Non è obbligatorio, ma le Asl lo consigliano. Ed è una buona occasione per parlare  
di sessualità e prevenzione con gli adolescenti. Sia maschi che femmine.
di Tiziana Moriconi D Repubblica http://d.repubblica.it/dmemory/

La parola ai genitori che hanno scelto Il vaccino

Decidere di far vaccinare i figli contro un virus che, in futuro, potrebbe portare a complicanze poco piacevoli e a tumori. E farlo presto, prima che possano averlo incontrato. Tra la ricerca di informazioni attendibili e dubbi, ecco quello che sei mamme, una ragazza e un papà ci hanno raccontato.

Susanna, 53 anni, insegnante di italiano, Padova  
«Quando mia figlia ha compiuto 12 anni è arrivata una lettera da parte dell’Asl che ci invitava a presentarci per la vaccinazione contro il papillomavirus. In un primo momento ho disdetto l’appuntamento. Ho sempre fatto fare tutte le vaccinazioni a mia figlia, anche quelle non obbligatorie, ma quella contro il papilloma la ritenevo evitabile. Io non l’avevo fatta: cos’era, adesso, questa novità? Inoltre mi sembrava troppo presto, perché in qualche modo è associata alla vita sessuale. Ho cambiato idea per due motivi. Primo, è inutile nascondersi dietro un dito: sebbene noi genitori siamo convinti che sia troppo presto, i ragazzi a quell’età cominciano ad avere i primi approcci sessuali. Secondo, due mie amiche, a distanza di poco tempo, hanno scoperto di avere contratto il virus. Così, dopo circa un anno, ho richiamato l’Asl e ho fissato un nuovo appuntamento».

Chiara, 42, medico igienista, Milano
«Come medico sapevo tutto sul papillomavirus e la vaccinazione, ma il punto di vista di una mamma è diverso. Quando è arrivata la lettera, Leda aveva 12 anni e mi ha riempita di domande. È stato un momento molto bello: l’occasione per parlare della salute della donna, rafforzare il nostro rapporto e cominciare a discutere, seppure in modo delicato, di sessualità, del suo sviluppo e delle malattie che si trasmettono in tal modo, come la gonorrea e la sifilide. Per quella che è la mia esperienza, i ragazzi di quell’età non sanno nulla su questi argomenti: queste patologie sono un tabù, non ne parlano a scuola né le spiega il pediatra. Non solo. La percezione dei genitori è che le infezioni sessualmente trasmissibili siano rare e che riguardino soltanto le categorie a rischio. È un concetto sbagliato: non ci sono categorie, ma comportamenti a rischio, che tutti possiamo avere».

Leda, 14 anni  
«Quando è arrivata la lettera, non sapevo niente del virus, ma la mamma fa il medico e ho potuto chiedere a lei. Inoltre, visto che tutte le ragazze della classe andavano a fare il vaccino, la nostra professoressa di scienze ci ha spiegato le infezioni sessuali e i metodi per ridurre il rischio di contrarle. È stato un po’ imbarazzante, molti ragazzi hanno avuto atteggiamenti infantili e non hanno preso la lezione con serietà. Non è passato il concetto che il papilloma colpisce anche loro. Credo che estendere il vaccino anche ai maschi potrebbe aiutare a sensibilizzarli. Quanto al momento della vaccinazione, prima di fare l’iniezione ero un po’ spaventata, ma ora sono contenta, soprattutto di aver parlato con mia madre di certi argomenti».

Emma, 42, impiegata, Milano 
«Sono mamma di una bambina di 10 anni e di un ragazzo di 15, e ho deciso di vaccinare anche lui contro il papillomavirus. Qualche tempo fa ho cominciato a informarmi e mi sono chiesta come mai i maschi fossero esclusi dal piano. Farlo vaccinare è un bell’impegno economico, e i benefici per lui sono relativi (visto che protegge da forme abbastanza rare di tumori del pene, del retto, della testa e del collo); lo ritengo però importante per le compagne che avrà nella vita, che potrebbero non essere protette. È una questione di responsabilità sociale e sono contenta che lui sia sensibile a questo argomento».

Angela, 52, volontaria, Brescia 
«Ho lavorato per molti anni presso i consultori dell’Aied (Associazione italiana per l’educazione demografica), quindi sapevo già cosa fosse il papillomavirus e che era stato messo a punto un vaccino. Quando è arrivata la lettera dell’Asl, ho chiesto solo un’ulteriore conferma alla pediatra, che mi ha consigliato di farlo fare a mia figlia. Rosa aveva un po’ di paura, perché ha avuto poco a che fare con i medici nella sua vita, ma le ho spiegato che era necessario. Alla fine, ha sentito solo un po’ di solletico ed è stata bene. Non so se abbia capito a cosa serva il vaccino, ma per me è importante che sappia che ciò che scelgo per lei ha una motivazione. Le ho parlato anche di sessualità: non voglio che si faccia remore a chiedermi informazioni per poi andare a cercarle di nascosto».

Cinzia, 54, imprenditrice, Roma  
«In generale, se una vaccinazione non è obbligatoria sono contraria a farla fare, perché ho paura delle reazioni avverse. Quindi all’inizio ho portato mia figlia Ilaria all’appuntamento soltanto per informarmi. All’Asl, però, ho trovato persone molto disponibili che ci hanno dedicato più di mezz’ora e hanno risposto alle mie domande e chiarito i dubbi. Ilaria era un po’ intimorita dall’idea dell’iniezione, ma non le ha fatto male né le ha dato alcun effetto collaterale».

Barbara, 45, impiegata, Milano
«Giulia ha appena cominciato la prima media ed è ancora piccola per il vaccino, ma io sto iniziando a informarmi. Mia mamma aveva contratto il papillomavirus e questo mi porta a voler proteggere mia figlia. Dall’altro lato, però, ho paura per le eventuali reazioni allergiche al medicinale. Questa è il mio timore più grande. Per chiarirmi le idee non mi affiderò alla Rete, dove si legge tutto e il contrario di tutto, ma chiederò al pediatra. E spero in un incontro con i medici della Asl, che mi possano spiegare meglio i vantaggi e i rischi».

Johann, 46 , giornalista, Roma  
«Quando siamo arrivate al centro vaccinale, mia figlia, che ha il terrore degli aghi, era molto nervosa. Così ho deciso di farmi un vaccino anche io, per dimostrarle che non c’era nulla di cui preoccuparsi. Con lei è sempre necessario motivare in modo convincente la necessità di fare un’iniezione.
In questo caso, però, è stato davvero importante spiegarle perché stava facendo il vaccino contro il papillomavirus. Le ho detto che l’iniezione era un piccolo prezzo da pagare per eliminare completamente il rischio di un tumore al collo dell’utero. Le ho anche spiegato che la vaccinazione non l’avrebbe protetta da tutto, ma che esistono tante malattie che si trasmettono sessualmente da cui si dovrà difendere, per non compromettere la sua fertilità. Purtroppo c’è poca cultura della prevenzione. Il mio consiglio è di informarsi sempre attraverso fonti ufficiali, come il sito del ministero della Salute, o chiedere al medico».

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