Lo scrittore inglese starà coi bimbi dell’ospedale da lunedì. Oggi al via la sua mostra

Chiara Dino su Corriere Fiorentino

Ha uno sguardo sornione, porta degli occhiali alla Harry Potter ed è dotato di un’immaginazione fuori dal comune. Edward Carey: chi ha dei figli lo conosce già o potrebbe cogliere questa occasione per conoscerlo e dunque leggere i suoi libri. E la cosa vale anche per gli adulti. Perché lui, l’autore della saga degli Iremonger, famiglia inglese dell’Inghilterra vittoriana che vive in un mondo parallelo fatto di oggetti parlanti, discariche e misteri, parla a tutti. Tutta la settimana prossima sarà a Firenze per un progetto che farà parlare di sé, ed è organizzato insieme con la Milanesiana di Elisabetta Sgarbi. Ma non solo. Oggi, dalle 17,30 inaugura alla Tornabuoni Arte Contemporary Art (via Maggio, 58 r), la sua mostra interamente dedicata alle illustrazioni dei suoi Iremonger. Carey, infatti, è uno che i suoi libri li illustra anche, anzi a esser precisi sostiene che i suoi racconti partano proprio dal disegno di un o più personaggi. E prima, alle 16,30, passerà dalla libreria Clichy (via Maggio, 13 r) per firmare l’ultimo volume della saga, Lombra.

L’occasione per la full immersion fiorentina dello scrittore inglese, che qualcuno paragona a Dickens e che in Italia è pubblicato da Bompiani, però arriva a partire da lunedì 4. Quando Carey entrerà all’ospedale Meyer dove starà in residenza per una settimana intera. L’iniziativa s’intitola «Edward Carey incontra Lucy e Clod all’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze» dai nomi degli eroi dei suoi libri, ed è nata su input del presidente del Centro Studi Fondazione Gianpaolo Donzelli e di Elisabetta Sgarbi. Quello che ne verrà fuori sarà probabilmente del materiale per il suo prossimo romanzo. Ma non solo. Perché la sua presenza tra corsie, bimbi, medici, infermieri potrà fare da stimolo per accostarsi alle malattie dei piccoli pazienti con occhio nuovo, dando alla potenza della narrazione, dell’osservazione e dell’ascolto il giusto spazio in un contesto come quello dove a soffrire sono i bambini. « La Pediatria in particolare — è l’idea della fondazione Meyer — è una scienza che si basa su pratiche comunicative e narrative: ascoltare e partecipare alla storia di malattia di un bambino è un aspetto fondamentale della vita professionale del pediatra di ogni giorno. Ed è su questa linea, che prende corpo l’idea della residenza all’interno dell’Ospedale e la scelta di uno scrittore come Edward Carey. Nei suoi libri e nelle sue illustrazioni, dimostra una grande capacità di entrare nei meccanismi di quel mondo che sta tra l’adolescenza e l’essere adulto, cupo, pieno di disagi; di saper esplorare e raccontare il confine tra normalità e patologia». La residenza di Carey nell’ospedale pediatrico fiorentino è in assoluto la prima in contesti simili.

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