La cefalea costringe il 20% dei giovanissimi a interrompere le attività o a coricarsi

Corriere della Sera, Salute, 25 Sep 2016 – photo Never Alone by Leta Sobierajski y Meredith Jenks

A dirlo, al di là degli studi clinici, sono anche i genitori, gli insegnanti e i ragazzi stessi.

E se qualche mal di testa lamentato dai ragazzi può certamente essere derubricato dalla voce patologia e iscritto tra le classiche giustificazioni scolastiche dell’ultimo momento, la diffusione del fenomeno resta significativa.

Tanto che il Dipartimento di Scienze clinico-chirurgiche diagnostiche e pediatriche dell’Università di Pavia, la Clinica pediatrica dell’Università dell’Aquila e l’Associazione Laboratorio Adolescenza hanno realizzato un’indagine sul tema utilizzando basandosi su un campione nazionale rappresentativo di 2 mila studenti di terza media (fascia d’età 1214 anni).

«Uno studio — spiega Gianluigi Marseglia, direttore del Dipartimento di pediatria di Pavia — che ha avuto come obiettivo quello di raccogliere informazioni direttamente dagli adolescenti sul modo in cui vengono vissuti e affrontati gli episodi di cefalea e a quali cause vengono maggiormente associati.

«Una sorta di “autocertificazione” del proprio mal di testa — prosegue Gianluigi Marsiglia— importante da registrare, anche considerando quando sia, purtroppo, poco frequente il ricorso al pediatra (o anche solo al medico di famiglia) per affrontare questo problema, che viene invece di solito gestito in totale autonomia o, al più, coinvolgendo i genitori per la scelta del farmaco da prendere».

Venendo ai risultati dell’indagine, emerge che a soffrire di mal di testa in modo non episodico (almeno una volta al mese) è il 50 per cento del campione (con una notevole prevalenza delle femmine rispetto ai maschi) e che, quando il mal di testa arriva è considerato “forte” o “molto forte” dal 53 per cento degli adolescenti intervistati.

Circa la durata del singolo episodio per i due terzi del campione il tutto si risolve tra meno di mezz’ora e circa un’ora, mentre per il restante terzo il mal di testa si protrae generalmente oltre l’ora e può durarne anche molte.

E se il 44 per cento riesce più o meno a “convivere” con il disturbo senza che questo abbia un impatto significativo sull’attività che sta svolgendo, il 20 per cento deve smettere di fare ciò che sta facendo e attendere che il mal di testa passi o, addirittura, andare a letto.

Sulle cause scatenanti (non si tratta di diagnosi mediche ma di associazioni fatte dagli stessi ragazzi), al primo posto c’è il binomio studio-scuola, seguito da “stress emotivi” (più tra le ragazze) e da “stress fisici” (prevalenti tra i maschi).

Inoltre, per quasi la metà delle ragazze a provocare mal di testa è il ciclo mestruale.

«Alcune evidenze emerse dall’indagine — commenta Alberto Verrotti, direttore della Clinica pediatrica dell’Università dell’Aquila — le ritroviamo negli studi clinici effettuati sia su adolescenti sia su adulti (è il caso, ad esempio, della forte prevalenza femminile tra chi soffre di cefalea).”

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