Sabrina Molinaro, responsabile della Sezione di Epidemiologia e Ricerca servizi sanitari dell’Istituto di fisiologia clinica-CNR Pisa, lancia l’allerta rispetto a una nuova tendenza in materia di gioco. Ciò che desta, sulla base delle ultime ricerche e rilevazioni nazionali, preoccupazione è l’estrema dimestichezza dei minori verso giochi gratuiti e applicazioni (in gergo, “app”) online, che, sebbene non prevedano vincite in denaro, includono sistemi di incentivi per prolungare il gioco. Si tratta, insomma, dal punto di vista dei produttori di app e giochi online, di classiche strategie  di fidelizzazione del cliente. Ciò non toglie la preoccupazione legata al fatto che i clienti in questo caso sono minori, che rischiano così di sviluppare forme di dipendenza ai giochi, propedeutiche all’azzardo: con una formula inglese, si potrebbe dire che siamo di fronte al passaggio dal gambling al gaming.

Illustrazione di Paola Formica

“Lo studio ESPAD Italia, realizzato nel 2015, ha evidenziato che il 49% degli studenti di 15-19 anni ha giocato d’azzardo almeno una volta nella vita e il 42% lo ha fatto nell’anno antecedente la rilevazione. Fino al 2013, le percentuali erano rimaste invariate per il gioco nella vita (con prevalenze del 51-52%) e fino al 2011 per quelle riferite all’anno precedente a quello di rilevazione (47%). Nel 2014, addirittura, la prevalenza del gioco nella vita era scesa al 47% e quella riferita all’anno al 39%. L’anno scorso, dunque, si è registrato un aumento. Sessantamila ragazzi in più hanno detto di aver giocato, il 42% della popolazione studentesca, cioè 1 milione di giovani. «La percentuale rilevata preoccupa – sottolinea Sabrina Molinaro, che ha presentato i dati a fine giugno nell’ultima riunione dell’Osservatorio Nazionale contro il gioco d’azzardo -, anche perché fa segnare un’inversione di tendenza per la prima volta dopo cinque anni».

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