Spesso gli adolescenti non sono capaci di riconoscere le proprie emozioni, le proprie aspirazioni e che si può ottenere qualcosa purché ci si spenda per dar voce ai propri desideri magari facendo fatica e, perché no, soffrendo. Alcuni adolescenti vivono anestetizzati per paura di stare male, ciò li porta ad ingigantire ansie, paure, preoccupazioni rendendoli incapaci di riconoscere le proprie risorse interne alle quali attingere in un periodo della vita così complesso. I genitori si chiedono cosa fare, come comportarsi. È più utile “spingere”, spronarli? O stare lì a guardare ed attendere che trovino dentro di sé le capacità di reagire?

“Innanzitutto i genitori devono essere uniti tra loro. È inutile rimproverarsi degli errori commessi o cose non fatte, si deve anzi cercare nel coniuge quell’alleato con il quale far fronte a questi momenti provando anche a mettere in discussione i propri comportamenti senza essere rigidi o colpevolizzare se stessi o l’altro. Agire all’unisono magari con un atteggiamento più fermo e deciso che metta il ragazzo di fronte a scelte d’impegno che deve portare avanti può essere utile come soluzione. Riuscire a cogliere quei segnali di malessere che un adolescente non sempre riesce ad esprimere in modo giusto è importante perché permette ai genitori di capire che alla base di ogni comportamento c’è un pensiero o un disagio psicologico che va tenuto in considerazione.

La fermezza nei comportamenti genitoriali è un passo importante affinché il giovane adolescente non metta in atto fughe e porti avanti con continuità gli impegni cui deve assolvere, ma presuppone una buona dose di vicinanza da parte di mamma e papà. È importante che i genitori non perdano la tenacia nel rapportarsi ai figli e nel volerli guidare nella crescita. Condividere momenti ora con la mamma, ora con il papà porta i figli a riconoscere quelle due figure come alleati oltre che come genitori e favorisce un confronto più proficuo che a sua volta facilita il momento dell’adolescenza. Si tratta di condividere e realizzare continuamente nuovi momenti di incontro reciproco. Porsi in un’ottica di ascolto e condivisione per una crescita costante e reciproca è il punto di partenza per un benessere familiare costante e duraturo.” (Psiche.org)

 

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