Come amarsi ed educare i figli nella nuova era digitale? In che modo Internet e social cambiano la vita delle famiglie e le relazioni tra i loro componenti? Dal Rapporto Cisf 2017, l’indagine empirica curata dal Centro internazionale studi sulla famiglia  con   interviste a quasi 4mila soggetti, emerge la fotografia di una famiglia in divenire, in cui l’assimilazione della tecnologia più lenta che in altri Paesi non è meno potente nell’inesorabile cambiamento delle abitudini: dai profili sui social network che forgiano nuove identità, al tempo trascorso davanti allo schermo, dalle fake news “più reali del reale”, alle relazioni esclusivamente virtuali, diventati “i tanti piccoli focolari silenziosi in cui si trasforma il salotto di casa

Se da una parte essere costantemente connessi non sempre significa ‘essere in relazione’, dall’altro l’uso delle tecnologie digitali in famiglia può rivelarsi un valido supporto per coltivare le relazioni familiari: ad esempio, per il 60% dei casi presi in esame dalla ricerca, le chat e i social network sono ormai diventati canali privilegiati di comunicazione quando un figlio, per un certo periodo, si trova lontano da casa.

“Le famiglie tendono spesso a sovrarappresentare i rischi del web. Hanno molta paura, sono timorose di quello che potrebbero fare i ragazzi online” dice Pier Cesare Rivoltella, docente di Tecnologie dell’educazione all’Università Cattolica e curatore del rapporto. Il quale però sottolinea come a questo non sempre corrisponda una capacità educativa altrettanto elevata.

Emerge una particolare attenzione da parte delle famiglie, dove più della metà (il 54,1%) parla con i figli di ciò che si fa sul web, e il 53,2% ha disposto delle regole sui tempi di utilizzo.

L’ibridazione delle relazioni interpersonali con la rete sembra avere più effetti positivi che negativi a riguardo di quasi tutti gli indicatori della coesione familiare e, in parte, anche rispetto alla partecipazione civica nella sfera pubblica”.

La ricerca classifica sei tipi di famiglia contraddistinte da maggiore o minore capacità di tenuta educativa:

La famiglia lassista è una famiglia che lascia fare, confida che i propri ragazzi abbiano strumenti sufficienti per cavarsela, rinunciando così a mediare il rapporto dei figli con le tecnologie digitali che secondo loro non rappresenterebbero un problema educativo;

la famiglia permissiva è caratterizzata da un basso livello di educazione e da un basso livello di controllo;

la famiglia restrittiva, al contrario, si caratterizza per un alto livello di controllo da parte dei genitori, che leggono mail e messaggi dei figli, controllano la navigazione sul web (il che però non si traduce in un alto livello di educazione) ;

la famiglia luddista, poco frequente, è quella che elimina i media dall’universo familiare (pensando così di non dover più esercitare alcuna mediazione), cerca di rimandare al più tardi possibile l’acquisto del primo smartphone ai figli e il suo atteggiamento di controllo in questo caso è spinto alle estreme conseguenze;

la famiglia affettiva, in cui i genitori controllano poco quello che fanno i figli nel digitale ma hanno un alto livello di presenza educativa, che si manifesta attraverso l’aiuto costante nei confronti del figlio, la condivisione del consumo, la forte convivialità;

la famiglia mediattiva  simile a quella affettiva ma molto più attenta alle pratiche mediali dei figli, fornendo loro strumenti per diventare fruitori critici. Ed è proprio quest’ultima che, secondo gli autori della ricerca, sembrerebbe centrare gli obiettivi educativi in maniera efficace.