Come parlare di sesso ai tuoi figli

Mentre in tv arriva un docu-reality dedicato agli adolescenti, l’85% dei genitori arretra davanti ad argomenti hot. Risultato: i bambini cercano risposte su YouPorn già a 10 anni. E i ragazzi, appagati dai video hard, non hanno rapporti veri fino a 17. La scuola? Tace. Ma superare i tabù si può. Parola degli esperti

articolo di Ilaria Amato, pubblicato su DONNAMONDERNA.it  https://bit.ly/2K5kLqe

Un nuovo programma tv aiuta a entrare nel mondo della sessualità dei figli, misterioso e ansiogeno per la maggior parte dei genitori. Si intitolaSe dici sesso, va in onda su Mtv dal lunedì al venerdì alle 14.10 ed è un docu-reality in cui 6 adolescenti si confrontano sulle loro esperienze senza tabù. E senza la mediazione di madri e padri, paludati nel loro imbarazzo, convinti di essere genitori amiconi, genitori social, genitori smart… Fino a quando in casa non entra l’argomento sesso. Perché in quel momento si alza un muro davanti al quale si arretra o, peggio, si delega, sperando che qualcun altro se ne occupi. Spesso quel qualcun altro non è nemmeno la scuola. In Germania l’educazione sessuale è materia obbligatoria da 50 anni, in Svezia da 60. In Italia, come in pochissimi altri Paesi europei, non è prevista per legge, quindi entra nelle classi solo di pochi, virtuosi, istituti che la inseriscono nell’offerta formativa.

Anche se una recente sentenza della Corte europea dei diritti umani parla chiaro: gli insegnanti sono tenuti a rispondere alle domande degli allievi sulla sessualità in modo adeguato alla situazione e all’età. Ma quante volte avviene? E come? Intanto, il vuoto educativo si fa sentire: secondo una ricerca Eu Kids online, già a 9 anni i ragazzini entrano in contatto con immagini porno, a 11 ricevono messaggi sessuali sullo smartphone. Mentre Internet si conferma l’unica, incontrollata, fonte di informazione per oltre il 60% dei teenager. Ma esiste un modo giusto per parlare di sesso con i figli? Quattro esperti dicono di sì. E spiegano come.

«Bisogna vincere il pregiudizio nelle aule: educare al sesso non significa istigare a farlo»

Claudio Foti psicoterapeuta, direttore dell’Istituto Hansel e Gretel di Torino «Da 60 anni in Italia si cerca di fare una legge sull’educazione sessuale a scuola, ma il pregiudizio per cui parlare di sesso ai ragazzi significa istigarli a farlo lo impedisce. C’è un modo per superarlo: affrontare il tema della sessualità attraverso le emozioni e l’affettività. Certo, i giovani hanno bisogno di informazioni pratiche e sanitarie, ma è dimostrato che queste servono a poco se non si abbinano a un approccio emotivo: le campagne sugli anticoncezionali hanno un’efficacia 20 volte superiore se le ragazze possono parlare, per esempio, della vergogna di portare con sé il preservativo. Le paure e le ansie legate al sesso di bambini e adolescenti non vanno trascurate: i nostri figli sono iperstimolati da immagini erotiche, e in età sempre più precoce: già alle elementari conoscono YouPorn. I messaggi fuorvianti a cui sono sottoposti li disorientano e spaventano. Nei miei laboratori vengono fuori anche situazioni difficili: in genere emerge un caso di abuso sessuale per ogni classe. È urgente che la sessualità entri nei programmi scolastici al più presto».

«Vanno smitizzati i filmati porno: danno un’idea distorta dei rapporti»

Roberto Bernorio ginecologo di Aispa (Associazione italana sessuologia psicologia) «I ragazzi di oggi fanno un consumo smodato di filmati porno gratuiti sul web già a 10 anni. Succede soprattutto ai maschi: le femmine sono più lontane dalla pornografia, perché per natura la sessualità della donna è meno visiva. L’80% dei filmati hard è mirato a un pubblico maschile, proponendo una figura femminile succube e passiva. Inoltre, l’abitudine di usare immagini hard per provare piacere porta gli adolescenti a evitare i rapporti sessuali reali con le ragazze, perché più complessi. Perciò la prima volta, quella vera, oggi non è così precoce: 17 anni in media. Evitare che un adolescente acceda al porno è un’utopia, ma insegnargli un approccio critico è possibile. Ci stanno pensando in Francia, dove il ministro delle Pari Opportunità Marlene Schiappa ha proposto di istituire “l’ora di pornografia” alle medie per aiutare i ragazzi a decodificare i video hard, a capire che sono finzione e non realtà. Nella stessa direzione vanno progetti come Thepornconversation.org, creato dalla regista erotica Erika Lust per aiutare i genitori a svelare i trucchi dietro ai filmati. Alcuni tutorial sono in forma di cartoon e si riesce a guardarli con un figlio senza troppi imbarazzi».

«Molti ragazzi fanno sexting ma ne ignorano i pericoli: serve un patentino per i social»

Loredana Cirillo psicoterapeuta del centro Minotauro, autrice diAdoleScienza Manuale per genitori e figli sull’orlo di una crisi di nervi(Edizioni San Paolo) «A scuola andrebbe introdotta l’educazione alla tecnologia, più che al sesso, a visto che ormai tutti i rapporti dei nostri ragazzi passano da lì. Penso a lezioni che spieghino con chiarezza quali sono i rischi di fare sexting, per esempio: è la pratica – sempre più diffusa – di scambiarsi foto con parti del corpo nude. I tentativi di controllo da parte dei genitori sono spesso vani. I dati lo dimostrano: il 60% di mamme e papà spia i profili social e la cronologia Internet dei figli, il 50% sbircia nel loro smartphone. Ma questo atteggiamento “poliziesco” non funziona, come sono poco efficaci prediche e ammonimenti. Serve una formazione specifica. È come quando si impara a guidare la macchina: un genitore può darti una mano, ma non basta, serve la scuola guida. Occorre prendere un “patentino” per la tecnologia, prima di usarla. E deve pensarci la scuola con figure ad hoc».

