Stili di vita degli adolescenti toscani

Come stanno i nostri ragazzi ? quali sono i comportamenti più diffusi per eventuali maggiori rischi per la  salute?

Secondo lo studio condotto dall’Agenzia regionale di Sanità della Toscana nel 2015 su oltre 5 mila teenager delle scuole superiori (14-19 anni)  interrogati mediante questionario sui comportamenti emergerebbe  una minore diffusione  di comportamenti dannosi per la salute

Rispetto alle precedenti rilevazioni diminuisce infatti l’utilizzo dei mezzi di locomozione (e conseguentemente il rischio di incidenti stradali) , il consumo di tabacco e il gioco d’azzardo e ciò potrebbe essere in parte dovuto alle minori possibilità di spesa delle famiglie, e di conseguenza anche dei ragazzi

Permangono tuttavia alcune abitudini poco corrette: dalla guida dopo aver bevuto o parlando al cellulare, al fumo (in particolare fra le ragazze) , dall’eccesso di alcol (quasi 1 ragazzo su 2 si è ubriacato una volta nell’ultimo anno) all’aggressività online. Il fenomeno del cyberbullismo, interessa quasi il 20% dei ragazzi e riguarda molto più spesso le ragazze (in base ai dati raccolti risulta una incidenza pari al doppio rispetto ai maschi: 25,7%  contro il 12,8%)

Trend in crescita in particolare per due comportamenti errati dal punto di vista dell’esposizione al rischio: l’aumento di rapporti sessuali non protetti (l’utilizzo del  profilattico dal 65% del 2008 nel 2015 si  ferma al 56,3%) e dell’insufficiente riposo notturno rispetto alle raccomandazioni per la loro età (quasi un terzo degli intervistati, meno di 7 ore a notte).

 

“Dottoressa, questo pomeriggio ci sarebbe per parlare con mia mamma?”

GIC incontra gli operatori del servizio dipendenze del Ser.D. B Firenze di Lungarno Santa Rosa, che offre un percorso dedicato ai giovani con problemi di dipendenza da sostanze.

Entriamo da una porta laterale che poi sapremo essere l’accesso protetto con apertura pomeridiana per un particolare tipo di utenza: giovani consumatori di sostanze.
Protetto perché ancora siamo lontani dalla tossicodipendenza come la conosciamo, ma – purtroppo – siamo sulla buona strada.
E quindi percorsi separati per chi è accolto da questo servizio e vuole, accompagnato dai propri genitori o dagli amici, affrontare la propria dipendenza da sostanze.

Chiediamo a Susanna Falchini (responsabile del Ser.D. B da cui dipende questo percorso) e a Caterina Borrello (psicoterapeuta e responsabile del programma per adolescenti e giovani ) a chi è dedicato questo servizio.

Susanna Falchini
Partiamo sempre dal territorio. Da anni alterniamo il nostro lavoro di prevenzione all’interno del Quartiere 4 in collaborazione con la Coop. CAT, e le scuole dove abbiamo sportelli informativi e di consulenza ormai ben conosciuti ed utilizzati da insegnanti, studenti e i loro familiari.

GIC
Proprio dai vostri sportelli di consulenza presenti nelle scuole fiorentine, abbiamo ricevuto (e pubblicato) uno degli articoli più letti sulla nostra pagina Facebook “FirenzeGenitoriInCorso”: “Lettera a Lui” una toccante testimonianza su cosa significa oggi essere vittima di bullismo.

Susanna Falchini
Spesso è grazie alla scuola e agli incontri con professori e studenti, che riusciamo ad entrare in contatto con ragazzi problematici o a rischio di abuso di sostanze.

GIC
Cosa offre il vostro percorso?

