La redazione di Firenze Genitori In Corso al Festival della mente di Sarzana.

«Ma io sono più una mamma coccodrillo o una mamma narcisista ?». Questa è l’angosciante domanda che ti risuona in mente subito dopo aver assistito ad una delle due affollatissime conferenze tenute da Massimo Recalcati al Festival della Mente sul tema ‘Madri’.

Oltre a lui tanti pensatori, scrittori, pedagogisti, insegnanti, artisti, filosofi che per tre giorni si sono incontrati e confrontati come ogni anno nella cittadina di Sarzana dall’atmosfera un po’ speciale, per il consueto appuntamento del Festival della Mente giunto quest’anno alla sua dodicesima edizione

ll Festival della Mente è il primo festival europeo dedicato alla creatività e ai processi creativi.
La direzione scientifica è di Gustavo Pietropolli Charmet e la direzione artistica di Benedetta Marietti.
Consiste in tre giornate in cui relatori italiani e internazionali propongono incontri, letture, spettacoli, laboratori e momenti di approfondimento culturale, indagando i cambiamenti, le energie e le speranze della società di oggi, rivolgendosi con un linguaggio accessibile al pubblico ampio e intergenerazionale che è la vera anima del festival.

Il programma prevede una sezione per bambini e ragazzi sui temi della creatività.

Insostituibile è l’apporto dei giovani volontari – ogni anno oltre cinquecento – che contribuiscono a creare il clima di accoglienza e condivisione che da sempre contraddistingue il Festival della Mente: è fantastico vedere questi giovanissimi studenti delle scuole secondarie aprire i dibattiti, introdurre nomi prestigiosi degli svariati ambienti della cultura italiana.

il programma del festival

L’interessante intervento di Massimo Recalcati come sempre continua a stupire per la lucidità, profondità e semplicità con cui affronta temi a noi cari come la scuola, l’insegnamento, la paternità, la maternità, offrendo un ampio ventaglio di riferimenti teorici di per sé anche ostici ai più ‘porgendoli’ all’uditorio in maniera chiara e comprensibile densi di richiami culturali che spaziano da Lacan al cinema di Moretti e di Clint Eastwood, dal Vangelo a Freud, a Françoise Dolto.

Quella che, riprendendo Lacan, chiama ‘madre coccodrillo’, è l’idea di madre frutto dell’ideologia patriarcale, è la madre che sacrifica tutto per il figlio, anche il proprio essere donna, e che tende a fagocitare il figlio come un coccodrillo appunto, e a non lasciarlo crescere, andare. Al tempo stesso la madre ‘ipermoderna’ vive il figlio e la maternità come ‘un ingombro’ di cui liberarsi. Non bisogna invece mai dimenticare la centralità nel processo di umanizzazione della vita delle cure materne: esse sono cure particolareggiate, sanno offrirsi non alla vita in generale, ma a quella del figlio e del suo nome proprio.

Oltre a Recalcati, come redazione di Firenze Genitori in Corso, abbiamo partecipato all’incontro Generazione 2.0 tenuto da Paolo Ferri, professore ordinario di Teorie e Tecniche dei nuovi media e tecnologie didattiche presso l’Università di Milano Bicocca.

Secondo Ferri “non ci dobbiamo scandalizzare della presenza forte dei videogiochi nella vita dei nostri figli che, di per sé, non sono il peggiore degli intrattenimenti (…). Basta scegliere quelli giusti e lasciare che questi si integrino comunque con le altre attività del quotidiano. Vietare internet ai bambini sarebbe una battaglia senza senso, meglio educare i più piccoli a sfruttarne le potenzialità: teniamo conto delle differenze fra noi adulti che siamo ‘digital immigrants’ e i nostri figli che sono ‘digital natives’ – per cui le loro capacità e potenzialità di apprendimento, attenzione, comprensione, sono forgiate in modo totalmente diverso.

Un altro intervento molto interessante, dal titolo Elogio del primo della classe, quello tenuto da Edoardo Albinati, scrittore che da anni lavora come insegnante nel carcere di Rebibbia: Per Albinati “le vittime dell’attuale sistema scolastico non sono solamente gli studenti più scarsi o con maggiori difficoltà psicologiche o economiche o familiari”, ma anche quelli più bravi, i più dotati, talvolta persino più fragili dei primi. La scuola di oggi non sa dare loro la possibilità di trarre il meglio dalle loro potenzialità.

Eppure noi sappiamo – le neuroscienze ce lo confermano – che dai 12 anni ai 20 il cervello umano opera le sue più importanti e ampie trasformazioni, si creano le sinapsi di ogni forma di apprendimento: “un tempo che dovrebbe dunque essere dedicato a ‘pompare’ il muscolo cerebrale di questi bravi, predisposti, atleti dimenticati”.

Elena Pierozzi, Genitorincorso, Sarzana

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