Aumentano le malattie sessualmente trasmesse tra i giovanissimi. Dare la colpa a social e app è un alibi: quello che manca è l’informazione
LETIZIA GABAGLIO pubblicato su http://d.repubblica.it/attualita/ foto MARTINE FOUGERON

C’è chi accusa Tinder, l’app per single in cerca di un partner; chi grida contro Snapchat, il programma che permette di pubblicare foto o video che dopo 24 ore scompaiono; chi punta l’indice contro Instagram, ma anche contro social più “attempati”, come Facebook. La colpa? Favorire incontri che spesso sfociano in rapporti sessuali fra persone sconosciute, o meglio conosciute virtualmente da poco tempo. Permettere ai ragazzi – ma anche a quelli che giovani vogliono apparire, benché non lo siano più – di ammiccare, amoreggiare, esibirsi più di quanto potrebbero fare in un pub o in una discoteca. Legittimando così il sesso facile e facendo aumentare il rischio di contrarre malattie. «Nell’adolescenza è forte il senso di onnipotenza. Anche se si conoscono i rischi di certe pratiche, si pensa che a correrli siano sempre gli altri», spiega Chiara Simonelli, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa.

Alla spensieratezza della gioventù si aggiunge il potere di condivisione e relazione dato dai social network e dalle app: la platea con cui i ragazzi sono in contatto è potenzialmente larghissima e popolata, proprio come nella realtà, da persone più o meno benintenzionate, più o meno sincere. Vantaggi e svantaggi dell’era digitale, che possono amplificare però alcune caratteristiche personali. «La sessualità è uno dei canali attraverso cui gli adolescenti si fanno notare e riconoscere, una cartina di tornasole dell’essere integrati nel gruppo; con il web, si amplifica nelle proporzioni», prosegue la sessuologa. «Ma se manca l’educazione ai sentimenti, cioè a saper gestire le frustrazioni, la rabbia, la delusione o al contrario l’eccitazione e la gioia che possono derivare dagli apprezzamenti, si rischia di cadere in comportamenti compulsivi, come accade con droghe e alcol». Si cercano sempre più contatti, sempre più espliciti, si anela a un complimento o si cede alle lusinghe del primo che capita pur di sentirsi desiderati.

Succede così che, arrivati al rapporto sessuale, a tutto si pensa tranne che a proteggersi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: il ritorno di alcune patologie che sembravano appartenere a tempi lontani come la gonorrea o la sifilide, e l’aumento ormai incontrastato della clamidia. Soprattutto nei giovanissimi, fra i 15 e i 24 anni: che non solo non si proteggono ma, non sapendo nulla o quasi delle malattie, non ne riconoscono i sintomi, e quindi non si curano. Mettendo così a rischio la loro fertilità. «Quando si scopre di avere contratto una di queste patologie ci si sente umiliati. È difficile ammetterlo e dunque curarsi adeguatamente», continua Simonelli. «Invece non bisogna vergognarsi e nemmeno pensare che non sia nella norma, soprattutto nell’adolescenza, cambiare spesso partner; l’importante è sapersi proteggere». 

Partiamo dalla malattia forse meno conosciuta, la gonorrea: l’infezione da gonococco di Neisser, se non curata in tempo, porta a conseguenze gravi come la sterilità o, meno noto, le artriti. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) rispetto al 1999 oggi i casi sono quasi triplicati, soprattutto nella fascia dei più giovani. L’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) ha stimato negli Stati dell’Unione, dal 2008 al 2013, un aumento addirittura del 78%. Le donne sono in minoranza rispetto agli uomini, ma in loro l’infezione può fare più danni. «L’organismo femminile nasconde la patologia e i suoi segni, ed è quindi più difficile arrivare alla diagnosi in tempi rapidi», spiega Claudio Viscoli, presidente della Società Italiana di Terapia Antinfettiva. «Le manifestazioni, come i dolori addominali o le perdite, sono comuni a diversi disturbi e non vengono ricondotte subito alla gonorrea. Così capita spesso di arrivare alla diagnosi quando la situazione è compromessa, ed è necessario addirittura il ricovero». All’aumento dei casi si aggiunge la preoccupazione per la scarsa efficacia degli antibiotici a disposizione: negli ultimi anni sta crescendo il numero di infezioni resistenti agli antimicrobici tradizionali, e nel frattempo sono davvero pochi i nuovi farmaci messi in commercio. «Nel caso della gonorrea non possiamo più contare sulla penicillina o sugli aminoglicosidi, una categoria di antibiotici che a lungo sono stati efficaci contro il batterio che causa la malattia», sottolinea Viscoli.

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