«Facciamo da guida fin da quando sono piccoli: rispondiamo ai loro dubbi invece di ignorarli»

Caterina Di Chio psicologa, autrice di Laboratorio di educazione sessuale e affettiva (Erickson) «Anche per i genitori amiconi e moderni parlare di sesso con i figli rimane un tabù (nell’85% dei casi, secondo Scuola.net, ndr). È normale: l’imbarazzo su questi argomenti è un fatto naturale che segna il distacco tra 2 generazioni. Ma serve trovare il modo di superarlo per prendersi in carico l’educazione sessuale dei propri bambini e ragazzi, prima che sia la Rete a farlo. Quando iniziare? Presto: parlare di sessualità in casa deve essere percepito come qualcosa di possibile, da affrontare con serenità e disponibilità, prima in termini semplici e poi adeguando il linguaggio e i contenuti a seconda dell’età del ragazzino. I bambini fanno domande sul sesso fin da molto piccoli: rispondiamo, invece di ignorarle. Più tardi si affronta l’argomento, più è difficile superare gli imbarazzi. Si può prendere spunto dall’attualità, magari iniziando a cena tra genitori, e coinvolgendo il figlio nel discorso».

Per scrivere storie bisogna saperlo fare

di Antonio D’Orrico, La Lettura
Si può raccontare la storia della ballerina Isadora Duncan tacendo la sua formidabile morte? No, se si ignora com’è morta, non si capisce com’era Isadora Duncan. È come leggere un giallo saltando la fine, una fine così spettacolare da illuminare retrospettivamente l’intera esistenza. Per motivi imperscrutabili, alla voce «Isadora Duncan» delle Storie della buonanotte per bambine ribelli numero 2 (ma bastava e avanzava il numero uno) non si fa cenno alle circostanze (bizzarre, rocambolesche e terribilmente sfigate) della dipartita della celebre danzatrice. Furono proprio quelle circostanze, divenute leggendarie, a dettare a Gertrude Stein il miglior epitaffio mai scritto di Isadora. Disse severamente Gertrude quando seppe com’era morta la danseuse: « Affectations can be dangerous ». L’affettazione può fare male. È importante (addirittura vitale) che le bambine ribelli, ma anche le ubbidienti, sappiano come e perché se ne andò all’altro mondo Isadora Duncan. Una nozione che non deve mancare nel loro kit formativo. Non farglielo sapere è quasi un comportamento criminale. Perché Cavallo&Favilli hanno omesso l’informazione? Forse ritengono che sia un modo di morire lesivo della loro idea di femminilità (in genere e di Isadora in particolare)? Lasciarci la pelle in quella maniera non la rende un’eroina degna delle bambine ribelli, non è abbastanza e-di-fican-te? E forse per gli stessi motivi alla voce «Marina Abramovic» (brutta come il più brutto dei comunicati stampa) non hanno raccontato la bellissima scena accaduta al quattordicesimo compleanno dell’artista. Suo padre le consegnò un sacchetto e le disse: «È una pistola da borsetta per quando andrai all’opera». Nessuno mi toglie dalla testa che in quel preciso momento Marina Abramovic diventò Marina Abramovic. Anche questo non rientra nei canoni del femminilmente corretto di Cavallo&Favilli? Per scrivere un libro di storie c’è una maniera soltanto: bisogna saperle raccontare. Buonanotte.

 

GENITORI-FIGLI. Strumenti pratici per migliorare la relazione

L’ Associazione IL CERCHIO presenta

7 incontri ogni giovedì a partire da giovedì 5 aprile 17.30-19,30

presso CIRCOLO SMS RIFREDI, via Vittorio Emanuele, Firenze

INTRODUZIONE e FINALITA’ DEGLI INCONTRI

Si dà la colpa ai genitori, ma non ci si cura di   promuovere strumenti pratici per migliorare.

Si sentono pronunciare tanti slogan-educativi come “rispettate il bambino come persona”, “siate risoluti, ma giusti”, “usare bastone e carota…”, “cercate di comprendere il vostro bambino”, “dategli il vostro amore”, “non siate troppo severi nè troppo permessivi” etc.

Sì, ma poi? In termini pratici cosa vogliono dire tutti questi buoni consigli? In che modo ci possono davvero aiutare concretamente?

Nella nostra società l’”essere genitore” è considerato più un modo per determinare la crescita e lo sviluppo dei figli, piuttosto che la crescita e lo sviluppo dei genitori.

Purtroppo non è sufficiente mettere al mondo dei figli per diventare automaticamente genitore.

Senza dubbio il miglior strumento efficace per una crescita armoniosa dei figli è rappresentato dal genitore stesso, al quale quindi deve essere data la possibilità di poter apprendere competenze per poter svolgere il delicato e difficile compito del genitore.

Questo perchè si ritiene che il miglior terapeuta sia il genitore stesso.

E’ importante che i genitori conoscano e apprendano alcune cose ed è importante che i figli apprendano altre cose attraverso i genitori stessi.

La finalità di questi incontri è quella di offrire spunti non solo teorici ma anche pratici per promuovere una migliore qualità del rapporto genitori-figli attraverso un modo di comunicare piu’ efficace:

alla base di una relazione efficace c’è una comunicazione efficace.

Ed essere-genitore s’impara, è una professione.

Gli incontri sono finalizzati a migliorare la qualità della relazione genitori-figli, attraverso la promozione e lo sviluppo di capacità relazionali che permettano una più efficace comunicazione.

RIFERIMENTI TEORICI

Si farà riferimento ad alcuni presupposti teorici dalla psicologia umanistica di Carl Rogers e Abraham Maslow e dalle metodologie di Thomas Gordon seguendo un approccio umanistico-esistenziale.