Caterina Borrello
Offriamo un primo intervento definito “light”:
breve ed a termine (circa due mesi), dove spesso la valutazione è anche l’intervento.
Uno degli aspetti più importanti forse risiede nella domanda che facciamo spesso ai ragazzi che incontro le prime volte: “cosa puoi e vuoi fare per negoziare con la tua famiglia?” – ”Cosa sei disposto a fare per rassicurarli?”
E’ una contrattazione molto utile per iniziare stabilendo dei patti semplici ma chiari e che il ragazzo deve impegnarsi a rispettare.
Il rispetto delle regole e la verifica sono tappe molto importanti di questo percorso.
In questo, come negli altri programmi, la presenza dei genitori è fondamentale e necessaria per una valutazione precoce ed efficace del rischio: sono i genitori a segnalarci, ad esempio, i segnali di difficoltà e di disagio all’interno dell’andamento scolastico del figlio.
Abbiamo poi un intervento “medium” che accoglie la fragilità anche sociale della famiglia e quindi non causata solo dall’uso di sostanze di uno dei suoi membri più a rischio.
Questo percorso prevede l’ inserimento in progetti già presenti sul territorio fiorentino o interventi attivati ex novo: attività sportive, laboratori, pet therapy.
Terzo ed ultimo intervento quello che definiamo “hard”.
Ovvero un programma che attiviamo quando siamo in presenza di una vera e propria tossicodipendenza.
In questi casi è necessaria una presa in carico veloce e tempestiva del ragazzo, senza stravolgere particolarmente le sue attività e le sue abitudini, se sono ancora risorse su cui far leva.
No quindi all’interruzione del percorso scolastico o all’allontanamento dal nucleo familiare, se non nei casi in cui si ritenga che questo sia utile.
Si invece ad un accesso privilegiato e protetto a servizi – come il nostro – che lo possono curare e aiutare.
Per questo ad esempio abbiamo deciso un’apertura pomeridiana per la somministrazione del metadone ed un accesso privilegiato e riservato al paziente.

GIC
Immaginiamo però che al centro di questo percorso non ci sia solo la cura farmacologica.

Susanna Falchini
I ragazzi che usano eroina non hanno la percezione della drammaticità della propria dipendenza, perchè, ad esempio non la usano endovena, ma solo sniffata.
“Sono in astinenza e pensavo di non provarla mai…” è una delle prime frasi che sentiamo quando arrivano.
Per questo ci sforziamo di fargli comprendere la drammaticità del problema tenendo sempre presente che sono affetti da una malattia di cui stanno imparando la cura.
Una cura che ha un nome difficile ma estremamente efficace se compreso: resilienza.
E per questo abbiamo attivato un laboratorio che si chiama PER-CORSI INSIEME
nell’ambito del quale lavoriamo per aiutare i ragazzi a fortificarsi per cambiare.

Caterina Borrello
La durata del programma, è variabile a seconda della tipologia e della gravità delle situazioni che si presentano.
Molte sono le attività che proponiamo e condividiamo con i ragazzi:
gruppi di incontro fisici e digitali (abbiamo un attivissimo e seguitissimo gruppo Wapp),
attività condivise con la struttura comunitaria per minori di Villa Lorenzi, collaborazioni con varie realtà per realizzare progetti di formazione e inserimento lavoro.
Oltre alla stesura di un libretto personale “Guida la Mia Cura” dove viene annotato da parte del ragazzo tutto: appuntamenti sanitari, gruppi terapeutici, successi e insuccessi, vittorie e fallimenti. In relazione al percorso di cura o in relaziona alla propria vita personale ed affettiva .

GIC
Ed i genitori? Qual è il loro ruolo?

Susanna Falchini
Per un ragazzo il coinvolgimento familiare è sempre fondamentale.
Ma per quello che ha problemi di sostanze, la presenza di un adulto affidabile e presente è un requisito imprescindibile per il buon esito della cura.
Abbiamo quindi anche un gruppo per i genitori, parallelo a quello dei figli.
Il loro è un ruolo attivo di osservazione, ad esempio sullo svolgimento della settimana dei ragazzi, su come viene concordato e gestito il week end, ecc.

Caterina Borrello
Se il percorso funziona spesso si sentono così coinvolti che sono loro stessi ad un certo punto a chiedere una consulenza per i genitori, quasi rendendosi conto che il loro cambiamento è un cambiamento che deve riguardare anche la famiglia.
Il problema che portano riesce ad attivare cambiamenti positivi anche nella famiglia.
“Dottoressa questo pomeriggio ci sarebbe per parlare con mia mamma?” è una frase che mi sento spesso fare ad un certo punto del programma.

GIC
Quanti sono i ragazzi che avete incontrato dall’inizio delle vostro progetto?

Caterina Borrello
In due anni abbiamo seguito 57 casi delle tre tipologie di cui 21 casi definiti “hard”, in età compresa fra i 17 e i 24 anni.
Quali le sostanze utilizzate dai ragazzi in trattamento?
Eroina, cannabis. Sostanze psicoattive di nuova generazione (smart drugs).
Più raramente cocaina.

