Aumentano i giovani che provano l’esperienza della scommessa.  Più che l’attrazione della vincita e del denaro secondo gli esperti il richiamo più forte proprio è la possibilità di trascorrere più tempo giocando

Ragazzi prigionieri dell’azzardo (ma senza l’esca della vincita) di Ruggiero Corcella – corriere.it

Dal gambling al gaming, il passo è breve: nei prossimi cinque anni, il nuovo paradigma della dipendenza da gioco per i ragazzi in età scolare non sarà più – o soltanto – l’alea, l’azzardo per vincere soldi, quanto il gioco in sé. Ne è convinta Sabrina Molinaro, responsabile della Sezione di Epidemiologia e Ricerca servizi sanitari dell’Istituto di fisiologia clinica-CNR Pisa, che dal 2008, attraverso gli studi IPSAD e ESPAD, monitora l’andamento delle dipendenze in Italia. «L’attenzione dei ragazzi si sta spostando sempre di più sulle app di gioco da utilizzare sui telefonini. Non si vincono soldi, ma la possibilità di giocare per più tempo». Si tratta del cosiddetto gioco con ticket redemption, dove la vincita consiste appunto in ticket (biglietti) che possono successivamente essere convertiti in premi. Il fenomeno è già stato segnalato in passato. In base alle previsioni degli esperti, tuttavia, adesso rischia di esplodere. La tipologia degli strumenti di gioco utilizzate varia dalle app di telefonini e tablet, alle macchinette del tutto simili alle slot machine che ormai popolano anche aree apposite nei centri commerciali. I produttori di questi dispositivi le definiscono di «puro intrattenimento» e sottolineano che si servono dei ticket come per una normale raccolta punti. Insomma nient’altro che un modo per fidelizzare i clienti.

Slot machine per bambini

«Ma perché un minorenne dovrebbe giocare alle slot?» si chiede Matteo Iori, presidente del Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo (Conagga) e dell’associazione Centro Sociale Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia. «Eppure se facciamo una ricerca su un app store, inserendo le parole “slot machine” troveremo circa 2.200 app gratuite da scaricare. Se poi digitiamo “slot machine e bambini”, è possibile scaricare app pensate per bambini dai 4 agli 8 anni. Sono legali, non si vince denaro. Da un punto di vista culturale, però, questo dice qualcosa, perché da grande quel bambino si avvicinerà alle slot nei bar con una familiarità maggiore di quella di chi non ha mai giocato. Quindi non stupisce che i ragazzini giochino e noi lo constatiamo in moltissime scuole». Lo studio ESPAD Italia, realizzato nel 2015, ha evidenziato che il 49% degli studenti di 15-19 anni ha giocato d’azzardo almeno una volta nella vita e il 42% lo ha fatto nell’anno antecedente la rilevazione. Fino al 2013, le percentuali erano rimaste invariate per il gioco nella vita (con prevalenze del 51-52%) e fino al 2011 per quelle riferite all’anno precedente a quello di rilevazione (47%). Nel 2014, addirittura, la prevalenza del gioco nella vita era scesa al 47% e quella riferita all’anno al 39%. L’anno scorso, dunque, si è registrato un aumento. Sessantamila ragazzi in più hanno detto di aver giocato, il 42% della popolazione studentesca, cioè 1 milione di giovani.

Inversione di tendenza

«La percentuale rilevata preoccupa – sottolinea Sabrina Molinaro, che ha presentato i dati a fine giugno nell’ultima riunione dell’Osservatorio Nazionale contro il gioco d’azzardo -, anche perché fa segnare un’inversione di tendenza per la prima volta dopo cinque anni». Per avere la certezza di questo cambiamento di rotta sarà necessario aspettare i dati consolidati del 2016 e del 2017. Il campanello d’allarme comunque resta e non va sottovalutato. «Come associazione Centro Sociale Papa Giovanni XXIII abbiamo fatto un progetto con il Ministero dell’Istruzione – aggiunge Matteo Iori -, andando a parlare nelle scuole, dalle medie alle prime classi delle superiori. Abbiamo incontrato tanti giovani e ho visto esattamente qual è il loro grado di vicinanza ai giochi d’azzardo. In teoria non dovrebbero neanche conoscerli perché sono vietati a ai minorenni. In pratica, la stragrande maggioranza ha già giocato d’azzardo almeno qualche volta e l’ha già fatto soprattutto con i giochi che non destano particolare allarme sociale da parte degli adulti come ad esempio il Gratta e vinci, il Lotto e il Super Enalotto , anzi a volte anche con l’accompagnamento “culturale” dei genitori».

Maggiore consapevolezza

«Dopo decenni di “martellamento” pubblicitario, la crescita del gioco e la diffusione di proposte di gioco d’azzardo in ogni luogo – aggiunge Iori -, credo però ci vorrà del tempo prima che i genitori si rendano conto di quanto possa essere importante anche il loro esempio». Sembra tuttavia di percepire qualche timido segnale di una maggiore consapevolezza dei pericoli che il gioco d’azzardo comporta nello sviluppo dei ragazzi, sia da parte dei genitori che degli esercenti. Resta da superare anche l’ambiguità di fondo dello Stato, che continua a operare in evidente “conflitto di interessi”: dal gioco d’azzardo legalizzato, l’erario ha incassato 9 miliardi nel 2015, su un totale di 88 miliardi spesi dalle famiglie italiane, e non è in grado di rinunciare all’introito. D’altro canto, all’interno della Legge di stabilità sono stati destinati dal fondo sanitario 50 milioni di euro per intervenire sulla patologia del gioco.