GLI INCONTRI

1° INCONTRO – ASCOLTO DI SE’

ASCOLTARSI PER POTER ASCOLTARE: RESPIRO, CONSAPEVOLEZZA

2° INCONTRO –  ASCOLTO DEL FIGLIO/DELL’ALTRO: OSSERVAZIONE

DEFINIRE LO STATO D’ANIMO E IL BISOGNO

OSSERVARE VUOL DIRE ASCOLTARE: COME OSSERVARE E CHE COSA

COMUNICAZIONE VERBALE E NON VERBALE – BREVE INTRODUZIONE

IL LINGUAGGIO CHE BLOCCA LA COMUNICAZIONE

3° INCONTROCOME COMUNICARE QUANDO IL FIGLIO HA UN BISOGNO O UN PROBLEMA:

4° INCONTROASCOLTO ATTIVO: PRATICA, ESEMPI, ESERCIZI

L’ADOLESCENZA NON E’ RIBELLIONE PER FORZA

5° INCONTROCOME FARSI ASCOLTARE DAI FIGLI

6° INCONTRO – IL CONFLITTO: SEME DELLA DISTRUZIONE O SEME DELL’UNITA’?

ANALISI DEL PERCORSO FATTO E SEMPLICE VERIFICA

7° INCONTRO – IL CONFLITTO PARTE SECONDA

APPLICAZIONE PRATICA E CONFRONTO

SCENARI POSSIBILI: METODOLOGIA DI GRUPPO

CONDUTTORE DEGLI INCONTRI

  • Edoardo Mughini, psicologo iscritto all’Albo degli Psicologi della Toscana, e counselor per l’età evolutiva. Da 20 anni si relazione con bambini e ragazzi in vari contesti (comunità per minori, servizi sociali, doposcuola, centri estivi, esperienze di viaggi con i ragazzi/e etc.).

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONE

328.1099891 – associazioneilcerchio@hotmail.com

Sito: www.associazioneilcerchio.com

 

 

 

Sesso sicuro? (Quasi) nessuno lo fa: solo 2 su 10

Sanno tutto di eros, poco di sentimenti. Guida ai millenials: ecco chi sono i nostri figli

articolo di Rossella Conte pubblicato da Quotidiano.net https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/

Disinibiti, sfacciati, sciolti. Il web rende più facile il corteggiamento e il rapporto con l’altro sesso, superando tabù e imbarazzi. Ma è quando si entra nel mondo off-line che gli adolescenti si scoprono dei veri analfabeti sentimentali. Tra emozioni, facili innamoramenti e impulsi sessuali, la prima volta dei millennials viene vissuta con un po’ di confusione almeno per quello che riguarda i rischi di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. Secondo una ricerca dell’Istituto internazionale di Sessuologia con sede a Firenze, effettuata su un campione di ragazzi tra i 14 e i 18 anni, i primi rapporti arrivano tra i 15 e i 16 anni ma solo il 17% dichiara di usare il preservativo. Tradotto: 8persone su 10 hanno rapporti non protetti.

«LA MAGGIOR parte degli intervistati dice di usare precauzioni per evitare gravidanze, non per prevenire infezioni o malattie. Le donne sono condizionate da un fattore culturale, hanno paura ad apparire troppo disinibite per esempio portando il profilattico con sé. Per gli uomini, si tratta di un fattore prettamente fisico» spiega Elena Lenzi, didatta dell’Istituto internazionale di sessuologia e membro del comitato scientifico Federazione italiana sessuologia scientifica. Proprio sulla distinzione tra contraccezione e prevenzione che i giovani non hanno le idee chiare. Secondo gli ultimi dati dell’Istituto, solo il 14% degli intervistati ha consapevolezza della modalità di trasmissione delle malattie sessuali e solo il 7% risponde di aver cercato informazioni presso i consultori.

Può sembrare impossibile, vista la sovrabbondanza di informazioni sul web, eppure i giovani di sesso sanno poco. Stando ai dati di Federmarma Firenze, si sta registrando anche un aumento della contraccezione d’emergenza. Le vendite della cosiddetta pillola dei cinque giorni dopo sono aumentate del 25% nell’ultimo anno. «Da quando non esiste più l’obbligo di prescrizione medica per le maggiorenni, c’è stato un incremento delle vendite» sottolinea Marco Nocentini Mungai, presidente Federmarma Firenze (Confcommercio). «Il primo approccio – prosegue Lenzi – avviene tramite internet che dà un’immagine distorta della sessualità. Nelle scuole, a differenza di altre città europee, manca un corso di educazione sessuale, che è anche educazione al rispetto di sé stessi e del partner».

Sempre, secondo una ricerca dell’Istituto, il 38,8% degli intervistati riterrebbe utile avere percorsi di educazione alla sessualità a scuola. Il web quindi, al momento, è visto dai ragazzi come il miglior amico a cui confidare dubbi quando si cerca una risposta ai propri interrogativi sull’argomento. Con una conseguenza: che i rapporti nascano col piede sbagliato. «Negli ultimi anni – conclude Lenzi – c’è stato un aumento esponenziale del cosiddetto ‘sexting’, dei ragazzi che si scambiano, tramite foto o video, contenuti sessuali. Ci occupiamo della formazione di esperti che si relazionano ai giovani, loro ci raccontano che sempre più studenti ammettono di farlo». Secondo l’Istituto, almeno 1 ragazzo su 10 fa ‘sesso online’ e le vittime hanno principalmente tra i 12 e i 15 anni.

di ROSSELLA CONTE

Adolescenti: circa 1 su 5 ha difficoltà relazionali in famiglia

ARTICOLO PUBBLICATO IN TUTTOSCUOLA

Il 18-20% degli adolescenti ha difficoltà relazionali in famiglia.Spesso i genitori, proprio per le difficoltà a confrontarsi con i figli, gestiscono il problema quando “ormai esplode”. A evidenziarlo – secondo quanto riporta Ansa – è Fulvio Giardina, presidente del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, in occasione della presentazione del documento “La salute mentale degli adolescenti“. E proprio questi ragazzi sarebbero quelli maggiormente esposti al rischio delle malattie mentali. A causare maggior rischio di psicosi? Il fumo.

