Genitori educati da Facebook ?  Nella settimana  del Safe Internet Day, giornata celebrata a livello globale il 7 febbraio con pubblicazione di vademecum, notizie di progetti attivati nelle scuole e in altri contesti, di suggerimenti instant e di interviste agli esperti, portiamo l’attenzione sul  portale ideato da Facebook lanciato a dicembre e disponibile in 55 lingue con  linee guida al funzionamento di Facebook e consigli per parlare con i figli di come rimanere al sicuro online.

Per lo psicoterapeuta Pellai intervistato da Vita.it : “«continuiamo a sentir raccontare le meraviglie e le precauzioni da avere sui social da chi quel sistema lo fa. E lancia una sfida a Zuckerberg: «mettete storie andate male, spiegando dove e come i genitori potevano intervenire»”

Ecco l’intervista integrale :

Facebook ha un nuovo “portale per i genitori”: che le pare?
L’ho guardato, mi è sembrato molto basico. Nel video parlano solo dipendenti di Facebook, è già un limite, è tantissimo tempo che sentiamo raccontare le meraviglie e le precauzioni da avere sui social da chi quel sistema lo fa. La piattaforma non ha una reale indipendenza, sostiene la modalità proattiva di stare con e per i figli, è vero è definito bene il concetto dell’età limite però andrebbero rinforzati alcuni elementi.

Quali?
La dimensione proattiva va bene, ma va detto ai genitori anche ciò che è importante che non venga fatto. Inoltre, forse perché me ne sono occupato molto, trovo molto carente l’aspetto relativo alla sessualità, al sexting, tutto quell’incrocio fra l’online e le sfide evolutive collegate alla sessualità. Di tutto questo non c’è traccia alcuna. Mi sembra un prodotto a costo zero, standard, che dà a Facebook visibilità e gli consente di dire “noi ce ne stiamo occupando”.

Cosa inserirebbe?
Io utilizzerei delle case history, farei vedere percorsi andati male, problematici, indicando bene ai genitori i punti critici, nei quali un genitore presente avrebbe potuto fare la differenza, intervenendo.

Noi abbiamo una legge sul cyberbullismo all’esame del Senato, dopo profondi cambiamenti apportati alla Camera: che ne pensa?
Aver inventato una legge che tratta indifferentemente ragazzi e adulti – sono questi gli aspetti critici – è un autogol. Il concetto di cyberbullismo va tenuto dentro a un reato per adulti mentre per i minori deve restare dentro un’area preventiva, certo con valutazioni specifiche: quando c’è cronicità e reiterazione allora come per il bullismo anche il cyberbullismo può essere un reato minorile, ma vanno fatte valutazioni specifiche. Sui minori pesano varabili legate alle sfide evolutive, per come funziona il loro cervello – le neuroscienze lo dicono – essi fanno in due minuti cose terribili senza pensarci sù, non c’è intenzione strategica. Sono due minuti che non hanno pregresso, due minuti di azioni maldestre, non due minuti dentro un percorso criminale. Per questo hanno bisogno di interventi educativi. È fondamentale contestualizzare le storie, non confondere l’immaturità di un minore che fa cose anche terribili ma in modo non strategico con la consapevolezza strategica di un adulto.

“Caro Facebook, stringere amicizia con i figli non basta” di Sara De Carli 14 dicembre 2016 Vita.it