L’adolescenza è nota per essere un periodo di maggiore irritabilità per i ragazzi. Questo non è un pretesto per un comportamento negativo, ma può spiegare perché “cose da niente” sembrano più irritanti o insopportabili per loro in certi momenti. C’è spesso  un’altra emozione sotto la rabbia. Imparare a riconoscere le emozioni sottostanti è uno strumento potente che il ragazzo potrà usare per tutta la vita.
Tuttavia molti ragazzi  non sono disposti o non si fidano abbastanza da esplorare questo terreno con un genitore o con un terapeuta. Se si prova, in questo caso, a fare del brainstorming e il giovane resiste, meglio lasciar perdere e vedere se si può tornare a farlo in un altro momento.

Alcuni genitori si preoccupano perché la rabbia di un figlio è al di là di ciò che considerano “tipico” o comprensibile. Gli esperti sottolineano che l’emozione è diversa dal comportamento. Il problema non è la rabbia; è il comportamento che ne segue.
Anche se è vero che alcuni ragazzi mostrano una rabbia esplosiva, si può cercare di ridimensionarla. Se la rabbia di un ragazzo è estrema, sarebbe meglio rivolgersi a un professionista per consigli a lui e alla famiglia. Indipendentemente dal grado di rabbia mostrato da un figlio, di fatto è ancora e sempre lui il responsabile della gestione di quell’emozione. Occorre ricordare che anche questo è un processo di apprendimento. Non se ne esce da un giorno all’altro ma, con l’adeguato supporto e incoraggiamento, si può aiutare un ragazzo a perseverare nel rafforzare le sue capacità di coping.

Ma cosa è consigliabile secondo gli esperti  di fronte ad una esplosione di rabbia dei figli? e cosa è meglio non  fare?

  • Non cercare di controllare le emozioni del ragazzo. Non si può – e va bene così. Non ci si può aspettare che qualcuno riesca a eliminare le sue emozioni – si può solo chiedere di controllare il suo comportamento. Va bene che un ragazzo si arrabbi, purché quella rabbia sia espressa in modo appropriato. È un indizio per lui stesso, e per il genitore, che non si sente a suo agio in una certa situazione.
  • Controllare le proprie emozioni. La rabbia di un ragazzo scatena le emozioni di un genitore. Come ci si comporta di solito con le persone arrabbiate? Alcuni sono molto a disagio con la rabbia – li rende ansiosi o spaventati. Se si è cresciuti in una casa in cui la rabbia significava urla e pericolo, la rabbia di un figlio potrebbe spingere alcuni “pulsanti emotivi” del genitore. Se un adulto inizia a provare emozioni intense, deve fare un respiro e un passo indietro mentale. Uno stratagemma per calmarsi è quello di immaginare il proprio ragazzo come figlio del vicino. Questo può creare una piccola distanza emotiva.
  • Assicurarsi che le proprie risposte non aggravino la situazione. Solo perché si è scelto di non litigare con il ragazzo questo non significa che si stia cedendo. Se un figlio ha bisogno di spazio per calmarsi, bisogna darglielo. Se sta urlando, è bene aspettare prima di trarne delle conseguenze o di ammonirlo. Il momento di dire: “Questo è irrispettoso! Sei in punizione!” non è nel mezzo di una bufera emotiva. Si può sempre richiamare il ragazzo alla responsabilità di quanto ha fatto più tardi, quando le cose sono più tranquille.
  • Aiutare il ragazzo a riconoscere quando la rabbia sta montando. Ci sono segni fisici della rabbia che il ragazzo può iniziare a comprendere: lo stomaco serrato, una sensazione di tensione, arrossamento, denti stretti, ecc. . Se un figlio riesce a intercettare questi segni nella loro fase iniziale, può impedire all’irritazione di trasformarsi in rabbia. Un niente di prevenzione può davvero valere una gran quantità di cura.
  • Fare brainstorming con il ragazzo. Molti ragazzi fanno esperienza e esprimono il loro sincero rimorso dopo aver avuto un “crollo” emotivo. Se è disponibile a parlarne e vuole imparare le abilità che gli consentano di gestire la rabbia, si può aiutarlo a lavorare in modo retroattivo dopo l’incidente: cosa è successo prima che la rabbia venisse attivata? Cosa è stato detto? Cosa sentiva (imbarazzo, frustrazione, delusione, paura, ansia).

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