VIDEOGIOCHI CON NOI? NO GUARDO

PewDiePie ha 25 anni, st3pNy qualcuno di meno. Twitch.tv e YouTube, i canali web, su cui entrambi sono star indiscusse, molti meno. Ma entrambi hanno milioni di spettatori che li seguono (tra cui moltissimi adolescenti), spettatori che guardano qualcuno videogiocare… e soprattutto commentare.

Funziona in modo molto semplice, permettendo a chiunque di mandare in onda la propria partita in diretta.  Ne parla Pietro Minto sul La Lettura del Corriere della Sera

VIDEOGIOCHI CON NOI? NO GUARDO

“LO svedese Felix Arvid Ulf Kjellberg ha 25 anni, ama i videogiochi ed è il tenutario del profilo YouTube più affollato al mondo, «PewDiePie», con poco meno di 35 milioni di iscritti nel momento in cui scriviamo. Nelle sue clip, la maggior parte delle quali si aggirano in media attorno ai dieci minuti, si riprende mentre gioca al computer: nella schermata principale c’è il gioco vero e proprio, in un riquadro in basso Felix, che sbaglia, impreca, scherza, grida e, video per video, diventa il nuovo guru nel mondo del gaming. Tanto che orale aziende produttrici fanno a gara a strappargli un giudizio positivo, ben sapendo che un suo blurb può cambiare le sorti commerciali di un titolo.

«PewDiePie» è una star del web che bene illustra un nuovo fenomeno legato all’industria dei videogiochi, un’industria che dal 2009 è più grande di quella di Hollywood e vale circa 100 miliardi di dollari: non esistono più solo giocatori attivi, ci sono anche spettatori.
C’è un ritornello in voga di questi tempi secondo cui «i videogiochi sono il nuovo cinema»: i prodotti più recenti sono incredibilmente sofisticati, propongono storie complesse e ben sceneggiate che permettono agli utenti di immergersi in una sfida avvincente. Il racconto, come ogni forma di storytelling, ha bisogno di un pubblico, e quel pubblico lo si è trovato sotto forma di milioni di persone che hanno scoperto una nuova forma di intrattenimento passivo.

Twitch.tv è un sito nato nel 2011 diventato in poco tempo la piattaforma per questa nuova forma di spettacolo: secondo gli ultimi dati a disposizione, il servizio attrae 45 milioni di utenti al mese per un totale di 13 miliardi di minuti di trasmissioni. Twitch funziona in modo molto semplice, permettendo a chiunque di mandare in onda la propria partita in diretta, trasformandosi così in una  nuova Eldorado per molti giocatori, che qui sono diventati autentiche star. Anche l’interfaccia è basilare: in primo piano il gioco, in un quadrante il primo piano del giocatore e in basso a destra lo spazio per i commenti in tempo reale dove si scherza o ci si azzuffa. Grazie al suo potere Twitch è finito in una battaglia tra colossi di internet che ha visto Google e Amazon scontrarsi per la sua proprietà, un confronto concluso con la cessione del servizio ad Amazon per 970 milioni di dollari.

Si tratta di una variante casalinga degli eSports — i tornei di videogame che in Corea del Sud da tempo hanno enorme seguito e hanno creato veri idoli «sportivi» — dove non esistono né arene né stadi, anzi si stimola una visione solitaria e casalinga del gioco.

Secondo Marco Olivari di Progaming Italia, società con sede a Bolzano che gestisce tornei di videogiochi, esistono «due categorie di persone che guardano partite altrui ai videogame: quelli che non hanno tempo o voglia d’allenarsi a giochi spesso complicati, e quindi decidono di osservare la cosa dall’esterno fatta a livelli altissimi; e quelli che ormai, anche per l’età, non ci provano nemmeno più ma rimangono interessati alle nuove uscite». Esiste poi la funzione pubblicitaria del fenomeno, per cui Twitch viene usato per capire se valga la pena comprare un certo titolo. Flavio Pintarelli è uno scrittore e saggista che a febbraio ha organizzato un ciclo di conferenze sul videogaming ed è uno spettatore appassionato da tempo, anche perché ha sempre meno tempo a disposizione per giocare: «Un modo per recuperare — ha spiegato a “la Lettura” — è guardare video e commentare su YouTube. È divertente, a suo modo, e nostalgico: ad esempio mi piace guardare video di vecchi giochi a cui giocavo da piccolo e che magari non ho mai finito».

