e spesso la vittima si sente nella condizione di non potersi sottrarre al supplizio sociale (la scuola a una certa ora finisce, la vita online no).

Gli studi psicologici condotti in materia indicano che le vittime di cyberbullismo tendono a sviluppare rabbiafrustrazionedepressione e, in generale, una minore auto-stima, risposte emotive che possono portare ad evitare gli amici e le attività sociali, fino a degenerare in tendenze suicide.

L’evento che fa da motore narrativo in Unfriended, insomma, è tutt’altro che campato per aria. Negli ultimi anni si sono registrati diversi casi di suicidio imputabili a molestie e persecuzioni online (il caso di Megan Meier è uno dei più noti), e in alcuni paesi, come la Corea del Sud, il tasso di suicidi imputabili al cyberbullismo è cresciuto a tal punto da indurre i governi a produrre leggi specifiche per arginare il fenomeno.

Per questi motivi, Unfriended ha le carte in regola per scoperchiare un tombino ormai pronto a traboccare. La speranza è che l’intuizione che consentito a Gabriadze di incassare oltre 40 milioni di dollari (a fronte di un solo milione di budget), funga da primer per altre pellicole capaci di indagare questo fenomeno, magari tenendosi alla larga dalla tecnofobia spicciola che ha penalizzato buona parte dei cyber-thriller dell’ultimo decennio”.

 

 

Comprendere ed ascoltare la violenza nelle relazioni etero sessuali e LGBT

Firenze Mercoledì 10 – Giovedì 11 Giugno 2015, Biblioteca delle Oblate, Via dell’Oriuolo, 24

Le due giornate del Convegno nascono da una collaborazione fra l’Azienda Sanitaria di Firenze ed il Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti di Firenze all’interno del Progetto dell’Azienda Sanitaria di Firenze “Contrasto alla violenza alle donne, accoglienza, situazioni di maltrattamento, abuso minori ed attenzione agli autori di violenza, anche con azioni di formazione” finanziato dalla Regione Toscana.

Oltre ad importanti ospiti italiani le due giornate prevedono la presenza della Prof.ssa Marianne Hester, OBE Chair in Gender,
Violence & International Policy Head of Centre for Gender & Violence Research School for Policy Studies, dell’Università di
Bristol, che ci dà l’occasione di riflettere e approfondire su temi importanti in merito alla violenza domestica. La Prof.ssa Hester è consulente per la Comunità Europea sulla Convenzione di Istanbul.

Il programma completo delle due giornate Comprendere ed ascoltare la violenza

Fossi in te io insisterei, un libro di Carlo Gabardini

“Ciao papà, non so se ti spedirò mai questa lettera, ma intanto la scrivo. Ti devo dire delle cose perché qua la vita si fa complessa ed è sempre più difficile capire, restare lucidi, trovare un senso, interrogarsi sulla felicità.” Inizia così la lettera di Carlo G. Gabardini al padre. Una lettera che è il dialogo a lungo rimandato fra un figlio diventato adulto e un padre troppo esemplare e troppo amato a cui, chi scrive, deve dire addio per affrontare la vita ancora da vivere. Alternando ciò che è stato e ciò che è, Gabardini dà voce a un “romanzo famigliare” che prende avvio nella Milano degli anni Settanta-Ottanta in un appartamento nel quale i protagonisti – un padre, una madre e cinque figli, fra maschi e femmine – consumano cene “politicamente scorrette”, si confrontano e si contano per scegliere la nuova auto da acquistare o il luogo dove trascorrere uno specialissimo compleanno, giocano partite di Trivial Pursuit, si danno appuntamento in cucina per tè notturni che diventano il momento più atteso e più intimo della loro quotidianità. “Fossi in te io insisterei” è un racconto intimo e coraggioso, ironico e struggente, in cui è impossibile non riconoscersi perché, come scrive Gabardini, “il coming-out non è un’esclusiva degli omosessuali, ma di tutti. Perché “venir fuori”, mostrarsi per chi si è realmente, urlare cosa si desidera per la propria esistenza, non concerne solo la sfera sessuale, riguarda il nostro senso di stare al mondo.
Gabardini ritorna a parlare di amore, solitudine, omosessualità, senso della vita, in un libro che è una franca e coraggiosa lettera al padre, scomparso qualche anno fa, a cui lui era legatissimo. Stimato avvocato milanese, uomo di altri tempi, dai sani ma rigidi principi morali, un padre affettuoso ma forse “impegnativo”, con la memoria del quale Carlo prova oggi a fare i conti, per fare i conti con se stesso. E riprendere in mano la sua vita.
“Fossi in te io insisterei. Lettere a mio padre sulla vita ancora da vivere” di Carlo Gabardini, Mondadori editore