“Sono in aumento le richieste di consulenza su questi aspetti – evidenzia Giardina – stiamo studiando una modifica del codice deontologico che attualmente prevede che l’adolescente, essendo minorenne, abbia il consenso di entrambi i genitori. Noi riteniamo che il ragazzo dai 16 anni in poi possa accedere individualmente almeno a un primo colloquio con uno psicologo“.

Stiamo cercando anche di collaborare col Miur – conclude Giardina – per avere una presenza dello psicologo a scuola che faccia da filtro, si abbia un codice di lettura non patologico. Parliamo di benessere e qualità della vita“.

Per non parlare del fatto che i ragazzi di oggi pare siano maggiormente esposti al rischio di sviluppare malattie mentali. Più vulnerabili sono i giovani autori di reato, con problemi di dipendenza, adottati con adozioni internazionali o minori stranieri non accompagnati per i quali il viaggio è una concausa dello stato di disturbo fortissimo psicologico.

Ma in senso generale un rischio di disagio riguarda ad esempio proprio i ragazzi che spesso hanno forti problemi relazionali in famiglia. Lo studio al centro de “La salute mentale degli adolescenti”, presentato dall’Autorità garante dell’infanzia a adolescenza, ha permesso comunque di registrare  buone pratiche e criticità, come la mancanza di integrazione e comunicazione tra gli operatori, carenza di servizi e strutture dedicati.

Dallo studio emerge, inoltre, la solitudine delle famiglie con adolescenti con disagio ed è stata manifestata l’esigenza di interventi tempestivi, di continuità nel passaggio dai percorsi residenziali a quelli territoriali e in quello alla maggiore età. Tra le raccomandazioni l’esigenza di una congrua assegnazione di risorse per la salute mentale in adolescenza, dell’attivazione di un raccordo tra istituzioni e professionisti coinvolti, della continuità dei percorsi dell’avvio un sistema di monitoraggio.

Abbiamo fiducia di poter di contribuire al miglioramento del sistema” spiega Filomena Albano, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, mentre Pietro Ferrara della Sip, Società italiana di pediatria, evidenzia che serve formazione dei pediatri, perché  “insieme ad altre categorie che hanno a che fare con l’universo di bambini e adolescenti sono quelli che hanno un primo contatto e possono capire i segnali che i ragazzi lanciano di disagio“.

Ad aumentare il rischio di psicosi e disagi mentali giovanili? Il fumo. Se si fumano almeno 10 sigarette al giorno aumenta infatti nei ragazzi il rischio di psicosi rispetto ai non fumatori. E il pericolo cresce se si inizia con il fumo prima dei 13 anni. È questa la conclusione di un altro studio, stavolta di matrice finlandese, svolto dalla Academy Research Fellow e pubblicato sulla rivista Acta Psychiatrica Scandinavica.

l’articolo continua su TUTTOSCUOLA

Adolescenti che non si piacciono e si mettono a dieta: come reagire?

Il 42% degli adolescenti dichiara di aver seguito una dieta almeno una volta nella vita, il 35% segue una dieta ‘fai da te’ e circa 1 su 10 si affida a quelle trovate in rete o ai consigli delle app

La fase dell’adolescenza è un momento della vita di ognuno di noi bello e importante: ci porta progressivamente alla maturità fisica e psicologica. Tuttavia si sa quanto sia anche problematico questo periodo per via delle insicurezze che il giovane ragazzo vive e che deve saper affrontare per crescere. Insomma: se poco prima eravamo pressoché in armonia col mondo attorno a noi e con noi stessi, in questa fase invece vediamo difetti a non finire. Ma da dove nascono se prima non esistevano? Il nostro corpo è soggetto a un cambiamento di grande portata e molto veloce: ciò induce nel ragazzo preoccupazioni e ansie, in quanto non si riconosce più e teme di non piacere agli altri.

Uno degli aspetti da curare in questo periodo è la relazione che ha il ragazzo col cibo e con il modo di mangiare perché è risaputo che un modo erroneo per superare la crisi dell’adolescente verso il proprio aspetto fisico è l’affidamento a diete, fai da te o prese dal web, o anche solamente la rassicurazione che viene da consigli su come perdere peso, diventare più muscolosi, ridurre la circonferenza vita o avere gambe più magre.
I dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza parlano chiaro: del 42% degli adolescenti che dichiara di aver seguito una dieta almeno una volta nella vita, il 35% segue una dieta ‘fai da te’ e circa 1 su 10 si affida a quelle trovate in rete o ai consigli delle app.

La dottoressa Maura Manca ci aiuta a capire come i genitori dei ragazzi devono comportarsi per aiutarli a ritrovare fiducia in sé stessi, ed eliminare poco alla volta quella loro fissa, tenendo in considerazione il fatto che “il cibo e il modo di mangiare dei figli è un importante veicolo di comunicazione di significati e messaggi che i genitori devono saper cogliere e decifrare per farli sentire compresi e aiutarli in caso di bisogno.”

Questi sono i consigli:

1. NON SMINUIRE E ATTENZIONE AL SARCASMO.

Di fronte ad un figlio che inizia a ridurre le porzioni e a non piacersi, può venire automatico rispondergli“Non sei grasso/a, sei tu che ti vedi così”, “Dai mangia, ti stai fissando”, “Stai esagerando, sei bello/a così”. Non ascoltare le sue parole, non comprendere il suo disagio, lo fa sentire incompreso, non riconosciuto e lo porta a chiudersi maggiormente in se stesso. Le prediche non portano a nulla, bisogna prima di tutto ascoltare e rispettare il suo vissuto per creare vicinanza e non alzare un muro tra voi.