Esiste una differenza di stile tra le riprese di Twitch e i video caricati su You- Tube: il primo si basa sulla diretta (e quindi sulla spontaneità), mentre il secondo prevede un montaggio e un lavoro di post-produzione che fa la differenza (è il caso del citato «PewDiePie» e delle divertenti sovraimpressioni con cui riempie le sue clip). In entrambi i casi è la regolarità dell’autore a premiare, la sua professionalità e dedizione nel riprendersi mentre gioca a titoli vecchi e nuovi.

Tra gli italiani a dominare su Twitch c’è per esempio «st3pNy», giovane gamer autore di una 24 ore di gioco. È anche così, nota Olivari, che ci si fa un nome e si convince il pubblico ad abbandonare il joystick e mettersi a guardare. A molti potrà sembrare strana l’esistenza degli spettatori di videogiochi. In realtà è un prodotto inevitabile in una cultura così diffusa e stratificata, popolata da milioni di persone che hanno vissuto anni tra Pc e console, partendo da Super Mario Bros. e finendo con GTA o The Last Of Us, creando un background comune che unisce tutto il mondo. Ecco quindi svelato il mistero delle persone che guardano altri giocare a titoli come Pro Evolution Soccer, famosissimo videogame calcistico: l’eccellenza dei giocatori, veri maestri del settore in grado di trasformare una partita in bel gioco, e della grafica, in grado di farci dimenticare che «è solamente un gioco». Molto meglio di certe partite della serie B italiana, e costa pure meno.”
Pietro Minto

http://lettura.corriere.it/videogiochi-con-noi-no-guardo/

Università di Padova: quasi l’80% dei giovani fra i 18 e i 20 anni frequenta abitualmente siti porno

TRA LE CONSEGUENZE la riduzione del desiderio e una abitudine che si configura sempre più spesso come una vera e propria dipendenza . I dati dell’Università di Padova sono pubblicati oggi nell’edizione online di Repubblica “(…) il 78% dei giovani è un fruitore abituale di siti pornografici anche se le modalità di collegamento variano da qualche volta al mese (29%) a più volte a settimana (63%), ogni giorno o più volte al giorno (8%), con una permanenza nei siti in media di 20-30 minuti. Sono questi i risultati diffusi dal gruppo di ricerca coordinato dal Prof. Carlo Foresta. Ricercatori che da oltre dieci anni studiano gli effetti delle frequentazioni dei siti pornografici da parte dei giovani di età compresa tra 18-20 anni. I risultati di questo studio sono stati recentemente pubblicati sulla rivista americana International Journal of Adolescent Medicin Health.

Gli intervistati dichiarano che la frequentazione di questi siti diventava spesso un abitudine e il 10% dei frequentatori considera l’abitudine come dipendenza. Da questi studi è emerso che i comportamenti sessuali dei giovani che frequentano i siti pornografici, per più volte alla settimana, risulta essere compromesso nel 25% dei casi. Le patologie della sessualità che emergono con maggiore frequenza nei frequentatori dei siti a sfondo sessuale, sono una importante riduzione del desiderio (16%), un aumento delle eiaculazioni precoci (4%).

Il gruppo di studio dell’Università di Padova, ha disegnato in questa nuova analisi, l’identikit del giovane che frequenta i siti pornografici in internet. In collaborazione con la Fondazione Foresta Onlus, dall’analisi dei dati emerge che rispetto al 2004 è fortemente incrementata la frequentazione dei siti porno da parte dei giovani, raggiungendo una percentuale di circa il 70 % di coloro che si collegano più volte a settimana, fino ad ogni giorno, con permanenza di questi siti di oltre trenta minuti a collegamento. Analizzando l’identikit dei giovani che frequentano con più assiduità i siti, risulta che i maggiori frequentatori, sono i figli unici, con nuclei familiari impiegati in attività lavorative, pertanto con lunghi periodi di solitudine domestica. I giovani che frequentano maggiormente internet risultano essere più frequentemente fumatori (55% dei frequentatori rispetto al 40% per i non frequentatori).

