Adolescenti in viaggio da soli: 10 regole per genitori

L’anno scolastico è finito  …ed  anche quest’anno alcuni genitori si troveranno per la prima volta ad affrontare la prospettiva di un figlio che vuole partire senza di loro…

Vi proponiamo alcune regole pubblicate dal settimanale IoDonna elaborate  in relazione alle osservazioni di un esperto

Adolescenti in viaggio da soli: 10 regole per genitori (e figli)I consigli del pedagogista e fondatore del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti per gestire i primi viaggi in solitaria dei propri figli – di Benedetta Verrini

Al mare (o in montagna) con mamma e papà? Non se ne parla. Prima o poi il momento del rifiuto arriva per tutti: l’adolescenza incombe, con i suoi tumulti, e tra gli effetti più conclamati c’è la richiesta pressante, da parte dei ragazzi, di trascorrere le vacanze da soli. Può essere già accaduto che abbiano dormito fuori casa, anche più piccoli, in occasione di una gita scolastica o di un campo estivo. Ma come affrontare questa richiesta d’indipendenza nella fase più imprevedibile della loro vita?

Ce lo spiega Daniele Novara, pedagogista e fondatore del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti: «La dimensione del viaggiare in autonomia è un modo per cominciare a conoscere i loro limiti e le risorse che hanno a disposizione, conoscere nuove città, lingue diverse, altre persone. Il viaggio, in questo senso, conta quasi quanto andare a scuola».

Ma in che modo? «Non certo come dei quarantenni con una piena libertà di scelte, di budget e di spostamento -, avverte Novara -. È necessario aiutarli e, come sempre, negoziare per arrivare a una soluzione che sia anche occasione di crescita», avverte l’esperto.

Qual è l’età giusta per mandarli in vacanza da soli?
Non c’è un’età “giusta”, anche se i 15 anni sono il momento in cui, generalmente, i figli iniziano a chiedere maggiore autonomia, desiderano essere più indipendenti durante la giornata e vogliono avere la possibilità di fare uscite serali. È più che possibile, dunque, che lancino la richiesta di fare una vacanza da soli. Bisogna esserne felici e affrontare la cosa con serenità: «Meglio se desiderano scoprire il mondo – , spiega il pedagogista Daniele Novara – . Mi preoccupano di più i tanti ragazzi che non hanno nessuna voglia di uscire, che hanno pochissime amicizie e restano sempre in casa».

Quanta autonomia concedere la prima volta?È importante aiutarli a esplorare il mondo, ma senza lasciare completamente il controllo a loro. «Per chiarire: la vacanza con gli amici nella località balneare, in appartamento, per fare il tour delle discoteche non è assolutamente adeguata per un quindicenne – , chiarisce il pedagogista Daniele Novara -. Questa prima esperienza non può essere all’insegna del “va bene tutto”: a questa età i ragazzi sono pieni di energia, vogliono spaccare il mondo, ma non hanno l’esperienza e le risorse per affrontarlo nella sua complessità e anche, a volte, oscurità».

E se vuole partire da solo con la fidanzatina? In questo caso l’esperto invita alla cautela. «Bisogna riflettere sul tema della promiscuità sessuale precoce. L’intimità tra gli adolescenti non è una gara contro il tempo – , commenta Novara -. Una relazione sessuale precoce è molto a rischio, brucia importanti tappe ed esperienze emotive. Sconsiglierei una vacanza da soli, da coppietta, almeno fino a quando non avranno raggiunto i 17-18 anni».

Potrebbe funzionare un viaggio/campo organizzato? È la soluzione ideale, perché offre un “senso” alla vacanza o all’itinerario, che diventa un’esperienza costruttiva. Esistono centinaia di associazioni che propongono vacanze natura e sport, vacanze linguistiche all’estero, campi archeologici o ambientali, esperienze di musica e teatro. Ricorrere a queste soluzioni può rappresentare un compromesso davvero soddisfacente per i genitori e anche per i ragazzi.

Quante discussioni bisogna aspettarsi? Se pensate che una proposta di vacanza “intelligente” possa bastare, preparatevi alla frustrazione. L’adolescenza è l’età dei conflitti, degli aut aut. Potrebbe non essere facile trovare una soluzione condivisa: è importante che le mamme e i papà si mostrino felici e fiduciosi rispetto al desiderio di indipendenza dei figli, ma stabiliscano alcune condizioni non negoziabili (per esempio: puoi scegliere la destinazione, ma partirai comunque con un viaggio organizzato). Può essere utile mettersi d’accordo con i genitori degli amici con cui vorrebbero partire: si può pianificare insieme una proposta di viaggio, sulla quale si è tutti d’accordo.

E se gli proponessimo un lavoro estivo? Ottima idea: «Che non arrivino a 25 anni senza avere mai lavorato! -, avverte Daniele Novara. L’estate è il periodo ideale per mettersi alla prova, per sentire la responsabilità di un incarico e la gratificazione di aver guadagnato qualcosa». Che sia un impegno di baby sitting, un aiuto al bagnino in spiaggia, un mese in un’azienda agricola, a fare il cameriere in pizzeria o un campo di lavoro organizzato da un’associazione, il lavoro estivo è sempre un’occasione di crescita.