2. NON INCORAGGIARE LE DIETE.

Fate attenzione a non assecondare subito le sue richieste, trasmettendogli il messaggio che, in effetti, deve perdere peso o che dovrebbe migliorare il fisico. Si rischia di favorire l’insoddisfazione corporea e rinforzare condotte sbagliate, diete “fai da te” e metodi pericolosi per perdere peso. Una famiglia in cui si dà molta importanza alla perfezione fisica e alle diete, non fa altro che favorire comportamenti di controllo del peso. È importante piuttosto crescere i figli puntando sulle abitudini sane, dieta equilibrata e attività fisica, aiutandoli a crearsi un’immagine salutare del corpo.

3. NON ANDARE SU TUTTE LE FURIE.

Cercate di mantenere la calma e di non arrabbiarvi ogni volta che lascia qualcosa nel piatto o non mangia un alimento. Se lo rimproverate o assumete un atteggiamento controllante e invadente, sortite l’effetto contrario, entrate in opposizione col rischio che vostro figlio si chiuda ancora più in se stesso o che non mangi più insieme a voi. L’ultima cosa che si deve fare è creare un clima di ostilità a tavola, una distanza tra voi e inutili bracci di ferro incentrati solo sul cibo.

4. METTERSI NEI SUOI PANNI.

Mostrate un atteggiamento di apertura e di comprensione del problema, ascoltate e accogliete le sue difficoltà per farlo sentire sostenuto e amato. Portate anche la vostra esperienza di quando eravate adolescenti, del disagio che si può provare nel non piacersi e di come nel tempo si impara ad accettarsi per come si è. Create vicinanza e dialogo su questo, facendo anche la spesa e cucinando insieme, così che possiate anche accettare che preferiscano alcuni cibi rispetto ad altri, a patto però che sia un’alimentazione sana e completa.
5. VALORIZZARE E RINFORZARE LA SUA PERSONA. I ragazzi si trovano in una fase piena di insicurezze, in cui hanno bisogno di essere rinforzati e valorizzati. Fate attenzione a non fare commenti sempre incentrati sull’estetica, facendo confronti e paragoni con gli altri. Aiutate vostro figlio a non focalizzarsi solamente sulle parti che non accetta di lui, altrimenti rischia di vedere solo i difetti, perdendo la visione di insieme. Cercate di parlare, anche a tavola, di aspetti che non riguardano il corpo o il cibo, come i suoi interessi, le sue passioni e rinforzatelo su questi campi: ha bisogno di essere rinforzato, di sentire che lui è importante e valorizzato nella sua unicità.
Tuttavia se l’atteggiamento nei confronti del cibo non è transitorio, ma dura nel tempo allora ci si deve insospettire ed è necessario indagare meglio. Bisogna drizzare le antenne quando i figli perdono troppo peso, riducono sempre più alimenti, sono silenziosi, irritabili, hanno sbalzi d’umore, i loro pensieri rispetto al non piacersi o ai difetti fisici diventano troppo ossessivi, c’è un vissuto di ansia e preoccupazione e continue lamentele sul fisico.

Si abbassa l’età e aumentano le femmine: il nuovo bullismo

di JESSICA CHIA, La Lettura – Corriere della Sera. Copyright immagine Adobe Stock

Quando ha aperto, dieci anni fa, nel 2008, è stato il primo Centro multidisciplinare sul disagio adolescenziale dedicato alle vittime di bullismo, all’interno del reparto di Pediatria dell’Azienda ospedaliera Fatebenefratelli, oggi «Casa Pediatrica» dell’Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano. All’epoca, il centro diretto dal pediatra Luca Bernardo, è frequentato da poco più di un centinaio di giovani pazienti, soprattutto maschi adolescenti. Per la prima volta in Italia si cerca di dare una risposta a un fenomeno non nuovo, ma dal profilo allarmante perché in crescita. E, per la prima volta, si prova a intervenire su vittima e su bullo, entrambi accomunati dallo stesso disagio: fragilità emotiva e debolezza.

«Il bullo c’è sempre stato — spiega a “la Lettura” Luca Bernardo — ma negli ultimi cinque anni abbiamo riscontrato nei ragazzi maggiore rabbia, aggressività, mancanza di empatia. Prima il bullo aveva dai 14 ai 16 anni; oggi è un bambino tra i 7 e gli 8 anni». Il fenomeno si affaccia dunque su un nuovo contesto sociale, in cui dilaga un malessere diffuso dovuto alla crisi dei ruoli e alla caduta dei modelli di riferimento, oltre al rifiuto delle autorità e delle istituzioni. E poi ci sono il web e le tecnologie che là dove non sono utilizzate correttamente hanno amplificato il problema.

Oggi il centro, che dopo due protocolli d’intesa con il Miur diventa il primo Centro di Coordinamento nazionale cyberbullismo (Conacy), ha cambiato volto: i pazienti superano il migliaio e si è pericolosamente abbassata la fascia d’età di vittime e di bulli (l’età prescolare nel 2008 non era quasi contemplata). Il fenomeno dei baby bulli è piuttosto recente. «Al centro stiamo iniziando a ricevere bimbi di 4-5 anni che non sanno di essere bulli ma stanno utilizzando gli stessi metodi che produrranno bullismo e successivamente cyberbullismo», afferma Bernardo. Da un convegno sul bullismo tenuto a Milano nel novembre 2017 ( Hot Topics in Pediatria e Neonatologia) è emerso un altro dato inquietante: nella scuola dell’infanzia, è vittima di bullismo un bimbo su due e l’età non supera i 5 anni. Luca Bernardo e Francesca Maisano in L’età dei bulli (Sperling & Kupfer) spiegano così il fenomeno: tra i 3 e i 5 anni il bambino è già in grado di fronteggiare diverse situazioni relazionali. Ma se nei primi anni di vita non è stato sostenuto dai genitori nel processo di regolazione delle emozioni, può sviluppare un bullismo precoce: non prova empatia, non sa chiedere aiuto e un’emotività incontrollata può sfociare in dinamiche offensive.

