Cari lettori di GIC, desideriamo condividere con tutti voi la lettera che un ragazzo fiorentino vittima di bullismo ha voluto, tramite il nostro sito, rendere pubblica e i cui genitori ne hanno autorizzato la pubblicazione chiedendoci di darle la massima visibilità.

Ciao, ti ricordi di me?
Io non ti ho mai dimenticato… ma ti starai chiedendo come mai ti scrivo.
Ebbene, voglio farti capire la gravità di quello che hai fatto e del bullismo in generale.

So già cosa stai pensando: “Non era bullismo, stai esagerando, come sempre: erano solo innocenti scherzetti”. D’altronde è quello che dicevi ogni volta che tu e gli altri mi facevate qualcosa: è una caratteristica tipica del bullismo, si tende a sminuire i fatti rendendoli insignificanti persino agli occhi dei professori, ma le vostre angherie non sono mai diminuite. A causa tua ogni giorno tornavo da scuola esasperato e stanco, non ce la facevo più, mentre quasi tutti credevano che fosse uno scherzo.

Io, come molte persone vittime di questo grave problema, sono molto suscettibile (e alle medie lo ero ancora di più), e mi arrabbiavo per ogni minima insinuazione. Questo è il fattore che mi rendeva la vittima ideale ai tuoi occhi. Ogni giorno non smettevi di offendermi fino al suono della campanella, e quando io, ingenuamente, mi arrabbiavo e cercavo di reagire, voi ridevate. Ancora non riesco a capire come questo possa essere uno spettacolo. Può essere divertente vedere una persona soffrire? Evidentemente sì, e tu ne sei la prova.

Come se le parole non bastassero, ero sempre costretto a comprare nuovo materiale, poiché la mia cartellina, il mio astuccio o la mia intera cartella venivano usate per partite di calcio o altri “giochi”. Mi ricordo ancora di un pomeriggio in cui mi avevate nascosto ogni cosa tra i cespugli del cortile e avevo passato mezz’ora dopo la fine dell’ultima lezione per ritrovarli.

Tutto questo mi scatenava tantissima rabbia, che vi divertiva e quindi vi spingeva a continuare: era un circolo vizioso. Tutto ciò mi ha provocato un netto abbassamento dell’autostima, di cui soffro ancora, con conseguenti crisi ansiose e vari altri problemi.

Le dinamiche del bullismo tuttavia non sono adeguatamente riconosciute.
Ci sono i “carnefici”, una categoria formata da persone fisse che ripetono continuamente gli atti, e persone casuali che a volte si uniscono: possono contri-buire in qualsiasi modo, dalla violenza alla risata, ma sono comunque colpevoli.
Poi ci sono le “statue”, persone che guardano immobili la scena e continuano con un atteggiamento omertoso, considerando la cosa poco grave o pericolosa nel caso iniziassero a parlarne. Spesso fanno parte di questa categoria anche i professori: anche se qualcuno è contrario, di solito la maggioranza tende a sminuire gli avvenimenti. Se infatti una di queste condizioni non si verifica e non è possibile classificare gli alunni in queste categorie, allora il bullismo non esiste in quell’ambiente.

Immagino tu già sappia a quale categoria appartieni.

La guerra in classe avviene quando la vittima non è a sua volta omertosa e quindi denuncia i fatti. A questo punto ci sono due possibilità: o qualcuno si schiera dalla parte della vittima o tutti fanno finta di niente. Quest’ultimo era il mio caso.

La cosa peggiore di questa soluzione è che di solito i compagni tentano di convincere anche il perseguitato che la cosa è normale, e che è lui a esagerare la situazione: io stesso ho iniziato a dubitare che questo fosse bullismo.

La conferma è arrivata con il primo caso riconosciuto all’unanimità: quando mi avete trascinato in bagno, mi avete spinto contro il muro, fatto un video e messo su youtube. Quello era un fatto troppo grave per essere ignorato, e avete cominciato a incolparvi a vicenda, cercando anche di mascherare i fatti. Purtroppo per voi è stata chiesta la mia testimonianza. La punizione è stata minima e totalmente inutile: pulire la scuola durante le ore di lezione.

PERCHÉ LA SCUOLA HA COSÌ POCA AUTORITÀ?

Per fortuna l’incubo finiva fuori dai cancelli scolastici: per me un’offesa su un social network si può eliminare, si può ignorare, può essere bloccata. È quello che ho fatto quando hai provato a offendermi anche sul web.
Ma per molte vittime non è così: un messaggio può essere qualcosa di indelebile, spesso visibile a tutti, o, alcune volte, anonimo. Penso che essere perseguitati anche in casa provochi un senso di oppressione tale da sfociare persino nel suicidio. Sotto questo punto di vista mi ritengo molto fortunato.

Spesso ti difendevano dicendo “Non vedi che ha problemi familiari, non puoi provare a sopportarlo?”. Ma questa è una giustificazione assolutamente insensata: non è giusto che una persona che ha una situazione familiare difficoltosa sia autorizzata a compiere atti di questo tipo. Inoltre tu eri l’unico fra i carnefici con questo tipo di problema, infatti molti bulli non hanno particolari disagi. Trovo che dovresti andare da uno psicologo, uno molto bravo, invece di sfogarti su qualcuno.

“Sono ragazzi” è una delle giustificazioni più odiose inventate dai genitori dei prepotenti, spesso pensando che il loro figlio sia un “angioletto”, quando in realtà cambia comportamento da quando è a casa a quando si trova a scuola.
Questo è uno dei fattori scatenanti del bullismo: i genitori incompetenti.
Non dico che tutti i genitori dei bulli non siano bravi, a volte dipende solo dai figli, ma a volte questi non sono adeguatamente seguiti. Mi ricordo che era la frase preferita da tua madre quando i miei la chiamavano per denunciare i tuoi soprusi.

Un’altra frase simile, anche se spesso detta per buoni fini, è “E tu non arrabbiarti”. Ma è una delle frasi che mi faceva arrabbiare di più: come ho già detto le vittime sono solitamente molto suscettibili e i bulli sfruttano questo loro punto debole, facendo inoltre aumentare l’irascibilità.
Dire questa frase può sembrare di aiuto, ma alle mie orecchie suonava come “Hai un problema? Risolvilo!”.

Spero di averti fatto riflettere con questa lettera, su quello che hai fatto a me e non so se anche ad altri. Ti volevo far capire come il bullismo sia un atto crudele; perciò se stai ora stai facendo a qualcun altro la stessa cosa che hai fatto a me ti prego di smettere.

Mi auguro inoltre di non vederti mai più.

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