 Con quanti soldi farlo partire? Un’altra scelta fortemente sconsigliata ai genitori è la consegna del bancomat, perché «non deve esserci un budget illimitato, neanche immaginando chissà quali emergenze», dice il pedagogista. Se la vacanza è organizzata da un’associazione o da un ente, vitto e alloggio sono già stati pagati. I soldi in più servono solo per le spese extra o per le uscite facoltative, dunque possono essere facilmente misurati: la capacità di gestire i soldi a disposizione (e di farseli bastare) per l’intero periodo fa parte della “prova” di autonomia.

Quante volte telefonare mentre è in vacanza? La vacanza serve anche per uscire, una volta tanto, dalla “bolla” materna. «Perciò non partono affatto “da soli” se la mamma chiama tre volte al giorno, chatta e chiede foto – , avverte Novara -. Nemmeno se fossero all’estero si sentirebbero “autonomi” in queste condizioni. È necessario imporsi e convenire di chiamare una volta alla settimana, non di più. Se c’è qualche necessità, dovranno essere loro a farsi vivi. È dura, ma è un modo per aiutarli a vivere questo momento dando loro fiducia».

Chi prepara la valigia? «Trovatemi un adolescente che riesce a farsi la valigia da solo e gli farò un monumento!», scherza il pedagogista. Il messaggio è: non fate i bagagli per loro. Tutto quello che possono fare da soli, devono farlo. Magari è ammesso un check finale, giusto per essere certi che abbiano preso cose utili alla vacanza e adeguate alla stagione.

Quali consigli dare prima di partire? Salutarli senza apprensione, ma con fiducia e affetto, è il modo migliore per lasciarli partire verso la prima vacanza della loro vita. «Con l’invito a sfruttare al meglio questo momento, a costruire amicizie, a essere disponibili a imparare, a giocare e divertirsi. E a tenere spenti -per una volta- pc e smartphone per vivere pienamente la realtà», conclude Novara.

http://www.iodonna.it/attualita/famiglie/2016/04/20/adolescenti-viaggio-da-soli-quando-come-e-perche/

 

Generazione Gap Year

Consigli ai genitori e ai ragazzi che dopo la conclusione della scuola superiore vogliono prendersi un anno “sabbatico” all’estero

Riportiamo i suggerimenti contenuti in un interessante articolo sull’esperienza di un anno all’estero sempre più diffusa  anche in Italia tra i giovani che dopo il diploma partono per un’esperienza in altro paese per lavorare , migliorare la conoscenza di una lingua straniera, mettersi alla prova….

Ecco i cinque consigli

  1. Quale progetto, quale paese? Per la scelta della destinazione è importante fermarsi un attimo e riflettere bene su se stessi. Bisogna valutare con attenzione il proprio grado di adattamento e darsi una risposta sincera rispetto alla scelta tra contesti metropolitani o realtà rurali, tra climi temperati e climi molto caldi, tra culture occidentali e culture differenti. Tra il semplice desiderio di affinare una lingua rispetto alla voglia di fare qualcosa di concreto, lavorare, essere agenti di cambiamento, immergersi in una realtà lontanissima. infine: la scintilla deve essere dei ragazzi. Il coinvolgimento dei genitori deve restare in una dimensione di supporto emotivo e fiducia. Inutile imporre esperienze non desiderate o ritagliate su sogni e aspettative che non appartengono ai protagonisti del viaggio.
  2. Informarsi bene per costruire il progetto “giusto” Sono molte le possibilità all’interno di un progetto di gap year: bisogna decidere quanto stare via (da un minimo di uno-tre mesi fino a un intero anno), dove andare, realizzarlo in proprio attraverso il fai-da-te o affidarsi a un’organizzazione (semplicemente linguistica oppure specializzata in esperienze di volontariato internazionale). Oltre alle informazioni istituzionali, è utile partecipare a info-day e ascoltare l’esperienza di chi l’ha già fatto.

3 . Come pagare (o ripagare alla famiglia) il gap year? A seconda del tipo di viaggio che si pianifica, cambiano le spese. I corsi prettamente linguistici, all’interno di un ente o college, sono più impegnativi (una permanenza di 3 mesi in Inghilterra o in Canada può attestarsi intorno ai 5mila euro, voli esclusi). Per ripagare il corso di lingue, in particolare in Inghilterra, è possibile trovare un lavoro part time. «In Gran Bretagna, Irlanda e Australia le scuole hanno job clubs per facilitare l’accesso al lavoro -, spiega Giovanni Moretti di ESL Italia -. Ci sono ragazzi, poi, che per ripagarsi la permanenza nell’ambitissima Australia si trattengono a fine corso a lavorare nelle farm». Un fai-da-te di lavoro e soggiorno può essere più abbordabile, così come un progetto di volontariato internazionale. «Il reperimento del budget necessario è un’esperienza formativa nell’esperienza: ci sono giovani che lavorano e risparmiano già negli ultimi mesi del liceo, ragazzi che organizzano eventi (tornei, concerti) di fundraising», spiega Alice Riva di YearOut.