C’è poi un altro aspetto su cui riflettere: il bullo si sta trasformando in una bulla (il 55% delle femmine rispetto al 45% dei maschi; mentre dieci anni fa le ragazze erano solo il 25%, come indicato nel grafico accanto).

«L’aumento di bulle è legato soprattutto all’aspetto virtuale delle violenze — spiega Francesca Maisano, psicoterapeuta dell’età evolutiva e referente al Conacy della prevenzione e del contrasto sul bullismo e cyberbullismo e di tutti i fenomeni illegali in rete sul disagio adolescenziale — perché sul web le offese sono verbali, e questo tipo di attacco è tipico delle ragazze». Mentre le aggressioni del bullo sono soprattutto dirette, sia fisiche che verbali, la bulla «tende ad agire con modalità più subdole». Ma anche la violenza fisica è aumentata tra le ragazze, perché legata a modelli violenti (come situazioni familiari che tendono a imitare)». Oggi una ragazza su tre è presa di mira da una coetanea, che subisce una violenza psicologica molto più devastante di quella fisica. «Il cyberbullismo passa attraverso lo smartphone — aggiunge Maisano — che agisce su visioni e immagini. Anche le vittime sono in prevalenza femmine: siamo in una società narcisista dove conta l’aspetto esteriore e i corpi delle ragazze sono messi più alla berlina (basti pensare al fenomeno del sexting, la condivisione di contenuti a sfondo sessuale)».

Tra i tipi di violenza, è sicuramente il cyberbullismo a essere in crescita: «Il bullo ha capito che la piazza del paese, la palestra o la classe, è una piazza molto modesta — prosegue Bernardo — e la persecuzione in rete ora avviene 24 ore su 24. Ma chi dà a questi ragazzi la patente per navigare?». Questo è il bullismo, non ci sono vincitori: perde la vittima, il bullo, perdono i genitori e la scuola. Per questo la prevenzione è fondamentale, «ma non solo» — conclude Bernardo — «ci sono delle responsabilità che nessuno vuole prendere. Sono due anni che abbiamo intrapreso una battaglia per ottenere una corresponsabilità da parte di chi gestisce i social. Qualcosa deve cambiare».

FRAGILE COME LA BELLEZZA un percorso formativo per genitori e insegnanti. Firenze febbraio/marzo 2018

In Italia il fenomeno della dispersione scolastica interessa oggi più del 17% (OCSE 2015) dei giovani mentre in Europa la media è circa del 12%. Il tasso di dispersione non è uniforme nel paese; il tasso in Toscana è uno dei più alti in Italia (17%).

FRAGILE COME LA BELLEZZA

un percorso formativo per genitori e insegnanti in collaborazione con I.I.S.S. PEANO e Liceo CASTELNUOVO, promosso da OXFAM Italia in collaborazione con GENITORI IN CORSO – Comune di Firenze  e Azienda USL Toscana Centro.

Il Progetto coinvolge due scuole di Firenze, che pur nelle loro differenze, vivono situazioni simili in termini di rischio di dispersione. Sia il liceo Castelnuovo che l’Istituto Peano rilevano una richiesta di trasferimento da parte degli studenti verso un altro istituto. Tale indicatore, più evidente presso il liceo Castelnuovo, nella letteratura sul tema è notoriamente un preoccupante segnale. I ragazzi che cambiano scuola o indirizzo sono spesso a rischio di dispersione, sia in termini di possibile bocciatura che di abbandono.

Le richieste di trasferimento sono spesso giustificate per motivi familiari, disagio ed errata scelta del corso di studi, ma si ritiene fondamentale approfondire queste informazioni per acquisire consapevolezza e dare risposte concrete ed efficaci.

Le due scuole hanno sviluppato progetti ad hoc, come percorsi di formazione per insegnanti centrati sul fenomeno, ma attualmente entrambe le scuole e i partner ritengono che sia importante ripartire dalla voce degli studenti, attori chiave poco coinvolti nella riflessione, per acquisire consapevolezza e trovare soluzioni, massimizzando e diffondendo le loro raccomandazioni attraverso la produzione di una ricerca di un video in modalità story telling..

Da queste riflessioni nasce FRAGILE COME LA BELLEZZA un percorso formativo pratico-esperienziale con genitori e insegnanti per rafforzare capacitàe life skills, prevenire la dispersione scolastica e comprendere i bisogni degli adolescenti.

GLI APPUNTAMENTI 

Martedì 13 febbraio, ore 17.30-20.30, I.I.S.S. Peano via Andrea del Sarto, 6/a  L’adolescenza: caratteristiche, bisogni e obiettivi

Lunedì 19 febbraio, ore 18.00-20.00, I.I.S.S. Peano via Andrea del Sarto, 6/a  Le emozioni e la consapevolezza emotiva nella relazione

Martedì 27 febbraio, ore 18.00-20.00, Liceo Castelnuovo via della Colonna, 10 Disciplina e ascolto attivo: strategie di sintonizzazione

Lunedì 5 marzo, ore 18.00-20.00, Liceo Castelnuovo via della Colonna, 10 Insegnanti e genitori: una collaborazione necessaria

Gli incontri saranno condotti dalle Dott.sse Elena Pierozzi e Monica Rosselli, Promozione della Salute USL Toscana Centro e dallo psicologo Dott. Alessandro Garuglieri.

IL PERCORSO

Il percorso offre a genitori e insegnanti uno spazio di riflessione sul proprio ruolo di adulti che hanno in carico la crescita di un giovane adolescente. Sarà uno spazio condiviso e costruito insieme, per entrare in contatto con i bisogni profondi dei nostri ragazzi e poterli così accompagnare nella fragilità di questo momento di vita, cercando di capire quando quest’ultima è troppo pesante per le loro spalle.

