Adolescenti, contro l’angoscia e la violenza serve più fiducia nel futuro

Anna Maria Nicolò (*) su Sanità24 http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/medicina-e-ricerca/

L’adolescenza sembra essere diventata una delle emergenze prioritarie in tutti i paesi occidentali e questo avviene anche perché questa età è la cartina di tornasole della società e in essa è depositato il nostro futuro. I sociologi dicono che questa è la prima generazione di giovani ad avere condizioni economiche inferiori a quelle dei genitori, ma guardando l’accesso ai beni di consumo, ai cellulari, ai tablet, ai molti strumenti tecnologici che i ragazzi hanno oggi, potremmo piuttosto dire che sono cambiati i loro bisogni e i loro ideali. Quello di cui sono stati derubati non è solo la loro pensione futura, ma piuttosto la speranza di costruire un mondo migliore, la fiducia che l’impegno possa produrre risultati efficaci e che valga la pena di sacrificarsi per gli ideali. In cambio gli è stata data l’illusione che tutto è possibile.

I processi di idealizzazione dell’adolescente
L’adolescente fisiologicamente ha bisogno di usare processi di idealizzazione che lo aiutano a credere nella vita e ad investire in essa. Piano piano, dopo l’avvento della pubertà gli ideali dell’Io cambiano. Se prima per il bambino era il genitore al centro dei suoi ideali, successivamente tutto questo muta . L’idealizzazione cerca nuovi differenti oggetti a cui riferirsi che possono essere trovati in figure politiche o sociali , filosofie o religioni, attori , cantanti o scienziati .Uno dei problemi che esiste in questa età fa riferimento proprio a quanto l’adolescente sia capace di modificare i suoi investimenti, mantenendo un’idealizzazione modulata e accettando i limiti che la realtà impone. L’elemento dirimente è la capacità di tollerare le frustrazioni del fallimento senza esagerare narcisisticamente i risultati positivi. Talvolta questo confronto diventa traumatico. La critica e la persecuzione , se gli ideali sono diventati prescrittivi , possono essere difficili da sopportare. Nei casi peggiori ,si assumono come ideali , modelli negativi a causa dell’irraggiungibilità di standard elevati. E’ la crisi di originalità negativa di cui parlava Erikson. Il ragazzo allora avrà comportamenti antisociali o perversi senza alcun senso di colpa o proibizione. Il confronto con il mondo sociale, familiare o personale diventa così traumatico che il ricorso a figure mitiche o sette religiose può diventare una soluzione tragica ad un vuoto del sé difficile da colmare. Si rimette cosi in discussione lo stesso meccanismo dell’idealizzazione. Tutto diventa cinico, opportunistico e alla fine senza significato.

Il confronto con i bulli e l’esperienza della sessualità
“E’capace di un confronto con la realtà?” Questa è la domanda che ci dobbiamo porre quando ci confrontiamo con i nostri adolescenti, tossicofilici, violenti, bulli o annoiati o che sperimentano una sessualità staccata, scissa, lontana dalle emozioni, agita talvolta come una bravata.
L’esperienza della sessualità testimonia di un ragazzo capace di usare di un corpo che gli fornisce nuove sensazioni mai esperimentate prima nell’infanzia , ma anche mostra che è possibile un’integrazione tra la sessualità e il grande universo delle emozioni. Talvolta questo si traduce nell’esperienza dell’innamoramento che certo facilita l’iniziazione sessuale, talvolta invece ha le caratteristiche di uno scambio giocoso, sempre affettuoso, ma mai sadico e crudele . E’ quello che i ragazzi chiamano scherzosamente “ lo scopamico”, diverso dal partner , ma sempre una figura in genere benevola e protettiva.
Ci sono però situazioni più gravi e penose dove c’è un pericoloso distacco da se stessi e dall’altro. La sessualità in questi casi è uno sforzo ginnico che lascia soli, è basata sull’affermazione , sul potere , sul controllo, può essere gestita nel gruppo e talora serve ad affermare un’identità di genere di cui inconsciamente il ragazzo ha invece molti dubbi . L’adolescente non sa ancora se sarà omosessuale, eterosessuale o semplicemente ancora confuso e incerto tra le sue posizioni. Un conflitto interno in questa età è indice spesso di un dubbio che riguarda l’identità di genere. La confusione bisessuale onnipotente può essere facilmente presente e si diventerà adulti solo quando si accetterà il senso del limite imposto dalla realtà, anzitutto da quello che sei nel tuo corpo. Certo i modelli che oggi abbiamo non ci aiutano molto nella certezza della nostra identità. Siamo davanti ad una grande rivoluzione antropologica ?

Internet fa credere all’adolescente che tutto è possibile
Un’altra espressione di questo distacco tra la sessualità e le emozioni è quanto avviene in internet. Gli adulti hanno veramente poca consapevolezza di quanto sia vasto ,articolato e complesso il mondo della sessualità giovanile in internet, gestita sui grandi social o nelle chat deputate a questo. La rete fa credere all’adolescente che tutto è possibile. Con un semplice click puoi trovare di tutto, puoi essere tutto e il contrario di tutto: puoi nasconderti dietro un’identità segreta, essere vecchio o bambino, maschio o femmina, transgender , omosessuale o etero sessuale . La rete è un grande miraggio per i giovani, evita loro la frustrazione del confronto vero e concreto con l’altro, esclude il corpo fisico, insegue l’onnipotenza delle fantasie e -cosa importante per l’adolescente terrorizzato dalla passività, ti dà l’illusione di una relazione senza dipendenza. L’effetto alla lunga è il paradosso della distruzione del desiderio reale. Il desiderio nasce dalla mancanza , da quello che potresti perdere o hai perduto. Potere tutto è l’altra faccia del non potere niente. E’ questo il dramma di una nuova forma tossicomania che è l’internet-mania.