  1. Meglio studiare e lavorare o semplicemente perdersi, vedere nuovi orizzonti? Questo è un grande dilemma all’interno del gap year. Gli ultimi anni vedono sempre più ragazzi impegnati in un progetto, di studio o lavorativo, più che giovani zaino in spalla alla ricerca di se stessi in giro per il mondo. Il consiglio più frequente è di prolungare il viaggio, alla conclusione del progetto o del corso, e prendersi del tempo per visitare il paese dove ci si trova».
  2. Davvero “fa curriculum”? Il gap year è sicuramente tenuto in considerazione nel curriculm «se viene spiegato bene-, Spiega Riva la responsabile di YearOut -. «È importante sottolineare non solo le capacità linguistiche, ma anche organizzative, di lavoro in team, di leadership acquisite durante l’esperienza. Quando la meta prescelta è particolarmente alternativa e multiculturale, può indicare anche una particolare intraprendenza, curiosità, apertura rispetto alle relazioni e alle sfide professionali».

http://www.iodonna.it/attualita/in-primo-piano/2016/06/07/generazione-gap-year/

di Benedetta Verrini _ IoDonna_ Corriere della sera

 

Molto forte e incredibilmente vicino (il Cinema)

“Utilizzare il linguaggio cinematografico come strumento per stimolare il dialogo all’interno della famiglia”

GIC intervista l’Associazione CO-CO’ che ha ideato la rassegna di film e laboratori per bambini “Cinema in Famiglia” appuntamento domenicale allo Stensen di Firenze.

L’iniziativa dedicata alle famiglie ha proposto da novembre 2015 ad aprile 2016 otto film per genitori con, in contemporanea,  altrettanti laboratori per i figli sul medesimo tema a partire da brani di film di animazione.

L’Associazione offre il primo spazio di coworking con area baby a Firenze, in cui i genitori ritrovano l’accoglienza di una casa e la funzionalità di un ufficio.

1. Quali sono gli obiettivi di questa formula innovativa di intrattenimento che ha proposto laboratori e film su temi quali tra gli altri intercultura, consumi, alimentazione e affettività ?

Utilizzare il linguaggio cinematografico come strumento per stimolare il dialogo all’interno della famiglia. Abbiamo voluto offrire un’occasione unica, rivolta all’intera famiglia, per riflettere su un tema specifico, con attività svolte in parallelo, nello stesso luogo, declinate secondo l’età dei partecipanti: per i grandi la visione di un film e il dibattito a seguire con esperti, per i bambini un laboratorio in cui venivano proiettati estratti da film di animazione, affini alla tematica scelta per gli adulti, e stimolati a riflettere e a confrontarsi sullo stesso argomento attraverso giochi e attività manuali. Centrale nel progetto è la sala cinematografica, in quanto, fin dalle sue origini, è luogo di incontro, di dialogo e di socialità.
Abbiamo infatti pensato che l’attività non si concludesse al termine dell’incontro, ma che tornati a casa adulti e bambini, potessero confrontarsi sullo stesso argomento grazie alle esperienze vissute in parallelo.

2. Le “fonti di ispirazione” della rassegna sono stati determinati film da proporre o piuttosto alcuni temi per i quali avete scelto la proiezione adatta ?

Da un punto di vista operativo, il primo passo è stato quello di scegliere delle tematiche che fossero di valore per le famiglie (integenerazione, affido e accoglienza, alimentazione, ambiente, scuola, gravidanza e maternità, la coppia)  ; successivamente sono stati individuati i film e le attività che meglio potessero essere di aiuto per veicolare il contenuto. Il progetto nasce come un unicuum ed è stato sviluppato grazie alla sinergia tra la Fondazione Stensen e due operatori dell’Associazione Co-Cò Spazio Co-stanza, Ilaria Di Milla e Jacopo Sgroi, professionisti della comunicazione che lavorano nel settore cinematografico oltre ad avere un’esperienza in ambito didattico in progetti legati al cinema e all’infanzia;  hanno sviluppato la proposta dei titoli dei film per la rassegna e gestito i laboratori con i bambini.

3. Quali finalità hanno le attività laboratoriali scelte per i bambini ?

Per i bambini abbiamo scelto quella che riteniamo essere una formula efficace:
“FRUZIONE – AZIONE > RIELABORAZIONE”; da un lato abbiamo il film (FRUIZIONE),  le immagini in movimento, con la loro forza espressiva, capaci di stimolare la fantasia dei piccoli spettatori e di trasmettere un contenuto “alto”, utilizzando il linguaggio filtrato della favola o del racconto di immaginazione; dall’altro, il laboratorio manuale (AZIONE), che segue la filosofia del maestro Bruno Munari dell’imparare facendo; questo ha permesso ai bambini di rielaborare il contenuto veicolato dal film, diventando protagonisti in prima persona di un’azione creativa, confrontandosi contestualmente con gli altri partecipanti del laboratorio, prima di tornare dalle proprie famiglie e confrontarsi infine con loro.

