I ragazzi credono che basti un clic per sapere tutto, e salvarsi dai pericoli. Non è così: dai messaggini bollenti sui social all’adescamento online, il libro “Tutto troppo presto” dello psicoterapeuta Alberto Pellai spiega i rischi che corrono sul web i nativi digitali. E il ruolo fondamentale degli adulti. In 10 punti
di Cristina Lacava articolo pubblicato su http://www.iodonna.it/attualita/ immagine copyr. “getty images”

L’educazione sessuale ai tempi di internet non è più quella di una volta. Ma resta indispensabile, anzi, forse lo è di più. Ma cambiano i rischi. Lo spiega Alberto Pellai, psicoterapeuta e padre di 4 figli, in Tutto troppo presto (De Agostini). “La tecnologia rende accessibili in un attimo esperienze e contenuti che i giovanissimi fanno fatica a capire e a gestire. Fornisce un’idea della sessualità sbagliata, monodimensionale. Mentre la realtà è molto più sfaccettata. Le conseguenze degli errori? Gravi, in una fase di costruzione della personalità come l’adolescenza. Ci può essere un crollo dell’autostima, la difficoltà a costruire relazioni affettive. Senza contare che postare un’immagine incauta è un errore che si può scontare negli anni. Basta un esempio: una ragazzina manda una foto osé al fidanzatino. Quando poi lo lascia, lui si vendica mettendo la foto in rete, alla portata di tutti”. Secondo Pellai, i rischi principali di oggi sono 4: “La sessualizzazione precoce delle ragazze, la pornografia online, più accessibile e violenta di quella proposta dai giornalini di una volta, il sexting e infine l’adescamento, pericolosissimo anche perché nascosto.
Ecco, in 10 punti, come intervenire per un’educazione sessuale 2.0. Tenendo conto che la fascia più a rischio è quella tra gli 11 e i 14 anni, quando si fanno le prime prove di autonomia.

1. Non tirarsi indietro. Questa è la prima generazione di genitori che non può permettersi di non parlare di sesso. I nostri padri e madri non l’hanno fatto con noi e siamo sopravvissuti lo stesso? Oggi non è possibile.

2. Monitorare internet. Il web non ha confini e proprio per questo un genitore deve metterli, e aiutare un figlio a esplorare per gradi. I preadolescenti sono in balia del cervello emotivo, hanno voglia di divertimento e non controllano le conseguenze. Spetta all’adulto, che ha maggiore competenza cognitiva, essere presente.

3. Chiarire i rischi dei contatti online con gli sconosciuti, parlare dell’adescamento, anche partendo da casi di cronaca. Discutere: cosa avresti fatto se fosse successo a un tuo amico? Internet dà la falsa percezione di costruire un’intimità solidissima con gli interlocutori, e qui sta il pericolo. Molti genitori non credono che i figli chattino con gli adulti, dovrebbero controllare.

4. Essere sempre disponibili a parlare di tutto. I figli non devono avere paura di confidarsi, di deludere mamma e papà per un errore fatto. Si può partire anche da un film per confrontarsi (un titolo? American Beauty). Un esempio: una ragazzina ipersessualizzata, pensa che per aver successo nella vita bisogna seguire quel modello lì. Ma la realtà – per fortuna – non è così limitata. Il corpo non è tutto.

5. Proporre un contratto. Nel momento in cui si regala uno smartphone a un ragazzino, certi genitori si preoccupano solo del piano tariffario. Invece si devono dare regole sull’uso: cosa mi aspetto da questo strumento, quando lo voglio vedere acceso e spento. E soprattutto: una volta a settimana mi metto seduto accanto a te, guardo il tuo profilo, cosa fai online tu e soprattutto cosa fanno i tuoi amici. Non si dà una Ferrari a un neo patentato.

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