Per quanto riguarda la sessualità reale, la frequenza dei collegamenti ai siti pornografici, allontana significativamente questi giovani dalle esperienze reali ma contemporanea riduce l’abitudine alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse. Tutte queste motivazioni sono alla base del dibattito promosso dalla Fondazione Foresta Onlus che si terrà mercoledì 6 maggio dalle ore 18 al Centro Culturale San Gaetano, Via Altinate, Padova con la partecipazione di Carlo Foresta, andrologo, Emmanuele Jannini, sessuologo, Luciano Gamberini, psicologo, Francesca Ferrari, giornalista e Gip delle Iene.”

http://www.repubblica.it/tecnologia/2015/05/04/news/porno_su_internet_una_ricerca_disegna_l_identikit_dell_addicted-113515795/?ref=HRLV-9

La collezione web curata dai teenager

PALAZZO GRASSI TEENS è un sito in cui i contenuti sono scelti, discussi e mediati dagli adolescenti, con un approccio peer to peer, coinvolgendo le scuole

L’ ULTIMO progetto promosso della François Pinault Collection di Venezia si chiama “Palazzo Grassi Teens”. E’ un website in cui i contenuti, accessibili tramite queries per artista o per tema, sono scelti, discussi e mediati dai teenagers, con un approccio peer-to-peer. «Il nostro interesse per questo target di pubblico è nato nel 2011, quando abbiamo partecipato a un progetto internazionale della Tate, Turbine Generation» racconta Marina Rotondo, responsabile Servizi educativi. «Attraverso il progetto, rivolto a scuole medie e superiori, abbiamo capito il valore del lavoro svolto con gli adolescenti, l’importanza strategica di questi visitatori e il ritardo dei musei italiani nei loro confronti. Da lì abbiamo cominciato a seguire l’attività di molte altre istituzioni, in particolare i programmi guidati da Mike Murawski al Portland Art Museum, da Silvia Filippini Fantoni all’Indianapolis Museum of Art e da Chelsea Emily Kelly al Milwaukee Art Museum. Abbiamo anche cominciato a seguire conferenze e incontri internazionali (MuseumNext, Museums and the Web, Museum Ideas, Meet the Media Guru, Giffoni Film Festival…), a conoscere colleghi di altri musei, e abbiamo scoperto altre ottime pratiche, per esempio, l’attivita di coinvolgimento diretto del pubblico svolta dal Derby Museum Trust a Derby, nel Suffolk».

Il lavoro per “Palazzo Grassi Teens” ha preso il via nel settembre 2014. Ha impegnato 220 ragazzi (dieci classi), venti insegnanti, quattro tutor (di cui un videomaker), tre staff members per progettazione/coordinamento, due graphic designer, due sviluppatori. La sfida: «Essere autenticamente digitali, accessibili da qualsiasi luogo in qualsiasi momento, alzare l’asticella dell’ambizione, passando da singole esposizioni temporanee all’intera collezione Pinault presentata negli spazi espositivi a Venezia, costruire una content library della nostra collezione fondata sul punto di vista dei teenagers». Gli adolescenti, cui fa riferimento il team di Palazzo Grassi, sono gli adolescenti fotografati da Michele Serra negli “Sdraiati”. «Ragazzi, cui apparentemente non interessa granché di quello che dicono gli adulti, genitori, insegnanti, guide museali» prosegue Marina Rotondo. «Quello che conta per loro è soprattutto l’opinione dei coetanei, la condivisione e l’interazione». Sia nel mondo fisico, sia in quello digitale.