Il “lutto evolutivo” e l’aggressività
Accanto alla sessualità, le cui modificazioni saltano all’occhio di chiunque ,è necessario integrare l’aggressività.
Il ragazzo comune, sufficientemente normale, ha bisogno di usare l’aggressività per tante ragioni: Grazie all’aggressività si autoafferma in un contesto nuovo, nega la passività che lo spaventa; si separa dai genitori e dal passato infantile attraversando quello che gli psicologi dell’età evolutiva chiamano “lutto evolutivo”. È questa un’aggressività sana che resta sempre un po’ al limite producendo, nei casi problematici, dei passaggi all’atto che stanno al posto del pensare. E l’aggressività sfiora, e a volte tocca, la morte. Pochi sanno che il suicidio è la causa di morte più frequente in questa età e se non è espressione di gravi patologie, come la psicosi o la depressione, può nascere da una sfida nel tentativo di andare oltre il limite consentito. A volte la sfida non è consapevole, come quando sul motorino si va zigzagando a folle velocità o quando non si usa il preservativo in rapporti non protetti.
«Io sono un debole, non lo sa nessuno. […] Io sono un mediocre, e non c’è prova. […] Io sono un fallito: posso ammetterlo? […] Io sono anormale, e, saperlo, non devo. […] Io sono un mite: ma ne ho pudore. […] Io sono un povero, e ne sono umiliato […]». Così il violento per Pasolini si nasconde dalla sua fragilità.

In una città italiana un gruppo di allievi di una scuola media superiore circondano l’insegnante, lo insultano e lo malmenano. Il suo errore è quello di aver messo un’insufficienza. In molti istituti scolastici d’Italia, dal Nord al Sud, piccoli gruppi di bulli si esercitano. Spiegazioni sociologiche o politiche si alternano a commenti psicologici: certo il senso di pericolo generalizzato e la violenza incrementano il disagio e la fantasia che bisogna aggredire per sopravvivere.(*)Presidente della Società Psicoanalitica Italiana

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I MUTANTI, di Sofia Bignamini, Solferino ed.

Sul crinale tra l’infanzia e tutto ciò che viene dopo si apre una terra di mezzo, dove strani esseri, non più bambini e non ancora adolescenti, si apprestano a una grande trasformazione. Sono i mutanti che, travolti dalla rivoluzione puberale,cercano di definirsi, di tracciare confini e intrecciare relazioni con il mondo.

Ognuno di loro risponde come può al richiamo della crescita: ci sono maschi che accelerano, dando sfogo agli istinti aggressivi e a un corpo muscolare, e femmine che usano il corpo per sedurre e compiacere aumentando i like sui social network. Ma c’è anche chi resta aggrappato all’infanzia, cercando con tutte le sue forze di frenare il treno ad alta velocità su cui si sente imbarcato.

Nell’epoca del narcisismo, del «sempre prima, sempre più veloce», la preadolescenza è diventata una fase cruciale, complicata per tutta la famiglia. È però una fase meno strutturata dell’adolescenza vera e propria, in cui problemi e asperità, sebbene intensi, sono ancora malleabili, e l’intervento adulto può essere molto efficace.

Sofia Bignamini di mutanti ne incontra ogni giorno, e ogni giorno li ascolta, li guarda, li accompagna nel processo della metamorfosi. Attraverso le loro voci, ci racconta che non esistono ricette preconfezionate per guidarli in questo passaggio. Esistono, però, trappole da evitare, ostacoli da aggirare e soprattutto occasioni da cogliere. Prima fra tutte, quella di avere fiducia in loro e difendere la loro speranza di futuro.

Giornata mondiale senza tabacco: in Italia quasi uno su quattro fuma

Un minore su 10 è consumatore abituale di sigarette. Fra loro più della metà fuma anche cannabis

di VALERIA PINI http://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2018/05/30/news/

SIGARETTE spente per 24 ore. Un gesto simbolico per salvare la salute visto che il tabagismo coinvolge quasi una persona su 4 e rappresenta una delle principali cause di morte nel nostro Paese: si contano ogni anno da 70.000 a 83.000 decessi e oltre il 25% avviene tra i 35 e i 65 anni di età. La Giornata mondiale senza tabacco, proclamata dall’Organizzazione mondiale della sanità, che quest’anno affronta il rapporto fra Tabacco e malattie cardiache, è l’occasione per fare il punto su questo tema.

Nel mondo il tabagismo è infatti la seconda causa principale di malattie cardiovascolari e l’uso di tabacco e l’esposizione al fumo passivo contribuiscono a circa il 12% di tutte le morti per malattie cardiache. Secondo l’Oms, inoltre, il consumo di tabacco rappresenta la seconda causa in generale di morte nel mondo e la principale causa di morte evitabile; quasi 6 milioni di persone perdono la vita ogni anno per i danni da tabagismo e fra le vittime oltre 600.000 sono non fumatori esposti al fumo passivo.

