C’è chi li considera utili e chi invece non li sopporta: in entrambi i casi per i genitori è importante evitare alcuni errori per sostenere i ragazzi nello svolgimento dei compiti scolastici estivi. Soprattutto se i figli  stanno attraversando il periodo dell’adolescenza, convincerli a fare i compiti può trasformarsi in una vera impresa. Troppe distrazioni e la voglia di riposarsi dopo un anno di studio, interrogazioni e compiti in classe. Cosa fare?

Per prima cosa cercate di non riversare un’eccessiva ansia sui vostri figli. In fondo è estate e hanno tutto il diritto di godersi le vacanze, prendendosi un po’ di tempo per divertirsi e – perché no – oziare. Evitate di spronarli a fare i compiti il giorno dopo la fine della scuola, ma lasciate passare qualche settimana, durante la quale i ragazzi potranno liberarsi dalle tensioni e vivere serenamente le giornate lontano dalle aule scolastiche.

Iniziare con una pausa.  Se anche durante il primo periodo i ragazzi non toccano i libri di scuola, non è un dramma. Anzi, in questo modo, possono riappropriarsi del proprio tempo libero, uno spazio (temporale) vuoto che devono imparare a riempire da sé, con la propria creatività e i propr interessi. Il primo periodo che segue l’ultimo giorno di scuola, così come quei giorni di vacanza destinati a un viaggio  deve rappresentare una zona franca, senza compiti, durante il quale godere del riposo. Questo periodo deve rappresentare per loro una parentesi dell’anno.

Quando poi arriva il momento di iniziare a studiare, cercate di non fare troppa pressione,  ma soprattutto non fate “terrorismo psicologico”. Frasi come “fra poco inizia la scuola e non hai fatto nulla”, “ti sei ridotto all’ultimo e ora dovrai fare tutto insieme”, non spingeranno magicamente i vostri figli a prendere in mano i libri e completare i compiti, ma accresceranno solamente l’ansia e il nervosismo, due sentimenti che non dovrebbero esistere nel corso delle vacanze estive, quando l’obiettivo è rilassarsi e rigenerarsi.

Al contrario, incoraggiate i ragazzi, proponendo qualche soluzione per svolgere più serenamente i compiti, ma senza invadere i loro spazi e facendo in modo che siano autonomi. Provate a non fare pressione, ma fidatevi dei vostri figli: se li responsabilizzate è più probabile che cerchino di impegnarsi per portare  a termine tutti gli esercizi assegnati dagli insegnanti senza lamentarsi e da soli. Infine cercate sempre di creare un ambiente piacevole, che possa aiutare i ragazzi a sentirsi rilassati e a liberare la mente, per concentrarsi sui libri di scuola.

Evitate posti come la spiaggia, dove avrebbero troppe distrazioni, ma cercate comunque di proporgli qualcosa che sia più allettante della classica scrivania, soprattutto quando fa caldo, creando una postazione studio in giardino o in balcone e magari invitando anche qualche compagno di classe.

I genitori devono aiutare i  figli a fare i compiti da soli, confinando il loro ruolo alla sola supervisione, in modo tale da renderli più autonomi.

Può essere utile programmare  insieme un piano strategico per suddividere appropriatamente il tempo da dedicare ai compiti estivi. Si può procedere con un approccio ‘giorno per giorno’, stabilendo il numero di pagine da studiare quotidianamente oppure, per stimolare  l’autonomia, si può ricorrere a un piano settimanale, stabilendo il tetto massimo di pagine da fare durante la settimana.

Se  i figli chiedono aiuto occorre distinguere: se  si tratta di qualcosa che non hanno capito, aiutarli se possibile spiegandogli l’argomento, ma lasciando che facciano da soli il compito assegnato. Se, invece, la richiesta è proprio quella di fare i compiti al loro posto non bisogna aiutarli ma spronarli a fare da soli. Quindi  non correggere i loro compiti: è più utile  lasciarli così come li hanno  svolti, anche se ci sono errori. Insomma  come durante l’anno scolastico è consigliabile che i genitori affianchino  i ragazzi nello studio estivo, limitandosi a un supporto motivazionale ed organizzativo.

Ma non è certo sostituendosi a loro che gli si insegna la responsabilità. Anzi. Con le parole dello psicoterapeuta Alberto Pellai “Se siamo troppo presenti non li aiutiamo ad allenare le loro capacità di apprendimento e di concentrazione. Per esempio, una volta stabilite  due sessioni di studio da 20 minuti ciascuna il  ruolo del genitore  deve essere solo quello di regolare il tempo comportandosi  come l’allenatore che resta a bordo pista”.