La strategia di coinvolgimento messa a punto dal team della Pinault Collection è un mix tra i due: «La nostra convinzione che è tramite l’incontro fisico che l’arte esercita il suo fascino invincibile e la sua capacità di trasformare cose e persone».  Prima di “Palazzo Grassi Teens”, Pinault Collection ha rilasciato “Detto tra noi”, un’app dedicata alla mostra “Prima Materia”, una videoguida dei ragazzi per i ragazzi. «A decidere cosa dire e come dirlo sono stati i teenegers: attraverso video, immagini, poesie, brevi testi, animazioni, interviste, parlano di Duchamp e di Mickey Mouse, di Tupac Shakur e di Italo Calvino, di Black Power e di Minimalismo, di Star Wars, Pasolini, Emily Dickinson. Individuano i motivi alla base di ogni opera in mostra e li ricollegano alla propria vita. Imparano che di ombre hanno parlato Dante e Masaccio prima di Loris Gréaud. Constatano che il teschio è apparso nelle danze macabre medievali prima che nelle vetrine di Sherrie Levine. Grazie a David Hammons scoprono Tommie Smith che alza il pugno alle Olimpiadi di Città del Messico e tramite l’Arte Povera ricercano gli slogan urlati dagli studenti nel ‘68, argomenti per cui a scuola o a casa spesso non c’è spazio, accaduti in un passato troppo recente per essere considerato Storia». Il goal? Un nuovo pubblico. Nelle sale espositive, sul web. Ma non solo. «Attraverso l’innovazione il museo migliora la propria reputazione come luogo di scoperta ma anche di accoglienza e inclusione».

Susanna Legrenzi. NOVA Il Sole 24ore

http://nova.ilsole24ore.com/esperienze/la-collezione-web-curata-dai-teenager

Kylie Jenner Challenge, il nuovo gioco virale degli adolescenti

Kylie Jenner Challenge, il nuovo gioco virale ispirato alla sorellastra di Kim Kardashian.

Qualche tempo fa, Kylie Jenner, famosa (?) sorellastra di Kim Kardashian, ha sfoggiato in rete un nuovo paio di labbra a canotto ultimo modello. E così, i poveri mortali che non  si possono minimamente permettere un professional ritocchino a 17 anni, sono ricorsi ai ripari, rifacendosi le labbra fai-da-te. Così nasce il Kylie Jenner Challenge (#KylieJennerChallenge).

Kylie Jenner Challenge, in cosa consiste il nuovo gioco virale?

In cosa consiste il Kylie Jenner Challenge è presto detto: adolescenti che non hanno manco i soldi per piangere, figuriamoci per andare dal chirurgo, ricorrono al metodo “homemade” per vedere chi riesce ad aumentare di più le proprie labbra. Il come è molto semplice: si infilano le labbra in un bicchiere piuttosto che una bottiglia di plastica vuota, si aspira tutta l’aria e si attende qualche istante. Le labbra cominceranno a ingrossarsi e una volta tolto il bicchiere/bottiglia, ci si ritrova con labbra turgide, lucide e carnose degne di una Alba Parietti qualsiasi. O almeno il principio è questo, perchè i risultati sono disastrosi e documentati: labbra smisurate, insensibili, ematomi violacei e l’incertezza che questo deturpante risultato, col tempo, svanisca.

Kylie Jenner è l’ultima, in ordine di uscita, della famiglia Kardashian/Jenner. Figlia del campione olimpico Bruce Jenner (che proprio ieri ha raccontato in tv la sua decisione nell’affrontare il percorso di cambio di sesso) e della magnifica Kris Jenner, è la sorellastra della ben più famosa Kim Kardashian. Manco a dirlo, la sua fama arriva dal reality TV “Al passo con i Kardashian“ che segue la vita quotidiana della famiglia Kardashian/Jenner.

Inizia la sua carriera di modella con la sorella Kendall, oggi modella del momento, e posa perTeen Vogue e Ok! Magazine, sfila per marchi minori fino al 2015, quando calca la passerella della sfilata newyorkese del cognato Kanye West. Kylie è “famosa” anche per i suoi flirt (veri o presunti) con Harry Styles dei One Direction e con il figlio di Will Smith, Jaden.

Insomma, se vi chiedete chi è Kylie Jenner la risposta è: “È un’altra Kardashian”.

http://buzznews.it/kylie-jenner-challenge-il-nuovo-gioco-virale-degli-adolescenti-33672/

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