Come ci si può rivolgere al vostro percorso?
Ecco i nostri contatti: 055 6935667 – 055 6935575 – 055 6935729, oppure via email: caterina.borrello@uslcentro.toscana.it

Una vita su Instagram tra feste e alcol

Ma la giovane protagonista non esiste
Louise ha 25 anni e sul social mostra il suo quotidiano tra party e aperitivi. Ma è solo una campagna contro l’alcol: peccato che nessuno dei suoi follower l’abbia capito.

di Greta Sclaunich http://www.corriere.it/esteri/

Louise Delage ha 25 anni, è parigina, viaggia spesso (un weekend a Berlino, una settimana a Saint-Tropez, un ponte in Bretagna), esce parecchio. La sua vita, fatta di tuffi in piscina, aperitivi e serate in discoteca e soprattutto alcol, tanto alcol, la racconta sul suo profilo Instagram dove in pochi mesi (è sbarcata il 1 agosto) ha già raccolto 50 mila like e conquistato 7.500 follower.

L’alcol, il vero protagonista

A ben guardare le immagini, però, c’è qualcosa di strano: gli amici di Louise non compaiono spesso in primo piano mentre invece il vero protagonista sembra essere l’alcol. Un bicchiere qui, una bottiglia là. Les Echos rivela il perché di questa strana scelta: Louise non esiste. È solo un personaggio finto, creato ad hoc dal portale Addict Aide, che combatte le dipendenze e che voleva, con questo profilo, raggiungere e sensibilizzare i giovani francesi usando uno dei social preferiti da ventenni e teenager. L’obiettivo era infatti mostrare come, di foto in foto e di bicchiere in bicchiere, la vita di Louise peggiorasse. La giovane sorride sempre meno, a volte sembra stanca e provata. Nell’ultima foto ha l’aria misteriosa e anche un po’ triste: sorseggia un bicchiere di vino con il viso in ombra e una strana luce rossa ad avvolgerla.

50mila like e solo cinque commenti negativi

«È difficile parlare di alcol in Francia. Da un lato è legato ad una dimensione culturale che rimanda al piacere e alla convivialità. Dall’altro è comunque un prodotto che può far male: in Francia le persone che ne sono dipendenti sono circa un milione», sottolinea la psichiatra e additologa Amine Benyamina, sentita da Les Echos per commentare la campagnia. La strategia di Addiction Aide (che per l’operazione ha messo in campo un fondo da 20mila euro) è quella di mostrare ai giovani persone «proprio come loro: belli, pieni di voglia di vivere, ma che stanno per entrare in un tunnel che potrebbe portarli all’inferno». Insomma, proprio il tipo di utenti che mostrano la loro vita di feste, aperitivi e viaggi su Instagram. L’obiettivo è farli identificare con Louise. Stando al numero di like raccolti dalle foto (50mila) è stato raggiunto. Stando al numero di commenti negativi sulla deriva alcolica della ragazza (solo cinque) pare però che nessuno o quasi si sia reso conto che non si trattava di un esempio da non seguire.

qua la foto-gallery della campagna http://www.corriere.it/foto-gallery/

La legalizzazione della cannabis e gli effetti sui minori. Un’arma a doppio taglio?

Cannabis o non cannabis questo è il dilemma!

di Maura Manca BlogAutore http://adolescienza.blogautore.espresso

Sono molti a favore della legalizzazione delle cosiddette “droghe leggere”. In tutto questo ping pong sugli effetti a livello psichico e comportamentale, i minori devono essere maggiormente contemplati, non dimenticandosi che sono tra i maggiori fruitori di droghe e alcol. Se in un adulto la cannabis ha un determinato effetto, su un bambino e su un adolescente, un altro. Io farei attenzione perché il nostro Paese funziona in maniera completamente diversa rispetto agli altri in cui la cannabis è legale e con cui ci si confronta.

I minori non potrebbero comprare nessun tipo di droga, eppure lo fanno, non dovrebbero essere venduti alcolici ai minori e il 65% di loro beve sistematicamente, non dovrebbero giocare ai giochi d’azzardo e il 13% degli adolescenti italiani gioca d’azzardo online, il 15% scommette online e il 29% gioca nei centri scommesse. Per non parlare della guida in stato di ebbrezza e sotto effetto di stupefacenti e dei mix che fanno di frequente tra le differenti tipologie di droghe, alcol e bevande energizzanti. Se il problema potrebbe non essere legato ad una canna ogni tanto, è legato al fatto che l’adolescente di per sé tende ad esagerare, ad abusare, ad andare oltre, a ricercare lo sballo, a non avere limiti e confini, a mischiare con altre sostanze, a mettere in atto comportamenti a rischio, con una facilità maggiore rispetto all’adulto e diventare quindi dipendente.