4. Il cinema quindi come mezzo con potenzialità educative per i modelli di comportamento e delle relazioni familiari?

La prima edizione di Cinema in Famiglia ci ha dato conferma del fatto che non si è trattato solo di una rassegna cinematografica ma di un percorso di crescita personale, per adulti e bambini, partendo dall’esperienza cinematografica per diventare esperienza di vita. Il cinema, infatti, ispirando modelli, comportamenti, scelte e visioni del mondo – che non solo rappresentano la vita, ma la trasformano – può incidere profondamente nei processi di apprendimento e crescita di ognuno, anche e soprattutto dei più piccoli.

5. Come si inserisce la rassegna Cinema in Famiglia nelle finalità della fondazione Stensen?

Lo Stensen da sempre cerca di utilizzare il cinema (anche) come spunto di riflessione e confronto, attraverso rassegne tematiche, iniziative singole e con la programmazione giornaliera. La possibilità di costruire assieme all’Associazione Co-Cò uno spazio dedicato al pubblico delle famiglie, con bambini fino ai dieci anni, riuscendo a costruire un percorso parallelo ma separato per genitori e bambini, è stato considerato affascinante fin da subito e tuttora si è convinti che possa essere perseguito con i dovuti aggiustamenti organizzativi. Per come si sta profondamente modificando la fruizione cinematografica questa iniziativa, come altre in ponte, può servire a rafforzare il cinema come momento di incontro, socializzante e collettivo, e come occasione di dialogo e confronto intergenerazionale. L’unica pecca rimane il fatto che la sostenibilità economica di un percorso del genere è assai difficile, viste le risorse che tutti devono mettere in campo.

6. Qual è l’obiettivo della Associazione CO-CO’ nella collaborazione a questa iniziativa?

L’Associazione CO-CO’ pone tra i suoi principali obiettivi: la conciliazione delle esigenze di adulti e bambini in termini di spazi e di tempi; la facilitazione dell’accesso alla cultura da parte di adulti e bambini – partendo dal presupposto che non si può vivere di solo lavoro ;la sensibilizzazione su tematiche di attualità importanti come l’ambiente e i grandi mutamenti sociali (migrazioni, intercultura, integenerazione, ecc.)
Cinema in Famiglia costituisce pertanto uno strumento assolutamente paradigmatico di come questi tre obiettivi prioritari possono essere perseguiti attraverso l’organizzazione di una rassegna capace di mettere insieme il piacere del tempo libero e al contempo la possibilità di informare e sensibilizzare fornendo importanti spunti di confronto a grandi e piccini.

7. Infine un bilancio della prima edizione di Cinema in famiglia : che risposta avete ricevuto in termini di presenze e con quale livello di gradimento ?

Il bilancio è complessivamente positivo, nonostante l’orario della domenica mattina scelto per esigenze di programmazione (e che in inverno ha funzionato bene, ma nelle belle giornate decisamente meno) – c’è stato un buon riscontro da parte del pubblico e diverse famiglie che sono tornate più volte, confermando il gradimento dell’esperienza sia degli adulti che dei bambini.
Un altro apprezzabile segnale di gradimento è costituito dalla partecipazione del pubblico ai dibattiti che seguivano la proiezione del film, infatti a prescindere dal numero delle persone in sala, il confronto tra i relatori e il pubblico è sempre stato molto vivace e riteniamo che proprio questo confronto abbia un elevato valore sociale per la capacità di informare e sensibilizzare su tematiche di attualità molto importanti in uno spazio, il cinema, e in un momento, la domenica, dedicati al tempo libero.
Vedere tornare i bambini è stato un segnale importante per capire che, al di là dei titoli proposti e che molte volte i bambini già conoscevano, i temi erano trattati con l’approccio giusto e la familiarità con gli operatori ha permesso loro di fare un vero e proprio percorso di crescita.
Il limite principale, ad oggi, risiede senz’altro nella difficoltà di poter garantire la sostenibilità economica della rassegna.

8. Il riscontro positivo comunque vi orienta a proporre una nuova edizione. Ci sono novità che state pensando per la prossima programmazione?

La seconda edizione si terrà fine settembre/inizio ottobre 2016 a fine febbraio/inizio marzo 2017, ogni 3 settimane.
Il luogo è ancora in via di definizione, l’idea è quella di cambiare giorno spostando la rassegna al pomeriggio della domenica o del sabato, e questo anche in base alle osservazioni arrivate – tramite social e sito – dai nostri potenziali utenti.
Stiamo anche verificando la possibilità di avere finanziamenti ad hoc e patrocini tali da poter garantire la diffusione dell’evento su più larga scala.

Arrivederci a settembre con Cinema in Famiglia!