IL CASUAL DATING

Dall’ enciclopedia Treccani : “Casual dating: espressione inglese composta dall’aggettivo casual (‘occasionale [in relazione alla sfera sessuale], temporaneo, disinvolto’) e dal sostantivo dating (‘appuntamento’); appuntamento per incontri occasionali a scopo sessuale e senza implicazioni affettive, organizzati tramite agenzie specializzate, di solito attive in rete.”
Nell’era digitale del multitasting, della cultura, della velocità, come cambiano i rapporti affettivi e le relazioni intime??? Fiumi e fiumi di ricerche, di statistiche, di sondaggi hanno scoperto, evidenziato, sottolineato e commentato nuove modalità di incontrarsi. Tra le ultime novità compare il casual dating.Secondo i dati della ricerca di C-Date, il casual dating piace sia ai maschi (80%) che alle donne (57%). In particolare, ben tre quarti delle under 35 (75%) promuove gli incontri “senza compromessi”, mentre tra le over 35 piacciono al 67%. (F. Menichella, M. Stagno e U. Buslacchi, Gq Italia.it, 17 novembre 2011, Eros & Girls). In Italia, poi, continua a crescere il numero dei siti dedicati alle scappatelle, come testimonia il famoso C-Date, leader di settore del casual-dating da più di 10 anni, con 1 milione di utenti.
Le regole, o meglio la regola fondamentale del casual dating è “niente coinvolgimenti sentimentali”, ci si incontra e si dà adito alle proprie fantasie senza nessun compromesso, e con la certezza di non incorrere in un rifiuto.
Il casual dating rappresenta, quindi, la nuova frontiera del sesso o una variante rispetto alla realtà attuale? Se un tempo vi erano le scappatelle, gli incontri occasionali, ovvero ci si incontrava per caso ad una festa, in un locale, in un bar ci si scambiano occhiate, ci si presenta e si chiacchiera e poi ci scappa quel qualcosa di più, nell’età dei social network è tutto diverso, anche e soprattutto gli incontri e le scappatelle. Tutto è programmato, mentalizzato, intellettualizzato e se vogliamo svincolato da qualsiasi emozione e sensazione, tutto si ricolloca sul versante sesso e stop, dove anche la paura, mista al desiderio di quell’incontro fortuito e quasi inaspettato, svaniscono nella rete! D’altra parte c’è chi è d’accordo con l’affermazione di Woody Allen in “Amore e Guerra”: ” Il sesso senza amore è un’esperienza vuota” ma aggiunge anche “Sì, ma con le esperienze che conosco, non è male.”

Lo sapevi che…Uno speed date, secondo quanto riportato su di un sito specializzato in questo tipo d’incontri, è un gioco creato in America che ha lo scopo di riunire dei single in un unico locale e di farli conoscere agevolando nuove amicizie e nuovi flirt, la serata si svolge in locali alla moda.
Ad ogni incontro vi partecipano almeno 10 donne e 10 uomini fino ad un massimo di 25 donne e 25 uomini. Tutti i partecipanti al gioco si ritrovano di fronte un partner di sesso opposto.
Il gioco ha così inizio e ogni persona dispone di 5 minuti per parlare con chi si ritrova dall’altro lato del tavolino, confrontarsi e capire a che livello sono il feeling, l’attrazione. Il moderatore della serata ogni 5 minuti invita i gli uomini a scalare di un posto per parlare così con la prossima donna. Si va avanti in questo modo finché tutte le donne hanno parlato con tutti gli uomini e viceversa. Al termine del gioco, vengono fornirti i recapiti per contattare i potenziali partner che hanno mostrato un interesse nei confronti dell’altro.

Esistono altre varianti di incontri:
– Il mobile dating cioè il dating praticato con i cellulari. Come avviene sui siti internet di incontri, le persone si iscrivono a servizi tramite i quali contattano altri utenti via messaggi SMS. Una variante è considerato il toothing, praticato grazie alla tecnologia bluetooth.
– Il mobile dating localizzato, ovvero la versione mobile del dating online. L’unica differenza è nella possibilità di localizzare le persone con cui si comunica (grazie ai chip GPS di cui molte periferiche, soprattutto smartphones, sono dotate).
– Lo speed dating online, diversamente da quello classico, si pratica nelle community e nei siti web che mettono a disposizione delle piattaforme di videochat, tramite le quali gli utenti si incontrano e parlano con l’ausilio delle webcam.
– Lo slowdating, come la parola stessa ci induce a capire, a differenza del Speed Dating, per conoscere la persona si prende tutto il tempo possibile. Gli incontri, prima, vengono effettuati in locali e poi on line.

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