Nel nostro paese i fumatori sono il 22,3% della popolazione, in tutto 11,7 milioni di persone. Una dipendenza che riguarda anche i ragazzi: il numero di minori che fumano. Uno su dieci è consumatore abituale di sigarette, quasi il 50% lo ha fatto in passato o lo fa occasionalmente. Tra i fumatori abituali più della metà fuma anche cannabis. Non accenna a diminuire invece il numero totale dei tabagisti nel nostro paese che appare in leggero aumento. Questo ci dicono i dati presentati dall’Ossfad- Centro nazionale dipendenza e doping dell’Iss in occasione della Giornata Mondiale senza tabacco, che si tiene oggi il 31 maggio. I ragazzi tra i 14 e i 17 anni, infatti, accendono la prima sigaretta alle scuole secondarie di secondo grado e una piccola percentuale inizia addirittura alle elementari.

• IL RAGAZZO CON LA SIGARETTA
“E’ necessario potenziare sistemi di prevenzione primaria per scongiurare questa nuova linea di tendenza che vede il consumo di tabacco anche tra i giovanissimi – spiega Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità – prima che a questa dipendenza se ne associno altre altrettanto o più pericolose”. Secondo l’indagine Explora, che ha realizzato l’identikit “del ragazzo con la sigaretta” su un campione di 15.000 ragazzi tra i 14 e i 17 anni, riguarda soprattutto i maschi. In genere frequentano istituti professionali e licei artistici, i genitori hanno un livello di istruzione medio-basso e non controllano le spese dei figli, risultano propensi al rischio e hanno una percezione del proprio rendimento scolastico mediocre o appena sufficiente. I giovani tabagisti abituali, inoltre, sono quelli che fanno meno sport e che bevono più energy drink. Il dato preoccupante, inoltre, fotografa un maggiore consumo di alcolici tra loro, fino a quattro consumazioni di birra e super alcolici a settimana. Addirittura un 12% dichiara di aver avuto episodi di binge drinking 3 o più volte nell’ultimo mese. Il dato cresce a dismisura sul consumo di droghe: più della metà dei fumatori abituali (il 65,6%) ha fumato almeno una volta anche cannabis nell’ultimo anno rispetto al 2% dei non fumatori.

• GLI ADULTI
Stabile il numero di fumatori tra gli adulti: sono 12,2 milioni (dati Doxa), il 23% della popolazione, in leggero aumento rispetto al 2017 (11,7 milioni). Si fumano in media 12,3 sigarette al giorno. Mentre aumenta invece il rispetto del divieto di fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro, anzi il rispetto a 15 anni dalla Legge Sirchia è quasi totale. “La situazione generale sulla prevalenza dei fumatori si è cristallizzata – spiega Roberta Pacifici, direttore dell’Ossfad e del Centro Nazionale Dipendenze e Doping – abbiamo registrato gli stessi dati del 2007, segno evidente che non si vede alcuna inversione di tendenza, anzi si registra un lieve incremento nella popolazione maschile. Per questo abbiamo acceso i riflettori sui giovani che rappresentano il serbatoio di riserva dei tabagisti, sono quelli cioè che continuano ad alimentare la popolazione dei fumatori che non accenna a diminuire”.

• IN CALO LE DONNE

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Prigionieri del tempo: un delitto alle Murate

Lunedì 4 giugno a Le Murate. Progetti Arte Contemporanea

Prosegue nei Musei Civici Fiorentini il lavoro con i teenagers, con l’obiettivo di promuovere sempre più efficaci linee di dialogo e di dialogo fra i giovani e la cultura. Ecco perché, grazie al Gruppo Teens costituitosi intorno al patrimonio civico e composto da una ventina di ragazzi delle scuole superiori, MUS.E propone un evento alla scoperta del complesso delle Murate.

Dopo aver studiato e indagato i musei cittadini, il Gruppo Teens ha infatti concepito l’idea di un’iniziativa tutta centrata sulla storia di questo luogo intrigante e incredibile: le Murate, antico convento femminile in età rinascimentale, divenuto carcere nell’Ottocento e trasformato oggi in una delle aree più vivaci e sfaccettate di Firenze. Nella settimana conclusiva dell’anno scolastico, quindi, e precisamente nel pomeriggio di lunedì 4 giugno, tutti i teen-agers della città sono invitati a riunirsi in squadre e a darsi appuntamento davanti a Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, dove avrà inizio una appassionante avventura d’ingegno. Prendendo spunto da eventi, episodi e vicende accadute nel complesso e dai grandi protagonisti che lo hanno abitato, infatti, è stato immaginato un vero e proprio gioco che consentirà ai partecipanti di conoscere in forma coinvolgente i tratti principali della storia delle Murate fino a oggi. La squadra vincitrice avrà in premio una cena all’Hard Rock Cafe di Firenze, che si ringrazia per il sostegno.

