GIC incontra gli operatori del servizio dipendenze del Ser.D. B Firenze di Lungarno Santa Rosa, che offre un percorso dedicato ai giovani con problemi di dipendenza da sostanze.

Entriamo da una porta laterale che poi sapremo essere l’accesso protetto con apertura pomeridiana per un particolare tipo di utenza: giovani consumatori di sostanze.
Protetto perché ancora siamo lontani dalla tossicodipendenza come la conosciamo, ma – purtroppo – siamo sulla buona strada.
E quindi percorsi separati per chi è accolto da questo servizio e vuole, accompagnato dai propri genitori o dagli amici, affrontare la propria dipendenza da sostanze.

Chiediamo a Susanna Falchini (responsabile del Ser.D. B da cui dipende questo percorso) e a Caterina Borrello (psicoterapeuta e responsabile del programma per adolescenti e giovani ) a chi è dedicato questo servizio.

Susanna Falchini
Partiamo sempre dal territorio. Da anni alterniamo il nostro lavoro di prevenzione all’interno del Quartiere 4 in collaborazione con la Coop. CAT, e le scuole dove abbiamo sportelli informativi e di consulenza ormai ben conosciuti ed utilizzati da insegnanti, studenti e i loro familiari.

GIC
Proprio dai vostri sportelli di consulenza presenti nelle scuole fiorentine, abbiamo ricevuto (e pubblicato) uno degli articoli più letti sulla nostra pagina Facebook “FirenzeGenitoriInCorso”: “Lettera a Lui” una toccante testimonianza su cosa significa oggi essere vittima di bullismo.

Susanna Falchini
Spesso è grazie alla scuola e agli incontri con professori e studenti, che riusciamo ad entrare in contatto con ragazzi problematici o a rischio di abuso di sostanze.

GIC
Cosa offre il vostro percorso?

Caterina Borrello
Offriamo un primo intervento definito “light”:
breve ed a termine (circa due mesi), dove spesso la valutazione è anche l’intervento.
Uno degli aspetti più importanti forse risiede nella domanda che facciamo spesso ai ragazzi che incontro le prime volte: “cosa puoi e vuoi fare per negoziare con la tua famiglia?” – ”Cosa sei disposto a fare per rassicurarli?”
E’ una contrattazione molto utile per iniziare stabilendo dei patti semplici ma chiari e che il ragazzo deve impegnarsi a rispettare.
Il rispetto delle regole e la verifica sono tappe molto importanti di questo percorso.
In questo, come negli altri programmi, la presenza dei genitori è fondamentale e necessaria per una valutazione precoce ed efficace del rischio: sono i genitori a segnalarci, ad esempio, i segnali di difficoltà e di disagio all’interno dell’andamento scolastico del figlio.
Abbiamo poi un intervento “medium” che accoglie la fragilità anche sociale della famiglia e quindi non causata solo dall’uso di sostanze di uno dei suoi membri più a rischio.
Questo percorso prevede l’ inserimento in progetti già presenti sul territorio fiorentino o interventi attivati ex novo: attività sportive, laboratori, pet therapy.
Terzo ed ultimo intervento quello che definiamo “hard”.
Ovvero un programma che attiviamo quando siamo in presenza di una vera e propria tossicodipendenza.
In questi casi è necessaria una presa in carico veloce e tempestiva del ragazzo, senza stravolgere particolarmente le sue attività e le sue abitudini, se sono ancora risorse su cui far leva.
No quindi all’interruzione del percorso scolastico o all’allontanamento dal nucleo familiare, se non nei casi in cui si ritenga che questo sia utile.
Si invece ad un accesso privilegiato e protetto a servizi – come il nostro – che lo possono curare e aiutare.
Per questo ad esempio abbiamo deciso un’apertura pomeridiana per la somministrazione del metadone ed un accesso privilegiato e riservato al paziente.

GIC
Immaginiamo però che al centro di questo percorso non ci sia solo la cura farmacologica.

Susanna Falchini
I ragazzi che usano eroina non hanno la percezione della drammaticità della propria dipendenza, perchè, ad esempio non la usano endovena, ma solo sniffata.
“Sono in astinenza e pensavo di non provarla mai…” è una delle prime frasi che sentiamo quando arrivano.
Per questo ci sforziamo di fargli comprendere la drammaticità del problema tenendo sempre presente che sono affetti da una malattia di cui stanno imparando la cura.
Una cura che ha un nome difficile ma estremamente efficace se compreso: resilienza.
E per questo abbiamo attivato un laboratorio che si chiama PER-CORSI INSIEME
nell’ambito del quale lavoriamo per aiutare i ragazzi a fortificarsi per cambiare.

Caterina Borrello
La durata del programma, è variabile a seconda della tipologia e della gravità delle situazioni che si presentano.
Molte sono le attività che proponiamo e condividiamo con i ragazzi:
gruppi di incontro fisici e digitali (abbiamo un attivissimo e seguitissimo gruppo Wapp),
attività condivise con la struttura comunitaria per minori di Villa Lorenzi, collaborazioni con varie realtà per realizzare progetti di formazione e inserimento lavoro.
Oltre alla stesura di un libretto personale “Guida la Mia Cura” dove viene annotato da parte del ragazzo tutto: appuntamenti sanitari, gruppi terapeutici, successi e insuccessi, vittorie e fallimenti. In relazione al percorso di cura o in relaziona alla propria vita personale ed affettiva .

GIC
Ed i genitori? Qual è il loro ruolo?

Susanna Falchini
Per un ragazzo il coinvolgimento familiare è sempre fondamentale.
Ma per quello che ha problemi di sostanze, la presenza di un adulto affidabile e presente è un requisito imprescindibile per il buon esito della cura.
Abbiamo quindi anche un gruppo per i genitori, parallelo a quello dei figli.
Il loro è un ruolo attivo di osservazione, ad esempio sullo svolgimento della settimana dei ragazzi, su come viene concordato e gestito il week end, ecc.

Caterina Borrello
Se il percorso funziona spesso si sentono così coinvolti che sono loro stessi ad un certo punto a chiedere una consulenza per i genitori, quasi rendendosi conto che il loro cambiamento è un cambiamento che deve riguardare anche la famiglia.
Il problema che portano riesce ad attivare cambiamenti positivi anche nella famiglia.
“Dottoressa questo pomeriggio ci sarebbe per parlare con mia mamma?” è una frase che mi sento spesso fare ad un certo punto del programma.

GIC
Quanti sono i ragazzi che avete incontrato dall’inizio delle vostro progetto?

Caterina Borrello
In due anni abbiamo seguito 57 casi delle tre tipologie di cui 21 casi definiti “hard”, in età compresa fra i 17 e i 24 anni.
Quali le sostanze utilizzate dai ragazzi in trattamento?
Eroina, cannabis. Sostanze psicoattive di nuova generazione (smart drugs).
Più raramente cocaina.

Come ci si può rivolgere al vostro percorso?
Ecco i nostri contatti: 055 6935667 – 055 6935575 – 055 6935729, oppure via email: caterina.borrello@uslcentro.toscana.it

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