Questa formazione ha l’obiettivo di rafforzare capacità e life skills di insegnanti e genitori per prevenire il fenomeno della dispersione scolastica, cogliere indicatori che possano preludere a situazioni a rischio per intervenire tempestivamente e adeguatamente in caso si manifestino segnali di allarme.

LA METODOLOGIA

Gli argomenti che verranno affrontati saranno coerentemente riproposti attraverso una modalità esperienziale: il contenuto illustrato e il processo di apprendimento diventano così coerenti e la loro efficacia è reale e potente. Il percorso utilizzerà il coinvolgimento in prima persona dei partecipanti, confrontando esperienze reali e concrete. Ogni partecipante sarà libero di condividere quello che desidera della propria esperienza all’interno di uno spazio accogliente e riservato.

Durante il percorso di 9 ore (il primo incontro sarà di 3 ore), verranno affrontati aspetti teorici e pratici e verranno offerti a noi che siamo gli adulti di riferimento, strumenti per saper riconoscere le fragilità e attivare le risorse dei nostri ragazzi.

INFO 

Costanza Mattesini – Oxfam Italia costanza.mattesini@oxfam.it/Prof.ssa Anna Pentimone – I.I.S.S. Peano annapentimone@hotmail.it/Prof. Stefano Guigli – Liceo Castelnuovo       stefano.guigli@hotmail.it

 Con il contributo di Fondazione CR Firenze

 

Le chat segrete dei ragazzi

di Silvia Morosi Corriere della Sera http://bit.ly/2DlLXNF
Nell’epoca del cellulare in classe (acceso) si moltiplicano le app per comunicazioni a prova di spia: sono anonime e si autodistruggono

Gli sms sono ormai un ricordo. E anche WhatsApp non è l’ultima frontiera di comunicazione degli adolescenti. Ora che il cellulare ha avuto il «via libera» a entrare in classe, seguendo le regole previste dal Decalogo per l’uso dello smartphone in classe del Ministero, tra i giovani ha già preso piede una nuova moda. Sicuri di non lasciare tracce, inviano messaggi, foto e video nelle cosiddette «chat segrete». Inventate per condividere dati sensibili, hanno trovato spazio su Facebook, Telegram e Snapchat, per citare le più note. Ma come funzionano? Basta impostare un timer per decidere in quanti giorni, ore o (addirittura) secondi quello che abbiamo scritto deve sparire. Alcuni sistemi sono legati a un’identità definita (vera o finta che sia, ndr ), altri permettono di chiacchierare senza svelare chi siamo. Non sapendo, però, nemmeno chi si nasconde dall’altra parte dello schermo.

«Le chat segrete sono connaturate al desiderio degli adolescenti, che ancora devono definire la propria identità, di scoprire i propri limiti e oltrepassare l’ambiente protetto in cui vivono», spiega Alessandro Rosina, docente di Statistica Sociale alla Cattolica di Milano. Il primo allarme era suonato con Snapchat, usato anche per inviare immagini private, intime e sessualmente esplicite, «concedendo» pochi secondi per visualizzarle. Non tutte le «chat segrete» sono usate, però, per il sexting. Tra i ragazzini è diventata popolare Kik Messenger — nata nel 2010 — dove, a differenza di Whatsapp, non serve un numero di telefono per accedere, ma basta una mail. E per crearne in Rete, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Sarahah, invece, è stata una delle app anonime più virali del 2017: ideata da un 29enne saudita come «cassetta dei consigli», permette di ricevere messaggi senza sapere chi li ha scritti e di scriverne, senza dire che siamo stati noi. Il risultato? Presto è stata introdotta la possibilità di impedire di essere trovati nelle ricerche, dato che molti utenti sono stati travolti da insulti e volgarità. C’è, poi, Telegram, che usa un sistema di crittografia end-to-end. Il problema resta quello dell’ambiguità della Rete: «Sono i giovani a decidere cosa far conoscere e cosa resta avvolto dal mistero. Si nascondono dietro una maschera, cosa che in passato era possibile solo a Carnevale. Con la peculiarità che queste chat si fondano sull’autodistruzione». Gli adulti si interrogano ancora sull’uso o meno dei device, ma mancano strumenti formativi: «L’arrivo dei genitori sui social ha spinto i ragazzi a cercare nuovi spazi. In fondo, il desiderio di sperimentare senza controllo c’è sempre stato. Una volta uscivamo con gli amici, senza dire dove», ricorda Rosina. «Il non essere scoperti favorisce comportamenti legati a un uso distorto di strumenti nati per avvicinare, non per fare del male». Serve una risposta educativa e di conoscenza. «Non possiamo controllare i ragazzi in tutto, non ci siamo mai riusciti, figuriamoci in Rete. Bisogna spiegare i rischi a cui vanno incontro e stabilire dei codici. Il telefono in classe va presentato come strumento di ricerca. Il web è il loro mondo, non ha senso tenerlo fuori dalle aule».