Bisognerebbe stare molto attenti perché potrebbero sentirsi deresponsabilizzati e meno impauriti, anche coloro che hanno un freno inibitorio. Non vorrei diventasse per molti di loro una modalità con cui affrontano la vita per calmarsi e per gestire le loro emozioni. Un numero rilevante di adolescenti non riesce a dormire e per farlo deve fumare la “canna della buona notte”. Se prima per loro era un rompere le regole, un’evasione, oggi nella loro testa rischia di diventare una normalità, per cui, come li tuteliamo? Chi monitora che tutto questo non possa avere conseguenze negative sulla dipendenza in adolescenza?

I dati

Secondo il report 2015/16 dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, il 37% degli adolescenti fuma le canne, ossia quasi 4 adolescenti su 10. Il dato allarmante è che il 17% lo fa in maniera continuativa e sistematica, non solo circoscritto alle uscite del sabato sera, ma anche a casa.

Secondo i dati preliminari del 2016/17 sempre dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza su circa 1000 adolescenti di età compresa tra gli 11 e i 13 anni e 1000 adolescenti di età compresa tra i 14 e i 19 anni, i dati sono in crescita rispetto allo scorso anno. Gli adolescenti che fumano le canne ora sono il 39%, di cui il 13% ne fa un uso abituale, anche dentro le mura domestiche. Quando si tratta della fascia delle scuole secondarie di II grado, sono i maschi a fumare in maniera più sistematica rispetto alle femmine (26% maschi e 13% femmine).
I dati si invertono nella fascia tra gli 11 e i 13 anni. Sono le femmine più trasgressive e che ricorrono all’utilizzo di alcol e droghe più dei coetanei. Il 5% di loro fuma le canne.

Il proibizionismo non serve a niente, con alcuni però

Non si sta quindi a sindacare su legalizzazione sì e legalizzazione no, ormai mi sembra un’evidenza che un eccessivo proibizionismo non porti da nessuna parte. Però attenzione che tutto questo non abbia delle ripercussioni sui ragazzi e che determinate convinzioni possano in qualche modo far incrementare dei numeri già piuttosto allarmanti.

continua a leggere su L’Espresso http://adolescienza.blogautore.espresso

Malati di gioco, Firenze mette il coprifuoco alle slot

Palazzo Vecchio prepara un’ordinanza per tutelare i giovani: dalle 11 alle 16 macchinette spente
di Claudio Bozza, Jacopo Storni Corriere Fiorentino http://bit.ly/2bZDzH3

Slot machine e gioco d’azzardo, un’ossessione che crea dipendenza a persone sempre più giovani. I numeri sulle ludopatie, preoccupanti, arrivano sul tavolo di molti sindaci. Tra questi c’è anche Dario Nardella, che prima dell’inizio delle scuole firmerà un’ordinanza per contrastare la diffusione del gioco d’azzardo e tutelare le fasce più deboli dai pericoli della dipendenza dalle macchinette, che saranno spente in alcune ore della mattina e del pomeriggio.

Il provvedimento è stato varato nei giorni scorsi anche dai sindaci di Asti e Vercelli, Comuni in cui sembra stiano funzionando: macchinette spente dalle 11 alle 16. Palazzo Vecchio è già al lavoro sulla scrittura dell’ordinanza, che dovrà essere ben articolata, in modo da rendere il più semplice possibile l’applicazione delle sanzioni da migliaia di euro da parte della polizia municipale e delle altre forze dell’ordine. Ma soprattutto i tecnici del Comune dovranno redigere il documento in modo da renderlo il meno attaccabile possibile da parte di probabili ricorsi al Tar da parte delle attività dotate di slot machine e che dovranno rispettare i divieti orari di accensione: sale da gioco, sale scommesse, bar, esercizi pubblici e circoli privati.

