«Mia figlia è stata derisa su Facebook solo perché portava l’apparecchio ai denti. Per molto tempo ha pensato che fosse lei quella sbagliata».

A volte basta un piccolo difetto, magari comune a milioni di persone, per rimanere intrappolati nella rete dei piccoli prepotenti del web. Nel mondo degli adolescenti per chi  è «diverso»  agli occhi del gruppo  anche un  particolare aspetto della propria esteriorità o del proprio carattere può diventare un motivo per essere offesi dai coetanei non solo nella vita reale,  ma anche online.

Lo sa bene Anna (il nome è di fantasia),una mamma che si è ritrovata insieme alla figlia appena adolescente a fare i conti con una delle insidie più pericolose del web: il cyberbullismo.

Un fenomeno allarmante che secondo gli ultimi dati di una ricerca condotta da Ipsos per Save the Children  riguarda  ben il 35% degli adolescenti. Un rischio in costante crescita avvertito come una minaccia solo dal 38% dei ragazzi.

La vicenda di Anna e di sua figlia inizia un anno fa. Siamo in una piccola cittadina del Sud. Stefania ( anche il suo è un nome di fantasia) ha soli 13 anni. E’ un’adolescente come tante. Una ragazzina alla scoperta della vita che passa le sue giornate tra le lezioni a scuola,  i compiti a casa e  i social.

Ma tredici anni forse non sono abbastanza per  dare poco peso a ciò che i coetanei  dicono di lei per via di quell’apparecchio ortodontico che è costretta a portare per correggere una leggera anomalia alla dentatura. Offese e parole denigratorie nate sì tra i banchi di scuola, ma che attraverso i social a colpi di tastiera e di mouse sono riuscite a entrate con prepotenza nella sua vita spensierata di adolescente.

«Attacchi, angherie verbali e cattiverie gratuite,  ma anche piccoli soprusi- racconta oggi la madre-  che  hanno rischiato di trasformarsi in veri e propri macigni, capaci di cambiare per sempre l’intera esistenza di mia figlia». Perché le conseguenze per chi è vittima di episodi di cyberbullismo possono essere anche gravi e traumatiche.

Stefania incassa, ma non ha la forza di reagire alle vessazioni e alle violenze verbali che subisce in rete. La madre dopo alcune settimane inizia a coglierne i primi segnali.

«Mia figlia piangeva in continuazione e ogni giorno andava a  scuola non più serena come prima. Era cambiata. Non era più la ragazzina allegra di un tempo».

Da una parte i silenzi della piccola Stefania sempre più turbata dal disagio che sta vivendo, dall’altra le preoccupazioni di Anna che insieme al marito si interroga continuamente cosa stia accadendo a sua figlia.

Dopo varie resistenze e domande insistenti finalmente la verità. «Quando ho scoperto cosa la turbava così tanto, fortunatamente le offese  erano iniziate da appena un mese.  Parlai- dice Anna – a lungo con lei e non fu facile farle comprendere che non era lei quella sbagliata, ma chi l’aveva presa di mira, derisa e offesa».

Dietro gli attacchi, come accade nella maggior parte dei casi,  alcuni compagni di scuola.

«Si trattava – racconta Anna – di alcuni suoi coetanei, due ragazzi e una ragazza che frequentavano la sua stessa scuola. Vista l’età non erano punibili dalla legge, ma nonostante ciò decidemmo di segnalare l’accaduto all’istituto scolastico. Una volta individuati i piccoli prepotenti, contattammo i loro genitori. Furono molto disponibili ad ascoltarci».

In fondo non è facile sentirsi dire  e ammettere a se stessi che il proprio figlio sia un bullo e utilizzi la rete per aggredire verbalmente i propri coetanei.

«Nel nostro caso- ci dice Anna – siamo stati fortunati, ma non sempre è possibile accorgersi di tutto, cogliere le difficoltà che vivono i nostri figli non solo nella vita reale, ma anche in rete quando magari sono in casa e apparentemente al sicuro.  Dialogare con loro è il primo passo da fare per affrontare il problema. Come genitori dobbiamo insegnare ai nostri figli che i pericoli nei quali rischiano di incappare navigando sul web sono solo apparentemente virtuali e non meno pericolosi di quelli che possono incontrare per strada».

http://www.vanityfair.it/news/mondo/15/02/10/giornata-mondiale-cyberbullismo

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