Il Gruppo Teens nasce dall’esperienza di Alternanza Scuola Lavoro del Liceo Classico Niccolò Machiavelli, del Liceo Artistico Leon Battista Alberti, del Liceo Scientifico Antonio Gramsci di Firenze e del Liceo Scientifico Ernesto Balducci di Pontassieve ed è costituito da: Sofia Baci, Emma Baldini, Lapo Bianchi, Sofia Di Michele, Emma Helene Ferace, Niccolò Godenzani, Francesco Gori, Costanza Grassi, Gabriele Masini, Alessio Oreto, Letizia Orlandini, Niccolò Pasquini, Giulia Pepponi, Clara Piccioli, Teresa Pierini, Eftimia Popescu, Gregorio Renzi, Douglas Scotti di Vigoleno Leone.

  • Per chi: giovani dai 14 ai 18 anni  (gruppi da 5-6 persone)
  • Quando: lunedì 4 giugno dalle h15 alle h19 (partenze ogni mezz’ora fino alle h18)
  • Durata: 1h circa
  • Dove: appuntamento a Le Murate progetti di Arte Contemporanea (piazza delle Murate, Firenze)

La partecipazione è gratuita. La prenotazione è obbligatoria e a nome della squadra.
Per informazioni e prenotazioni:
tel. 055-2768224
info@muse.comune.fi.it
www.lemuratepac.it

Grazie a
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Allarme adolescenti: raddoppiati tentativi di suicidio

“Ho cercato di uccidermi, non ci sono riuscito, penso che lo rifarò, la mia vita non ha senso”: nel migliore dei casi tutta la sofferenza di un ragazzino disorientato, insicuro, incapace di gestire emozioni e conflitti arriva all’orecchio di uno psicologo. Ed è già un grande passo avanti. In Italia il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani. Secondo l’Osservatorio Nazionale Adolescenza i tentativi di suicidio da parte dei teenager in due anni (dal 2015 al 2017) sono quasi raddoppiati: si è passati dal 3,3% al 5,9%, ovvero 6 su 100 di età tra i 14 e i 19 anni hanno provato a togliersi la vita. Un dramma che riguarda soprattutto le ragazze (71%). Il 24% degli adolescenti ha invece pensato almeno una volta a un gesto estremo. Una fotografia che mette a nudo un crescente disagio giovanile: ragazzini già stanchi di vivere quando tutto è solo cominciato.

pubblicato da ADNKronos

Un giovane si lancia nel vuoto e muore: la notizia, letta su un giornale o passata in tv, è sempre un pugno allo stomaco. Fanno notizia i casi di bullismo, meno quelli i cui contorni restano sfocati. Quando in sostanza è il ‘malessere dell’anima’ a togliere l’ultimo respiro. “Circa la metà del campione che l’Osservatorio ha intervistato (10.300 adolescenti, ndr) si percepisce depresso: una sensazione di tristezza, di malumore che colpisce oggi il 53% dei ragazzi e delle ragazze, la percentuale nel 2015 era pari al 33%. Inoltre quasi il 36% ha dichiarato di avere frequenti crisi di pianto”, afferma all’Adnkronos la psicoterapeuta Maura Manca, presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, premettendo che la depressione nell’adolescente si presenta con caratteristiche ben diverse rispetto all’adulto. E che il fenomeno che porta talvolta a gesti disperati è “spesso sottovalutato”. “Bisogna fare più prevenzione, specie nelle scuole”, è l’invito della psicoterapeuta.

Secondo Manca “ci sono dei campanelli di allarme in famiglia e anche a scuola che non vanno mai sottovalutati: il suicidio non è un raptus ma l’ultimo atto di un percorso di sofferenza in cui matura il disagio esistenziale. Arrivano ad uccidersi perché nel momento in cui decidono di farlo non trovano nessun’altra risorsa interna a cui aggrapparsi. E’ come se fossero in una bolla isolante”

Ragazzi e ragazze che giorno dopo giorno si sentono sempre più oppressi da un senso di vuoto che difficilmente riescono a comunicare. “Sono sempre più piccoli – riflettiamo! – i ragazzi che tentano il suicidio per una sofferenza che spesso non riescono ad esprimere a casa, ad amici, insegnanti”, riferisce l’esperta. Ecco perché ai primi segnali – isolamento, cambio delle abitudini quotidiane e dell’umore, irritabilità, disinteresse, impulsività – i familiari “hanno il dovere di rivolgersi a uno specialista”, suggerisce la psicoterapeuta. “Per non parlare poi di quando hanno già provato a togliersi la vita, il rischio sale drasticamente. E non può rimanere un fatto privato, bisogna parlarne, confrontarsi, chiedere aiuto”.

“Sia chiaro – insiste Manca – non è un evento stressante, come per esempio la litigata con la fidanzatina o i brutti voti a scuola, la causa del comportamento suicidario. Il rischio è dentro una vulnerabilità già manifesta, che dipende da fattori diversi lungo un ‘vissuto depressivo’ mal gestito”. I più esposti sono gli ipersensibili e “coloro che non hanno strumenti per affrontare le sfide della vita”. Restano così incastrati in un tunnel che li isola dal mondo esterno. Si sentono incompresi, in realtà non sanno trovare risorse per lottare, per gestire i sentimenti, spesso non hanno direzioni cui guardare.