«L’obiettivo — ha spiegato nei giorni scorsi il sindaco di Vercelli — è tentare di proteggere gli studenti. Per arrivare a questa decisione ci siamo confrontati con le associazioni di categoria e sentito il loro parere: durante le riunioni i rappresentanti degli esercizi pubblici ci hanno dato una serie di indicazioni e noi abbiamo fatto la scelta». Che poi è lo stesso spirito che ha animato il provvedimento che il sindaco Nardella sta per firmare a Firenze. Addirittura, Palazzo Vecchio starebbe pensando anche di proporre uno sgravio di 250 euro sulla Tari ai titolari di esercizi che restituiscano la licenza di utilizzo nel proprio locale delle slot machine. Anche in questo caso, a Vercelli, i risultati sono stati positivi. Sempre più persone cadono nella trappola della ludopatia.

A Firenze sono state 222 le persone in cura presso i servizi della Asl nel 2015 (erano 209 nel 2014), mentre in tutta la Toscana sono circa 1.400 (soltanto cinque anni fa erano 400). Nella provincia di Firenze, l’80 per cento degli affetti da questa patologia è maschio, età media 40 anni. In città ci sono pazienti in cura anche di 21 anni, mentre il più anziano ne ha 86. Nei servizi della regione esistono invece anche casi di pazienti di 15 anni. Circa il 5 per cento, in Toscana, è costituito da giovani, mentre sono potenzialmente a rischio, in tutta la Toscana, circa 20mila persone (duemila a Firenze).

Minaccia eroina, torna l’allarme: “Tossicodipendenti già a 15 anni”

Dalle Piagge ai vicoli del centro, le paure dei genitori

di Cristina Campigli LA NAZIONE http://www.lanazione.it/firenze/

Esistono delle zone dove l’allarme sta diventando, purtroppo, una vera e propria emergenza sociale. I luoghi dove è più facile trovare la droga e dove «ci si va a fare il buco» sono molte. Si va dalle strade interne delle Piagge al giardino della Montagnola, dai giardini di piazza Leopoldo fino alla stazione di Rifredi, senza dimenticare alcuni angoli del centro storico, le anguste stradine dietro Santa Maria Novella e piazza Tasso. Molte le iniziative che il comune di Firenze ha messo in campo. Una delle più interessanti è senza dubbio rappresentata dal sito http://genitorincorso.comune.fi.it. Una piattaforma sulla quale i padri e le madri preoccupati per i repentini cambiamenti dei figli e che sospettano il loro uso di sostanze possono chattare direttamente con degli operatori. Ieri mattina è stata presentata una nuova campagna di sensibilizzazione, per far conoscere ai giovani le drammatiche conseguenze dell’uso di eroina.

Si chiama “Not my Hero”, ed è stata lanciata dall’ associazione civica “Gente di Firenze” con l’adesione del Quartiere 1 e la collaborazione dell’emittente Radio Firenze.

CONYTINUA A LEGGERE SU http://www.lanazione.it/firenze/

Cannabis: 25 luglio in Aula alla Camera la proposta per legalizzazione

ROMA – È stato calendarizzato per lunedì 25 luglio l’approdo in Aula alla Camera della proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis. Lo ha stabilito, secondo quanto riferiscono fonti di Sinistra italiana, la conferenza dei capigruppo. Il 25 si svolgerà la discussione generale e dal giorno dopo inizierà il voto. Immancabili le polemiche intorno all’argomento e, se da una parte i promotori esultano per il risultato, dall’altra c’è chi percepisce nel provvedimento un atteggiamento contraddittorio da parte dello Stato. articolo pubblicato su REPUBBLICA

All’esame della Commissione Giustizia della Camera sono diverse proposte di legge sulla legalizzazione della cannabis. La Commissione ha avviato un ciclo di audizioni sul tema con esperti in materia.