Nomadi e hi-tech il mondo Millenials tra ideali e internet

Dalle interviste ai toscani emerge la fotografia di una generazione molto attenta al sociale

LAURA MONTANARI pubblicato su http://firenze.repubblica.it/cronaca/

Più riformatori che rivoluzionari, più viaggiatori che idealmente nomadi. Quasi mai proprietari di qualcosa — tipo una casa o una macchina — , quasi sempre fruitori, inquilini di passaggio: insomma sono la generazione che passa dal possesso all’accesso. Eccoli qui i Millenials, cioè quelli che vanno dai 18 ai 35 anni «la generazione più istruita della storia, quella che conosce l’inglese, che viaggia, che capisce la tecnologia e sa usare internet». La più internazionale, la meno affezionata ai confini, la più esposta ai venti della precarietà sul fronte del lavoro.

Esce dai fogli di uno studio — sui valori e non sui comportamenti — commissionato dalla Coop (più precisamente dall’Associazione delle Cooperative di Consumo del Distretto Tirrenico) e affidato alla società torinese Kkienn Connecting Customers and Companies. Il lavoro sarà presentato nel dettaglio domani pomeriggio all’Impact Hub di via Panciatichi a Firenze (a partire dalle ore 17,30). La ricerca è stata realizzata con sette focus group e una indagine web che ha coinvolto 600 giovani (18-35 anni) e 400 adulti in Toscana e in Umbria. Il confronto è fra i Millenials e quelli che li hanno preceduti, Generazione X (35-50 anni) e Baby Boomers (50-65).

«La rotta dei Millenials è segnata da due valori vettoriali — spiega Massimo Di Braccio, direttore di Kkienn ed ex docente dell’università di Torino — , le metamorfosi contro la conservazione e il sociale contro il privato». Quello che cercano i Millenials è «la felicità oggi, adesso, praticabile, individuabile e (possibilmente) per tutti, basata sulla capacità di adattarsi, cambiare, imparare, cogliendo le opportunità offerte dalla modernità: la possibilità di viaggiare ed emigrare, — riprende il ricercatore — di integrarsi e confrontarsi con popoli e culture, vivere la tecnologia digitale, espandere i diritti delle persone e le libertà individuali».

Dalle interviste ai giovani toscani emerge la foto di un’attenzione particolare al sociale: se i Baby Boomers invecchiando si sono chiusi nel privato, fra radici e identità, i Millenials al contrario sono aperti al mondo non tanto in direzione dei valori comunitari, quanto piuttosto nelle relazioni. «Possono sembrare in contrasto — riprende Di Braccio — ma i temi che stanno a cuore a questa generazione a cavallo fra i due secoli sono famiglia e libertà. Accettano i cambiamenti, le migrazioni, si schierano per l’espansione dei diritti».

La Coop è interessata a esplorare i loro stili di vita e i valori guida anche in relazione ai consumi. Così domani la presentazione della ricerca “Millenials. Le sfide, i valori, il ritratto del mondo che verrà” diventerà anche un momento di analisi e di confronto a cui parteciperanno il presidente dell’Associazione Coop di Consumo del Distretto Tirrenico, Stefano Bassi, il docente della Cattolica di Milano Alessandro Rosina (autore del libro “Neet” sui giovani che non studiano e non lavorano) e Luigi Cavallito autore di un singolare progetto: il giro del mondo in ottanta giorni per raccontare

i suoi coetanei a varie latitudini e poter rispondere dall’interno della categoria alla domanda: chi sono i Millenials? Chi sono questi giovani che si dibattono fra lavori precari e mondo allargato, fra leggerezza e velocità, «surfisti capaci di cavalcare l’onda di un mare sempre più mosso senza farsi travolgere»? Alle 21 interverrà anche il rettore dell’università di Firenze Luigi Dei intervistato dal direttore di Rtv38 Francesco Selvi.

OKKIO ALLA CACCA SUL WEB

CAPIRE IL MONDO DEL WEB CON COMPETENZA E SENZA PREGIUDIZIO PUÒ CAMBIARE RADICALMENTE IL RAPPORTO TRA GENITORI E FIGLI.
ECCO UN SITO CHE RAPPRESENTA UN PUNTO DI INFORMAZIONE E CONFRONTO PER L’EDUCAZIONE DIGITALE DEI GENITORI AFFINCHÉ SI POSSANO RIPRENDERE IL PROPRIO RUOLO EDUCATIVO ANCHE ONLINE
http://www.okkioallacaccasulweb.it
CON C.A.C.C.A. È FACILE INFORMARSI
Tutte le informazioni sono raccolte e organizzate in 5 categorie
di rischi a cui stare all’erta e quando possibile, semplificate
nel linguaggio per i non esperti in tecnologia!

C.ONTENUTI
rischio di accesso a contenuti non adatti o pericolosi.

A.TTENZIONE
effetti negativi sullo sviluppo cognitivo e neurologico.

C.OMPORTAMENTI
potenziali comportamenti a rischio dei ragazzi in rete.

C.ONTATTI
rischi legati all’entrare in contatto con persone pericolose.

ACQUISTI
possibilità di truffe, acquisti inconsapevoli o danni economici.

