Consigli ai genitori e ai ragazzi che dopo la conclusione della scuola superiore vogliono prendersi un anno “sabbatico” all’estero

Riportiamo i suggerimenti contenuti in un interessante articolo sull’esperienza di un anno all’estero sempre più diffusa  anche in Italia tra i giovani che dopo il diploma partono per un’esperienza in altro paese per lavorare , migliorare la conoscenza di una lingua straniera, mettersi alla prova….

Ecco i cinque consigli

  1. Quale progetto, quale paese? Per la scelta della destinazione è importante fermarsi un attimo e riflettere bene su se stessi. Bisogna valutare con attenzione il proprio grado di adattamento e darsi una risposta sincera rispetto alla scelta tra contesti metropolitani o realtà rurali, tra climi temperati e climi molto caldi, tra culture occidentali e culture differenti. Tra il semplice desiderio di affinare una lingua rispetto alla voglia di fare qualcosa di concreto, lavorare, essere agenti di cambiamento, immergersi in una realtà lontanissima. infine: la scintilla deve essere dei ragazzi. Il coinvolgimento dei genitori deve restare in una dimensione di supporto emotivo e fiducia. Inutile imporre esperienze non desiderate o ritagliate su sogni e aspettative che non appartengono ai protagonisti del viaggio.
  2. Informarsi bene per costruire il progetto “giusto” Sono molte le possibilità all’interno di un progetto di gap year: bisogna decidere quanto stare via (da un minimo di uno-tre mesi fino a un intero anno), dove andare, realizzarlo in proprio attraverso il fai-da-te o affidarsi a un’organizzazione (semplicemente linguistica oppure specializzata in esperienze di volontariato internazionale). Oltre alle informazioni istituzionali, è utile partecipare a info-day e ascoltare l’esperienza di chi l’ha già fatto.

3 . Come pagare (o ripagare alla famiglia) il gap year? A seconda del tipo di viaggio che si pianifica, cambiano le spese. I corsi prettamente linguistici, all’interno di un ente o college, sono più impegnativi (una permanenza di 3 mesi in Inghilterra o in Canada può attestarsi intorno ai 5mila euro, voli esclusi). Per ripagare il corso di lingue, in particolare in Inghilterra, è possibile trovare un lavoro part time. «In Gran Bretagna, Irlanda e Australia le scuole hanno job clubs per facilitare l’accesso al lavoro -, spiega Giovanni Moretti di ESL Italia -. Ci sono ragazzi, poi, che per ripagarsi la permanenza nell’ambitissima Australia si trattengono a fine corso a lavorare nelle farm». Un fai-da-te di lavoro e soggiorno può essere più abbordabile, così come un progetto di volontariato internazionale. «Il reperimento del budget necessario è un’esperienza formativa nell’esperienza: ci sono giovani che lavorano e risparmiano già negli ultimi mesi del liceo, ragazzi che organizzano eventi (tornei, concerti) di fundraising», spiega Alice Riva di YearOut.

  1. Meglio studiare e lavorare o semplicemente perdersi, vedere nuovi orizzonti? Questo è un grande dilemma all’interno del gap year. Gli ultimi anni vedono sempre più ragazzi impegnati in un progetto, di studio o lavorativo, più che giovani zaino in spalla alla ricerca di se stessi in giro per il mondo. Il consiglio più frequente è di prolungare il viaggio, alla conclusione del progetto o del corso, e prendersi del tempo per visitare il paese dove ci si trova».
  2. Davvero “fa curriculum”? Il gap year è sicuramente tenuto in considerazione nel curriculm «se viene spiegato bene-, Spiega Riva la responsabile di YearOut -. «È importante sottolineare non solo le capacità linguistiche, ma anche organizzative, di lavoro in team, di leadership acquisite durante l’esperienza. Quando la meta prescelta è particolarmente alternativa e multiculturale, può indicare anche una particolare intraprendenza, curiosità, apertura rispetto alle relazioni e alle sfide professionali».

http://www.iodonna.it/attualita/in-primo-piano/2016/06/07/generazione-gap-year/

di Benedetta Verrini _ IoDonna_ Corriere della sera