Quante volte avete provato a intavolare un discorso con vostro figlio adolescente? Spesso sembra di parlare con extraterrestri: saccenti, assenti, arroganti, mugugnanti esseri che vivono su un altro pianeta e faticano a raccontare la loro giornata. Figurarsi a esternare ciò che provano. Sanno provare empatia, se non riescono a esprimere come si sentono? L’empatia può prevenire fenomeni come il cyberbullismo ? Una bella sfida! Un altro grande compito per i genitori…

La capacità di mostrare empatia si perfeziona proprio nella fase dell’adolescenza ed è connessa allo sviluppo cognitivo. non è del tutto scontato per un tredicenne o un quattordicenne, comprendere il suo compagno in difficoltà. E questo spiega perché, nella maggior parte dei casi, alcuni di loro tendono a minimizzare le conseguenze: “era solo un gioco”, “ho solo fatto un video”, “scherzavamo” …E qui entra in gioco il ruolo educativo. Tocca al genitore offrire una spiegazione, commentare le conseguenze, sensibilizzare il proprio figlio senza giustificarne sempre i comportamenti. Nella rete come nella vita reale ci sono regole di buon senso e prima fra tutte è il RISPETTO, per se stessi, ma anche per l’altro. Fenomeni come il bullismo e il cyberbullismo rappresentano la negazione dell’empatia: faccio ciò che mi rende più forte e figo agli occhi del mio mondo di riferimento e non provo alcuna compassione.

Adolescenti ed emozioni nell’era dei social network

Con le tecnologie entrano poi in gioco altri fattori. I ragazzi sono abituati a stare davanti a uno schermo, per mandare messaggi, rapportarsi con amici e compagni, e questo non favorisce l’affinamento delle loro capacità empatiche, oltre che relazionali. In altre parole, con l’intermediazione del mezzo – smartphone, monitor – i ragazzi si sentono più protetti e l’altro non rappresenta più il confine che autoregola il loro comportamento. Se insultano, lo fanno dietro lo schermo e non vivono in modo diretto e acceso la risposta dell’altro.

È fondamentale, in questo senso, che i genitori pongano attenzione e tempo a far capire ai figli  le conseguenze di ogni loro azione e a imparare ad assumersi la responsabilità delle scelte che compiono. E questo non è sempre chiaro, nella vita reale, come in quella virtuale. questa competenza va appresa e, affinché i ragazzi la facciano propria, devono esercitarsi aiutandoli fin da piccoli a riconoscere e dare un nome alle proprie emozioni.

Come ?

Creando con loro un dialogo costante e aperto, rispettando i loro silenzi e i loro tempi

Commentando ad alta voce situazioni capitate ai coetanei

Guidandoli nell’interpretazione del linguaggio non verbale, anche in modo divertente, osservando i toni, le espressioni del volto e le posture del corpo

Dando il buon esempio, rispettando gli altri e dimostrando di essere altruisti

Sintonizzandosi sul loro sentire

Promuovendo vacanze in campi estivi per lavori socialmente utili

Sollecitando la comprensione e la cooperazione nell’aiuto reciproco, in casa come a scuola.

I genitori che  svolgono il loro ruolo educativo sostenendo nei ragazzi la maturazione dell’empatia  smettono anche di giustificare comportamenti sbagliati che, specie attraverso i social, rischiano di depotenziare e disattivare funzioni vitali per una società fondata sul rispetto dell’altro.

(Empatia: cos’è e perché va allenata negli adolescenti Redazione Family Health)