Droga, alcol e velocità: il Far West della strada

1 su 5 parla allo smartphone, 1 su 3 controlla le notifiche e 1 su 10 si scatta persino qualche selfie. Tutto mentre è alla guida. I giovani conduttori di motorini, automobili e microcar fanno paura e non solo a causa della loro distrazione.
Serena R. http://www.skuola.net/news/ PHOTO Van Gogh’s “Self Portrait + Clint Eastwood, by Luigi Tarini

È un luogo comune per le generazioni più anziane etichettare i giovani alla guida come spericolati. I dati per la iGeneration sembrano però dare ragione agli adulti. In effetti, le cattive abitudini dei giovanissimi alla guida sono state confermate da una web survey di Skuola.net in collaborazione con l’Università Niccolò Cusano su un campione di 1600 studenti dai 14 ai 21 anni dichiaratisi in possesso di patente A, AM o B. Tra quelli che si mettono al volante, ben 1 su 5 chiacchiera allo smartphone senza usare vivavoce o auricolare. E se arriva un messaggino, 1 su 3 si distrae dalla guida – senza fermarsi – per controllare il telefonino. Tra loro, più di 1 su 4 addirittura risponde alle notifiche. E i selfie? Una mania che non si placa neanche in automobile. Uno su 10 lo ammette: scatta a più non posso anche alla guida del mezzo in movimento. Insomma, l’attenzione alla guida appare un optional quanto l’ultimo modello di autoradio e l’airbag.

DITA VELOCI PURE ALLA GUIDA – “La survey, condotta dal nostro Ateneo e da Skuola.net, dimostra l’esistenza dei cosiddetti ‘pericoli social’ alla guida – dichiara Michela Crisci dell’Ufficio Ricerca & Sviluppo dell’Università Niccolò Cusano – oggi, infatti, abbiamo auto più sicure e maggiori controlli per stradama gli incidenti sono provocati per lo più da sms e selfie. Questo è il paradosso della tecnologia e delle cattive abitudini. Il problema principale è che gli adolescenti sembrano essere ben informati sulle normative e sui rischi che potrebbero incorrere utilizzando lo smartphone alla guida; nonostante ciò continuano a inviare sms, scattare foto e a chiamare senza auricolari. La loro inesperienza al volante e, spesso, anche l’ostentata sicurezza, li rendono dunque vulnerabili. Ecco perché è necessario sensibilizzarli in modo creativo”.

CASCO E CINTURE? NO, GRAZIE – La sicurezza sembra estranea pure ai ragazzi che si spostano in motorino: il 7% fa sempre a meno del casco, un altro 7% a volte lo dimentica. Nota positiva: l’86% lo indossa sempre e comunque, anche se per chi abita nel Sud Italia le percentuali sono un po’ più basse. Il 20% dei giovani guidatori di mezzi a quattro ruote, automobili o microcar che siano, poi non usa con costanza le cinture di sicurezza e solo il 33% richiama i passeggeri quando sono loro a non indossarle. Il Far West della strada appare ancora più evidente quando, oltre a non proteggere la propria vita, questi ragazzi mettono a rischio pure quella degli altri: il 12% confessa di aver causato incidenti nell’ultimo anno. Inoltre chi è coinvolto in incidenti è più frequente che adotti comportamenti scorretti.

PER IL POSTO DI BLOCCO HO L’APP – Ma il problema dei ragazzi non è solo la distrazione facile. Uno su 4 ammette di passare sistematicamente con il rosso, a volte (20%) o spesso (5%), mentre alla metà degli intervistati è capitato di non fermarsi allo stop. La velocità da codice viene rispettata sempre solo da un 1 intervistato su 4, mentre tutti gli altri sistematicamente o talvolta fanno viaggiare la lancetta del tachimetro. I controlli su strada tuttavia non sembrano seguire il tasso di trasgressione: ad aver ricevuto una multa nell’ultimo anno è poco più di 1 su 10, complice forse l’uso di app per evitare posti di blocco e forze dell’ordine, frequente tra il 17% dei giovanissimi guidatori. Analizzando i profili degli intervistati, è emerso che le infrazioni aumentano al diminuire dell’età.

PRIMA ALCOL E DROGA, POI ALLA GUIDA – Un capitolo a parte merita il discorso delle condizioni psico-fisiche dei ragazzi che si spostano su strada. Quasi il 38% ha condotto il mezzo dopo una notte in bianco o accusando forte stanchezza. Non manca chi, purtroppo, ha guidato sotto l’effetto di alcol o stupefacenti. Circa 1 su 5 sostiene di essersi messo al volante o in sellino dopo aver alzato un po’ il gomito: tra questi, per circa un terzo è un’abitudine. E se tra di loro c’è chi l’ha fatto senza sentirsi alterato, avendo assunto quantità limitate di alcolici (41%), troviamo anche chi confessa di aver guidato brillo (28%) o addirittura ubriaco, avendo bevuto molto (31%). Minore – ma comunque inquietante – la percentuale di chi dichiara di aver assunto droghe pur dovendo portare la macchina o il ciclomotore: è circa 1 su 10. Per la maggior parte di questi si tratta di droghe leggere (55%), ma è comunque preoccupante la percentuale di chi ha indicato droghe pesanti o sintetiche come ecstasy, pasticche di diverso tipo o addirittura cocaina (45%).