Ragazze selvagge Identikit delle adolescenti

di Maria Teresa Veneziani Corriere della Sera corriere.it

Non sono una mamma. E non ho mai capito fino in fondo perché la mia amica Angelica abbia deciso di non rispondermi al telefono quando è con sua figlia 14enne che, tra l’altro, io adoro. «Per la pace famigliare – dice lei -. Altrimenti mia figlia poi protesta, dice che sto troppo al telefono…». Ho cominciato ad afferrare meglio il concetto quando, durante un viaggio di lavoro ad Hong Kong (partenza a mezzogiorno in punto), ho incontrato Brenda Bizzi, 47enne, ceo del salone milanese White. Dodici ore di volo completamente spiaggiata a dormire, senza mai sollevare la testa. Come fai?, le ho chiesto all’arrivo, prendi pastiglie? «Macché, ne approfitto per riposare. Tu non hai idea di che cosa voglia dire avere una figlia in piena esplosione ormonale». Mi racconta di Siria, 14 anni tra poco, che è un mito quando scrive (tanto che i professori si sono raccomandati di farle fare studi classici, anche se lei, per puro spirito da bastian contrario, si è iscritta allo Scientifico. Altra madre, altra teenager: Maria Pia mi dice di quella mattina in cui si è svegliata alle 5 e ha trovato un ragazzo seminudo nel letto della figlia. «Mandalo fuori prima che lo veda tuo padre», le ha intimato lei. La replica: «Quante storie, aveva bevuto, aveva bisogno di dormire…», le ha risposto Giulia con quella semplicità spiazzante che noi adulti invidiamo ai ragazzi . Ricordando Oscar Wilde, «Per riacquistare la giovinezza basta solo ripeterne le follie».

Piccole guerriere

Le ragazze selvagge nate nel nuovo millennio sono così, guerriere e romantiche, appassionate ma più realiste che languide e sognanti. «Non sai mai chi ti si presenterà in cucina la mattina. Un giorno è tutta sorrisi e piena di complimenti, il giorno dopo è muta, accigliata e pure un po’ sprezzante. La maggior parte delle volte vuole sedersi sulle ginocchia come una bambina, ma se per caso tenti di abbracciarla tu, si ritrae e ti chiede i soldi per uscire» , si sfogava Kevin Davies su The Telegraph, aggiungendo che «avere una figlia adolescente può diventare un inferno». Il rapporto idilliaco con la figlia si trasforma improvvisamente in una partita infinita. «I 13/14 anni corrispondono al menarca, sono l’età del trapasso, quella dei conflitti» — spiega la psicologa Silvia Vegetti Finzi — . Cominciano le battaglie fatte di urla e alterchi e il bersaglio prediletto è la madre, che soffre perché fino a ieri era felice di essere l’amica del cuore della sua figliola. Le mamme vogliono sempre essere amate dai figli, fanno fatica ad accettare che l’aggressività è necessaria per staccarsi dal genitore».

Mamme, imparate a dire: “Ho sbagliato, mi spiace”

Che fare? «Dovrebbero capire che non si è mai speculari alle figlie. Facciano le madri e si assumano le proprie responsabilità, anche a costo di essere detestate. Devono fare quello che credono giusto, ricordando che la figlia non si aprirà se non sentirà che può fidarsi, anche imparando a dire “mi dispiace, ho sbagliato”». Una figlia è più problematica di un figlio per una madre? «Sì, ma è anche un’opportunità – sottolinea l’esperta, che all’Età incerta ha dedicato il libro scritto con Anna Maria Battistin (Mondadori) -. Il maschio ti adora, la femmina invece ti giudica anche con ironia, ma le critiche della figlia ti servono per perfezionare le tue posizioni». In Storie della Buona Notteper bambine ribelli (Mondadori), Elena Favilli e Francesca Cavallo raccontano le favole di quelle pioniere che hanno cambiato il mondo e che mai hanno sognato il principe azzurro desiderando, semmai, andare su Marte o scoprire la metamorfosi delle farfalle, da Rita Levi Montalcini a Frida Kahlo. «La vita delle adolescenti di oggi non è più facile — assicura comunque la psicologa —. Sono più libere e indipendenti, ma massima libertà vuole anche dire conflittualità interna ed esterna. Le ragazze non sanno neppure che cosa vogliono, sono subito consapevoli che è molto difficile avere prospettive e quindi fanno molta più fatica a manifestare delle scelte. La loro strada non è più fissata come un tempo quando la famiglia e la società ti indicava il modello: il fidanzamento, il matrimonio, i figli, il lavoro. Adesso il ventaglio di opportunità si è fatto più ampio, sanno che potrebbero dedicarsi alla ricerca scientifica o viaggiare; la fantasia è molto più sollecitata ma l’orizzonte è incerto».

Nella testa dei giovani

Il risultato è che sono contraddittorie e possono andare fuori controllo.«Tendono a manipolarti o a influenzarti per ottenere quello che vogliono e se non ci riescono con te, ci provano con l’altro genitore». Colpa della mente. Gli adolescenti sono biologicamente portati a pensare e a comportarsi in modo diverso dagli adulti, possono essere impulsivi, irrazionali e pericolosi perché in loro la corteccia frontale che controlla il ragionamento non è completamente sviluppata», scrive Alia Butler citando l’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry («Come gestire una figlia adolescente fuori controllo») . La 13enne Siria la spiega così: «provare tante sensazioni tutte insieme, essere felice e triste e non capire neanche io, sono una persona abbastanza particolare e difficile ma è tutto bellissimo, stare con i miei genitori, fuori con g li amici e andare a scuola. L’assurdità è che è vivi tutto al massimo, le tristezze le felicità, perché hai ancora quell’animo da bambino che vuole giocare ma hai già un aspetto da adulta, insomma sei nell’età di mezzo». Mamma Brenda si scioglie: «Iper-possessive e insofferenti al tempo stesso, chiedono di essere indipendenti e poi di essere un po’ bambine. Io alla sua età avevo il fidanzatino. Siria non mi pare interessata, vede i suoi coetanei piccoli, le ragazzine sono più sveglie ed evolute. Io voglio vivere con te tutta la vita mamma, mi dice». «Ma è difficile prendere le distanze da una madre emancipata ancora giovane che sembra aver realizzato tutto – conclude la psicologa -. L’irruenza diventa l’arma necessaria per emanciparsi. E alla madre non resta che fare la madre. Ed è solo l’inizio del viaggio della vita. La situazione tra madre e figlia è fluida: si rischia sempre di essere troppo lontane o troppe vicine, la distanza viene contrattata con il bilancino, sempre».

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