“La parola ‘solitudine’ – spiega la presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza – è quella che sento più spesso da parte di questi ragazzi fragili, si tratta di ‘solitudine emotiva’ non fisica. Il dolore poi cresce quando l’aspettativa di chi dovrebbe comprendere o semplicemente ascoltarli – genitori, amici, amata – va delusa”. Cosa si può fare? “Primo passo non avere paura di guardarli, di ascoltarli. I genitori non si fermino al rendimento scolastico del figlio ma provino a squarciare silenzi. E in caso vengano colti determinati segnali, rivolgersi subito a centri specializzati, c’è un’ampia rete di accoglienza sul territorio. La scuola, da parte sua, faccia più prevenzione su autolesionismo e suicidio in adolescenza. L’alleanza scuola-famiglia su questi temi è di vitale importanza”, conclude Manca.

Come parlare di sesso ai tuoi figli

Mentre in tv arriva un docu-reality dedicato agli adolescenti, l’85% dei genitori arretra davanti ad argomenti hot. Risultato: i bambini cercano risposte su YouPorn già a 10 anni. E i ragazzi, appagati dai video hard, non hanno rapporti veri fino a 17. La scuola? Tace. Ma superare i tabù si può. Parola degli esperti

articolo di Ilaria Amato, pubblicato su DONNAMONDERNA.it  https://bit.ly/2K5kLqe

Un nuovo programma tv aiuta a entrare nel mondo della sessualità dei figli, misterioso e ansiogeno per la maggior parte dei genitori. Si intitolaSe dici sesso, va in onda su Mtv dal lunedì al venerdì alle 14.10 ed è un docu-reality in cui 6 adolescenti si confrontano sulle loro esperienze senza tabù. E senza la mediazione di madri e padri, paludati nel loro imbarazzo, convinti di essere genitori amiconi, genitori social, genitori smart… Fino a quando in casa non entra l’argomento sesso. Perché in quel momento si alza un muro davanti al quale si arretra o, peggio, si delega, sperando che qualcun altro se ne occupi. Spesso quel qualcun altro non è nemmeno la scuola. In Germania l’educazione sessuale è materia obbligatoria da 50 anni, in Svezia da 60. In Italia, come in pochissimi altri Paesi europei, non è prevista per legge, quindi entra nelle classi solo di pochi, virtuosi, istituti che la inseriscono nell’offerta formativa.

Anche se una recente sentenza della Corte europea dei diritti umani parla chiaro: gli insegnanti sono tenuti a rispondere alle domande degli allievi sulla sessualità in modo adeguato alla situazione e all’età. Ma quante volte avviene? E come? Intanto, il vuoto educativo si fa sentire: secondo una ricerca Eu Kids online, già a 9 anni i ragazzini entrano in contatto con immagini porno, a 11 ricevono messaggi sessuali sullo smartphone. Mentre Internet si conferma l’unica, incontrollata, fonte di informazione per oltre il 60% dei teenager. Ma esiste un modo giusto per parlare di sesso con i figli? Quattro esperti dicono di sì. E spiegano come.

«Bisogna vincere il pregiudizio nelle aule: educare al sesso non significa istigare a farlo»

Claudio Foti psicoterapeuta, direttore dell’Istituto Hansel e Gretel di Torino «Da 60 anni in Italia si cerca di fare una legge sull’educazione sessuale a scuola, ma il pregiudizio per cui parlare di sesso ai ragazzi significa istigarli a farlo lo impedisce. C’è un modo per superarlo: affrontare il tema della sessualità attraverso le emozioni e l’affettività. Certo, i giovani hanno bisogno di informazioni pratiche e sanitarie, ma è dimostrato che queste servono a poco se non si abbinano a un approccio emotivo: le campagne sugli anticoncezionali hanno un’efficacia 20 volte superiore se le ragazze possono parlare, per esempio, della vergogna di portare con sé il preservativo. Le paure e le ansie legate al sesso di bambini e adolescenti non vanno trascurate: i nostri figli sono iperstimolati da immagini erotiche, e in età sempre più precoce: già alle elementari conoscono YouPorn. I messaggi fuorvianti a cui sono sottoposti li disorientano e spaventano. Nei miei laboratori vengono fuori anche situazioni difficili: in genere emerge un caso di abuso sessuale per ogni classe. È urgente che la sessualità entri nei programmi scolastici al più presto».

«Vanno smitizzati i filmati porno: danno un’idea distorta dei rapporti»

Roberto Bernorio ginecologo di Aispa (Associazione italana sessuologia psicologia) «I ragazzi di oggi fanno un consumo smodato di filmati porno gratuiti sul web già a 10 anni. Succede soprattutto ai maschi: le femmine sono più lontane dalla pornografia, perché per natura la sessualità della donna è meno visiva. L’80% dei filmati hard è mirato a un pubblico maschile, proponendo una figura femminile succube e passiva. Inoltre, l’abitudine di usare immagini hard per provare piacere porta gli adolescenti a evitare i rapporti sessuali reali con le ragazze, perché più complessi. Perciò la prima volta, quella vera, oggi non è così precoce: 17 anni in media. Evitare che un adolescente acceda al porno è un’utopia, ma insegnargli un approccio critico è possibile. Ci stanno pensando in Francia, dove il ministro delle Pari Opportunità Marlene Schiappa ha proposto di istituire “l’ora di pornografia” alle medie per aiutare i ragazzi a decodificare i video hard, a capire che sono finzione e non realtà. Nella stessa direzione vanno progetti come Thepornconversation.org, creato dalla regista erotica Erika Lust per aiutare i genitori a svelare i trucchi dietro ai filmati. Alcuni tutorial sono in forma di cartoon e si riesce a guardarli con un figlio senza troppi imbarazzi».

