Adulti e ragazzi vivono una vita sempre più social con una media di cinque profili a testa, ma sono quasi del tutto inconsapevoli delle conseguenze delle loro attività in rete. Questo il dato che emerge dalla ricerca ‘Il consenso in ambiente digitale: percezione e consapevolezza tra i teen e gli adulti’, condotta da Ipsos per Save the Children in occasione del recente Safer Internet Day, giornata annuale per la promozione e l’utilizzo sicuro e responsabile delle tecnologie digitali. Sono stati intervistati circa 800 adolescenti tra i 12 e i 17 anni e altrettanti adulti tra i 25 e i 65 anni.

Otto su dieci intervistati si preoccupano dei propri dati ma nove su dieci non fanno nulla per proteggere la propria immagine; due terzi sanno che i dati personali i vengono registrati mentre navigano, ma non quali siano le informazioni raccolte, né come vengano utilizzate. Per il 43% dei ragazzi e il 37% degli adulti una news online è affidabile se riceve molte condivisioni.

Inoltre il 50% degli adulti e il 58% dei ragazzi accetta che una app acceda ai propri contatti, pur di usarla, considerandolo il giusto prezzo per essere presenti online

Per Raffaela Milano, direttore dei programmi Italia-Europa di Save the Children, secondo cui “I risultati dimostrano che adulti e ragazzi condividono gli stessi livelli di consapevolezza delle conseguenze dei loro comportamenti in rete e spesso anche i comportamenti stessi ; un dato preoccupante se pensiamo che gli adulti dovrebbero invece esercitare un ruolo di guida in un contesto complesso e in continua evoluzione, come quello del mondo e delle tecnologie digitali”. “Di fronte a questi dati emerge con forza la necessità di un’azione educativa rivolta non solo ai ragazzi ma soprattutto agli adulti e, allo stesso tempo, l’importanza di muoversi per garantire una efficace attuazione in Italia – da parte delle istituzioni e delle aziende – della nuova regolamentazione europea sulla tutela e protezione dei dati personali, in particolare per quanto riguarda il consenso dei genitori all’utilizzo dei dati dei minori”, prosegue Raffaela Milano.

Altri dati allarmanti per il campione di adolescenti e pre-adolescenti: uno su cinque invia video o immagini intime di se stesso a coetanei e adulti conosciuti in rete o attiva la webcam per ottenere regali. E uno su dieci utilizza carte prepagate o sistemi di pagamento online per scommesse e giochi legali on line, come poker o casino, riservati agli adulti. Pur di essere presenti on line, i minori sono disposti anche a mentire sulla loro età: mediamente i ragazzi si iscrivono a Facebook a 12 anni e mezzo (un anno in meno del 2015), dichiarando un’età superiore.

E’ indispensabile invertire la rotta; il semplice ‘divieto di navigazione’ risulterebbe inutile, i ragazzi  saprebbero come aggirarlo rapidamente. L’alternativa, sicuramente più efficace, è dare precise istruzioni per l’uso. Coinvolgendo le scuole e le famiglie.

Non si tratta tanto di competenze tecnologiche, ma di comprendere e poi  contribuire a far capire come adulti ai figli al “senso” delle cose che il digitale consente, a ricondurlo ad un contesto quotidiano, di utilità e sviluppo di possibilità.