Tenere un diario può essere una scelta controcorrente nell’epoca del web, quando si digita tanto per impulso, magari qualche volta senza riflettere.

Premendo rapidamente i pulsanti soprattutto  i ragazzi sembrano cercare di sincronizzare i battiti del cuore con quelli del telefonino, di trasmettere le emozioni nel momento stesso in cui le provano. La scrittura tradizionale richiede invece di attendere il tempo e il luogo più opportuni, sottraendosi alla fretta, alla tentazione di restare perennemente connessi per sfuggire la solitudine.

Il diario secono tanti esperti (psicologi, analisti, antropologi) costituisce un appuntamento positivo con sé, un incontro programmato con la propria intimità che può essere stimolante anche in adolescenza. Magari sigillato da un lucchetto più simbolico che reale, pretende il segreto. Anche se «casualmente» viene dimenticato in modo che un genitore  lo possa leggere, altrettanto casualmente. Ma non sono i genitori gli interlocutori, né gli amici veri o virtuali come sui social ; i ragazzi che scrivono un diario lo fanno per loro stessi per esplorare la propria personalità, fissando episodi e impressioni , intermittenze dei sentimenti.

Le pagine del diario possono essere considerate come uno schermo su cui l’adolescente delinea la propria identità in modo creativo e personale, sottraendola alle attese degli altri e agli stereotipi della cultura. In esse amori immaginari e fantasie erotiche che si confidano solo all’amica del cuore, ma anche le aspirazioni e i desideri che orientano il futuro. Mentre le comunicazioni digitali si disperdono nella nebulosa mobile e illimitata di una fantasia collettiva, il diario conserva l’unicità e la continuità della propria storia.

La scrittura periodica del diario consente all’adolescente di operare un distacco critico dalla famiglia senza esasperare i conflitti, senza provocare dolorose lacerazioni. Le immagini dei genitori, mediate dalla scrittura, si allontano e si ridimensionano pur restando insostituibili figure di riferimento, mentre il dolore di vivere si stempera in una narrazione che protegge e cura.

Per la sua capacità evolutiva la scrittura di un diario, l’esperienza autonarrativa intima andrebbe incentivata magari anche a  scuola per incoraggiare i ragazzi a tenere insieme la ricerca di sé dall’apprendimento, l’introspezione e la conoscenza obiettiva. L’esperienza di disegnare la propria identità è fondamentale perché dà senso a ciò che chiediamo ai ragazzi e significato ai loro inquieti processi creativi.