Botta e risposta Della Vedova-Costa. Entusiasta del risultato  Benedetto Della Vedova, promotore dell’intergruppo per la legalizzazione della cannabis: “È un risultato importantissimo perché la nostra richiesta di arrivare a un voto di Montecitorio prima della pausa estiva è stata esaudita. Abbiamo atteso oltre un anno dal deposito di questo testo di legge, che ha un consenso trasversale che si è tradotto in 220 firmatari, a cui se ne stanno aggiungendo altri giorno dopo giorno”, ha detto il senatore e sottosegretario agli Esteri. “Sarà una bellissima battaglia parlamentare – ha continuato -, nella tradizione delle migliori battaglie parlamentari della Storia della Repubblica italiana, dove si confrontano non maggioranza e opposizione, non chi è a favore o contro il governo, ma ci si confronta su un tema di legalità, di responsabilità e di libertà. Su questo l’Italia può davvero segnare un primato: il primo grande parlamento tra le liberaldemocrazie che vota sulla legalizzazione della cannabis, avendo chiaro che è un mercato di massa, che il proibizionismo ha fallito, che questo è un modo per dare un duro colpo al narcotraffico, per avere un consumo consapevole, per poter informare sui danni dell’uso e abuso di queste sostanze, per controllare le sostanze stesse che vengono messe in commercio, per liberare forze di polizia, magistrati e carceri dal fardello di rincorrere i reati legati alla cannabis e concentrarsi su reati di maggiore allarme sociale. E infine – ha concluso Della Vedova – per poter trasformare, a regime, gli extra profitti delle mafie sulla cannabis in miliardi per il bilancio pubblico”.

Non è dello stesso parere il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, con delega alla Famiglia, Enrico Costa, che ritiene incoerente il comportamento dello Stato: “Con una mano combattiamo le ludopatie, i tumori, la tossicodipendenza e, con l’altra mano, godiamo delle risorse derivanti dal gioco, dal fumo e, magari domani, dalla legalizzazione della cannabis. È coerente tutto questo?”. Per il ministro, “sul tema della cannabis occorre chiarezza e occorre respingere alla radice la tesi, trasparentemente avanzata dai promotori, in base alla quale ‘La legalizzazione della cannabis in Italia… genererebbe un gettito fiscale assolutamente consistente considerando che, con una regolamentazione analoga a quella dei tabacchi – come quella prevista dalla presente proposta di legge – circa i tre quarti del prezzo di vendita dei prodotti sarebbero costituiti da componenti di natura fiscale. Parte di queste risorse potrebbero essere destinate a interventi di natura preventiva e riabilitativa rivolti ai consumatori di droghe e tossicodipendenti, ma la parte più consistente potrebbe finanziare altri capitoli del bilancio pubblico’”. E si chiede: “Cosa significa? Legittimare la tossicodipendenza per recuperare le risorse per combatterla e prevenirla? Si tratta di acrobazie che non sono altro che contraddizioni. Su questo – conclude il ministro Costa – il governo non potrà avere tentennamenti”.
LEGGI – L’uso della marijuana in Italia e nel mondo
La replica di Della Vedova non si è fatta attendere: “Il ministro Costa ha oggi ribadito la nota contrarietà alla legalizzazione della cannabis. Ne parleremo nell’aula della Camera a partire dal 25 luglio. Se il ministro Costa vuole fare la sua battaglia proibizionista, la faccia. Ma il governo e la maggioranza  non c’entrano. Si tratta di una iniziativa parlamentare promossa da un intergruppo trasversale di deputati e senatori, della gran parte dei gruppi, anche se non del suo”, scrive su Facebook il sottosegretario agli Esteri. “A differenza di quanto dice Costa, non c’è comunque alcuna contraddizione tra la scelta di combattere l’uso delle droghe e di prevenire la tossicodipendenza e quella di regolamentare giuridicamente il mercato di hashish e marijuana. Succede già per altri consumi – come quelli di tabacchi e alcolici – o comportamenti – come il gioco d’azzardo – che determinano, a differenza dei derivati della cannabis, forti fenomeni di dipendenza, ma che oggi nessuno mai penserebbe proibire, per non consegnarne le vittime al mercato illegale e regalare alle mafie profitti criminali”.

segui su Repubblica per leggere tutto l’articolo http://www.repubblica.it/politica/2016/06/29/news/cannabis_in_aula_alla_camera

L’USO DI STUPEFACENTI PUÒ DARE DISTURBI DI PERSONALITÀ ANCHE A DISTANZA DI ANNI?

Ho 25 anni, fino ai 18 ho fatto uso di marijuana e successivamente ho “provato” sostanze sintetiche, ma mai in modo costante.

Quattro anni fa ho avuto episodi di «dispercezioni» visive, che ora sembrano molto attenuati. Ho anche sofferto di attacchi di panico e di disturbo d’ansia, che da piu di un anno non si presentano più. Mi sono però accorto che nella mia vita manca quella che definirei una «cosciente identità».

Spesso mi trovo a emulare altre persone e me ne accorgo solo dopo averlo fatto.