«Molti ragazzi fanno sexting ma ne ignorano i pericoli: serve un patentino per i social»

Loredana Cirillo psicoterapeuta del centro Minotauro, autrice diAdoleScienza Manuale per genitori e figli sull’orlo di una crisi di nervi(Edizioni San Paolo) «A scuola andrebbe introdotta l’educazione alla tecnologia, più che al sesso, a visto che ormai tutti i rapporti dei nostri ragazzi passano da lì. Penso a lezioni che spieghino con chiarezza quali sono i rischi di fare sexting, per esempio: è la pratica – sempre più diffusa – di scambiarsi foto con parti del corpo nude. I tentativi di controllo da parte dei genitori sono spesso vani. I dati lo dimostrano: il 60% di mamme e papà spia i profili social e la cronologia Internet dei figli, il 50% sbircia nel loro smartphone. Ma questo atteggiamento “poliziesco” non funziona, come sono poco efficaci prediche e ammonimenti. Serve una formazione specifica. È come quando si impara a guidare la macchina: un genitore può darti una mano, ma non basta, serve la scuola guida. Occorre prendere un “patentino” per la tecnologia, prima di usarla. E deve pensarci la scuola con figure ad hoc».

«Facciamo da guida fin da quando sono piccoli: rispondiamo ai loro dubbi invece di ignorarli»

Caterina Di Chio psicologa, autrice di Laboratorio di educazione sessuale e affettiva (Erickson) «Anche per i genitori amiconi e moderni parlare di sesso con i figli rimane un tabù (nell’85% dei casi, secondo Scuola.net, ndr). È normale: l’imbarazzo su questi argomenti è un fatto naturale che segna il distacco tra 2 generazioni. Ma serve trovare il modo di superarlo per prendersi in carico l’educazione sessuale dei propri bambini e ragazzi, prima che sia la Rete a farlo. Quando iniziare? Presto: parlare di sessualità in casa deve essere percepito come qualcosa di possibile, da affrontare con serenità e disponibilità, prima in termini semplici e poi adeguando il linguaggio e i contenuti a seconda dell’età del ragazzino. I bambini fanno domande sul sesso fin da molto piccoli: rispondiamo, invece di ignorarle. Più tardi si affronta l’argomento, più è difficile superare gli imbarazzi. Si può prendere spunto dall’attualità, magari iniziando a cena tra genitori, e coinvolgendo il figlio nel discorso».

Per scrivere storie bisogna saperlo fare

di Antonio D’Orrico, La Lettura
Si può raccontare la storia della ballerina Isadora Duncan tacendo la sua formidabile morte? No, se si ignora com’è morta, non si capisce com’era Isadora Duncan. È come leggere un giallo saltando la fine, una fine così spettacolare da illuminare retrospettivamente l’intera esistenza. Per motivi imperscrutabili, alla voce «Isadora Duncan» delle Storie della buonanotte per bambine ribelli numero 2 (ma bastava e avanzava il numero uno) non si fa cenno alle circostanze (bizzarre, rocambolesche e terribilmente sfigate) della dipartita della celebre danzatrice. Furono proprio quelle circostanze, divenute leggendarie, a dettare a Gertrude Stein il miglior epitaffio mai scritto di Isadora. Disse severamente Gertrude quando seppe com’era morta la danseuse: « Affectations can be dangerous ». L’affettazione può fare male. È importante (addirittura vitale) che le bambine ribelli, ma anche le ubbidienti, sappiano come e perché se ne andò all’altro mondo Isadora Duncan. Una nozione che non deve mancare nel loro kit formativo. Non farglielo sapere è quasi un comportamento criminale. Perché Cavallo&Favilli hanno omesso l’informazione? Forse ritengono che sia un modo di morire lesivo della loro idea di femminilità (in genere e di Isadora in particolare)? Lasciarci la pelle in quella maniera non la rende un’eroina degna delle bambine ribelli, non è abbastanza e-di-fican-te? E forse per gli stessi motivi alla voce «Marina Abramovic» (brutta come il più brutto dei comunicati stampa) non hanno raccontato la bellissima scena accaduta al quattordicesimo compleanno dell’artista. Suo padre le consegnò un sacchetto e le disse: «È una pistola da borsetta per quando andrai all’opera». Nessuno mi toglie dalla testa che in quel preciso momento Marina Abramovic diventò Marina Abramovic. Anche questo non rientra nei canoni del femminilmente corretto di Cavallo&Favilli? Per scrivere un libro di storie c’è una maniera soltanto: bisogna saperle raccontare. Buonanotte.

 

GENITORI-FIGLI. Strumenti pratici per migliorare la relazione

L’ Associazione IL CERCHIO presenta

7 incontri ogni giovedì a partire da giovedì 5 aprile 17.30-19,30

presso CIRCOLO SMS RIFREDI, via Vittorio Emanuele, Firenze

INTRODUZIONE e FINALITA’ DEGLI INCONTRI

Si dà la colpa ai genitori, ma non ci si cura di   promuovere strumenti pratici per migliorare.

Si sentono pronunciare tanti slogan-educativi come “rispettate il bambino come persona”, “siate risoluti, ma giusti”, “usare bastone e carota…”, “cercate di comprendere il vostro bambino”, “dategli il vostro amore”, “non siate troppo severi nè troppo permessivi” etc.

