Buonasera GenitoriInCorso, ho un figlio adolescente hikikomori. Si leggono articoli interviste, stime, censimenti, disamina dei sintomi/segnali ecc. ecc. ecc. ecc. ma c’è qualcuno che a parte discorsi e conteggi che se ne fanno ha capito se esiste un modo per rientrare in contatto con queste persone così delicate, per aiutarle a ri-uscire dalle tane? Quale “tasto” premere più o meno intensamente per incoraggiarli a fidarsi e fargli venire la voglia di provare a riaffacciarsi nel mondo “fuori”?Come caspita si fa a parlare di sedute di psicoterapia quando gli itinerari più “esterni” di un hikikomori vanno dalla camera al bagno e dalla camera alla cucina quando nessuno è in giro e soprattutto secondo loro non hanno bisogno di alcun aiuto? Grazie. Madre stremata.

  • Cara Madre stremata,

    Tante le domande e tante le perplessità su come poter affrontare quelli che, usando termini italiani, è più corretto chiamare “ritirati sociali”.
    E partiamo da qua, della definizione con cui hai descritto tuo figlio adolescente.
    Ci piacerebbe avere qualche informazione più dettagliata su quello che gli sta capitando.

    Questo “ritiro” è stato diagnosticato da qualche servizio? Quando è cominciato? Come si manifesta? Quali sono i rapporti col mondo che lo circonda (voi, la scuola, i suoi amici)?

    In realtà i ragazzi che manifestano questo disturbo del comportamento hanno tante maniere per manifestarlo. Ad esempio è un errore pensare che comunichino solo attraverso Internet.
    In realtà utilizzano solo alcuni ambienti della rete e proprio per evidenziare il loro isolamento la prima cosa che fanno è quella di scomparire da social troppo “pubblici” come Facebook.
    Molti si creano un avatar che li aiuta a raccontarsi e comunicare con altri coetanei che utilizzano anche loro questi alias per rappresentarsi al meglio.

    Come vedi è un terreno molto particolare su cui anche in Italia gli psicoterapeuti stanno cominciando ad interrogarsi e soprattutto a cercare nuove modalità per entrare in contatto con questi ragazzi.

    Ma veniamo al punto centrale della tua mail.
    Come fare a contattarli?
    Non certo con le consuete modalità (tipo “andiamo in un posto dove possono aiutarci o parlare con qualcuno”), proprio perché è esattamente il contrario di quello che loro vogliono.

    Ma si può entrare in contatto con loro per provare ad instaurare un dialogo.

    Ad esempio utilizzando strumenti del loro mondo (come Skype), oppure recandosi direttamente a casa loro e iniziando a parlarci anche attraverso quella porta che li divide dal resto del mondo. Ci sono centri che da tempo stanno sperimentando (con successo) modalità e percorsi di aiuto per i ritirati sociali (e le loro famiglie). Come ad esempio il Minotauro di Milano.

    Per adesso ci fermiamo qua, ma se vuoi continuare a parlarci di tuo figlio, noi ci siamo.

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