Mi rendo conto di agire in base a ciò che il partner si aspetta, non sono mai me stesso, probabilmente perché non so proprio chi io sia. Questa situazione va avanti da tempo ma ora mi sono accorto che si tratta di una condizione psichiatrica, che si può definire «ambiguità»: il non sapere che cosa si prova, amore/odio, la tentazione del mimetismo. Vorrei sapere, ora che almeno ho preso coscienza del problema, in che modo «lavorare» per uscire da questo tunnel nel quale ormai viaggio da anni.

RISPONDE GIOVANNI MIGLIARESE, Psichiatra, Dipartimento Neuroscienze, az.osp. Fatebenefratelli, Milano – Corriere della Sera 22 May 2016

La sua è una domanda complessa, che immagino faccia parte di una storia a sua volta complessa. Per “uscire dal tunnel” credo siano necessarie alcune considerazioni preliminari. Lei cita un uso precoce di sostanze con azione sul sistema nervoso centrale, dapprima marijuana e, secondariamente, sostanze sintetiche. Sembra collegare a questo utilizzo lo sviluppo di una sintomatologia prettamente psichiatrica caratterizzata dapprima da dispercezioni e poi da attacchi d’ansia.

Parla poi del senso di sé e della difficoltà di definire una «cosciente identità di sé», con emulazioni, sentimenti di amore/odio, difficoltà a essere se stesso. Questi due aspetti della sua vita (l’uso delle sostanze e la sensazione d’ambiguità) possono essere correlate. È ormai accertato che il THC (il principio attivo della cannabis), soprattutto ad alti dosaggi (come quelli che si ritrovano nella cosiddetta “skunk” o nei cannabinoidi sintetici) può causare una sintomatologia significativa, comprese dispercezioni, parziale distacco dalla realtà, ansia, anche in seguito ad un uso sporadico. Inoltre la cannabis, se usata costantemente, è stata associata alla cosiddetta sindrome amotivazionale, cioè una condizione in cui il soggetto fatica a trovare interesse e motivazioni per ogni attività, anche quelle piacevoli.

L’effetto di queste sostanze è particolarmente significativo in giovane età poiché il cervello tra i 12 e i 25 anni subisce forti modificazioni, con la formazione di reti neurali più efficienti e lo sviluppo progressivo di aree cerebrali differenti, ad esempio quelle legate al piacere e alla modulazione dei comportamenti.

Vi possono essere effetti direttamente causati dalle sostanze sulle vie di trasmissione del cervello, ma le sostanze possono anche slatentizzare una predisposizione a certi quadri clinici o renderli manifesti.

Esperienze interiori anomale possono essere riscontrate in diverse forme di malessere psichico e richiedono quindi interventi diversi.

Il senso di sé, o anche, il concetto di identità, è un concetto complesso, varie volte affrontato nella letteratura psichiatrica: si costruisce in senso dialogico, a partire dalle proprie percezioni e in rapporto con l’altro e il mondo esterno. Proprio per questo è importante che lei affronti queste tematiche all’interno di una relazione di cura, con un collega che, dopo un’attenta valutazione possa consigliarle l’intervento più idoneo, che può prevedere sia l’intervento psicoterapico sia quello psicofarmacologico, ma anche la partecipazione a gruppi e ad attività tese a aumentare la consapevolezza.

 

Dipendenze da curare insieme

Ritorna l’attenzione all’approccio «familiare» per aiutare i ragazzi a liberarsi dalla droga. Un indirizzo di cui fu iniziatrice un’italiana nata cento anni fa

Dino Messina Corriere della Sera

Due genitori si accorgono che qualcosa è cambiato nella vita del loro figlio adolescente: i risultati a scuola non sono crollati, ma non sono più quelli brillanti di una volta, notano un comportamento stranamente abulico, poi la scoperta, facilitata anche da quel forte odore nella stanza e sui vestiti: il ragazzo è un forte consumatore di cannabis. Colloqui in famiglia e richiami affettuosi non sono sufficienti a interrompere la dipendenza, si decide di mandare il figlio in terapia. Ma dove? Da quale specialista? Quale indirizzo scegliere? Vale la pena avviare un teenager sulla strada di una psicoterapia individuale?

