I dati dicono che anche in Italia si inizia a bere sempre più precocemente, dall’età di 11-12 anni i giovani iniziano a fare uso di alcol, con rischio di  danni seri sia al cervello che al fegato. E’ stato riscontrato che i ragazzini che assumo alcol, soprattutto se mischiato, possono avere maggiori difficoltà di orientamento e di memoria, rispetto ai coetanei della stessa età, questo perché l’abuso di alcol provoca la distruzione delle fibre nervose, e come conseguenze nei casi estremi: delirio, allucinazioni, aggressività e diminuito controllo dei movimenti, neuropatie e tremori.

I genitori si rendono conto che i figli adolescenti fanno uso di alcol spesso in modo causale, attraverso una telefonata che li informa sulla presenza dei figli in ospedale per malori o talvolta per incidenti stradali . Queste esperienze, nei casi in cui l’esito è comunque  positivo, porta i genitori alla  consapevolezza che il loro figlio/a, che spesso sino ad allora non avevano manifestato particolari disagi o fragilità,  probabilmente nasconde un aspetto della propria vita di cui sono  rimasti fino ad allora ignari.

I motivi che spingono i ragazzi a provare questa esperienza sono nella maggior parte dei casi diversi da un disagio esistenziale grave e principalmente due, la noia e la voglia di divertirsi. Anche in Italia si parla da anni della moda del “binge drinking” in luoghi di aggregazione come parchi, discoteche, pub o locali notturni , dove i ragazzi programmano e organizzano bevute di alcolici di vario tipo, in grandi quantità e tutti in una volta questo con l’idea di favorire la socializzazione, sentirsi più forti superare la timidezza, e lasciarsi andare  alla trasgressione.

Molti ragazzi sono convinti di riuscire a gestire la sbronza e sottovalutano le conseguenze di questo loro comportamento, non riconoscendo che la capacità di tollerare l’alcol per un adolescente è minore rispetto a un adulto, possono arrivare rapidamente alla perdita di controllo e alla messa in atto di comportamenti irresponsabili che li portano a rischiare la vita, come guidare o camminare in mezzo alla strada senza valutare il pericolo , rischiare il coma etilico, assumere contemporaneamente altre sostanze.

Questi episodi possono diventare un’opportunità per dare la giusta attenzione a un malessere che subdolamente si sta facendo strada nella vita dei propri figli, nei casi più complessi diventa l’inizio di una difficile percorso dove il conflitto generazionale, la ribellione adolescenziale e il malessere familiare si confondono con una problematica più complessa, dove l’assunzione di alcol, non di rado accompagnato da altre sostanze che generano dipendenza, assume per i ragazzi chi ne fanno uso abituale una funzione medica e riparativa per un disagio più profondo, in tanti caso transitorio se viene accolto e gestito insieme in famiglia.

E’ intuibile, soprattutto nei casi di reiterazione di questi comportamenti, anche un intento autolesivo, una richiesta di attenzione, comunque un malessere che è necessario capire e gestire, perché se i ragazzi cercano nell’alcol la soluzione, significa che hanno difficoltà a chiedere aiuto in modo esplicito.

L’adolescenza è un momento particolare sia per i figli che per i genitori; se il gruppo dei pari è molto importante a questa età, non significa che i genitori non abbiano la loro influenza. Il loro è un compito difficile perché nella confusione della ribellione adolescenziale devono essere capaci di coniugare l’aspetto normativo con quello affettivo.  Essere fermi e chiari nelle regole e efficaci nelle punizioni, attenti e vigili su come stanno e cosa fanno i propri figli , chi frequentano, e mostrarsi accoglienti e amorevoli nel momento del bisogno.

Poiché  non è semplice essere “buoni” genitori,  laddove si dovesse presentare una problematica con figli adolescenti che abusano di alcol, la psicoterapia familiare potrebbe essere un buon punto di partenza per aiutare genitori e figli a ritrovare il dialogo e impostare un modo migliore di relazionarsi anche in situazioni critiche.