“Divertirsi Guadagnando Salute” alla Biblioteca delle Oblate

Fino a giovedì 21 nell’ambito del  progetto regionale “Divertirsi Guadagnando Salute” alla Biblioteca delle Oblate di Firenze la mostra “Alcol in giro per il mondo”

Il progetto, della ASL Toscana Centro, è nato dall’idea di intervenire sulle “rappresentazioni” che i giovani hanno sull’uso di sostanze alcoliche. “Divertirsi guadagnando in salute” si rivolge ai giovani fra i 12 e i 19 anni residenti nei comuni dell’area fiorentina ed ha come obiettivo quello di attivare interventi di contrasto delle pratiche del bere in eccesso e portare attenzione e consapevolezza verso il consumo di cibi sani e verso pratiche di contrasto alla sedentarietà.

Il 21 aprile, alle ore 9:00, l’associazione UISP e i ragazzi dell’istituto tecnico per il turismo Marco Polo guideranno un percorso di trekking urbano, alla fine del quale è previsto un aperitivo analcolico preparato dagli studenti dell’IPSSAR Aurelio Saffi. La giornata si concluderà con la visione di un filmato “Perché lo faccio”, realizzato con la collaborazione di giovani atleti.

 

Torna il Festival dei Bambini – Gli eventi consigliati

Il Festival dei Bambini. Nuovi Mondi è una manifestazione dedicata ai più piccoli, al loro mondo, alla loro creatività e alla loro fantasia: un’occasione di crescita attraverso un percorso esperienziale di condivisione, coinvolgimento e di scambio di valori e conoscenze.

Le attività possono essere a prenotazione oppure a ingresso libero. Per i dettagli si rimanda alla scheda di ogni singolo evento, all’interno del programma pubblicato sul sito dedicato.

http://www.festivalbambini.it/info-importanti/

Ecco gli eventi consigliati da Genitori in corso

  • La città dell’accoglienza a cura di Museo degli Innocenti -Bottega dei ragazzi – Piazza SS. Annunziata
  • Campagna di comunicazione Nazionale “Io non rischio” – buone pratiche di protezione civile  – Parco delle Cascine
  • L’Arno si racconta: il mio percorso le mie alluvioni, il mio amore per Firenze – Museo FirST – Firenze Scienza e Tecnica
  • Alert! A caccia di sprechi con Elio e i Cacciamostri – Biblioteca delle Oblate
  • Storie di mondi –  Biblioteca delle Oblate
  • La Biodiversità nel Cibo 2.0 – dall’orto alla tavola… e ritorno-  Giardino dell’orticoltura
  • Un amico per sempre –  a cura di Accademia Cinofila Fiorentina località Poderaccio

http://www.festivalbambini.it/

L’azzardo sale tra gli adolescenti: un milione di giocatori nel 2015 (+3%)

 

I giocatori tra i 15 ed i 19 anni sono stati 60 mila in più dell’anno precedente. I ragazzi si dedicano soprattutto alle scommesse sportive, le ragazze preferiscono il «Gratta e vinci». Il 7% dei giovanissimi gioca quattro o più volte a settimana

articolo pubblicato su http://www.corriere.it/salute/

«Sono circa un milione gli studenti che riferiscono di aver giocato somme di denaro almeno una volta negli ultimi dodici mesi. Dal 2014 al 2015 la percentuale è cresciuta dal 39% al 42% e un 7% dei giovanissimi riferisce di giocare quattro o più volte alla settimana. L’aumento è presente in tutte le fasce d’età, in quasi tutte le aree geografiche e per entrambi i sessi, ma la percentuale più alta di giocatori resta quella fra i ragazzi, 51% contro 32% delle ragazze, l’incremento maggiore è quello di quattro punti registrato fra le ragazze 16-17enni, dal 27% al 31%. Anche il 38% dei minori scolarizzati (15-17 anni), circa 550 mila studenti, riferisce di aver giocato d’azzardo nel 2015 (erano il 35% nel 2014)”.

La ricerca

È quanto spiega Sabrina Molinaro, ricercatrice dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa e responsabile dello studio Espad®Italia, parte del progetto European School Project on Alcohol and other Drugs, indagine sui comportamenti a rischio tra gli adolescenti, che nel 2015 ha coinvolto un campione rappresentativo di circa 30 mila studenti italiani tra i 15 ed i 19 anni in tutto il territorio nazionale. «La percentuale nazionale rilevata nell’ultima indagine preoccupa anche perché fa segnare un’inversione di tendenza per la prima volta dopo 5 anni: dal 2010 al 2014 si era assistito infatti a una costante riduzione, dal 47% nel 2010 al 39% nel 2014».

