Gli adolescenti di oggi sono nati e cresciuti in un ambiente molto differente da quello dei loro padri e delle loro madri. È mutato lo scenario sociale in cui viviamo, ma è cambiato anche lo scenario privato: dalla famiglia delle regole si è passati a quella che promuove la creatività e la capacità relazionale dei figli, favorendo talvolta in loro il narcisismo e un’intrinseca fragilità, pur sotto i modi apparentemente spavaldi, sprezzanti e spregiudicati, e innescando una crisi adolescenziale di difficile soluzione.

Ecco allora che i genitori spesso tentano di stabilire un tardivo «governo del no», rieditando modelli educativi che non condividono veramente.

Forte della sua lunga esperienza a contatto con i ragazzi, Matteo Lancini nel suo nuovo libro Abbiamo bisogno di genitori autorevoli. Aiutare gli adolescenti a diventare adulti (2017) traccia un quadro esaustivo dei problemi legati alle crisi adolescenziali e, grazie anche al racconto di casi esemplari, suggerisce a genitori, insegnanti e educatori come prestare ascolto alle esigenze e ai pensieri dei ragazzi senza pregiudizio :«Si è passati da una famiglia “normativa”, improntata sul senso di colpa e sulle regole, ad una “affettiva”, che spinge all’adultizzazione del bambino, assecondando i suoi talenti e promuovendone gli aspetti più espressivi e creativi»
Un nuovo modello che talvolta favorisce il narcisismo e un’intrinseca fragilità dei ragazzi, anche se mascherata da modi in apparenza spavaldi e spregiudicati, innescando così una crisi adolescenziale di difficile soluzione.

«Di fronte a questi cambiamenti cresce l’angoscia dei genitori – prosegue l’esperto –. Un disagio che li porta a rinnegare tutto ciò che hanno sostenuto fino a quel momento, operando un’infantilizzazione dell’adolescenza».

Il tentativo è quello di rieditare il loro ruolo educativo riportandolo ai limiti e ai sensi di colpa propri della famiglia “normativa”. In questa situazione, i ragazzi finiscono per sentirsi molto più soli e si consegnano al marketing, alla televisione e all’influenza dei coetanei. «I divieti degli adulti vengono vissuti come dei gesti sadici: un tentativo di bloccare il loro sviluppo e la loro autonomia. La reazione non è più quella oppositiva, come accadeva in passato. Per ribellarsi oggi i giovani si orientano alla delusione del genitore, non corrispondendo più alle sue aspettative. Finiscono così per usare sostanze stupefacenti, andare male a scuola, soffrire di disturbi alimentari o ritirarsi dal mondo chiudendosi nella loro stanza o all’interno degli schermi, lontani dalla vita reale».

Che cosa fare quindi?

SUPERARE IL CORTOCIRCUITO: Genitori autorevoli 

1- Continuare a parlare e ad ascoltare i figli

«Il modo per farlo è mantenere la relazione con i propri figli, continuando a parlargli e ascoltandoli, in modo da essere in grado di avvicinare le risorse utili per superare le loro angosce in questo momento così delicato» sottolinea Lancini.

2 – Non dare punizioni privative

È sconsigliato, invece, rispondere in modo autoritario attuando punizioni privative, come ad esempio minacciare di togliere lo smartphone se non si fanno i compiti o di non far uscire il ragazzo di casa. Queste misure, infatti, verrebbero intese dal ragazzo come gesti ritorsivi: tentativi di rallentare la sua autonomia e la sua crescita, portando a situazioni ancora peggiori, come l’abuso di sostanze o il ritiro nella propria stanza.

3 – Puntare su altri castighi, spiegando il perché
«Meglio puntare su altri tipi di castighi, come chiedere di aiutare nei lavori di casa se il ragazzo non fa i compiti, di aiutare un cugino a svolgere i suoi, o di fare un lavoro estivo se è stato bocciato. È poi importante spiegare perché si stanno attuando questi interventi, dicendo che siamo preoccupati per lui e che stiamo facendo tutto questo nel suo interesse: se non porterà a termine ciò che gli abbiamo chiesto, le conseguenze saranno solo sue e a noi dispiacerà». In questo modo, gli faremo capire che ci siamo, che gli vogliamo bene e vogliamo aiutarlo in questo periodo difficile.