Sì, ma poi? In termini pratici cosa vogliono dire tutti questi buoni consigli? In che modo ci possono davvero aiutare concretamente?

Nella nostra società l’”essere genitore” è considerato più un modo per determinare la crescita e lo sviluppo dei figli, piuttosto che la crescita e lo sviluppo dei genitori.

Purtroppo non è sufficiente mettere al mondo dei figli per diventare automaticamente genitore.

Senza dubbio il miglior strumento efficace per una crescita armoniosa dei figli è rappresentato dal genitore stesso, al quale quindi deve essere data la possibilità di poter apprendere competenze per poter svolgere il delicato e difficile compito del genitore.

Questo perchè si ritiene che il miglior terapeuta sia il genitore stesso.

E’ importante che i genitori conoscano e apprendano alcune cose ed è importante che i figli apprendano altre cose attraverso i genitori stessi.

La finalità di questi incontri è quella di offrire spunti non solo teorici ma anche pratici per promuovere una migliore qualità del rapporto genitori-figli attraverso un modo di comunicare piu’ efficace:

alla base di una relazione efficace c’è una comunicazione efficace.

Ed essere-genitore s’impara, è una professione.

Gli incontri sono finalizzati a migliorare la qualità della relazione genitori-figli, attraverso la promozione e lo sviluppo di capacità relazionali che permettano una più efficace comunicazione.

RIFERIMENTI TEORICI

Si farà riferimento ad alcuni presupposti teorici dalla psicologia umanistica di Carl Rogers e Abraham Maslow e dalle metodologie di Thomas Gordon seguendo un approccio umanistico-esistenziale.

GLI INCONTRI

1° INCONTRO – ASCOLTO DI SE’

ASCOLTARSI PER POTER ASCOLTARE: RESPIRO, CONSAPEVOLEZZA

2° INCONTRO –  ASCOLTO DEL FIGLIO/DELL’ALTRO: OSSERVAZIONE

DEFINIRE LO STATO D’ANIMO E IL BISOGNO

OSSERVARE VUOL DIRE ASCOLTARE: COME OSSERVARE E CHE COSA

COMUNICAZIONE VERBALE E NON VERBALE – BREVE INTRODUZIONE

IL LINGUAGGIO CHE BLOCCA LA COMUNICAZIONE

3° INCONTROCOME COMUNICARE QUANDO IL FIGLIO HA UN BISOGNO O UN PROBLEMA:

4° INCONTROASCOLTO ATTIVO: PRATICA, ESEMPI, ESERCIZI

L’ADOLESCENZA NON E’ RIBELLIONE PER FORZA

5° INCONTROCOME FARSI ASCOLTARE DAI FIGLI

6° INCONTRO – IL CONFLITTO: SEME DELLA DISTRUZIONE O SEME DELL’UNITA’?

ANALISI DEL PERCORSO FATTO E SEMPLICE VERIFICA

7° INCONTRO – IL CONFLITTO PARTE SECONDA

APPLICAZIONE PRATICA E CONFRONTO

SCENARI POSSIBILI: METODOLOGIA DI GRUPPO

CONDUTTORE DEGLI INCONTRI

  • Edoardo Mughini, psicologo iscritto all’Albo degli Psicologi della Toscana, e counselor per l’età evolutiva. Da 20 anni si relazione con bambini e ragazzi in vari contesti (comunità per minori, servizi sociali, doposcuola, centri estivi, esperienze di viaggi con i ragazzi/e etc.).

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Sesso sicuro? (Quasi) nessuno lo fa: solo 2 su 10

Sanno tutto di eros, poco di sentimenti. Guida ai millenials: ecco chi sono i nostri figli

articolo di Rossella Conte pubblicato da Quotidiano.net https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/

Disinibiti, sfacciati, sciolti. Il web rende più facile il corteggiamento e il rapporto con l’altro sesso, superando tabù e imbarazzi. Ma è quando si entra nel mondo off-line che gli adolescenti si scoprono dei veri analfabeti sentimentali. Tra emozioni, facili innamoramenti e impulsi sessuali, la prima volta dei millennials viene vissuta con un po’ di confusione almeno per quello che riguarda i rischi di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. Secondo una ricerca dell’Istituto internazionale di Sessuologia con sede a Firenze, effettuata su un campione di ragazzi tra i 14 e i 18 anni, i primi rapporti arrivano tra i 15 e i 16 anni ma solo il 17% dichiara di usare il preservativo. Tradotto: 8persone su 10 hanno rapporti non protetti.

«LA MAGGIOR parte degli intervistati dice di usare precauzioni per evitare gravidanze, non per prevenire infezioni o malattie. Le donne sono condizionate da un fattore culturale, hanno paura ad apparire troppo disinibite per esempio portando il profilattico con sé. Per gli uomini, si tratta di un fattore prettamente fisico» spiega Elena Lenzi, didatta dell’Istituto internazionale di sessuologia e membro del comitato scientifico Federazione italiana sessuologia scientifica. Proprio sulla distinzione tra contraccezione e prevenzione che i giovani non hanno le idee chiare. Secondo gli ultimi dati dell’Istituto, solo il 14% degli intervistati ha consapevolezza della modalità di trasmissione delle malattie sessuali e solo il 7% risponde di aver cercato informazioni presso i consultori.

