A essere presi di mira sono soprattutto gli inestetismi fisici, come il sovrappeso, i capelli unti, i foruncoli, vestirsi in modo difforme ma anche primeggiare, come la “secchiona” o la preferita dalla maestra

Silvia Vegetti Finzi psicoterapeuta su IO DONNA                  http://www.iodonna.it/attualita/famiglie/2016/09/16/ immagine copyright Getty-Images

Di che cosa stiamo parlando quando diciamo “bullismo femminile”? Di un processo di omologazione che rende le ragazze simili ai ragazzi? Certi comportamenti aggressivi sembrano indubbiamente gli stessi ma le intenzioni e lo stile restano profondamente differenti. Innanzitutto è diversa la nostra storia: da sempre gli uomini hanno gestito l’aggressività incanalandola in forme di competizione regolata – la guerra, l’agonismo sportivo, la concorrenza- e sublimandola nell’ideale dell’amicizia.

Per secoli invece i rapporti tra donne, considerati ovvi e naturali, sono stati limitati ai legami di parentela. Di conseguenza, mentre i ragazzi si relazionano tra loro seguendo un copione precostituito, alle ragazze non resta che imitarli o crearne uno proprio. I tentativi iniziano sin dall’infanzia, quando si formano le coppie delle “amiche del cuore”.
Per cementare il loro rapporto, può accadere che la più prepotente s’imponga e, con la complicità dell’altra, scelga con acume una vittima da respingere, isolare e perseguitare con insinuazioni e calunnie.
Intorno a loro si crea un gruppo di spettatrici che, pur rendendosi conto di assistere ad azioni malvagie, si rassicura dicendo: “Meno male che non capita a me! ”. Mentre i maschi impongono il loro potere colpendo soprattutto il fisico del malcapitato, le femmine utilizzano piuttosto la parola. Col risultato che, se i lividi del corpo sono evidenti, quelli dell’anima sono indelebili.

In conformità alle suggestioni mass-mediatiche, vengono presi di mira in particolare gli inestetismi per cui è  provocatorio essere grassa, avere i capelli unti, i foruncoli, vestirsi in modo difforme ma anche primeggiare, come la “secchiona” o la preferita dalla maestra.
Ma è con l’adolescenza che il bullismo femminile si fa più minaccioso. La difficoltà di delineare un’identità femminile sollecita la prepotente a proiettare su una compagna più debole ed esposta le parti inaccettabili di sé sino a farne un alter-ego negativo da emarginare e cancellare. Il coro che assiste a questi soprusi si chiude in un mutismo omertoso e persino la vittima tace, sino a convincersi che in lei qualcosa non va. La perdita dell’autostima è una delle conseguenze più preoccupanti del bullismo sistematico e prolungato.
In questi anni il danno è poi aggravato dalla possibilità di utilizzare la Rete per divulgare all’infinito, protetti dall’anonimato, le proprie bravate. Mentre la bulla sente il bisogno di riscuotere il più vasto consenso, una folla d’ignoti corrispondenti s’immedesima con lei infierendo sulla vittima con le peggiori ingiurie. Spesso queste dinamiche sfuggono all’attenzione dei genitori e al controllo degli insegnanti, che dovrebbero invece comunicare e collaborare.

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