Qualcuno paragona l’adolescenza alla nascita. Tutto è nuovo e si modifica: il corpo, le relazioni, lo sguardo sul mondo. Ecco alcuni segnali che i ragazzi mostrano in questo passaggio: difficoltà a gestire i cambiamenti, cuore e cervello in subbuglio, il disagio che a volte  prevale in famiglia o in classe. I ragazzi temono il giudizio degli altri: deludere i propri genitori, non essere all’altezza a scuola, nel gruppo di amici e nello sport; la fragilità e l’insicurezza derivano anche dalla nuova immagine che lo specchio restituisce a ogni adolescente che vede un sé in trasformazione

Possono essere ribelli, talvolta con comportamenti aggressivi, oppure confusi. Alcuni si  isolano, almeno in famiglia.  Sono tutte situazioni possibili:  il passaggio dall’infanzia all’età adulta è uno snodo delicato e cruciale, che modifica gli equilibri tra genitori e figli e costringe tutti, in famiglia, ad affrontare situazioni inedite, che possono diventare critiche.

Per le ragazze  il cambiamento biologico inizia attorno ai 12 anni con le mestruazioni e si rivela attraverso la crescita del seno e dei fianchi. Per i maschi arriva dopo, ao 13-14 anni, con la barba e il timbro di voce che si scurisce. Prendono forma sentimenti legati alla sessualità molto intensi.  La trasgressione maschile si rivela di più a livello fisico, quella femminile a livello verbale. Da una figlia puoi quindi aspettarti forse più litigate; al contempo, le ragazze sono più vulnerabili e rischiano di avere un cattivo rapporto con il cibo (anoressia, bulimia ma anche obesità). I maschi possono incappare invece nell’ansia da prestazione, per esempio sportiva.

Gli adolescenti spesso non possono fare a meno di comportarsi come fanno, perché ragionano non con il cervello ma con le emozioni, come se guidassero una fuoriserie a tutta velocità senza avere la minima idea di come si fa. Sono quindi i genitori che dovrebbero essere capaci di gestire la nuova relazione con i figli non piu bambini , ma come ?

E’ importante mettere a fuoco le caratteristiche dell’adolescenza per non essere travolti dai cambiamenti  che investono come uno tsunami le relazioni familiari e per sentirsi genitori meno soli e incompresi

Per non vivere con ansia continua le tensioni inevitabili con i figli che crescono alcuni atteggiamenti sono inutili o dannosi :

– irrigidirsi ed essere più autoritari ( non rifugiarsi nelle modalità che precedentemente sembravano funzionare: ordini, paletti e regole) creando un circolo vizioso di ostilità, sensi di colpa e frustrazioni: più si accumulano tensioni, meno si ritrova la via del confronto pacato;

– preoccuparsi continuamente; piuttosto occuparsi attivamente di quello che sta accadendo affrontando le singole situazioni (accettare la sfida: mettersi in gioco insieme a un figlio che cresce.

Invece è consigliabile mettere in atto questi comportamenti:

– cercare di capirli (come si sente,  cosa gli fa paura, cosa vorrebbe) dimostrando interesse e curiosità per quello che ama e lo coinvolge.

– essere un appoggio costante e sicuro per lui. Anche se non sembra, l’incoraggiamento dei genitori è importante (ricordati anche di dire bravo!)

– sapere essere elastici:  le giornate e le situazioni non sono tutte uguali. A volte bisogna lasciare morbido l’elastico, altre volte bisogna tenderlo, stando attenti a non mollare troppo e subito. Dire sì a ogni richiesta è sbagliato, perché nella vita  riceveranno anche molti no e rischiano di non saper impegnarsi per ottenere quello che vogliono.

– occuparsi del senso di responsabilità dei ragazzi trovando situazioni  in cui aiutarli a sperimentare: piccoli compiti in casa con scadenze da rispettare,  concedendo loro gradualmente autonomia: andare da soli a casa di un amico, prendere il bus, fare commissioni , fino ad esperienze più svincolate dalla famiglia (vacanze e viaggi).

Purtroppo non esistono formule risolutive o istruzioni per l’uso, ma negoziare con i figli è il  must. Non  mostrarsi rigidi o eccessivamente permissivi ma disponibili al dialogo.  Mantenere l’equilibrio soprattutto in alcune  situazioni critiche:

– le uscite: trovare un compromesso tra le sue richieste e i tuoi divieti, educandolo a rispettare gli impegni;

-la tecnologia: non abbassare mai la guardia. Cellulare e pc sono strumenti, né buoni né cattivi, tutto dipende dall’uso che se ne fa. Limitare e dare regole chiare aiutando tuo figlio a capire che, dietro ai rapporti virtuali, è la realtà a essere determinante;

– la scuola: lo studio è il suo “lavoro”, quindi è indispensabile far capire a un ragazzo che deve mettere almeno un po’impegno in quello che fa, anche al di là dei risultati.;

– la sessualità: è terreno di sperimentazione di sé e dei propri limiti. L’educazione inizia in famiglia: se tuo figlio non avrà risposte da te, le cercherà altrove. Fare in modo che il sesso non sia un tabù: parlandone con serenità cercando di aiutarli  a conoscere per ponderare meglio i comportamenti .

Un genitore deve imparare a sapersi giostrare tra atteggiamenti diversi in base alle situazioni che ti si pongono, assumendo i diversi ruoli chiave:

-bussola. Cioè essere guida pronunciando quei famosi “no” che aiutano a crescere quando riconosci un pericolo o una situazione rischiosa

– compagno di viaggio. Essere empatico e complice, senza troppi pensieri. Ricordarsi sempre che  sei il genitore e non un amico: le regole sono il fondamento su cui continuare a gestire la relazione per non essere travolti dalle tempeste quotidiane;

-pungolo. Spesso ai giovani serve un’iniezione di fiducia, una spinta e motivazione da parte della famiglia. I genitori devono far sentire che ci sono e che hanno le redini della situazione e che solo progressivamente cedono il comando al proprio figlio, accertandosi di volta in volta che sia pronto per provare a condurre la propria vita;

-filtro: come adulto della situazione, mostrare di essere capace di valutare e distinguere;

-esempio : nolente o volente  i genitori cono il primo modello di riferimento per i figli adolescenti .