Può sembrare impossibile, vista la sovrabbondanza di informazioni sul web, eppure i giovani di sesso sanno poco. Stando ai dati di Federmarma Firenze, si sta registrando anche un aumento della contraccezione d’emergenza. Le vendite della cosiddetta pillola dei cinque giorni dopo sono aumentate del 25% nell’ultimo anno. «Da quando non esiste più l’obbligo di prescrizione medica per le maggiorenni, c’è stato un incremento delle vendite» sottolinea Marco Nocentini Mungai, presidente Federmarma Firenze (Confcommercio). «Il primo approccio – prosegue Lenzi – avviene tramite internet che dà un’immagine distorta della sessualità. Nelle scuole, a differenza di altre città europee, manca un corso di educazione sessuale, che è anche educazione al rispetto di sé stessi e del partner».

Sempre, secondo una ricerca dell’Istituto, il 38,8% degli intervistati riterrebbe utile avere percorsi di educazione alla sessualità a scuola. Il web quindi, al momento, è visto dai ragazzi come il miglior amico a cui confidare dubbi quando si cerca una risposta ai propri interrogativi sull’argomento. Con una conseguenza: che i rapporti nascano col piede sbagliato. «Negli ultimi anni – conclude Lenzi – c’è stato un aumento esponenziale del cosiddetto ‘sexting’, dei ragazzi che si scambiano, tramite foto o video, contenuti sessuali. Ci occupiamo della formazione di esperti che si relazionano ai giovani, loro ci raccontano che sempre più studenti ammettono di farlo». Secondo l’Istituto, almeno 1 ragazzo su 10 fa ‘sesso online’ e le vittime hanno principalmente tra i 12 e i 15 anni.

di ROSSELLA CONTE

Adolescenti: circa 1 su 5 ha difficoltà relazionali in famiglia

ARTICOLO PUBBLICATO IN TUTTOSCUOLA

Il 18-20% degli adolescenti ha difficoltà relazionali in famiglia.Spesso i genitori, proprio per le difficoltà a confrontarsi con i figli, gestiscono il problema quando “ormai esplode”. A evidenziarlo – secondo quanto riporta Ansa – è Fulvio Giardina, presidente del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, in occasione della presentazione del documento “La salute mentale degli adolescenti“. E proprio questi ragazzi sarebbero quelli maggiormente esposti al rischio delle malattie mentali. A causare maggior rischio di psicosi? Il fumo.

“Sono in aumento le richieste di consulenza su questi aspetti – evidenzia Giardina – stiamo studiando una modifica del codice deontologico che attualmente prevede che l’adolescente, essendo minorenne, abbia il consenso di entrambi i genitori. Noi riteniamo che il ragazzo dai 16 anni in poi possa accedere individualmente almeno a un primo colloquio con uno psicologo“.

Stiamo cercando anche di collaborare col Miur – conclude Giardina – per avere una presenza dello psicologo a scuola che faccia da filtro, si abbia un codice di lettura non patologico. Parliamo di benessere e qualità della vita“.

Per non parlare del fatto che i ragazzi di oggi pare siano maggiormente esposti al rischio di sviluppare malattie mentali. Più vulnerabili sono i giovani autori di reato, con problemi di dipendenza, adottati con adozioni internazionali o minori stranieri non accompagnati per i quali il viaggio è una concausa dello stato di disturbo fortissimo psicologico.

Ma in senso generale un rischio di disagio riguarda ad esempio proprio i ragazzi che spesso hanno forti problemi relazionali in famiglia. Lo studio al centro de “La salute mentale degli adolescenti”, presentato dall’Autorità garante dell’infanzia a adolescenza, ha permesso comunque di registrare  buone pratiche e criticità, come la mancanza di integrazione e comunicazione tra gli operatori, carenza di servizi e strutture dedicati.

Dallo studio emerge, inoltre, la solitudine delle famiglie con adolescenti con disagio ed è stata manifestata l’esigenza di interventi tempestivi, di continuità nel passaggio dai percorsi residenziali a quelli territoriali e in quello alla maggiore età. Tra le raccomandazioni l’esigenza di una congrua assegnazione di risorse per la salute mentale in adolescenza, dell’attivazione di un raccordo tra istituzioni e professionisti coinvolti, della continuità dei percorsi dell’avvio un sistema di monitoraggio.

Abbiamo fiducia di poter di contribuire al miglioramento del sistema” spiega Filomena Albano, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, mentre Pietro Ferrara della Sip, Società italiana di pediatria, evidenzia che serve formazione dei pediatri, perché  “insieme ad altre categorie che hanno a che fare con l’universo di bambini e adolescenti sono quelli che hanno un primo contatto e possono capire i segnali che i ragazzi lanciano di disagio“.

Ad aumentare il rischio di psicosi e disagi mentali giovanili? Il fumo. Se si fumano almeno 10 sigarette al giorno aumenta infatti nei ragazzi il rischio di psicosi rispetto ai non fumatori. E il pericolo cresce se si inizia con il fumo prima dei 13 anni. È questa la conclusione di un altro studio, stavolta di matrice finlandese, svolto dalla Academy Research Fellow e pubblicato sulla rivista Acta Psychiatrica Scandinavica.

l’articolo continua su TUTTOSCUOLA

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