Attorno a questi temi, pur rivolto a un pubblico esperto, ruota il saggio «Entrare in terapiaLe sette porte della terapia sistemica» (Raffaello Cortina editore, pagine 327, euro 29). Gli autori, Stefano Cirillo, Matteo Selvini e Anna Maria Sorrentino sono allievi di Mara Selvini Palazzoli ( 19161999), pioniera e iniziatrice della terapia familiare, o sistemica. Assieme all’uscita del libro, nel centenario della nascita di questa cruciale figura della psicoterapia e della psicoanalisi italiane gli allievi hanno organizzato per l’8 ottobre un convegno all’Università Cattolica di Milano.

«Gli editori americani — spiega il figlio Matteo Selvini — nel 1963 rifiutarono di pubblicare il suo primo libro Vale la pena avviare un teenager a una psicoterapia individuale? Andare insieme dal terapeuta è un modo per condividere la sofferenza “L’anoressia mentale”, perché era una malattia rara. Fu un testo poi tradotto in tutto il mondo, che assieme all’invenzione della terapia sistemica fece sì che lo studio milanese di Mara Selvini Palazzoli diventasse meta di un pellegrinaggio scientifico».

La scoperta, confermata in mezzo secolo di pratica terapeutica, consisteva nel fatto che la terapia individuale non funzionava sugli adolescenti.

«I ragazzi — spiega Selvini — sono spinti dai genitori a incontrare lo psicologo e dopo poche sedute individuali nell’80% dei casi abbandonano la terapia. Il fatto che i genitori deleghino a uno specialista la risoluzione dei problemi può addirittura aggravare il problema. Andare insieme dal terapeuta, almeno la prima volta, è un modo per condividere la sofferenza e per far accettare all’interessato la terapia. La terapia familiare ha portato con sé all’inizio una colpevolizzazione della famiglia. Nella realtà non sempre ci troviamo di fronte a famiglie disfunzionali. A volte I disagi del figlio adolescente derivano da trauma irrisolti o da problemi rimossi dei genitori. Comunque padre e madre ma anche fratelli e altri componenti della famiglia possono dare un grosso contributo alla guarigione e a lenire la sofferenza individuale”

 

 

Ecco cosa succede al tuo corpo quando fumi (e quando smetti)

Aumentano battito cardiaco e pressione, ingialliscono denti, unghie e dita. Bastano 8 ore di stop perché l’ossigenazione del sangue torni normale, ma servono 10 anni per far scendere del 50% il rischio di cancro al polmone
Redazione Salute http://www.corriere.it/salute/ photo Getty Images

Che cosa succede al tuo corpo quando accendi una sigaretta

Che cosa succede al tuo cuore quando accendi una sigaretta? E alla tua bocca? Ai tuoi occhi? Già dal primo tiro la nicotina crea dipendenza e assuefazione e spinge il cervello a consumarne dosi sempre maggiori. La nicotina fa battere più forte il cuore e aumenta la pressione sanguigna, aumenta così del 25% il rischio di malattie cardio-circolatorie come aterosclerosi, infarto e ictus. Il catrame rilasciato dalle sigarette è responsabile dell’ingiallimento dei denti. I solfuri prodotti dai batteri nella bocca dei fumatori sono i responsabili dell’alitosi. Chi fuma è più a rischio di carie, parodontite. Il fumo è anche la causa dell’ingiallimento di dita e unghie e delle guance flaccide. Alcuni cambiamenti causati alla pelle sono irreversibili come le rughe. Nel fumo di sigaretta ci sono circa 40 sostanze cancerogene che possono causare tumori agli organi dell’apparato respiratorio. Per il fumo i polmoni hanno una minore capacità di ossigenazione del sangue e la perdita della capacità dei polmoni di ripulire l’aria.

Che cosa succede quando smetti di fumare

Bastano 8 ore senza sigaretta perché l’ossigenazione del sangue torni a valori normali. Dopo 24 ore diminuisce l’alitosi e nei polmoni si accumulano meno muco e catarro. Dopo una settimana migliora senso del gusto e dell’olfatto. Dopo qualche settimana si assume un bel colorito. Dopo 3-6 mesi la tosse tipica del fumatore sparisce e dopo un anno dimezza il pericolo di malattie cardiache, ma servono 10 anni per far scendere del 50% il rischio di cancro al polmone. Solo dopo 15 anni il rischio di malattie cardiache torna ai livelli di chi non ha mai fumato. Alcuni cambiamenti causati dalle sigarette, come le rughe alla pelle sono però irreversibili.

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