L’indagine di Skuola.net: molti dicono che è solo con certi contenuti che ci si rende conto di cosa sono capaci gli uomini

Tratto da Skuola.net

Il male non fa più paura, la violenza e la morte possono essere regine di like. Così un gruppo di ragazzi in vacanza a Sorrento posta un selfie di vittoria dopo lo stupro di un’americana nei bagni di un locale, mentre un giornalista uccide in diretta una giovane reporter e il suo cameraman in Virginia. Subito dopo si toglie la vita, ma non prima di aver caricato il video sui social, divenuto virale in pochi attimi. Tutti scandalizzati? Per niente: il 44% dei ragazzi è a favore della socializzazione della violenza. O almeno è quanto hanno risposto a un’indagine di Skuola.net.

LA MORTE SOCIAL – I social diventano quindi un palcoscenico dove niente va nascosto. Tutti possono dire la loro su tutto in virtù di principi quali la libertà di informazione e la voglia di conoscenza propria dell’essere umano. Ed ecco che se i media pubblicano il video che riprende in diretta la morte della giornalista Alison Parker e del suo cameraman Adam Ward lo fanno perché questo è il loro lavoro. E anche perché «tutti abbiamo il diritto di vedere senza sentirci colpevoli», come afferma il direttore de Linkiesta, Francesco Cancellato. E i ragazzi sono d’accordo: il 56% di chi è a favore delle socializzazione della violenza ritiene che l’informazione è libera e che non può essere censurata. Addirittura, un altro 37% difende la sua posizione affermando che sono questi tipi di contenuti che aiutano a rendersi conto di cosa è capace l’essere umano.

NO ALLA SPETTACOLARIZZAZIONE – Non è della stessa opinione il 56% del campione complessivo che ritiene invece profondamente sbagliato ritrovarsi contenuti di questo tipo sulla propria bacheca. Tra questi, più di 1 su 2 li crede solo un modo per spettacolarizzare la violenza, per portare alla luce qualcosa che dovrebbe rimanere nell’ombra. Il 22%, invece, pensa che la continua socializzazione della violenza o, peggio, della morte, possa urtare la sensibilità di molti mentre il 12% la ritiene diseducativa per il pubblico più giovane.

DOPO IL LIKE CONDIVIDO – Eppure 1 su 2 si è fermato almeno una volta a guardare qualcuno subire violenza sui social, se non addirittura esaurire i suoi ultimi minuti di vita. E tra questi il 44% ha poi condiviso il contenuto con tutti i suoi contatti.

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