Le scommesse preferite

Rispetto alle tipologie di gioco, dal 2010 è diminuita sensibilmente la quota di chi gioca al Lotto/Superenalotto (dal 31 al 21%) e al Poker texano (dal 27 al 18%), aumentano invece gli appassionati di Totocalcio/totogol (dal 10 al 29%), di altre scommesse (dal 6 al 15%) e del «Gratta e vinci »(dal 63 al 69%). Tra i ragazzi le preferite sono le scommesse sportive (67%), seguite da Gratta e vinci (63%) e Totocalcio/totogol (40%); le ragazze preferiscono il Gratta e vinci (79%), seguito da Bingo/tombola (43%) e altri giochi con le carte (24%). Tra i giocatori on line, i ragazzi sono attratti soprattutto da sommesse sportive/Totocalcio (65%) e poker texano (36%), le ragazze da Gratta e vinci/Lotto istantaneo (34%) e scommesse sportive/Totocalcio (30%). Tra i minori il divario è ancora più netto: sono stati giocatori il 46% dei maschi e il 29% delle femmine.

Dove si gioca

Per quanto riguarda i posti preferiti dai giocatori, perdono popolarità sia i locali pubblici non dedicati (bar, tabaccherie, pub), frequentati nel 2015 dal 37% dei giocatori (contro il 44% del 2014 e addirittura il 61% del 2010), sia le abitazioni private (36% contro il 40% del 2010), a favore delle sale scommesse (28%, in crescita dal 22% del 2010).

Online: pc, smartphone e tablet

Ad aver giocato online nel 2015 sono circa l’8% degli studenti, con una forte differenza di genere (14% dei maschi e 3% delle femmine) e una prevalenza crescente con l’età, dal 6% dei 15enni all’11 dei 19enni. Il 48% dei giocatori virtuali usa il pc, il 35 lo smartphone, il 15 il tablet o accede tramite internet point. I ragazzi potenzialmente a rischio sono circa l’11% . La percentuale di ragazzi già problematici) si assesta sull’8% dei giocatori.

Quanto si spende

Rimane pressoché stabile, rispetto al 2014, l’importo delle giocate: l’8% degli studenti giocatori dichiara di aver speso oltre 50 euro nell’ultimo mese, il 17% tra i 10 ed i 50 euro, mentre il 75% meno di 10 euro.

Dal punto di vista geografico, prevale il Meridione. La percentuale di giovanissimi che hanno giocato almeno una volta negli ultimi dodici mesi si attesta al 36,8% nel Nord-Ovest, 30,6 nel Nord-Est, 43,5 al Centro e al 48,8% nel Sud e nelle isole. Stessa graduatoria tra gli studenti problematici: al Nord-Ovest 5,5%, al Nord-Est 4,8%, al Centro 7,6%, nel Sud e isole 10,2%.

 

 

Alcol, quanti sono i binge drinker in Italia

Si consuma sempre meno vino e birra e sempre più aperitivi alcoli e superalcolici. Anche nelle fasce d’età in cui sono vietati per legge.

Anna Lisa Bonfranceschi http://www.wired.it/scienza/medicina/

Più di tre milioni di persone. Soprattutto giovani, soprattutto maschi. Tanti e questi sono gli italiani che nel 2014 hanno esagerato con l’alcol, assumendo più di 6 drink in un’unica occasione. I cosiddetti binge drinker, abituati, già da giovanissimi, a esagerare con l’alcol, mettendo a rischio ala propria salute e quella dell’intera società (basti pensare alle violenze e agli incidenti stradali). A lanciare l’allarme è oggi è la Relazione sugli interventi realizzati nel 2015 in materia di alcol e problemi correlatitrasmessa al Parlamento l’11 marzo 2016 dal Ministero della Salute elaborata a partire dai dati Istat.

I dati in questione si riferiscono in generale alla popolazione sopra gli 11 anni, comprendendo dunque quella fascia d’età in cui vendita e somministrazione di bevande alcoliche sono vietate per legge (al di sotto dei 18 anni). A destare preoccupazione non sono solo le quantità ma anche le modalità di assunzione dell’alcol: rispetto al 2013 cresce il consumo di alcol occasionale e al di fuori dei pasti, passando dal 25,8% al 26,9%, soprattutto tra i giovani (tra i 18 e 24 anni) e i giovani adulti (fino ai 44).

A bere fuori pasto sono poi sempre più donne, passate dal 14,9% nel 2005 al 16,5% nel 2014, mentre diminuiscono leggermente le percentuali relative ai maschi (erano il 37,3% nel 2005 e 36,2% nel 2014). Questo anche se, in termini generali, sono ancora i maschi a consumare più alcol: se infatti nel 2014 il 63% degli italiani sopra gli 11 anni ha consumato almeno una bevanda alcolica, la prevalenza è maggiore tra i maschi (76,6%) rispetto alle femmine (50,2%). Consumatori sempre meno di vino e birra e sempre di più di aperitivi alcolici, amari e superalcolici.

Restringendo il campo ai comportamenti giudicati a rischio – insieme al binge drinking, vanno considerati anche l’eccessivo consumo giornaliero (sopra le due unità alcoliche per i maschi e sopra l’unità alcolica per le donne e gli anziani) nonché i consumi sotto i 18 anni d’età – 8,3 milioni di persone lo sono state nel 2014. Leggermente meno rispetto all’anno precedente (erano 8,6 milioni) ma ancora troppi, soprattutto per i giovani (16-17 anni) e i giovani anziani (tra i 65 e i 74 anni).

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