Secondo gli esperti stiamo assistendo a un incremento dell’aggressività percepita e della crudeltà. Forse si commettono più o meno lo stesso numero di aggressioni, ma sono più crudeli. In particolare, c’è una sorprendente crudeltà e aggressività nei bambini e negli adolescenti.

Di recente a proposito della proliferazione dentro e fuori la Rete i cosiddetti ‘haters‘ è stato affermato che la recrudescenza dell’aggressività si lega al frantumarsi delle reti umane, sociali, affettuose e solidali. Un mix di individualismo e incertezza due cose che messe insieme rendono tutto istantaneo, rapido, immediato e singolo.
L’altro lato della medaglia e’ la depressione. Rabbia e depressione sono due facce di una stessa problematica: il frantumarsi dei network umani, delle reti solidali.
La tecnologia digitale favorirebbe gli haters in due modi: abbassando la soglia del pudore (per questo si comunicano cose intime con più facilità)  e alzando il grado di deumanizzazione delle persone odiate, facilitando l’espressione di sentimenti negativi, aggressivi e rabbiosi. Inoltre, l’immersione nei videogiochi sembra correlarsi a una minore percezione degli effetti dell’agire reale con una conseguente diminuzione della percezione del grado di responsabilità

Ma sebbene Internet rappresenti un canale che disinibisce e al tempo stesso amplifica la portata di un messaggio ostile, l’odio non è un problema della rete, non nasce con la rete, non si risolve guardando solo alla rete. E se davvero vogliamo proteggere bambini e adolescenti dalla violenza verbale, forse dovremmo interrogarci maggiormente su cosa accade fuori dalla Rete, negli altri contesti in cui vivono. Quali parole ascoltano a casa e a scuola?

L’odio in Rete? Inizia a casa e nelle scuole di Barbara Forresi Alley Oop – sole24ore.it

Da qualche anno gli studi mostrano come gli abusi verbali in famiglia siano molto diffusi. A dispetto della scarsa attenzione mediatica che ricevono, gli abusi psicologici, di cui quelli verbali fanno parte, costituiscono la forma di maltrattamento su bambini e adolescenti più diffusa nei paesi occidentali. Come le altre tipologie di abuso, possono condizionare negativamente lo sviluppo e il benessere emotivo di bambini e adolescenti. Bambini figli di genitori verbalmente aggressivi, più degli altri, sviluppano sintomi di ansia, depressione, dissociazione, abuso di droghe e, ovviamente, rabbia-ostilità, in un ciclo della violenza che si ripete, come dimostrano diverse ricerche. L’abuso verbale, insomma, non è meno grave di quello fisico o di quello sessuale.

Con “abuso verbale”, poi, non si intendono solo le situazioni in cui un genitore urla e sbraita contro un figlio, alzando la voce e magari brandendo qualcosa tra le mani. Psychology Today ne ha parlato pochi giorni fa  in un interessante articolo sulle “altre” forme di violenza verbale, sui danni che possono essere inflitti ad un bambino senza mai alzare la voce, su quei silenzi armati e crudeli che lo mettono in ridicolo, lo fanno vergognare, lo fanno sentire inutile e invisibile. L’ostilità in assenza di rabbia è un segnale misto, ambivalente, difficile da decifrare per un bambino: la confusione emotiva che prova in questi casi è un grave fattore di rischio per la sua salute mentale.

Quanto alla scuola, in uno studio appena pubblicato sulla rivista Child Abuse & Neglect, studenti israeliani di prima media hanno raccontato di essere esposti alle grida degli insegnanti, ad insulti – a volte particolarmente crudeli – e ad umiliazioni pubbliche quando siano disattenti, non portino a termine un compito o prendano un brutto voto. Come affrontano queste esperienze? In silenzio: alcuni ripetendosi in monologhi interiori che non lo meritano (soprattutto le femmine), altri insultando l’insegnante a bassa voce (soprattutto i maschi), i più evitando di riferire ad altri adulti l’accaduto.Inutile quindi accanirsi con la Rete, perché i bambini possono incontrare parole ostili in ogni contesto che frequentano, a casa, a scuola, nei contesti sportivi e di socializzazione, nel web. Non esistono antidoti o facili soluzioni, né online né offline. Mi è molto piaciuto, però, che nel manifesto delle parole ostili vi fosse un invito al silenzio, ad ascoltare con onestà e apertura, prima ancora di parlare. In un’epoca di iperproduzione di parole e immagini, mi è parso pregno di una saggezza d’altri tempi. Pensando ai genitori, agli educatori e agli adulti che si trovano di fronte un bambino credo sia un punto essenziale: i bambini vanno prima di tutto ascoltati e solo nel silenzio può maturare il vero ascolto.